Signor, ben sembro anch' io povero oscuro
Sepolcro a te, cui breve spatio è il mondo,
Ma più del primo tuo rozzo, et immondo,
Fetido già di mille colpe, e 'mpuro;
Quel marmo del mio cor sì freddo e duro
Ecco a te s' apre, e dentro in lui t' ascondo,
Tu risorgendo passa, u' chiusi in fondo
In me i tuoi doni, e tante gratie furo,
Che, qual già i primi padri, hor queste in mano
A signor crudo in prigion cieca indegna
Giacquero volte a vil servitio, e vano;
Scioglile tu, tua sol l' alma divegna,
Che per te fu creata, e 'l core insano
In voce e 'n atti a riverirti insegna.