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1538–1612

149

Battista Guarini

Le più belle citelle del contado noi siam, che i rozi amori fuggiamo di bifolchi e di pastori. Qui né treccia s'innesta o crin si tinge,

né guancia si dipinge. L'oro, i gigli e le rose l'alma natura di sua man vi pose. Matutina rugiada, o puro fonte,

o rio corrente o fiume, bagna il seno e la fronte. E quando il sonno ha scolorito il lume ne gli altrui volti al'ora,

per noi si vede impallidir l'aurora, né men candido è il cor che puro il viso. Né perigliosi canti di sirena omicida,

né finto guardo o simulato viso fia che prima v'alletti e poi v'ancida. Non isdegnate, amanti, in fida povertà dolce tesoro,

che per pompa e per oro beltà qui non si compra e non si vende, ma per premio d'Amor amor si rende.

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149 · Battista Guarini · Poetry Cove