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1474–1533

Canto XXVII.

Ludovico Ariosto

o De glihuomini infe rma e instabil mente come sian presti a variar disegno tutti i pensier mutamo facilmente piu quei che nascon damoroso sdegno

io vidi dianzi il Saracin si ardente contra le donne: & passar tanto il segno che non che spegner lodio: ma pensai che non dovesse intepidirlo mai

Donne gentil per quel che a biasmo vostro parlo contra il dover: si offeso sono che fin che col suo mal non gli dimostro quanto habbia errato: il sdegno non depono

io faro si con pena et con inchiostro che ognun vedra che gliera utile & buono haver taciuto: & mordersi piu presto la lingua: che mentir mai di voi questo

Ma che parlo come ignorante & sciocco ve lo dimostra chiara experientia trasse de lira contra tutte il stocco & non vi fece ignuna differentia

poi d Issabella un sguardo: si lha tocco che subito gli fa mutar sententia gia in cambio di quellaltra la disia lha vista a pena & non sa anchor chi sia

Et come il nuovo amor lo punge & scalda muove alcune ragion di poco frutto per romper quella mente intera & salda ch ella havea fissa al Creator del tutto

ma lEremita che le scudo & falda perche il casto pensier non sia distrutto con argumenti piu validi & fermi le fa ripari e insuperabil schermi

Poi che lempio Pagan molto ha sofferto con lunga noia quel monacho audace et che gli ha detto in van ch al suo deserto senza lei puo tornar quando gli piace

& che nuocer si vede a viso aperto et che seco non vuol tregua ne pace la mano al mento con furor gli stese & tanto ne pelo quanto ne prese

Et si crebbe la furia: che nel collo con man lo strinse a guisa di tenaglia & poi ch una & due volte raggirollo da se per l aria & verso il mar lo scaglia

che n avenisse: ne dico ne sollo varia fama e di lui: ne si raguaglia dice alcun che si rotto aun sasso resta chel pie non si discerne da la testa

Et altri: ch a cadere ando nel mare che quindi era lontan piu di sei miglia & che mori per non saper nuotare e il corpo si trovo presso a Marsiglia

altri: ch un santo lo venne aiutare di cui digiuno sempre la vigiglia di queste qual si vuol la vera sia di lui non parla piu lhistoria mia

Rodomonte crudel poi che levato shebbe da canto il garrulo Eremita si ritorno con viso men turbato verso la donna mesta & sbigottita

& col parlar ch e fra gliamanti usato le diceva il suo core & la sua vita el suo conforto & la sua cara speme & altri nomi tai che vanno insieme

Et si mostro si costumato allhora che non le fece alcun segno di forza il sembiante gentil che lo innamora lusato orgoglio in lui spegne et ammorza

& ben che il frutto trar ne possa fuora passar non perho volle oltra la scorza che non gli par che potesse esser buono quando da lei non lo accettasse in dono

Et cosi di disporre a poco a poco a suoi piaceri Issabella credea ella che in si solingo & strano loco qual topo in piede al gatto si vedea

vorria trovarsi inanzi in mezo il fuoco et seco tutta volta rivolgea s alcun partito alcuna via fusse atta a trarla quindi immaculata e intatta

Fa nel animo suo proponimento di darsi con sua man prima la morte chel barbaro crudel nhabbia il suo intento et che le sia cagion d errar si forte

contra quel cavallier ch in braccio spento le havea crudele et dispietata sorte a cui fatto have col pensier devoto de la sua castita perpetuo voto

Vede ella ben che lappetito cieco del Saracin non e per star a questo & che vora venir all atto bieco se la provision non si fa presto

ultimamente rivolgendo seco di molte cose: vi trovo tal sesto che la sua castita fu salva: come io vi diro con lungo et chiaro nome

Al brutto Saracin che le venia gia contra con parole et con effetti privati hormai di quella cortesia che mostrata le havea ne primi detti

disse: Signor se fate che la mia castita in don da voi libera accetti io vi faro all incontro un don che molto piu vi varra chavermi lhonor tolto

Per un piacer di si poco momento di che n ha si abondanza tutto il mondo non disprezzate un perpetuo contento un vero gaudio a nullo altro secondo

potrete tuttavia ritrovar cento & mille donne di viso giocondo: ma chi dar possa il don ch io vi propono nessuno al mondo o pochi altri ne sono

Ho notitia d una herba: & lho veduta venendo: & so dove trovarne appresso che bollita con helera & con ruta ad un fuoco di legna di cypresso

& fra mano innocenti indi premuta manda un liquor che chi si bagna d esso tre volte il corpo in tal modo lo indura che dal ferro & dal fuoco lassicura

Io dico se tre volte se ne immolla un mese invulnerabile si truova oprar conviensi ogni mese lampolla che sua virtu piu termine non giova

io so far lacqua: & hoggi anchor farolla et hoggi anchor ne vederete pruova & vi puo (s io non fallo) esser piu grata ch d haver tutta Europa hoggi acquistata

Da voi dimando in guiderdon di questo che su la fede vostra mi giuriate che ne in detto ne in opera molesto mai piu sarete alla mia castitate

cosi dicendo: Rodomonte presto fece restar: che in tanta voluntate venne: ch inviolabil si facesse che piu ch ella non disse: le promesse

Et servaralle fin che vegha fatto de la mirabil acqua experientia & sforzerasse intanto a non far atto a non far segno alcun di violentia

ma il suo pensiero e poi rompere il patto perche non ha timor ne riverentia di Dio: o di santi: et nel mancar di fede tutta a lui la bugiarda Aphrica cede

Ad Issabella con mille scongiuri promisse di non mai darle piu noia pur ch ella lavorar lacqua procuri che far lo puo qual fu gia Cigno a Troia

per campi & selve & lochi aprichi & scuri cogliendo lherbe il Saracino soia che le sta appresso: & per monte & per valle sempre hor dinanzi un poco hora alle spalle

Poi ch in piu parti quanto era a bastanza colson de lherbe & con radici & senza tardi si ritornaro alla lor stanza dove quel paragon di continenza

tutta la notte spende che le avanza a bollir herbe con molta avertenza e a tutta lopra e a tutti quei misteri si truova ognhor presente il Re dAlgieri

Che producendo quella notte in giuoco con quelli pochi servi ch eran seco sentia per il calor del vicin fuoco ch era rinchiuso in quello angusto speco

tal sete: che bevendo hor molto hor poco dui baril votar pieni di greco chaveano tolto uno o dui giorni inanti gli suoi scudieri a certi viandanti

Non era Rodomonte usato al vino perche la legge sua lo vieta & danna & poi che lo gusto: liquor divino gli par miglior chel nectare o la manna

& riprendendo il rito saracino gran tazze & pieni fiaschi ne tracanna fece il buon vino ch ando spesso intorno girare il capo a tutti come un torno

La donna in questo mezo la caldaia dal fuoco tolse: ove quell herbe cosse et disse a Rodomonte: accio che paia che mie parole al vento non ho mosse

quella chel ver da la bugia dispaia & puo far dotte anchor le genti grosse te ne faro lexperientia adesso prima che in altri nel mio corpo istesso

Io voglio a far il saggio esser la prima del felice liquor di virtu pieno accio tu forse non facessi stima che ci fusse mortifero veneno

di questo bagnerommi da la cima del capo giu pel collo & per il seno tu poi tua forza in me pruova et tua spada se questo habbia vigor se quella rada

Bagnossi come disse: et lieta porse all incauto Pagano il collo ignudo il qual pel vin che tutta notte sorse si ritrovava piu cotto che crudo

quel huom bestial che le credeva: scorse si con la mano et si col ferro crudo: chel capo che fu gia damore albergo spicco dal petto et dal candido tergo

Quel fe tre balzi et funne udita chiara voce: ch uscendo nomino Zerbino per cui seguire: astutia strana et rara se imagino a schernire il Saracino

Alma chavesti piu la fede cara e il nome quasi ignoto et peregrino al tempo nostro de la castitade: che la tua vita et la tua prima etade

Vattene in pace Alma beata et bella cosi potesson li miei versi: come ben mi affaticherei con tutta quella arte: che tanto il parlar orna et come

perche mille et mill anni et piu: novella sentisse il mondo del tuo chiaro nome vattene in pace alla superna sede et lascia all altre exempio di tua fede

Al atto incomparabile & stupendo dal cielo il Creator giu gliocchi volse et disse: piu di quella ti commendo la cui morte a Tarquinio il regno tolse

et per questo una legge fare intendo tra quelle mie: che mai tempo non sciolse laqual per le inviolabil acque giuro che non mutera seculo futuro

Per lo avenir vuo che ciascuna chaggia il nome tuo: sia di sublime ingegno et sia bella: gentil: cortese et saggia et di vera honestade arrivi al segno

onde a scrittori ampla materia caggia di celebrare il nome inclyto et degno tal che Parnasso: Pindo et Elicone sempre Issabella: Issabella risuone

Dio cosi disse: & sereno dintorno laria: & fe il mar tranquil piu che mai fusse fe lalma casta al terzo ciel ritorno e in braccio al suo Zerbin si ricondusse

rimase in terra con vergogna & scorno quel fier senza pieta nuovo Breusse che poi chel troppo vino hebbe digesto biasmo il suo error: & ne resto funesto

Placar o in parte satisfar pensosse a lanima beata d Issabella se poi che a morte il corpo le percosse desse almen vita alla memoria d ella

trovo per mezo: accio che cosi fosse: di convertirle quella chiesa: quella dove habitava: & dove ella fu uccisa in un sepolchro: & vi diro in che guisa

Di tutti i lochi intorno: fe venire mastri: chi per amor & chi per tema & piu di se mila huomini fe unire con questi i monti de i gran sassi scema

& ne fa una gran massa stabilire che da la cima era alla parte estrema novanta braccia: & vi rinchiude dentro la chiesa: che i dui amanti havea nel centro

Imita quasi la superba mole che fe Adriano all onda tyberina presso al sepolchro una torre alta vuole chabitarvi alcun tempo si destina

un ponte stretto: & di due braccia sole fece su lacqua che correa vicina lungo il ponte: ma largo era si poco che dava a pena a dui cavalli loco

A dui cavalli che venuti a paro o che insieme si fussero scontrati & non havea ne sponda ne riparo & si potea cader da tutti i lati

il passar quindi: vuol che costi caro a guerrieri o pagani o battezati che de le spoglie lor mille trophei promette al cimiterio di costei

In dieci giorni e in manco fu perfetta lopra del ponticel che passa il fiume ma non fu gia il sepolchro cosi in fretta ne la torre condutta al suo cacume:

pur fu levata si: ch alla veletta starvi in cima una guardia havea costume che d ogni cavallier che venia al ponte col corno facea segno a Rodomonte

Et quel si armava: & se gli venia a opporre hora su luna hora su laltra riva che sel guerrier venia di ver la torre su laltra proda il Re dAlgier veniva

il ponticello e il campo ove si corre & sel caval poco del segno usciva cadea nel fiume: ch alto era & profondo ugual periglio a quel: non havea il mondo

Haveasi imaginato il Saracino che per star sempre a rischo di cadere del ponte in la riviera a capo chino dove li converria molta acqua bere

del fallo a che lo indusse il troppo vino dovesse netto & mondo rimanere pur come lacqua il vino: cosi extingua lerror che fa pel vino o mano o lingua

Molti fra pochi di vi capitaro altri che la via lor ve li condusse ch a quei che di Provenza in Spagna andaro non era strada che piu trita fusse

altri chavean strane aventure a caro disio dhonor a far tal pruova indusse tutti de larme la honorata salma et molti vi lasciaro insieme lalma

Di quelli ch abbattea se eran pagani si contentava haver le spoglie & larmi & di chi prima fur: li nomi piani vi facea sopra: & suspendeale a i marmi

ma ritenea in prigion tutti i christiani & che in Algier poi li mandasse: parmi finita anchor non era lopra: quando vi venne a capitar il pazzo Orlando

A caso venne il furioso Conte a capitar su questa gran riviera dove (come io vi dico) Rodomonte far infretta facea: ne finito era

il sepolchro: & la torre: e il stretto ponte di tutte larme fuor che la visera a quell hora il Pagan si trovo impunto ch Orlando al fiume e al ponte e sopraggiunto

Orlando (come il suo furor lo caccia) salta la sbarra & sopra il ponte corre ma Rodomonte con turbata faccia a pie come era innanzi a la gran torre

gli grida di lontano & gli minaccia ne si gli degna con la spada opporre ritorna temerario asino in drieto importuno villan poco discreto

Sol per signori et cavallieri e fatto il ponte: non per te bestia balorda Orlando ch era in gran pensier distratto vien pur inanzi et fa lorecchia sorda

bisogna ch io castighi questo matto disse il Pagano: & con la voglia ingorda se ne venia per trabboccarlo in londa non pensando trovar chi gli risponda

In questo tempo una gentil donzella per passar sovra il ponte al fiume arriva leggiadramente ornata: e in viso bella et ne sembianti accortamente schiva

era (se vi ricorda Signor) quella ch per ogni altro sentier cercando giva di Brandimarte il suo amator vestigi fuor che dove era drento da Parigi

Nel arrivar di Fiordiligi al ponte (che cosi la donzella nomata era) Orlando si attacco con Rodomonte che venia per gittarlo in la riviera

la donna chavea pratica del Conte subito nhebbe connoscenza vera & ne resto di maraviglia piena de la follia che cosi ignudo il mena

Fermasi a riguardar che fine havere habba il furor de dui tanti possenti per far del ponte lun laltro cadere a por tutta lor forza sono intenti

come e che un pazzo debbia si valere seco il fiero Pagan dice tra denti et qua & la si volge & si raggira pieno di sdegno & di superbia & ira

Con luna & laltra man va ricercando far nuova presa: ove il suo meglio vede hor tra le gambe: hor fuor gli pone quando con arte il destro: & quando il manco piede

simiglia Rodomonte intorno a Orlando il stolido orso che sveller si crede larbor onde e caduto: & come nhabbia quello ogni colpa: odio gli porta & rabbia

Orlando che lo ingegno havea summerso io non so dove: & sol la forza usava lestrema forza a cui per luniverso nessuno o raro paragon si dava

cader del ponte si lascio riverso col Pagano abbracciato come stava cadon nel fiume & vanno al fondo insieme ne salta in aria londa: e il lito geme

Lacqua gli fece distaccare in fretta Orlando e nudo & nuota come un pesce di qua le braccia e di la i piedi getta & viene a proda: & come di fuor esce

correndo va: ne per mirare aspetta se in biasmo o in loda questo gli riesce ma il Pagan che da larme era impedito torno piu tardo & con piu affanno al lito

Sicuramente Fiordiligi intanto havea passato il ponte & la rivera et guardato il sepolchro in ogni canto se del suo Brandimarte insegna vera

poi che ne larme sue vede ne il manto di ritrovarlo in altra parte spera ma ritorniamo a ragionar del Conte che lascia a drieto & torre & fiume et ponte

Pazzia sera se le pazzie dOrlando prometto raccontarvi ad una ad una che tante & tante fur: ch io non so quando finir: ma ve ne andero scegliendo alcuna

solenne: & atta da narrar cantando et ch allhistoria mi parra oportuna ne quella tacero miraculosa che fu nei Pyrenei sopra Tolosa

Trascorso havea molto paese il Conte come dal grave suo furor fu spinto et al fin capito sopra quel monte per cui dal Franco e il Taracon distinto

tenendo tuttavia volta la fronte verso la dove il Sol ne viene extinto et quivi giunse in uno angusto calle che pendea sopra una profunda valle

Scontraronsi in costui nel stretto varco dui boscharecci gioveni: che inante havean di legna un lor asino scarco: et perche ben se accorsero al sembiante

ch egli ha di cervel sano il capo scarco gli gridano con voce minacciante o che a drieto o da parte se ne vada et che si levi di mezo la strada

Orlando non risponde altro a quel detto se non che con furor tira dun piede et giunge a punto lasino nel petto con quella forza che tutte altre excede

et alto il leva si: ch uno augelletto che voli in aria sembra a chi lo vede quel va a cadere alla cima dun colle che un miglio oltra la valle il giogo extolle

Indi verso i dui gioveni se aventa de quali un piu che senno hebbe aventura che da la balza che due volte trenta braccia cadea: si gitto per paura

a mezo il tratto trovo molle et lenta una macchia di rubi et di verzura a cui basto graffiargli un poco il volto del resto lo mando libero et sciolto

Laltro se attacca ad un scheggion che usciva fuor de la roccia: per salirvi sopra perche si spera se alla cima arriva di trovar via che dal pazzo lo copra

ma quel nei piedi: che non vuol che viva lo piglia: mentre di salir se adopra & quanto piu sbarrar puote le braccia le sbarra si ch in dui pezzi lo straccia

A quella guisa che veggian talhora el falconier far dAerone o pollo quando vuol de le calde interiora che lo affamato augel resti satollo

quanto e bene accaduto che non mora quel che fu a risco di snodarsi il collo ch ad altri poi questo miracol disse siche ludi Turpino: e a noi lo scrisse

Et queste & altre assai cose stupende fece nel traversar de la montagna dopo molto cercar al fin discende verso Meriggie in la terra di Spagna

& lungo la marina il camin prende che intorno a Taracona il lito bagna & come vuol la furia che lo mena pensa farsi uno albergo in quella arena

Dove dal Sole alquanto si ricopra & nel sabbion si caccia arrido & trito stando cosi gli venne a caso sopra Angelica la bella & suo marito

ch eran (si come io vi narrai di sopra) scesi dai monti in su lHispano lito a men dun braccio ella arrivogli appresso perche non s era accorta anchora d esso

Che fusse Orlando nulla le sovenne troppo e diverso da quel ch esser suole da indi in qua ch in tanto furor venne era sempre ito ignudo all ombra e al Sole

se fusse nato in l aprica Sienne o dove la Phenice apparir suole o presso ai monti onde il gran Nilo spiccia non dovrebbe la carne haver piu arsiccia

Quasi ascosi havea gli occhi ne la testa la faccia magra: & come un osso asciuta la chioma rabuffata horrida & mesta la barba folta spaventosa & brutta

non piu a vederlo Angelica fu presta che fusse a ritornar tremando tutta tremando e empiendo il ciel d acuti gridi al suo Medoro dimando sussidi

Come di lei si accorse Orlando stolto per ritenerla si levo di botto cosi gli piacque il delicato volto cosi ne venne immantinente giotto

d haverla amata & riverita molto ogni ricordo era gia guasto & rotto gli va correndo drieto in la maniera che faria un cane a una selvaggia fiera

Il giovene chel pazzo seguir vede la donna sua: gli urta il cavallo adosso & tutto a un tempo lo percuote & fiede come lo truova: che gli volta il dosso

spiccar dal busto il capo se gli crede ma la pelle trovo dura come osso anzi via piu ch acciar: ch Orlando nato impenetrabile era: & affatato

Come Orlando senti battersi rietro girossi: & nel girar il pugno strinse & con la forza che passa ogni metro feri il caval chel Saracino spinse

feril sul capo: & come fusse vetro tutto il spezzo: siche il destrier extinse & rivoltosse in un medesmo istante drieto a colei che li fuggiva inante

Caccia Angelica in fretta la giumenta & con sferza & con spron tocca & ritocca che le parrebbe a quel bisogno lenta se ben volasse piu che stral da cocca

del annel cha nel dito si ramenta che puo salvarla: & se lo getta in bocca & lanel che non perde il suo costume la fa sparir come a d un soffio il lume

O fusse la paura: o che pigliasse tanto disconcio nel mutar lo annello o pur che la giumenta trabbocasse che non posso affermar questo ne quello

nel medesmo momento che si trasse lannel in bocca & celo il viso bello: levo le gambe: & usci del arcione et si trovo riversa in sul sabbione

Piu corto che quel salto era dua dita aviluppata rimanea col matto che con lurto le havria tolta la vita ma gran ventura laiuto quel tratto

cerchi pur chaltro furto le dia aita d un altra bestia: come prima ha fatto che piu non e per rihaver mai questa che inanzi al Paladin larena pesta

Non dubitate gia: chella non s habbia a proveder: & seguitiamo Orlando in cui non cessa limpeto et la rabbia perche si vada Angelica celando

segue la bestia per la nuda sabbia et se le vien piu sempre approssimando gia gia la tocca: et ecco lha nel crine indi nel freno: et la ritiene al fine

Con quella festa il Paladin la piglia che un altro havrebbe fatto una donzella le rassetta le redine et la briglia et spicca un salto et entra ne la sella

et correndo la caccia molte miglia senza riposo in questa parte e in quella mai non le leva ne sella ne freno ne le lascia gustar herba ne fieno

Volendosi cacciar oltra una fossa sozopra se ne va con la cavalla non nocque a lui ne senti la percossa ma nel fondo la misera si spalla

non vede Orlando cometrar la possa et finalmente se l arreca in spalla et su torna et ne va con tutto il carco quanto in tre volte non trarrebbe un arco

Sentendo poi che gli gravava troppo la pose in terra: & volea trarla a mano ella il seguia con passo lento & zoppo dicea Orlando camina: & dicea in vano

se lo havesse seguito di galoppo assai non era al desiderio insano al fin dal capo le levo il capestro & drieto la lego sopra il pie destro

Et cosi la strascina: & la conforta che lo potra seguir con maggior agio qual leva il pelo & quale il cuoio porta de sassi ch eran nel camin malvagio

la mal condutta bestia resto morta finalmente di stratio & di disagio Orlando non le pensa & non la guarda & via correndo il suo camin non tarda

Trassela seco piu di sette giorni continuando il corso ad Occidente predando tuttavia per quei contorni cio che trovava in che adoprar il dente

& frutte: & carne: & pan: pur cheegli inforni togliea ogni cosa & sforzava ogni gente et uccideva: & stroppiava con busse chi per vietarlo temerario fusse

Havrebbe cosi fatto o poco manco de la sua donna se non se ascondea perche non discernea il nero dal bianco & di giovar nocendo si credea

deh maledetto sia lannello: & ancho il cavallier che dato le lhavea che se non era: havrebbe Orlando fatto di se vendetta: & di mille altri: a un tratto

Ne sola questa: ma fusser pur state in man dOrlando quante hoggi ne sono che ad ogni modo tutte sono ingrate ne si truova tra lor oncia di buono

ma prima che le chorde rallentate al canto disugual rendano il suono fia meglio differirlo a unaltra volta accio men sia noioso a chi lascolta

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