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1474–1533

XIX

Ludovico Ariosto

Piaccia a cui piace, e chi lodar vuoi lodi, e chiami vita libera e sicura trovarsi fuor de li amorosi nodi; ch'io per me stimo chiuso in sepoltura

ogni spirto ch'alberghi in petto dove non stilli Amor la sua vivace cura. Doglia a chi vuol doler, ch'ove si muove questo dolce pensier, che falsamente

è detto amar, ogn'altro indi rimuove; ch'io, per me, non vorrei, se d'eccellente nèttare ho copia, che turbassi altr'ésca il delicato gusto di mia mente.

Prema a cui premer vuol, annoi e incresca, che, se non dopo un'aspra e lunga pena, raro un disegno al bel desir riesca; ch'io, per me, so ch'a una allegrezza piena

ir non si può se per difficil via ostinata speranza non vi mena. Pensi chi vuol ch'alla fatica ria, al tempo che in gran summa vi si spende

debil guadagno e leve premio sia; ch'io per me dico che, se quanto offende sdegno o repulsa, un sguardo sol ristora, che fia pel maggior ben ch'Amor ne rende?

Para a cui par che perda ad ora ad ora mille doni d'ingegno e di fortuna, mentre il suo intento qui fisso dimora; ch'io per me, pur ch'io sia caro a quell'una

ch'è mio onor, mia ricchezza e mio desire, non ho all'altrui corone invidia alcuna. Ricordisi chi vuole ingiurie ed ire, e discortese oblii li piacer tanti

che tante volte l'han fatto gioire; ch'io per me non ramento ignun di quanti oltraggi unqua potermi arrecar doglia, e i dolci effetti ho sempre tutti inanti.

Pensi chi vuol che 'l tempo i lacci scioglia ch'Amor annoda, e che ci dorremo anco nomando questa leve e bassa voglia; ch'io per me voglio al capel nero e al bianco

amar ed essortar sempre che s'ami; e se in me tal voler dee venir manco, spezzi or la Parca alla mia vita i stami.

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