Fra le pene, ch' eterno il mio duol fanno,
S' aggira l' alma, e sempre a pianger riede,
Et a l' antico un nuovo mal succede
Quasi ampio cerchio di perpetuo affanno;
Ben come centro, a cui veloci vanno
Le spere intorno, immoto il mio cor siede,
E quel saldo voler de la sua fede
Non cangia il tempo mai, né scema il danno:
Son io vero Ission, che volga, e giri
Penosa rota, che continua mova,
E nel suo moto avanzi i miei martiri,
Ma chi m' offende mi consola, e giova,
Che forza porge a i lassi miei desiri,
E co i tormenti anco il vigor rinova.