Voi che de' danni altrui, pietose genti,
correte ove fra turbe afflitte e meste
son poche fiamme ad un vil tetto infeste,
che per suo scampo ha 'l ciel amico e i venti.
Qui dove più di mille e più cocenti
nel seggio di quest'alma Amor m'ha deste,
deh rivolgete i passi. A spegner queste
sien tutte l'arti e i pensier vostri intenti.
Poi che foco d'amor, né onda cura
di lagrimoso rio, né suon di squille,
né vento di sospir, che più l'accende,
né da fumo sorgente o da faville,
mostra del petto mio la grande arsura,
che quanto cresce più, tanto men splende.