C Onvien ch'ovun/ que sia, sempre cortese Sia un cor gentil, ch'esser non puo altrimente, Che per natura, e per habito pre se Quel che di mu/ tar poi non e possente,
Convien ch'ovunque sia: sempre palese Un cor villan si mostri similmente, Natura innchina al male, e viene a farsi L'habito poi difficile a mutarsi.
Di cortesia, di gentilezza esempii Fra gli antiqui guerrier si vider molti, E pochi fra i moderni, ma de gli empii Costumi, avvien ch'assai ne vegga e ascolti,
In quella guerra Hippolyto che i tempii Di segni ornaste a gli nimici tolti: E che traheste lor galee captive Di preda carche, alle paterne rive.
Tutti gli atti crudeli & inhumani Ch'usasse mai, Tartaro, o Turco, o Moro Non gia con volonta de Venetiani Che sempre esempio di giustitia foro:
Usaron l'empie e scelerate mani Di rei soldati mercenarii loro: Io non dico hor di tanti accesi fuochi Ch'arson le ville e i nostri ameni lochi.
Ben che fu quella anchor brutta vendetta Massimamente contra voi, ch'appresso Cesare essendo, mentre Padua stretta Era d'assedio: ben sapea che spesso
Per voi piu d'una fiamma fu interdetta: E spento il fuoco anchor poi che fu messo Da villaggi e da templi, come piacque All'alta cortesia che con voi nacque.
Io non parlo di questo, ne di tanti Altri lor discortesi e crudeli atti, Ma sol di quel che trar da i sassi i pianti Debbe poter, qual volta se ne tratti,
Quel di Signor che la famiglia inanti Vostra mandaste, la dove ritratti Da i legni lor con importuni auspici S'erano in luogo forte gl'inimici.
Qual Hettorre & Enea , sin dentro a i flutti Per abbruciar le navi greche andaro, Un'Hercol vidi, e un'Alesandro indutti Da troppo ardir, partirsi a paro a paro,
E spronando i destrier: passarci tutti E i nemici turbar fin nel riparo, E gir si inanzi, ch'al secondo molto Aspro fu il ritornare e al primo tolto,
Salvossi il Ferruffin, resto il Cantelmo: Che cor Duca di Sora, che consiglio Fu allhora il tuo? che trar vedesti l'elmo Fra mille spade al genoroso figlio:
E menar preso a nave, e sopra un schelmo Troncargli il capo, ben mi maraviglio Che darti morte lo spettacol solo Non pote, quanto il ferro a tuo figliuolo.
Schiavon crudele, onde hai tu il modo appreso De la militia? in qual Scythia s'intende Ch'uccider si debba un poi che glie preso? Che rende l'arme, e piu non si difende?
Dunque uccidesti lui, perche ha difeso La patria, il Sole a torto hoggi risplende Crudel seculo, poi che pieno sei Di Thyesti: di Tantali: e di Atrei.
Festi Barbar crudel del capo scemo Il piu ardito garzon, che di sua etade Fosse da un polo a l'altro, e da l'estremo Lito de gl'indi, a quello ove il Sol cade,
Potea in Anthropophago in Polyphemo La belta e gli anni suoi trovar pietade, Ma non in te, piu crudo e piu fellone D'ogni Cyclope e d'ogni Lestrigone.
Simile esempio non credo che sia Fra gli antiqui guerrier, di quai li studi Tutti fur gentilezza e cortesia Ne dopo la vittoria erano crudi,
Bradamante non sol non era ria A quei c'havea toccando lor gli scudi Fatto uscir de la sella, ma tenea Loro i cavalli e rimontar facea.
Di questa donna valorosa e bella Io vi dissi di sopra, che abbattuto Haveva Serpentin quel da la Stella: Grandonio di Volterna: e Ferrauto
E ciascun d'essi poi rimesso in sella E dissi anchor che'l terzo era venuto Da lei mandato a disfidar Ruggiero La dove era stimata un cavalliero.
Ruggier tenne lo'nvito allegramente E l'armatura sua fece venire Hor mentre che s'armava al Re presente Tornaron quei Signor di nuovo a dire,
Chi fosse il cavallier tanto eccellente Che di lancia sapea si ben ferire, E Ferrau che parlato gli havea Fu domandato, se lo conoscea.
Rispose Ferrau tenete certo Che non e alcun di quei c'havete detto, A me parea (chi'l vidi a viso aperto) Il fratel di Rinaldo giovinetto,
Ma poi ch'io n'ho l'alto valore esperto E so che non puo tanto Ricciardetto Penso che sia la sua sorella, molto (Per quel ch'io n'odo) a lui simil di volto.
Ella ha ben fama d'esser forte: a pare Del suo Rinaldo, e d'ogni Paladino Ma (per quanto io ne veggo hoggi) mi pare Che val piu del fratel, piu del cugino,
Come Ruggier lei sente ricordare Del vermiglio color, che'l matutino Sparge per l'aria, si dipinge in faccia, E nel cor triema e non sa che si faccia.
A questo annuntio stimulato e punto Dal'amoroso stral, dentro infiammarse, E per l'ossa senti tutto in un punto Correre un giaccio che'l timor vi sparse,
Timor ch'un nuovo sdegno habbia consunto Quel grande amor che gia per lui si l'arse, Di cio confuso non si risolveva S'incontra uscirle o pur restar doveva.
Hor quivi ritrovandosi Marphisa Che d'uscire alla giostra havea gran voglia Et era armata: perche in altra guisa E raro, o notte o di: che tu la coglia,
Sentendo che Ruggier s'arma, s'avisa Che di quella vittoria ella si spoglia Se lascia che Ruggiero esca fuor prima Pensa ire inanzi e haverne il pregio stima.
Salta a cavallo, e vien spronando in fretta Ove nel campo la figlia d'Amone Con palpitante cor Ruggiero aspetta, Desiderosa farselo prigione,
E pensa solo ove la lancia metta Perche del colpo habbia minor lesione, Marphisa se ne vien fuor de la porta E sopra l'elmo una Phenice porta.
O sia per sua superbia, dinotando Se stessa unica al mondo in esser forte, O pur sua casta intention lodando Di viver sempremai senza consorte,
La figliuola d'Amon la mira, e quando Le fatteze ch'amava non ha scorte Come si nomi le domanda, & ode Esser colei, che del suo amor si gode.
O per dir meglio, esser colei che crede Che goda del suo amor, colei che tanto Ha in odio, e in ira, che morir si vede Se sopra lei non vendica il suo pianto,
Volta il cavallo, e con gran furia riede Non per desir di porla in terra, quanto Di passarle con l'hasta in mezo il petto E libera restar d'ogni suspetto.
Forza e a Marphisa ch'a quel colpo vada A provar se'l terreno e duro o molle, E cosa tanto insolita le accada Ch'ella n'e per venir di sdegno folle,
Fu in terra a pena che trasse la spada E vendicar di quel cader si volle, La figliuola d'Amon non meno altiera Grido, che fai? tu sei mia prigioniera,
Se bene uso con glialtri cortesia Usar teco Marphisa non la voglio, Come a colei che d'ogni villania Odo che sei dotata e d'ogni orgoglio,
Marphisa a quel parlar fremer s'udia Come un vento marino in uno scoglio, Grida, ma si per rabbia si confonde Che non puo esprimer fuor quel che risponde.
Mena la spada, e piu ferir non mira Lei, che'l destrier, nel petto e ne la pancia, Ma Bradamante al suo la briglia gira E quel da parte subito si lancia,
E tutto a un tempo con isdegno & ira La figliuola d'Amon spinge la lancia E con quella Marphisa tocca a pena Che la fa riversar sopra l'arena.
A pena ella fu in terra, che rizzosse Cercando far con la spada mal'opra, Di nuovo l'hasta Bradamante mosse E Marphisa di nuovo ando sozopra,
Benche possente Bradamante fosse Non perho si a Marphisa era di sopra: Che l'havesse ogni colpo riversata, Ma tal virtu ne l'hasta era incantata.
Alcuni cavallieri in questo mezo Alcuni dico de la parte nostra, Se n'erano venuti dove in mezo L'un campo e l'altro si facea la giostra,
Che non eran lontani un miglio e mezo, Veduta la virtu che'l suo dimostra: Il suo che non conoscono altrimente Che per un cavallier de la lor gente.
Questi vedendo il generoso figlio Di Troiano alle mura approssimarsi: Per ogni caso per ogni periglio Non volse sproveduto ritrovarsi:
E fe che molti all'arme dier di piglio E che fuor de i ripari appresentarsi: Tra questi fu Ruggiero, a cui la fretta Di Marphisa la giostra havea intercetta .
L'inamorato giovene mirando Stava il successo, e gli tremava il core, De la sua cara moglie dubitando Che di Marphisa ben sapea il valore,
Dubito dico nel principio, quando Si mosse l'una e l'altra con furore, Ma visto poi come successe il fatto Resto maraviglioso e stupefatto.
E poi che fin la lite lor non hebbe Come havean l'altre havute al primo incontro Nel cor profundamente gli ne'ncrebbe Dubbioso pur di qualche strano incontro,
De l'una egli e de l'altra il ben vorrebbe Ch'ama amendue: non che da porre incontro Sien questi amor, e l'un fiamma e furore L'altro benivolenza piu ch'amore.
Partita volentier la pugna havria Se con suo honor potuto havesse farlo, Ma quei ch'egli havea seco in compagnia Perche non vinca la parte di Carlo,
Che gia lor par che superior ne sia, Saltan nel campo e vogliono turbarlo Da l'altra parte i cavallier Christiani Si fanno inanzi, e son quivi alle mani.
Di qua: di la: gridar si sente all'arme Come usati eran far quasi ogni giorno, Monti chi e a pie, chi non e armato, s'arme Alla bandiera ognun faccia ritorno,
Dicea con chiaro e bellicoso carme Piu d'una tromba che scorrea d'intorno, E come quelle svegliano i cavalli Svegliando i fanti i Timpani e i Taballi.
La scaramuccia fiera e sanguinosa Quanto si possa imaginar si mesce, La Donna di Dordona valorosa: A cui mirabilmente aggrava e incresce
Che quel di ch'era tanto disiosa Di por Marphisa a morte, non riesce, Di qua: di la: si volge e si raggira Se Ruggier puo veder per cui sospira.
Lo riconosce all'Aquila d'argento C'ha nello scudo azurro il giovinetto. Ella con gliocchi e col pensiero intento Si ferma a contemplar le spalle, e'l petto,
Le leggiadre fattezze, e'l movimento Pieno di gratia, e poi con gran dispetto Imaginando ch'altra ne gioisse Da furore assalita cosi disse.
Dunque baciar si belle e dolce labbia Deve altra? se baciar non le poss'io? Ah non siavero gia ch'altra mai t'habbia Che d'altra esser non dei se non sei mio,
Piu tosto che morir sola di rabbia Che meco di mia man morir disio, Che se ben qui ti perdo, almen l'inferno Poi mi ti renda: e stii meco in eterno.
Se tu m'occidi, e ben ragion che deggi Darmi de la vendetta ancho conforto, Che voglion tutti gli ordini e le leggi Che chi da morte altrui, debba esser morto
Ne par ch'ancho il tuo danno il mio pareggi Che tu mori a ragione, io moro a torto, Faro morir chi brama (ohime) ch'io muora Ma tu crudel'chi t'ama e chi t'adora.
Perche non dei tu mano essere ardita D'aprir col ferro al mio nimico il core? Che tante volte a morte m'ha ferita Sotto la pace in sicurta d'Amore,
Et hor puo consentir tormi la vita Ne pur haver pieta del mio dolore, Contra questo empio ardisci animo forte Vendica mille mie con la sua morte.
Gli sprona contra in questo dir: ma prima Guardati (grida) perfido Ruggiero, Tu non andrai (s'io posso) de la opima Spoglia del cor d'una donzella altiero,
Come Ruggiero ode il parlare, estima Che sia la moglie sua com'era in vero, La cui voce in memoria si bene hebbe Ch'in mille riconoscer la potrebbe.
Ben pensa quel che le parole denno Volere inferir piu, ch'ella l'accusa Che la convention ch'insieme fenno Non le osservava, onde per farne iscusa
Di volerle parlar le fece cenno, Ma quella gia con laviliera chiusa Venia dal dolor spinta e da la rabbia Per porlo e forse ove non era sabbia.
Quando Ruggier la vede tanto accesa Si ristringe ne l'arme e ne la sella: La lancia arresta, ma la tien sospesa Piegata in parte, ove non nuoccia a quella
La Donna ch'a ferirlo e a fargli offesa Venia con mente di pieta rubella, Non pote sofferir, come fu appresso Di porlo in terra, e fargli oltraggio espresso
Cosi lor lancie van d'effetto vote A quello incontro, e basta ben s'Amore Con l'un giostra e con l'altro, e gli percuote D'una amorosa lancia in mezo il core,
Poi che la Donna sofferir non puote Di far onta a Ruggier: volge il furore Che l'arde il petto altrove, e vi fa cose Che saran fin che giri il ciel famose.
In poco spatio ne gitto per terra Trecento e piu: con quella lancia d'oro Ella sola quel di vinse la guerra Messe ella sola in fuga il popul Moro,
Ruggier di qua di la s'aggira & erra Tanto che se le accosta e dice, io moro S'io non ti parlo, ohime che t'ho fatto io? Che mi debbi fuggire? odi perdio.
Come a i meridional tiepidi venti Che spirano dal mare il fiato caldo Le nievi si disciolveno, e i torrenti E il ghiaccio che pur dianzi era si saldo:
Cosi a quei prieghi a quei brevi lamenti Il cor de la sorella di Rinaldo Subito ritorno pietoso e molle: Che l'ira piu che marmo indurar volle.
Non vuol dargli o non puote altra risposta Ma da traverso sprona Rabicano, E quanto puo da glialtri si discosta Et a Ruggiero accenna con la mano:
Fuor de la moltitudine in reposta Valle si trasse, ov'era un piccol piano, Ch'in mezo havea un boschetto di cypressi Che parean d'una stampa tutti impressi.
In quel boschetto era di bianchi marmi Fatta di nuovo un'alta sepoltura, Chi dentro giaccia era con brevi carmi Notato, a chi saperlo havesse cura,
Ma quivi giunta Bradamante, parmi Che gia non pose mente alla scrittura Ruggier dietro il cavallo affretta e punge Tanto ch'al bosco e alla donzella giunge.
Ma ritorniamo a Marphisa: che s'era In questo mezo in su'l destrier rimessa, E venia per trovar quella guerriera Che l'havea al primo scontro in terra messa,
E la vide partir fuor de la schiera E partir Ruggier vide e seguir'essa, Ne si penso che per amor seguisse, Ma per finir con l'arme ingiurie risse,
Urta il cavallo e vien dietro alla pesta Tanto ch'a un tempo con lor quasi arriva: Quanto sua giunta ad ambi sia molesta Chi vive amando il sa senza ch'iol scriva
Ma Bradamante offesa piu ne resta Che colei vede onde il suo mal deriva, Chi le puo tor che non creda esser vero Che l'amor ve la sproni di Ruggiero?
E perfido Ruggier di nuovo chiama Non ti bastava perfido (disse ella) Che tua perfidia sapessi per fama? Se non mi facevi ancho veder quella?
Di cacciarmi da te veggo c'hai brama, E per sbramar tua voglia iniqua e fella, Io vo morir, ma sforzerommi anchora Che muora meco chie cagion ch'io mora.
Sdegnosa piu che Vipera, si spicca Cosi dicendo, e va contra Marphisa, Et allo scudo l'hasta si le appicca Che la fa a dietro riversare in guisa
Che quasi mezo l'elmo in terra ficca, Ne si puo dir che sia colta improvisa, Anzi fa incontra cio che far si puote E pure in terra del capo percuote.
La figliuola d'Amon che vuol morire O dar morte a Marphisa, e in tanta rabbia, Che non ha mente di nuovo a ferire, Con l'hasta onde a gittar di nuovo l'habbia,
Ma le pensa dal busto dipartire Il capo mezo fitto ne la sabbia, Getta da se la lancia d'oro, e prende La spada, e del destrier subito scende.
Ma tarda e la sua giunta, che si trova Marphisa incontra, e di tanta ira piena Poi che s'ha vista alla seconda prova Cader si facilmente su l'arena,
Che pregar nulla: e nulla gridar giova ARuggier che di questo havea gran pena, Si l'odio e l'ira le guerriere abbaglia Che fan da disperate la battaglia.
A meza spada vengono di botto E per la gran superbia che l'ha accese Van pur'inanzi, e si son gia si sotto Ch'altro non puon che venire alle prese,
Le spade il cui bisogno era interrotto Lascian cadere, e cercan nuove offese, Priega Ruggiero e supplica amendue Ma poco frutto han le parole sue.
Quando pur vede che'l pregar non vale Di partirle per forza si dispone, Leva di mano ad amendua il pugnale Et al pie d'un Cypresso li ripone,
Poi che ferro non han piu da far male Con prieghi e con minaccie s'interpone Ma tutto e in van, che la battaglia fanno A pugni e a calci, poi ch'altro non hanno.
Ruggier non cessa, hor l'una hor l'altra prende Per le man per le braccia e la ritira, E tanto fa che di Marphisa accende Contra di se quanto si puo piu l'ira,
Quella che tutto il mondo vilipende Alla amicitia di Ruggier non mira, Poi che da Bradamante si distacca Corre alla spada e con Ruggier s'attacca.
Tu fai da discortese e da villano Ruggiero a disturbar la pugna altrui, Ma ti faro pentir con questa mano, Che vo che basti a vincervi ambedui,
Cerca Ruggier con parlar molto humano Marphisa mitigar, ma contra lui La trova in modo disdegnosa e fiera Ch'un perder tempo ogni parlar seco era.
All'ultimo Ruggier la spada trasse Poi che l'ira ancho lui fe rubicondo: Non credo che spettacolo mirasse Athene, o Roma, o luogo altro del mondo
Che cosi a riguardanti dilettasse Come diletto questo e fu giocondo Alla gelosa Bradamante, quando Questo le pose ogni sospetto in bando .
La sua spada havea tolta ella di terra E tratta s'era a riguardar da parte: E le parea veder che'l Dio di guerra Fosse Ruggiero alla possanza e all'arte,
Una Furia infernal quando si sferra Sembra Marphisa, se quel sembra Marte, Vero e ch'un pezzo il giovene gagliardo Di non far'il potere hebbe riguardo.
Sapea ben la virtu de la sua spada Che tante esperienze n'ha gia fatto: Ove giunge convien che se ne vada L'incanto, o nulla giovi e stia di piatto,
Si che ritien che'l colpo suo non cada Di taglio o punta, ma sempre di piatto, Hebbe a questo Ruggier lunga avvertenza Ma perde pure un tratto la patienza,
Perche Marphisa una percossa horrenda Gli mena per dividergli la testa, Leva lo scudo che'l capo difenda, Ruggiero, e'l colpo in su l'Aquila pesta,
Vieta lo'ncanto che lo spezzi o fenda Ma di stordir non perho il braccio resta, E s'havea altr'arme che quelle d'Hettorre Gli potea il fiero colpo il braccio torre.
E saria sceso indi alla testa, dove Disegno di ferir l'aspra Donzella, Ruggiero il braccio manco a pena muove A pena piu sostien l'Aquila bella,
Per questo ogni pieta da se rimuove, Par che ne gliocchi avampi una facella: E quanto puo cacciar, caccia una punta: Marphisa mal per te se n'eri giunta.
Io non vi so ben dir come si fosse La spada ando a ferire in un cypresso, E un palmo e piu ne l'arbore cacciosse, In modo era piantato il luogo spesso,
In quel momento il monte e il piano scosse Un gran tremuoto, e si senti con esso Da quell'avel ch'in mezo il bosco siede Gran voce uscir ch'ogni mortale eccede.
Grida la voce horribile, non sia Lite tra voi, glie ingiusto & inhumano Ch'alla sorella il fratel morte dia O la sorella uccida il suo germano,
Tu mio Ruggiero e tu Marphisa mia Credete al mio parlar che non e vano In un medesimo utero d'un seme Foste concetti: e usciste al mondo insieme.
Concetti foste da Ruggier secondo, Vi fu Galaciella genitrice: I cui fratelli havendole dal mondo Cacciato il genitor vostro infelice:
Senza guardar c'havesse in corpo il pondo Divoi, ch'usciste pur di lor radice, La fer: perche s'havesse ad affogare S'un debol legno porre in mezo al mare.
Ma Fortuna, che voi ben che non nati Havea gia eletti a gloriose imprese, Fece che'l legno a i liti inhabitati Sopra le Syrti a salvamento scese,
Ove, poi che nel mondo v'hebbe dati: L'anima eletta al Paradiso ascese, Come Dio volse: e fu vostro destino: A questo caso io mi trovai vicino.
Diedi:alla madre sepoltura honesta Qual potea darsi in si deserta arena, E voi teneri avoltoi ne la vesta Meco portai su'l monte di Carena,
E mansueta uscir de la foresta Feci e lasciare i figli una Leena: De le cui poppe dieci mesi e dieci Ambi nutrir con molto studio feci.
Un giorno che d'andar per la contrada E da la stanza allontanar m'occorse Vi sopravenne a caso una masnada D'Arabi (e ricordarvene de forse)
Che te Marphisa tolser ne la strada Ma non poter Ruggier: che meglio corse, Restai de la tua perdita dolente E di Ruggier guardian piu diligente.
Ruggier se ti guardo mentre che visse Il tuo maestro Atlante tu lo sai, Di te senti predir le stelle fisse Che tra Christiani a tradigion morrai,
E perche il male influsso non seguisse, Tenertene lontan m'affaticai, Ne ostare al fin potendo alla tua voglia, Infermo caddi, e mi mori di doglia.
Ma inanzi a morte, qui dove previdi Che con Marphisa haver pugna dovevi, Feci raccor con infernal sussidi A formar questa tomba i sassi grevi,
Et a Charon dissi con alti gridi Dopo morte non vo lo spirto levi Di questo bosco, fin che non ci giugna Ruggier con la sorella per far pugna,
Cosi lo spirto mio per le belle ombre Ha molti di aspettato il venir vostro, Si che mai gelosia piu non t'ingombre O Bradamante ch'ami Ruggier nostro,
Ma tempo e hormai che de la luce io sgombre E mi conduca al tenebroso chiostro: Qui si tacque, e a Marphisa & alla figlia D'amon lascio e a ruggier gran maraviglia
Riconosce Marphisa per sorella Ruggier con molto gaudio, & ella lui: E ad abbracciarsi, senza offender quella Che per Ruggiero ardea, vanno ambidui:
E ramentando de l'eta novella Alcune cose, i feci, io dissi, io fui, Vengon trovando con piu certo effetto Tutto esser ver quel c'ha lo spirto detto.
Ruggiero alla sorella non ascose Quanto havea nel cor fissa Bradamante, E narro con parole affettuose De le obligation che le havea tante,
E non cesso, ch'in grand'amor compose Le discordie ch'insieme hebbono avante, E fe per segno di pacificarsi C'humanament e andaro ad abbracciarsi.
A domandar poi ritorno Marphisa Chi stato fosse, e di che gente il padre, E chi l'havesse morto, & a che guisa: S'in campo chiuso, o fra l'armate squadre,
E chi commesso havea che fosse uccisa Dal mar'atroce la misera madre, Che se gia l'havea udito da fanciulla Hor ne tenea poca memoria, o nulla.
Ruggiero incomincio, che da Troiani Per la linea d'Hettore erano scesi: Che poi che Astyanatte de le mani Campo d'Ulysse e da li aguati tesi,
Havendo un de fanciulli coetani Per lui lasciato, usci di quei paesi, E dopo un lungo errar per la marina Venne in Sicilia, e domino Messina.
I descendenti suoi di qua dal Faro Signoreggiar de la Calabria parte, E dopo piu successioni, andaro Ad habitar ne la citta di Marte.
Piu d'uno imperatore, e Re preclaro Fu di quel sangue in Roma, e in altra parte, Cominciando a Costante, e a Costantino Sino a Re Carlo figlio de Pipino,
Fu Ruggier primo: e Giambaron di questi Buovo:Rambaldo, al fin Ruggier secondo, Che fe come d'Atlante udir potesti Di nostra madre l'utero fecondo,
De la progenie nostra i chiari gesti Per l'historie vedrai celebri al mondo: Segui poi come venne il Re Agolante Con Almonte e col padre d'Agramante.
E come meno seco una Donzella Ch'era sua figlia: tanto valorosa Che molti Paladin gitto di sella, E di Ruggiero al fin venne amorosa,
E per suo amor del padre fu ribella E battezossi, e diventogli sposa, Narro come Beltramo traditore Per la cognata arse d'incesto amore.
E che la patria, e'l padre e duo fratelli Tradi, cosi sperando acquistar lei, Aperse Risa a gli nimici, e quelli Fer di lor tutti i portamenti rei,
Come Agolante i figli iniqui e felli Poser Galaciella, che di sei Mesi era grave, in mar senza governo, Quando fu tempestoso al maggior verno.
Stava Marphisa con serena fronte Fisa al parlar che'l suo german facea, Et esser scesa da la bella fonte C'havea si chiari rivi, si godea,
Quinci Mongrana, e quindi Chiaramonte Le due progenie derivar sapea, Ch'al mondo fur molti e molt'anni e lustri Splendide: e senza par d'huomini illustri.
Poi che'l fratello al fin le venne a dire Che'l padre d'Agramante, e l'avo, e'l zio, Ruggiero a tradigion feron morire E posero la moglie a caso rio,
Non lo pote piu la sorella udire Che lo'nterroppe, e disse fratel mio (Salva tua gratia) havuto hai troppo torto A non ti vendicar del padre morto
Se in Almonte, e in Troian non ti potevi Insanguinar, ch'erano morti inante, De i figli vendicar tu ti dovevi: Perche vivendo tu vive Agramante?
Questa e una macchia che mai non ti levi Dal viso, poi che dopo offese tante Non pur posto non hai questo Re a morte Ma vivi al soldo suo, ne la sua corte.
Io so ben voto a Dio ch'adorar voglio Christo Dio vero ch'adoro mio padre, Che di questa armatura non mi spoglio Fin che Ruggier non vendico e mia madre,
E vo dolermi, e fin'hora mi doglio Di te, se piu ti veggo fra le squadre Del Re Agramante, o d'altro signor Moro Se non col ferro in man per danno loro.
O come a quel parlar leva la faccia La bella Bradamante, e ne gioisce, E conforta Ruggier che cosi faccia Come Marphisa sua ben l'ammonisce,
E venga a Carlo, e conoscer si faccia Che tanto honora, lauda, e riverisce Del suo padre Ruggier la chiara fama Ch'anchor guerrier senza alcun par lo chiama
Ruggiero accortamente le rispose Che da principio questo far dovea, Ma per non bene haver note le cose Come hebbe poi, tardato troppo havea,
Hora essendo Agramante che gli pose La spada al fianco, farebbe opra rea Dandogli morte, e saria traditore Che gia tolto l'havea per suo Signore.
Ben,come a Bradamante gia promesse, Promettea a lei, di tentare ogni via Tanto ch'occasione onde potesse Levarsi con suo honor nascer faria,
E se gia fatto non l'havea, non desse La colpa a lui, ma'l Re di Tartaria Dalqual ne la battaglia che seco hebbe Lasciato fu come saper si debbe.
Et ella ch'ogni di gli venia al letto Buon testimon quanto alcun'altro n'era Fu sopra questo assai risposto e detto Da l'una e da l'altra inclyta guerriera,
L'ultima conclusion, l'ultimo effetto E che Ruggier ritorni alla bandiera, Del suo Signor, fin che cagion gli accada Che giustamente a Carlo se ne vada.
Lascialo pur andar, dicea Marphisa A Bradamante, e non haver timore Fra pochi giorni io faro bene in guisa Che non gli fia Agramante piu Signore,
Cosi dice ella, ne perho devisa Quanto di voler fare habbia nel core, Tolta da lor licentia al fin Ruggiero Per tornare al suo Re volgea il destriero.
Quando un pianto s'udi da le vicine Valli sonar, che li fe tutti attenti, A quella voce fan l'orecchie chine Che di femina par che si lamenti,
Ma voglio questo canto habbia qui fine E di quel che voglio io siate contenti, Che miglior cose vi prometto dire S'all'altro canto miverrete a udire.
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