A l' infermo mio cor, che langue, e brama Voi, Donna, e fuor di voi non ha riposo, Già non v' asconde Amore, Ch' ove l' occhio non giunge, il pensier chiama,
Quasi a suo fin celeste, e glorioso, Et ei dal petto a voi rivolge ardito, Qual da prigione uscito Fuggitivo felice, il suo camino,
Né del mio fier destino Avien che ceda al duro imperio, e grave, Che 'n lui, ch' è vostro, ei signoria non have; Quei sciolto da le leggi onde me stringe
Acerbo fato, a voi si ricongiunge, Né fuor d' arco va strale Sì lieve allor, che forte man lo spinge, Com' ei, mentre 'l desio l' affretta e punge,
Spiega a l' aure d' amor veloci l' ale, E dietro a lui deh quale Misera turba di pensier dolenti, Di sospir, di lamenti,
Qual fume sorge d' alta fiamma, e cresce, Dal mio gran duol confusa e torbid' esce; Questi, qual ramo al ceppo suo conforme, Di dolor nati e dolorosi, e tristi
Son di mia morte i messi, Né così varie ha 'l mio martir le forme, Onde con nove pene ognor m' attristi, Ch' a sembianza di lor non nascan essi,
E 'n quella voce espressi, Che piange e duolsi, e pace e vita chiede, Degn' è ch' acquistin fede, Et io dentr' a l' inferno, in cui son morto,
Senta dal creder vostro almen conforto. Lasso, e ben sembra la mia vita, priva Di veder voi, qual tenebroso inferno, A cui s' asconde il giorno
Di quella luce ond' è beata e viva, E fuor la pena, e dentro è 'l duolo interno, E i pianti, e i gridi, e le paure intorno, E sdegno, e rabbia, e scorno,
E perch' afflitti in quella parte i sensi Sian, dove fur più 'ntensi, Gli occhi, che vider voi, cangiaro oggetto, E ciò ch' io miro ha sol di morte aspetto;
Né però fine ha 'l mio dolor vivace, Che morte no, ma le sue doglie estreme Sente l' alma, e rinova, Più forte allor che più si strugge e sface;
Così contrarie e vita, e morte insieme Ambe nemiche, et ambe eterne prova, Misera, e non le giova Che, perché viva, il tempo mai si mute,
E porti al fin salute, O perché pera mille volte ognora, Finisca i danni, e seco il suo duol mora. Ben di lei quella parte a i sensi ancella
Che non vi scorge, sol s' affligge, e dole, L' altra che vi figura E vi contempla, si fa lieta, e bella, Come la Luna, allor ch' appressa il Sole,
La parte sol ch' a noi si mostra, oscura, Ma la superna e pura, Che 'n lui rivolta lo discopre, e mira, Vaga e lucente gira,
Così divien di lei chiaro e gentile Quel che voi guarda, e l' altro oscuro, e vile; Ella da la memoria, ove raccolto De' vostri fregi in tante guise sparsi
Nobil tesoro unio, Tragge talor le belle luci, e 'l volto, Le voci, e gli atti, e le bellezze ond' arsi, Così membrando voi me stesso oblio,
E sorge indi il desio, Che guida il core, e me da me diparte, Sì che divisa in parte L' alma mantene e misera, e contenta,
Viva in altrui, quando in se stessa è spenta. Canzon, dietro a quel volo De' miei pensier puoi tu beata alzarti, Et al mio Sol mostrarti:
Forse ancor fia che le mie notti amare, E le tenebre tue purghi, e rischiare.
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