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1474–1533

CANTO .XXXII.

Ludovico Ariosto

cHi salirà per me, madonna in cielo a riportarne il mio perduto ingegno che poi che uscì da bei vostri occhi il telo chel cor mi fisse, ognhor perdendo vegno

ne di tanta iattura mi querelo pur che non cresca e stiase a questo segno ma dubito se piu se va scemando ch io venirò, come hò descritto Orlando

Per rihaver, l ingegno mio, mi è aviso che non bisogna che per l aria io poggi nel cerchio de la Luna, o in paradiso ch el mio non credo che tanto alto alloggi

ne bei vostri occhi e nel sereno viso nel sen d avorio e alabastrini poggi se ne va errando, et io con queste labbia lo raccorrò, se par a voi ch io l habbia

Per l ampli tetti andava il Paladino tutte mirando le future vite poi chebbe visto sul fatal molino volgersi quelle ch erano già ordite

e scorse un vello che piu d or fino splender parea, ne sarian gemme trite s in filo si tirassero con arte da comparargli, alla millesma parte

Mirabilmente il bel vello gli piacque che tra infiniti paragon non hebbe e di sapere alto disio gli nacque quando serà tal vita e a chi si debbe

l Evangelista nulla gli ne tacque che principio, venti anni prima, havrebbe che col .M. e col .D. fusse notato l anno corrente dal Verbo incarnato

E come di splendore e di beltade quel vello non havea simile o pare così seria la fortunata etade che devea uscirne al mondo singulare

perche tutte le gratie inclyte e rade ch alma Natura o proprio studio dare o benigna Fortuna ad huom mai puote havrá in perpetua e infallibil dote

Del Re de fiumi tra l altiere corna hor siede humil (diceagli) e piccol borgo dinanzi il Pò dirietro gli soggiorna d alta palude un nebuloso gorgo

che volgendosi li anni la piu adorna di tutte le città d Italia scorgo non pur di mura, vie, di tetti regi, ma d arti, studi, e di costumi egregi

Tanta exaltatione e cosí presta non fortuita e di aventura casca ma l ha ordinata il ciel, perche sia questa degna in che l huom di ch io ti parlo nasca

che dove il frutto ha da venir s innesta e con studio si fa crescer la frasca e l artefice l oro affinar suole in che legar gemma di pregio vuole

Ne sì liggiadra ne sì bella veste unque hebbe altr alma in quel terrestre regno e raro è sceso e scenderà da queste spere superne un spirito sì degno

come per farne Hippolyto da Este ne sta in l eterna mente alto disegno Hippolyto da Este serà detto l huomo a chi Dio sí ricco dono ha eletto

Quelli ornamenti che divisi in molti a molti basterian per tutti ornarli in suo ornamento havrà tutti raccolti costui di chai voluto ch io ti parli

le virtudi per lui, per lui soffolti seranno i studi, e s io vorrò narrar li meriti suoi, sì son dal fin lontano ch Orlando il senno aspettarebbe in vano

Così venia l imitator di Christo ragionando col Duca, e poi che tutte le stanze del gran luoco hebbeno visto onde l humane vite eran condutte

sul fiume usciro che d arena misto con l onde discorrea turbide e brutte e vi trovar quel Vecchio in su la riva che con l impressi nomi vi veniva

Non sò se vi sia a mente, io dico quello che al fin de l altro canto vi lasciai Vecchio di faccia, o sì di membra snello che d ogni cervo è piu veloce assai

de li altrui nomi egli s empia el mantello scemava il monte e non finiva mai et in quel fiume che Lethe si noma scarcava anzi perdea la ricca soma

Dico che come arriva in su la sponda del fiume quel prodigo Vecchio, scuote il lembo pieno, e ne la turbida onda tutte lascia cader l impresse note

un numer senza fin se ne profonda ch un minimo uso haver non se ne pote e di cento migliaia che in l arena el fondo involve, un se ne serva a pena

Lungo e d intorno quel fiume volando givano corvi et avidi avoltori mulacchie e varii augelli, che gridando facean discordi strepiti e romori

et alla preda correan tutti, quando sparger vedean li amplissimi thesori e chi nel becco e che ne l ugna torta ne prende, ma lontan poco li porta

Come vogliono alzar per l aria i voli non han poi forza ch el peso sostegna siche convien che Lethe pur involi de ricchi nomi la memoria degna

fra tanti augelli son dui Cygni soli bianchi, Signor come è la vostra insegna che vengon lieti riportando in bocca sicuramente il nome che lor tocca

Così contra i pensieri empi e maligni del Vecchio, che donar li vorria al fiume alcun ne salvan li augelli benigni tutto l avanzo oblivion consume

hor se ne van nuotando i sacri Cygni et hor per l aria battendo le piume sin che presso alla ripa del fiume empio trovano un colle, e sopra il colle, un tempio

Alla immortalitade il luoco è sacro dove una bella nympha giu del colle viene alla ripa del letheo lavacro e di bocca de Cygni i nomi tolle

e quelli affige intorno al simulacro che in mezo al tempio una colonna extolle quivi li sacra e ne fa tal governo che vi si puon veder tutti in eterno

Chi sia quel Vecchio, e perche tutti al rio senza alcun frutto i bei nomi dispensi e de li augelli, e di quel luoco pio onde la bella nympha al fiume viensi

haveva Astolfo di saper disio li gran mysteri e l incogniti sensi e dimandò di tutte queste cose l huomo di Dio che cosí gli rispose

Tu dei saper che non se muove fronda lagiú, che segno qui non se ne faccia ogni effetto convien che corrisponda in terra, e in ciel, ma con diversa faccia

quel Vecchio la cui barba il petto inonda veloce sí, che mai nulla l impaccia li effetti pari e la medesima opra ch el tempo fa lagiù, fa qui di sopra

Volte che son le fila in su la ruota lagiù la vita humana arriva al fine la fama lá, qui ne riman la nota ch immortali seriano ambe e divine

se non che quì quel da la hirsuta guota e lagiú il tempo ognhor ne fa rapine questo le getta come vedi al rio e quel l immerge nel eterno oblio

Come qua su li corvi e li avoltori e le mulacchie, e li altri varii augelli s affaticano tutti per trar fuori de l acqua i nomi che veggion piu belli

così lagiù ruffiani, adulatori buffon, cinedi, accusatori, e quelli che viveno alle corti, e che vi sono piu grati assai ch el virtuoso e il buono

E son chiamati cortigian gentili perche sanno imitar l asino e l ciacco de lor signori tratto che n hà li fili la giusta Parca, anzi Venere e Baccho

questi di ch io ti dico inerti e vili nati solo ad impir de cibo il sacco portano in bocca qualche giorno il nome poi nel oblio lascian cader le some

Ma come i Cygni che cantando lieti rendeno salve le medaglie al tempio così li signor degni, da poeti son tolti del oblio piu che morte empio

o bene accorti principi e discreti che seguite di Cesare l exempio facendovi i scrittori amici, donde non havete a temer di Lethe l onde

Son rari i Cygni, e li poeti rari poeti che non sian del nome indegni si perche il ciel de li huomini preclari non pate mai che troppa copia regni

si per gran colpa de signori avari che lascian mendicare i sacri ingegni e virtù deprimendo, et exaltando li vitii, caccian le buone arti in bando

Credi che Dio questi ignoranti ha privi de lo ntelletto e lor offusca i lumi che de la poesia li hà fatto schivi acciò che Morte il tutto ne consumi

oltra che del sepolchro uscirian vivi anchor che havesser tutti i rei costumi pur che sapesson farsi amica Cyrrha piu grato odore havrian che nardo e myrrha

Non si pietoso Enea, ne forte Achille fu come è fama, ne si fiero Hettorre e ne son stati, e mille e mille e mille che lor si pon con verità anteporre

ma li ampli doni de palazzi e ville de li nepoti suoi li hà fatto porre in questi senza fin sublimi honori da l honorate penne de scrittori

Non fu si santo e si benigno Augusto come la tuba di Virgilio suona l haver havuto in poesia bon gusto la proscrittion iniqua gli perdona

nessun sapria se Neron fusse ingiusto ne seria forse sua fama men buona havesse havuto e terra e ciel nemici se li scrittor sapea tenerse amici

Homero, Agamennon vittorioso fece parere, e li Troiani inerti e che Penelope fida al suo sposo da i prochi mille oltraggi havea sofferti

e se tu vuoi ch el ver non ti sia ascoso tutta al contrario l historia converti che i Greci rotti, e fu Troia vittrice e che Penelopea fu meretrice

Da l altra parte odi che fama lascia Phoenissa chebbe il cor tanto pudico che reputata viene una bagascia solo, perche Maron non le fu amico

non ti maravigliar ch io n habbia ambascia e se di ciò diffusamente i dico li scittori amo e fo l debito mio ch al vostro mondo fui scrittore ancho io

E sopra tutti li altri io feci acquisto che non mi può levar tempo ne morte e ben convenne al mio lodato Christo rendermi guidardon di sí gran sorte

duolmi di quei che sono al tempo tristo quando la cortesia chiuse hà le porte che con pallido viso asciutto e scarno la notte e il giorno vi picchiano indarno

Siche continuando il primo detto sono i poeti e i studiosi pochi che dove non han pasco ne ricetto sino le fere abbandonano i luochi

così dicendo il Vecchio benedetto li occhi infiammò che parveno dui fuochi poi volto al Duca con un saggio riso tornò sereno il conturbato viso

Astolfo col scrittor del evangelo restisi hormai, ch io voglio far un salto quanto sia in terra a venir fin dal cielo ch io non posso piu star su l ali in alto

torno alla Donna, a cui con grave telo mossa havea Gelosia crudele assalto io la lasciai da Montalbano scesa che di Parigi havea la strada presa

Su l arme era vestita d un colore che imitava la foglia che s imbianca quando del ramo è tolta, e che l humore che facea vivo l arbore le manca

riccamata a tronconi era di fuore di Cypresso che mai non se rifranca poi che sentita hà la dura bipenne l habito molto al suo dolor convenne

Tolse il caval che Astolfo haver solea e quella lancia d or, che sol toccando cader di sella i cavallier facea perche le la diè Astolfo, e dove, e quando,

e da chi prima havuto egli l havea non credo che bisogni ir replicando ella la tolse, con intentione di far con essa, il suo Ruggier prigione

Fece pensiero in campo ire a trovarlo de Saracini, che ancho si credea che fusse intorno alla città di Carlo e chiamar quindi a giostra lo volea

menar prigione e a viva forza trarlo a quel, che per amor non lo potea e poi che tra camino hebbe scienza ove era il campo, andò verso Provenza

Verso Provenza per la via piu dritta cavalcando scontrosse una donzella anchor che fusse lachrymosa e afflitta, bella di faccia e di maniere bella

questa era quella sì d amor traffitta per il figliuol di Monodante, quella donna gentil, che havea lasciato al ponte l amante suo prigion di Rodomonte

E veniva cercando un cavalliero ch afar battaglia usato come l ontra in acqua e in terra fusse, e così fiero che lo potesse al Pagan poner contra

la sconsolata amica di Ruggiero come questaltra sconsolata scontra cortesemente la saluta, e poi le chiede la cagion de dolor suoi

Fiordiligi lei mira, e veder parle un cavallier, ch al suo bisogno fia e comincia del ponte a ricontarle dove impedisce il Re d Algier la via

e ch era stato appresso di levarle l amante suo, non che piu forte sia ma sapea darsi il Saracino astuto col stretto ponte e l alto fiume aiuto

Se lei (dicea) sì ardito e sì cortese come ben mostri l uno e l altro in vista vendicami perdio di chi me prese il mio signor, e me fa gir sì trista

o consigliami al meno in che paese possa trovare un che a colui resista e sappia tanto d arme e di battaglia chel fiume e il ponte al Pagan poco vaglia

Oltra che tu farai, quel che conviensi a un huom cortese, e a cavalliero errante in beneficio il tuo valor dispensi del piu fedel d ogni fedele amante

de l altre sue virtù non appertiensi a me narrar, che sono tante e tante che chi non n hà notitia, si può dire che sia del veder privo e de l udire

La magnanima donna, a cui fu grata sempre ogni impresa, che può farla degna d esser con laude e gloria nominata venir al ponte subito disegna

et hora tanto piu, ch è disperata vien volentier, quando ancho a morir vegna che credendosi misera esser priva del suo Ruggier, hà in odio d esser viva

Per quel ch io vaglio giovane amorosa rispose Bradamante, io me offerisco di far l impresa dura e perigliosa per altre cause anchor ch io preterisco

ma piu che del tuo amante narri cosa che narrar di pochi huomini avertisco che sia in amor fedel, che a fe ti giuro che in ciò pensai che ognun fusse pergiuro

Con un suspir queste ultime parole finì, con un suspir che uscì dal core poi disse andiamo, e nel seguente sole giunsero al fiume al passo pien d horrore

scoperte de la guardia che vi suole farne segno col corno al suo signore il Pagan s arma, e quale è il suo costume sul ponte s appresenta in ripa al fiume

E come vi compar quella guerriera di porla a morte subito minaccia quando de l arme e del caval su ch era al gran sepolchro oblation non faccia

Bradamante che sa l historia vera come per lui morta Issabella giaccia che Fiordiligi detto le l havea al Saracin superbo rispondea

Perche vuoi tu bestial che li innocenti facciano penitentia del tuo fallo? del sangue tuo placar costei convienti tu la uccidesti, e tutto il mondo sallo

piu di tutte l altre arme e guarnimenti di tanti che gettati hai da cavallo oblatione e vittima havrà accetta ch io te le uccida inanzi in sua vendetta

E di mia man le fia piu grato il dono quanto come ella fu son donna anche io ne quì venuta ad altro effetto sono che a vendicarla, e questo sol disio

ma trà noi far prima alcun patto è buono ch el tuo valor si compari col mio s abbattuta serò, di me farai quel che de li altri toi prigion fatto hai

Ma s io te abbatto (come io credo e spero) guadagnar voglio il tuo cavallo e l armi e quelle offerir sole al cimitero e tutte l altre distaccar da marmi

e voglio che tu lasci ogni guerriero, rispose Rodomonte giusto parmi ma li prigion non posso darti adesso che non son piu qui dentro ne qui appresso

Io li hò al mio regno in Aphrica mandati ma ti prometto e ti dó ben la fede che se me avien per casi inopinati che ti stia in sella e ch io rimanga a piede

farò che seran tutti liberati in tanto tempo quanto si richiede di dare a un messo ch in fretta si mandi a far quel, che s io perdo, mi commandi

Ma se a te tocca star disotto, come piu si conviene, e certo sò che fia non vuó che lasci l arme, e ch el tuo nome come di vinta, sottoscritto sia

al tuo bel viso a belli occhi alle chiome che spiran tutti amore e liggiadria voglio donar la mia vittoria, e basti che te disponi amarmi, ove me odiasti

Io son di tal valor son di tal nerbo che haver non dei andar di sotto a sdegno sorrise alquanto, ma d un riso acerbo che fece d ira piu che d altro segno

la Donna, ne rispose a quel superbo ma tornò in capo al ponticel di legno spronò il cavallo, e con la lancia d oro venne a trovar quel orgoglioso Moro

Rodomonte alla giostra s apparecchia viene a gran corso, e tal strepito e suono dal ponte s ode, ch in tronar l orecchia a molti può, che assai lontan ne sono

la lancia d oro ne fece l usanza vecchia che quel Pagan sì dianzi in giostra buono levò di sella, e in aria lo suspese indi sul ponte a capo in giu lo stese

Nel trapassar ritrovò a pena luoco dove intrar col caval quella guerriera e fu a gran risco, e ben le mancò poco che non andò del ponte in la rivera

ma Rabican che fu di vento e fuoco concetto, così destro et agil era che nel margine estremo trovò strada e serebbe ito ancho su un fil di spada

Ella si volta e contra l abbattuto Pagan, ritorna, e con liggiadro motto hor poi (disse) veder chabbia perduto et a chi tocchi di noi star di sotto

di maraviglia il Pagan resta muto ch una donna a cader l habbia condotto e far risposta non puote o non volle e fu come huom pien di stupore e folle

Di terra se levò tacito e mesto e poi che andato fu quattro o sei passi el scudo e l elmo e de l altre arme il resto tutto si trasse, e gettò contra i sassi

e solo a piè si deleguò via presto non che commission prima non lassi a un suo scudier che vada a far l effetto de li prigion, secondo che fu detto

Partissi e d esso poi nulla se intese se non che stava in una grotta scura intanto Bradamante havea suspese di costui l arme all alta sepultura

e fattone levar tutto l arnese che de li cavallieri alla scrittura connobbe de la corte esser di Carlo non levò il resto e non lasciò levarlo

Oltra quel del figliuol di Monodante fu quel di Sansonetto e d Oliviero che per trovare il principe d Anglante quivi condusse il piu dritto sentiero

quivi fur presi, e furo il giorno inante mandati via dal Saracino altiero di questi l arme fe la donna torre da l alta mole e chiuder ne la torre

Tutte l altre lasciò pender da i sassi che fur spogliate a cavallier pagani v eran l arme d un Re, di cui li passi per Frontalatte mal fur spesi e vani

l arme dico del Re de li Circassi che dopo lungo errar per colli e piani venne quivi a lasciar l altro destriero e poi senza arme andarsene liggiero

S era partito disarmato e a piede quel Re pagan dal periglioso ponte si come li altri ch eran di sua fede partir da se lasciava Rodomonte

ma di tornar piu al campo, non gli diede el cor, ch ivi apparir non havria fronte che per quel che vantossi, troppo scorno gli seria farvi in tal guisa ritorno

Di pur cercar nuovo desir lo prese la donna, chavea ognhor fissa nel core fu l aventura sua, che presto intese (io non vi saprei dir chi fu l authore)

ch ella tornava verso il suo paese onde esso come il sprona e punge Amore dietro alla pesta subito si pone ma tornar voglio alla figlia d Amone

Poi che narrato hebbe con altro scritto come da lei fu liberato il passo a Fiordiligi chavea il cor afflitto e tenea il viso lachrymoso e basso

dimandò humanamente, dove dritto volea che fusse indi partendo il passo rispose Fiordiligi, il mio camino vuò che sia in Arli al campo saracino

Dove naviglio e buona compagnia spero trovar da gire in l altro lito ch io non mi fermerò, fin ch io non sia venuta al mio signore e mio marito

voglio tentar perche in prigion non stia piu modi e piu, che se mi vien fallito questo, che Rodomonte t hà promesso ne voglio haver et uno et altro appresso

Io me offerisco (disse Bradamante) d accompagnarti un pezzo de la strada tanto che tu ti veggia Arli dinante dove per amor mio vuò che tu vada

a trovar quel Ruggier del Re Agramante che del suo nome hà piena ogni contrada e che gli rendi questo buon destriero donde abbattuto hò il Saracino altiero

Voglio che a punto tu gli dica questo, un cavallier che di provar si crede e far a tutto il mondo manifesto che contra lui sei mancator di fede

acciò ti truovi apparecchiato e presto ch io ti rendessi il tuo Frontin, mi diede commissione, e dice che ti metti per far battaglia in punto, e che l aspetti

Digli questo e non altro, e se quel vuole saper da te ch io son, dí che nol sai Fiordiligi benigna come suole rispose, e questa e maggior cosa assai

farò per te, che fatti e non parole a prieghi miei (la tua mercè) fatt hai gratie le rende Bradamante, e piglia Frontino e le lo porge per la briglia

Lungo il fiume le belle e pellegrine giovane vanno a gran giornate insieme tanto che veggono Arli, e in le vicine rive, il rumor odon del mar che freme

Bradamante si ferma alle confine quasi de borghi, et alle sbarre estreme per dare a Fiordiligi atto intervallo che condurre a Ruggier possa il cavallo

Vien Fiordiligi, et entra nel castello nel ponte, e ne la porta, e seco prende chi lè fa compagnia fin a l hostello dove habita Ruggiero, e quivi scende

e secondo il mandato, al damigello fa l ambasciata, e il buon Frontin gli rende indi vá che risposta non aspetta ad exequir il suo bisogno in fretta

Ruggier riman confuso e in pensier grande e non sa ritrovar capo ne via di saper chi lo sfidi, e chi gli mande a dire oltraggio e fargli cortesia

che costui senza fede lo dimande o possa dimandar huomo che sia non sa vedere, e ben d ognaltro, prima che de la donna sua, potria far stima

Che fusse Rodomonte havea piu presto ma non troppo fondata opinione e perche anchor da lui debbia udir questo pensa, ne imaginar può la cagione

fuor che con lui, non sa di tutto l resto del mondo, con chi lite habbia e tenzone in tanto la donzella di Dordona chiede battaglia e forte il corno suona

Vien la nuova a Marsiglio e ad Agramante ch un cavallier di fuor chiede battaglia a caso Serpentin loro era inante et impetrò di vestir piastra e maglia

e promesse pigliar questo arrogante el popul venne sopra la muraglia e non rimase ne fanciul ne veglio che non fusse a veder chi fesse meglio

Con ricca sopravesta e bello arnese Serpentin da la stella in giostra venne al primo scontro in terra si distese parve havere il destriero a fuggir penne

drieto gli corse la donna cortese e per la briglia al Saracin lo tenne e disse, monta e fa ch el tuo signore mi mandi un cavallier di te migliore

El Re Aphrican che con sua gran famiglia era su i muri alla giostra vicino del cortese atto assai si maraviglia ch usato hà la donzella a Serpentino

dì ragion può pigliarlo, e non lo piglia diceva udendo il popul saracino Serpentin giunge, e come ella commanda un miglior da sua parte al Re dimanda

Grandonio di Volterna furibondo el piu superbo cavallier di Spagna pregando fece sì, che fu il secondo et uscì con minaccie alla campagna

disse l altier vagliate nulla al mondo tua cortesia, che quando tu rimagna vinto da me, prigion menar ti voglio ma qui morrai, s io posso come soglio

La donna disse a lui, tua villania non vuò che men cortese far mi possa ch io non ti dica che tu torni pria che del duro terren ti doglian l ossa

ritorna, e di al tuo Re da parte mia che per simili a te non mi sono mossa ma per trovar guerrier ch el pregio vaglia son qui venuta a dimandar battaglia

Il mordace parlar acre et acerbo gran fuoco al cor del Saracino attizza siche senza poter replicar verbo volta il caval con cholera e con stizza

volta la donna, e contra quel superbo la lancia d oro, et Rabicano drizza come l hasta fatal nel scudo tocca coi piedi al ciel di sella lo trabbocca

Il caval la magnanima guerriera gli prese, e disse, pur t el predissi io che far la mia ambasciata meglio t era che de la giostra haver tanto disio

di al Re ti prego, che fuor de la schiera elegga un cavallier che sia par mio ne voglia con voi altri affaticarmi che havete poca experientia d armi

Quelli da i merli che stimar non sanno chi sia il guerriero in su l arcion sì saldo quei piu famosi nominando vanno che tremar li fan spesso al maggior caldo

che Brandimarte sia molti detto hanno la piu parte s accorda esser Rinaldo molti sú Orlando havrian fatto disegno ma il suo caso sapean di pietà degno

La terza giostra il figlio di Lanfusa chiedendo disse non che vincer speri ma perche di cader piu degna scusa habbian, cadendo anch io, questi guerrieri

e poi di tutto quel che in giostra s usa si messe in punto e di cento destrieri che tenea in stalla d un tolse l eletta chavea il correre acconcio, e di gran fretta

Contra la donna per giostra si fece ma prima salutolla et ella lui disse la donna, se saper mi lece ditemi in cortesia, che sete vui

di questo Ferraù la satisfece che rado usò voler celarsi altrui ella suggiunse, voi già non rifiuto ma havria piu volentier altri voluto

E chi? Ferraù disse, ella rispose, Ruggiero, e apena il puote proferire e sparse d un color come di rose la bellissima faccia in questo dire

suggiunse al detto poi, le cui famose lode e tal prova m han fatto venire altro non bramo, e d altro non mi cale che di provar come egli in giostra vale

Semplicemente disse le parole che forse alcuno hà giá prese a malitia rispose Ferraù, prima si vuole provar tra noi chi sà piu di militia

se di me avien quel che de molti suole poi verrà ad emendar la mia tristitia quel gentil cavallier che tu dimostri haver tanto desir che teco giostri

Parlando tuttavolta la donzella teneva la visera alta dal viso mirando Ferraù la faccia bella si sente rimaner mezo conquiso

e taciturno dentro a se favella questo un angel mi par del paradiso et anchor che con lancia non mi tocchi abbattuto son già da suoi belli occhi

Preson del campo, e come agli altri avenne Ferraù se n uscì di sella netto Bradamante il caval suo gli ritenne e disse, torna, e serva quel chai detto

Ferraù vergognoso se ne venne e ritrovò Ruggier ch era al conspetto del Re Agramante, e gli fece sapere ch alla battaglia il cavallier lo chiere

Ruggier non connoscendo anchor che fosse chi asfidar lo mandava alla battaglia quasi certo di vincere allegrosse e le piastre arrecar fece e la maglia

ne l haver visto alle gravi percosse che li altri sian caduti il cor gli smaglia come s armasse, e come uscisse, e quanto poi ne seguì, lo serbo a l altro canto

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