Benché la cetra, che gran tempio ardio
garrir, più che cantar, de' vostri onori,
per voi si taccia, e spenti i primi amori
sperando nutra un novo e van desio,
sdegno non turbi i be' vostr'occhi, ond'io
esca ministro a' miei felici ardori;
non mancherà chi 'l vostro nome adori
e cantando l'involi a un lungo oblio.
Che se quel che cantò l'ira d'Achille
foss'oggi a voi de la sua tromba avaro,
farne nobil vendetta anco vedrei.
Ch'un sol di voi soave sguardo e chiaro,
per farvi gloriosa a mille a mille,
gli Anfioni destar puote e gli Orfei.