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1474–1533

Canto XXVI

Ludovico Ariosto

dOnne: e voi che le donne havete in pregio per dio non date a questa historia orecchia a questa che lhostier dire in dispregio & vostra infamia & biasmo se apparecchia

ben che ne macchia vi puo dar ne fregio lingua si vile: & sia lusanza vecchia chel volgare ignorante ognun riprenda & parli piu di quel che meno intenda

Lasciate questo canto: che senza esso puo star lhistoria: & non sera men chiara mettendolo Turpino: anche io lho messo non per malivolentia ne per gara

ch io vami: oltra mia lingua che lha expresso che mai non fu di celebrarvi avara nho fatto mille pruove: & vho dimostro che io son ne potrei esser se non vostro

Passi chi vuol tre charte o quattro: senza leggerne verso: & chi pur legger vuole lor dia quella medesima credenza che si suol dare a fintioni & fole

ma tornando al dir nostro: poi che udienza apparecchiata vide a sue parole & darsi luogo in contra al cavalliero cosi lhistoria incomincio lhostiero

Astolfo Re de Longobardi: quello che costui che regna hor tenne per padre fu ne la giovinezza sua si bello disi conte fattezze & si leggiadre

ch un simil non si havria fatto a penello fe gli pittor vi fusser stati a squadre bello era: et a ciascun cosi parea ma di molto egli anchor piu si tenea

Non stimava egli tanto per laltezza del grado suo vedersi ognun minore ne tanto che di genti & di ricchezza di tutti i Re vicini: era il maggiore

quanto d aspetto & corporal bellezza haver per tutto il mondo il primo honore godea di questo: udendosi dar loda quanto di cosa volentier piu s oda

Tra glialtri di sua corte havea assai grato Fausto latini un cavallier Romano con cui sovente essendosi lodato hor del bel viso: hor de la bella mano

& havendolo un giorno dimandato se mai veduto havea presso o lontano altro huom di forma cosi ben composto contra quel che credea gli fu risposto

Dico (rispose Fausto) che secondo chio vegho: e che parlarne odo a ciascuno ne la bellezza hai pochi pari al mondo & questi pochi io li restringo in uno

quest uno e un fratel mio detto Iocondo (excetto lui) ben credero che ognuno di belta molto a drieto tu ti lassi ma questo sol credo te adegui & passi

Al Re parve impossibil cosa udire che sua la palma insino allhora tenne & dhaver connoscenza alto desire di si lodato giovene gli venne

fe si con Fausto: che di far venire quivi il fratel prometter gli convenne ben che a poterlo indur che ci venisse seria fatica: & la cagion gli disse

Chel suo fratello era huom che mosso il piede mai non havea di Roma alla sua vita che del ben che fortuna gli concede tranquilla et senza affanni havea notrita

la roba: di che il padre il lascio herede: ne mai cresciuta havea ne minuita et che parrebbe a lui Pavia lontana piu che non parria a un altro ire alla Tana

Et la difficulta seria maggiore a poterlo spiccar da la mogliere con cui legato era di tanto amore che non volendo lei: non puo volere

pur per ubidir lui che gli e Signore disse d andare: & fare oltra il potere giunse il Re a prieghi tali offerte & doni che di negar non gli lascio ragioni

Partissi: e in pochi giorni ritrovosse dentro da Roma in le paterne case quivi tanto prego: chel fratel mosse si che a venire al Re gli persuase

& fece anchor (ben che difficil fosse) che la cognata tacita rimase proponendole il ben che ne usciria oltra ch esso lor sempre obligo havria

Fisse Iocondo alla partita il giorno trovo cavalli: & servitori intanto vesti fe far per comparire adorno che talhor cresce una belta un bel manto

la notte a lato: el di la moglie intorno con gli occhi adhor adhor pregni di pianto gli dice: che non sa come patire potra tal lontananza & non morire

Che pensandovi sol: da la radice sveller si sente il cor nel lato manco deh vita mia: non piagnere (le dice Iocondo) et seco piagne egli non manco

cosi mi sia questo camin felice come tornar vuo fra dui mesi almanco ne mi faria passar dun giorno il segno se mi donasse il Re mezo il suo regno

Ne la donna percio si riconforta dice: che troppo termine si piglia & se al ritorno non la truova morta esser non puo se non gran maraviglia

sempre e in affanno: & piu quel di ne porta che de la lor partenza era vigiglia tal che per la pieta Iocondo spesso si pente: chal fratello habbia promesso

Dal collo un suo monile ella si sciolse chuna crocetta havea ricca di gemme & di sante reliquie: che raccolse da molti luoghi un peregrin Boemme

& il padre di lei ch in casa il tolse tornando infermo di Hierusalemme venendo a morte poi ne lascio herede questa levossi: & al marito diede

Et che la porti per suo amore al collo lo prega: siche ognhor gli ne sovegna piacque il dono al marito: & accettollo non perche dar ricordo gli convegna

che ne tempo ne absentia mai dar crollo ne buona o ria fortuna che gli avegna potra a quella memoria salda & forte cha di lei sempre e havra dopo la morte

La notte ch ando inanzi a quella aurora che fu il termine estremo alla partenza al suo Iocondo par ch in braccio mora la moglie: che n ha presto da star senza

mai non si dorme: & nanzi il giorno un hora viene il marito all ultima licenza monto a cavallo & si parti in effetto & la moglier si ricorco nel letto

Iocondo anchor dua miglia ito non era che gli venne la croce raccordata chavea sotto il guancial messa la sera poi per oblivion lhavea lasciata

lasso (dicea tra se) di che maniera trovero scusa che mi sia accettata che mia moglie non creda che gradito poco da me sia lamor suo infinito

Pensa lexcusa: & poi gli cade in mente che non sera accettabile ne buona mandi famigli mandivi altra gente s egli medesmo non vi va in persona

si ferma: e al fratel dice: hor pianamente sin a Baccano al primo albergo sprona che dentro a Roma e forza ch io rivada & credo ancho di giugnerti per strada

Non potria fare altri il bisogno mio ne dubitar ch io sero presto teco volto il caval di trotto: & disse a dio ne de famigli suoi volse alcun seco

gia cominciava quando passo il rio dinanzi al Sole a fuggir laer cieco smonta in casa: va al letto: & la consorte quivi ritruova addormentata forte

La cortina levo senza far motto & vide quel che men veder credea che la sua casta & fedel moglie: sotto la coltre in braccio a un giovene giacea

riconnobbe lo adultero dibotto per la pratica lunga che ne havea ch era de la famiglia sua un garzone allevato da lui dhumil natione

Se attonito restasse & malcontento meglio e pensarlo: & darne fede altrui ch esserne mai per far lo experimento che con suo gran dolor ne fe costui

assalito dal sdegno hebbe talento di trar la spada: e ucciderli ambedui ma da lamor che porta al suo dispetto all ingrata moglier: gli fu interdetto

Ne lo lascio questo ribaldo Amore (vedi se si lo havea fatto vasallo) destarla pur: per non le dar dolore che fusse da lui colta in si gran fallo

quanto pote piu tacito usci fuore scese le scale: & rimonto a cavallo et punto egli damor si il caval punse chal albergo non fu chel fratel giunse

Cambiato a tutti parve esser nel volto vider tutti chel cor non havea lieto ma non vi e chi si apponga gia di molto & possa penetrar nel suo secreto

credeano che da lor si fusse tolto per ire a Roma: & ito era a Corneto ch Amor sia del mal causa ognun si avisa ma non e gia chi dir sappia in che guisa

Estimasi il fratel che dolor habbia di haver la moglie sua sola lasciata et pel contrario duolsi egli & arrabbia che rimasa era troppo accompagnata

con fronte crespa & con gonfiate labbia sta linfelice: & sol la terra guata Fausto che a confortarlo usa ogni pruova perche non sa la causa: poco giova

Di contrario liquor la piaga gli unge & dove tor dovria: gli accresce doglie dove dovria saldar: piu lapre et punge questo gli fa col ricordar la moglie

ne posa di ne notte: il sonno lunge fugge col gusto: & mai non si raccoglie et la faccia che dianzi era si bella si cangia si: che piu non sembra quella

Par che gliocchi se ascondin ne la testa & esca il naso piu del viso scarno de la belta si poca gli ne resta che ne potra far paragone indarno

col duol venne una febbre si molesta che lo fe soggiornar all Arbia e al Arno & se di bello havea serbata cosa piu presto ando che dal spin colta rosa

Oltra che a Fausto incresca del fratello che veggia a simil termine condutto via piu glincresce che bugiardo a quello Principe: a chi lodollo parra in tutto

mostrar de tutti glihuomini il piu bello glihavea promesso: & mostrera il piu brutto ma pur continuando la sua via seco lo trasse al fin drento a Pavia

Gia non vuol che lo vegha il Re improviso per non mostrarsi di giudicio privo ma per lettere inanzi gli da aviso chelsuo fratel ne viene a pena vivo

& ch era stato all aria del bel viso un affanno di cor tanto nocivo accompagnato da una febbre ria cha piu non parea quel ch esser solia

Grata hebbe la venuta di Iocondo quanto potesse il Re damico havere che non havea desiderato al mondo cosa altretanto: che di lui vedere

ne gli spiace vederselo si secondo & di bellezza drieto rimanere ben che connosca: se non fusse il male che gli seria superiore o uguale

Giunto lo fa alloggiar nel suo palagio lo visita ogni giorno: ognhora ne ode: fa gran provision che stia con agio & di honorarlo assai si studia & gode

langue Iocondo: chel pensier malvagio de la ingrata moglier: sempre lo rode ne il veder giuochi ne musici udire dramma del suo dolor puo minuire

Nanzi alle stanze sue: che presso al tetto eran lestreme: havea una sala antica quivi solingo (perche ogni diletto perche ogni compagnia gli era nimica)

si ritrahea: sempre aggiungendo al petto di piu gravi pensier nuova fatica & trouva quivi (hor chi lo crederia:) chi lo sano de la sua piaga ria

In capo de la sala: ove e piu scuro che non vi usa le finestre aprire vede ch el palco mal si giunge al muro & fa d aria piu chiara un raggio uscire

pon locchio quindi: et vede quel che duro a creder fora a chi ludisse dire egli daltrui non lode: anzi sel vede et ancho agli occhi suoi propri non crede

Quindi scopria de laReina tutta la piu secreta stanza & la piu bella dove persona non verria introdutta se per molto fedel non lhavesse ella

quindi mirando vide in strana lutta ch un Nano avinticchiato era con quella et era quel piccin stato si dotto che la Reina havea messa di sotto

Attonito Iocondo & stupefatto & credendo sognarsi: un pezzo stette & quando vide pur che egli era in fatto & non in sogno: a se stesso credette

dunque a uno sgrignuto (disse) e contrafatto si ricca & si gran donna si somette? chel maggior Re del mondo ha per marito piu bello & piu cortese: o che appetito

Et de la moglie sua: che cosi spesso piu dognaltra biasmava: ricordosse perche il ragazzo s havea tolto appresso & hor gli parve che escusabil fosse

non era colpa sua piu che del sesso che dun solo huomo mai non contentosse et s han tutte una macchia duno inchiostro almen la sua non si havea tolto un mostro

Fa il di seguente alla medesima hora al spiraglio medesimo ritorno & la Reina e il Nano vede anchora ch al Signor lor fanno il medesmo scorno

truova laltro di pur che si lavora & laltro: e al fin non si fa festa giorno & la Reina che gli par piu strano sempre si duol che poco lami il Nano

Stette fra glialtri un giorno a veder ch ella era turbata: e in gran malenconia che due volte chiamar per la donzella il Nano fatto havea: ne anchor venia

mando la terza volta: & udi quella che: Madonna egli giuoca: riferia & per non star in perdita d un soldo a voi niega venire il manigoldo

A si strano spettacolo Iocondo raserena la fronte: & gli occhi: e il viso et quale in nome: divento giocondo d effetto anchora: & torno il pianto in riso

allegro torna grasso & rubicondo che sembra un cherubin del paradiso chel Re il fratello & tutta la famiglia di tal mutation si maraviglia

Se da Iocondo il Re bramava udire donde venisse il subito conforto non men Iocondo lo bramava dire & fare il Re di tanta ingiuria accorto

ma non voria che piu di se punire volesse il Re la moglie di quel torto siche per dirlo & non far danno a lei il Re fece giurar su lAgnusdei

Giurar lo fe: che ne per cosa detta ne che gli sia mostrata che gli spiaccia anchora che connosca che diretta mente a sua Maesta danno si faccia

tardi o per tempo mai fara vendetta: et di piu vuole anchor che se ne taccia siche ne il malfattor giamai comprenda in fatto o in detto: chel Re il caso intenda

Il Re ch ognaltra cosa se non questa creder potria: gli giuro largamente Iocondo la cagion gli manifesta onde era molti di stato dolente

perche trovata havea la dishonesta sua moglie: in braccio d un suo vil sergente & che tal pena al fin lo havrebbe morto se tardato a venir fusse il conforto

Ma in casa di sua altezza havea veduto cosa: che molto gli scemava il duolo che se bene in obbrobrio era caduto era almen certo di non vi esser solo

cosi dicendo: e al bucolin venuto gli dimostro il bruttissimo homiciuolo che la giumenta altrui sotto si tiene tocca di sprone & fa giuocar di schene

Se parve al Re vituperoso latto lo crederete ben senza ch io il giuri ne fu per arrabbiar: per venir matto ne fu per dar del capo in tutti i muri

fu per gridar: fu per non stare al patto: ma forza e che la bocca al fin si turi & che lira trangugi amara & acra poi che giurato havea su lhostia sacra

Che debbio far che mi consigli frate? (disse a Iocondo): poi che tu mi tolli che con degna vendetta & crudeltate questa giustissima ira io non satolli

lascian (disse Iocondo) queste ingrate & proviam se son laltre cosi molli faccian de le lor femine ad altrui quel ch altri de le nostre han fatto a nui

Ambi gioveni siamo: & di bellezza che facilmente non troviamo pari qual femina sara che ne usi asprezza se contra i brutti anchor non han ripari?

se belta non varra ne giovinezza varranne almen lo haver con noi denari non vuo che torni che non habbi prima di mille moglie altrui la spoglia opima

La lunga absentia: il veder vari lochi praticare altre femine di fuore par che sovente disacerbi & sfuochi de lamorose passione: il core

al Re piacque il consiglio: indi fra pochi non voglio giorni dir: ma fra poche hore con dui scudieri oltra la compagnia del cavallier Roman: si messe in via

Travestiti cercaro Italia & Francia le terre de Fiaminghi: & de lInglesi & quante ne vedean di bella guancia trovavan tutte: a prieghi lor cortesi

davano & dato loro era la mancia & rimettean sovente i denar spesi molte vi for che pregano essi: & foro anch altre tante che pregaron loro

In questa terra un mese: in quella dui soggiornando: accertarsi a vera pruova che come ne le lor: cosi in le altrui femine: castita mal si ritruova

dopo alcun tempo increbbe ad ambedui di sempre procacciar di cosa nuova che mal poteano intrar ne laltrui porte senza ponersi a rischio de la morte

Glie meglio una trovarne che di faccia & di costumi ad ambi grata sia che lor communamente sodisfaccia & non habbino haver mai gelosia

& perche (dicea il Re) vuo che mi spiaccia haver piu te che un altro in compagnia? so ben ch in tutto il gran femineo stuolo una non e: che stia contenta a un solo

Una senza sforzar nostro potere ma quando il natural bisogno inviti in festa goderemosi e in piacere che non ne havremo mai contese o liti

ne credo che si debbia ella dolere che se ancho ognaltra havesse dui mariti piu ch ad un huom solo a dui seria fedele ne forse si udirian tante querele

Di quel che disse il Re: molto contento rimaner parve il giovine Romano dunque fermati in tal proponimento cercar molte montagne & molto piano

trovaro al fin secondo il loro intento una figliuola d uno hostiero Hispano che tenea albergo al porto di Valenza bella de modi: & bella di presenza

Era anchor sul fiorir di primavera sua tenerella & quasi acerba etade di molti figli il padre aggravato era & nimico mortal di povertade

si che a disporlo fu cosa leggiera che desse lor la figlia in potestade ch ove piacesse lor: potesson trarla poi che promesso havean di ben trattarla

Pigliano la fanciulla: & piacer ne hanno hor luno hor laltro in charitade e in pace come a vicenda i mantici che danno hor luno hor laltro fiato alla fornace

per veder tutta Spagna indi ne vanno & passar poi nel regno di Siphace el di che da Valenza si partiro ad albergare a Zattiva veniro

Li patroni a veder strade & palazzi andaro: & lochi publici & divivi ch usanza havevan pigliar simil solazzi in ogni terra ove eran peregrini

la fanciulla all albergo et li ragazzi restaro: acconciar letti & ronzini et proveder che fusse alla tornata de Signori: la cena apparecchiata

Ne lalbergo un garzon stava per fante ch in casa de la giovene gia stette a servigi del padre: & d essa amante fu da primi anni: et del suo amor godette

ben se adocchiar: ma non ne fer sembiante che esser notato ognun di lor temette ma quando li patroni: & la famiglia lor dieron luogo: alzar tra lor le ciglia

Il fante dimando dove ella gisse & qual de dui Signor lhavesse seco a punto la Fiammetta il fatto disse cosi havea nome: & quel garzone il Greco

quando sperai ch el tempo ohime venisse (il Greco le dicea) di viver teco Fiammetta anima mia: tu te ne vai & non so piu di rivederti mai

Fannosi i dolci miei disegni amari: poi che sei daltri: & tanto mi ti scosti io disegnavo (havendo alcun danari con gran fatica & gran sudor reposti

ch avanzato mi havea de miei salari & de le bene andate di molti hosti) di tornare a Valenza: & dimandarte al padre tuo per moglie: & di sposarte

La fanciulla negli homeri si stringe & risponde che fu tardo a venire piange il Greco & suspira: & parte finge vommi (dice) lasciar cosi morire?

vita mia un poco almen meco ti avinge lasciami disfogar tanto desire che nanzi che tu parta ogni momento che teco io stia mi fa morir contento

La pietosa fanciulla rispondendo credi (dicea) che men di te nol bramo ma ne luogo ne tempo ci comprendo qui dove in mezo di tanti occhi siamo

il Greco suggiungea: certo mi rendo che se un terzo ami me: di quel ch io ti amo in questa notte almen troverai loco che si potren godere insieme un poco

Come potro (diceagli la fanciulla) che sempre in mezo a dui la notte giaccio & meco hor luno hor laltro si trastulla & sempre a lun di dui mi truovo in braccio

mai (disse il Greco) fu impossibil nulla pur che del far ti vogli torre impaccio se fussi chiusa in un castel dacciaio & docchi habbia ogni merlo un centinaio

Pensa ella alquanto: & poi dice che vegna quando creder potra ch ognuno dorma & pianamente come far convegna & de landare & del tornar lo informa

il Greco (si come ella gli disegna) quando sente dormir tutta la torma viene al uscio & lo spinge: & quel gli cede entra pian piano: & va a tenton col piede

Fa lunghi i passi: & sempre in quel di retro tutto si ferma: & laltro par che muova a guisa che di dar tema nel vetro non ch el terreno habbia a calcar: ma luova

tien la mano inanzi simil metro va brancolando sin chel letto truova & di la dove glialtri havean le piante tacito si caccio col capo inante

Fra luna & laltra gamba di Fiammetta che supina giacea: diritto venne & quando le fu a par labbraccio stretta & sopra lei sin presso al di si tenne

cavalco forte: & non ando a staffetta che mai bestia mutar non gli convenne che questa pare a lui che si ben trotte che scender non ne vuol per tutta notte

Havea Iocondo & havea il Re sentito il calpestio che sempre il letto scosse & luno et laltro duno error schernito si havea creduto chel compagno fosse

poi chebbe il Greco il suo camin fornito si come era venuto ancho tornosse saetto il Sol dal Orizonte i raggi surse Fiammetta: & fece intrar i paggi

Il Re disse al compagno motteggiando frate molto camin fatto haver dei & tempo e ben che ti riposi: quando stato a caval tutta notte sei

Iocondo a lui rispose di rimando & disse: tu di quel ch io a dire havrei a te tocca posare: & pro ti faccia che tutta notte hai cavalcato a caccia

Anch io (suggiunse il Re) senza alcun fallo lasciato havria il mio can correr un tratto s io havesse havuto prestito il cavallo tanto chel mio bisogno havessi fatto

Iocondo replico: son tuo vasallo & puoi far meco & rompere ogni patto siche non convenia tal cenni usare bastavamiti dir lasciala stare

Tanto replica lun: tanto soggiunge laltro: che sono a grave liti insieme vengon da motti ad un parlar che punge che ad amendue lesser beffato preme

chiaman Fiammetta che non era lunge & de la fraude esser scoperta teme per far luno laltro in viso il fatto dire che negando pareano ambi mentire

Dimmi (le disse il Re con fiero sguardo) et non temer di me ne di costui chi tutta notte fu quel si gagliardo chi ti godeo senza far parte altrui?

credendo lun provar laltro bugiardo la risposta aspettavano ambedui a pie lor si gitto Fiammetta: incerta di viver piu: vedendosi scoperta

Dimando lor perdono: che damore ch a un giovinetto havea portato: spinta & da pieta dun tormentato core che molto havea per lei patito: vinta

caduto era la notte in quello errore & seguito senza dir cosa finta come tra lor con speme si condusse ch ambi credesson chel compagno fusse

Il Re & Iocondo si guardaro in viso di maraviglia & di stupor confusi ne dhaver ancho udito lor fu aviso chaltri dui fusson mai cosi delusi

poi scoppiaro ugualmente in tanto riso che con la bocca aperta et gli occhi chiusi potendo apena il fiato haver dal petto adrieto si lasciar creder sul letto

Poi chebbon tanto riso che dolere se ne sentiano il petto: & pianger gliocchi disson tra lor: come potremo havere guardia che la moglier non ne laccocchi

se non giova tra dui questa tenere & stretta si: che luno & laltro tocchi se piu che crini havesse occhi il marito non potria far che non fusse tradito

Provate mille havemo & tutte belle ne di tante una e anchor che ne contraste se provian laltre: simili fian quelle ma per ultima pruova costei baste

dunque possemo creder che piu felle non sien le nostre o men de laltre caste & se son come tutte laltre sono che tornamo a godercile fia buono

Conchiuso chebbon questo: chiamar fero per Fiammetta medesima il suo amante e in presentia di molti gli la diero per moglie: et dote che gli fu bastante

poi montaro a cavallo: e il lor sentiero ch era a Ponente volsero a Levante et alle mogli lor se ne tornaro di che affanno mai piu non si pigliaro

Il Re il primo figliuol che poi gli nacque nomo a battesmo Stranodesiderio ma poi crescendo Strano se gli tacque che pel Nano alla madre era improperio

la historia e vera & per cio piu mi piacque & dal di ch io parlai con quel Valerio sempre ho detto: & convien che anchora io dica che non si truova femina pudica

Lhostier qui fine alla sua historia pose che fu con molta intentione udita udilla il Saracin: ne gli rispose parola mai: fin che non fu finita

poi disse: io credo ben che de le ascose feminil frode sia copia infinita ne si potria de la millesma parte tener memoria con tutte le charte

Quivi era un huom di eta: chavea piu retta opinion de glialtri: e ingegno: e ardire et non potendo hormai che si negletta ogni femina fusse: piu patire

si volse a quel chavea lhistoria detta & dissegli: assai cose udimo dire che veritade in se non hanno alcuna & ben di queste e la tua favola una

A chi te la narro non do credenza se Evangelista ben fusse nel resto ch opinione piu che experienza chabbia di donne: lo facea dir questo

lhavere ad una o due malivolenza fa ch odia & biasma laltre oltra lhonesto ma se gli passa lira: io vuo tu loda piu chora biasmo: ancho dar lor gran loda

Et se vorra lodarne: havra maggiore il campo assai: ch a dirne mal non hebbe di cento potra dir degne dhonore verso una trista che biasmar si debbe

non biasmar tutte: ma serbarne fuore la bonta dinfinite: si dovrebbe et sel Valerio tuo disse altrimente disse per ira: & non per quel che sente

Ditemi un poco: e di voi forse alcuno chabbia servato alla sua moglie fede? che nieghi andar quando gli sia opportuno all altrui donna: & darle anchor mercede?

credete in tutto il mondo trovarne uno? ch il dice: mente: & folle e ben chil crede trovatene vo alcuno che vi chiami? (non parlo de le publiche et infami)

Connoscete alcun voi: che non lasciasse la moglie sola: anchor che fusse bella per seguire altra donna: se sperasse in breve & facilmente ottener quella?

che farebbe egli: quando lo pregasse o desse premio a lui donna o donzella? credo per compiacere hor queste hor quelle che tutti lasciaremmovi la pelle

Quelle che i lor mariti hanno lasciati le piu volte cagione havuta nhanno del suo di casa li veghon lor svogliati & che fuor de laltrui bramosi vanno

dovriano amar volendo essere amati et tor con la misura ch allor danno io farei (se a me stesse il darla & torre) tal legge: chuom non vi potrebbe opporre

Seria la legge ch ogni donna colta in adulterio: fusse messa a morte se provar non potesse ch una volta havesse adulterato il suo consorte

se provar lo potesse: anderia assolta ne temeria il marito ne la corte Christo lascio ne li precetti suoi non far altrui quel che patir non vuoi

La incontinenza e quanto mal si puote imputar lor: ne perho a tutto il stuolo ma in questo chi ha di noi piu brutte note? che continente non si truova un solo

& molto piu nha da arrossir le gote quando biastemmia: ladroneccio: dolo usura & homicidio: & se ve peggio raro se non da gli huomini far veggio

Appresso alle ragioni havea il sincero & giusto vecchio: in pronto alcuno exempio di donne: che ne in fatto ne in pensiero mai di lor castita patiron scempio

ma il Saracin che fuggia udire il vero lo minaccio con viso crudo & empio siche lo fece per timor tacere ma gia non lo muto di suo parere

Posto chebbe alle liti e alle contese termine il Re pagan: lascio la mensa indi nel letto per dormir si stese fin al partir de laria scura & densa

ma de la notte a suspirar le offese piu de la donna: ch a dormir dispensa quindi parte all uscir del nuovo raggio & far disegna in nave il suo viaggio

Perho chavendo tutto quel rispetto chaver de a buon caval buon cavalliero a quel suo bello & buono: ch a dispetto tenea di Sacripante & di Ruggiero

vedendo per dui giorni haverlo stretto piu che non si dovria si buon destriero lo pon per riposarlo & lo rassetta in un naviglio: & per andar piu in fretta

Senza indugia al Nochier varar la barca & dar fa i remi all acqua da la sponda quella non molto grande & poco carca se ne va per la Sonna giu a seconda

non fugge il suo pensier non se ne scarca Rodomonte per terra ne per onda lo truova in su la proda e in su la poppa & se cavalca il porta drieto in groppa

Anzi nel capo o sia nel cor gli siede et di fuor caccia ogni conforto & serra di ripararsi il misero non vede da poi che gli nimici ha ne la terra

non sa da chi sperar possa mercede se gli fanno i domestici suoi guerra la notte e il giorno et sempre e combattuto da quel crudel che dovria dargli aiuto

Naviga il giorno et la notte seguente Rodomonte col cor daffanni grave et non si puo la ingiuria tor di mente che da la donna et dal suo Re havuto have

et la pena e il dolor medesmo sente che sentiva a cavallo anchor in nave ne spegner puo per star nel acqua il fuoco ne puo stato mutar per mutar loco

Come linfermo che dirotto et stanco di febbre ardente va cangiando lato o sia su luno o sia su laltro fianco spera haver: se si volge: miglior stato

ne sul destro riposa ne sul manco et per tutto ugualmente e travagliato cosi il Pagano al male onde era infermo mal truova in terra e mal in acqua schermo

Non puote in nave haver piu patienza et si fa porre in terra Rodomonte passa Lione et Vienna indi Valenza et vede in Avignone il ricco ponte

che queste terre et altre ubidienza: che son tra il fiume e il Celtibero monte: rendean al Re Agramante e al Re di Spagna dal di che fur Signor de la campagna

Verso Aquamorta a man ritta si tenne con animo in Algier passare in fretta & sopra un fiume ad una villa venne da Baccho insieme et Cerere diletta

che restar per lingiurie che sostenne da li soldati: vota fu constretta quinci il mar vede: quindi ne lapriche valli: ondeggiar le biondeggianti spiche

Quivi ritruova una piccola chiesa sun monticel di nuovo edificata che poi ch intorno fu la guerra accesa li sacerdoti vota havean lasciata

per stanza fu da Rodomonte presa che pel sito: & perche era sequestrata dai campi: onde havea in odio udir novella gli piacque si: che muto Algieri in quella

Muto dandare in Africa pensiero si commodo gli parve il luogo & bello famigli & carriaggi e il suo destriero seco alloggiar fe nel medesmo hostello

vicino a poche leghe a Mompoliero e ad alcun altro ricco & buon castello siede il villaggio allato alla rivera: si che dhavervi ogni agio il modo v era

Standovi un giorno il Saracin pensoso (come pur era il piu del tempo usato) vide venir per mezo un prato herboso che da un piccol sentiero era segnato

una donzella di viso amoroso in compagnia dun monacho barbato & si traheano dietro un gran destriero sotto una soma coperta di nero

Chi la donzella: chil monaco sia: chi portin seco: vi debbe esser chiaro connoscere Issabella si dovria chel corpo havea del suo Zerbino caro

lasciai che ver Provenza ne venia sotto la scorta del vecchio preclaro che suaso le havea che tutto il resto votasse a Dio del suo vivere honesto

Come che in viso pallida & smarrita sia la donzella: & habbia i crini inconti & facciano i suspir continua uscita del petto acceso: & gliocchi sien due fonti

et al ri testimoni duna vita misera & grave in lei si veghan pronti tanto perho di bello ancho le avanza che con le Gratie amor vi puo aver stanza

Tosto chel Saracin vide la bella donna apparir: messe il pensiero al fondo chavea di biasmar sempre et odiar quella schiera gentil che pur adorna il mondo

& ben gli par dignissima Issabella in cui locar debbia il suo amor secondo & spenger totalmente il primo: a modo che da lasse si trahe chiodo con chiodo

Incontra se le fece & col piu molle parlar che seppe: & col miglior sembiante di sua conditione dimandolle & ella ogni pensier gli spiego inante

come era per lasciare il mondo folle & farsi amica a Dio con opre sante ride il Pagano altier: che in Dio non crede dogni legge inimico & dogni fede

Et chiama intentione erronea & lieve & dice che per certo ella troppo erra ne men biasmar che lavaro si deve chel suo ricco thesor mette sotterra

alcuno util per se non ne riceve & da luso de glialtri huomini il serra densi chiuder leoni: orsi: & serpenti ma non le cose belle & innocenti

El Monacho che a questo havea lorecchia & per soccorrer la giovane incauta che ritratta non sia per la via vecchia sedea al governo qual pratico nauta

quivi di spiritual cibo apparecchia presto una mensa sontuosa: & lauta ma il Saracin che con mal gusto nacque non pur la saporo che gli dispiacque

Et poi che in vano il monacho interroppe & non pote mai far si che tacesse & che di patienza il freno roppe le mani adosso con furor gli messe

ma le parole mie parervi troppe potriano homai se piu se ne dicesse siche finiro il canto: et mi fia specchio quel che per troppo dire accade al vechio

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Canto XXVI · Ludovico Ariosto · Poetry Cove