Skip to content
1474–1533

Canto XXXV.

Ludovico Ariosto

dUro & fiero travaglio veramente dovea ben esser quel di Ruggier forte che travagliava il corpo & piu la mente ne de le due fuggir potea una morte

o da Rinaldo sera egli il perdente: o sera il vincitor: da la consorte che sel sdegno di lei per questo incorre tal morte sopra ogni rea morte abhorre

Rinaldo che non ha simil pensiero in tutti i modi alla vittoria aspira mena de lAzza dispettoso & fiero quando alle braccia: & quando al capo mira

volteggiando con lhasta il buon Ruggiero ribatte il colpo: & quinci & quindi gira & se percuote pur disegna loco dove possa a Rinaldo nuocer poco:

Alla piu parte de signor pagani troppo par disegual esser la zuffa troppo e Ruggier pigro a menar le mani troppo Rinaldo il giovine rabuffa

smarrito in faccia il Re de li Aphricani mira lassalto: & ne suspira & sbuffa & accusa Sobrin: da cui procede tutto lerror chel mal consiglio diede

Melissa in questo empo che era fonte di quanto sappia incantatore o mago havea cangiata la feminil fronte & del gran Re dAlgier presa limago

sembrava al viso e ai gesti Rodomonte & parea armata di pelle di drago & tale il scudo: & tal la spada al fianco havea: qual usava egli: & nulla manco:

Dove e Agramante dove e il Re Marsiglio spinge il demonio in forma di cavallo & con gran voce & con turbato ciglio disse Signor questo e pur troppo fallo

ch un giovene inexperto a far periglio contra un si forte & si famoso Gallo habbiate eletto: in cosa di tal sorte chel regno et lhonor dAphrica ne importe

Non si lassi seguir questa battaglia che ne serebbe in troppo detrimento su Rodomonte sia: ne ve ne caglia: lhaver il patto rotto e il giuramento

dimostri ognun come sua spada taglia inanzi inanzi ognun diamovi drento pote questo parlar si in Agramante che senza piu pensar si caccio inante

l creder dhaver seco il Re dAlgieri fece che si curo poco del patto & non avria di mille cavallieri giunti in suo aiuto: si gran stima fatto

percio lancie abbassar spronar destrieri di qua di la veduto fu in un tratto Melissa: poi che con sue finte larve la battaglia attacco: subito sparve:

Li dui campion che videro turbarsi contra ogni accordo contra ogni promessa fuor de la turba subito ritrarsi havendosi ogni ingiuria gia rimessa

dato la fe ne qua ne la impacciarsi fin che non fusse lor la colpa expressa di chi li patti havesse rotti inante o il vecchio Carlo o il giovene Agramante

Et replicar con nuovi giuramenti desser nimici a chi manco di fede sozopra se ne van tutte le genti chi porta inanzi et chi ritorna il piede

chi sia fra i vili: & chi tra i piu valenti in un atto medesimo si vede son tutti parimente al correr presti ma quei corrono inanzi: e in drieto questi:

Qual levorer che dosboscata fera fuggir intorno & aggirarsi mira ne puo con li compagni andar in schiera chel cacciator lo tien con sdegno & ira

si coruccia: si afflige: & si dispera schiatisce indarno: & se dibatte & tira tutto quel giorno in tal mondo in tal iguisa ste Bradamante & linclyta Marphisa

Tutto quel di si havevano vedute la fere inanzi in spatioso piano & che fusser dal patto ritenute di non poter in esse poner mano

ramaricate serano & dolute & nhavean molto sospirato in vano hor che i patti & le tregue vider rotte liete saltaro in lAphricane frotte

Marphisa caccio lhasta per lo petto al primo che scontro due braccia dietro poi trasse il brando: e in men che non lho detto spezzo quattro elmi che sembrar di vetro

Bradamante non fe minor effetto ma lhasta dor: tenne diverso metro tutti quei che tocco per terra mise duotanti fur: ne perho alcuno uccise

Questo si presso luna allaltra fero che testimonie se ne fur tra loro poi si scostaro: & a ferir si diero dove le trasse lira il popul Moro

chi potra conto haver dogni guerriero che a terra mandi quella lancia d oro? o dogni testa che tronca & divisa sia dala horribil spada di Marphisa?

Come al spirar de piu benigni venti quando lApennin scopre lherbose spalle muovonsi a par dui turbidi torrenti che nel cader fan poi diverso calle

svellono i sassi & li arbori eminenti da lalte ripe: & portan ne la valle le biade e i campi: & come a gara fanno a chi far puo nel suo camin piu danno:

Cosi le due magnanime guerriere scorrendo il campo per diversa strada fanno gran strage in lAphricane schiere luna con lhasta: & laltra con la spada

tien Agramante a pena alle bandiere la gente sua: che in fuga non ne vada in van dimanda in van volge la fronte ne puo saper che sia di Rodomonte

A suasion di lui rotto havea il patto (cosi credea) che fu solennemente li dei chiamando in testimonio: fatto poi s era dileguato si repente

ne Sobrin vede anchor: Sobrin ritratto sera in la terra: & dettosi innocente per che di quel pergiuro: aspra vendetta sopra Agramante il di medesmo aspetta

Marsiglio anchor fuggito era in la terra si la religion gli preme il core percio male Agramante il passo serra a quei che mena Carlo imperatore

dItalia d Lamagna et Inghilterra che tutte sono genti di valore et hanno i paladin sparsi tra loro come le gemme in un riccamo doro

Et con li paladini alcun perfetto quanto esser possa al mondo cavalliero Guidon selvaggio lintrepido petto i dui famosi figli dOliviero

io non voglio ridir ch io lho gia detto di quel par di donzelle ardito et fiero questi uccidean di genti saracine tanto che non ve numero ne fine:

Ma differendo questa pugna alquanto io vuo passar senza naviglio il mare non ho con quei di Francia da far tanto ch io non mi debbia Astolfo ricordare

la gratia che li die lApostol santo io vho gia detto: et detto haver mi pare chel Re Branzardo: e il Re de lAlgazera per irli incontra armasse ogni sua schiera

Furon di quei che haver poteano in fretta le schiere di tutta Aphrica raccolte cosi dinferma eta come perfetta quasi che anchor le femine fur volte

Agramante ostinato alla vendetta havea gia vota lAphrica due tolte poche genti rimase erano: & quelle exercito facean timido: e imbelle

Ben lo mostrar che li nimici a pena vider lontan: che se nandaron rotti Astolfo come pecore li mena dinanzi ai suoi di guerreggiar piu dotti

& fe restarne la campagna piena pochi a Biserta se ne son ridotti prigion rimase Bucifar gagliardo salvossi ne la terra il Re Branzardo

Via piu dolente sol di Bucifaro che se tutto perduto havesse il resto Biserta e grande: & farle gran riparo bisogna: & senza lui mal puo far questo

poterlo riscattar molto havria caro mentre vi pensa: & ne sta afflitto et mesto gli vien in mente come tien prigione: gia molti mesi il paladin Dudone

Lo prese sotto a Monacho in rivera il Re di Sarza nel primo passaggio da indi in qua prigion sempre stato era Dudon: che del Danese fu lignaggio

mutar costui col Re de lAlgazera penso Branzardo: & ne mando messaggio al Capitan de Nubi: perche intese per vera spia ch egli era Astolfo inglese:

Essendo Astolfo paladin comprende che dee haver caro un paladin disciorre il gentil Duca come il caso intende col Re Branzardo in un voler concorre

liberato Dudon gratie ne rende al duca: & seco si mette a disporre le cose che appertengono alla guerra cosi quelle da mar come da terra

Havendo Astolfo exercito infinito da non gli far sette Aphriche difesa & ramentando come fu ammonito dal santo Vecchio che gli die la impresa

di tor Provenza: & dAcquamorta il lito di man di Saracin che lhavean presa duna gran turba fece nuova eletta quella che al mar gli parve manco inetta

Et havendosi piene ambe le palme quanto potean capir: di varie fronde di cedri: lauri: myrti: olivi & palme venne sul mare et quelle sparse in londe

o felici & dal ciel ben dilette alme gratia che Dio raro a mortali infonde o stupendo miracolo che nacque di quelle frondi: come furo in lacque

Crebbero in quantita fuor dogni stima se feron curve & grosse & lunghe & gravi le vene ch attraverso haveano prima mutaro in dure spranghe: & grosse travi

& rimanendo acute in ver la cima tutte in un tratto diventaro navi di differenti qualitadi & tante quante raccolte fur da varie piante:

Miracol fu veder le fronde sparte produr fuste: galee: navi da gabbia fu miracol anchor che vele & sarte & remi havean quanto alcun legno n habbia

non manco al Duca poi: chi havesse larte di governarsi alla ventosa rabbia che di Sardi & di Corsi non remoti nocchier: padron: pennesi hebbe: & piloti:

Quelli che intraro in mar contati furo ventiseimila: & gente dogni sorte Dudon ando per capitano loro cavallier saggio: e in terra: e in acqua forte

stava larmata anchora al lito Moro miglior vento aspettando che laporte quando un naviglio sorse a quella riva che di presi guerrier carco veniva:

Portava quei che al periglioso ponte dove alle giostre il campo era si stretto pigliato havea laudace Rodomonte come piu volte io v ho di sopra detto

il cognato tra questi era del Conte col fedel Brandimarte: & Sansonetto et altri anchor che dir non mi bisogna dAlemagna: dItalia: & di Guascogna:

Quivi il nocchier che anchor non sera accorto de li inimici: intro con la galea lasciando molte miglia a dietro il porto dAlgier: dove calar prima volea

per un vento gagliardo ch era sorto et spinto oltra il dover la poppa havea venir tra suoi credette: e in loco fido come vien Progne al suo loquace nido

Ma come poi lImperial augello i Gigli doro: e i Pardi vide appresso resto pallido in faccia: come quello chel piede incauto d improviso ha messo

sopra il serpente venenoso et fello dal pigro sonno in mezo lherbe oppresso che spaventato & smorto si ritira fuggendo quel ch e pien di tosco & d ira:

Gia non pote fuggir quindi il nocchiero ne tener seppe i prigion suoi di piatto con Brandimarte fu con Oliviero con Sansonetto & con molt altri tratto

dove dal Duca: & dal figliuol dUgiero fu lieto viso alli sua amici fatto et per mercede lui che li condusse vollon che condemnato al remo fusse

Come io vi dico dal figliuol d Othone li cavallier christian furon ben visti et di mensa honorati al padiglione darme: et di cio che bisogno provisti

per amor dessi differi Dudone landata sua: che non minori acquisti di ragionar con ta baroni estima che dessere ito uno o dui giorni prima

In che stato: in che termine: si truove la Francia: et Carlo: instruttion vera hebbe et informossi: navigando: dove per far miglior effetto: calar debbe

mentre da lor venia intendendo nuove s udi un rumor che tuttavia piu crebbe e un dar all arme ne segui si fiero: che fece a tutti far piu d un pensiero:

Il Duca Astolfo: & la compagna bella che ragionando insieme si trovaro in un momento armati furo: e in sella: & verso il maggior grido infretta andaro

di qua di la cercando pur novella di quel rumor in loco capitaro: dove videro un huom tanto feroce: che nudo: & solo: a tutto il campo nuoce:

Menava un suo baston di legno involta che era si duro: si grave: & si fermo che declinando quel: facea ogni volta cader in terra un huom peggio che infermo

gia a piu di cento havea la vita tolta ne piu se gli facea riparo o schermo se non tirando di lontan saette dappresso non e alcun gia che lo aspette

Dudone: Astolfo: Brandimarte: essendo corsi infretta al rumore: & Oliviero de la gran forza & del valor stupendo stavan maravigliosi di quel fiero

quando venir s un palafren correndo videro una Donzella in vestir nero che corse a Brandimarte: & salutollo & gli alzo a un tempo ambe le braccia al collo

Questa era Fiordiligi: che si acceso havea damor per Brandimarte il core che quando al stretto ponte il lascio preso vicina ad impazzar fu di dolore

passato havea di la dal mare: inteso havendo dal Pagan che ne fu authore che mandato con molti cavallieri era prigion ne la citta dAlgieri

Quando fu per passare: havea a Marsiglia una nave trovata di Levante ove era un cavallier de la famiglia del Re di Damogir Re Monodante

ch era venuto un gran numer di miglia quando per mar quando per terra errante cercando Brandimarte che tra via udito havea ch in Francia troveria

Et ella connosciuto che Bardino era costui: Bardino che rapito al padre Brandimarte piccolino & a Rocca Silvana havea notrito

& inteso la causa del camino seco fatto lhavea scioglier dal lito havendogli narrato in che maniera Brandimarte passato in Aphrica era

Tosto che furo a terra udir le nuove ch assediata d Astolfo era Biserta che seco Brandimarte si ritruove udito havean: ma non per cosa certa

hor Fiordiligi in tal fretta si muove come lo vede: che ben mostra aperta quella allegrezza ch i precessi guai le fenno la maggior chavesse mai

El gentil cavallier non men giocondo di veder la diletta & fida moglie chamava piu di cosa altra del mondo labbraccia & bacia & dolcemente accoglie

ne per satiar al primo ne al secondo ne al terzo bacio era le accese voglie se non ch alzando gliocchi hebbe veduto Bardin che con la donna era venuto

Porse le mano & abbracciar lo volle e insieme dimandar perche venia ma di poterlo far tempo gli tolle il campo ch in disordine fuggia

dinanzi a quel baston chel nudo folle menava intorno: & gli facea dar via Fiordiligi miro quel nudo in fronte & grido a Brandimarte eccovi il Conte

Astolfo tutto a un tempo chera quivi che questo Orlando fusse hebbe palese per alcun segni che da i vecchi divi su nel terrestre Paradiso intese

altrimente restavan tutti privi di cognition di quel Signor cortese che per lungo sprezzarsi: & esser stolto havea di fera piu che dhuomo il volto

Astolfo per pieta che gli traffisse il petto: e il cor: si volse lachrymando & a Dudon (che gli era appresso) disse & indi ad Olivier: eccovi Orlando

& quelli gliocchi & le palpebre fisse tenendo in lui landar raffigurando e il ritrovarlo in tal calamitade li empi di meraviglia & di pietade:

Piangean quelli signor per la piu parte si lor ne dolse: & lor nencrebbe tanto tempo e (lor disse Astolfo) trovar arte di risanarlo: & non di farli il pianto

& salto a piedi & cosi Brandimarte Sansonetto: Oliviero: et Dudon santo & se aventaro al nipote di Carlo tutti in un tempo: che volean pigliarlo

Orlando che si vide fare il cerchio meno il baston da disperato et folle et a Dudon che si facea coperchio del scudo al capo: et ch entrar sotto volle

fe sentir ch era grave di soperchio et se non che Olivier col brando tolle parte del colpo: havria il baston ingiusto rottogli il scudo: lelmo: il capo: e il busto

Il scudo ruppe sol: et su lelmetto tempesto si: che Dudon cadde in terra meno la spada a un tempo Sansonetto et del baston piu di dua braccia afferra

con valor tal: che tutto il taglia netto Brandimarte ch adosso se gli serra gli cinge i fianchi quanto puo con ambe le braccia: e Astolfo il piglia ne le gambe

Scuotesi Orlando: et lungi dieci passi da se lInglese fa cader riverso non fa perho: che Brandimarte il lassi che con piu forza lha preso a traverso

ad Olivier che troppo inanzi fassi meno un pugno si duro et si perverso che lo fe cader pallido et exangue et dal naso et da gliocchi uscir il sangue

Et se non era lelmo piu che buono: chavea Olivier: lhavria quel pugno ucciso cadde perho: come se fatto dono havesse del spirto al paradiso

Dudone: e Astolfo: che levati sono benche Dudon habbia gonfiato il viso et Sansonetto chel bel colpo ha fatto adosso a Orlando sen tutti in un tratto

Dudon con gran vigor drieto labbraccia pur tentando col pie farlo cadere Astolfo et glialtri gli han prese le braccia ne lo puon tutti insieme ancho tenere

cha visto Toro a cui si dia la caccia & che alle orecchie habbia le Zanne fiere correr muggendo: & trarre ovunque corre li cani seco: & non potersi sciorre

Imagini ch Orlando fusse tale che tutti quei guerrier si trahea drieto in quel tempo Olivier di terra sale dove lo stese il pugno mal discrero

& connoscendo che i compagni: male potranno far che stia quel pazzo cheto si penso un modo: & ad effetto il messe: di far cader Orlando: & gli succcesse:

Si fe quivi arrecar piu duna fune & con nodi correnti adattar presto & alle gambe: & alle braccia: alcune fe porre a Orlando: & a traverso il resto

di quelli i capi poi parti in commune e li diede a tenere a quello e a questo per quella via che maniscalco atterra cavallo o bue: fu tratto Orlando in terra

Come egli e in terra: gli son tutti adosso & legangli piu forte: & piedi: & mani assai di qua di la se Orlando scosso ma li riforzi suoi tutti son vani

commanda Astolfo che sia quindi mosso che dice voler far che si risani Dudon ch e grande: il lieva in su le schiene & porta al mar: sopra lestreme arene

Lo fa lavar Astolfo sette volte & sette volte sotto acqua lattuffa siche dal vlso & da le membra stolte lieva la brutta rugine & la muffa

poi con certe herbe a questo effetto colte la bocca chiuder fa che soffia & buffa che non volea che havesse altro meato donde spirar: che per il naso: il fiato

Haveva Astolfo apparecchiato il vaso: in che il senno dOrlando era rinchiuso & quello in modo appropinquolli al naso che nel tirar che fece il fiato in suso:

tutto il voto: maraviglioso caso che ritorno la mente al primier uso & ne suoi bei discorsi lintelletto rivenne piu che mai lucido & netto:

Come chi da noioso & grave sonno: dove o vedere abominevol forme: de mostri: che non son: ne ch esser ponno o gli par cosa far strana & enorme

anchor si maraviglia: poi che donno e fatto de suoi sensi: & che non dorme cosi poi che fu Orlando di error tratto resto maraviglioso & stupefatto:

Et Brandimarte: e il fratel dAldabella: & quel chel senno in capo gli ridusse pur pensando riguarda: & non favella come egli quivi & quando si condusse:

girava gliocchi in questa parte e in quella ne sapea imaginar dove si fusse si maraviglia che nudo si vede & tante funi ha da le spalle al piede

Poi disse: come gia disse Sileno a quei che lo legar nel cavo speco solvite me: con viso si sereno con guardo si men del usato bieco

che fu slegato: & de panni chavieno fatti arrecar: participaron seco consolandolo tutti del dolore che lo premea de lo passato errore

Poi che fu all esser primo ritornato Orlando: piu che mai saggio et virile damor si trovo insieme liberato siche colei che si bella et gentile

gli parve dianzi: et che havea tanto amato non stima piu se non per cosa vile ogni suo studio: ogni disio rivolse a racquistar: quanto gia amor le tolse

Narro Bardino intanto a Brandimarte che morto era il suo padre Monodante et che a chiamarlo al regno egli da parte prima veniva del frate suo Gigliante

poi de le genti: chabitan le sparte isole in mare et ultime in Levante di che non era un altro regno al mondo si ricco populoso o si giocondo

Disse molte ragion che dovea farlo che dolce cosa era la patria: et quando si disponesse di voler gustarlo havria poi sempre in odio andare errando

Brandimarte rispose: voler Carlo servir per tutta questa guerra e Orlando et se potea vederne il fin: che poi penseria meglio sopra i casi suoi

Orlando con Astolfo si ristrinse et poi chel stato de la guerra intese verso Provenza con larmata spinse (come ordine era) il figiio del Danese

tutta Biserta poi di assedio cinse dando perho lhonore al duca Inglese dogni vittoria: ma quel Duca: il tutto facea: come dal Conte venia instrutto

Ch ordine habbian tra lor: come se assaglia la gran Biserta: & da che lato: et quando come fu presa alla prima battaglia: et chi lhebbe in lhonor parte con Orlando

s io non vi seguito hora: non vi caglia ch io non me ne vo molto dilungando in questo mezo di saper vi piaccia come dai Franchi i Mori hanno la caccia:

Fu quasi il Re Agramante abbandonato nel pericol maggior di quella guerra che con molti pagani era tornato Marsiglio: e il Re Sobrin dentro alla terra

poi su larmata et questo et quel montato che dubbio havean di non salvarsi in terra et duci et cavallier del popul Moro molti seguito havean lexempio loro

Pur Agramante la pugna sostiene et quando finalmente piu non puote volta le spalle et la via dritta tiene alle porte non troppo indi remote

Rabican drieto in gran fretta gli viene che Bradamante il stimola et percuote era occider quel Re cupida molto che tante volte il suo Ruggier le ha tolto:

Il medesmo desir Marphisa havea per far del padre suo tarda vendetta & con li sproni quanto piu potea facea al caval sentir ch ella havea fretta

ma ne luna ne laltra vi giungea si a tempo che la via fusse intercetta dentrar il Re nella citta serrata & indi poi salvarsi su larmata

Come due belle et generose parde che de le lasse sien di pari uscite poi che o li cervi: o le capre gagliarde in darno haver si veghano seguite

vergognandosi quasi che fur tarde: sdegnose se ne tornano & pentite cosi tornar le due Donzelle: quando videro il Pagan salvo: suspirando

Non perho si fermar: ma ne la frotta deglialtri che fuggivano cacciarsi facendo quinci & quindi ad ogni botta molti cader: senza mai piu levarsi

a mal partito era la gente rotta: che per fuggir non potea anchor salvarsi che Agramante havea fatto per suo scampo chiuder la porta che uscia verso il campo

Et fatto sopra il Rodano tagliare tutti li ponti: ah sfortunata plebe che dove del tyranno utile appare fu sempre in conto di pecore & zebe

chi saffoga nel fiume: & chi nel mare chi sanguinose fa di se le glebe molti perir: pochi restar prigioni che pochi: a farsi taglia: erano buoni

De la gran moltitudine che uccisa fu da ogni parte in questa ultima guerra ben che la cosa non fu ugual divisa ch assai piu andaro saracin sotterra

per man di Bradamante &di Marphisa se ne vede anchor segno in quella terra che presso ad Arli ove il Rodano stagna pien di sepolchri e tutta la campagna

Fatto havea intanto il Re Agramante sciorre et ritirar in alto i legni gravi lasciando alcuni e i piu leggieri: a torre quei che potean fuggir fin alle navi

vi ste dui giorni per li suoi raccorre & perche venti eran contrari & pravi fece lor dar le vele il terzo giorno: che volea far in Aphrica ritorno

Il Re Marsiglio che sta in gran paura ch alla sua Spagna: il fio pagar non tocche & la tempesta horribilmente oscura ne li suoi campi all ultimo non scocche

si fe porre a Valenza: & con gran cura comincio a riparar castella & rocche & preparar la guerra: che fu poi la sua ruina: & de gli amici suoi:

Verso Aphrica Agramante alzo le vele de legni mal armati: & voti quasi dhuomini voti: & pieni di querele: ch in Francia li tre quarti eran rimasi

chi chiama il Re superbo: chi crudele chi stolto: & come aviene in simil casi tutti gli voglion mal: ne lor secreti ma timor n hanno: & stan per forza cheti

Pur dui talhora o tre schiudon le labbia che amici sono: & che tra lor s han fede & sfuogano la cholera: & la rabbia e il misero Agramante anchor si crede

ch ognun gli porti amor: & pieta gli habbia & questo glintervien perche non vede mai visi se non finti: & mai non ode fuor che adulation: menzogne: & frode:

Erasi consigliato il Re Aphricano non venire a smontar nanzi a Biserta perho chavea del popul Nubiano che quel lito tenea: novella certa

ma tenersi di sopra: si lontano che ne non fusse aspra la scesa & erta mettersi in terra: & ritornar al dritto a dar soccorso al suo populo afflitto:

Ma il suo fiero destin: che non risponde a quella intention provida & saggia vuol che larmata che nacque di fronde miracolosamente ne la spiaggia:

& vien solcando in verso Francia londe: con questa ad incontrar di notte s haggia a nubiloso tempo: oscuro: & tristo perche sia in piu disordine & sprovisto:

Non ha havuto Agramante anchora spia che Astolfo mandi una armata si grossa ne creduto ancho (a chil dicesse) havria che cento navi un ramuscel far possa

et vien senza temer: ch intorno sia che contra lui si ardisca di far mossa ne pone guardie: ne veletta in gabbia: che di cio che si scuopre: avisar habbia

Siche i navigli: che da Astolfo havuti havea Dudon: di buona gente armati & che lasera havean questi veduti & alla volta lor seran drizzati

assalir li inimici sproveduti gittaro i ferri et sonsi incatenati poi ch al parlar certificati foro ch erano Mori: & inimici loro:

Nel arrivar che i gran navigli fenno (spirando il vento a lor desir secondo) ne i saracin con tal impeto denno: che molti legni ne cacciaro al fondo

poi cominciaro oprar le mani: e il senno & ferro: & fuoco: & sassi di gran pondo tirar con tanta: et si fiera tempesta che mai non hebbe il mar simile a questa

Quei di Dudone a cui possanza e ardire piu del solito e lor dato di sopra (che venuto era il tempo di punire li saracin di piu duna mal opra)

sanno apresso et lontan si ben ferire che non truova Agramante ove si copra gli cade sopra un nembo di saette da lato ha spade: & graffi: e picche: e accette

Dalto cader sente gran sassi et gravi da machine cacciati et da tormenti et prore et poppe fraccassar de navi et aprir usci al mar larghi et patenti

el maggior danno e de lincendi pravi a nascer presti ad amorzarsi lenti la sfortunata ciurma si vuol torre del gran periglio et via piu ognhor vi corre

Altri chel ferrro et linimico caccia nel mar si getta & vi si affoga & resta altri che muove a tempo piedi & braccia va per salvarsi o in quella barca o in questa

ma quella grave oltra il dover: lo scaccia et la man per salir troppo molesta fa restar attaccata ne la sponda ritorna il resto a far sanguigna londa

Altri che spera in mar salvar la vita o perderlavi al men con minor pena poi che nuotando non ritrova aita et mancar sente lanimo et la lena

alla vorace fiamma cha fuggita la tema di annegarsi ancho rimena s abbraccia a un legno ch arde & per timore cha di due morti in luna e in laltra muore

Altri per tema di spiedo o di accetta che vede appresso: al mar ricorre in vano perche drieto gli vien petra o saetta che non lo lascia andar troppo lontano

ma seria forse: mentre che diletta il mio cantar: consiglio utile & sano finirlo qui: piu presto che seguire tanto che vi annoiasse il troppo dire

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Canto XXXV. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove