Finta e cruda pietà, luci perverse,
mentiti sguardi e di sirena accenti,
falsi nunzi del cor, sospiri ardenti,
risi di pianto e gioie d'ire asperse,
per voi la speme (ahi, tardi il veggio) aperse
il chiuso seno a' miei desir già spenti,
da voi sparsi nel cor semi pungenti
frutto di morte e di dolore emerse.
Ove, poi che ragion non tronca e svelle
le vostre, ah, troppo in lui salde radici,
che nudrimento han dal mio pianto eterno,
vi sparga sdegno almen sì lungo verno,
che di speranza in voi (sterpi infelici)
né fior né fronde mai si rinovelle.