o Famelice inique & fiere Harpie ch all accecata Italia et di error piena per punir forse antique colpe rie in ogni mensa alto giudicio mena
innocenti fanciulli et madri pie cascan di fame: & veghon ch una cena di questi mostri rei tutto divora cio che del viver lor sostegno fora
Troppo fallo chi le spelonche aperse che gia molti anni erano stette chiuse onde il fetore et lingordigia emerse ch ad ammorbar Italia si diffuse
il bel vivere alhora si summerse & la Quiete in tal modo si excluse ch in guerre in poverta sempre e in affanni e dopo stata et e per star molt anni
Fin ch ella un giorno a i neghitosi figli scuota la chioma: et cacci fuor di Lethe gridando lor: non fia che rassimigl alla virtu di Calai & di Zete?
che le mense dal puzzo & da li artigli liberi: et torni a lor monditia liete? come essi gia quelle di Phineo: et dopo fe il Paladin quelle del Re Etiopo
Il Paladin col suono horribil venne le brutte Harpie cacciando in fuga e in rotta tanto ch apie dun monte se ritenne dove esse erano intrate in una grotta
lorecchie attente a quel spiraglio tenne et laria ne senti percossa & rotta di pianto strida et di lamento eterno segno evidente quivi esser linferno
Astolfo si penso dintrarvi dentro et veder quei channo perduto il giorno & penetrar la terra sino al centro et le bolgie infernal cercare intorno
di che debbo temer (dicea) s io v entro? che mi posso aiutar sempre col corno faro fuggir Plutone & Sathanasso e il Can trifauce levero dal passo
De lalato destrier presto discese et lo lascio legato a un arbuscello poi si calo ne lantro: & prima prese il corno: havendo ogni sua speme in quello
non ando molto inanzi: che gli offese el naso e gliocchi un fumo oscuro & fello via piu noioso che di pece o solpho non sta per questo andare inanzi Astolfo
Ma quanto va piu inanzi: piu se ingrossa il fumo: & la caligine: & gli pare ch andare hoggimai piu troppo non possa che sera forza a dietro ritornare
ecco non sa che sia: vede far mossa da la volta di sopra: come fare il cadavero impeso al vento suole: che molti di: sia stato all acqua e al Sole
Si poco et quasi nulla era di luce in quella affumicata & nera strada che non comprende: & non discerne il Duce che questo sia che si per laria vada
et per notitia haverne: si conduce a darli uno o dui colpi de la spada estima poi che un spirto esser quel debbia che gli par di ferir sopra la nebbia
Allhor senti parlar con voce mesta? deh senza fare altrui danno: giu cala pur troppo il negro fumo mi molesta che dal fuoco infernal qui tutto exhala
il Duca stupefatto allhor se arresta et dice all ombra se Dio tronchi ogni ala al fumo: si che a te piu non ascenda non te dispiaccia chel tuo stato intenda
Et se vuoi che di te porti novella nel mondo su: per satisfarti sono rispose il spirto: in la luce alma & bella tornar per fama anchor si mi par buono
che le parole e forza che mi svella il gran desir cho dhaver poi tal dono et chel mio nome & lesser mio ti dica ben che mi sia il parlar noia et fatica
Et comincio: Signor Lydia sono io del Re di Lydia in grande altezza nata qui dal giudicio altissimo di Dio al fumo eternamente condannata
per esser stata al fido amante mio mentre io vissi: spiacevole & ingrata daltre infinite e questa grotta piena poste per simil fallo in simil pena
Sta la cruda Anaxarete piu al basso dove e maggior il fumo et piu martire resto converso al mondo il corpo in sasso et lanima qua giu venne a partire
poi che per lei veder lo afflitto & lasso suo amante impeso pote sofferire qui presso e Daphne chor si avede quanto errasse a fare Apollo correr tanto
Lungo seria se linfelici spirti de le femine ingrate che qui stanno volesse ad uno ad uno riferirti che tanti son che in infinito vanno
piu lungo anchor seria gli huomini dirti a cui lesser ingrato ha fatto danno et che puniti sono in peggior loco dove il fumo gli accieca et cuoce il fuoco
Perche piu al creder son facil le donne ch inganna lor di piu supplicio e degno Theseo col figlio il sa: sallo Iasone col grande occupator del Latin regno
et quel che contra se il frate Assalonne per Tamar trasse a sanguinoso sdegno et altri et altre che sono infiniti che lasciato han chi moglie et chi mariti
Ma per narrar di me piu che daltrui et palesar lerror che qui mi trasse bella: ma altiera piu: si in vita fui che non so s altra mai mi saguagliasse
ne ti saprei ben dir: qual de li dui lorgoglio: o la beltade: in me avanzasse quantunque il fasto & lalterezza nacque da la belta: ch a tutti gliocchi piacque
Era in quel tempo in Thracia un cavalliero estimato il miglior del mondo in arme il qual da piu dun testimonio vero di singular belta: senti lodarme
tal che spontaneamente fe pensiero di volere il suo amor tutto donarme stimando meritar per suo valore che caro haver di lui dovessi il core
In Lydia venne: & dun laccio piu forte vinto resto: poi che veduta mhebbe con glialtri cavallier si messe in corte del padre mio: dove in gran fama crebbe
lalto valor: & le piu duna sorte prodezze che mostro: lungo serebbe a raccontarti: e il suo merto infinito quando egli havesse a piu grato huom servito
Pamphilia & Caria: e il regno de Cilici per opra di costui mio padre vinse che lexercito mai contra i nimici se non quanto volea costui non spinse
costui poi che gli parve i benefici suoi meritarlo: un di col Re si strinse a dimandarli in premio de le spoglie tante arrecate: ch io fussi sua moglie
Fu repulso dal Re: ch in un gran stato maritar disegnava la figliuola non a costui: che cavallier privato altro non tien che la virtude sola
el padre mio troppo al guadagno dato e allavaritia dogni vitio schola tanto apprezza costumi: o virtu ammira quanto lasino fa il suon de la lira
Alceste il cavallier di ch io ti parlo (che cosi nome havea) poi che si vede repulso: da chi piu gratificarlo era piu debitor: combiato chiede
& lo minaccia nel partir di farlo pentir: che la figliuola non gli diede se nando al Re dArmenia emulo antico del Re di Lydia: & capital nimico
E tanto stimulo che lo dispose a pigliar larme & far guerra a mio padre esso per lopre sue chiare & famose fu fatto capitan di quelle squadre
pel Re dArmenia tutte laltre cose disse: che acquisteria: sol le liggiadre & belle membra mie: volea per frutto de lopra sua: vinto chavesse il tutto
Io non ti potria exprimere il gran danno che Alceste al padre mio fa in quella guerra quattro exerciti rompe: e in men dun anno lo mena a tal: che non gli lascia terra
fuor ch un castel ch alte pendici fanno fortissimo: & la dentro il Re si serra con la famiglia: che piu gli era accetta & col thesor che trar vi puote in fretta
Quivi assedionne Alceste: & in non molto termine: a tal desperation ne trasse: che per buon patto havria mio padre tolto che moglie et serva anchor: me gli lasciasse
con la meta del regno se indi assolto restar dogni altro danno si sperasse vedersi in breve de lavanzo privo era ben certo: & poi morir captivo
Tentar prima che accada: se dispone ogni rimedio che possibil sia et me che dogni male ero cagione fuor de la rocca ove era Alceste invia
io vo ad Alceste con intentione di dargli in preda la persona mia et pregar che la parte che vuol tolga del Regno nostro: et lira in pace volga
Come ode Alceste ch io vo a ritrovarlo mi viene incontra pallido & tremante di vinto et di prigione a riguardarlo piu che di vincitore: havea sembiante
io che connosco ch arde: non gli parlo si come havea gia disegnato inante vista loccasion fo pensier nuovo conveniente al grado in ch io lo truovo
A maledir comincio lamor desso & di sua crudelta troppo a dolermi ch iniquamente habbia mio padre oppresso et che per forza habbia cercato havermi
che con piu gratia gli seria successo indi a non molti di: se tener fermi saputo havesse i modi cominciati ch al Re et a tutti noi si furon grati
Et se ben da principio il padre mio gli havea negata la dimanda honesta (perho che di natura e un poco rio ne mai si piega alla prima richiesta)
farsi per cio di ben servir restio non doveva egli: e haver lira presta anzi: ognhor meglio oprando: tener certo venire in breve al dimandato merto
Et quando anchora il padre mio ritroso stato gli fusse: io si lo havrei pregato che ottenuto il mio amante havrei per sposo pur se veduto io lhavessi ostinato
havrei cosi operato di nascoso che di me Alceste si seria lodato ma poi che a lui tentar parve altro modo io di mai non lamar fisso havea il chiodo
Et se ben ero a lui venuta: mossa da la pieta ch al mio padre portava sia certo che non molto fruir possa il piacer che al dispetto mio gli dava
ch ero per far di me la terra rossa tosto ch io havessi alla sua voglia prava con questa mia persona satisfatto di quel che tutto a forza seria fatto
Queste parole et simili altre usai poi che mi vidi in lui di poter tanto eil piu pentito huom lo rendei che mai si ritrovasse in leremo alcun santo
mi cadde a piedi et supplicommi assai che col pugnal che si levo da canto (et volea in ogni modo chiol pigliassi) di tanto fallo suo mi vendicassi
Poi chio il truovo cosi il mio disegno la gran vittoria sin al fin seguire gli do speranza di farlo ancho degno che la persona mia possa fruire
s emendando il suo error: lantiquo regno al padre mio fara restituire et nel tempo a venir vorra acquistarme servendo amando et non mai piu per arme
Cosi far mi promesse: & nella rocca intacta mi mando come a lui venni ne di baciarmi pur si ardi la bocca vedi se al collo il giogo ben gli tenni
vedi se ben Amor per me lo tocca se convien che per lui piu strali impenni al Re dArmenia ando: di cui dovea esser per patto cio che si prendea
Et con quel miglior modo ch usar puote lo priega ch al mio padre il regno lassi del qual le terre ha depredate et vuote et a goder lantiqua Armenia passi
quel Re dira infiammando ambe le gote disse ad Alceste che non ci pensassi che non si volea tor di quella guerra fin che mio padre havea spanna di terra
Et s Alceste e mutato alle parole d una vil feminella habbiasi il danno gia a prieghi esso di lui: perder non vuole quel ch a fatica ha preso in tutto un anno
di nuovo Alceste il priega: et poi si duole che seco effetto i prieghi suoi non fanno all ultimo si adira et lo minaccia che vuol per forza o per amor lo faccia
Lira multiplico si: che li spinse da le male parole a peggior fatti Alceste contra il Re la spada strinse fra mille ch in suo aiuto si eran tratti
et quivi lui: ma grado lor extinse et quel di anchor li Armeni hebbe disfatti havendo aiuto da Cilici e Thraci che pagava esso et d altri suoi seguaci
Seguito la vittoria: et a sue spese senza dispendio alcun del padre mio ne rende tutto il regno in men dun mese poi per ricompensarne il danno rio
oltra le spoglie che ne diede: prese in parte: et gravo in parte a grave fio Armenia et Capadocia che confina & scorse Hyrcania fin su la marina
In luogo di triompho al suo ritorno facemmo noi pensier dargli la morte restammo poi per non ricever scorno che lo veggian troppo d amici forte
fingo di amarlo: et piu di giorno in giorno gli do speranza d essergli consorte ma prima contra altri nimici nostri dico voler che sua virtu dimostri
Et quando sol: quando con poca gente lo mando a strane imprese & perigliose da farne morir mille agevolmente ma lui successer ben tutte le cose
che torno con vittoria: & fu sovente con horribil persone & monstruose con giganti a battaglia & Lestrigoni ch erano infesti a nostre regioni
Non fu da Euristeo: & da Iunon mai tanto exercitato il travaglioso Alcide in Lerna: in Nemea: in Thracia: in Erimanto in le valli d Etholia: in le Numide
sul Tevre: su lHybero: e altrove: quanto con prieghi finti: & con voglie homicide exercitato fu da me il mio amante cercando io pur di torlomi dinante
Ne potendo venir al primo intento vengone ad un di non minor effetto ch io lo fo ingiuriar quelli chio sento che per lui sono: e a tutti in odio il metto
egli che non sentia maggior contento che d ubidirmi: senza alcun rispetto havea le mani alli miei cenni pronte senza guardare un piu d un altro in fronte
Poi che mi fu: per questo mezo: aviso spento haver del mio padre ogni nimico et per lui stesso Alceste haver conquiso che non si havea per noi lasciato amico
quel ch io gli havea con simulato viso celato sino allhor: chiaro gli explico che grave & capitale odio gli porto & cerco tuttavia far che sia morto
Considerando poi: s io lo facessi ch in publica ignominia ne verrei (sapeasi troppo quanto io gli dovessi & crudel detta sempre ne sarei)
mi parve far assai ch io gli togliessi di mai venir piu nanzi a gliocchi miei ne veder ne parlar mai piu gli volsi ne messo udi ne lettera ne tolsi
Questa mia ingratitudine gli diede tanto martir: ch al fin dal dolor vinto & dopo un lungo dimandar mercede infermo cadde: & ne rimase extinto
per pena ch al fallir mio si richiede hor gliocchi ho lachrymosi: e il viso tinto del negro fumo: & cosi havro in eterno che nulla redentione e nel inferno
Poi che non parla piu Lydia infelice va il Duca per saper s altri vi stanzi ma la caligine alta ch era ultrice de lopre ingrate: si glingrossa inanzi
andar un palmo sol piu non gli lice anzi a forza tornar gli conviene: anzi perche la vita non gli sia intercetta dal fumo: i passi a celerar con fretta
Il mutar spesso de le piante ha vista di corso: & non di chi passeggia o trotta tanto salendo inverso lerta acquista che vede dove aperta era la grotta
et laria gia caliginosa & trista dal lume cominciava ad esser rotta al fin con molto affanno & grave ambascia esce de lantro & dietro il fumo lascia
Et perche del tornar la via sia tronca a quelle bestie chansi ingorde lepe raguna sassi: et molti arbori tronca che quivi in copia eran di amomo & pepe
et come puo: dinanzi alla spelonca fabrica di sua man quasi una siepe & gli succede cosi ben quell opra che piu le Harpie non ne verran di sopra
El negro fumo de la scura pece mentre fu Astolfo in la caverna tetra di brutta macchia per tutto lo infece che sotto i panni & larme gli penetra
siche per trovar lacqua errar lo fece & vide al fin ch uscia fuor d una petra la fonte discorrea per la foresta di quella si lavo dal pie alla testa
Poi monta il volator e in aria s alza per giunger di quel monte in su la cima che non lontan con la superna balza dal cerchio de la Luna esser si stima
tanto e il desir che del veder lo incalza che al cielo aspira: & la terra non stima de laria piu: & piu sempre guadagna tanto ch al giogo fu de la montagna
Zaphir: rubini: oro: topati: & perle & diamanti: & chrysoliti: & hiacynthi potriano i fiori assimigliar che perle liete piaggie vi havea laura depinti
si verdi lherbe che possendo haverle qua giu: ne foran li smeraldi vinti ne men belle de gliarbori le frondi che son di frutti & fior sempre fecondi
Cantan fra i rami li augelletti vaghi azurri: & bianchi: & verdi: & rossi: & gialli murmuranti ruscelli: & cheti laghi di limpidezza vincono i crystalli
una dolce aura che ti par che vaghi a un modo sempre: & dal suo stil non falli facea si laria tremolar dintorno che non potea noiar calor del giorno
Et quella a i fiori a i pomi: e alla verzura li odor diversi depredando giva & di tutti faceva una mistura che di suavita lalma notriva
surgea un palazo in mezo la pianura chacceso esser parea di fiamma viva tanto splendor intorno et tanto lume raggiava fuor d ogni mortal costume
Verso il splendor del mirabil palagio che piu di trenta miglia il spatio aggira Astolfo il suo caval move piu adagio et quinci: & quindi il bel paese ammira
et giudica apo quel: brutto et malvagio et che sia al cielo & a natura in ira questo che abitian noi fetido mondo: tanto e suave quel chiaro & giocondo
Come fu presso a i luminosi tetti attonito resto di maraviglia che d una gemma erano i muri schietti piu ch el piropo lucida et vermiglia
o stupenda opra: o dedali architetti qual fabrica tra noi le rassimiglia taccia qualunque le mirabil sette moli del mondo in tanta gloria mette
Nel splendido vestibulo di quella felice casa: un vecchio al Duca occorre chel manto ha rosso & bianca la gonella che lun puo al latte et laltro al minio opporre
i crini ha bianchi et bianca la mascella di folta barba chal petto discorre: et e si venerabile nel viso ch un de li eletti par del paradiso
Costui con lieta faccia al Paladino che riverente era darcion disceso disse: o baron che per voler divino sei nel terrestre paradiso asceso
come che ne la causa del camino ne il fin del tuo desir da te sia inteso pur credi: che non senza alto mystero venuto sei da lArtico hemispero
Per imparar come soccorrer dei Carlo: & la santa fe tor di periglio venuto meco a consigliar ti sei per cosi lunga via senza consiglio
ne a tuo saper: ne a tua virtu vorrei ch esser qui giunto attribuissi o figlio che ne il tuo corno: ne il cavallo alato ti valea: se da Dio non tera dato
Ragionerem piu adagio insieme poi di questa imprsa: & come a regger thai ma prima vienti a ricrear con noi chel digiun lungo de noiarti hormai
continuando il Vecchio i detti suoi fece maravigliar il Duca assai che del suo nome levo tutto il velo ch egli era il gran scrittor del evangelo
Quel tanto al Redentor caro Giovanni per cuil sermon tra li fratelli uscio che non dovea per morte finir gli anni siche fu causa chel figliuol di Dio
a Pietro disse: per che pur ti affanni? s io vuo che cosi aspetti: il venir mio? ben che non disse egli non de morire si vede pur che cosi volse dire
Quivi fu assunto: & trovo compagnia che prima Enoch il patriarcha vera eravi insieme il gran propheta Helya che non han visto anchor lultima sera
et fuor de laria pestilente & ria si goderan leterna primavera sin che dian segno langeliche tube che torni Christo in la celeste nube
Con accoglienza grata il Cavalliero fu da i santi allogiato in una stanza fu in un altra provista al suo destriero di buona biada che gli fu a bastanza
de frutti a lui del paradiso diero di tal sapor: che a suo giudicio: sanza scusa non sono li primi parenti fe fur per quelli poco ubidienti
Poi ch a natura il Duca aventuroso satisfece di quel che se le debbe come col cibo cosi col riposo che tutti & tutti i commodi quivi hebbe
lasciando gia lAurora il Vecchio sposo ch anchor per lunga eta mai non le increbbe si vide incontra nel uscir del letto il discipul da Dio tanto diletto
Che lo prese per mano: & seco scorse di molte cose di silentio degne et poi disse: figliuol tu non sai forse ch in Francia accada: anchor che tu ne vegne
sappi chel vostro Orlando: perche torse dal camin dritto le commisse insegne e punito da Dio: che piu si accende contra chi egli ama piu: quando si offende
Il vostro Orlando a cui nascendo diede somma possanza Dio con sommo ardire et fuor de lhuman uso gli conciede che ferro alcun non lo puo mai ferire
perche a difesa di sua santa fede cosi voluto lha constituire come Sanson incontra a Philistei constitui a difesa de li Hebrei
Renduto ha il vostro Orlando al suo Signore di tanti benefici iniquo merto che quanto haver piu lo dovea in favore ne stato il fidel popul piu deserto
si accecato lhavea lo incesto amore d una Pagana chavea gia sofferto due volte & piu venir empio & crudele per dar la morte al suo cugin fedele
Et Dio per questo fa che egli va folle et mostra nudo il ventre e il petto e il fianco et lintelletto si gli offusca & tolle che non puo altrui connoscere: & se manco
a questa guisa si legge che volle Nabuccodonosor Dio punir ancho che sette anni il mando di furor pieno siche qual bue: pasceva lherba e il fieno
Ma perche assai minor del Paladino che di Nabucco e stato pur lo excesso sol di tre mesi dal voler divino a purgar questo error termine e messo
ne ad altro effetto per tanto camino salir qua su ti ha il redentor concesso se non perche da noi modo tu apprenda come ad Orlando il suo senno si renda
Glie ver che ti bisogna altro viaggio far meco: & tutta abbandonar la terra nel cerchio de la Luna a menar t haggio che dei pianeti a noi piu prossima erra
perche la medicina che puo saggio rendere Orlando: la dentro si serra come la Luna questa notte sia sopra noi giunta: si porremo in via
Di questo & daltre cose fu diffuso il parlar de lApostolo quel giorno ma poi chel Sol shebbe nel mar rinchiuso & sopra lor levo la Luna il corno
un carro apparecchiosi che era ad uso di andar scorrendo quelli cieli intorno quel gia ne le montagne di Giudea da mortali occhi Helya levato havea
Quattro destrier via piu che fiamma rossi al giogo il santo Evangelista aggiunse et poi che con Astolfo rassettossi et prese il freno: in verso il ciel li punse
ruotando il carro per laria levossi et presto in mezo il fuoco eterno giunse chel Vecchio fe miracolosamente che tanto che passar non era ardente
Tutta la Sphera varcano del fuoco et indi vanno al regno de la Luna per la piu parte truovano quel loco come uno acciar che non ha macchia alcuna
altrove come vetro: & minor poco di cio chin questo globo si raguna in questo ultimo globo de la terra mettendo il mar che la circonda & serra
Quivi hebbe Astolfo doppia maraviglia che quel paese appresso era si grande che al spatio di tre palmi rassimiglia a noi che lo miriam da queste bande
et che aguzzar conviengli ambe le ciglia s indi la terra e il mar ch intorno spande discerner vuol: che non havendo luce la imagin lor poco alta si conduce
Altri fiumi: altri laghi: altre campagne sono la su: che non son qui tra noi altri piani: altre valli: altre montagne chan le cittadi & li castelli suoi
con case che non vide le piu magne il Paladin ne prima ne dipoi et vi sono ample et solitarie selve dove le nymphe ognhor cacciano belve
Non stette il Duca a ricercare il tutto che la non era asceso a quello effetto da lApostolo santo fu condutto in un vallon fra due montagne astretto
dove mirabilmente era ridutto cio che si perde: o per nostro diffetto o per colpa di tempo o di Fortuna cio che si perde qui: la si raguna
Ne di ricchezze o regni sol vi parlo in che la ruota instabile lavora ma di quel: ch in poter di torre & darlo non ha Fortuna: intender voglio anchora
molta Fama e la su: che come Tarlo il Tempo al lungo andar qua giu divora la su infiniti prieghi & voti stanno che da li peccatori a Dio si fanno
Le lachryme e i suspiri degli amanti linutil tempo che si perde a giuoco et lotio lungo dhuomini ignoranti vani disegni che non han mai loco
li vani desideri sono tanti che la piu parte ingombran di quel loco cio che in somma qua giu perdeste mai la su salendo ritrovar potrai
Passando il Paladin per quelle biche hor di questo hor di quel chiede alla guida vede un monte di tumide vesicche che dentro suona di tumulti & grida
et seppe ch eran le corone antiche dAssyri & Medi: & de la terra Lyda et de Persi & de Greci: che gia furo inclyti al mondo: hor quasi il nome e oscuro
Hami d oro & d argento appresso vede in una massa che erano li doni che si fan con speranza di mercede alli Re: alli Signori: e alli patroni
vede in ghirlande ascosi lacci: & chiede et ode: che son tutte adulationi di cicale scoppiate imagine hanno versi ch in laude de i Signor si fanno
Di nodi doro & di gemmati ceppi vede chan forma i mal seguiti amori vi eran d aquile artigli: & che fur: seppi le authorita ch ai suoi danno i signori
li mantici ch intorno han pieni i greppi de li Principi son fumi & favori che dano un tempo a i Ganymedi suoi che se ne van col fior de glianni poi
Ruine di cittadi & di castella stavan con gran thesor quivi sozopra dimanda: & sa che son trattati: & quella congiuration: che par che mal si copra
vide serpi con faccia di donzella che di latroni & monetieri era opra poi vide boccie rotte di piu sorti ch era il servir de le misere corti
Di versate minestre una gran massa vede: & dimanda al suo Dottor ch importe lelimosyna e (disse) che si lassa alcun: che fatta sia dopo la morte
ad un monte di rose et gigli passa chebbe gia buono odore: hor putia forte ch era corrotto: & da Giovanni intese che fu un gran don ch un gran Signor mal spese
Vide gran copia di panie con visco ch erano o Donne le bellezze vostre lungo sera se tutte in verso ordisco le cose che gli fur quivi dimostre
che dopo mille & mille io non finisco et vi son tutte le accidentie nostre sol la Pazzia non vi e poca ne assai che sta qua giu: ne se ne parte mai
Quivi ad alcuni giorni & fatti sui chegli gia havea perduti si converse che se non era interprete con lui non discernea le forme lor diverse
poi giunse a quel: che par si haverlo a nui che mai per esso a Dio voti non ferse io dico il senno: & n era quivi un monte solo assai piu che laltre cose conte
Era come un liquor suttile & molle atto exhalar se non si tien ben chiuso et si vedea raccolto in varie ampolle qual piu qual men capaci: atte a quel uso
quella e maggior di tutte: in che del folle Signor dAnglante era il gran senno infuso et fu da laltre connosciuta: quando havea scritto di fuor Senno dOrlando
Et cosi tutte laltre havean scritto ancho il nome di color di chi fu il senno del suo gran parte vide il Duca franco ma molto piu maravigliare il fenno
molti: ch egli credea che dramma manco non dovessero haverne: & quivi denno chiara notitia: che ne tenean poco che molta quantita n era in quel loco
Altri in amar lo perde: altri in honori altri in cercar scorrendo il mar ricchezze altri ne le speranze de signori altri drieto alle magiche sciocchezze
altri in gemme: altri in opre di pittori et altri in altro che piu d altro prezze di Sophisti & d Astrologhi: raccolto et di Poeti anchor: ve n era molto
Astolfo tolse il suo: che glil concesse il scrittor de loscura Apocalysse lampolla in che era: al naso sol si messe & par che quello al luogo suo ne gisse
& che Turpin da indi in qua confesse che Astolfo lungo tempo saggio visse ma ch uno error che fece poi: fu quello che unaltra volta gli levo il cervello
La piu capace & piena ampolla ove era il senno che solea far savio il Conte Astolfo tolle: & non e si liggiera come stimo: sendo con laltre a monte
prima chel Paladin da quella sphera piena di luce alle piu basse smonte menato fu da lApostolo santo in un palagio ove era un fiume a canto
Ch ogni sua stanza havea piena di velli di cotone: di lin: di seta: & lana: tinti in varii colori & brutti & belli nel primo chiostro una femina cana
fila a un aspo trahea da tutti quelli come veggian la estate la villana trar da li Bachi le bagnate spoglie quando la nuova seta si raccoglie
Et come i velli si venian finendo vi era ch in copia ne portava altronde unaltra de le filze iva scegliendo il bel dal brutto che quella confonde
che lavor si fa qui ch io non lintendo? (dice a Giovanni Astolfo) & quel risponde le vecchie son le parche: che con tali stami: filano vite a voi mortali
Quanto dura un de velli: tanto dura lhumana vita: & non di piu momento qui tien locchio & la Morte & la Natura per saper lhora ch un debbia esser spento
sceglier le belle fila ha laltra cura perche si tesson poi per ornamento del paradiso: & de li brutti stami si fan per li dannati aspri legami
Di tutti i velli ch erano gia messi in naspo: & scelti a farne altro lavoro in brevi piastre haveano i nomi impressi di rame: o ferro: o stagno: o argento: o doro
& poi fatti ne son cumuli spessi de quali senza mai far lor ristoro portarne via non si vedea mai stanco un vecchio: & ritornar sempre per ancho
Era quel vecchio si expedito e snello che per correr parea che fusse nato & da quel monte il lembo del mantello portava pien del nome altrui segnato
dove ne andava: & perche facea quello ne laltro canto vi sera narrato se d haverne piacer segno farete con quella grata udienza che solete
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