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1474–1533

CANTO XXVII.

Ludovico Ariosto

M Olti consigli de le donne sono Meglio improvi so ch'a pensar/ vi usciti: Che questo e spe tiale e proprio dono Fra tanti e tanti lor dal ciel lar giti:

Ma puo mal quel de glihuomini esser buono Che maturo discorso non aiti: Ove non s'habbia a ruminarvi sopra Speso alcun tempo e molto studio & opra.

Parve,e non fu perho, buono il consiglio Di Malagigi, anchor che (come ho detto) Per questo di grandissimo periglio Liberassi il cugin suo Ricciardetto,

A levare indi Rodomonte e il figlio Del Re Agrican, lo spirto havea constretto Non avvertendo che sarebbon tratti Dove i Christian ne rimarrian disfatti.

Ma se spatio a pensarvi havesse havuto Creder si puo, che dato similmente Al suo Cugino havria debito aiuto Ne fatto danno alla Christiana gente,

Commandare allo spirto havria potuto Ch'alla via di Levante, o di Ponente Si dilungata havesse la Donzella Che non n'udisse Francia piu novella.

Cosi gliamanti suoi l'havrian seguita Come a Parigi, ancho in ogn'altro loco Ma fu questa avvertenza inavvertita Da Malagigi, per pensarvi poco,

E la malignita dal ciel bandita Che sempre vorria sangue e strage e fuoco Prese la via donde piu Carlo afflisse Poi che nessuna il Mastro gli prescrisse.

Il palafren c'havea il Demonio al fianco Porto la spaventata Doralice, Che non pote arrestarla fiume, e manco Fossa, bosco, palude, erta, o pendice,

Fin che per mezo il campo Inglese e Franco E l'altra moltitudine fautrice De l'insegne di Christo, rassegnata Non l'hebbe al padre suo Re di Granata.

Rodomonte, col figlio d'Agricane La seguitaro il primo giorno un pezzo, Che le vedean le spalle, ma lontane Di vista poi perderonla da sezzo,

E venner per la traccia come il cane La lepre o il capriol trovare avezzo Ne si fermar, che furo in parte, dove Di lei: ch'era col padre hebbono nuove.

Guardati Carlo, che'l ti viene adosso Tanto furor, ch'io non ti veggo scampo. Ne questi pur ma'l Re Gradasso e mosso Con Sacripante, a danno de'l tuo campo:

Fortuna per toccarti fin'all'osso Ti tolle a un tempo l'uno e l'altro lampo Di forza e di saper, che vivea teco: E tu rimaso in tenebre sei cieco.

Io ti dico d'Orlando e di Rinaldo Che l'uno al tutto furioso e folle Al sereno, alla pioggia, al freddo, al caldo Nudo va discorrendo il piano e'l colle,

L'altro con senno non troppo piu saldo D'appresso al gran bisogno ti si tolle Che non trovando Angelica in Parigi Si parte, e va cercandone vestigi.

Un fraudolente vecchio incantatore Gli fe (come a principio vi si disse) Creder per un fantastico suo errore Che con Orlando Angelica venisse:

Onde di Gelosia tocco nel core De la maggior ch'amante mai sentisse: Venne a Parigi, e come apparve in corte D'ire in Bretagna gli tocco per sorte.

Hor fatta la battaglia, onde portonne Egli l'honor d'haver chiuso Agramante, Torno a Parigi, e monister di donne E case, e rocche, cerco tutte quante,

Se murata non e tra le colonne L'havria trovata il curioso amante Vedendo al fin ch'ella non v'e ne Orlando Amenduo va con gran disio cercando.

Penso che dentro Anglante o dentro a Brava Se la godesse Orlando in festa e in giuocho E qua e la, per ritrovarla andava Ne in quel la ritrovo ne in questo loco:

A Parigi di nuovo ritornava Pensando che tardar dovesse poco Di capitare il Paladino al varco: Che'l suo star fuor non era senza incarco

Un giorno o duo ne la citta soggiorna Rinaldo, e poi ch'Orlando non arriva Horverso Anglante, hor verso Brava torna Cercando se di lui novella udiva,

Cavalca, e quando annota, e quando aggiorna Alla fresca Alba, e all'ardente hora estiva E fa al lume del Sole e de la Luna Dugento volte questa via non ch'una.

Ma l'antiquo aversario ilqual fece Eva All'interdetto pome alzar la mano A Carlo un giorno i lividi occhi leva Che'l buon Rinaldo era da lui lontano,

E vedendo la rotta, che poteva Darsi in quel punto al populo Christiano, Quanta eccellentia d'arme al mondo fusse Fra tutti i Saracini, ivi condusse,

Al Re Gradasso e al buonRe Sacripante, Ch'eran fatti compagni all'uscir fuore De la piena d'error casa d'Atlante: Di venire in soccorso messe in core

Alle genti assediate d'Agramante: E a distruttion di Carlo Imperatore Et egli per l'incognite contrade Fe lor la scorta, e agevolo le strade·

Et ad un altro suo diede negotio D'affrettar Rodomonte e Mandricardo: Per le vestigie, d'onde l'altro sotio A condur Doralice non e tardo,

Ne manda anchora un altro, perche in otio Non stia Marphisa ne Ruggier gagliardo Ma chi guido l'ultima coppia tenne La briglia piu, ne quando glialtri venne.

La coppia di Marphisa e di Ruggiero Di meza hora piu tarda si condusse, Perho ch'astutamente l'angel nero Volendo a gli Christian dar de le busse:

Provide che la lite de l destriero Per impedire il suo desir non fusse, Che rinovata si saria, se giunto Fosse Ruggiero, e Rodomonte a un punto.

I quattro primi si trovaro insieme Onde potean veder gli alloggiamenti De l'esercito oppresso, e di chi'l preme E le bandiere in che feriano i venti,

Si consigliaro alquanto, e fur l'estreme Conclusion de i lor ragionamenti: Di dare aiuto, mal grado di Carlo, Al Re Agramante, e del'assedio trarlo.

Stringonsi insieme, e prendono la via Per mezo ove s'alloggiano i Christiani Gridando Africa e Spagna tuttavia E si scopriro in tutto esser pagani,

Pel campo arme arme risonar s'udia Ma menar si sentir prima le mani E de la retroguardia una gran frotta Non ch'assalita sia, ma fugge in rotta.

Leserecito Christian mosso a tumulto Sozopra va senza sapere il fatto, Estima alcun che sia un'usato insulto Che Svizari o Guasconi habbino fatto,

Ma perch'alla piu parte e il caso occulto S'aduna insieme ogni nation di fatto Altri a suon di tamburo, altri di tromba Grande e'l rumore e fin'al ciel rimbomba.

Il magno Imperator fuor che la testa E tutto armato, e i Paladin ha presso: E domandando vien che cosa e questa Che le squadre in disordine gli ha messo:

E minacciando, hor questi, hor quelli arresta, E vede a molti il viso o il petto fesso: Ad altri insanguinare o il capo o il gozzo Alcun tornar con mano o braccio mozzo.

Giunge piu inanzi, e ne ritrova molti Giacere in terra, anzi in vermiglio lago: Nel proprio sangue horribilmente involti Ne giovar lor puo Medico ne Mago:

E vede da gli busti i capi sciolti E braccia e gambe con crudele imago: E ritrova da i primi alloggiamenti A gliultimi per tutto huomini spenti.

Dove passato era il piccol drappello Di chiara fama eternamente degno Per lunga riga era rimaso quello Al mondo sempre memorabil segno,

Carlo mirando va il crudel macello Maraviglioso e pien d'ira e di sdegno, Come alcuno in cui danno il fulgur venne Cerca per casa ogni sentier che tenne.

Non era a gli ripari ancho arrivato Del Re African questo primiero aiuto: Che con Marphisa fu da un'altro lato L'animoso Ruggier sopravenuto:

Poi ch'una volta o due l'occhio aggirato Hebbe la degna coppia, e ben veduto Qual via piu breve per soccorrer fosse L'assediato Signor, ratto si mosse.

Come,quando si da fuoco alla Mina Pel lungo solco de la negra polve Licentiosa fiamma arde e camina: Si ch'occhio a dietro a pena se le volve:

E qual si sente poi l'alta ruina Che'l duro sasso o il grosso muro solve: Cosi Ruggiero e Marphisa veniro E tai ne la battaglia si sentiro.

Per lungo e per traverso a fender teste Incominciaro, e tagliar braccia e spalle De le turbe, che male erano preste Ad espedire, e sgombrar loro il calle,

C'ha notato il passar de le tempeste Ch'una parte d'un monte, o d'una valle Offende, e l'altra lascia, s'appresenti La via di questi duo fra quelle genti.

Molti che dal furor di Rodomonte E di quegli altri primi eran fuggiti: Dio ringratiavan c'havea lor si pronte Gambe concesse, e piedi si espediti

E poi dando del petto e dela fronte In Marphisa e in Ruggiervedean scherniti Come l'huom ne per star ne per fuggire Al suo fisso destin puo contradire.

Chi fugge l'un pericolo, rimane Ne l'altro, e paga il fio d'ossa e di polpe: Cosi cader co i figli in bocca al cane Suol, sperando fuggir, timida volpe,

Poi che la caccia de l'antique tane Il suo vicin, che le da mille colpe, E cautamente con fumo e con fuoco Turbata l'ha da non temuto loco,

Ne gli ripari entro de Saracini Marphisa con Ruggiero a salvamento, Quivi tutti con gliocchi al ciel supini Dio ringratiar del buono avvenimento,

Hor non v'e piu timor de Paladini Il piu tristo pagan ne sfida cento, Et e concluso che senza riposo Si torni a fare il campo sanguinoso.

Corni, bussoni, timpani moreschi Empieno il ciel di formidabil suoni, Ne l'aria tremolare a i venti freschi Si veggon le bandiere e i gonfaloni,

Da l'altra parte i capitan Carleschi Stringon con Alamanni e con Britoni Quei di Francia d'Italia e d'Inghilterra E si mesce aspra e sanguinosa guerra.

La forza del terribil Rodomonte: Quella di Mandricardo furibondo: Quella del buon Ruggier di virtu fonte Del re Gradasso si famoso al mondo:

E di Marphisa l'intrepida fonte: Col Re Circasso a nessun mai secondo. Feron chiamar san Gianni, e san Dionygi, Al Re di Francia e ritrovar Parigi.

Di questi cavallieri, e di Marphisa L'ardire invitto, e la mirabil possa, Non fu Signor di sorte, non fu in guisa Ch'imaginar, non che descriver possa,

Quindi si puo stimar che gente uccisa Fosse quel giorno, e che crudel percossa Havesse Carlo, arroge poi con loro Con Ferau piu d'un famoso Moro.

Molti per fretta s'affogaro in Senna Che'l ponte non potea supplire a tanti: E desiar come Icaro la penna: Perche la morte havean dietro e davanti:

Eccetto Uggieri, e il Marchese di Vienna I Paladin fur presi tutti quanti, Olivier ritorno ferito sotto La spalla destra, Uggier col capo rotto.

E se, come Rinaldo, e come Orlando, Lasciato Brandimarte havesse il giuoco: Carlo n'andava di Parigi in bando: Se potea vivo uscir di si gran fuoco

Cio che pote fe Brandimarte, e quando Non pote piu, diede alla furia loco, Cosi Fortuna ad Agramante arrise Ch'unaltra volta a Carlo assedio mise.

Di vedovelle i gridi e le querele E d'Orphani fanciulli, e di vecchi orbi, Nel eterno seren dove Michele Sedea, salir fuor di questi aer torbi:

E gli fecion veder come il fedele Popul, prede de Lupi era e de Corbi Di Francia, d'Inghilterra, e di Lamagna Che tutta havea coperta la campagna.

Nel viso s'arrossi l'Angel beato Parendogli che mal fosse ubidito Al Creatore, e si chiamo ingannato Da la Discordia perfida, e tradito:

D'accender liti tra i pagani, dato Le havea l'assunto, e mal'era esequito: Anzi tutto il contrario al suo disegno Parea haver fatto, a chi guardava al segno

Come servo fedel, che piu d'amore, Che di memoria abondi, e che s'aveggia Haver messo in oblio cosa ch'a core Quanto la vita e l'anima haver deggia,

Studia con fretta d'emendar l'errore Ne vuol che prima il suo Signor lo veggia: Cosi l'Angelo a Dio salir non volse Se de l'obligo prima non si sciolse,

Al monister, dove altre volte havea La Discordia veduta, drizzo l'ali: Trovolla ch'in capitulo sedea A nuova elettion de gli ufficiali,

E di veder, diletto si prendea, Volar pel capo a frati i breviali: Le man le pose l'Angelo nel crine E pugna e calci le die senza fine.

Indi le roppe un manico di croce Per la testa, pel dosso, e per le braccia, Merce grida la misera a gran voce: E le genocchia al divin nuntio abbraccia,

Michel non l'abandona, che veloce Nel campo del Re d'Africa la caccia : E poi le dice, aspettati haver peggio Se fuor di questo campo piu ti veggio.

Come che la Discordia havesse rotto Tutto il dosso e le braccia, pur temendo Un'altra volta ritrovarsi sotto A quei gran colpi, a quel furor tremendo,

Corre a pigliare i mantici di botto: Et agli accesi fuochi esca aggiungendo Et accendendone altri: fa salire Da molti cori un'alto incendio d'ire.

E Rodomonte, e Mandricardo, e insieme Ruggier, n'infiamma si, che inanzi al Moro Li fa tutti venire, hor che non preme Carlo i pagani, anzi il vantaggio e loro:

Le differentie narrano, & il seme Fanno saper da cui produtte foro: Poi del Re si rimettono al parere Chi di lor prima il campo debba havere.

Marphisa del suo caso ancho favella E dice che la pugna vuol finire Che comincio col Tartaro, perch'ella Provocata da lui vi fu a venire,

Ne per dar loco all'altre, volea quella Un'hora, non che un giorno, differire, Ma d'esser prima fa l'instantia grande Ch'alla battaglia il Tartaro domande.

Non men vuol Rodomonte il primo campo Da terminar col suo rival l'impresa Che per soccorrer l'Africano campo Ha gia interrotta e fin'a qui sospesa:

Mette Ruggier le sue parole a campo E dice,che patir troppo gli pesa Che Rodomonte il suo destrier gli tenga, E ch'a pugna con lui prima non venga .

Per piu intricarla il Tartaro viene anche E niega che Ruggiero ad alcun patto Debba l'Aquila haver da l'ale bianche E d'ira e di furore e cosi matto

Che vuol (quando da glialtri tre non manche) Combatter tutte le querele a un tratto, Ne piu da glialtri anchor saria mancato Se'l consenso de'l Re vi fosse stato.

Con prieghi il Re Agramante e buon ricordi Fa quanto puo perche la pace segua: E quando al fin tutti li vede sordi Non volere assentire a pace o a triegua,

Va discorrendo come almen gli accordi Si che l'un dopo l'altro il campo assegua: E pel miglior partito al fin gli occorre Ch'ognuno a sorte il campo s'habbia a torre,

Fe quattro brevi porre, un Mandricardo E Rodomonte insieme scritto havea Ne l'altro era Ruggiero e Mandricardo: Rodomonte e Ruggier l'altro dicea,:

Dicea l'altro Marphisa e Mandricardo, Indi all'arbitrio de l'instabil dea Li fece trarre, e'l primo fu il Signore Di Sarza a uscir con Mandricatdo fuore

Mandricardo e Ruggier fu nel secondo: Nel terzo fu Ruggiero e Rodomonte: Resto Marphisa e Mandricardo in fondo: Di che la Donna hebbe turbata fronte,

Ne Ruggier piu di lei parve giocondo Sa che le forze de i duo primi pronte Han tra lor da finir le liti, in guisa Che non ne fia per se, ne per Marphisa.

Giacea non lungi da Parigi un loco Che volgea un miglio, o poco meno intorno Lo cingea tutto un'argine: non poco Sublime, a guisa d'un theatro adorno:

Un castel gia vi fu, ma a ferro e a fuoco Le mura e i tetti, & a ruina andorno: Un simil puo vederne in su la strada Qual volta a Borgo il Parmigiano vada.

In questo loco fu la lizza fatta Di brevi legni d'ognintorno chiusa, Per giusto spatio quadra, al bisogno atta Con due capaci porte come s'usa,

Giunto il di ch'al Re par che si combatta Tra i cavallier che non ricercan scusa Furo appresso alle sbarre in ambi i lati Contra i rastrelli, i padiglion tirati.

Nel padiglion ch'e piu verso Ponente Sta il Re d'Algier c'ha membra di gigante Gli pon lo scoglio in dosso del serpente L'ardito Ferrau con Sacripante,

Il Re Gradasso e Falsiron possente Sono in quell'altro al lato di Levante, E metton di sua man l'arme Troiane In dosso al successor del Re Agricane.

Sedeva in tribunale amplo e sublime Il Re d'Africa, e seco era l'Hispano Poi Stordilano' e l'altre genti prime Che riveria l'esercito Pagano:

Beato a chi pon dare argini e cime D'arbori stanza, che glialzi dal piano: Grande e la calca e grande in ogni lato Populo ondeggia intorno al gran steccato

Eran con la Regina di Castiglia Regine, e principesse, e nobil donne: D'Aragon: di Granata, e di Siviglia, E fin di presso all'Atlantee colonne:

Tra quai di Stordilan sedea la figlia: Che di duo drappi havea le ricche gonne, L'un d'un rosso mal tinto, e l'altro verde Ma'l primo quasi imbianca e il color perde.

In habito succinta era Marphisa Qual si convenne a Donna, & a guerriera: Termoodonte forse a quella guisa Vide Hippolyta ornarsi e la sua schiera:

Gia con la cotta d'arme alla divisa Del Re Agramante, in campo venut'era L'Araldo, a far divieto e metter leggi Che ne in fatto ne in detto alcun parteggi.

La spessa turba aspetta disiando La pugna, e spesso incolpa il venir tardo De i duo famosi cavallieri, quando S'ode dal Padiglion di Mandricardo

Alto rumor, che vien moltiplicando, Hor sappiate Signor che'l Re gagliardo Di Sericana, e'l Tartaro possente Fanno il tumulto, e'l grido che si sente.

Havendo armato il Re di Sericana Di sua man tutto il Re di Tartaria, Per porgli al fianco la spada soprana Che gia d'Orlando fu, se ne venia:

Quando nel pome scritto Durindana Vide, e'l quartier ch'Almonte haver solia Ch'a quel maschin fu tolto ad una fonte Dal giovenetto Orlando in Aspramonte.

Vedendola fu certo ch'era quella Tanto famosa del Signor d'Anglante: Per cui con grande armata e la piu bella Che gia mai si partisse di Levante:

Soggiogato havea il regno di Castella E Francia vinta esso pochi anni inante, Ma non puo imaginarsi, come avenga C'hor Mandricardo in suo poter la tenga.

E dimandogli se per forza o patto L'havesse tolta al Conte, e dove, e quando, E Mandricardo disse, c'havea fatto Gran battaglia per essa con Orlando,

E come finto quel s'era poi matto Cosi coprire il suo timor sperando, Ch'era d'haver continua guerra meco Fin che la buona spada havesse seco,

E dicea ch'imitato havea il Castore Ilqual si strappa i genitali sui, Vedendosi alle spalle il cacciatore Che sa che non ricerca altro da lui,

Gradasso non udi tutto il tenore Che disse, non vo darla a te ne altrui: Tanto oro, tanto affanno, e tanta gente: Ci ho speso che e ben mia debitamente.

Cercati pur fornir d'un'altra spada Ch'io voglio questa, e non ti paia nuovo Pazzo o saggio ch'orlando se ne vada Haverla intendo, ovunque io la ritrovo,

Tu senza testimoni in su la strada Te l'usurpasti, io qui lite ne muovo: La mia ragion dira mia scimitarra E faremo il giudicio ne la sbarra.

Prima di guadagnarla t'apparecchia Che tu l'adopri contra a Rodomonte, Di comprar prima l'arme e usanza vecchia Ch'alla battaglia il cavallier s'affronte,

Piu dolce suon non mi viene all'orecchia Rispose alzando il Tartaro la fronte Che quando di battaglia alcun mi tenta Ma fa che Rodomonte lo consenta.

Fa che sia tua la prima, e che si tolga Il Re di Sarza la tenzon seconda: E non ti dubitar ch'io non mi volga E ch'a te & ad'ognialtro io non risponda:

Ruggier grido non vo che si disciolga Il patto, o piu la sorte si confonda: O Rodomonte in campo prima saglia O sia la sua dopo la mia battaglia.

Se di Gradasso la ragion prevale Prima acquistar che porre in opra l'arme Ne tu l'Aquila mia da le bianche ale Prima usar dei, che non me ne disarme:

Ma poi ch'e stato il mio voler gia tale Di mia sentenza non voglio appellarme Che sia seconda la battaglia mia Quando de'l Re d'Algier la prima sia.

Se turbarete voi l'ordine in parte Io totalmente turbarollo anchora, Io non intendo il mio scudo lasciarte Se contra me non lo combatti hor'hora

Se l'uno e l'altro di voi fosse Marte (Rispose Mandricardo irato allhora) Non saria l'un nell'altro atto a vietarme La buona spada, o quelle nobili arme.

E tratto da la cholera, aventosse Col pugno chiuso al Re di Sericana: E la man destra in modo gli percosse Ch'abandonar gli fece Durindana,

Gradasso, non credendo ch'egli fosse Di cosi folle audacia e cosi insana, Colto improviso fu che stava a bada E tolta si trovo la buona spada.

Cosi scornato di vergogna e d'ira Nel viso avampa e par che getti fuoco: E piu l'affligge il caso e lo martira Poi che gliaccade in si palese loco,

Bramoso di vendetta si ritira A trar la scimitarra a dietro un poco, Mandricardo in se tanto si confida Che Ruggiero ancho alla battaglia sfida.

Venite pure inanzi amenduo insieme E vengane pel terzo Rodomonte: Africa e Spagna, e tutto l'human seme Ch'io son per sempre mai volger la fronte,

Cosi dicendo quel che nulla teme Mena d'intorno la spada d'Almonte: Lo scudo imbraccia disdegnoso e fiero Contra Gradasso e contra il buonRuggiero.

Lascia la cura a me (dicea Gradasso) Ch'io guarisca costui de la pazzia: Per dio (dicea Ruggier) non te la lasso Ch'esser convien questa battaglia mia:

Va indietro tu, vavvi pur tu ,ne passo Perho tornando, gridan tutta via: Et attacossi la battaglia in terzo: Et era per uscirne un strano scherzo.

Se molti non si fossero interposti A quel furor, non con troppo consiglio: Ch'a spese lor quasi imparar, che costi Voler altri salvar con suo periglio,

Ne tutto'l mondo mai gli havria composti Se non venia col Re d'Hispagna il figlio Del famoso Troiano, al cui conspetto Tutti hebbon riverentia e gran rispetto.

Si fe Agramante la cagione esporre Di questa nuova lite cosi ardente: Poi molto affaticossi, per disporre Che per quella giornata solamente

A Mandricardo la spada d'Hettorre Concedesse Gradasso humanamente: Tanto c'havesse fin l'aspra contesa C'havea gia incontra a Rodomonte presa.

Mentre studia placarli il Re Agramante Et hor con questo, & hor con quel ragiona Da l'altro padiglion tra Sacripante E Rodomonte, un'altra lite suona:

Il Re Circasso (come e detto inante) Stava di Rodomonte alla persona: Et egli e Ferau gli haveano indotte L'arme del suo progenitor Nembrotte.

Et eran poi venuti ove il destriero Facea mordendo il ricco fren spumoso: Io dico il buon Frontin, per cui Ruggiero Stava iracondo e piu che mai sdegnoso:

Sacripante ch'a por tal cavalliero In campo havea, mirava curioso, Se ben ferrato, e ben guernito, e in punto Era il destrier, come doveasi a punto.

E venendo a guardargli piu a minuto I segni le fattezze isnelli & atte: Hebbe fuor d'ogni dubbio conosciuto Che questo era il destrier suo Frontalatte,

Che tanto caro gia s'havea tenuto Per cui gia havea mille querele fatte: E poi che gli fu tolto: un tempo volse Sempre ire a piedi: in modo gliene dolse.

Inanzi Albracca glie l'havea Brunello Tolto di sotto, quel medesmo giorno Ch'ad Angelica anchor tolse l'annello Al Conte Orlando Balisarda e'l corno:

E la spada a Marphisa, & havea quello Dopo che fece in Africa ritorno: Con Balisarda insieme a Ruggier dato Ilqual l'havea Frontin poi nominato.

Quando conobbe non si apporre in fallo: Disse il Circasso al Re d'Algier rivolto Sappi Signor, che questo e mio cavallo Ch'ad Albracca di furto mi fu tolto,

Bene havrei testimoni da provallo Ma perche son da noi lontani molto S'alcun lo niega, io gli vo sostenere Con l'arme in man le mie parole vere

Ben son contento per la compagnia In questi pochi di stata fra noi: Che prestato il cavallo hoggi ti sia, Ch'io veggo ben che senza far non puoi,

Perho con patto, se per cosa mia E prestata da me conoscer vuoi Altrimente d'haverlo non far stima O se non lo combatti meco prima.

Rodomonte del quale un piu orgoglioso Non hebbe mai tutto il mestier de l'arme Alquale in esser forte e coraggioso Alcuno antico d'uguagliar non parme:

Rispose, Sacripante ogn'altro ch'oso Fuor che tu, fosse in tal modo a parlarme Con suo mal si saria tosto avveduto Che meglio era per lui di nascer muto.

Ma per la compagnia che (come hai detto) Novellamente insieme habbiamo presa: Ti son contento haver tanto rispetto Ch'io t'ammonisca a tardar questa impresa,

Fin che de la battaglia veggi effetto Che fra il Tartaro e me tosto fia accesa: Dove, porti uno esempio inanzi spero, C'havrai di grazia a dirmi habbi ildestriero

Glie teco cortesia l'esser villano (Disse ilCircasso pien d'ira e di isdegno) Ma piu chiaro ti dico hora e piu piano Che tu non faccia in quel destrier disegno:

Che te lo defendo io, tanto ch'in mano Questa vindice mia spada sostegno, E metterovi insino l'ugna e il dente Se non potro difenderlo altrimente.

Venner da le parole alle contese A i gridi, alle minaccie, alla battaglia, Che per molt'ira in piu fretta s'accese Che s'accendesse mai per fuoco paglia,

Rodomonte ha l'osbergo & ogni arnese, Sacripante non ha piastra ne maglia: Ma par (si ben con lo schermir s'adopra) Che tutto con la spada si ricuopra.

Non era la possanza e la fierezza Di Rodomonte (anchor ch'era infinita) Piu che la providenza e la destrezza Con che sue forze Sacripante aita,

Non volto ruota mai con piu prestezza Il macigno sovran che'l grano trita: Che faccia Sacripante, hor mano hor piede Di qua di la dove il bisogno vede.

Ma Ferrau, ma Serpentino arditi Trasson le spade, e si cacciar tra loro: Dal Re Grandonio, da Isolier seguiti Da molt'altri Signor del popul Moro:

Questi erano i romori iquali uditi Ne l'altro padiglion fur da costoro Quivi per accordar venuti in vano Col Tartaro Ruggiero, e'l Sericano.

Venne chi la novella al Re Agramante Riporto certa, come pel destriero Havea con Rodomonte Sacripante Incominciato un'aspro assalto e fiero,

Il Re confuso di discordie tante Disse a Marsilio, habbi tu qui pensiero Che fra questi guerrier non segua peggio Mentre all'altro disordine io proveggio.

Rodomonte che'l Re suo Signor mira Frena l'orgoglio, e torna indietro il passo: Ne con minor rispetto si ritira Al venir d'Agramante il Re Circasso,

Quel domanda la causa di tant'ira Con real viso e parlar grave e basso: E cerca,poi che n'ha compreso il tutto Porli d'accordo, e non vi fa alcun frutto.

Il Re Circasso il suo destrier non vuole Ch'al Re d'Algier piu lungamente resti Se non s'humilia tanto di parole Che lo venga a pregar che glie lo presti,

Rodomonte superbo come suole Gli risponde, ne'l ciel ne tu faresti Che cosa che per forza haver potessi Da altri che da me mai conoscessi,

Il Re chiede al Circasso, che ragione Ha nel cavallo, e come gli fu tolto, E quel di parte in parte il tutto espone Et esponendo s'arrossisce in volto,

Quando gli narra che'l sottil ladrone Ch'in un'alto pensier l'haveva colto: La sella su quattro haste gli suffolse: E di sotto il destrier nudo gli tolse.

Marphisa che tra glialtri al grido venne Tosto che'l furto del cavallo udi In viso si turbo, che le sovenne Che perde la sua spada ella quel di,

E quel destrier che parve haver le penne Da lei fuggendo, riconobbe qui, Riconobbe ancho il buon Re Sacripante Che non havea riconosciuto inante

Glialtri ch'erano intorno, e che vantarsi Brunel di questo haveano udito spesso: Verso lui cominciaro a rivoltarsi E far palesi cenni ch'era desso,

Marphisa sospettando, ad informarsi Da questo e da quell'altro c'havea appresso, Tanto che venne a ritrovar, che quello Che le tolse la spada era Brunello.

E seppe che pel furto, onde era degno Che gli annodasse il collo un capestrounto Dal Re Agramante al Tingitano regno Fu con esempio inusitato, assunto:

Marphisa rinfrescando il vecchio sdegno Disegno vendicarsene a quel punto: E punir scherni e scorni, che per strada Fatti l'havea sopra la tolta spada.

Dal suo scudier l'elmo allacciar si fece Che del resto de l'arme era guernita: Senza osbergo io non trovo che mai diece Volte, fosse veduta alla sua vita,

Dal giorno ch'a portarlo assuefece La sua persona, oltre ogni fede ardita, Con l'elmo in capo ando dove fra i primi Brunel sedea ne gli argini sublimi.

Gli diede a prima giunta ella dipiglio In mezo il petto, e da terra levollo, Come levar suol col falcato artiglio Tal volta la rapace Aquila il pollo,

E la, dove la lite inanzi al figlio Era del Re Troian, cosi portollo, Brunel che giunto in male man si vede Pianger non cessa, e domandar mercede.

Sopra tutti i rumor strepiti e gridi Di che'l campo era pien quasi ugualmente: Brunel c'hora pietade, hora sussidi Domandando venia, cosi si sente,

Ch'al suono de ramarichi e de stridi Si fa d'intorno accor tutta la gente, Giunta inanzi al Re d'Africa Marphisa Con viso altier gli dice in questa guisa.

Io voglio questo ladro tuo vasallo Con le mie mani impender per la gola, Perche il giorno medesmo che'l cavallo A costui tolle, a me la spada invola,

Ma se glie alcun chevoglia dir ch'io fallo Facciasi inanzi e dica una parola: Ch'in tua presentia gli vo sostenere Che se ne mente, e ch'io fo il mio dovere.

Ma perche si potria forse imputarme C'ho atteso a farlo in mezo a tante liti: Mentre che questi piu famosi in arme D'altre querele son tutti impediti:

Tre giorni ad impiccarlo io vo indugiarme In tanto o vieni o manda chi l'aiti: Che dopo, se non fia chi me lo vieti: Faro di lui mille uccellacci lieti.

Di qui presso a tre leghe, a quella torre Che siede inanzi ad un piccol boschetto Senza piu compagnia mi vado a porre Che d'una mia donzella e d'un valletto:

S'alcuno ardisce di venirmi a torre Questo ladron: la venga ch'io l'aspetto: Cosi disse ella, e dove disse prese Tosto la via, ne piu risposta attese.

Su'l collo inanzi del destrier, si pone Brunel, che tuttavia tien per le chiome, Piange il misero e grida, e le persone In che sperar solia, chiama per nome,

Resta Agramante in tal confusione Di questi intrichi che non vede come Poterli sciorre, e gli par via piu greve Che Marphisa Brunel cosi gli leve.

Non che l'apprezzi, o che gli porti amore Anzi piu giorni son che l'odia molto: E spesso ha d'impiccarlo havuto in core Dopo che gli era stato l'annel tolto:

Ma questo atto gli par contra il suo honore Si che n'avampa di vergogna in volto: Vuole in persona egli seguirla in fretta: E a tutto suo poter farne vendetta.

Ma il Re Sobrino ilquale era presente Da questa impresa molto il dissuade: Dicendogli, che mal conveniente Era all'altezza di sua maestade:

Se ben havesse d'esserne vincente Ferma speranza, e certa sicurtade: Piu c'honor gli fia biasmo, che si dica C'habbia vinta una femina a fatica.

Poco l'honore, e molto era il periglio D'ogni battaglia che con lei pigliasse, E che gli dava per miglior consiglio Che Brunello alle forche haver lasciasse:

E se credesse, ch'uno alzar di ciglio A torlo dal capestro gli bastasse: Non dovea alzarlo, per non contardire Che s'habbia la giustitia ad esequire.

Potria Mandare un che Marphisa prieghi (Dicea) ch'in questo giudice ti faccia: Con promission, ch'al ladroncel si leghi Il laccio al collo, e a lei si sodisfaccia,

E quando ancho ostinata te lo nieghi Se l'habbia, e il suo desir tutto compiaccia: Pur che da tua amicitia non si spicchi Brunello e gliatri ladri tutti impicchi.

Il Re Agramante volentier s'attenne Al parer di Sobrin discreto e saggio: E Marphisa lascio, che non le venne Ne pati ch'altri andasse a farle oltraggio

Ne di farla pregare ancho sostenne E tolero: Dio sa con che coraggio, Per poter acchetar liti maggiori E del suo campo tor tanti romori.

Di cio si ride la Discordia pazza Che pace o triegua homai piu teme poco Scorre di qua e di la tutta la piazza: Ne puo trovar per allegrezza loco,

La Superbia con lei salta e gavazza: E legne & esca va aggiungendo al fuoco, E grida si, che fin nel'alto regno Manda a Michel de la vittoria segno.

Tremo Parigi e turbidossi Senna' All'alta voce a quello horribil grido: Rimbombo il suon fin'alla selva Ardenna Si che lasciar tutte le fiere il nido,

Udiron l'Alpi, e il monte di Gebenna Di Blaia e d'Arli, e di Roano il lido, Rodano e Sonna: udi Garonna e il Rheno, Si strinsero le madri i figli al seno.

Son cinque cavallier c'han fisso il chiodo D'essere i primi a terminar sua lite: L'una ne l'altra aviluppata in modo Che non l'havrebbe Apolline espedite:

Commincia ilRe Agramante asciorre il nodo De le prime tenzon c'haveva udite: Che per la figlia del Re Stordilano Eran tra il Re di Scythia e il suo Africano.

Il Re Agramante ando per porre accordo Di qua e di la piu volte a questo e a quello: E a questo e a quel piu volte die ricordo Da Signor giusto e da fedel fratello:

E quando parimente trova sordo L'un come l'altro indomito e rubello: Di volere esser quel che resti senza La donna, da cui vien lor differenza.

S'appiglia al fin come a miglior partito: Di che amendui si contentar gli amanti: Che de la bella donna sia marito L'uno de duo quel che vuole essa inanti:

E da quanto per lei sia stabilito Piu non si possa andar dietro ne avanti All'uno e all'altro piace il compromesso Sperando ch'esser debbia a favor d'esso.

Il Re di Sarza che gran tempo prima Di Mandricardo: amava Doralice Et ella l'havea posto in su la cima D'ogni favor, ch'a Donna casta lice,

Che debba in util suo venire estima La gran sententia che'l puo far felice, Ne egli havea questa credenza solo Ma con lui tutto il Barbaresco stuolo.

Ognun sapea cio ch'egli havea gia fatto Per essa in giostre, in torniamenti, in guerra E che stia Mandricardo a questo patto Dicono tutti che vaneggia & erra:

Ma quel che piu fiate e piu di piatto Con lei fu, mentre il Sol stava sotterra E sapea quanto havea di certo in mano Ridea del popular giudicio vano.

Poi lor convention ratificaro In man del Re quei duo prochi famosi, Et indi alla Donzella se n'andaro Et ella abbasso gli occhi vergognosi,

E disse, che piu il Tartaro havea caro: Di che tutti restar maravigliosi, Rodomonte si attonito e smarrito Che di levar non era il viso ardito.

Ma poi che l'usata ira caccio quella Vergogna , che glihavea la faccia tinta , Ingiusta e falsa la sententia appella, E la spada impugnando ch'egli ha cinta

Dice: udendo il Re e glialtri: che vuol ch'ella Gli dia perduta questa causa o vinta E non l'arbitrio di femina lieve Che sempre inchina a quel che men far deve.

Di nuovo Mandricardo era risorto Dicendo, vada pur come ti pare, Si che prima che'l legnoentrasse in porto V'era a solcare un gran spatio di mare,

Se non che'l Re Agramante diede torto A Rodomonte, che non puo chiamare Piu Mandricardo per quella querela, E fe cadere a quel furor la vela.

Hor Rodomonte che notar si vede Dinanzi a quei Signor di doppio scorno, Dal suo Re, a cui per riverentia cede: E da la donna sua: tutto in un giorno,

Quivi non volse piu fermare il piede, E de la molta turba c'havea intorno Seco non tolse piu che duo sergenti Et usci de i Moreschi alloggiamenti.

Come partendo afflitto Tauro suole Che la giuvenca al vincitor cesso habbia: Cercar le selve, e le rive piu sole, Lungi da i paschi, o qualche arrida sabbia

Dove muggir non cessa all'ombra e al sole Ne perho scema l'amorosa rabbia: Cosi sen va di gran dolor confuso Il Re d'Algier da la sua donna escluso.

Per rihavere il buon destrier si mosse Ruggier, che gia per questo s'era armato Ma poi di Mandricardo ricordosse A cui de la battaglia era ubligato,

Non segui Rodomonte, e ritornosse Per entrar col Re Tartaro in steccato Prima che'ntrasse il Re di Sericana Che l'altra lite havea di Durindana.

Veder torsi Frontin troppo gli pesa Dinanzi a gliocchi, e non poter vietarlo: Ma dato c'habbia fine a questa impresa Ha ferma intention di ricovrarlo,

Ma Sacripante che non ha contesa Come Ruggier, che possa distornarlo E che non ha da far altro che questo Per l'orme vien di Rodomonte presto.

E tosto l'havria giunto se non era Un caso strano che trovo tra via: Che lo fe dimorar fin'alla sera E perder le vestigie che seguia:

Trovo una donna che ne la riviera Di Senna, era caduta, e vi peria S'a darle tosto aiuto non veniva: Salto ne l'acqua e la ritrasse a riva.

Poi quando in sella volse risalire Aspettato non fu dal suo destriero, Che fin'a sera si fece seguire E non si lascio prender di leggiero:

Preselo al fin, ma non seppe venire Piu d'onde s'era tolto dal sentiero: Ducento miglia erro tra piano e monte Prima che ritrovasse Rodomonte.

Dove trovollo, e come fu conteso Con disvantaggio assai di Sacripante, Come perde il cavallo e resto preso, Hor non diro, c'ho da narrarvi inante

Di quanto sdegno, e di quanta ira acceso Contra la Donna, e contra il Re Agramante Del campo Rodomonte si partisse E cio che contra all'uno e all'altro disse.

Di cocenti sospir l'aria accendea Dovunque andava il Saracin dolente: Eccho per la pieta che gli n'havea Da cavi sassi rispondea sovente,

O feminile ingegno (egli dicea) Come ti volgi e muti facilmente: Contrario oggetto proprio de la fede: O infelice, o miser chi ti crede.

Ne lunga servitu, ne grand'amore Che ti fu a mille prove manifesto, Hebbono forza di tenerti il core Che non fossi a cangiarsi almen si presto:

Non perch'a Mandricardo inferiore Io ti paressi: di te privo resto: Ne so trovar cagione a i casi miei Se non quest'ultima che femina sei.

Credo che t'habbia la Natura e Dio Produtto o scelerato sesso al mondo Per una soma: per un grave fio Del'huom, che senza te saria giocondo:

Come ha produtto ancho il serpente rio E il Lupo e l'Orso, e fa l'aer fecondo E di mosche, e di vespe, e di tafani E l'oglio e avena fa nascer tra i grani.

Perche fatto non ha l'ama Natura Che senza te potesse nascer l'huomo? Come s'inesta per humana cura L'un sopra l'altro, il pero, ilsorbo, e'l pomo

Ma quella non puo far sempre a misura: Anzi s'io vo guardar come io la nomo Veggo che non puo far cosa perfetta Poi che Natura femina vien detta.

Non siate perho tumide e fastose Donne, per dir che l'huom sia vostro figlio, Che de le spine anchor nascon le rose: E d'una fetida herba nasce il giglio,

Importune, superbe, dispettose, Prive d'amor, di fede, e di consiglio, Temerarie, crudeli, inique, ingrate Per pestilentia eterna al mondo nate.

Con queste & altre & infinite appresso Querele, il Re di Sarza se ne giva: Hor ragionando in un parlar sommesso Quando in un suon che di lontan s'udiva:

In onta e in biasmo del femineo sesso, E certo da ragion si dipartiva Che per una o per due che trovi ree Che cento buone sien creder si dee.

Se ben di quante io n'habbia fin qui amate Non n'habbia mai trovata una fedele: Perfide tutte io non vo dir ne ingrate: Ma darne colpa al mio destin crudele,

Molte hor ne sono, e piu gia ne son state Che non dan causa ad huom che si querele: Ma mia fortuna vuol, che s'una ria Ne sia tra cento, io di lei preda sia.

Pur vo tanto cercar prima ch'io mora, Anzi prima che'l crin piu mi s'imbianchi, Che forse diro un di, che per me anchora Alcuna sia che di sua fe non manchi,

Se questo avvien (che di speranza fuora Io non ne son) non fia mai ch'io mi stanchi: Di farla a mia possanza gloriosa Con lingua e con inchiostro, e in verso e in prosa.

Il Saracin non havea manco sdegno Contra il suo Re, che contra la Donzella, E cosi di ragion passava il segno Biasmando lui, come biasmando quella,

Ha disio diveder che sopra il regno Gli cada tanto mal: tanta procella, Ch'in Africa ogni casa si funesti Ne pietra salda sopra pietra resti.

E che spinto del Regno in duolo e in lutto Viva Agramante, misero e mendico: E ch'esso sia, che poi gli renda il tutto E lo riponga nel suo seggio antico,

E de la fede sua produca il frutto E gli faccia veder, ch'un vero amico A dritto e a torto esser dovea preposto Se tutto'l mondo se gli fosse opposto·

E cosi quando al Re, quando alla Donna Volgendo il cor turbato: il Saracino Cavalca a gran giornate, e non assonna E poco Riposar lascia Frontino,

Il di seguente o l'altro in su la Sonna Si ritrovo c'havea dritto il camino Verso il mar di Provenza, con disegno Di navigare in Africa al suo regno,

Di barche e di sottil legni era tutto Fra l'una ripa e l'altra il fiume pieno: Ch'ad uso de l'esercito condutto, Da molti lochi vettovaglie havieno,

Perche in poter de Mori era ridutto Venendo da Parigi al lito ameno D'Acquamorta, e voltando in ver la Spagna Cio che v'e da man destra di campagna.

Le vettovaglie in carra & in iumenti Tolte fuor de le navi, erano carche Et tratte con la scorta de le genti Ove venir non si potea con barche,

Havean piene le ripe i grassi armenti Quivi condotti da diverse marche, E i conduttori intorno alla riviera Per varii tetti albergo havean la sera.

Il Re d'Algier perche gli sopravenne Quivi la notte, e l'aer nero e cieco: D'un'hostier paesan lo'nvito tenne Che lo prego che rimanesse seco,

Adagiato il destrier, la mensa venne Di varii cibi, e di vin Corso e Greco: Che'l Saracin nel resto alla Moresca Ma volse far nel bere alla Francesca.

L'hoste con buona mensa e miglior viso Studio di fare a Rodomonte honore, Che la presentia gli die certo aviso Ch'era huomo illustre e pien d'alto valore,

Ma quel che da se stesso era diviso Ne quella sera havea ben seco il core: (Che mal suo grado s'era ricondotto Alla Donna gia sua) non facea motto.

Il buono hostier che fu de i diligenti Che mai si sien per Francia ricordati, Quando tra le nimiche, e strane genti L'albergo e beni suoi s'havea salvati,

Per servir quivi alcuni suoi parenti, A tal servigio pronti, havea chiamati, De quai non era alcun di parlar'oso Vedendo il Saracin muto e pensoso.

Di pensiero in pensiero ando vagando Da se stesso lontano il Pagan molto, Col viso a terra chino, ne levando Si gli occhi mai, ch'alcun guardasse in volto,

Dopo un lungo star cheto, suspirando Si come d'un gran sonno allhora sciolto Tutto si scosse, e insieme alzo le ciglia E volto gli occhi all'hostee alla famiglia

Indi roppe il silentio, e con sembianti Piu dolci un poco, e viso men turbato Domando all'hoste e a glialtri circonstanti Se d'essi alcuno havea mogliere a lato

Che l'hoste, e che queglialtri tutti quanti L'haveano, per risposta gli fu dato, Domanda lor quel che ciascun si crede De la sua donna nel servargli fede,

Eccetto l'hoste, fer tutti risposta Che si credeano haverle e caste e buone: Disse l'hoste ognun pur creda a sua posta, Ch'io so c'havete falsa opinione,

Il vostro sciocco credere vi costa Ch'io stimi ognun di voi senza ragione: E cosi far questo Signor deve ancho Se non vi vuol mostrar nero per bianco.

Perche si come e sola la Phenice Ne mai piu d'una in tutto il mondo vive: Cosi ne mai piu d'uno esser si dicembre Che de la moglie i tradimenti schive,

Ognun si crede d'esser quel felice D'esser quel sol, ch'a questa palma arrive: Come e possibil che v'arrivi ognuno, Se non ne puo nel mondo esser piu d'uno?

Io fui gia nel'error che siate voi Che donne casta ancho piu d'una fusse: Un gentilhomo di Vinegia poi Che qui mia buona sorte gia condusse,

Seppe far si, con veri esempi suoi Che fuor del'ignoranza mi ridusse, Gian Francesco Valerio era nomato Che'l nome suo non mi s'e mai scordato.

Le fraudi che le mogli e che l'amiche Sogliano usar, sapea tutte per conto, E sopra cio moderne historie e antiche E proprie esperienze havea si in pronto:

Che mi mostro, che mai donne pudiche Non si trovaro, o povere o di conto, E s'una casta piu de l'altra parse Venia, perche piu accorta era a celarse.

E fra l'altre, che tante me ne disse Che non ne posso il terzo ricordarmi, Si nel capo una historia mi si scrisse Che non si scrisse mai piu saldo in marmi,

E ben parria a ciascuno che l'udisse Di queste rie, quel, ch'a me parve e parmi, E se Signor a voi non spiace udire A lor confusion ve la vo dire,

Rispose il Saracin che puoi tu farmi Che piu al presente mi diletti e piaccia? Che dirmi historia, e qualche esempio darmi Che con l'opinion mia si confaccia:

Perche io possa udir meglio, e tu narrarmi Siedemi incontra, ch'io ti vegga in faccia, Ma nel canto che segue io v'ho da dire Quel che fe l'hoste aRodomonte udire.

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CANTO XXVII. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove