D' un lungo ardor fra mille carte impresso,
Che pianto più ch' inchiostro un tempo asperse,
E di varie in amor fortune averse
Verace historia, e dolorosa intesso;
Spero chi m' arse ancor mirando in esso
Che di tarda pietà lagrime verse,
E quel che da le luci in me converse
Non fu a le fiamme, al cener sia concesso;
O pur fia, s' altri il mio desio condanni,
Che l' esempio gradisca, e 'n sé riprenda
Le mie gran colpe, e schivi accorto i danni,
Et io, se 'n me vergogna avien ch' accenda
Nobil disdegno, avrò de' primi affanni
Se già non presta, hor tempestiva emenda.