A che m' infiammi, e novo incendio ardente
Desti nel cor, che già si strugge, e sface?
Non è degn' esca, Amor, de la tua face
Vil polve, e secca, e cener freddo algente;
Ecco hor le mie virtù deboli e lente
Tronca morte, e depreda empia, e rapace,
Ned ei mentr' a i suoi colpi infermo giace
D' ambo l' offese è di soffrir possente;
Misero, e come può fra 'l ghiaccio e 'l foco,
Se d' una sol l' imperio non sostene,
A due contrarie signorie dar loco?
Tu talor di dolcezze, ella è di pene
Ministra eterna, e fra 'l tuo riso e 'l gioco
Il suo pianto, e 'l dolor non si convene.