Al chiaro Sol, che ne' begli occhi impresso
Vivace splende, et è suo cielo il volto,
L' augel famoso io son, Donna, rivolto,
Et egli il foco, e l' esca e 'l nido io stesso;
E di quei lacci allor, che 'n rete oppresso
Si chiude il crine, o vaga errante e sciolto,
Qual verme suol fra le sue fila involto,
M' ordisco i nodi, e la prigion mi tesso;
Spiegate pur mentre vi miro, e sento,
De la vostra beltà le pompe altere,
Ch' io ministro son poi del mio tormento;
Basta l' armi vibrar, ch' indi si fere
Da sé 'l mio cor, che di morir contento
Di suo proprio voler languisce, e pere.