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1474–1533

CANTO XXX.

Ludovico Ariosto

Q Uando vincer da l'impeto e da l'ira Si lascia la ra / gion, ne si di / fende: E che'l cieco fu ror si inanzi ti ra O mano, o lin/ gua che gliamici offende:

Se ben dipoi si piange e si sospira Non e per questo che l'error s'emende: Lasso io i doglio e affligo in van, di quanto Dissi per ira al fin de l'altro canto.

Ma simile son fatto ad uno infermo Che dopo molta patientia e molta Quando contra il dolor non ha piu schermo Cede alla rabbia, e a bestemmiar sivolta,

Manca il dolor, ne l'impeto sta fermo Che la lingua al dir mal facea si sciolta, E si ravvede e pente, e n'ha dispetto Ma quel c'ha detto non puo far non detto.

Ben spero donne in vostra cortesia Haver davoi perdon poi ch'iovel chieggio Voi scusarete che per frenesia Vinto da l'aspra passion, vaneggio,

Date la colpa alla nimica mia Che mi fa star ch'io non potrei star peggio, E mi fa dir quel, di ch'io son poi gramo Sallo Idio s'ella ha il torto, essa s'io l'amo

Non men son fuor di me che fosse Orlando E non son men di lui di scusa degno, C'hor per li monti, hor per le piagge errando Scorse in gran parte di Marsilio il regno:

Molti di la cavalla strascinando Morta come era: senza alcun ritegno: Ma giunto oveun gran fiume entra nel mare Gli fu forza il cadavero lasciare.

E perche sa nuotar come una lontra Entra nel fiume, e surge all'altra riva: Ecco un pastor sopra un cavallo incontra Che per abeverarlo al fiume arriva,

Colui ben che gli vada Orlando incontra Perche egli e solo e nudo: non lo schiva Vorrei del tuo ronzin (gli disse il matto) Con la giumenta mia far un baratto.

Io te la mostrero di qui se vuoi Che morta la su l'altra ripa giace: La potrai far tu medicar dipoi, Altro diffetto in lei non mi dispiace,

Con qualche aggiunta il ronzin dar mi puoi Smontane in cortesia perche mi piace, Il pastor ride, e senz'altra risposta Va verso il guado, e dal pazzo si scosta.

Io voglio il tuo cavallo, oh la non odi, Suggiunse Orlando, e con furor si mosse: Havea un baston con nodi spessi e sodi Quel pastor seco, e il Paladin percosse,

La rabbia e l'ira, passo tutti i modi Del Conte, e parve fier piu che mai fosse: Su'l capo del pastore un pugno serra Che spezza l'osso, e morto il caccia in terra

Salta a cavallo, e per diversa strada Va discorrendo, e molti pone a sacco, Non gusta il ronzin mai fieno ne biada Tanto ch'in pochi di ne riman fiacco,

Ma non perho ch'Orlando a piedi vada Che di vetture vuol vivere a macco, E quante ne trovo tante ne mise In uso, poi che i lor patroni uccise,

Capito al fin a Malega, e piu danno Vi fece, ch'egli havesse altrove fatto, Che oltre che ponesse a saccomanno Il popul si, che ne resto disfatto,

Ne si pote rifar quel ne l'altr'anno, Tanti n'uccise il periglioso matto: Vi spiano tante case, e tante accese, Che disfe piu che'l terzo del paese,

Quindi partito venne ad una terra Zizera detta, che siede allo stretto Di Zibeltarro, o vuoi di Zibelterra Che l'uno e l'altro nome le vien detto:

Oveuna barca che sciogliea da terra Vide piena di gente da diletto, Che solazzando all'aura matutina Gia per la tranquilissima marina,

Comincio il pazzo a gridar forte, aspetta Che gli venne disio d'andare in barca, Ma bene in vano e i gridi e gliurli getta Che volentier tal merce non si carca,

Per l'acqua il legno va con quella fretta Che va per l'aria hirondine che varca: Orlando urta il cavallo e batte e stringe E con un mazzafrusto all'acqua spinge.

Forza e ch'al fin nell'acqua il cavallo entre Ch'in van contrasta, e spende in vano ogni opra Bagna i genocchi e poi la groppa e'l ventre Indi la testa, e a pena appar di sopra,

Tornare a dietro non si speri mentre La verga tra l'orecchie se gli adopra, Misero, o si convien tra via affogare O nel lito African passare il mare.

Non vede Orlando piu poppe ne sponde Che tratto in mar l'havean dal lito asciutto: Che son troppo lontane, e le nasconde A gliocchi bassi: l'alto e mobil flutto:

E tuttavia il destrier caccia tra l'onde Ch'andar di la dal mar dispone in tutto: Il destrier d'acqua pieno e d'alma voto Finalmente fini la vita e il nuoto.

Ando nel fondo e vi trahea la salma Se non si tenea Orlando in su le braccia: Mena le gambe, e l'una e l'altra palma, E soffia, e l'onda spinge da la faccia,

Era l'aria soave, e il mare in calma: E ben vi bisogno piu che bonaccia: Ch'ogni poco che'l mar fosse piu sorto Restava il Paladin ne l'acqua morto.

Ma la Fortuna che de i pazzi ha cura Del mar lo trasse nel lito di Setta: In una spiaggia, lungi da le mura Quanto sarian duo tratti di saetta,

Lungo il mar molti giorni alla ventura Verso levante ando correndo in fretta, Fin che trovo dove tendea su'l lito Di nera gente esercito infinito.

Lasciamo il Paladin ch'errando vada Ben di parlar di lui tornera tempo. Quanto Signore ad Angelica accada Dopo ch'usci di man del pazzo a tempo,

E come a ritornare in sua contrada Trovasse e buon navilio e miglior tempo E de l'India a Medor desse lo scettro Forse altri cantera con miglior plettro.

Io sono a dir tante altre cose intento Che di seguir piu questa non mi cale, Volger conviemmi il bel ragionamento Al Tartaro, che spinto il suo rivale

Quella bellezza si godea contento A cui non resta in tutta Europa uguale: Poscia che se n'e Angelica partita E la casta Issabella al ciel salita.

De la sententia Mandricardo altiero Ch'in suo favor la bella donna diede, Non puo fruir tutto il diletto intero Che contra lui son'altre liti in piede,

L'una gli muove il giovene Ruggiero Perche l'aquila bianca non gli cede, L'altra il famoso Re di Sericana Che da lui vuol la spada Durindana.

S'affatica Agramante, ne disciorre Ne Marsilio con lui sa questo intrico: Ne solamente non li puo disporre Che voglia l'un de l'altro essere amico:

Ma che Ruggiero a Mandricardo torre Lasci lo scudo del Troiano antico, O Gradasso la spada non gli vieti Tanto che questa o quella lite accheti.

Ruggier non vuol ch'in altra pugnavada Con lo scudo, ne Gradasso vuole Che fuor che contra se porti la spada Che'l glorioso Orlando portar suole,

Al fin veggiamo in cui la sorte cada (Disse Agramante) e non sian piu parole Veggian quel che Fortuna ne disponga E sia preposto quel ch'ella preponga.

E se compiacer meglio mi volete Onde d'haver ve n'habbia obligo ogn'hora Chi de di voi combatter sortirete: Ma con patto, ch'al primo ch'esca fuora

Amendue le querele in man porrete: Si che per se vincendo, vinca anchora Pel compagno, e perdendo l'un di vui Cosi perduto habbia per ambidui,

Tra Gradasso e Ruggier credo che sia Di valor nulla, o poca differenza: E di lor qual si vuol venga fuor pria So ch'in arme fara per eccellenza,

Poi la vittoria da quel canto stia Che vorra la divina providenza, Il cavallier non havra colpa alcuna Ma il tutto imputerassi alla Fortuna.

Steron taciti al detto d'Agramante E Ruggiero e Gradasso, & accordarsi Che qualunque di loro uscira inante E l'una briga e l'altra habbia a pigliarsi,

Cosi in duo brevi c'havean simigliante Et ugual forma, i nomi lor notarsi, E dentro un'urna quelli hanno rinchiusi Versati molto, e sozopra confusi.

Un semplice fanciul nell'urna messe La mano, e prese un breve, e vene a caso Ch'in questo il nome di Ruggier si lesse: Essendo quel del Serican rimaso,

Non si puo dir quanta allegrezza havesse Quando Ruggier si senti trar del vaso, E d'altra parte il Sericano doglia: Ma quel che manda il ciel forza e che toglia.

Ogni suo studio il Sericano ogni opra A favorire ad aiutar converte PercheRuggiero habbia a restar di sopra E le cose in suo pro c'havea gia esperte,

Come hor di spada, hor di scudo si cuopra Qual sien botte fallaci, e qual sien certe: Quando tentar, quando schivar Fortuna Si dee, gli torna a mente ad una ad una.

Il resto di quel di che da l'accordo E dal trar de le sorti sopravanza E speso da gli amici in dar ricordo Chi al'un guerrier chi all'altro come eusanza

Il popul di veder la pugna ingordo S'affreta a gara d'occupar la stanza: Ne basta a molti inanzi giorno andarvi Che voglion tutta notte ancho veggiarvi

La sciocca turba disiosa attende Ch'i duo buon cavallier vengano in prova: Che non mira piu lungi, ne comprende Di quel ch'inanzi a gliocchi si ritrova,

Ma Sobrino e Marsilio, e chi piu intende: E vede cio che nuoce, e cio che giova: Biasma questa battaglia, & Agramante Che voglia comportar che vada inante.

Ne cessan raccordargli il grave danno Che n'ha d'havere il Popul Saracino, Muora Ruggiero, o il Tartaro tyranno Quel che prefisso e dal suo fier destino,

D'un sol di lor via piu bisogno havranno Per contrastare al figlio di Pipino: Che di dieci altri mila che ci sono Tra quai fatica e ritrovare un buono.

Conosce il Re Agramante che glie vero Ma non puo piu negar cio c'ha promesso, Ben prega Mandricardo, e il buon Ruggiero Che gli ridonin quel c'ha loro concesso,

E tanto piu, che'l lor litigio e un Zero Ne degno in prova d'arme esser rimesso, E s'in cio pur no'l vogliono ubbidire Voglino almen la pugna differire.

Cinque o sei mesi il singular certame O meno o piu si differisca, tanto Che cacciato habbin Carlo del Reame Tolto lo scettro la corona e il manto,

Ma l'un e l'altro: anchor che voglia e brame Il Re ubbidir, pur sta duro da canto, Che tale accordo obbrobrioso stima A ch'il consenso suo vi dara prima.

Ma piu de'l Re, ma piu d'ognun ch'in vano Spenda a placare il Tartaro parole, La bella figlia del Re Stordilano Supplice il priega, e si lamenta e duole

Lo prega che consenta al Re Africano E voglia quel che tutto il campo vuole: Si lamenta e si duol, che per lui sia Timida sempre, e piena d'angonia.

Lassa (dicea) che ritrovar poss'io Rimedio mai ch'a riposar mi vaglia? S'hor contra questo hor quel, nuovo disio Vi trarra sempre a vestir piastra e maglia?

C'ha potuto giovare al petto mio Il gaudio, che sia spenta la battaglia Per me da voi contra quell'altro presa Se un'altra non minor se n'e gia accesa.

Ohime ch'in vano i me n'andava altiera Ch'un Re si degno un cavallier si forte, Per me volesse in perigliosa e fiera Battaglia , porsi al rischio de la morte,

C'hor veggo per cagion tanto leggiera Non meno esporvi alla medesma sorte, Fu natural ferocita di core Ch'a quella v'isnstigo piu che'l mio amore.

Ma se glie ver che'l vostro amor sia quello Che vi sforzate di mostrarmi ogn'hora Per lui vi prego, e per quel gran flagello Che mi percuote l'alma: e che m'accora:

Che non vi caglia se'l candido augello Ha ne lo scudo quel Ruggiero anchora Utile o danno a voi non so ch'importi Che lasci quella insegna, o che la porti.

Poco guadagno e perdita uscir molta De la battaglia puo, che per far sete, Quando habbiate a Ruggier l'Aquila tolta Poca merce d'un gran travaglio havrete:

Ma se Fortuna le spalle vi volta (Che non perho nel crin presa tenete,) Causate un danno, ch'a pensarvi solo Mi sento il petto gia sparrar di duolo.

Quando la vita a voi, per voi non sia Cara, e piu amate un'Aquila dipinta: Vi sia almen cara per la vita mia, Non sara l'una senza l'altra estinta,

Non gia morir con voi grave mi fia Son di seguirvi in vita e in morte accinta: Ma non vorrei morir si mal contenta Come io morro, se dopo voi son spenta.

Con tai parole, e simili altre assai Che lachryme accompagnano e sospiri: Pregar non cessa tutta notte mai Perch'alla pace il suo amator ritiri,

E quel suggendo da glihumidi rai Quel dolce pianto, e quei dolci martiri Da le vermiglie labra piu che rose, Lachrymando egli anchor, cosi rispose.

Deh vita mia non vi mettete affanno Deh non per Dio, di cosi lieve cosa, Che se Carlo e'l Re d'Africa, e cio c'hanno Qui di gente Moresca, e di Franciosa:

Spiegasson le bandiere in mio sol danno Voi pur non ne dovreste esser pensosa: Ben mi mostrate in poco conto havere Se per me un Ruggier sol vi fa temere.

E vi dovria pur ramentar, che solo (E spada io non havea ne scimitarra) Con un troncon di lancia a un grosso stuolo D'armati cavallier tolsi la sbarra,

Gradasso, anchor che convergogna e duolo Lo dica, pure a chi'l domanda narra, Che fu in Soria a un castel mio prigionero Et e pur d'altra fama che Ruggiero.

Non niega similmente il Re Gradasso E sallo Isolier vostro, e Sacripante: Io dico Sacripante il Re Circasso: E'l famoso Griphone: & Aquilante:

Cent'altri e piu: che pure a questo passo Stati eran presi alcuni giorni inante, Machometani, e gente di battesmo Che tutti liberai quel di medesmo.

Non cessa anchor la maraviglia loro De la gran prova ch'io feci quel giorno: Maggior che se l'esercito del Moro E del Franco inimici havessi intorno,

Et hor potra Ruggier giovine soro Farmi da solo a solo, o danno, o scorno? Et hor c'ho Durindana e l'armatura D'Hettor, vi de Ruggier metter paura?

Deh perche dianzi in prova non venni io Se far di voi con l'arme io potea acquisto? So che v'havrei si aperto il valor mio C'havresti il fin gia di Ruggier previsto,

Asciugate le lachryme, e per Dio Non mi fate uno augurio cosi tristo E siate certa che'l mio honor m'ha spinto Non ne lo scudo il bianco augel dipinto.

Cosi disse egli, e molto ben risposto Gli fu da la mestissima sua donna, Che non pur lui mutato di proposto Ma di luogo havria mossa una colonna,

Ella era per dover vincer lui tosto Anchor ch'armato, e ch'ella fosse in gonna E l'havea indutto a dir, se'l Re gli parla D'accordo piu, che volea contentarla.

E lo facea, se non tosto ch'al Sole La vaga Aurora fe l'usata scorta: L'animoso Ruggier, che mostrar vuole Che con ragion la bella Aquila porta:

Per non udir piu d'atti e di parole Dilation, ma far la lite corta, Dove circonda il popul lo steccato Sonando il corno s'appresenta armato.

Tosto che sente il Tartaro superbo Ch'alla battaglia il suono altier lo sfida Non vuol piu de l'accordo intenderverbo: Ma si lancia del letto, & arme grida:

E si dimostra si nel viso acerbo Che Doralice istessa non si fida Di dirgli piu di pace ne di triegua: E forza e infin che la battaglia segua.

Subito s'arma, & a fatica aspetta Da suoi scudieri i debiti servigi, Poi monta sopra il buon cavallo in fretta Che del gran difensor fu di Parigi,

E vien correndo inver la piazza eletta A terminar con l'arme i gran litigi, Vi giunse il Re e la corte allhora allhora Si ch'all'assalto fu poca dimora.

Posti lor furo & allacciati in testa I lucidi elmi, e date lor le lance: Siegue la tromba a dare il segno presta Che fece a mille impallidir le guancie:

Posero l'haste i Cavallieri in resta E i corridori punsero alle pance, E venner con tale impeto a ferirsi Che parve il ciel cader la terra aprirsi.

Quinci e quindi venir si vede il bianco Augel che Giove per l'aria sostenne, Come ne la Thessalia si vide ancho Venir piu volte, ma con altre penne,

Quanto sia l'uno e l'altro ardito e franco Mostra il portar de le massiccie antenne: E molto piu, ch'a quello incontro duro Qu ai torri a i venti, o scogli all'onde furo.

I tronchi fin'al ciel ne sono ascesi: Scrive Turpin verace in questo loco Che dui o tre giu ne tornaro accesi Ch'eran saliti alla sphera del fuoco,

I Cavallieri i brandi haveano presi E come quei che si temeano poco Si ritornaro incontra: e a prima giunta Ambi alla vista si ferir di punta.

Ferirsi alla visiera al primo tratto: E non miraron per mettersi in terra Dare a i cavalli morte, ch'e mal'atto Per ch'essi non han colpa de la guerra:

Chi pensa che trar lor fosse tal patto Non sa l'usanzaa antiqua, e di molto erra: Senz'altro patto era vergogna e fallo E biasmo eterno a chi feria il cavallo.

Ferirsi alla visiera ch'era doppia: Et a pena ancho a tanta furia resse L'un colpo appresso all'altro si raddoppia Le botte piu che grandine son spesse,

Che spezza fronde e rami e grano e stoppia E uscir in van fa la sperata messe: Se Durindana e Balisarda taglia Sapete, e quanto in queste mani vaglia.

Ma degno di se colpo anchor non fanno Si l'uno e l'altro ben sta su l'aviso: Usci da Mandricardo il primo danno Per cui fu quasi il buon Ruggiero ucciso

D'uno di quei gran colpi che far sanno Gli fu lo scudo pel mezo diviso: E la corazza apertagli di sotto: E fin su'l vivo il crudel brando ha rotto.

L'aspra percossa agghiaccio ilcor nelpetto Per dubbio di Ruggiero a i circonstanti, Nel cui favor si conoscea lo affetto De i piu inchinar, se non di tutti quanti:

E se Fortuna ponesse ad effetto Quel che la maggior parte vorria inanti Gia Mandricardo saria morto o preso: Si che'l suo colpo ha tutto il campo offeso.

Io credo che qualche agnol s'interpose Per salvar da quel colpo il Cavalliero, Ma ben senza piu indugio gli rispose Terribil piu che mai fosse Ruggiero:

La spada in capo a Mandricardo pose Ma si lo sdegno fu subito e fiero E tal fretta gli fe, ch'io men l'incolpo Se non mando a ferir di taglio il colpo.

Se Balisarda lo giungea pel dritto L'elmo d'Hettore era incantato in vano, Fu si del colpo Mandricardo afflitto Che si lascio la briglia uscir di mano,

D'andar tre volte accenna a capo fitto Mentre scorrendo va d'intorno il piano Quel Brigliador che conoscete al nome, Dolente anchor de le mutate some.

Calcata serpe mai tanto non hebbe Ne ferito leon sdegno e furore: Quanto il Tartaro, poi che si rihebbe Dal colpo che di se lo trasse fuore:

E quanto l'ira e la superbia crebbe Tanto, e piu, crebbe in lui forza e valore Fece spiccare a Brigliadoro un salto Verso Ruggiero, e alzo la spada in alto.

Levossi in su le staffe, & all'elmetto Segnolli, e si credette veramente Partirlo a quella volta fin'al petto: Ma fu di lui Ruggier piu diligente:

Che pria che'l braccio scenda al duro effetto Gli caccia sotto la spada pungente: E gli fa ne la maglia ampla finestra Che sotto difendea l'ascella destra.

E Balisarda al suo ritorno trasse Di fuori il sangue tiepido, e vermiglio: E vieto a Durindana che calasse Impetuosa con tanto periglio,

Ben che fin su la groppa si piegasse Ruggiero, e per dolor strignesse il ciglio: E s'elmo in capo havea di peggior tempre Gli era quel colpo memorabil sempre.

Ruggier non cessa, e spinge il suo cavallo E Mandricardo al destro fianco trova, Quivi scelta finezza di Metallo E ben condutta tempra poco giova,

Contra la spada che non scende in fallo Che fu incantata non per altra prova , Che per far ch'a suoi colpi nulla vaglia Piastra incantata & incantata maglia.

Taglionne quanto ella ne prese, e insieme Lascio ferito il Tartaro nel fianco Che'l ciel bestemmia, e di tant'ira freme Che'l tempesto so mare e horribil manco,

Hor s'apparecchia apor le forze estreme Lo scudo ove in azurro e l'Augel bianco Vinto da sdegno si gitto lontano E messe al brando e l'una e l'altra mano.

Ah (disse a lui Ruggier) senza piu basti A mostrar che non merti quella insegna, C'hor tu la getti, e dianzi la tagliasti: Ne potrai dir mai piu che ti convegna,

Cosi dicendo forza e che gli attasti Con quanta furia Durindana vegna Che si gli grava, e si gli pesa in fronte Che piu leggier potea cadervi un monte.

E per mezo gli fende la visiera, Buon per lui che dal viso si discosta, Poi calo su l'arcion che ferrato era Ne lo difese haverne doppia crosta,

Giunse al fin su l'arnese, e come cera L'aperse con la falda sopraposta: E feri gravemente ne la coscia Ruggier, si ch'assai stette a guarir poscia

De l'un come de l'altro fatte rosse Il sangue l'arme havea con doppia riga, Tal che diverso era il parer chi fosse Di lor c'havesse il meglio in quella briga:

Ma quel dubbio Ruggier tosto rimosse Con la spada che tanti ne castiga Mena di punta, e drizza il colpo crudo Onde gittato havea colui lo scudo.

Fora de la corazza il lato manco E di venire al cor trova la strada: Che gli entra piu d'un palmo sopra il fianco Si che convien che Mandricardo cada

D'ogni ragion che puo ne l'augel bianco O che puo haver nela famosa spada: E da la cara vita cada insieme: Che piu che spada e scudo assai gli preme.

Non mori quel meschin senza vendetta Ch'a quel medesmo tempo che fu colto: La spada poco sua, meno di fretta Et a Ruggier havria partito il volto,

Se gia Ruggier non gli havesse intercetta Prima la forza,e assai del vigor tolto, Di forza e di vigor troppo gli tolse Dianzi che sotto il destro braccio il colse.

Da Mandricardo fu Ruggier percosso Nel punto ch'egli a lui tolse la vita: Tal ch'un cerchio di ferro ancho che grosso E una cuffia d'acciar ne fu partita,

Durindana taglio cotenna & osso E nel capo a Ruggiero entro dua dita: Ruggier stordito in terra si riversa E di sangue un ruscel dal capo versa.

Il primo fu Ruggier ch'ando per terra E di poi stette l'altro a cader tanto Che quasi crede ognun che de la guerra Riporti Mandricardo il pregio e il vanto,

E Doralice sua che con glialtri erra E che quel di piu volte ha riso e pianto, Dio ringratio con mani al ciel supine C'havesse havuta la pugna tal fine.

Ma poi ch'appare a manifesti segni Vivo chi vive, e senza vita il morto Ne i petti de i fautor mutano regni Di la mestitia, e di qua vien conforto:

I Re, i Signori, i cavallier piu degni, Con Ruggier ch'a fatica era risorto A rallegrarsi & abbracciarsi vanno E gloria senza fine e honor gli danno.

Ognun s'allegra con Ruggiero, e sente Il medesmo nel cor c'ha nella bocca: Sol Gradasso il pensiero ha differente Tutto da quel che fuor la lingua scocca,

Mostra gaudio nel viso, e occultamente Del glorioso acquisto invidia il tocca: E maledice, o sia destino, o caso Ilqual trasse Ruggier prima del vaso.

Che diro del favor, che de le tante Carezze e tante affettuose e vere? Che fece a quel Ruggiero il Re Agramante Senza ilqual dare al vento le bandiere

Ne volse muover d'Africa le piante Ne senza lui si fido in tante schiere: Hor che de'l Re Agricane ha spento il seme Prezza piu lui, che tutto il mondo insieme.

Ne di tal volonta gli huomini soli Eran verso Ruggier, ma le donne ancho: Che d'Africa e di Spagna fra gli stuoli Eran venute al tenitorio Franco:

E Doralice istessa che con duoli Piangea l'amante suo pallido e bianco: Forse con l'altre ita sarebbe in schiera Se di vergogna un duro fren non era.

Io dico forse, non ch'io ve l'accerti Ma potrebbe esser stato di leggiero, Tal la bellezza, e tali erano i merti I costumi e i sembianti di Ruggiero,

Ella per quel che gia ne siamo esperti Si facile era a variar pensiero Che per non si veder priva d'Amore Havria potuto in Ruggier porre il core.

Per lei buono era vivo Mandricardo Ma che ne volea far dopo la morte? Proveder le convien d'un che gagliardo Sia notte e di ne suoi bisogni, e forte:

Non era stato intanto a venir tardo Il piu perito medico di corte Che di Ruggier veduta ogni ferita Gia l'havea assicurato de la vita.

Con molta diligentia il Re Agramante Fece colcar Ruggier ne le sue tende, Che notte e di veder se'l vuole inante Si l'ama, si di lui cura si prende,

Lo scudo al letto e l'arme tutte quante Che fur di Mandricardo, il Re gli appende Tutte le appende eccetto Durindana Che fu lasciata al Re di Sericana.

Con l'arme l'altre spoglie a Ruggier sono Date di Mandricardo, e insieme dato Gli e Brigliador, quel destrier bello e buono Che per furore Orlando havea lasciato,

Poi quello al Re diede Ruggiero in dono Che s'avide ch'assai gli saria grato: Non piu di questo, che tornar bisogna A chi Ruggiero in van sospira e agogna.

Gliamorosi tormenti che sostenne Bradamante aspettando, io v'ho da dire A Montalbano Hippalca a lei rivenne E nuova le arreco del suo desire.

Prima di quanto di Frontin le avenne Con Rodomonte, l'hebbe a riferire Poi di Ruggier che ritrovo alla fonte Con Ricciardetto e frati d'Agrismonte.

E che con esso lei s'era partito Con speme di trovare il Saracino: E punirlo di quanto havea fallito D'haver tolto auna donna il suo Frontino

E che'l disegno poi non gli era uscito Perche diverso havea fatto il camino, La cagione ancho perche non venisse A Montalban Ruggier, tutta le disse.

E riferille le parole a pieno Ch'in sua scusa Ruggier le havea commesse, Poi si trasse la lettera di seno Ch'egli le die perch'ella a lei la desse,

Con viso piu turbato che sereno Prese la charta Bradamante, e lesse, Che se non fosse la credenza stata Gia di veder Ruggier, fora piu grata.

L'haver Ruggiero ella aspettato, e invece Di lui, vedersi hora appagar d'un scritto Del bel viso turbar l'aria le fece Di timor, di cordoglio, e di despitto,

Bacio la charta diece volte e diece Havendo a chi la scrisse il cor diritto, Le lachryme vietar che su vi sparse Che con sospiri ardenti ella non l'arse.

Lesse la charta quattro volte e sei: E volse ch'altretante l'imbasciata Replicata le fosse da colei Che l'una e l'altra havea quivi arrecata:

Pur tuttavia piangendo, e crederei Che mai non si saria piu racchetata Se non havesse havuto pur conforto Di rivedere il suo Ruggier di corto.

Termine a ritornar quindici o venti Giorni, havea Ruggier tolto, & affermato L'havea ad Hippalca poi, con giuramenti Da non temer che mai fosse mancato,

Chi m'assicura ohime de gli accidenti (Ella dicea) c'han forza in ogni lato? Ma ne le guerre piu, che non distorni Alcun tanto Ruggier che piu non torni?

Oime Ruggiero, oime chi haria creduto C'havendoti amato io piu di me stessa Tu piu di me, non ch'altri, ma potuto Habbi amar gente tua inimica espressa?

A chi opprimer dovresti doni aiuto: Chi tu dovresti aitare, e da te oppressa: Non so se biasmo o laude esser ti credi Ch'al premiar e al punir si poco vedi.

Fu morto da Troian (non so se'l sai) Il padre tuo, ma fin'a i sassi il sanno: E tu del figlio di Troian cura hai Che non riceva alcun disnor ne danno,

E questa la vendetta che ne fai Ruggiero? e a quei che vendicato l'hanno Rendi tal premio? che del sangue loro Me fai morir di stratio e di martoro.

Dicea la Donna al suo Ruggiero absente Queste parole, & altre lachrymando, Non una sola volta, ma sovente, Hippalca la venia pur confortando,

Che Ruggier servarebbe interamente Sua fede, e ch'ella l'aspettasse, quando Altro far non potea, fin'a quel giorno C'havea Ruggier prescritto al suo ritorno

I conforti d'Hippalca e la speranza Che de gliamanti suole esser compagna Alla tema e al dolor tolgon possanza Di far che Bradamante ogn'hora piagna,

In Montalban senza mutar mai stanza Voglion che fin'al termine rimagna, Fin'al promesso termine e giurato, Che poi fu da Ruggier male osservato.

Ma ch'egli alla promessa sua mancasse Non perho debbe haver la colpa affatto, Ch'una causa & un'altra si lo trasse Che gli fu forza preterire il patto,

Convenne che nel letto si colcasse E piu d'un mese si stesse di piatto In dubbio di morir, si il dolor crebbe Dopo la pugna che col Tartaro hebbe.

L'inamorata giovane l'attese Tutto quel giorno e desiollo in vano Ne mai ne seppe, fuor quanto ne'ntese Hora da Hippalca, e poi dal suo Germano

Che le narro che Ruggier lui difese: E Malagigi libero e Viviano, Questa novella anchor c'havesse grata Pur di qualche amarezza era turbata.

Che di Marphisa in quel discorso udito L'alto valore e le bellezze havea: Udi come Ruggier s'era partito Con esso lei, e che d'andar dicea

La dove con disagio in debol sito Mal sicuro Agramante si tenea. Si degna compagnia la donna lauda Ma non che se n'allegri, o che l'applauda.

Ne picciolo e il sospetto che la preme: Che se Marphisa e bella come ha fama, E che fin'a quel di sien giti insieme E maraviglia se Ruggier non l'ama,

Pur nonvuol creder'ancho, e spera e teme E'l giorno che la puo far lieta e grama Misera aspetta, e sospirando stassi Da Montalban mai non movendo i passi.

Stando ella quivi, il principe, il Signore Del bel castello, il primo de suoi frati: Io non dico d'etade, ma d'honore (Che di lui prima dui n'erano nati)

Rinaldo, che di gloria e di splendore Gli ha, come il Sol le stelle, illuminati, Giunse al castello un giorno in su la nona Ne fuor ch'un paggio, era con lui persona.

Cagion del suo venir fu, che da Brava Ritornandosi un di verso Parigi: Come v'ho detto che sovente andava Per ritrovar d'angelica vestigi:

Havea sentita la novella prava Del suo Viviano, e del suo Malagigi Ch'eran per esser dati al Maganzese: E percio ad Agrismonte la via prese,

Dove intendendo poi ch'eran salvati: E gli aversarii lor morti e distrutti: E Marphisa e Ruggiero erano stati Che gli haveano a quei termini ridutti:

E suoi fratelli, e suoi cugin tornati A Montalbano insieme erano tutti, Gli parve un'hora un'anno di trovarsi, Con esso lor la dentro ad abbracciarsi.

Venne Rinaldo a Montalbano, e quivi Madre, moglie, abbraccio, figli e fratelli E i cugini che dianzi eran captivi: E parve quando egli arrivo tra quelli

Dopo gran fame Hirondine ch'arrivi Col cibo in bocca a i pargoletti Augelli, E poi ch'un giorno vi fu stato o dui Partissi e fe partire altri con lui.

Ricciardo, Alardo, Ricciardetto e d'essi Figli d'Amone, il piu vecchio Guicciardo Malagigi, e Vivian, si furon messi In arme, dietro al Paladin gagliardo,

Bradamante aspettando che s'appressi Il tempo, ch'al disio suo ne vien tardo, Inferma disse a gli fratelli ch'era E non volse con lor venire in schiera.

E ben lor disse il ver, ch'ella era inferma Ma con per febbre o corporal dolore, Era il disio che l'alma dentro inferma E le fa alteration patir d'Amore:

Rinaldo in Montalban piu non si ferma E seco mena di sua gente il fiore Come a Parigi appropinquosse, e quanto Carlo aiuto vi dira l'altro canto.

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CANTO XXX. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove