S Oviemmi che can tare io vi do / vea Gia lo promisi: e poi m'usci di mente D'una sospition che fatto ha / vea La bella Don/ na di Ruggier dolente,
De l'altra piu spiacevole e piu rea E di piu acuto e venenoso dente Che per quel ch'ella udi da Ricciardetto A devorare il cor l'entro nel petto.
Dovea cantarne, & altro incominciai Perche Rinaldo in mezo sopravenne, E poi Guidon mi die che fare assai Che tra camino a bada un pezzo il tenne,
D'una cosa in un'altra in modo entrai Che mal di Bradamante mi sovenne: Sovienmene hora, e vo narrarne inanti Che di Rinaldo e di Gradasso io canti.
Ma bisogna ancho prima ch'io ne parli Che d'Agramante io vi ragioni un poco C'havea ridutte le reliquie in Arli Che gli restar del gran notturno fuoco,
Quando a raccor lo sparso campo, e a darli Soccorso e vettovaglie, era atto il loco L'Africa incontra, e la Spagna ha vicina, Et e in su'l fiume assiso alla marina.
Per tutto'l regno fa scriver Marsilio Gente a piedi, e a cavallo, e trista, e buona: Per forza e per amore ogni navilio Atto a battaglia: s'arma in Barcelona:
Agramante ogni di chiama a concilio Ne a spesa ne a fatica si perdona: In tanto gravi esattioni e spesse Tutte hanno le citta d'Africa oppresse.
Egli ha fatto offerire a Rodomonte Perche ritorni: & impetrar nol puote: Una cugina sua figlia d'Almonte E'l bel regno d'Oran dargli per dote,
Non si volse l'altier muover dal ponte Ove tant'arme e tante sellevote Di quei che son gia capitati al passo Ha ragunate, che ne cuopre il sasso.
Gia non volse Marphisa imitar l'atto Di Rodomonte: anzi com'ella intese Ch'Agramante da Carlo era disfatto: Sue genti morte saccheggiate: e prese:
E che con pochi in Arli era ritratto: Senza aspettare invito il camin prese, Venne in aiuto de la sua corona E l'haver gli proferse e la persona.
E gli meno Brunello , e gli ne fece Libero dono, ilqual non havea offeso: L'havea tenuto dieci giorni: e diece Notti : sempre in timor d'essere appeso,
E poi che ne con forza ne con prece Da nessun vide il patrocinio preso, In si sprezzato sangue non si volse Bruttar l'altiere mani, e lo disciolse.
Tutte l'antique ingiurie gli remesse E seco in Arli ad Agramante il trasse, Ben dovete pensar che gaudio havesse Il Re di lei ch'ad aiutarlo andasse:
E del gran conto ch'egli ne facesse Volse che Brunel prova le mostrasse, Che quel di ch'ella gli havea fatto cenno Di volerlo impiccar, fe da buon senno.
Il manigoldo in loco inculto & ermo Pasto di corvi e d'avoltoi lasciollo, Ruggier ch'unaltravolta gli fu schermo E che'l laccio glihavria tolto dal collo
La giustitia di Dio fa c'hora infermo S'e ritrovato, & aiutar non puollo: E quando il seppe era gia il fatto occorso Si che resto Brunel senza soccorso.
In tanto Bradamante iva accusando Che cosi lunghi sian quei venti giorni Liquai finiti, il termine era, quando A lei Ruggiero & alla fede torni:
A chi aspetta di carcere, o di bando Uscir, non par che'l tempo piu soggiorni A dargli libertade, o de l'amata Patria, vista gioconda e disiata,
In quel duro aspettare ella talvolta Pensa ch'Etho e Pyroo sia fatto zoppo: O sia la ruota guasta, ch'a dar volta Le par che tardi oltr'all'usato troppo,
Piu lungo di quel giorno a cui per molta Fede nel cielo il giustoHebreo fe intoppo Piu de la notte ch'Hercole produsse Parea lei ch'ogni notte ogni di fusse.
O quante volte da invidiar le diero E gli Orsi e i Ghiri, e i sonnacchiosi Tassi Che quel tempo voluto havrebbe intero Tutto dormir che mai non si destassi,
Ne potere altro udir, fin che Ruggiero Dal pigro sonno lei non richiamassi, Ma non pur questo non puo far, ma anchora Non puo dormir di tutta notte un'hora.
Di qua, di la, va le noiose piume Tutte premendo, e mai non si riposa Spesso aprir la finestra ha per costume Per veder s'ancho di Tithon la sposa
Sparge dinanzi al matutino lume Il bianco giglio e la vermiglia rosa Non meno anchor poi che nasciuto e'l giorno/ Brama vedere il ciel di stelle adorno.
Poi che fu quattro o cinque giorni appresso Il termine a finir, piena di spene Stava aspettando d'hora in hora il messo Che le apportasse ecco Ruggier che viene
Montava sopra un'alta torre spesso Ch'i folti boschi e le campagne amene Scopria d'intorno, e parte de la via Onde di Francia a Montalban si gia.
Se di lontano o splendor d'arme vede O cosa tal ch'a cavallier simiglia: Che sia il suo disiato Ruggier crede E rasserena i begliocchi, e le ciglia:
Se disarmato o viandante a piede Che sia messo di lui speranza piglia, E se ben poi fallace la ritrova Pigliar non cessa una & un'altra nuova.
Credendolo incontrar tal'hora armossi Scese dal monte, e giu calo nel piano: Ne lo trovando, si spero che fossi Per altra strada giunto a Montalbano,
E col disir con c'havea i piedi mossi Fuor del castel, ritorno dentro in vano, Ne qua, ne la trovollo, e passo intanto Il termine aspettato da lei tanto.
Il termine passo d'uno, di dui: Di tre giorni, di sei, d'otto, e di venti Ne vedendo il suo sposo, ne di lui Sentendo nuova, incomincio lamenti,
C'havrian mosso a pieta ne i regni bui Quelle furie crinite di serpenti, E fece oltraggio a begliocchi divini Al bianco petto, all'aurei crespi crini.
Dunque fia ver (dicea) che mi convegna Cercare un che mi fugge e mi s'asconde? Dunque debbo prezzareun che mi sdegna? Debbo pregar chi mai non mi risponde?
Patiro che chi m'odia il cor mi tegna? Un che si stima sue virtu profonde Che bisogno sara che dal ciel scenda Immortal dea, che'l cor d'amor gli accenda
Sa questo altier ch'io l'amo e ch'io l'adoro Ne mi vuol per amante ne per serva: Il crudel sa che per lui spasmo e moro E dopo morte a darmi aiuto serva,
E perche io non gli narri il mio martoro Atto a piegar la sua voglia proterva, Da me s'asconde come aspide suole Che per star empio, il canto udir non vuole.
Deh ferma Amor costui che cosi sciolto Dinanzi al lento mio correr s'affretta: O tornami nel grado onde m'hai tolto Quando ne a te ne ad altri era suggetta,
Deh come eil mio sperar fallace e stolto Ch'in te con prieghi mai pieta si metta Che ti diletti, anzi ti pasci e vivi, Di trar da gliocchi lachrymosi rivi.
Ma di che debbo lamentarmi (ahi lassa) Fuor che del mio desire irrationale? Ch'alto mi leva, e si ne l'aria passa, Ch'arriva in parte ove s'abbrucia l'ale:
Poi non potendo sostener, mi lassa Dal ciel cader, ne qui finisce il male, Che le rimette e di nuovo arde, ond'io Non ho mai fine al precipitio mio.
Anzi via piu che del disir mi deggio Di me doler, che si gli apersi il seno: Onde cacciata ha la ragion di seggio Et ogni mio poter puo di lui meno,
Quel mi trasporta ognihor di male in peggio Ne lo posso frenar, che non ha freno E mi fa certa, che mi mena a morte Per ch'aspettando il mal noccia piu forte.
Deh perche voglio ancho di me dolermi? Ch'error se non d'amarti unqua commessi? Che maraviglia se fragili e infermi Feminil sensi fur subito oppressi?
Perche dovev'io usar ripari e schermi Che la somma belta non mi piacessi Glialti sembianti e le saggie parole Misero e ben chi veder schiva il Sole.
Et oltre al mio destino, io ci fui spinta Da le parole altrui degne di fede: Somma felicita mi fu dipinta Ch'esser dovea di questo amor mercede,
Se la persuasione ohime fu finta: Se fu inganno il consiglio che mi diede Merlin, posso di lui ben lamentarmi Ma non d'amar Ruggier posso ritrarmi.
Di Merlin posso, e di Melissa insieme Dolermi, e mi dorro d'essi in eterno: Che dimostrare i frutti del mio seme Mi fero da gli spirti de lo'nferno:
Per pormi sol con questa falsa speme In servitu, ne la cagion discerno Se non ch'erano forse invidiosi De i miei dolci sicuri almi riposi.
Si l'occupa il dolor che non avanza Loco, ove in lei conforto habbia ricetto, Ma mal grado di quel vien la speranza E vi vuole alloggiare in mezo il petto:
Rifrescandole pur la rimembranza Di quel ch'al suo partir l'ha Ruggier detto E vuol contra il parer de glialtri affetti Che d'hora in hora il suo ritorno aspetti.
Questa speranza dunque la sostenne Finito i venti giorni, un mese appresso Si che il dolor si forte non le tenne Come tenuto havria l'animo oppresso:
Un di che per la strada se ne venne Che per trovar Ruggier solea far spesso Novella udi la misera ch'insieme Fe dietro all'altro ben fuggir la speme.
Venne a incontrare un cavallier Guascone Che dal campo African venia diritto: Ove era stato da quel di prigione Che fu inanzi a Parigi il gran conflitto,
Da lei fu molto posto per ragione Fin che si venne al termine prescritto: Domando di Ruggiero e in lui fermosse Ne fuor di questo segno piu si mosse
Il cavallier buon conto ne rendette Che ben conoscea tutta quella corte: E narro di Ruggier, che contrastette Da solo a solo a Mandricardo forte,
E come egli l'uccise, e poi ne stette Ferito piu d'un mese presso a morte: E s'era la sua historia qui conclusa, Fatto havria di Ruggier la vera escusa.
Ma come poi soggiunse,una donzella Esser nel campo nomata Marphisa: Che men non era che gagliarda bella: Ne meno esperta d'arme in ogni guisa:
Che lei Ruggiero amava eRuggiero ella Ch'egli da lei: ch'ella da lui divisa Si vedea raro, e ch'ivi ogn'uno crede Che s'habbiano tra lor data la fede.
E che come Ruggier si faccia sano Il matrimonio publicar si deve: E ch'ogni Re, ogni Principe pagano Gran piacere e letitia ne riceve:
Che de l'uno e de l'altro sopra humano Conoscendo il valor. sperano in breve Far'una razza d'huomini da guerra La piu gagliarda d'huomini da guerra
La piu gagliarda che mai fosse in terra. Credea il Guascon quel che dicea: non senza Cagion, che ne l'esercito de Mori Openione e universal credenza
E publico parlar n'era di fuori: I molti segni di benivolenza Stati tra lor facean questi romori: Che tosto o buona o ria che la fama esce
Fuor d'una bocca, in infinito cresce. L'esser venuta a Mori ella in aita Con lui, ne senza lui comparir mai, Havea questa credenza stabilita,
Ma poi l'havea accresciuta purassai: Ch'essendosi del campo gia partita Portandone Brunel (come io contai) Senza esservi d'alcuno richiamata:
Sol per veder Ruggier: v'era tornata. Sol per lui visitar, che gravemente Languia ferito, in campo venuta era Non una sola volta, ma sovente:
Vi stava il giorno, e si partia la sera: E molto piu da dir dava alla gente Ch'essendo conosciuta cosi altiera Che tutto'l mondo a se le parea vile:
Solo a Ruggier fosse benigna e humile. Come il Guascon questo affermo per vero Fu Bradamante da cotanta pena: Da cordoglio assalita cosi fiero:
Che di quivi cader si tenne apena, Volto senza far motto il suo destriero Di gelosia d'ira e di rabbia piena: E da se discacciata ogni speranza
Ritorno furibonda alla sua stanza. E senza disarmarsi sopra il letto Col viso volta in giu, tutta si stese, Ove per non gridar, si che sospetto
Di se facesse, i panni in bocca prese, E ripetendo quel che l'havea detto Il cavalliero, in tal dolor discese Che piu non lo potendo sofferire
Fu forza a disfogarlo e cosi a dire. Misera a chi mai piu creder debb'io? Vo dir ch'ognuno e perfido e crudele: Se perfido e crudel sei Ruggier mio
Che si pietoso tenni e si fedele, Qual crudelta qual tradimento rio Unqua s'udi per tragiche querele Che non trovi minor? se pensar mai
Al mio merto e al tuo debito vorai? Perche Ruggier come di te non vive Cavallier di piu ardir di piu bellezza Ne che a gran pezzo al tuo valore arrive
Ne a tuoi costumi ne a tua gentilezza, Perche non fai che fra tue illustri e dive Virtu, si dica anchor c'habbi fermezza? Si dica c'habbi inviolabil fede?
A chi ogn'altra virtu s'inchina e cede. Non sai che non compar, se non v'e quella Alcun valore? alcun nobil costume? Come ne cosa (e sia quanto vuol bella)
Si puo vedere ove non splenda lume, Facil ti fu ingannare una donzella Di cui tu Signore eri idolo e nume A cui potevi far con tue parole
Creder che fosse oscuro e freddo il Sole. Crudel di che peccato a doler t'hai Se d'uccider chi t'ama non ti penti? Se'l mancar di tua fe si leggier fai
Di ch'altro peso il cor gravar ti senti? Come tratti il nimico ? se tu dai A me che t'amo si, questi tormenti? Ben diro che giustitia in ciel non sia
S'a veder tardo la vendetta mia. Se d'ogn'altro peccato assai piu quello De l'empia ingratitudinel'huom grava, E per questo dal ciel l'angel piu bello
Fu relegato in parte oscura e cava, E se gran fallo aspetta gran flagello Quando debita emenda il cor non lava, Guarda ch'aspro flagello in te non scenda
Che mi se'ingrato e non vuoi farne emenda. Di furto anchora, oltre ogni vitio rio Di te crudele ho da dolermi molto, Che tu mi tenga il cor, non ti dico io
Di questo, io vo che tu ne vada assolto: Dico di te che t'eri fatto mio E poi contra ragion mi ti sei tolto: Renditi iniquo a me, che tu sai bene
Che non si puo salvar che l'altrui tiene. Tu m'hai Ruggier lasciata, io te non voglio Ne lasciarti volendo ancho potrei, Ma per uscir d'affanno e di cordoglio
Posso e voglio finire i giorni miei, Di non morirti in gratia sol mi doglio: Che se concesso m'havessero i dei Ch'io fossi morta quando t'era grata
Morte non fu giamai tanto beata. Cosi dicendo di morir disposta Salta del letto, e di rabbia infiammata Si pon la spada alla sinistra costa,
Ma si ravvede poi che tutta e armata, Il miglior spirto in questo le s'accosta E nel cor le ragiona, o donna nata Di tant'alto lignaggio, adunque vuoi
Finir con si gran biasmo i giorni tuoi? Non e meglio ch'al campo tu ne vada Ove morir si puo con laude ogn'hora? Quivi s'avvien ch'inanzi a Ruggier cada
Del morir tuo si dorra forse anchora: Ma s'a morir t'avvien per la sua spada Chi sara mai che piu contenta muora? Ragione e ben che di vita ti privi
Poi ch'e cagion ch'in tanta pena vivi. Verra forse ancho che prima che muori Farai vendetta di quella Marphisa Che t'ha con fraudi e dishonesti amori
Da te Ruggiero alienando uccisa, Questi pensieri parveno migliori Alla donzella, e tosto una divisa Si fe su l'arme, che volea inferire
Disperatione, e voglia di morire. Era la sopraveste del colore In che riman la foglia che s'imbianca Quando del ramo e tolta, o che l'humore
Che facea vivo l'arbore le manca: Ricamata a tronconi era di fuore Di cypresso, che mai non si rinfranca Poi c'ha sentita la dura bipenne:
L'habito al suo dolor molto convenne. Tolse il destrier ch'Astolfo haver solea E quella lancia d'or che sol toccando Cader di sella i cavallier facea:
Perche la le die Astolfo, e dove, e quando, E da chi prima havuta egli l'havea, Non credo che bisogni ir replicando Ella la tolse, non perho sapendo
Che fosse del valor ch'era stupendo. Senza scudiero e senza compagnia Scese dal monte: e si pose in camino Verso Parigi alla piu dritta via,
Ove era dianzi il campo Saracino, Che la novella anchora non s'udia Che l'havesse Rinaldo Paladino Aiutandolo Carlo e Malagigi:
Fatto tor da l'assedio di Parigi· Lasciati havea i Cadurci, e la cittade Di Chaorse alle spalle, e tutto'l monte Ove nasce Dordona, e le contrade
Scopria di Monferrante e di Clarmonte, Quando venir per le medesme strade Vide una Donna di benigna fronte, Ch'uno scudo all'arcione havea attaccato
E le venian tre cavallieri a lato. Altre donne e scudier venivano ancho, Qual dietro, e qual dinanzi, in lunga schiera Domando ad un che le passo da fianco
La figliola d'Amon: chi la donna era, E quel le disse, al Re del popul Franco Questa Donna mandata messaggiera Fin di la dal polo Artico e venuta
Per lungo mar, da l'Isola perduta. Altri perduta altri ha nomata Islanda L'Isola , donde la Regina d'essa Di belta sopra ogni belta miranda
Dal ciel non mai se non a lei concessa, Lo scudo che vedete a Carlo manda Ma ben con patto, e conditione espressa: Ch'al miglior cavallier lo dia, secondo
Il suo parer, c'hoggi si trovi al mondo. Ella come si stima, e come in vero E la piu bella donna che mai fosse, Cosi vorria trovare un cavalliero
Che sopra ogn'altro havesse ardire e posse, Perche sondato e fisso e il suo pensiero, Da non cader per cento mila scosse, Che sol chi terra in arme il primo honore.
Habbia d'esser suo amante e suo Signore. Spera ch'in Francia alla famosa corte Di Carlo Magno il cavallier si trove, Che d'esser piu d'ognaltro ardito e forte
Habbia fatto veder con mille prove, I tre che son con lei come sue scorte Re sono tutti, e dirovvi ancho dove, Uno in Svetia, uno in Gothia, in Norveggia uno
Che pochi pari in arme hanno o nessuno. Questi tre: la cui terra non vicina Ma men lontana e all'isola perduta, Detta cosi, perche quella marina
Da pochi naviganti e conosciuta, Erano amanti e son de la Regina: E a gara per moglier l'hanno voluta, E per aggradir lei cose fatt'hanno
Che fin che giri il ciel dette saranno. Ma ne questi ella, ne alcun'altro vuole, Ch'al mondo in arme esser non creda il primo, C'habbiate fatto prove (lor dir suole)
In questi luoghi appresso, poco estimo: E s'un di voi qual fra le stelle il Sole Fra glialtri duo sara, ben lo sublimo, Ma non perho che tenga il vanto parme
Del miglior cavallier c'hoggi port'arme A Carlo Magno ilquale io stimo e honoro Pel piu savio Signor ch'al mondo sia, Son per mandare un ricco scudo d'oro
Con patto e condition ch'esso lo dia Al cavalliero, ilquale habbia fra loro Il vanto e il primo honor di gagliardia, Sia il cavalliero o suo vasallo, o d'altri:
Il pare di quel Re vo che mi scaltri. Se poi che Carlo havra lo scudo havuto E l'havra dato a quel si ardito e forte Che d'ogn'altro migliore habbia creduto
Che'n sua si trovi o in alcun'altra corte, Uno di voi sara, che con l'aiuto Di sua virtu, lo scudo mi riporte: Porro in quello ogni amore ogni disio
E quel sara il marito e'l signor mio. Queste parole han qui fatto venire Questi tre Re: dal mar tanto discosto, Che riportarne lo scudo o morire
Per man di chi l'havra, s'hanno proposto, Ste molto attenta Bradamante a udire Quanto le fu da lo scudier risposto: Ilqual poi l'entro inanzi, e cosi punse
Il suo cavallo che i compagni giunse. Dietro non gli galoppa ne gli corre Ella ch'adagio il suo camin dispensa, E molte cose tutta via discorre
Che son per accadere, e in somma pensa Che questo scudo in Francia sia per porre Discordia, e rissa, e nimicitia immensa, Fra Paladini & altri se vuol Carlo
Chiarir chi sia il miglior, e a colui darlo. Le preme il cor questo pensier: ma molto Piu le lo preme: e strugge in peggior guisa, Quel c'hebbe prima di Ruggier, che tolto
Il suo amor le habbia e dattolo a Marphisa, Ogni suo senso in questo e si sepolto Che non mira la strada, ne divisa Ove arrivar, ne se trovera inanzi
Commodo albergo ove la notte stanzi. Come nave, che vento da la riva O qualch'altro accidente habbia disciolta Va di nochiero e di governo pr iva
Ove la porti o meni il fiume in volta, Cosi l'amante giovane veniva Tutta a pensare al suo Ruggier rivolta Ove vuol Rabican, che molte miglia
Lontano e il cor che de girar la briglia. Leva al fin gliocchi, e vede il sol che'l tergo Havea mostrato alle citta di Bocco, E poi s'era attuffato come il Mergo
In grembo alla nutrice, oltr'a Marocco, E se disegna che la frasca albergo Le dia ne campi, fa pensier di sciocco, Che soffia un vento freddo e l'aria grieve
Pioggia la notte le minaccia o nieve, Con maggior fretta fa muovere il piede Al suo cavallo, e non fece via molta Che lasciar le campagne a un pastor vede
Che s'havea la sua gregge inanzi tolta, La donna lui con molta instantia chiede Che le'nsegni ove possa esser raccolta O ben o mal, che mal si non s'alloggia
Che non sia peggio star fuori alla pioggia Disse il pastore io non so loco alcuno Ch'io vi sappia insegnar, se non lontano Piu di quattro o di sei leghe, for ch'uno
Che si chiama la rocca di Tristano, Ma d'allogiarvi non succede a ognuno, Perche bisogna con la lancia in mano Che se l'acquisti, e che se la difenda,
Il cavallier che d'allogiarvi intenda. Se quando arriva un cavallier si trova Vota la stanza: il castellan l'accetta, Ma vuol se sopravien poi gente nuova
Ch'uscir fuori alla giostra gli prometta, Se non vien, non accade che si mova, Se vien, forza e che l'arme si rimetta, E con lui giostri, e chi di lor val meno
Ceda l'albergo, & esca al ciel sereno. Se duo tre quattro, o piu guerrieria un tratto Vi giungon prima, in pace albergo v'hanno, E chi di poi vien solo ha peggior patto:
Perche seco giostrar quei piu lo fanno, Cosi se prima un sol si sara fatto Quivi alloggiar, con lui giostrar voranno I duo, tre, quattro. o piu che verran dopo
Si che s'havra valor gli fia a grande uopo. Non men se donna capita o donzella Accompaagnata o sola a questa rocca, E poi v'arrivi un'altra, alla piu bella
L'albergo, & alla men star di fuor tocca, Domanda Bradamante ove sia quella, E il buon pastor non pur dice con bocca: Ma le dimostra il locho ancho con mano
Da cinque o da sei miglia indi lontano. La donna anchor che Rabican ben trotte Solecitar perho non lo sa tanto Per quelle vie, tutte fangose e rotte
Da la staggion, ch'era piovosa alquanto, Che prima arrivi che la cieca notte Fatt'habbia oscuro il mondo in ogni canto, Trovo chiusa la porta, e a chi n'havea
La guardia disse ch'alloggiar volea. Rispose quel ch'era occupato il loco Da donne e da guerrier che vener dianzi, E stavano aspettando intorno al fuoco
Che posta fosse lor la cena inanzi, Per lor non credo l'havra fatta il cuoco S'ella v'e anchor, ne l'han mangiata inanzi: Disse la Donna, hor va che qui gli attendo
Che so l'usanza e di servarla intendo. Parte la guardia, e porta l'imbasciata La dove i cavallier stanno a grand'agio, Laqual non pote lor troppo esser grata
Ch'all'aer li fa uscir freddo e malvagio, Et era una gran pioggia incomminciata Si levan pure e piglian l'arme adagio: Restano gli altri, e quei non troppo infretta
Escono insieme ove la Donna aspetta. Eran tre cavallier che valean tanto Che pochi al mondo valean piu di loro, Et eran quei che'l di medesmo a canto
Veduti a quella messaggiera foro, Quei ch'in Islanda s'havean dato vanto Di Francia riportar lo scudo d'oro, E perche havean meglio i cavalli punti
Prima di Bradamante erano giunti. Di loro in arme pochi eran migliori, Ma di quei pochi ella sara ben l'una, Ch'a nessun patto rimaner di fuori
Quella notte intendea molle e digiuna, Quei dentro alle finestre e a i corridori Miran la giostra al lume de la Luna, Che mal grado de nugoli lo spande
E fa veder, benche la pioggia e grande. Come s'allegra un bene acceso amante Ch'a i dolci furti per entrar si trova, Quando al fin senta dopo indugie tante
Che'l taciturno chiavistel si muova, Cosi volontarosa Bradamante Di far di se co i cavallieri prova S'allegro quando udi le porte aprire:
Calare il ponte e fuor li vide uscire. Tosto che fuor del ponte i guerrier vede Uscire insieme, o con poco intervallo, Si volge a pigliar campo, e dipoi riede
Cacciando a tutta briglia il buon cavallo, E la lancia arrestando che le diede Il suo cugin, che non si corre in fallo, Che fuor di sella e forza che trabocchi,
Se fosse Marte: ogni guerrier che tocchi Il Re di Svetia che primier si mosse Fu primier'ancho a riversciarsi al piano, Con tanta forza l'elmo gli percosse
L'hasta che mai non fu abbassata in vano, Poi corse il Re di Gothia: e ritrovosse Co i piedi in aria al suo destrier lontano, Rimase il terzo sotto sopra volto
Ne l'acqua e nel pantan mezo sepolto. Tosto ch'ella a i tre colpi tutti glihebbe Fatto andar co i piedi alti e i capi bassi: Alla rocca ne va, dove haver debbe
La notte albergo, ma prima che passi V'e chi la fa giurar, che n'uscirebbe Sempre ch'a giostrar fuori altri chiamassi, Il Signor de la dentro che'l valore
Ben n'ha veduto le fa grande honore. Cosi le fa la Donna che venuta Era con quegli tre quivi la sera: Come io dicea, da l'Isola perduta
Mandata al Re di Francia messaggiera, Cortesemente a lei che la saluta (Si come gratiosa e affabil'era) Si leva incontra, e con faccia serena
Piglia per mano, e seco al fuoco mena. La Donna cominciando a disarmarsi S'havea lo scudo e dipoi l'elmo tratto, Quando una cuffia d'oro: in che celarsi
Soleano i capei lunghi e star di piatto, Usci con l'elmo, onde caderon sparsi Giu per le spalle, e la scopriro a un tratto, E la feron conoscer per donzella
Non men che fiera in arme, in viso bella. Quale al cader de le cortine suole Parer fra mille lampade la Scena, D'archi, e di piu d'una superba mole,
D'Oro, e di statue, e di pitture piena, O come suol fuor de la nube il Sole Scoprir la faccia limpida e serena: Cosi l'elmo levandosi dal viso
Mostro la Donna aprisse il paradiso. Gia son cresciute e fatte lunghe in modo Le belle chiome che tagliosse il frate, Che dietro al capo ne puo fare un nodo,
Benche non sian come son prima state, Che Bradamante sia tien fermo e sodo: Che ben l'havea veduta altre fiate Il Signor de la rocca, e piu che prima
Hor l'accarezza e mostra farne stima. Siedono al fuoco, e con giocondo e honesto Ragionamento dan cibo all'orecchia, Mentre per ricreare anchora il resto
Del corpo, altra vivanda s'apparecchia, La Donna all'hoste domando se questo Modo d'albergo,e nuova usanza o vecchia, E quando hebbe principio, e chi la pose,
E'l Cavalliero a lei cosi rispose. Nel tempo che regnava Fieramonte Clodione il figliuolo hebbe una amica Leggiadra e bella e di maniere conte
Quant'altra fosse a quella etade antica, Laquale amava tanto: che la fronte Non rivolgea da lei, piu che si dica Che facesse da Ione il suo pastore,
Perc'havea ugual la gelosia all'amore. Qui la tenea: che'l luogo havuto in dono Havea dal padre: e raro egli n'uscia, E con lui dieci cavallier ci sono
E de i miglior di Francia tutta via, Qui stando venne a capitarci il buono Tristano, & una donna in compagnia Liberata da lui poc'hore inante,
Che trahea presa a forza un fier gigante. Tristano ci arrivo, che'l Sol gia volto Havea le spalle a i liti di Siviglia, E domando qui dentro esser raccolto:
Perche non ce altra stanza a dieci miglia, Ma Clodion che molto amava: e molto Era geloso, in somma si consiglia Che forestier sia chi si voglia: mentre
Ci stia la bella donna, qui non entre. Poi che con lunghe & iterate preci Non pote haver qui albergo il cavalliero Hor quel che far con prieghi io non ti feci,
Che'l facci (disse) tuo mal grado spero, E sfido Clodion con tutti i dieci Che tenea appresso, e con un grido altiero Se gli offerse con lancia e spada in mano
Provar che discortese era e villano. Con patto che se fa che con lo stuolo Suo cada in terra, & ei stia in sella forte, Ne la rocca alloggiar vuole egli solo,
E vuol gli altri serrar fuor de le porte, Per non patir quest'onta va il figliuolo Del Re di Francia a rischio de la morte, Ch'aspramente percosso cade in terra
E cadon gli altri, e Tristan fuor li serra, Entrato ne la rocca trova quella Laqual v'ho detta a Clodion si cara, E c'havea a par d'ognaltra fatto bella
Natura, a dar bellezze cosi avara, Con lei ragiona, in tanto arde e martella Di fuor l'amante aspra passione amara: Ilqual non differisce a mandar prieghi
Al cavallier che dar non gli la nieghi. Tristano anchor che lei molto non prezzi: Ne prezzar fuor ch'Isotta, altra potrebbe, Ch'altra ne ch'ami vuol ne ch'accarezzi
La potion che gia incantata bebbe, Pur perche vendicarsi de l'asprezze Che Clodion gli ha usate si vorebbe: Di far gran torto mi parria (gli disse)
Che tal bellezza del suo albergo uscisse. E quando a Clodion dormire incresca Solo alla frasca, e compagnia domandi, Una giovane ho meco bella e fresca:
Non perho di bellezze cosi grandi, Questa saro contento che fuor esca E ch'ubbidisca a tutti i suoi comandi, Ma la piu bella mi par dritto e giusto
Che stia con quel di noi ch'e piu robusto. Escluso Clodione e mal contento Ando sbuffando tutta notte in volta, Come s'a quei che ne l'alloggiamento
Dormiano adagio, fesse egli l'ascolta, E molto piu che del freddo e del vento Si dolea de la donna che gli e tolta, La mattina Tristano a cui n'encrebbe
Gli la rende, donde il dolor fin'hebbe. Perche gli disse, e lo fe chiaro e certo, Che qual trovolla tal gli la rendea, E benche degno era d'ogni onta in merto
De la discortesia, ch'usata havea, Pur contentar, d'haverlo allo scoperto Fatto star tutte notte, si volea, Ne l'escusa accetto che fosse Amore
Stato cagion di cosi grave errore. Ch'Amor die far gentile un cor villano E non far d'un gentil contrario effetto, Partito che si fu di qui Tristano
Clodion non ste molto a mutar tetto, Ma prima consegno la rocca in mano A un cavallier, che molto gli era accetto, Con patto ch'egli, e chi da lui venisse,
Quest'uso in albergar sempre seguisse. Che'l cavallier c'habbia maggior possanza E la donna belta, sempre ci alloggi; E chi vinto riman voti la stanza
Dorma su'l prato, o altrove scenda e poggi; E finalmente ci fe por l'usanza Che vedete durar fin'al di d'hoggi, Hor mentre il cavallier questo dicea
Lo scalco por la mensa fatto havea. Fatto l'havea ne la gran sala porre Di che non era al mondo la piu bella, Indi con torchi accesi venne a torre
Le belle donne, e le condusse in quella: Bradamante all'entrar con gliocchi scorre E similmente fa l'altra Donzella E tutte piene le superbe mura
Veggon di nobilissima pittura. Di si belle figure e adorno il loco Che per mirarle oblian la cena quasi, Anchor che a i corpi non bisogni poco
Pel travaglio del di lassi rimasi, E lo scalco si doglia, e doglia il coco Che i cibi lascin raffreddar ne i vasi, Pur fu chi disse meglio fia che voi
Pasciate prima il ventre, e gliocchi poi. S'erano assisi e porre alle vivande Voleano man, quando il Signor s'avide Che l'alloggiar due donne eun'error grande
L'una ha da star l'altra convien che snide, Stia la piu bella, e la men fuor si mande Dove la pioggia bagna e'l vento stride, Perche non vi son giunte amedue a un'hora
L'una ha a partire e l'altra a far dimora . Chiama duo vecchi e chiama alcune sue Donne di casa, a tal giuditio buone, E le donzelle mira, e di lor due
Chi la piu bella sia fa paragone, Finalmente parer di tutti fue Ch'era piu bella la figlia d'Amone E non men di belta l'altra vincea
Che di valore i guerrier vinti havea. Alla donna d'Islanda che non sanza Molta sospition stava di questo Il Signor disse, che servian l'usanza
Non v'ha donna a parer se non honesto, A voi convien procacciar d'altra stanza: Quando a noi tutti e chiaro e manifesto Che costei di bellezze e di sembianti
Anchor ch'inculta sia, vi passa inanti· Come sivede in un momento oscura Nube salir d'humida valle al cielo, Che la faccia che prima era si pura
Cuopre del Sol con tenebroso velo, Cosi la Donna alla sententia dura Che fuor la caccia ove e la poggia e'l gielo, Cangiar si vide, e non parer piu quella
Che fu pur dianzi si gioconda e bella. S'impallidisce: e tutta cangia in viso: Che tal sentenza udir poco le aggrada, Ma Bradamante con un saggio aviso
Che per pieta non vuol che se ne vada Rispose, a me non par che ben deciso Ne che ben giusto alcun giudicio cada, Ove prima non s'oda quanto nieghi
La parte o affermi, e sue ragioni alleghi. Io ch'a difender questa causa toglio Dico, o piu bella o men ch'io sia di lei. Non venni come donna qui, ne voglio
Che sian di donna hora i progressi miei, Ma chi dira se tutta non mi spoglio S'io sono o s'io non son quel ch'e costei? E quel che non si sa non si de dire
E tanto men quando altri n'ha a patire. Ben son de gli altri anchor c'hanno le chiome Lunghe com'io, ne donne son questo Se come cavallier la stanza, o come
Donna acquistata m'habbia, e manifesto, Perche dunque volete darmi nome Di donna, se di maschio e ogni mio gesto? La legge vostra vuol che ne sian spinte
Donne da donne, e non da guerrier vinte. Poniamo anchor che come a voi pur pare Io donna sia (che non perho il concedo) Ma che la mia belta non fosse pare
A quella di costei, non perho credo Che mi vorreste la merce levare Di mia virtu, se ben di viso io cedo, Perder per men belta giusto non parmi
Quel c'ho acquistato per virtu con l'armi. E quando anchor fosse l'usanza tale Che chi perde in belta ne dovesse ire, Io ci vorrei restare: o bene o male
Che la mia ostination dovesse uscire, Per questo che contesa diseguale E tra me e questa donna vo inferire, Che contendendo di belta, puo assai
Perdere, e meco guadagnar non mai. E se guadagni e perdite non sono In tutto pari, ingiusto e ogni partito, Si ch'a lei per ragion, si anchor per dono
Spetial, non sia l'albergo prohibito, E S'alcuno di dir che non sia buono E dritto il mio giuditio, sara ardito: Saro per sostenergli a suo piacere
Che'l mio sia vero e falso il suo parere. La figliuola d'Amon mossa a pietade Che questa gentil donna debba a torto Esser cacciata, ove la pioggia cade
Ove ne tetto ove ne pure e un sporto, Al Signor de l'albergo persuade Con ragion molte e con parlare accorto Ma molto piu con quel ch'al fin concluse
Che resti cheto e accetti le sue scuse. Qual sotto il piu cocente ardore estivo Quando di ber piu desiosa e l'herba Il fior ch'era vicino a restar privo
Di tutto quell'humor ch'in vita il serba, Sente l'amata pioggia e si fa vivo, Cosi poi che difesa si superba Si vide apparecchiar la messaggiera,
Lieta e bella torno come prim'era. La cena stata lor buon pezzo avante Ne anchor pur tocca al fin godersi in festa. Senza che piu di cavalliero errante
Nuova venuta fosse lor molesta, La goder glialtri, ma non Bradamante Pure all'usanza addolorata e mesta. Che quel timor che quel sospetto ingiusto
Che sempre havea nel cor le tollea il gusto. Finita ch'ella fu: che saria forse Stata piu lunga, se'l desir non era Di cibar gli occhi, Bradamante sorse
E sorse appresso a lei la messaggiera: Accenno quel Signore ad un che corse E prestamente allumo molta cera, Che splender fe la sala in ogni canto
Quel che segui diro ne l'altro canto.
Cookies on Poetry Cove