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1533–1601

LXXVI

Ascanio Pignatelli

A che m' infiammi, e novo incendio ardente Desti nel cor, che già si strugge, e sface? Non è degn' esca, Amor, de la tua face Vil polve, e secca, e cener freddo algente;

Ecco hor le mie virtù deboli e lente Tronca morte, e depreda empia, e rapace, Ned ei mentr' a i suoi colpi infermo giace D' ambo l' offese è di soffrir possente;

Misero, e come può fra 'l ghiaccio e 'l foco, Se d' una sol l' imperio non sostene, A due contrarie signorie dar loco? Tu talor di dolcezze, ella è di pene

Ministra eterna, e fra 'l tuo riso e 'l gioco Il suo pianto, e 'l dolor non si convene.

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LXXVI · Ascanio Pignatelli · Poetry Cove