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1474–1533

Canto XXXVII.

Ludovico Ariosto

qUal duro freno o qual ferrigno nodo qual (s esser puo( catena di diamante fara che lira servi oridine & modo che non trascorra oltre al prescritto inante?

quando persona che con saldo chiodo thabbia gia fissa amor nel cor constante tu veggia o per violentia o per inganno patire o dishonore o mortal danno?

Et se a crudel se ad inhumano effetto quel impeto tal hor lanimo svia merita excusa: perche allhor del petto non ha Ragione imperio ne balia

ad Achil: poi che sotto il falso elmetto vide Patroclo insanguinar la via dessersi vendicato non fu aviso se morto non trahea chi lhavea occiso

Invicto Alfonso simile ira accese la vostra gente: il di che vi percosse la fronte il grave sasso: & si vi offese che ognun penso chel spirto gito fosse

la trasse a tal furor: che non difese vostri inimici argini: o mura: o fosse che non sian tutti un sopra laltro morti senza lasciar che la novella porti

Il vedervi cader causo il dolore che in vostri a furor mosse e a crudeltade se in piedi erate voi: forse minore licentia havriano havute le lor spade

eravi assai che la Bastia in manche hore vi haveste ritornata in potestade che tolta in giorni a voi non era stata da gente Cordovese et di Granata

Forse fu da Dio vindice permesso che vi trovaste a quel caso impedito accio chel crudo & scelerato excesso che dianzi fatto havean: fosse punito

che poi che in lor man vinto si fu messo il miser castelan stanco & ferito senza arme fu fra cento spade ucciso dal popul la piu parte circonciso

Ma per venir a conclusion: vi dico: che nessunaltra quell ira pareggia quando Signor: parente: o sotio antico dinanzi a gliocchi ingiuriar ti veggia

dunque e forza che Orlando per loro amico con ira piu che con ragion si reggia che de lhorribil colpo che gli diede il Re Gradasso: morto in terra il vede

Qual Nomade pastor che veduto habbia fuggir strisciando il squalido serpente che il figliuol che giocava ne la sabbia ucciso gli ha col venenoso dente

stringe il baston con cholera & con rabbia tal la spada dognaltra piu tagliente stringe con ira il cavallier dAnglante il primo che trovo fu il Re Agramante

Che sanguinoso & de la spada privo col scudo rotto & con lelmo disciolto & ferito in piu parti ch io non scrivo sera di man di Brandimarte tolto

come di pie all astor sparvier mal vivo a cui lascio alla coda invido o stolto Orlando giunse et messe il colpo giusto ove il capo si termina col busto

Sciolto era lelmo: & disarmato il collo siche lo taglio netto come un giunco cadde: e in la sabbia die lultimo crollo del regnator di Lybia il grave trunco

corse il spirto alla riva: onde tirollo Charon nel legno suo col graffio adunco Orlando sopra lui non se ritarda ma truova il Serican con Balisarda

Come vide Gradasso dAgramante cadere il busto dal capo diviso quelche accaduto mai non gliera inante tremo nel core & si smarri nel viso

e al arrivar del cavallier dAnglante presago del suo mal parve conquiso per schermo suo partito alcun non prese quando il colpo mortal sopra gli scese

Orlando lo feri nel destro fianco sotto lultima costa e il ferro immerso nel ventre un palmo: usci dal lato manco di sangue sin all elsa tutto asperso

mostro ben che di man fu del piu franco et del miglior guerrier del universo il colpo: che un Signor condusse a morte di cui non era in Pagania il piu forte

Di tal vittoria non troppo gioioso presto di sella il Paladin si getta & col viso turbato & lachrymoso a Brandimarte suo corre a gran fretta

gli vede intorno il campo sanguinoso lelmo che par ch aperto habbia una acceta se fusse stato fral piu che di scorza difeso non lhavria con minor forza

Orlando lelmo gli levo dal viso et ritrovo chel capo sino al naso fra luno et laltro ciglio era diviso ma pur glie tanto spirto ancho rimaso

che de suoi falli al Re del paradiso puo dimandar perdon nanzi all occaso & confortar il Conte: che le gote sparge di pianto: a patientia puote

Et dirgli Orlando fa che ti raccordi di me: in loraiion tue grate a Dio ne men ti raccomando la mia Fiordi ma dir non pote ligi e qui finio

& voci et suoni dangeli concordi tosto in laria se udir chel spirto uscio lanima sciolta del corporeo velo fra dolce melodia salir nel cielo

Orlando anchor che far dovea allegrezza di si devoto fine: & sapea certo che Brandimarte alla suprema altezza salito era: chel ciel gli vide aperto

pur da la humana volontade avezza co i fragil sensi: male era sofferto ch un tal piu che fratel gli fusse tolto & non haver di pianto humido il volto

Sobrin che molto sangue havea perduto che gli piovea sul fianco & su le gote riverso gia gran pezzo era caduto e haver ne dovea hormai le vene vote

anchor giacea Olivier: ne rihavuto il piede havea: ne rihaver lo puote se non debole & smosso: & del star tanto che gli fe il caval sopra: mezo infranto

Et sel Cognato non venia aiutarlo (si come lachrymoso era & dolente) per se medesmo non potea ritrarlo et tanta doglia & tal martir ne sente

che ritratto che lha: ne di mutarlo ne fermarvisi sopra era possente & ne ha insieme la gamba si stordita che muover non si puo se non si aita

De la vittoria poco rallegrosse Orlando: & troppo gliera acerbo & duro veder che morto Brandimarte fosse ne del cognato molto esser sicuro:

Sobrin: che vivea anchora: ritrovosse ma poco chiaro havea con molto oscuro che la sua vita per luscito sangue era vicina a rimaner exangue

Lo fece tor che tutto era sanguigno il conte: e medicar discretamente et confortollo con parlar benigno come se stato gli fusse parente

che dopo il fatto: nulla di maligno in se tenea: ma tutto era clemente fece dei morti arme et cavalli torre del resto a servi lor lascio disporre

Qui de la historia mia che non sia vera Federigo fulgoso e in dubbio alquanto che con larmata havendo la rivera di Barberia trascorsa in ogni canto

capito quivi: & lIsola si fiera & montuosa & fiera trovo tanto che non e (dice) in tutto il luogo strano dove un sol pie si possa metter piano

Ne gli par verisimil che in lalpestre scoglio sei cavallieri la fior del mondo potesson far quella battaglia equestre alla qual obiettion cosi rispondo

cha quel tempo una piazza dele destre che sieno a questo havea quel scoglio al fondo ma un sasso poi chel terremoto aperse sopra le cadde & tutta la coperse

Siche o chiaro fulgor dela fulgosa stirpe: o serena o sempre viva luce se mai mi riprendeste in questa cosa et forse inanti aquello invitto Duce

per cui la vostra patria hor si riposa si spoglia ogni odio e tutta amor se induce vi priego che non siate a dirli tardo che esser puo che ne in questo io sia bugiardo

In questo tempo alzando gliocchi al mare vide orlando venire a vela in fretta un naviglio leggier: che di calare facea sembiante sopra lisoletta

di chi si fusse io non voglio hor contare percho piu duno altrove che m aspetta veggiamo in Francia: poi che spinto n hanno li saracin: se mesti o lieti stanno

Veggian che fa quella fedele amante che vede il suo contento ir si lontano dico la travagliata Bradamante poi che ritruova il giuramento vano

chavea fatto Ruggier pochi di inante udendo il nostro & tutto il stuol pagano mancando questo: hormai poco le avanza in che ella debbia piu metter speranza

Et ripetendo i pianti et le querele che pur troppo domestiche le furo torno a sua usanza a nominar crudele Ruggiero: el suo destin spietato et duro

indi sciogliendo al gran dolor le vele il ciel che consentia tanto pergiuro ne fatto ne havea anchor segno evidente ingiusto chiama debole e impotente

Indi accusar la maga si converse et maledir loracol de la grotta cha lor mendace suasion se immerse nel mar damor: che lha a morir condotta

poi con Marphisa ritorno a dolerse del suo fratel che lha la fede rotta con lei grida et si sfoga: et le domanda piangendo: aiuto et se le raccomanda

Marphisa si restringe ne le spalle et quel sol che puo far le da conforto ne crede che Ruggier mai cosi falle che a lei non debbia ritornar di corto

et se non torna pur: sua fede dalle chella non patira si grave torto o che battaglia pigliera con esso o gli fara osservar cio che ha promesso

Cosi fa chella un poco il duol raffrena chavendo ove sfogarlo e meno acerbo havemo vista Bradamante in pena chiamar Ruggier pergiuro: empio: e superbo

hora veggiam: se miglior vita mena il fratel suo che non ha polso o nerbo osso o medolla: che non senta caldo de le fiamme dAmor dico Rinaldo

Dico Rinaldo: che come sapete Angelica la bella amava tanto ne lo havea tratto all amorosa rete si la belta di lei: come lincanto

haveano glialtri paladin quiete essendo ai Mori ogni vigore affranto tra vincitori era rimaso solo egli captivo in amoroso duolo

Cento messi a cercar che di lei fusse havea mandato: & cerconne egli stesso al fine a Malagigi si ridusse che nei bisogni suoi laiuto spesso

a narrar il suo amor se gli condusse col viso rosso & col ciglio demesso indi lo priega: che gli insegni dove la desiata Angelica si truove

Gran maraviglia di si strano caso va rivolgendo a Malagigi il petto sa che sol per Rinaldo era rimaso dhaverla cento volte havuta in letto

et egli stesso: accio che persuaso fusse di questo: havea assai fatto & detto con prieghi: & con minaccie: per piegarlo ne mai havuto havea poter di farlo

Et tanto piu che alhor Rinaldo havrebbe tratto fuor Malagigi di prigione far hor spontaneamente lo vorebbe che nulla giova: & nha minor cagione

poi prega lui: che ricordar pur debbe quanto habbia offeso in questo oltra ragione che per negargli gia vi manco poco di non farlo morir in scuro loco

Ma quanto a Malagigi le domande di Rinaldo importune piu pareano tanto che lamor suo fusse piu grande inditio manifesto gli faceano

li prieghi che con lui vani non spande fan che subito immerge nel oceano ogni memoria de la ingiuria vecchia siche a dargli soccorso s apparecchia

Termine tolse alla risposta: & speme gli die: che favorevol gli saria & che gli sapra dir la via che tiene Angelica: o sia in Francia o dove sia

& quindi Malagigi al luogo viene dove i demoni scongiurar solia che era fra i monti in una scura grotta & apre il libro & chiama i spirti in frotta

Poi ne sceglie un che de casi damore havea notitia: et da lui saper volle come sia che Rinaldo che havea il core dianzi si duro hor lhabbia tanto molle

quel de due fonti gli conto il tenore di che luna da il fuoco et laltra il tolle e al mal che luna fa nulla soccorre se non laltra acqua che contraria corre

Et gli narro: che havendo gia di quella che lamor caccia: beuto Rinaldo ai lunghi prieghi dAngelica bella si dimostro cosi ostinato et saldo

et che poi giunto per sua iniqua stella a ber ne laltra lamoroso caldo torno ad amar per forza di quelle acque lei: che pur dianzi oltra il dover gli spiacque

Da iniqua stella: et fier destin fu giunto a ber la fiamma in quel giacciato rivo perche Angelica venne quasi a un punto a ber ne laltro di dolcezza privo

che dogni amor gli lascio il cor si emunto che indi hebbe lui piu che le serpi aschivo egli amo lei: & lamor giunse al segno in che era di lei giunto lodio e il sdegno

Del strano caso di Rinaldo a pieno fu Malagigi dal demonio instrutto che gli narro dAngelica non meno che a un giovine Aphrican si dono in tutto

& come poi lasciato havea il terreno de li christiani: et per linstabil flutto verso India sciolto havea da i liti Hispani su laudaci galee de Lusitani

Poi che venne il Cugin per la risposta molto gli disuase Malagigi di piu Angelica amar: che sera posta dun vilissimo Barbaro ai servigi

et hora si da Francia si discosta che fora aspro il seguirne li vestigi che era hoggi mai piu la che a meza strada per venir con Medoro in sua contrada

La partita dAngelica non molto ferebbe grave all animoso amante: ne pur gli havria turbato il sonno o tolto il pensier di tornarsene in Levante

ma udendo egli che havea del suo amor colto un Saracino le premitie inante tal passion: & tal cordoglio sente che non fu in vita sua mai piu dolente

Non ha poter duna risposta sola trema il cor dentro: & treman fuor le labbia non puo la lingua disnodar parola la bocca ha amara: e par che tosco vhabbia

da Malagigi subito se invola & come il spinge la gelosa rabbla dopo gran pianto: & gran ramaricarsi verso Levante fa pensier tornarsi

Chiede licentia al figlio di Pipino & truova excusa chel destrier Baiardo che ne mena Gradasso saracino contra il dover di cavallier gagliardo

lo muove per suo honore a quel camino accio che vieti al Serican bugiardo di mai vantarsi: con spada o con lancia haverlo tolto a un paladin di Francia

Lasciollo andar con sua licentia Carlo ben che ne fu con tutta Francia mesto ma finalmente non seppe negarlo tanto gli parve il desiderio honesto

vuol Dudon: vuol Guidone accompagnarlo ma lo niega Rinaldo a quello e a questo lascia Parigi: & se ne va via solo pien di sospiri & damoroso duolo

Sempre ha in memoria & mai non se gli tolle che haverla mille volte havea potuto et mille volte havea ostinato et folle di si rara belta fatto rifiuto

& di tanto piacer chaver non volle si bello & si buon tempo era perduto & hora eleggerebbe un giorno corto haverne solo: & rimaner poi morto

Ha sempre in mente et mai non se ne parte come esser puote che un povero fante habbia del cor di lei spinto da parte merito e amor dogni altro primo amante

con tal pensier chel cor gli straccia & parte Rinaldo se ne va verso Levante & dritto al Rheno & Basilea si tenne fin che dArdenna alla gran selva venne

Poi che fu dentro a molte miglia andato il Paladin pel bosco aventuroso da ville & da castella allontanato dove aspro era piu il luogo & periglioso

tutto in un tratto vide il ciel turbato sparito il Sol tra nuvoli nascoso & uscir fuor duna caverna oscura un strano mostro in feminil figura

Mill occhi in capo havea senza palpebre non puo serrarli & non credo io che dorma non men che gliocchi havea lorecchie crebre havea in luogo de crin serpi a gran torma

fuor de le diaboliche tenebre nel mondo usci la spaventevol forma un fiero & maggior serpe ha per la coda che per il petto le erra & tutta annoda

Quel che a Rinaldo in mille et mille imprese piu non avenne mai: quivi gli aviene che come vede il mostro che all offese se gli apparecchia et ch a trovar lo viene

molta paura & gran tremor gli scese per mezo lossa et per tutte le vene ma pur lusato ardir simula et finge et con trepida man la spada stringe

S acconcia il mostro in guisa al fiero assalto che si puo dir che sia mastro di guerra vibra il serpente venenoso in alto et poi contra Rinaldo si diserra

di qua di la gli vien sopra a gran salto: Rinaldo contra lui vaneggia et erra colpi a dritto et riverso tira assai ma non ne tira alcun che fera mai

Il mostro al petto il serpe hora gli appicca che sotto larme et sin nel cor laggiaccia hora per la visera gli lo ficca et fa che erra pel collo et per la faccia

Rinaldo da la impresa se dispicca et quanto puo coi sproni il caval caccia ma la Furia infernal gia non par zoppa che spicca un salto et gli e subito in groppa

Vada al traverso al dritto ove si voglia sempre ha con lui la maledetta peste ne sa modo trovar che se ne scioglia ben chel caval di calcitrar non reste

trema a Rinaldo il cor come una foglia non che altrimente il serpe lo moleste ma tanto horror ne sente et tanto schivo che stride et geme et duolsi chegli e vivo

Nel piu tristo sentier nel peggior calle scorrendo va: nel piu intricato bosco dove ha piu asprezza il balzo: ove la valle e piu spinosa: ove e laer piu fosco

cosi sperando torse da le spalle lhorrida lue: lo abominevol tosco et ne saria mal capitato forse se presto non giungea chi lo soccorse

Ma lo soccorse a tempo un cavalliero di bello armato et lucido metallo che porta un giuogo rotto per cimiero di rosse fiamme ha sparso il scudo giallo

cosi trapunto il suo vestir altiero cosi la sopravesta del cavallo la lancia ha in pugno et la spada al suo loco et la mazza a larcion che getta loco

Piena dun fuoco eterno e quella mazza che senza consumarsi ognhora avampa ne per buon scudo o tempra di corazza o per grossezza delmo se ne scampa

dunque si debbe il cavallier far piazza giri ove vuol linextinguibil lampa ne manco bisognava al guerrier nostro per levarlo di man del crudel mostro

Et come cavallier danimo saldo dove ha udito il rumor corre & galoppa tanto che vede il mostro che Rinaldo col brutto serpe in mille nodi aggroppa

et sentir falli a un tempo freddo & caldo che non ha via di torsilo di groppa va il cavalliero & fere il mostro al fianco & lo fa trabboccar dal lato manco

Ma quello e apena in terra che si rizza e i lungo serpe intorno aggira & vibra questaltro piu con lhasta non lattizza ma di farla col fuoco si delibra

la mazza impugna: & dove il serpe guizza come tempesta i spessi colpi libra ne lascia tempo a quel brutto animale che possa tirar colpo o bene o male

Et mentre a dietro il caccia o tiene abada & lopercuote & vendica mille onte consiglia il Paladin che se ne vada per quella via che salza verso il monte

quel se appiglia al consiglio & alla strada & senza drieto mai volger la fronte non cessa che di vista se gli tolle benche molto aspro era salir quel colle

Il cavallier poi che in la scura buca fece tornar il mostro da linferno dove rode se stesso et si manuca & da mille occhi versa il pianto eterno

per esser di Rinaldo guida & duca gli sali drieto et sul giogo superno gli fu alle spalle: & si mise con lui per trarlo fuor de lochi oscuri & bui

Come Rinaldo il vide ritornato gli disse: che gli havea gratia infinita & che era debitor in ogni lato di por a beneficio suo la vita

poi lo domanda come sia nomato accio dir sapia chi gli ha dato aita & tra guerrieri possa e inanzi a Carlo de lalta sua virtu sempre exaltarlo

Rispose il cavallier non ti rincresca sel nome mio non vuo scoprirti adesso ma ti prometto ben: che prima che esca de lhemisperio il Sol: tel faro expresso

trovaro andando insieme una acqua fresca che col mormorio dolce facea spesso pastori & viandanti al chiaro rio venire & berne lamoroso oblio

Signor queste eran quelle gelide acque quelle che spengon lamoroso caldo di cui bevendo ad Angelica nacque lodio: chebbe dipoi sempre a Rinaldo

& s ella un tempo a lui prima dispiacque & se nel odio il ritrovo si saldo non derivo signor la causa altronde se non dhaver gia lui beuto in londe

Il cavallier che con Rinaldo viene come si vede inanzi al chiaro rivo caldo per la fatica il caval tiene et dice il posar qui non fia nocivo

non fia (disse Rinaldo) se non bene che oltra che prema il mezo giorno estivo m ha cosi il brutto mostro travagliato chel riposar mi fia commodo & grato

Lun et laltro smonto del suo cavallo & pascer lo lascio per la foresta & nel fiorito verde a rosso e a giallo ambi si trasson lelmo de la testa

corse Rinaldo al liquido crystallo spinto da caldo & da sete molesta et caccio a un sorso del freddo liquore dal petto ardente & la sete & lamore

Come lo vide laltro cavalliero la bocca sollevar de lacqua molle & ritrarne pentito ogni pensiero di quel desir chebbe d amor si folle

si levo ritto: & con sembiante altiero gli disse quel che dianzi dir non volle sappi Rinaldo chel mio nome e il sdegno venuto sol per sciorti il giuogo indegno

Cosi dicendo: subito gli sparve sparvegli insieme il suo caval con lui questo a Rinaldo un gran miracol parve se aggiro intorno: et disse ove e costui

stimar non sa: se sian magiche larve che Malagigi un de ministri sui gli habbia mandato a romper la catena che lungamente lha tenuto in pena

O pur che Dio da lalta hierarchia gli habbia per ineffabil sua bontade mandato come gia mando a Thobia un angelo a levar di cecitade

ma buono o rio demonio: o quel che sia che gli ha renduta la sua libertade ringratia & loda: & da lui sol connosce che sano ha il cor da lamorose angosce

Gli fu nel primier odio ritornata Angelica: & gli parve troppo indegna d esser: non che si lungi seguitata: ma che per lei pur meza lega vegna

per Baiardo rihaver tutta fiata verso India in Sericana andar dissegna si perche lhonor suo lo stringe a farlo si per haverne gia parlato a Carlo

Giunse il giorno seguente a Basilea dove la nuova era venuta inante chel conte Orlando haver pugna dovea contra Gradasso & contra il Re Agramante

ne questo per aviso si sapea chavesse dato il cavallier dAnglante ma di Sicilia in fretta venuto era chi la novella vi apporto per vera

Rinaldo vuol trovarsi con Orlando alla battaglia: & se ne vede lunge di dieci in dieci miglia va mutando cavalli & guide: & corre: & sferza: & punge

passa il Rheno a costanza: e in su volando traversa lalpe: & in Italia giunge Verona a drieto: a drieto Mantua lassa sul Po si truova: & con gran fretta il passa

Inchinavasi il Sol molto alla sera & gia apparia nel ciel la prima stella quando Rinaldo in ripa alla riviera stando in pensier se havea da mutar sella

o tanto soggiornar che laria nera fuggissi inanzi allaltra aurora bella: venir si vede un cavallier inanti cortese ne lo aspetto & nei sembianti

Costui dopo il saluto: con bel modo gli dimando se giunto a moglie fosse disse Rinaldo io son nel giugal nodo ma di tal domandar maravigliosse

suggiunse quel: che sia cosi ne godo poi per chiarir perche tal detto mosse lo prego molto che fusse contento che gli desse la sera alloggiamento

Che gli faria veder cosa che debbe ben volentier veder cha moglie a lato Rinaldo: & si perche posar vorrebbe hormai di correr tanto affaticato

& si che a udire & a veder sempre hebbe nuove aventure un desiderio innato accetto lofferir del cavalliero et drieto gli piglio nuovo sentiero

Un tratto d arco fuor di strada usciro e inanzi un gran palazzo si trovaro onde scudieri in gran frotta veniro con torchi accesi & fero intorno chiaro

intro Rinaldo: et volto gliocchi in giro & vide loco ilqual si vede raro di gran fabrica & bella & bene intesa ne a privato huom convenia tanta spesa

Di serpentino & porphydo le dure petre: fan de la porta il ricco volto quel che chiude e di bronzo con figure che sembrano spirar muovere il volto

sotto un arco poi si entra ove misture di bel musaico ingannan locchio molto quindi si va in un quadro che ogni faccia de le sue logge ha lunga cento braccia

La sua porta ha per se ciascuna loggia & tra la porta & se ciascuna ha un arco di ampiezza pari son: ma varia foggia fe d ornamenti il mastro lor non parco

da ciascuno arco s entra ove si poggia si facil che un somier vi puo gir carco un altro arco di su truova ogni scala & si entra per ogni arco in una sala

Gli archi disopra escono fuor del segno tanto che fan coperchio alle gran porte & ciascun due colonne ha per sostegno altre di bronzo altre di petra forte

lungo sera se tutti vi disegno li ornati alloggiamenti de la corte & oltra quel che appar: quanti agi sotto la cava terra il mastro havea ridotto

Lalte colonne & capitelli doro da che i gemmati palchi eran suffulti li peregrini marmi che vi foro da dotta mano in varie forme sculti

pitture: & getti: & tanto altro lavoro: (ben che la notte a gliocchi il piu ne occulti) mostran che non bastaro a tanta mole di dui Re insieme le ricchezze sole

Sopra glialtri ornamenti ricchi & belli ch erano molti in la gioconda stanza v era una fonte che per piu ruscelli spargea freschissime acque in abondanza

poste le mense havean quivi i donzelli ch era nel mezo per ugual distanza vedeva: & parimente veduta era da quattro porte de la casa altiera

Fatta da mastro diligente & dotto la fonte era con molta & suttil opra di loggia a guisa o padiglion: ch in otto faccie distinto: intorno adombri & copra

un ciel doro che tutto era di sotto colorito di smalto le sta sopra et otto statue son di marmo bianco che sostengon quel ciel col braccio manco

Ne la man destra il corno di Amalthea havea lor sculto il glorioso mastro onde con grato murmure cadea lacqua di fuore in vaso d alabastro

ridutto a forma di gran donne havea il provido scultore ogni pilastro d habito sono & faccia differente ma gratia hanno & belta tutte ugualmente

Fermava il pie ciascuno di questi segni sopra due belle imagini piu basse che con la bocca aperta facean segni chel canto & lharmonia lor dilettasse

& quel atto in che son par che disegni che lopra & studio lor tutto lodasse le belle donne che su gli homeri hanno se fusser quei di ch in sembianza stanno

Li simulacri inferiori: in mano havean lunghe & amplissime scritture: dove facean con molta laude piano li nomi de le piu degne figure

& mostravano anchor poco lontano li propri loro in note non oscure miro Rinaldo a lume de doppieri le donne ad una ad una e i cavallieri

La prima inscrittion ch a gliocchi occorre con lungo honor Lucretia Borgia noma la cui bellezza: & honesta: preporre debbe alla antiqua: la sua patria Roma

li dui che voluto han sopra se torre tanto excellente et honorata soma nomava il scritto: Antonio Thebaldeo et Hercol Strozza: un Lino: et uno Orpheo

Non men gioconda statua ne men bella si vede appresso: il sottoscritto dice ecco la figlia dHercole Issabella per cui Ferrara si terra felice

via piu perche in lei nata sera quella che d altro ben: che prospera et fautrice et benigna Fortuna dar le deve volgendo glianni nel suo corso lieve

Li dui che mostran disiosi affetti che la gloria di lei sempre risuone Gian Iacobi ugualmente erano detti luno Calandra et laltro Bardelone

nel terzo et quarto loco ove per stretti rivi: lacqua esce fuor del padiglione due donne son che patria: stirpe: honore hanno di par: di par belta & valore

Helissabetta luna: et Leonora nominata era laltra: & fia per quanto narrava il sculto marmo: di esse anchora si gloriosa la terra di Manto

che di Vergilio che tanto la honora piu che di queste non si dara vanto havea la prima a pie del sacro lembo Iacobo Sadoletto: et Pietro Bembo

Uno elegante Castiglione: e un culto Mutio Arelio de laltra eran sostegni di questi nomi era il bel marmo sculto ignoti allhora: hor si famosi et degni

veghon poi quella a chi dal cielo indulto tanta virtu sera quanta ne regni o mai regnata in alcun tempo sia versata da Fortuna hor buona hor ria

Il scritto doro esser costei dichiara Lucretia Bentivoglia: & fra le lode pone di lei: chel Duca di Ferrara desserle padre si rallegra et gode

di costei canta con suave & chiara voce: un Camil chel Rheno et Felsina ode con quella attention con quel stupore che solea Amphryso udir gia il suo pastore

Et un per cui la terra ove lIsauro le sue dolci acque in sala in maggior vase nominata sera da lIndo al Mauro & da lAustrine allHyperboree case

via piu che per pesare il Romano auro di che perpetuo nome le rimase Guido posthumo a cui doppia corona Pallade quinci & quindi Phebo dona

Laltra che segue in lordine e Diana non guardar dice il marmo scritto: chella sia altiera in vista: che nel core humana non sera perho men che in viso bella

il dotto Celio Calcagnin lontana fara la gloria e il bel nome di quella nel regno di Monese: e in quel di Iuba in India in Spagna udir con chiara tuba

Et un Marco Caval che maggior fonte fara di poesia nascer dAncona chel Gorgoneo caval non fe del monte non so se di Parnasso o di Helicona

Beatrice appresso a questa alza la fronte cosi par che ivi lordine la pona Beatrice che beato il suo consorte fara vivendo: & misero alla morte

Anzi tutta la Italia che con lei fia triumphante: & senza lei captiva: un Signor di Coreggio di costei con alto stil par che cantando scriva

& Timotheo lhonor de Bendedei ambi faran tra luna & laltra riva fermar al suon de lor suavi plettri il fiume ove sudar li antiqui elettri

Tra questo loco & quel de la colonna che fu sculpita in Borgia come e detto formata in alabastro una gran donna era di tanto & si sublime aspetto

che sotto puro velo in nera gonna senza oro & gemme in un vestire schietto tra le piu adorne non parea men bella che sia tra laltre la Cyprigna stella

Non si potea ben contemplando fiso connoscer se piu gratia o piu beltade o maggior maesta fusse nel viso o piu inditio d ingegno o dhonestade

chi vorra di costei (dicea linciso marmo) parlar quanto parlar ne accade ben torra impresa piu d ognaltra degna ma non perho ch a fin mai se ne vegna

Dolce quantunque & pien di gratia tanto fusse il suo bello & ben formato segno parea sdegnarsi: che con humil canto ardisce lei lodar si rozo ingegno

come era quel che sol senzaltri a canto (non so perche) le fu fatto sostegno di tutto il resto erano i nomi sculti sol questi dui lartifice havea occulti

Fanno le statue in mezo un luogo tondo chel pavimento asciutto ha di corallo di freddo suavissimo giocondo che rendea il puro & liquido crystallo

che di fuor cade in un canal fecondo chel prato verde: azurro: bianco: & giallo rigando scorre per vari ruscelli grato alle morbide herbe e agli arbuscelli

Col cortese hoste ragionando stava il Paladino a mensa: & spesso spesso senza piu differir: gli ricordava: che li attenesse quanto havea promesso

e adhor adhor mirandolo: osservava chavea di grande affanno il cor oppresso che non puo star momento che non habbia un cocente sospiro in su le labbia

Spesso la voce dal disio cacciata viene a Rinaldo sin presso alla bocca per dimandarlo: & quivi raffrenata da cortese modestia fuor non scocca

hora essendo la cena terminata ecco un donzello a chi lufficio tocca pon su la mensa un bel nappo dor fino di fuor di gemme: & drento pien di vino

Il Signor de la casa allhora alquanto sorridendo: a Rinaldo levo il viso ma chi ben lo notava: piu di pianto parea che havesse voglia che di riso

disse: hora a quel che mi ricordi tanto che tempo sia de sodisfar mi e aviso mostrarti un paragon ch esser de grato di veder a ciascun cha moglie allato

Ciascun marito a mio giudicio deve sempre spiar se la sua donna lama saper se honor o biasmo ne riceve se per lei bestia: o se pur huom se chiama

lincarco de le corna e lo piu lieve ch al mondo sia: se ben l huom tanto infama lo vede quasi tutta laltra gente et chi lha in capo mai non se lo sente

Se tu sai che fedel la moglie sia hai di piu amarla & riverir ragione che non ha quel che la connosce ria o quel che ne sta in dubbio e in passione

di molte n hanno a torto gelosia li lor mariti: che son caste & buone molti di molte ancho sicuri stanno che con le corna in capo se ne vanno

Se vuoi saper se la tua sia pudica come io credo che credi: & creder dei ch altrimente far credere & fatica se chiaro gia per pruova non ne sei

tu per te stesso senza ch altri il dica te ne avedrai: se in questo vaso bei che per altra cagion non e qui messo che per mostrarti quanto io tho promesso

Se bei con questo vedrai grande effetto che se porti il cimier di Cornovaglia il vin ti spargerai tutto sul petto ne gocciola sera che in bocca saglia

ma shai moglie fedel tu berai netto hor di veder tua sorte ti travaglia cosi dicendo: per mirar tien gliocchi ch in seno il vin Rinaldo si trabbocchi:

Quasi Rinaldo di cercar suaso quel che poi ritrovar non vorria forse messa la mano inanzi: & preso il vaso fu presso di voler in pruova porse

poi quanto fosse periglioso il caso porvi su i labri col pensier discorse ma lasciate Signor ch io mi ripose poi diro quel: chel paladin rispose

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Canto XXXVII. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove