Rose, che l'arte invidiosa ammira,
cui dié Natura i pregi, Onor le spine,
rose, di primavera infra le brine
e 'l caldo sol, che 'n duo begli occhi gira.
Purpurea conca, in cui si nutre e mira
candor di perle elette e pellegrine,
dove stillan rugiade alme e divine,
dov'è chi dolce parla e dolce spira.
Amor, ape novella, ah, quanto fora
soave il mel che dal fiorito volto
suggi e poi su le labra il formi e stendi.
Ma tu 'l guardi con l'ago, ah, crudo e stolto,
se ferir brami, al bianco petto scendi
e di sì degno cor tuo straLE ONORA.