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1474–1533

Canto XXX.

Ludovico Ariosto

sOviemmi che cantar gia vi dovea gia lo promisi: & poi mi usci di mente duna suspition: che fatto havea la bella donna di Ruggier dolente

molto piu dispiacevole et piu rea & di piu acuto et venenoso dente de laltra che pel dir di Ricciardetto a divorare il cor lentro nel petto

Dovea cantarne: & altro incominciai perche Rinaldo in mezo sopravenne & poi Guidon mi die che fare assai che tra camino a bada un pezzo il tenne

duna cosa in un altra in modo entrai che mal di Bradamante mi sovenne sovienmene hora: & vuo narrarne inanti che di Rinaldo & di Gradasso io canti

Ma bisogna ancho prima ch io ne parli che dAgramante vi ragioni un poco che havea ridutte le reliquie in Arli che gli restar del gran notturno fuoco

quando a raccorre il sparso campo: & darli soccorso: et vettovaglie era atto il loco lAphrica ha contra: & la Spagna vicina et e in sul fiume assisa alla marina

Per tutto il regno fa scriver Marsiglio gente a piedi: e a cavallo: et trista: et buona per forza & per amor ogni naviglio atto a battaglia s arma in Barcelona

Agramante che vede il suo periglio a spender largamente non perdona in tanto gravi exattioni & spesse han tutte le citta dAphrica oppresse

Ha gia fatto offerire a Rodomonte perche ritorni et impetrar nol puote una cugina sua figlia dAlmonte et il regno dOran dargli per dote

non sivolse laltier muover dal ponte dove tante arme et tante selle vuote di quei che son gia capitati al passo ha ragunate che ne copre il sasso

Gia non volse Marphisa imitar latto di Rodomonte anzi comella intese ch Agramante da Carlo era disfatto sue genti morte saccheggiate & prese

& che con pochi in Arli era ritratto senza aspettar invito il camin prese venne in aiuto de la sua corona et lo haver gli proferse & la persona

Et gli meno Brunello egli ne fece libero dono: il qual non havra offeso lhavea tenuto nove giorni o diece in perpetua angonia dessere impeso

& poi che ne con forza ne con prece da nessun vide il patrocinio preso in si sprezzato sangue non si volse bruttar laltiere mani & lo disciolse

Tutte le antique ingiurie gli rimesse et seco in Arli ad Agramante il trasse ben dovete pensar che gaudio avesse il Re di lei che ad aiutarlo andasse

et del gran conto chegli ne facesse volse che Brunel pruova le mostrasse che quel di che gli havea fatto ella cenno di volerlo impiccar fe da buon senno

Il manigoldo in loco inculto & ermo pasto di corvi et di avoltoi lasciollo Ruggier ch unaltra volta gli fu schermo che gli potea il capestro tor dal collo

la giustitia di Dio fece che infermo per le ferite quel caso trovollo & quando il seppe era gia il fatto occorso si che resto Brunel senza soccorso

In tanto Bradamante iva accusando che cosi lunghi eran quei venti giorni liquai finiti: il termine era: quando a lei Ruggiero et alla fede torni

a chi aspetta di carcere: o di bando uscir: non par chel tempo piu soggiorni a darli libertade: o de lamata patria vista gioconda et disiata

In quel duro aspettare ella talvolta pensa che Eto & Pyroo sia fatto zoppo o sia la ruota guasta: che a dar volta le par che tardi oltra lusato troppo

piu lungo di quel giorno a cui per molta fede nel cielo il giusto Hebreo fe intoppo piu de la notte che Hercole produsse parea lei ch ogni notte ogni di fusse

O quante volte da invidiar le diero li orsi li ghiri e i sonnacchiosi tassi che quel tempo voluto havrebbe intiero tutto dormir che mai non si destassi

ne poter altro udir: fin che Ruggiero dal pigro sonno lei non richiamassi ma non pur questo non puo far: ma anchora non puo dormir di tutta notte un hora

Di qua di la va le noiose piume tutte premendo: & mai non si riposa spesso aprir la finestra ha per costume per veder s ancho di Tithon la sposa

sparge dinanzi al matutino lume il bianco giglio & la vermiglia rosa non meno anchor poi che nasciuto e il giorno brama vedere il ciel di stelle adorno

Poi che fu quattro o cinque giorni appresso il termine a finir: piena di spene stava aspettando d hora in hora il messo che le apportasse ecco Ruggier che viene

montava sopra un alta torre spesso che i folti boschi & le campagne amene scopria dintorno: & parte de la via donde di Francia a Montalban si gia

Se di lontano o splendor d arme vede o cosa tal ch a cavallier simiglia che sia il suo disiato Ruggier crede & rasserena i begliocchi: & le ciglia

se disarmato o viandante a piede che sia messo di lui speranza piglia et se ben poi fallace la ritruova pigliar non cessa una & unaltra nuova

Credendolo incontrar talhora armossi scese dal monte: & giu smonto nel piano ne lo trovando: si spero che fossi per altra strada giunto a Montalbano

& col disir con che havea i piedi mossi fuor dil castel: ritorno dentro in vano ne qua ne la trovollo: & passo intanto il termine aspettato da lei tanto

Il termine passo d uno di dui tre giorni: sei: dodici: & di venti ne vedendo il suo sposo: ne di lui sentendo nuova: incomincio lamenti

chavria mosso a pieta ne i regni bui quelle Furie crinite di serpenti et fece oltraggio a begliocchi divini al bianco petto all aurei crespi crini

Dunque fia ver (dicea) che mi convegna cercare un che mi fugge & mi se asconde? dunque debbo prezzar un che mi sdegna? debbio pregar chi mai non mi risponde?

patiro che chi m odia il cor mi tegna? un che si stima sue virtu profonde che bisogno sera che dal ciel scenda immortal dea: ch el cor damor gli accenda

Sa questo altier ch io lamo et ch io ladoro ne mi vuol per amante ne per serva il crudel sa che per lui spasmo & moro et dopo morte a darmi aiuto serva

& perche io non gli narri il mio martoro atto a piegar la sua voglia proterva da me se asconde come aspide suole che per star empio: il canto udir non vuole

Deh ferma Amor costui che cosi sciolto dinanzi al lento mio correr si affretta o tornami nel grado onde mhai tolto quando ne a te ne ad altri ero suggetta

deh come e il sperar mio fallace & stolto ch in te con prieghi mai pieta si metta che ti diletti anzi ti pasci & vivi di trar da gliocchi lachrymosi rivi

Ma di che debbio lamentarmi (ahi lassa) fuor che del mio desire irrationale? ch alto mi lieva & tanto in laria passa che arriva in parte ove se abbrucia lale

poi non potendo sostener: mi lassa dal ciel cader: ne qui finisce il male che le rimette & di nuovo arde: onde io non ho mai fine al precipitio mio

Anzi via piu che del disir: mi deggio di me doler: che si gli apersi il seno onde cacciata ha la ragion di seggio et ogni mio poter puo di lui meno

quel mi trasporta ognhor di mal in peggio ne lo posso frenar: che non ha freno et mi fa certa: che mi mena a morte perche aspettando il mal noccia piu forte

Deh perche voglio ancho di me dolermi? ch error se non d amarti unqua commessi? che maraviglia se fragili e infermi feminil sensi fur subito oppressi

perche dovevo io usar ripari & schermi che la somma belta non mi piacessi glialti sembianti & le sagge parole misero e ben chi veder schiva il Sole

Et oltra al mio destino: io ci fui spinta da li conforti altrui degni di fede somma felicita mi fu dipinta ch esser dovea di questo amor mercede

se la persuasione ohime fu finta se fu inganno il consiglio che mi diede Merlin: posso di lui ben lamentarmi ma non damar Ruggier posso ritrarmi

Di Merlin posso & de la Maga insieme dolermi: & mi dorro d essi in eterno che dimostrare i frutti del mio seme mi fero da li spirti de lo inferno

per pormi sol con questa falsa speme in servitu: ne la cagion discerno se non ch erano forse invidiosi de li sicuri miei lunghi riposi

Si loccupa il dolor che non avanza loco: ove in lei conforto habbia ricetto ma mal grado di quel vien la speranza & vi vuole alloggiar in mezo il petto

rifrescandole pur la rimembranza di quel chal suo partir lha Ruggier detto et vuol contra il parer de glialtri affetti che dhora in hora il suo ritorno aspetti

Questa speranza dunque la sostenne finito i venti giorni: un mese appresso siche il dolor si forte non le tenne come tenuto havria lanimo oppresso

un di che per la strada se ne venne che per trovar Ruggier solea far spesso novella udi la misera che insieme fe drieto allaltro ben fuggir la speme

Venne a incontrare un cavallier Guascone che dal campo Aphrican venia diritto dove era stato da quel di prigione che fu inanzi a Parigi il gran conflitto

da lui fu molto posto per ragione fin che si venne al termine prescritto dimando di Ruhgero e in lui fermosse ne fuor di questo segno piu si mosse

Il cavallier buon conto ne rendette che ben connosce tutta quella corte et narro di Ruggier: che contrastette da solo a solo e Mandricardo forte

et come egli luccise: et poi ne stette ferito piu dun mese presso a morte et sera la sua historia qui conclusa fatto havria di Ruggier la vera excusa

Ma come poi soggiunse: una donzella esser nel campo nomata Marphisa che men non era che gagliarda bella ne meno experta darme in ogni guisa

et che Ruggier lamava: & Ruggiero ella et lor compagnia raro era divisa et si credea per publico parere ch eran insieme marito & mogliere

Et che come Ruggier si faccia sano il matrimonio publicar si deve & ch ogni Re: ogni Principe pagano gran piacere et letitia ne riceve

che de luno et de laltro sopra humano connoscendo il valor: sperano in breve far una razza dhuomini da guerra la piu gagliarda che mai fusse in terra

Credea il Guascon quel che dicea non senza cagion: che in lexercito de Mori openione e universal credenza & publico parlar nera di fuori

li molti segni di benivolenza stati tra lor facean questi romori che tosto o buona o ria che la fama esce fuor duna bocca: in infinito cresce

Lesser venuta a Mori ella in aita con lui: ne senza lui comparir mai havea questa credenza stabilita ma poi lhavea accresciuta pur assai

ch essendosi del campo gia partita portandone Brunel (come io contai) senza esservi dalcuno richiamata sol per veder Ruggier vera tornata

Sol per lui visitar: che gravemente languia ferito: in campo venuta era non una sola volta: ma sovente vi stava il giorno: & si partia la sera

& molto piu da dir dava alla gente ch essendo connosciuta cosi altiera che tutto il mondo a se le parea vile solo a Ruggier fusse benigna e humile

Come il Guascon questo affermo per vero fu Bradamante da cotanta pena da cordoglio assalita cosi fiero che dal quivi cader si tenne apena

volto senza far motto il suo destriero di gelosia d ira e di rabbia piena et da se discacciata ogni speranza ritorno furibonda alla sua stanza

Et senza disarmarsi sopra il letto col viso volta in giu: tutta si stese dove per non gridar siche sospetto di se facesse: i panni in bocca prese

et ripetendo quel che le havea detto il cavalliero: in tal dolor discese che piu non lo potendo sofferire fu forza a disfogarlo et cosi dire

Misera a chi mai piu creder debbo io vuo dir ch ognuno e perfido & crudele se perfido et crudel sei Ruggier mio che si pietoso tenni et si fedele

qual crudelta qual tradimento rio unqua sudi per tragiche querele che non truovi minor: se pensar mai al mio merto e al tuo debito vorai

Perche Ruggier come di te non vive cavallier di piu ardir di piu bellezza ne che a gran pezzo al tuo valor arrive ne a tuoi costumi ne a tua gentilezza

perche non fai che fra tue illustri & dive virtu: si dica anchor chabbi fermezza? si dica chabbi inviolabil fede? a chi ogn altra virtu se inchina & cede

Non sai che non compar: se non ve quella alcun valore: alcun nobil costume? come ne cosa (& sia quanto vuol bella) si puo veder ove non splenda lume

facil ti fu ingannar una donzella di cui tu Signor eri idolo & nume a cui potevi far con tue parole creder che fusse oscuro & freddo il Sole

Crudel di che peccato a doler thai se duccider chi tama non ti penti? sel mancar di tua fe si leggier fai di ch altro peso il cor gravar ti senti?

come tratti il nimico? se tu dai a me che tamo si: questi tormenti? ben diro che giustitia in ciel non sia se a veder tardo la vendetta mia

Se piu di tutti li peccati: quello de lempia ingratitudine: lhuom grava & per questo del ciel langel piu bello fu relegato in parte oscura & cava

& se gran fallo aspetta gran flagello quando debita emenda il cor non lava guarda ch aspro flagello in te non scenda che mi se ingrato & non vuoi farne emenda

Di furto anchora: oltra ogni vitio rio di te crudel ho da dolermi molto che tu mi tenga il cor: non ti dico io di questo: io vuo che tu ne vada assolto

dico di te che t eri fatto mio et poi contra ragion mi ti sei tolto renditi iniquo a me: che tu sai bene che non si puo salvar chi laltrui tiene

Tu mhai Ruggier lasciata: io te non voglio ne lasciarte volendo ancho potrei ma per uscir daffanno & di cordoglio posso & voglio finire i giorni miei

di non morirti in gratia sol mi doglio che se concesso mhavessero i dei ch io fussi morta quando tero grata morte non fu giamai tanto beata

Cosi dicendo di morir disposta salta dal letto: & di rabbia infiammata si pon la spada alla sinistra costa ma si ravvede poi che e tutta armata

il miglior spirto in questo le saccosta & nel cor le ragiona: o donna nata di tanto alto lignaggio: adunque vuoi finir con si gran biasmo i giorni tuoi?

Non e meglio che al campo tu ne vada dove morir si puo con laude ognhora? quivi se avien ch inanzi a Ruggier cada del morir tuo si dorra forse anchora

ma se a morir te avien per la sua spada chi sera mai che piu contenta mora? ragion e ben che di vita te privi poi che egli e causa anchor che tu non vivi

Verra forse ancho che prima che mori farai vendetta di quella Marphisa che tha con fraudi et dishonesti amori da te Ruggiero alienando uccisa

questi pensieri parveno migliori alla donzella: & tosto una divisa si fe su l arme: che volea inferire disperatione: & voglia di morire

Senza scudiero & senza compagnia scese dal monte & si pose in camino verso Parigi la piu dritta via ove era dianzi il campo Saracino

che la novella anchora non se udia che lhavesse Rinaldo paladino aiutandolo Carlo e Malagigi fatto tor da lassedio di Parigi

Alloggio quella notte ad un castello ch alla via di Parigi si ritruova et del notturno assalto del fratello che ruppe il Re Agramante: udi la nuova

quivi hebbe buona mensa & buono hostello ma questo & ognaltro agio poco giova che poco mangia & poco dorme: & poco non che posar: ma ritrovar puo loco

Pur chiuse alquanto appresso all alba i lumi & di veder le parve il suo Ruggiero che le dicesse: perche ti consumi dando credenza a quel che non e vero?

tu verdai prima all erta aldare i fiumi ch ad altri mai ch a te volga il pensiero s io non amassi te: ne il cor potrei ne le pupille amar de gliocchi miei

Et parea suggiungesse: io son venuto per battizarmi: & far quanto ho promesso & s io son stato tardi: mha tenuto altra ferita che damore oppresso

fuggise in questo il Sonno: ne veduto fu piu Ruggier: che si fuggi con esso rinuova allhora i pianti la donzella & ne la mente sua cosi favella

Fu quel che piacque un falso sogno: & questo che mi tormenta (ahi lassa) e un vegghiar vero el ben fu sogno: & dileguosi presto ma non e sogno il martir aspro & fiero

perchor non ode & vede il senso desto quel ch udire et veder parve al pensiero? a che conditione occhi miei sete che chiusi il bene: aperti il mal vedete

El dolce sogno mi promesse pace & lamaro vegghiar mi torna in guerra il dolce sogno e ben stato fallace ma lamaro vegghiar ohime non erra

sel vero annoia: e il falso si mi piace non oda o vegha mai piu vero in terra sel dormir mi da gaudio: e il vegghiar guai poss io dormir senza destarmi mai

O felici animal ch un sonno forte sei mesi tien senza mai gliocchi aprire che si assimigli tal sonno alla morte tal vegghiate alla vita: io non vuo dire

ch a tutte altre contraria la mia sorte sente morte a vegghiar: vita a dormire ma se a tal sonno morte si assimiglia deh morte hor hora chiudemi le ciglia

Ma costei seguitar non voglio tanto ch io non ritorni a quei dui cavallieri che d accordo legato haveano a canto la solitaria fonte: i lor destrieri

la pugna lor di che vuo dirvi alquanto non fu per acquistar terre ne imperi ma perche Durindana il piu gagliardo habbia ad havere: et cavalcar Baiardo

Senza che tromba: o che tambur cennasse quando a mover s havean: senza maestro chel schermo e il ben ferir lor raccordasse o stimulasse il cor d animoso estro:

luno et laltro d accordo il ferro trasse & si venne a trovare agile & destro li spessi & gravi colpi a farsi udire incominciaro: et a scaldarsi lire

Due spade altre non so per pruova elette ad esser ferme & solide & ben dure che a tre colpi di quei si fusser rette ch erano fuor di tante le misure

ma quelle fur di tempre si perfette per tante experientie si sicure che ben poteano insieme riscontrarsi con mille colpi et piu: senza spezzarsi

Hor qua Rinaldo hor la mutando il passo con gran destrezza & molta industria & arte fuggia di Durindana il gran fracasso che sa ben come spezza il ferro & parte

feria maggior percosse il Re Gradasso ma quasi tutte al vento erano sparse se coglieva talhor coglieva in loco dove potea gravar & nuocer poco

Laltro con piu ragion sua spada inchina & fa spesso al Pagan stordir le braccia quando alli fianchi: & quando ove confina la corazza con lelmo: gli la caccia

ma truova larmatura adamantina si che una maglia non ne rompe o straccia se dura & forte la ritruova tanto avien: perche ella e fatta per incanto

Senza prender riposo erano stati gran pezzo tanto alla battaglia fisi che volti gliocchi in nessun mai de lati haveano: fuor che ne i turbati visi

quando da un altra zuffa distornati et da tanto furor furon divisi ambi voltaro a un gran strepito il ciglio et videro Baiardo in gran periglio

Vider Baiardo a zuffa con un mostro ch era piu di lui grande: & era augello havea piu lungo di tre braccia il rostro laltre fattezze havea di pipistrello

havea la piuma negra come inchiostro havea lartiglio grande acuto & fello gliocchi di fuoco il sguardo havea crudele lale havea grandi che parean due vele

Forse era vero augel: ma non so dove o quando unaltro mai ne fusse tale non ho veduto mai ne letto altrove fuor che in Turpin: d un si fatto animale

questo rispetto a credere mi muove che laugel fusse un diavolo infernale che Malagigi in quella forma trasse accio che la battaglia disturbasse

Rinaldo il credette ancho: & gran parole & sconcie poi con Malagigi nhebbe egli gia confessar non gli lo vuole et perche tor di colpa si vorrebbe

giura pel lume che da lume al Sole che di questo imputato esser non debbe fusse augello o demonio: il mostro scese sopra Baiardo: & con lartiglio il prese

Le redine il destrier che era possente subito rompe: & con sdegno & con ira contra laugello i calci adopra e il dente ma quel veloce in aria si ritira

indi ritorna: & con lugna pungente lo va battendo & dognintorno aggira Baiardo offeso: & che non ha ragione di schermo alcun: ratto a fuggir si pone

Fugge Baiardo: e in la vicina selva va ricercando le piu spesse fronde segue di sopra la pennuta belva con gliocchi fisi: ove la via seconde

ma pur il buon destrier tanto se inselva ch al fin sotto una grotta si nasconde poi che lalato ne perde la traccia ritorno in cielo & cerco nuova caccia

Rinaldo e il Re Gradasso che partire veduta han la cagion de la lor pugna restar daccordo quella differire fin che Baiardo salvino da lugna

che per la scura selva il fa fuggire con patto che qual d essi lo ragiugna a quella fonte lo restituisca dove la lite lor poi si finisca

Seguendo si partir da la fontana lherbe novellamente in terra peste molto da lor Baiardo se allontana chebbon le piante in seguir lui mal preste

Gradasso che non lungi havea lalfana sopra vi salse: et per quelle foreste lascio Rinaldo di gran spatio drieto di si strana aventura poco lieto

Rinaldo perde lorme in pochi passi del suo destrier: che fe strano viaggio ch ando rivi cercando arbori & sassi il piu spinoso luogo il piu selvaggio

accio che da quelle ugna si celassi che cadendo dal ciel gli facea oltraggio Rinaldo dopo la fatica vana laspetto anchor tre giorni alla fontana

Se da Gradasso vi fusse condutto si come tra lor dianzi si convenne ma poi che far si vide poco frutto dolente e a piedi in campo se ne venne

hor torniamo a quellaltro al quale in tutto diverso da Rinaldo il caso avenne non per ragion: ma per suo gran destino senti annitrire il buon caval vicino

Et ritrovollo in la spelonca cava de la paura havuta ancho si oppresso ch uscir fuor al scoperto non osava per cio lha in suo potere il pagan messo

ben de la convention si raccordava che alla fonte tornar dovea con esso ma non e disposto di observarla & cosi in mente sua tacito parla

Habbial chaverlo vuol con lite & guerra io dhaverlo con pace piu disio da lun a laltro capo de a terra gia venni et sol per far Baiardo mio

hor chio lho in mano ben vaneggia et erra chi crede che deponerlo voglia io se Rinaldo lo vuol non disconviene come io gia in Francia: hor segli in india viene

Non men sicura a lui fia Sericana che gia duevolte Francia a me sia stata cosi dicendo: per la via piu piana ne venne in Arli: et vi trovo larmata

et quindi con Baiardo e Durindana si parti sopra una galea spalmata ma questo a unaltra volta: che hor Gradasso Rinaldo & tutta Francia a drieto lasso

Voglio Astolfo seguir: che a sella & morso a uso facea andar il palafreno lHippogrypho per laria a si gran corso che laquila e il falcon vola assai meno

poi che de Galli hebbe il paese scorso da un mare a laltro et da Pyrene al Rheno torno verso Ponente alla montagna che separa la Francia da la Spagna

Passo in Navarra: et indi in Aragona lasciando a chil vedea gran maraviglia resto lungi a sinistra Taracona Biscaglia a destra: & arrivo in Castiglia

vide Gallitia: e il regno di Ulispona poi volse il corso a Cordova & Siviglia ne lascio presso al mar ne fra campagna citta che non vedesse tutta Spagna

Vide le Gade et la meta che pose a primi naviganti Hercole invito per lAphrica vagar poi si dispone del mar dAthante ai termini dEgytto

vide le Baleariche famose et lIsola dEvizza al camin dritto poi volse il freno & torno verso Arzilla sopra al mar che da Spagna dipartilla

Vide Marocco: Feza: Orano: Hippona Algier: Buzea: tutte citta superbe channo daltre citta tutte corona corona doro: & non di fronde & dherbe

verso Biserta & Tunigi poi sprona vide Capisse & lIsola del Zerbe & Tripoli: & Berniche: & Tolomitta sin dove il Nilo in Asia si traghitta

Tra la marina et la silvosa schiena del fiero Athlante: vide ogni contrada poi die le spalle ai monti di Carena & sopra i Cyrenei prese la strada

et traversando i campi de larena venne a confin di Nubia in Albaiada rimase drieto il Cimitier di Batto e il gran tempio dAmon choggi e disfatto

Indi giunse ad unaltra Tremisenne che segue pur di Macometto il stilo poi volse a glialtri Ethiopi le penne che contra questi son di la dal Nilo

alla citta di Nubia il camin tenne tra Dobada et Coalle in aria a filo questi Christiani son: quei saracini & stan con larme in man sempre a confini

Senapo Imperator de la Ethiopia che in loco tien di settro in man la Croce di gente di cittadi & doro ha copia quindi sin la dove il mar rosso ha foce

& serva quasi nostra fede propria che puo salvarlo dal exilio atroce glie (s io non piglio errore) in questo loco dove al battesmo lor usano il foco

Dismonto il duca Astolfo alla gran corte dentro da Nubia: & visito il Senapo il Castello e piu ricco assai che forte dove dimora di Ethiopia il capo

le catene de ponti & de le porte gangheri et chiavistei da piedi a capo et finalmente tutto quel lavoro che nui di ferro usiamo: ivi usan doro

Anchor che dl finissimo metallo vi sia tale abondanza: e pur in pregio colonnate di limpido chrystallo eran le loggie del palazzo Regio

facean di verde: rosso: azuro: & giallo sotto li palchi un relucente fregio divisi tra proportionati spatii rubin: smeraldi: zaphiri: & topatii

In li muri in tetti in pavimenti sparte eran le perle: eran le ricche gemme quivi il balsamo nasce: & poca parte n hebbe apo questo mai Hierusalemme

il muschio cha noi vien quindi si parte quindi vien lambra et cerca altre maremme vengon le cose in somma da quel canto ch in le nostre contrade vaglion tanto

Si dice chel Soldan Re del Egitto a quel Re da tributo & sta suggetto perche e in poter di lui dal camin dritto levare il Nilo et dargli altro ricetto

et per questo lasciar subito afflitto di fame il Cairo et tutto quel distretto: Senapo detto e dai subditi suoi gli dician presto o prete Ianni noi

Di quanti Re mai dEthiopia foro il piu riccho fu questo e il piu possente ma con tutta sua possa et suo thesoro gliocchi perduti havea miseramente

et questo era il minor dogni martoro molto era piu noioso et piu spiacente che quantunque ricchissimo si chiame cruciato era da perpetua fame

Se per mangiar o ber quello infelice venia: cacciato dal bisogno grande tosto apparia la infernal schiera ultrice le monstruose Harpie brutte et nefande

che col griffo et con lugna predatrice spargeano i vasi: & rapian le vivande et quel che non capia lor ventre ingordo vi rimanea contaminato & lordo

Et questo: perche essendo danni acerbo et vistose levato in tanto honore che oltra le ricchezze: di piu nerbo era di tutti glialtri: & di piu core

divenne come Lucifer superbo et penso muover guerra al suo Fattore con la sua gente la via prese al dritto al monte onde esce il gran fiume dEgytto

Inteso havea: che fu quel monte alpestre ch oltra le nubi & presso al ciel si lieva era quel paradiso: che terrestre si dice: ove habito gia Adamo et Eva

con camelli: elephanti: & con pedestre exercito: orgoglioso si moveva con gran desir: se vi habitava gente di farla alle sue leggi ubidiente

Dio gli ripresse il temerario ardire & mando lAngel suo fra quelle frotte che centomila ne fece morire et condanno lui di perpetua notte

alla sua mensa poi fece venire lhorrendo mostro da linfernal grotte che gli rape et contamina li cibi ne lascia che ne gusti o ne delibi

In desperation continua il messe uno: che gia glihavea prophetizato che le sue mense non seriano oppresse da la rapina et dal odor ingrato

come volar per laria si vedesse un cavallier sopra un cavallo allato perche dunque impossibil parea questo privo dogni speranza vivea mesto

Hor che con gran stupor vede la gente sopra ogni muro & sopra ogni alta torre intrar il cavalliero: immantinente e chi a narrarlo al Re di Nubia corre

a cui la prophetia ritorna a mente & obliando per letitia torre la fedel verga: con le mani inante vien brancolando al cavallier volante

Astolfo ne la piazza del castello con spatiose ruote in terra scese: poi che fu il Re condutto inanzi ad quello ingenocchiossi: & le man giunte stese

et disse: angel di Dio Messia novello ben che perdon non mertino mie offese mira che proprio e a noi peccar sovente a voi perdonar sempre a chi si pente

Del mio error consapevole: io non chieggio ne chiederti ardirei gli antiqui lumi che tu lo possa far ben creder deggio che sei de cari a Dio beati numi

ti basti il gran martir ch io non ci veggio senza ch ognhor la fame me consumi al men discaccia le fetide Harpie che non rapiscan le vivande mie

Et di marmore un tempio ti pometto edificare de lalta Regia mia che tutte doro habbia le porte: e il tetto et dentro et fuor di gemme ornato sia

et dal tuo santo nome sera detto et dal miracol tuo sculpito fia cosi dicea quel Re: che nulla vede cercando in van baciar al Duca il piede

Rispose Astolfo: ne lAngel di Dio ne son Messia novel ne dal ciel vegno ma son mortal & peccatore anch io di tanta gratia a me concessa indegno

io faro ogni opra accio ch el mostro rio per morte o fuga io ti levi del regno sio il fo: me non: ma Dio ne loda solo che per tuo aiuto qui mi drizzo il volo

Fa questi voti a Dio debiti a lui a lui templi edifica: et gli altari cosi parlando: andavano ambidui verso il castel fra li baron preclari

il Re commanda alli sergenti sui che subito il convito si prepari sperando che non debbia essergli tolta la vivanda di mano a quella volta

Dentro una ricca sala immantinente apparecchiossi il convito solenne col Senapo se assise solamente il duca Astolfo: & la vivanda venne

ecco il stridor che per laria si sente percossa intorno da lhorribil penne ecco venir lHarpie brutte & nefande tratte dal cielo a odor de le vivande

Erano sette in una schiera: & tutte volto di donna havean pallide & smorte per lunga fame attenuate e asciutte horribili a veder piu che la Morte

le alaccie grandi havean deformi & brutte le man rapaci: & lugne incurve et torte grande & fetido il ventre : & lunga coda come di serpe: che se aggira & snoda

Si sentono venir per laria: & quasi si veghon tutte a un tempo in su la mensa rapir li cibi & riversare i vasi et molta feccia il ventre lor dispensa

tal che glie forza d atturare i nasi che non si puo soffrir la puzza immensa Astolfo come lira lo sospinge contra gli ingordi augelli il ferro stringe

Uno sul collo: un altro su la groppa percuote: & chi nel petto: et chi ne lala ma come fera in sun sacco di stoppa poi langue il colpo et senza effetto cala

et quelli non lasciar piatto ne coppa che fusse intatto: ne sgombrar la sala che le rapine lor: lor fiero pasto il tutto havea contaminato & guasto

Havuto havea quel Re ferma speranza nel Duca che lHarpie gli discacciassi & hor che nulla ove sperar gli avanza sospira & geme: & disperato stassi

viene al Duca del corno rimembranza che suole aitarlo a perigliosi passi & conchiude tra se: che questa via per discacciar i mostri ottima sia

Et prima fa chel Re con soi baroni di salda cera lorecchie si serra accio che tutti: come il corno suoni non habbiano a fuggir fuor de la terra

prende la briglia & salta su gli arcioni del Hippogrypho: & il bel corno afferra et accennando al scalco poi commanda chi ripona la mensa & la vivanda

Et cosi in una loggia si apparecchia con altra mensa: altra vivanda nuova ecco lHarpie che fan lusanza vecchia Astolfo il corno subito ritruova

gli augelli che non han chiusa lorecchia udito il suon: non puon star alla pruova ma vanno in fuga pieni di paura che ne del cibo o daltro hanno piu cura

Subito il Paladin dietro lor sprona volando esce il caval fuor de la loggia et col castel la gran citta abandona et per laria: caccianco i mostri: poggia

Astolfo il corno tuttavolta suona fuggon lHarpie verso la Zona roggia tanto che sono a laltissimo monte dove il Nilo ha (se in alcun luogo ha) fonte

Quasi de la montagna alla radice entra sotterra una profonda grotta che certissima porta esser si dice di chi allo inferno vuol scender talhotta

quivi si e quella turba predatrice come in sicuro albergo: ricondotta & giu sin di Cocito in su la proda scesa: & piu la dove quel suon non oda

Alla infernal caliginosa buca ch apre la strada a chi si tol dal lume fini lhorribil suon linclyto Duca & fe raccorre al suo caval le piume

ma prima che piu inanzi io lo conduca per non mi dispartir dal mio costume poi che da tutti i lati ho pieno il foglio finire il canto & riposar mi voglio

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Canto XXX. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove