Or che di molli erbette e di viole
con gli amoretti in sen fecondo e novo
s'apre l'anno a' mortali, anch'io rinovo
le rime e 'l canto e la mia interna prole.
Ma quando penso a la beltà che suole
far lieto il mondo, e fuor di lui la trovo
torno a gli accenti lagrimosi e provo
che solo è primavera ov'è 'l mio sole.
Così piangendo avrò perpetuo il verno,
poi che loco la 'nvola a i desir miei,
di cui men duro è da placar lo 'nferno.
Ma stia pur chiuso ogni mio ben con lei,
che, s'ivi fosse il mio sepolcro eterno,
eterna vita in quel sepolcro avrei.