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1474–1533

IV

Ludovico Ariosto

De la mia negra penna in fregio d'oro molti mi sono a dimandar molesti l'occulto senso, ed io nol vuo' dir loro. Vuo' che sempre nel cor chiuso mi resti,

né per pregar o stimular d'altrui già mai mi potrò indur ch'io 'l manifesti. Dio, come in l'altri magisteri sui, providenzia ebbe assai, quando 'l cor pose

ne la più ascosa parte ch'era in nui; ch'ivi i pensier e le secrete cose vòlse riporre, e chiuderne la via a queste avide menti e curiose.

Fregiata d'or la negra penna mia ho in cento lochi nel vestir trapunta, acciò palese a tutti gli occhi sia; ma vuo' tacer a qual effetto assunta

l'ho di portar, e non vuo' dir se mostra l'anima lieta o di dolor compunta. Se voi direte ostinazion la nostra, io dirò ch'immodesti ed importuni

voi sète, e gran discortesia è la vostra. Non so s'avete udito dir d'alcuni che d'aver disiato di sapere li altrui secreti esser vorrian digiuni.

L'uccel c'ha bigio il petto e l'ale nere fu prima donna, e diventò cornice per esser troppo vaga di sapere. Ciò ch'altri asconder vuoi spiar non lice,

e vi devrebbe raffrenar quello anco che di Tiresia ed Atteon si dice: de' quali un fe' restar di luce manco Pallade ultrice, e l'altro fe' Diana

sfamar i cani suoi del proprio fianco. Se d'esser sopragiunte alla fontana, nude il bel corpo, così increbbe ad esse che vendetta ne féro acerba e strana,

non fòra oltra ragion che mi dolesse che voi molto più a dentro che alle gonne veder cercasse come il cor mi stesse. Non son già del valor di quelle donne,

né sì crudel ch'a voi facessi il danno ch'elle féro a Tiresia e ad Atteonne; dicovi ben che 'l dritto lor non fanno quelli che 'l studio e tutto il pensier loro

sol per voler interpretar post'hanno questa mia negra penna in fregio d'oro.

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