Sorge contr' a l' incarco acerbo, e greve
Del mio dolor la speme alta, e sublime,
Qual lance suol, che quindi il peso opprime,
E quindi scarca s' erga, e si solleve,
Ma qual fondata in fral sostegno, e leve,
Ch' oltra le forze il suo valor estime,
Cade ella tosto, e de le glorie prime
Misero il fine, e la dolcezza è breve;
Né però al suo destin ceder già vole,
Ch' ardita pur su la ruina antica
Drizza a nuovi desir superba mole,
E doppiando i miei danni e la fatica
Rinascer sempre a la sua morte suole,
E 'n poca gioia eterno mal nutrica.