Skip to content
1474–1533

CANTO XXXI.

Ludovico Ariosto

C He dolce piuche piu giocondo stato Saria di quel d'un amoroso core? Che viver piu felice e piu be ato Che ritrovarsi in servitu d'Amore ?

Se non fosse l'huom sempre stimulato Da quel sospetto rio, da quel timore: Da quel martir, da quella frenesia, Da quella rabbia detta gelosia.

Perho ch'ogni altro amaro che si pone Tra questa soavissima dolcezza, E un augumento, una perfettione: Et e un condurre Amore a piu finezza

L'acque parer fa saporite e buone La sete, e il cibo pel digiun s'apprezza Non conosce la pace, e non l'estima Chi provato non ha la guerra prima,

Se ben nonveggon gliocchi cio che vede Ognhora il core, in pace si sopporta: Lo star lontano, poi quando si riede Quanto piu lungo fu, piu riconforta:

Lo stare in servitu senza mercede (Pur che non resti la speranza morta) Patir si puo, che premio al ben servire Pur viene al fin, se ben tarda a venire.

Gli sdegni, le repulse, e finalmente Tutti i martir d'Amor, tutte le pene, Fan per lor rimembranza, che si sente Con miglior gusto un piacer quandoviene

Ma se l'infernal peste una egra mente Avvien ch'infetti, ammorbi, & avelene: Se ben segue poi festa & allegrezz7 Non la cura l'amante e non l'apprezza.

Questa e la cruda e avelenata piaga A cui non val liquor, non vale impiastro, Ne murmure, ne imagine di Saga Ne val lungo osservar di benigno astro,

Ne quanta esperientia d'arte maga Fece mai l'inventor suo Zoroastro: Piaga crudel che sopra ogni dolore Conduce l'huom che disperato muore.

O incurabil piaga che nel petto D'un amator si facile s'imprime: Non men per falso che per ver sospetto: Piaga che l'huom si crudelmente opprime

Che la ragion gli offusca e l'intelletto: Et lo tra fuor de le sembianze prime, O iniqua Gelosia, che cosi a torto Levasti a Bradamante ogni conforto.

Non di questo ch'Hippalca e che'l fratello Le havea nel core amaramente impresso, Ma dico d'uno annuntio crudo e fello Che le fu dato pochi giorni appresso,

Questo era nulla a paragon di quello Ch'io vi diro, ma dopo alcun digresso: Di Rinaldo ho da dir primieramente Che ver Parigi vien con la sua gente.

Scontraro il di seguente in ver la sera Un cavallier c'havea una donna al fianco: Con scudo e sopravesta tutta nera Se non che per traverso ha un fregio bianco,

Sfido alla giostra Ricciardetto, ch'era Dinanzi, e vista havea di guerrier franco, E quel che mai nessun ricusar volse Giro la briglia, e spatio a correr tolse.

Senza dir'altro, o piu notitia darsi De l'esser lor, si vengono all'incontro: Rinaldo e glialtri cavallier fermarsi Per veder come seguiria lo scontro:

Tosto costui per terra ha da versarsi Se in luogo fermo a mio modo lo incontro Dicea tra se medesmo Ricciardetto Ma contrario al pensier segui l'effetto.

Perho che lui sotto la vista offese Di tanto colpo il cavalliero istrano Che lo levo di sella, e lo distese Piu di due lance al suo destrier lontano:

Di vendicarlo incontinente prese L'assunto Alardo, e ritrovossi al piano Stordito e male acconcio, si fu crudo Lo scontro fier, che gli spezzo lo scudo.

Guicciardo pone incontinente in resta L'hasta che vede i duo germani in terra, Benche Rinaldo gridi resta resta Che mia convien che sia la terza guerra:

Ma l'elmo anchor non ha allacciato in testa Si che Guicciardo al corso si disserra: Ne piu de glialtri si seppe tenere, E ritrovossi subito a giacere.

Vuol Ricciardo, Viviano, e Malagigi, E l'un prima de l'altro essere in giostra, Ma Rinaldo pon fine a i lor litigi Ch'inanzi a tutti armato si dimostra:

Dicendo loro e tempo ire a Parigi E saria troppo la tardanza nostra S'io volesse aspettar fin che ciascuno Di voi, fosse abbattuto ad uno ad uno.

Dissel tra se, ma non che fosse inteso Che saria stato a glialtri ingiuria e scorno L'uno e l'altro del campo havea gia preso E si faceano incontra aspro ritorno:

Non fu Rinaldo per terra disteso Che valea tutti glialtri c'havea intorno: Le lance si fiaccar come di vetro: Ne i cavallier si piegar oncia a dietro.

L'uno e l'altro cavallo in guisa urtosse Che gli fu forza in terra a por le groppe, Baiardo immantinente ridrizzosse Tanto ch'a pena il correre interroppe,

Sinistramente si l'altro percosse Che la spalla e la schena insieme roppe: Il cavallier che'l destrier morto vede Lascia le staffe, & e subito in piede.

Et al figlio d'Amon, che gia rivolto Tornava a lui con la man vota, disse Signoreil buon destrier che tu m'hai tolto Perche caro mi fu mentre che visse,

Mi faria uscir del mio debito molto Se cosi invendicato si morisse, Si che vientene e fa cio che tu puoi Perche battaglia esser convien tra noi.

Disse Rinaldo a lui, se'l destrier morto E non altro ci de porre a battaglia, Un de miei ti daro, piglia conforto Che men de'l tuo non credero chevaglia:

Colui soggiunse, tu sei mal'accorto Se creder vuoi che d'un destrier mi caglia, Ma poi che non comprendi cio ch'iovoglio Ti spieghero piu chiaramente il foglio.

Vo dir che mi parria commetter fallo Se con la spada non ti provassi ancho, E non sapessi s'in quest'altro ballo Tu mi sia pari, o se piu vali o manco:

Come ti piace, o scendi, o sta a cavallo, Pur che le man tu non ti tegna al fianco: Io son contento ogni vantaggio darti Tanto alla spada bramo di provarti.

Rinaldo molto non lo tenne in lunga E disse la battaglia ti prometto: E perche tu sia ardito, e non ti punga Di questi c'ho d'intorno alcun sospetto:

Andranno inanzi fin ch'io gli raggiunga Ne meco restera fuor ch'un valletto: Che mi tenga il cavallo, e cosi disse Alla sua compagnia che se ne gisse.

La cortesia del Paladin gagliardo Commendo molto il cavalliero estrano: Smonto Rinaldo, e del destrier Baiardo Diede al valletto le redine in mano,

E poi che piu non vede il suo stendardo (Ilqual di lungo spatio e gia lontano) Lo scudo imbraccia, e stringe il brando fiero E sfida alla battaglia il cavalliero.

E quivi s'incomincia una battaglia Di ch'altra mai non fu piu fiera in vista, Non crede l'un che tanto l'altro vaglia Che troppo lungamente gli resista,

Ma poi che'l paragon ben gli ragguaglia Ne l'un de l'altro piu s'allegra o attrista Pongon l'orgoglio & il furor da parte: Et al vantaggio loro usano ogn'arte.

S'odon lor colpi dispietati e crudi Intorno rimbombar con suono horrendo: Hora i canti levando a grossi scudi Schiodando hor piastre, e quando maglie aprendo

Ne qui bisogna tanto che si studi A ben ferir, quanto a parar, volendo Star l'uno a l'altro par, ch'eterno danno Lor puo causar il primo error che fanno.

Duro l'assalto un'hora: e piu che'l mezo D'un'altra, & era il Sol gia sotto l'onde: Et era sparso il tenebroso rezo De l'orizon fin'all'estreme sponde,

Ne riposato o fatto altro intermezo Haveano alle percosse furibonde Questi guerrier, che non ira o rancore Ma tratto all'arme havea disio d'honore.

Rivolve tuttavia tra se Rinaldo Chi sia l'estrano cavallier si forte: Che non pur gli sta contra ardito e saldo Ma spesso il mena a risco de la morte,

E gia tanto travaglio, e tanto caldo Gli ha posto, che del fin dubita forte: E volentier, se con suo honor potesse, Vorria che quella pugna rimanesse.

Da l'altra parte il cavallier estrano Che similmente non havea notitia Che quel fosse il Signor di Montalbano Quel si famoso in tutta la militia,

Che gli havea incontra con la spada in mano Condotto cosi poca nimicitia, Era certo che d'huom di piu eccellenza Non potesson dar l'arme esperienza.

Vorrebbe de l'impresa esser digiuno C'havea di vendicare il suo cavallo, E se potesse senza biasmo alcuno Si trarria fuor del periglioso ballo:

Il mondo era gia tanto oscuro e bruno Che tutti i colpi quasi ivano in fallo, Poco ferire, e men parar sapeano Ch'apena in man le spade si vedeano.

Fu quel da Montalbano il primo a dire Che far battaglia non denno allo scuro: Ma quella indugiar tanto e differire C'havesse dato volta il pigro Arcturo:

E che puo intanto al padiglion venire Ove di se non sara men sicuro Ma servito, honorato, e ben veduto: Quanto in loco ove mai fosse venuto.

Non bisogno a Rinaldo pregar molto Che'l cortese baron tenne lo'nvito: Ne vanno insieme ove il drappel raccolto Di Montalbano era in sicuro sito,

Rinaldo al suo scudiero havea gia tolto Un bel cavallo, e molto ben guernito: A spada e a lancia, e ad ogni prova buono Et a quel cavallier fattone dono.

Il guerrier peregrin conobbe quello Esser Rinaldo che venia con esso: Che prima che giungessero all'hostello Venuto a caso era a nomar se stesso.

E perche l'un de l'altro era fratello Si sentir dentro di dolcezza oppresso: E di pietoso affetto tocco il core: E lacrymar per gaudio e per amore.

Questo guerriero era Guidon selvaggio, Che dianzi con Marphisa e Sansonetto E figli d'Olivier, molto viaggio Havea fatto per mar come v'ho detto,

Di non veder piu tosto il suo lignaggio Il fellon Pinabel gli havea interdetto, Havendol preso, e abada poi tenuto Alla difesa del suo rio statuto.

Guidon che questo esser Rinaldo udio Famoso sopra ogni famoso duce: C'havuto havea piu di veder disio Che non ha il cieco la perduta luce,

Con molto gaudio disse, o Signor mio Qual Fortuna a combatter mi conduce Con voi?che lungamente ho amato & amo? E sopra tutto il mondo honorar bramo.

Mi partori Costanza ne le estreme Ripe del mar Eusino, io son Guidone, Concetto de lo Illustre inclyto seme Come anchor voi del generoso Amone,

Di voi vedere, e glialtri nostri insieme Il desiderio e del venir cagione, E dove mia intention fu d'honorarvi Mi veggo esser venuto a ingiuriarvi.

Ma scusimi apo voi d'un error tanto Ch'io non ho voi ne glialtri conosciuto: E s'emendar si puo ditemi quanto Far debbo, ch'in cio far nulla rifiuto:

Poi che si fu da questo e da quel canto De complessi iterati al fin venuto: Rispose a lui Rinaldo, non vi caglia Meco scusarvi piu de la battaglia.

Che per certificarne che voi sete Di nostra antiqua stirpe un vero ramo, Dar miglior testimonio non potete Che'l gran valor ch'in voi chiaro proviamo

Se piu pacifiche erano e quiete Vostre maniere, mal vi credevamo Che la Damma non genera il Leone Ne le Colombe, l'Aquila, o il Falcone.

Non per andar di ragionar lasciando Non di seguir per ragionar lor via Vennero a i padiglioni, ove narrando Il buon Rinaldo alla sua compagnia

Che questo era Guidon che disiando Veder, tanto aspettato haveano pria, Molto gaudio apporto ne le sue squadre E parve a tutti assimigliarsi al padre.

Non diro l'accoglienze che gli fero Alardo, Ricciardetto, e glialtridui: Che gli fece Viviano, & Aldigiero, E Malagigi, frati, e cugin sui

Ch'ogni signor gli fece e cavalliero, Cio che gli disse a loro, & essi a lui Ma vi concludero che finalmente Fu ben veduto da tutta la gente.

Caro Guidone a suoi fratelli stato Credo sarebbe in ogni tempo assai, Ma lor fu al gran bisogno hora piu grato Ch'esser potesse in altro tempo mai,

Poscia che'l nuovo Sole incoronato Del mare usci di luminosi rai Guidon co i frati, e co i parenti in schiera Se ne torno sotto la lor bandiera.

Tanto un giorno, & un altro se n'andaro Che di Parigi alle assediate porte A men di dieci miglia s'accostaro: In ripa a Senna , ove per buona sorte

Griphone & Aquilante ritrovaro: I duo guerrier da l'armatura forte: Griphone il bianco, & Aquilante il nero, Che partori Gismonda d'Oliviero.

Con essi ragionava una donzella Non gia di vil conditione in vista: Che di sciamito bianco la gonnella Fregiata intorno havea d'aurata lista:

Molto leggiadra in apparenza, e bella Fosse quantunque lachrymosa e trista: E mostrava ne gesti, e nel sembiante Di cosa ragionar molto importante.

Conobbe i cavallier come essi lui Guidon,che fu con lor pochi di inanzi: Et a Rinaldo disse, eccovi dui A cui van pochi di valore inanzi:

E se per Carlo ne verran con nui Non ne staranno i Saracini inanzi: Rinaldo di Guidon conferma il detto Che l'uno e l'altro era guerrier perfetto.

Gli havea riconosciuti egli non manco: Perho che quelli sempre erano usati L'un tutto nero, e l'altro tutto bianco Vestir su l'arme, e molto andare ornati:

Da l'altra parte essi conobbero ancho E salutar Guidon, Rinaldo, e i frati, Et abbracciar Rinaldo come amico Messo da parte ogni lor'odio antico.

S'hebbero un tempo in urta e in gran dispetto Per Truffaldin, che fora lungo a dire: Ma quivi insieme con fraterno affetto S'accarezzar, tutte obliando l'ire:

Rinaldo poi si volse a Sansonetto Ch'era tardato un poco piu a venire: E lo raccolse col debito honore A pieno instrutto del suo gran valore.

Tosto che la donzella piu vicino Vide Rinaldo, e conosciuto l'hebbe: C'havea notitia d'ogni paladino Gli disse una novella che gl'increbbe:

E comincio, Signore il tuo cugino A cui la chiesa e l'alto imperio debbe: Quel gia si saggio & honorato Orlando E fatto stolto, e va pel mondo errando.

Onde causato cosi strano e rio Accidente gli sia, non so narrarte La sua spada e l'altr'arme ho vedute io Che per li campi havea gittate e sparte,

E vidi un cavallier cortese e pio Che le ando raccogliendo da ogni parte E poi di tutte quelle un'arbuscello Fe a guisa di tropheo, pomposo e bello

Ma la spada ne fu tosto levata Dal figliuol d'Agricane il di medesmo: Tu poi considerar quanto sia stata Gran perdita alla gente del battesmo,

L'essere un'altra volta ritornata Durindana in poter del paganesmo, Ne Brigliadoro men ch'errava sciolto Intorno all'arme, fu dal Pagan tolto.

Son pochi di ch'Orlando correr vidi Senza vergogna, e senza senno, ignudo: Con urli spaventevoli e con gridi: Ch'e fatto pazzo in somma ti conchiudo:

E non havrei fuor ch'a questi occhi fidi Creduto mai si acerbo caso e crudo: Poi narro che lo vide giu dal ponte Abbracciato cader con Rodomonte.

A qualunque io non creda esser nimico D'Orlando (soggiungea) di cio favello, Accio ch'alcun, di tanti a ch'io lo dico: Mosso a pieta del caso strano e fello:

Cerchi o a Parigi o in altro luogo amico Ridurlo, fin che si purghi il cervello Ben so se Brandimarte n'havra nuova Sara per farne ogni possibil prova.

Era costei la bella Fiordiligi Piu cara a Brandimarte che se stesso: Laqual per lui trovar, venia a Parigi: E de la spada ella suggiunse appresso,

Che discordia e contesa e gran litigi Tra il Sericano e'l Tartaro havea messo: E c'havuta l'havea poi che fu casso Di vita Mandricardo, al fin Gradasso.

Di cosi strano e misero accidente Rinaldo senza fin si lagna e duole: Ne il core intenerir men se ne sente Che soglia intenerirsi il ghiaccio al Sole:

E con disposta & immutabil mente Ovunque Orlando sia cercar lo vuole, Con speme,poi che ritrovato l'habbia Di farlo risanar di quella rabbia.

Ma gia lo stuolo havendo fatto unire Sia volonta del cielo, o sia aventura: Vuol fare i Saracin prima fuggire E liberar le Parigine mura,

Ma consiglia l'assalto differire (Che vi par gran vantaggio ) a notte scura Ne la terza vigilia o ne la quarta C'havra l'acqua di lethe il Sonno sparta.

Tutta la gente alloggiar fece al bosco: E quivi la poso per tutto 'l giorno: Ma poi che'l Sol lasciando il mondo fosco Alla nutrice antiqua fe ritorno,

Et orsi, e capre, e serpi senza tosco E l'altre fere hebbeno il cielo adorno: Che state erano ascose al maggior lampo, Mosse Rinaldo il taciturno campo.

E venne con Griphon, con Aquilante, Con Vivian, con Alardo, e con Guidone: Con Sansonetto, a glialtri un miglio inante A cheti passi, e senza alcun sermone:

Trovo dormir l'ascolta d'Agramante, Tutta l'uccise, e non ne fe un prigione, Indi arrivo tra l'altra gente Mora Che non fu visto ne sentito anchora.

Del campo d'infedeli a prima giunta La ritrovata guardia all'improviso Lascio Rinaldo si rotta e consunta Ch'un sol non ne resto se non ucciso,

Spezzata che lor fu la prima punta I saracin non l'havean piu da riso Che sonnolenti, timidi, & inermi Poteano a tai guerrier far pochi schermi

Fece Rinaldo per maggior spavento De i Saracini, al mover de l'assalto A trombe e a corni dar subito vento: E gridando il suo nome alzar in alto:

Spinse Baiardo, e quel non parve lento Che dentro all'alte sbarre entro d'un salto E verso cavallier, pesto pedoni Et atterro trabacche e padiglioni.

Non fu si ardito tra il popul pagano A cui non s'arricciassero le chiome, Quando senti Rinaldo e Montalbano Sonar per l'aria il formidato nome,

Fugge col campo d'Africa l'Hispano Ne perde tempo a caricar le some, Ch'aspettar quella furia piu non vuole C'haver provata ancho si piagne e duole .

Guidon lo segue e non fa men di lui, Ne men fanno i duo figli d'Oliviero, Alardo, e Ricciardetto, e glialtri dui: Col brando Sansonetto apre il sentiero,

Aldigiero, e Vivian provar altrui Fan quanto in arme l'uno e l'altro e fiero: Cosi fa ognun, che segue lo stendardo Di Chiaramonte, da guerrier gagliardo.

Settecento con lui tenea Rinaldo In Montalbano: e intorno a quelle ville: Usati a portar l'arme al freddo e al caldo Non gia piu rei de i Myrmidon d'Achille

Ciascun d'essi al bisogno era si saldo Che cento insieme non fuggian per mille: E se ne potean molti sceglier fuori Che d'alcun de i famosi eran migliori.

E se Rinalddo ben non era molto Ricco ne di citta ne di thesoro, Facea si con parole e con buon volto E cio c'havea partendo ogn'hor con loro:

Ch'un di quel numer mai non gli fu tolto Per offerire altrui piu somma d'oro, Questi da Montalban mai non rimuove Se non lo stringeun gran bisogno altrove

Et hor perc'habbia il magno Carlo aiuto Lascio con poca guardia il suo castello, Tra gli African questo drappel venuto Questo drappel del cui valor favello:

Ne fece quel che del gregge lanuto Su'l Phalanteo Galeso il lupo fello, O quel che soglia de'l barbato appresso Il barbaro Cinyphio il leon spesso·

Carlo ch'aviso da Rinaldo havuto Havea, che presso era a Parigi giunto, E che la notte il campo sproveduto Volea assalir, stato era in arme e in punto,

E quando bisogno venne in aiuto Co i paladini, e a i paladini aggiunto Havea il figliol del ricco Monodante Di Fiordiligi il fido e saggio amante

Ch'ella piu giorni per si lunga via Cercato havea per tutta Francia in vano, Quivi all'insegne che portar solia Fu da lei conosciuto di lontano,

Come lei Brandimarte vide pria Lascio la guerra, e torno tutto humano, E corse ad abbracciarla, e d'amor pieno Mille volte baciolla, o poco meno.

De le lor donne e de le lor donzelle Si fidar molto a quella antica etade: Senz'altra scorta andar lasciano quelle Per piani e monti, e per strane contrade,

Et al ritorno l'han per buone e belle Ne mai tra lor suspitione accade Fiordiligi narro quivi al suo amante Che fatto stolto era il Signor d'Anglante.

Brandimarte si strana e ria novella Credere ad altri a pena havria potuto, Ma lo credette a Fiordiligi bella A cui gia maggior cose havea creduto,

Non pur d'haverlo udito gli dice ella Ma che con gliocchi proprii l'ha veduto C'ha conoscenza e pratica d'Orlando Quanto alcun'altro, e dice dove e quando.

E gli narra del ponte periglioso Che Rodomonte a i cavallier difende, Ove un sepolchro adorna, e fa pomposo Di sopraveste e d'arme di chi prende,

Narra c'havisto Orlando furioso Far cose quivi horribili e stupende: Che nel fiume il pagan mando riverso Con gran periglio di restar summerso.

Brandimarte che'l Conte amava quanto Si puo compagno amar, fratello, o figlio, Disposto di cercarlo, e di far tanto: Non ricusando affanno ne periglio,

Che per opra di medico o d'incanto Si ponga a quel furor qualche consiglio Cosi come trovossi armato in sella Si mise in via con la sua donna bella.

Verso la parte, ove la Donna il Conte Havea veduto, il lor camin drizzaro, Di giornata in giornata, fin ch'al ponte Che guarda il Re d'Algier, si ritrovaro:

La guardia ne fe segno a Rodomonte E gli scudieri a un tempo gli arrecaro L'arme e il cavallo, e quel si trovo in punto Quando fu Brandimarte al passo giunto.

Con voce qual conviene al suo furore Il Saracino a Brandimarte grida: Qualunque tu ti sia, che per errore Di via o di mente qui tua sorte guida,

Scendi e spogliati l'arme e fanne honore Al gran sepolchro, inanzi ch'io t'uccida E che vittima all'ombre tu sia offerto: Ch'iol faro poi, ne te n'havro alcun merto.

Non volse Brandimarte a quell'altiero Altra risposta dar, che de la lancia, Sprona Batoldo il suo gentil destriero E inverso quel con tanto ardir si lancia

Che mostra che puo star d'animo fiero Con qual si voglia al mondo alla bilancia, E Rodomonte con la lancia in resta Lo stretto ponte a tutta briglia pesta.

Il suo destrier c'havea continuo uso D'andarvi sopra, e far di quel sovente Quando uno e quando unaltro cader giuso Alla giostra correa sicuramente,

L'altro del corso insolito confuso Venia dubbioso timido e tremente, Trema ancho il ponte, e par cader ne l'onda Oltre che stretto, e che sia senza sponda.

I cavallier di giostra ambi maestri Che le lance havean grosse come travi Tali qual fur ne i lor ceppi silvestri Si dieron colpi non troppo soavi,

A i lor cavalli esser possenti e destri Non giovo molto a gliaspri colpi e gravi Che si versar di pari ambi su'l ponte E seco i Signor lor tutti in un monte.

Nel volersi levar con quella fretta Che lo spronar de fianchi insta e richiede, Lasse del ponticel lor fu si stretta Che non trovaro ove fermare il piede,

Si che una sorte uguale ambi li getta Ne l'acqua, e gran rimbombo al ciel ne riede, Simile a quel ch'usci del nostro fiume Quando ci cadde il mal rettor del lume.

I duo cavalli andar con tutto, l pondo De i cavallier, che steron fermi in sella A cercar la rivera insin'al fondo Se v'era ascosa alcuna nympha bella,

Non e gia il primo salto ne'l secondo Che giu del ponte habbia il Pagano in quella Onda spiccato col destrero audace, Perho sa ben come quel fondo giace.

Sa dove e saldo, e sa dove e piu molle Sa dove e l'acqua bassa, e dove e l'alta: Dal fiume il capo e il petto e i fianchi estolle E Brandimarte a gran vantaggio assalta:

Brandimarte il corrente in giro tolle Ne la sabbia il destrier che'l fondo smalta Tutto si ficca, e non puo rihaversi Con rischio di restarvi ambi sommersi.

L'onda si leva e li fa andar sozopra E dove e piu profonda li trasporta, Va Brandimarte sotto e'l destrier sopra, Fiordiligi dal ponte afflitta e smorta

E le lachryme e i voti e i prieghi adopra Ah Rodomonte, per colei che morta Tu riverisci, non esser si fiero Ch'affogar lasci un tanto cavalliero.

Deh Cortese Signor s'unque tu amasti Di me ch'amo costui, pieta ti vegna, Di farlo tuo prigion per dio ti basti, Che s'orni il sasso tuo di quella insegna

Di quante spoglie mai tu gli arrecasti Questa fia la piu bella e la piu degna, E seppe si ben dir ch'anchor che fosse Si crudo il Re pagan, pur lo commosse.

E fe che'l suo amator ratto soccorse Che sotto acqua il destrier tenea sepolto E de la vita era venuto in forse E senza sete havea bevuto molto,

Ma aiuto non perho prima gli porse Che gli hebbe il brando e dipoi l'elmo tolto De l'acqua mezo morto il trasse, e porre Con molti altri lo fe ne la sua torre.

Fu ne la donna ogni allegrezza spenta Quando prigion vide il suo amante gire: Ma di questo pur meglio si contenta Che di vederlo nel fiume perire,

Di se stessa e non d'altri si lamenta Che fu cagion di farlo ivi venire: Per haverli narrato c'havea il Conte Riconosciuto al periglioso ponte.

Quindi si parte havendo gia concetto Di menarvi Rinaldo paladino: O il Selvaggio Guidone, o Sansonetto O altri de la corte di Pipino,

In acqua e in terra cavallier perfetto Da poter contrastar col Saracino, Se non piu forte: almen piu fortunato Che Brandimarte suo non era stato.

Va molti giorni prima che s'abbatta In alcun cavallier c'habbia sembiante D'esser come lo vuol, perche combatta Col Saracino, e liberi il suo amante:

Dopo molto cercar di persona atta Al suo bisogno, un le vien pur avante Che sopravesta havea ricca & ornata A tronchi di cypressi ricamata.

Chi costui fosse altrove ho da narrarvi Che prima ritornar voglio a Parigi, E de la gran sconfitta seguitarvi Ch'a Mori die Rinaldo e Malagigi:

Quei che fuggiro io non saprei contarvi Ne quei che fur cacciati a i fiumi stygi: Levo a Turpino il conto l'aria oscura Che di contarli s'havea preso cura.

Nel primo sonno dentro al padiglione Dormia Agramante, e un cavallier lo desta Dicendogli che fia fatto prigione Se la fuga non e via piu che presta:

Guarda il Re intorno, e la confusione Vede de i suoi, che van senza far testa Chi qua: chi la fuggendo inermi e nudi Che non han tempo di pur tor gli scudi.

Tutto confuso e privo di consiglio Si facea porre indosso la corazza: Quando con Falsiron vi giunse il figlio. Grandonio e Balugante, e quella razza:

E al Re Agramante mostrano il periglio Di restar morto o preso in quella piazza: E che puo dir se salva la persona Che Fortuna gli sia propitia e buona.

Cosi Marsilio, e cosi il buon Sobrino: E cosi dicon glialtri ad una voce: Ch'a sua distruttion tanto e vicino Quanto a Rinaldo, ilqual ne vien veloce

Che s'aspetta che giunga il Paladino Con tanta gente, e un'huom tanto feroce Render certo si puo ch'egli suo'amici Rimarran morti o in man de gli nimici.

Ma ridur si puo in Arli, o sia in Narbona Con quella poca gente c'ha d'intorno, Che l'una e l'altra terra e forte e buona Da mantener la guerra piu d'un giorno,

E quando salva sia la sua persona Si potra vendicar di questo scorno: Rifacendo l'esercito in un tratto Onde al fin Carlo ne sara disfatto.

Il Re Agramante al parer lor s'attenne Ben che'l partito fosse acerbo e duro: Ando verso Arli, e parve haver le penne Per quel camin che piu trovo sicuro,

Oltre alle guide in gran favor gli venne Che la partita fu per l'aer scuro Ventimila tra d'Africa e di Spagna Fur ch'a Rinaldo uscir fuor de la ragna.

Quei ch'egli uccise, e quei che i suoi fratelli Quei che i duo figli del Signor di Vienna, Quei che provaro empi nimici e felli I settecento, a cui Rinaldo accenna:

E quei che spense Sansonetto, e quelli Che ne la fuga s'affogaro in Senna: Chi potesse contar, conteria anchora Cio che sparge d'April Favonio e Flora

Istima alcun che Malagigi parte Ne la vittoria havesse de la notte, Non che di sangue le campagne sparte Fosser per lui, ne per lui teste rotte,

Ma che gl'infernali Angeli, per arte Facesse uscir da le tartaree grotte, E con tante bandiere e tante lance Ch'insieme piu non ne porrian due France.

E che facesse udir tanti metalli: Tanti tamburi, e tanti varii suoni, Tanti anitriri in voce di cavalli: Tanti gridi e tumulti di pedoni,

Che risonare, e piani, e monti, e valli Dovean de le longinque regioni: Et a i Mori con questo un timor diede Che li fece voltare in fuga il piede.

Non si scordo il Re d'Africa Ruggiero Ch'era ferito: e stava anchora grave, Quanto pote piu acconcio s'un destriero Lo fece por, c'havea l'andar soave:

E poi che l'hebbe tratto ove il sentiero Fu piu sicuro, il fe posar in nave, E verso Arli portar commodamente Dove s'havea a raccor tutta la gente.

Quei ch'a Rinaldo e a Carlo dier le spalle Fur credo centomila, o poco manco, Per campagne per boschi, e monte, e valle Cercaro uscir di man del popul Franco,

Ma la piu parte trovo chiuso il calle E fece rosso ov'era verde e bianco Cosi non fece il Re di Sericana C'havea da lor la tenda piu lontana.

Anzi come egli sente che'l Signore Di Montalbano e questo che gli assalta: Gioisce di tal iubilo nel core Che qua, e la, per allegrezza salta:

Loda e ringratia il suo sommo Fattore Che quella notte gli occorra tant'alta E si rara aventura d'acquistare Baiardo quel destrier che non ha pare.

Havea quel Re gran tempo desiato (Credo ch'altrove voi l'habbiate letto) D'haver la buona Durindana a lato E cavalcar quel corridor perfetto:

E gia con piu di centomila armato Era venuto in Francia a questo effetto, E con Rinaldo gia sfidato s'era Per quel cavallo alla battaglia fiera,

E su'l lito del mar s'era condutto Ove dovea la pugna diffinire: Ma Malagigi a turbar venne il tutto Che fe il cugin (mal grado suo) partire,

Havendol sopra un legno in mar ridutto Lungo saria tutta l'historia dire: Da indi in qua stimo timido e vile Sempre Gradasso il Paladin gentile.

Hor che Gradasso esser Rinaldo intende Costui ch'assale il campo, se n'allegra: Si veste l'arme, e la sua Alfana prende E cercando lo va per l'aria negra,

E quanti ne riscontra a terra stende Et inconfuso lascia afflitta & egra La gente, o sia di Lybia, o sia di Francia Tutti li mena a un par la buona lancia,

Lo va di qua, di la, tanto cercando Chiamando spesso, e quanto puo piu forte: E sempre a quella parte declinando Ove piu folte son le genti morte,

Ch'al fin s'incontra in lui brando per brando Poi che le lancie loro ad una sorte Eran salite in mille scheggie rotte Sin'al carro stellato de la notte.

Quando Gradasso il Paladin gagliardo Conosce, e non perche ne vegga insegna Ma per gli horrendi colpi, e per Baiardo Che par che sol tutto quel campo tegna,

Non e (gridando) a improverargli tardo La prova che di se fece non degna: Ch'al dato campo il giorno non comparse Che tra lor la battaglia dovea farse.

Suggiunse poi, tu forse havevi speme Se potevi nasconderti quel punto: Che non mai piu per raccozarci insieme Fossimo al mondo, hor vedi ch'io t'ho giunto,

Sie certo, se tu andassi ne l'estreme Fosse di stygie, o fossi in cielo assunto Ti seguiro, quando habbi il destrier teco Ne l'alta luce, e giu nel mondo cieco.

Se d'haver meco a far non ti da il core E vedi gia che non puoi starmi a paro, E piu stimi la vita che l'honore: Senza periglio ci puoi far riparo,

Quando mi lasci in pace il corridore E viver puoi se si t'e il viver caro: Ma vivi a pie, che non merti cavallo S'alla cavalleria fai si gran fallo.

A quel parlar si ritrovo presente Con Ricciardetto il cavallier Selvaggio E le spade ambi trassero ugualmente Per far parere il Serican mal saggio,

Ma Rinaldo s'oppose immantinente E non pati che se gli fesse oltraggio: Dicendo senza voi dunque non sono A chi m'oltraggia per risponder buono?

Poi se ne ritorno verso il Pagano E disse, odi Gradasso, io voglio farte Se tu m'ascolti: manifesto e piano Ch'io venni alla marina a ritrovarte,

E poi ti sosterro con l'arme in mano Che t'havro detto il vero in ogni parte: E sempre che tu dica mentirai Ch'alla cavalleria mancass'io mai.

Ma ben ti priego che prima che sia Pugna tra noi, che pianamente intenda La giustissima e vera scusa mia: Accio ch'a torto piu non mi riprenda,

E poi Baiardo al termine di pria Tra noi vorro ch'a piedi si contenda, Da solo a solo in solitario lato: Si come a punto fu da te ordinato.

Era cortese il Re di Sericana Come ogni cor magnanimo esser suole: Et e contento udir la cosa piana E come il Paladin scusar si vuole:

Con lui ne viene in ripa alla fiumana Ove Rinaldo in semplici parole Alla sua vera historia trasse il velo: E chiamo intestimonio tutto'l cielo.

E poi chiamar fece il figliuol di Buovo. L'huom che di questo era informato a pieno Ch'a parte a parte replico di nuovo L'incanto suo, ne disse piu ne meno,

Soggiunse poi Rinaldo, cio ch'io provo Col testimonio, io vo che l'arme sieno Che hora e in ogni tempo che ti piace Te n'habbiano a far prova piu verace.

Il Re Gradasso che lasciar non volle Per la seconda la querela prima, Le scuse di Rinaldo in pace tolle: Ma se son vere o false in dubbio stima,

Non tolgon campo piu su'l lito molle Di Barcelona, ove lo tolser prima, Ma s'accordaro per l'altra matina Trovarsi una fontana indi vicina.

Ove Rinaldo seco habbia il cavallo Che posto sia communemente in mezo: Se'l Re uccide Rinaldo o il fa vassallo Se ne pigli il destrier senz'altro mezo,

Ma se Gradasso e quel che faccia fallo Che sia condotto all'ultimo ribrezo: O per piu non poter che gli si renda Da lui Rinaldo Durindana prenda.

Con maraviglia molta, e piu dolore (Come v'ho detto) havea Rinaldo udito Da Fiordiligi bella, ch'era fuore De l'intelletto il suo cugino uscito,

Havea de l'arme inteso ancho il tenore E del litigio che n'era seguito, E ch'in somma Gradasso havea quel brando Ch'orno di mille, e mille palme Orlando.

Poi che furon d'accordo, ritornosse Il Re Gradasso, a i servitori sui: Ben che dal Paladin pregato fosse Che nevenisse ad alloggiar con lui,

Come fu giorno il Re pagano armosse Cosi Rinaldo, e giunsero ambedui Ove dovea non lungi alla fontana Combatterli Baiardo e Durindana.

De la battaglia che Rinaldo havere Con Gradasso dovea da solo a solo Parean gli amici suoi tutti temere: E inanzi il caso ne faceano il duolo,

Molto ardir, molta forza, alto sapere, Havea Gradasso, & hor che del figliuolo Del gran Milone havea la spada al fianco Di timor per Rinaldo era ognun bianco.

E piu de glialtri il frate di Viviano Stava di questa pugna in dubbio e in tema: Et ancho volentiervi porria mano Per farla rimaner d'effetto scema:

Ma non vorria che quel da Montalbano Seco venisse a inimicitia estrema: Chancho havea di quell'altra seco sdegno Che gli turbo quando il levo su'l legno.

Ma stiano glialtri in dubbio, in tema, indoglia Rinaldo se ne va lieto e sicuro: Sperando c'hora il biasmo se gli toglia C'havere a torto gli parea pur duro:

Si che quei da Pontieri e d'Alta foglia Faccia cheti restar come mai furo: Va con baldanza e sicurta di core Di riportarne il triomphale honore.

Poi che l'un quinci, e l'altro quindi giunto Fu quasi a un tempo in su la chiara fonte, S'accarezzaro, e fero a punto a punto Cosi serena & amichevol fronte,

Come di sangue e d'amista congiunto Fosse Gradasso a quel di Chiaramonte: Ma come poi s'andassero a ferire Vi voglio a un'altra volta differire.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CANTO XXXI. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove