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1538–1612

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Battista Guarini

Che fa, ditel cortesi Euganei, quella che del mio lungo pianto ancor si ride? È forse ver che nel suo petto annide l'usata asprezza e sia d'Amor rubella?

A qual di sue bellezze anima ancella porge il velen de le due luci infide? Qual misero lusinga e poscia ancide, or sdegnosa, or soave, e sempre bella?

Chi canta il suo bel nome, un novo Omero? Ahi, ben è cieco e ben ha dura sorte chi d'altrui canta, e sì viv'egli in pianto. Ma ben vedrà quell'empia, a cui sì fero

mostrasse il ciglio, e ch'or muto ogni canto, sol per colui si vive a cui dié morte.

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