Che fa, ditel cortesi Euganei, quella
che del mio lungo pianto ancor si ride?
È forse ver che nel suo petto annide
l'usata asprezza e sia d'Amor rubella?
A qual di sue bellezze anima ancella
porge il velen de le due luci infide?
Qual misero lusinga e poscia ancide,
or sdegnosa, or soave, e sempre bella?
Chi canta il suo bel nome, un novo Omero?
Ahi, ben è cieco e ben ha dura sorte
chi d'altrui canta, e sì viv'egli in pianto.
Ma ben vedrà quell'empia, a cui sì fero
mostrasse il ciglio, e ch'or muto ogni canto,
sol per colui si vive a cui dié morte.