Baldassarre Olimpo degli Alessandri
Vener, che guidi l'amorosa turba, e tu, Cupido, valoroso arciero, fa ch'io possa narrar de chi conturba el tuo divino regno, grato e vero,
d'ogni lingua che 'l nostro amor disturba con suo maligno dir fallace e fiero: concedimi favor dal divin scanno che de tal lingua possa dir l'inganno.
Questo ch'è ricco, grazioso e bello, che a l'asta porta, come chiar si vede, una lingua forata col cortello col suo mal dir gli ha tolta ogni mercede.
O favellar busiardo, iniquo e fello, pazzo è quel pur che a l'empio dir tuo crede! Fate ciascun como fa questo tale: ch'una lingua crudel merta ogni male.
Questo altro, ch'una lingua in fuoco porta, non pol passare avante el vicinato dove dimora quella che 'l conforta perché una lingua a torto l'ha incolpato,
dicendo che d'uno acto ella s'è accorta, che a pie' de l'uscio el giorno gli ha parlato: però la porta in fiamma, ardente fuoco, ché lingua trista non merta altro luoco.
Quante vaghe, modeste damigelle per un dir tristo perden lor ventura! E però questo, ch'ha le guance belle, che generoso nacque de natura,
tira una lingua fuor de le mascelle con la tinaglia insanguinata e dura: perché chi dice quel che non glie tocca merta la lingua aver fuor de la bocca.
Questo altro, che felice al mondo nacque, ha passata la lingua con un chiodo, perché mentre che visse mai non tacque, ma sempre disse mal, commesse frodo
contra colei che tanto al suo cuor piacque, che stretto l'ha con grazioso nodo: però la porta con un chiodo afflitta, ché mover non se possa, ma stia fitta.
Questo vago, polito giovenetto, ch'una lingua fa qui mangiare a un cane, ha perso ogni conforto, ogni diletto sol per parole acerbe, inique e strane.
Da lingue triste nasce ogni difetto, da lingue venenose, aspre e villane, sì ch'a portarla in tal guisa è condutto, ché chi 'l mal dice aver deve mal frutto.
Questo che più d'ogni altro ha del galante solicito, sicur, secreto e solo, una lingua crudel con serpe tante portando va, che se cognosca el dolo,
perché la diva sua, alma e prestante, del mondo ha tolta e messa al terzo polo: però la porta, publico e palese, acciò che gli altri impari alle sue spese.
Questo altro che sta qui pallido e smorto qual non se trova mai colore in viso, è stato privo del suo gran conforto, d'una che sembra el lieto Paradiso,
per una lingua, qual glie fa gran torto, dicendo che di lei se piglia el riso: stanco l'ha fatto e non è più gagliardo una lingua crudele, un dir busiardo.
Questo, gran tempo, l'ha sequita certo e stava in grazia della sua signora, pure una lingua cruda l'ha diserto dicendo ch'el non ha pan per un'ora.
El cor gl'ha reso, qual gl'aveva offerto, per una lingua iniqua e traditora: e fatto gl'ha lassar sì bel stendardo una lingua crudele, un dir busiardo.
Una lingua crudele e venenosa è stato causa che costui ha perso la sua ninfa gentile e graziosa, qual più lucea ch'el sol ne l'universo.
Però la porta qui, stracciata e rosa, che per lo suo mal dir quasi è sumerso: cagione è sol del suo socorso tardo una lingua crudele, un dir busiardo.
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