Ahi che pur mi percote empio, e mi punge,
Non pago ancor del freddo corpo esangue
Sugger le vene, insatiabil angue,
E nove piaghe al cor trafitto aggiunge;
Ma chi da me ti scosta, e perché lunge
Signor ti stai, né l' alma odi, che langue?
Come del pianto mio, lasso, e del sangue
Il rio largo, e corrente a te non giunge?
Deh pria ch' acerbo il giorno estremo assaglia
Lo spirto stanco, almen sì lungo affanno
A suo perdono, e gloria tua mi vaglia,
E di sì perigliosa aspra battaglia
Il fin sia queto, e pregio, e vita il danno,
Et al tuo regno a coronarsi ei saglia.