Poi ch'altro che martir l'alma non miete
in guiderdon de la sua tanta fede,
e quella fera che 'l mio mal non crede
beve nel pianto mio l'onda di Lete,
per altro calle a più sicure mete,
a fin più degno, ecco rivolgo il piede,
né altra attendo al mio languir mercede,
se non che di fuggir non mi si viete.
Rotti i ceppi a le piante, a gli occhi il velo,
so vincer quel che me già vinse, Amore,
di servo sì fedel tiranno indegno.
Arsi, or agghiaccio, e nel cor sano il gelo
non è minor del foco, anzi è maggiore,
che 'ngiusto fu l'amor, giusto è lo sdegno.