Al suon, che sparso in sì leggiadri accenti,
Donna, movete, i miei pensieri appago,
E freno in lui quel temerario, e vago
Furor de i ciechi miei desiri ardenti,
E ne' vostri d' amor cari lamenti,
Che forman del mio duol verace imago,
De gli usati martir fatto già vago
Godo nel vostro canto i miei tormenti,
Ché 'n sì dolce armonia torna soave
Quel ch' è in me tanto amaro, et in voi prende
Qualità nova il mio dolor sì grave;
Hor da voi stessa il mio doglioso scempio
Pietosa udite, e vinto in voi s' emende
Da la vostra arte il cor feroce, et empio.