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1474–1533

CANTO XXXV.

Ludovico Ariosto

C Hi salira per me: Madonna in cie lo A riportarne il mio perduto in gegno? Che poi ch'usci da bei vostri oc / chi il telo Che'l cor mi fis se, ognihor perdendo vegno.

Ne di tanta iattura mi querelo Pur che non cresca, ma stia a questo segno, Ch'io dubito se piu si va sciemando Di venir tal qual ho descritto Orlando.

Per rihaver, l'ingegno mio m'e aviso Che non bisogna che per l'aria io poggi Nel cerchio de la Luna, o in Paradiso, Che'l mio non credo che tanto alto alloggi,

Ne bei vostri occhi, e nel sereno viso, Nel sen d'avorio, e alabastrini poggi, Se ne va errando, & io con queste labbia Lo corro, se vi par ch'io lo rihabbia.

Per gliampli tetti andava il Paladino Tutte mirando le future vite, Poi c'hebbe visto su'l fatal molino Volgersi quelle ch'erano gia ordite,

E scorse un vello che piu che d'or fino Splender parea, ne sarian gemme trite S'in filo si tirassero con arte Da comparargli alla millesma parte.

Mirabilmente il bel vello gli piacque Che tra infiniti paragon non hebbe, E di sapere alto disio gli nacque Quando sara tal vita: e a chi si debbe,

L'Evangelista nulla glie ne tacque Che venti anni principio prima havrebbe Che col. M. e. col .D. fosse notato L'anno corrente dal Verbo incarnato.

E come di splendore e di beltade Quel vello non havea simile o pare, Cosi saria la fortunata etade Che dovea uscirne al mondo singulare,

Perche tutte le gratie inclyte e rade Ch'alma Natura o proprio studio dare O benigna Fortuna ad huomo puote Havra in perpetua & infallibil dote.

Del Re de fiumi tra l'altiere corna Hor siede humil (diceagli) e piccol borgo Dinanzi il Po di dietro gli soggiorna D'alta palude un nebuloso gorgo:

Che volgendosi gli anni la piu adorna Di tutte le citta d'Italia scorgo, Non pur di mura, e d'ampli tetti regi Ma di bei studi,e di costumi egregi.

Tanta esaltatione e cosi presta Non fortuita o d'aventura casca: Ma l'ha ordinata il ciel perche sia questa Degna inche l'huom di ch'io ti parlo, nasca

Che dove il frutto ha da venir s'inesta E con studio si fa crescer la frasca E l'artefice l'oro affinar suole In che legar gemma di pregio vuole,

Ne si leggiadra ne si bella veste Unque hebbealtr'alma in quel terrestre regno E raro e sceso e scendera da queste Sphere superne un spirito si degno,

Come per farne Hippolyto da Este N'have l'eterna mente alto disegno: Hippolyto da Este sara detto L'huomo a chi Dio si ricco dono ha eletto

Quegli ornamenti che divisi in molti A molti basterian per tutti ornarli, In suo ornamento havra tutti raccolti Costui di c'hai voluto ch'io ti parli,

Le virtudi per lui, per lui soffolti Saran gli studi, e s'io vorro narrarli Alti suoi merti, al fin son si lontano Ch'Orlando il senno aspetterebbe invano.

Cosi venia l'imitator di Christo Ragionando col Duca, e poi che tutte Le stanze del gran luogo hebbono visto Onde l'humane vite eran condutte,

Su'l fiume usciro che d'arena misto Con l'onde discorrea turbide e brutte: E vi trovar quel vecchio in su la riva Che con gl'impressi nomi vi veniva.

Non so se vi sia a mente, io dico quello Ch'al fin de l'altro canto vi lasciai Vecchio di faccia, e si di membra snello Che d'ogni cervio e piu veloce assai,

De glialtri nomi egli si empia il mantello Scemava il monte e non finiva mai Et in quel fiume che Lethe si noma Scarcava anzi perdea la ricca soma.

Dico che come arriva in su la sponda Del fiume quel prodigo Vecchio, scuote Il lembo pieno, e ne la turbida onda Tutte lascia cader l'impresse note,

Un numer senza fin se ne profonda Ch'un minimo uso haver non se ne puote, E di cento migliaia che l'arena Su'l fondo involve, un se ne serva a pena.

Lungo e d'intorno quel fiume volando Givano corvi & avidi avoltori Mulacchie, e varii augelli che gridando Facean discordi strepiti e romori,

Et alla preda correan tutti: quando Sparger vedean gli amplissimi thesori E chi nel becco, e chi ne l'ugna torta Ne prende, ma lontan poco li porta.

Come vogliono alzar per l'aria i voli Non han poi forza che'l peso sostegna, Si che convien che Lethe pur'involi De ricchi nomi la memoria degna:

Fra tanti augelli son duo Cygni soli Bianchi, Signor come e la vostra insegna: Che vengon lieti riportando in bocca Sicuramente il nome che lor tocca.

Cosi contra i pensieri empi e maligni Del Vecchio, che donar li vorria al fiume Alcun ne salvan gli augelli benigni Tutto l'avanzo oblivion consume,

Hor se ne van notando i sacri Cygni Et hor per l'aria battendo le piume, Fin che presso alla ripa del fiume empio Trovano un colle, e sopra il colle, un tempio.

All'immortalitade il luogo e sacro: Ove una bella nympha giu del colle Viene alla ripa del letheo lavacro, E di bocca de i Cygni i nomi tolle,

E quelli affige intorno al simulacro Ch'in mezo il tempio una colonna estolle, Quivi li sacra, e ne fa tal governo Che vi si pon veder tutti in eterno.

Chi sia quel Vecchio, e perche tutti al rio Senza alcun frutto i bei nomi dispensi, E de gli augelli, e di quel luogo pio Onde la bella nympha al fiume viensi,

Haveva Astolfo di saper desio I gran mysteri, e gl'incogniti sensi, E domando di tutte queste cose L'huomo di Dio: che cosi gli rispose.

Tu dei saper che non si muove fronda La giu, che segno qui non se ne faccia, Ogni effetto convien c he corrisponda In terra,e in ciel, ma con diversa faccia,

Quel Vecchio la cui barba il petto inonda Veloce si, che mai nulla l'impaccia Gli effetti pari, e la medesima opra Che'l tempo fa la giu, fa qui di sopra.

Volte che son le fila in su la ruota La giu la vita humana arriva al fine, La fama la, qui ne riman la nota, Ch'immortali sariano ambe e divine

Se non che qui quel da la hirsuta gota E la giu il tempo ognihor ne fa rapine, Questi le getta (come vedi) al rio E quel l'immerge ne l'eterno oblio.

E come qua su i corvi e gli avoltori E le mulacchie, e glialtri varii augelli, S'affaticano tutti per trar fuori De l'acqua i nomi che veggion piu belli,

Cosi la giu Ruffiani, Adulatori, Buffon, Cinedi, Accusatori, e quelli Cheviveno alle corti, e chevi sono Piu grati assai che'l virtuoso e'l buono.

E son chiamati cortigian gentili Perche sanno imitar l'asino e'l ciacco, De lor Signor tratto che n'habbia i fili La giusta Parca, anzi Venere e Baccho.

Questi di ch'io ti dico inerti e vili Nati solo ad empir di cibo il sacco: Portano in bocca qualche giorno il nome Poi nel'oblio lascian cader le some.

Ma come i Cygni che cantando lieti Rendeno salve le medaglie al tempio, Cosi gli huomini degni, da poeti Son tolti dal'oblio piu che morte empio

O bene accorti principi e discreti Che seguite di Cesare l'esempio: E gli scrittor vi fate amici, donde Non havete a temer di Lethe l'onde.

Son come i cygni ancho i poeti rari Poeti che non sian del nome indegni: Si perche il ciel de gli huomini preclari Non pate mai che troppa copia regni,

Si per gran colpa de i Signori avari Che lascian mendicare i sacri ingegni: Che le virtu premendo, & esaltando I vitii, caccian le buone arti in bando.

Credi che Dio questi ignoranti ha privi De lo'ntelletto e loro offusca i lumi: Che de la poesia gli ha fatto schivi Accio che morte il tutto ne consumi,

Oltre che del sepolchro uscirian vivi Anchor c'havesse tutti i rei costumi, Pur che sapesson farsi amica Cyrra Piu grato odore havrian che nardo o mirrha

Non si pietoso Enea, ne forte Achille Fu come e fama, ne si fiero Hettorre, E ne son stati, e mille e mille e mille Che lor si puon con verita anteporre,

Ma i donati palazzi e le gran ville Da i descendenti lor, gli ha fatto porre In questi senza fin sublimi honori Da l'honorate man de gli scrittori.

Non fu si santo ne benigno Augusto Come la tuba di Virgilio suona, L'haver havuto in Poesia buon gusto La proscrittion iniqua gli perdona,

Nessun sapria se Neron fosse ingiusto Ne sua fama saria forse men buona: Havesse havuto e terra e ciel nimici Se gli scrittor sapea tenersi amici.

Homero, Agamennon vittorioso E se i Troian parer vili & inerti: E che Penelopea fida al suo sposo Da i Prochi mille oltraggi havea sofferti

E se tu vuoi che'l ver non ti sia ascoso Tutta al contrario l'historia converti: Che i Greci rotti, e che Troia vittrice E che Penelopea fu meretrice.

Da l'altra parte odi che fama lascia Elissa c'hebbe il cor tanto pudico, Che riputata viene una bagascia Solo, perche Maron non le fu amico,

Non ti maravigliar ch'io n'habbia ambascia E se di cio diffusamente io dico, Gli scrittori amo e fo il debito mio Ch'al vostro mondo fui scrittore anch'io.

E sopra tutti glialtri io feci acquisto Che non mi puo levar tempo ne morte, E ben convenne al mio lodato Christo Rendermi guidardon di si gran sorte,

Duolmi di quei che sono al tempo tristo Quando la cortesia chiuso ha le porte, Che con pallido viso e macro e asciutto La notte e'l di vi picchian senza frutto.

Si che continuando il primo detto Sono i poeti e gli studiosi pochi: Che dove non han pasco ne ricetto Insin le fere abbandonano i lochi:

Cosi dicendo il Vecchio Benedetto Gliocchi infiammo che parveno duo fuochi Poi volto al Duca con un saggio riso Torno sereno il conturbato viso.

Resti con lo scrittor de l'Evangelo Astolfo hormai, ch'io voglio far'un salto Quanto sia in terra a venir fin dal cielo: Ch'io non posso piu star su l'ali in alto:

Torno alla Donna, a cui con grave telo Mosso havea gelosia crudele assalto, Io la lasciai c'havea con breve guerra Tre Re gittati un dopo l'altro in terra.

E che giunta la sera ad un castello Ch'alla via di Parigi si ritrova D'Agramante che rotto dal fratello S'era ridotto in Arli hebbe la nuova:

Certa che'l suo Ruggier fosse con quello Tosto ch'apparve in ciel la luce nuova Verso Provenza dove anchora intese Che Carlo lo seguia la strada prese.

Verso Provenza per la via piu dritta Andando s'incontro in una donzella Anchor che fosse lachrymosa e afflitta Bella di faccia e di maniere bella,

Questa era quella si d'amor trafitta Per lo figliuol di Monodante, quella Donna gentil, c'havea lasciato al ponte L'amante suo prigion di Rodomonte.

Ella venia cercando un cavalliero Ch'a far battaglia usato come lontra In aqua e in terra fosse, e cosi fiero Che lo potesse al Pagan porre incontra:

La sconsolata amica di Ruggiero Come quest'altra sconsolata incontra Cortesemente la saluta, e poi Le chiede la cagion de i dolor suoi.

Fiordiligi lei mira, e veder parle Un cavallier, ch'al suo bisogno fia, E comincia del ponte a ricontarle Ove impedisce il Re d'Algier la via,

E ch'era stato appresso di levarle L'amante suo, non che piu forte sia Ma sapea darsi il Saracino astuto Col ponte stretto, e con quel fiume aiuto.

Se sei (dicea) si ardito e si cortese Come ben mostri l'uno e l'altro in vista: Mi vendica per dio di chi mi prese Il mio Signore, e mi fa gir si trista,

O consigliami al meno in che paese Possa io trovare un ch'a colui resista: E sappia tanto d'arme e di battaglia Che'l fiume e'l ponte al Pagan poco vaglia.

Oltre che tu farai, quel che conviensi Ad huom cortese, e a cavalliero errante In beneficio il tuo valor dispensi Del piu fedel d'ogni fedele amante,

De l'altre sue virtu non appertiensi A me narrar, che sono tante e tante Che chi non n'ha notitia, si puo dire Che sia del veder privo e de l'udire.

La magnanima Donna, a cui fu grata Sempre ogni impresa che puo farla degna D'esser con laude e gloria nominata, Subito al ponte di venir disegna,

Et hora tanto piu, ch'e disperata Vien volentier, quando ancho a morirvegna Che credendosi misera esser priva De'l suo Ruggiero, ha in odio d'esser viva

Per quel ch'io vaglio giovane amorosa (Rispose Bradamante) io m'offerisco Di far l'impresa dura e perigliosa: Per altre cause anchor ch'io preterischo,

Ma piu, che del tuo amante narri cosa Che narrar di pochi huomini avvertisco, Che sia in amor fedel, ch'a fe ti giuro Ch in cio pensai ch'ognun fosse pergiuro.

Con un sospir quest'ultime parole Fini,con un sospir ch'usci dal core: Poi disse andiamo, e nel seguente Sole Giunsero al fiume, al passo pien d'horrore,

Scoperte da la guardia che vi suole Farne segno col corno al suo Signore, Il pagan s'arma, e quale e'l suo costume Su'l ponte s'apparecchia in ripa al fiume.

E come vi compar quella guerriera Di porla a morte subito minaccia, Quando de l'arme e del destrier su ch'era Al gran sepolchro oblation non faccia,

Bradamante che sa l'historia vera Come per lui morta Issabella giaccia: Che Fiordiligi detto le l'havea. Al Saracin superbo rispondea.

Perche vuoi tu bestial che gli innocenti Facciano penitentia del tuo fallo? Del sangue tuo placar costei convienti Tu l'uccidesti, e tutto'l mondo sallo,

Si che di tutte l'arme e guernimenti Di tanti che gittati hai da cavallo: Oblatione e vittima piu accetta Havra ch'io te l'uccida in sua vendetta.

E di mia man le fia piu grato il dono, Quando come ella fu, son Donna anch'io Ne qui venuta ad altro effetto sono Ch'a vendicarla, e questo sol disio,

Ma far tra noi prima alcun patto e buono Che'l tuo valor si compari col mio, S'abbattuta saro, di me farai Quel che de glialtri tuoi prigion fatt'hai.

Ma s'io t'abbatto (come io credo e spero) Guadagnar voglio il tuo cavallo e l'armi E quelle offerir sole al cimitero, E tutte l'altre distaccar da marmi,

E voglio che tu lasci ogni guerriero, Rispose Rodomonte giusto parmi, Che sia come tu di, ma i prigion darti Gia non potrei, ch'io non gli ho in queste parti.

Io gli ho al mio regno in Africa mandati Ma ti prometto, e ti do ben la fede, Che se m'avvien per casi inopinati Che tu stia in sella: e ch'io rimanga a piede:

Faro che saran tutti liberati In tanto tempo quanto si richiede Di dare a un messo ch'in fretta si mandi A far quel, che s'io perdo mi commandi.

Ma s'a te tocca star disotto, come Piu si conviene, e certo so che fia, Non vo che lasci l'arme, ne il tuo nome Come di vinta, sottoscritto sia,

Al tuo bel viso a begliocchi alle chiome Che spiran tutti amore e leggiadria Voglio donar la mia vittoria, e basti Che ti disponga amarmi, ove m'odiasti,

Io son di tal valor son di tal nerbo C'haver non dei d'andar di sotto a sdegno: Sorrise alquanto, ma d'un riso acerbo: Che fece d'ira piu che d'altro segno,

La Donna, ne rispose a quel superbo Ma torno in capo al ponticel di legno Sprono il cavallo, e con la lancia d'oro Venne a trovar quell'orgoglioso Moro.

Rodomonte alla giostra s'apparecchia Viene a gran corso, & e si grande il suono Che rende il ponte, ch'intronar l'orecchia Puo forse a molti che lontan ne sono:

La lancia d'oro fe l'usanza vecchia Che quel Pagan si dianzi in giostra buono Levo di sella: e in aria lo sospese: Indi su'l ponte a capo in giu lo stese.

Nel trapassar ritrovo a pena loco Ove entrar col destrier quella guerriera E fu a gran risco, e ben vi manco poco Ch'ella non trabocco ne la riviera:

Ma Rabicano ilquale il vento e'l fuoco Concetto havean si destro & agil'era Che nel margine estremo trovo strada E sarebbe ito ancho su'n fil di spada.

Ella si volta, e contra l'abbattuto Pagan ritorna, e con leggiadro motto Hor puoi (disse) veder chi habbia perduto E a chi di noi tocchi di star di sotto,

Di maraviglia il Pagan resta muto Ch'una donna a cader l'habbia condotto E far risposta non pote o non volle E fu come huom pien di stupore e folle.

Di terra si levo tacito e mesto E poi ch'andato fu quattro o sei passi, Lo scudo e l'elmo ede l'altre arme il resto Tutto si trasse, e gitto contra i sassi,

E solo e a pie fu a dileguarsi presto: Non che commission prima non lassi A un suo scudier che vada a far l'effetto De i prigion suoi, secondo che fu detto.

Partissi: e nulla poi piu se n'intese Se non che stava in una grotta scura: Intanto Bradamante havea sospese Di costui l'arme all'alta sepoltura:

E fattone levar tutto l'arnese Ilqual de i cavallieri alla scrittura Conobbe de la corte esser di Carlo: Non levo il resto e non lascio levarlo.

Oltr'a quel del figliuol di Monodante V'e quel di Sansonetto e d'Oliviero Che per trovare il principe d'Anglante Quivi condusse il piu dritto sentiero,

Quivi fur presi, e furo il giorno inante Mandati via dal Saracino altiero, Di questi l'arme fe la donna torre Da l'alta mole: e chiuder ne la torre.

Tutte l'altre lascio pender da i sassi Che fur spogliate a i cavallier Pagani: V'eran l'arme d'un Re, delquale i passi Per Frontalatte mal fur spesi e vani,

Io dico l'arme del Re de Circassi Che dopo lungo errar per colli e piani Venne quivi a lasciar l'altro destriero E poi senz'arme andossene leggiero.

S'era partito disarmato e a piede Quel Re pagan dal periglioso ponte, Si come glialtri ch'eran di sua fede Partir da se lasciava Rodomonte,

Ma di tornar piu al campo non gli diede Il cor, ch'ivi apparir non havria fronte Che per quel chevantossi, troppo scorno Gli saria farvi in tal guisa ritorno.

Di pur cercar nuovo desir lo prese Colei che sol havea fissa nel core Fu l'aventura sua, che tosto intese (Io non vi saprei dir chi ne fu authore)

Ch'ella tornava verso il suo paese, Onde esso come il punge e sprona Amore Dietro alla pesta subito si pone: Ma tornar voglio alla figlia d'Amone.

Poi che narrato hebbe con altro scritto Come da lei fu liberato il passo: A Fiordiligi c'havea il core afflitto E tenea ilviso lachrymoso e basso:

Domando humanamente, ov'ella dritto Volea che fosse indi partendo: il passo, Rispose Fiordiligi, il mio camino Vo che sia in Arli al campo Saracino.

Ove navilio e buona compagnia Spero trovar da gir ne l'altro lito: Mai non mi fermero, fin ch'io non sia Venuta al mio Signore, e mio marito,

Voglio tentar perche in prigion non stia Piu modi e piu, che se mi vien fallito Questo, che Rodomonte t'ha promesso Ne voglio havere uno & un'altro appresso.

Io m'offerisco (disse Bradamante) D'accompagnarti un pezzo de la strada : Tanto che tu ti vegga Arli d'avante Ove per amor mio vo che tu vada

A trovar quel Ruggier del Re Agramante Che del suo nome ha piena ogni contrada: E che gli rendi questo buon destriero Onde abbattuto ho il Saracino altiero.

Voglio ch'apunto tu gli dica questo, Un cavallier che di provar si crede E fare a tutto'l mondo manifesto Che contra lui sei mancator di fede,

Accio ti trovi apparecchiato e presto, Questo destrier perch'io te'l dia mi diede Dice che trovi tua piastra e tua maglia E che l'aspetti a far teco battaglia.

Digli questo e non altro, e se quel vuole Saper da te ch'io son, di che nol sai, Quella rispose humana come suole Non saro stanca in tuo servitio mai

Spender la vita, non che le parole, Che tu anchora per me cosi fatto hai: Gratie le rende Bradamante, e piglia Frontino, e le lo porge per la briglia.

Lungo il fiume le belle e pellegrine Giovani vanno a gran giornate insieme, Tanto che veggon Arli, e le vicine Rive odon risonar del mar che freme,

Bradamante si ferma alle confine Quasi de Borghi, & alle sbarre estreme, Per dare a Fiordiligi atto intervallo Che condurre a Ruggier possa il cavallo.

Vien Fiordiligi, & entra nel rastrello Nel ponte, e nella porta, e seco prende, Chi le fa compagnia fin'all'hostello Ove habita Ruggiero, e quivi scende,

E secondo il mandato, al Damigello Fa l'imbasciata, e il buon Frontin gli rende: Indi va che risposta non aspetta Ad esequire il suo bisogno in fretta.

Ruggier riman confuso e in pensier grande E non sa ritrovar capo ne via Di saper chi lo sfide, e chi gli mande A dire oltraggio e a fargli cortesia,

Che costui senza fede lo domande O possa domandar huomo che sia Non sa veder, neimaginare, e prima Ch'ogn'altro sia che Bradamante istima.

Che fosse Rodomonte, era piu presto Ad haver, che fosse altri, opinione, E perche anchor da lui debba udir questo Pensa, ne imaginar puo la cagione,

Fuor che con lui, non sa di tutto'l resto Del mondo, con chi lite habbia e tenzone In tanto la Donzella di Dordona Chiede battaglia e forte il corno suona.

Vien la nuova a Marsilio e ad Agramante Ch'un cavallier di fuor chiede battaglia, A caso Serpentin loro era avante Et impetro di vestir piastra e maglia,

E promesse pigliar questo arrogante: Il popul venne sopra la muraglia, Ne fanciullo resto ne resto veglio Che non fosse a veder che fesse meglio.

Con ricca sopravesta e bello arnese Serpentin da la Stella in giostra venne, Al primo scontro in terra si distese, Il destrier haver parve a fuggir penne,

Dietro gli corse la Donna cortese E per la briglia al Saracin lo tenne, E disse, monta e fa che'l tuo Signore Mi mandi un cavallier di te migliore.

Il Re African ch'era con gran famiglia Sopra le mura alla giostra vicino, Del cortese atto assai si maraviglia Ch'usato ha la Donzella a Serpentino,

Di ragion puo pigliarlo, e non lo piglia Diceva, udendo il popul Saracino, Serpentin giunge, e come ella commanda Un miglior da sua parte al Re domanda.

Grandonio di Volterna furibondo, Il piu superbo cavallier di Spagna, Pregando fece si, che fu il secondo, Et usci con minaccie alla campagna:

Tua cortesia nulla ti vaglia al mondo: Che quando da me vinto tu rimagna Al mio Signor menar preso ti voglio Ma qui morrai, s'io posso come soglio.

La Donna disse lui: tua villania Non vo che men cortese far mi possa, Ch'io non ti dica che tu torni pria Che su'l duro terren ti doglian l'ossa,

Ritorna, e di al tuo Re da parte mia Che per simile a te non mi son mossa, Ma per trovar guerrier che'l pregio vaglia Son qui venuta a domandar battaglia.

Il mordace parlare acre & acerbo Gran fuoco al cor del Saracino attiza, Si che senza poter replicar verbo Volta il destrier con colera e con stizza,

Volta la donna, e contra quel superbo La lancia d'oro e Rabicano drizza, Come l'hasta fatal lo scudo tocca Co i piedi al cielo il Saracin trabocca.

Il destrier la magnanima guerriera, Gli prese, e disse, pur te'l prediss'io Che far la mia imbasciata meglio t'era Che de la giostra haver tanto disio,

Di al Re ti prego, che fuor de la schiera Elegga un cavallier che sia par mio, Ne voglia con voi altri affaticarme C'havete poca esperientia d'arme.

Quei da le mura che stimar non sanno Chi sia il guerriero in su l'arcion si saldo Quei piu famosi nominando vanno Che tremar li fan spesso al maggior caldo,

Che Brandimarte sia molti detto hanno La piu parte s'accorda esser Rinaldo Molti su Orlando havrian fatto disegno Ma il suo caso sapean di pieta degno,

La terza giostra il figlio di Lanfusa Chiedendo, disse non che vincer speri Ma perche di cader piu degna scusa Habbian cadendo anch'io, questi guerrieri,

E poi di tutto quel ch'in giostra s'usa Si messe in punto, e di cento destrieri Che tenea in stalla, d'un tolse l'eletta C'havea il correre acconcio, e di gran fretta.

Contra la donna per giostrar si fece Ma prima salutolla, & ella lui, Disse la donna se saper mi lece Ditemi in cortesia che siate vui:

Di questo Ferrau le satisfece Ch'uso di rado di celarsi altrui: Ella soggiunse, voi gia non rifiuto Ma havria piu volentieri altri voluto.

E chi? Ferrau disse, ella rispose Ruggiero, e a pena il pote proferire, E sparse d'un color come di rose La bellissima faccia in questo dire,

Soggiunse al detto poi, le cui famose Lode a tal prova m'han fatto venire, Altro non bramo, e d'altro non mi cale Che di provar come egli in giostra vale.

Semplicemente disse le parole Che forse alcuno ha gia prese a malitia, Rispose Ferrau prima si vuole Provar tra noi chi sa piu di militia,

Se di me avvien quel che di molti suole Poi verra ad emendar la mia tristitia Quel gentil cavallier, che tu dimostri Haver tanto desio che teco giostri.

Parlando tutta volta la donzella Teneva la visiera alta dal viso, Mirando Ferrau la faccia bella Si sente rimaner mezo conquiso,

E taciturno dentro a se favella Questo un'angel mi par del paradiso, E anchor che con la lancia non mi tocchi Abbattuto son gia da suoi begliocchi.

Preson dal campo, e come aglialtri avvenne: Ferrau se n'usci di sella netto, Bradamante il destrier suo gli ritenne: E disse torna, e serva quel c'hai detto,

Ferrau vergognoso se ne venne E ritrovo Ruggier ch'era al conspetto De'l Re Agramante, e gli fece sapere Ch'alla battaglia il cavallier lo chere.

Ruggier non conoscendo anchor chi fosse Chi a sfidar lo mandava alla battaglia, Quasi certo di vincere, allegrosse: E le piastre arrecar fece e la maglia,

Ne l'haver visto alle gravi percosse Che glialtri sian caduti il cor gli smaglia, Come s'armasse, e come uscisse, e quanto Poi ne segui, lo serbo all'altro canto.

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