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1474–1533

CANTO XXVI.

Ludovico Ariosto

C Ortesi donne heb be l'antiqua e/ tade Che le virtu non le richezze a/ maro Al tempo nostro si ritrovan ra / de A cui piu del guadagno altro sia caro,

Ma quelle che per lor vera bontade Non seguon de le piu lo stile avaro Vivendo degne son ,d'esser contente Gloriose e immortal poi che fian spente.

Degna d'eterna laude e Bradamante Che non amo thesor, non amo impero Ma la virtu, ma l'animo prestante, Ma l'alta gentilezza di Ruggiero,

E merito che ben le fosse amante Un cosi valoroso cavalliero, E per piacere a lei facesse cose Ne i secoli avenir miracolose.

Ruggier, come di sopra vi fu detto Co i duo di Chiaramonte era venuto Dico con Aldigier con Ricciardetto Per dare a i duo fratei prigioni aiuto:

Vi dissi anchor che di superbo aspetto Venire un cavalliero havean veduto: Che portava l'augel che si rinuova E sempre unico al mondo si ritrova.

Come di questi il cavallier s'accorse Che stavan per ferir quivi su l'ale, In prova disegno di voler porse S'alla sembianza havean virtudeuguale,

E di voi (disse loro) alcuno forse Che provar voglia chi di noi piu vale? A colpi o de la lancia o de la spada Fin che l'un resti in sella e l'altro cada?

Farei (disse Aldigier) teco: o volessi, Menar la spada a cerco, o correr l'hasta, Ma un'altra impresa, che se qui tu stessi Veder potresti, questa in moddo guasta,

Ch'a parlar teco, non che ci trahessi A correr giostra, a pena tempo basta, Seicento huomini al varco, o piu attendiano Coiqua d'hoggi provarci obligo habbiano

Per tor lor duo de nostri, che prigioni Quinci trarran, pietade, e amor n'ha mosso, E seguito narrando le cagioni Chelli fece venir con l'arme indosso,

Si giusta e questa escusa che m'opponi (Disse il guerrier) che contradir non posso E fo certo giudicio che voi siate Tre cavallier che pochi pari habbiate.

Io chiedea un colpo o dui con voi scontrarme Per veder quanto fosse il valor vostro: Ma quando all'altrui spese dimostrarme Lo vogliate, mi basta, e piu non giostro,

Vi priego ben che por con le vostr'arme Quest'elmo io possa e questo scudo nostro E spero dimostrar se con voi vegno Che di tal compagnia non sono indegno.

Parmi veder ch'alcun saper desia Il nome di costui, che quivi giunto A Ruggiero e a compagni si offeria Compagno d'arme al periglioso punto,

Costei non piu costui detto vi sia Era Marphisa, che diede l'assunto Al misero Zerbin de la ribalda Vecchia Gabrina ad ogni mal si calda.

I duo di Chiaramonte, e il buon Ruggiero L'accettar volentier ne la lor schiera, Ch'esser credeano certo un cavalliero E non donzella, e non quella ch'ella era:

Non molto dopo scoperse Aldigiero E veder fe a i compagni una bandiera: Che facea l'aura tremolare in volta E molta gente intorno havea raccolta.

E poi che piu lor fur fatti vicini E che meglio notar l'habito Moro, Conobbero che glieran Saracini E videro i prigioni in mezo a loro:

Legati e tratti su piccol ronzini A Maganzesi, per cambiarli in oro, Disse Marphisa a glialtri, hora che resta Poi che son qui, di cominciar la festa?

Ruggier rispose, gl'invitati anchora Non ci son tutti, e manca una gran parte: Gran ballo s'apparecchia di fare hora E perche sia solenne, usiamo ogn'arte:

Ma far non ponno homai lunga dimora: Cosi dicendo, veggono in disparre Venire i traditori di Maganza: Si ch'eran presso a cominciar la danza.

Giungean da l'una parte i Maganzesi: E conducean con loro i muli carchi, D'oro e di vesti, e d'altri ricchi arnesi: Da l'altra in mezo a lance spade & archi

Venian dolenti i duo germani presi: Che si vedeano essere attesi a i varchi, E Bertolagi empio inimico loro Udian parlar col capitano Moro.

Ne di Buovo il figliol ne quel d'Amone Veduto il Maganzese: indugiar puote La lancia in resta l'uno e l'altro pone E l'uno e l'altro il traditor percuote,

L'un gli passa la pancia e'l primo arcione E l'altro il viso per mezo le gote, Cosi n'andasser pur tutti i malvagi Come a quei colpi n'ando Bertolagi.

Marphisa con Ruggiero a questo segno Si muove, e non aspetta altra trombetta, Ne prima rompe l'arrestato legno Che tre l'un dopo l'altro in terra getta,

De l'hasta di Ruggier fu il Pagan degno Che guido glialtri, e usci di vita in fretta, E per quella medesima, con lui Uno & un altro ando ne i regni bui.

Di qui nacque un'error, tra gli assaliti Che lor causo lor'ultima ruina, Da un lato i Maganzesi esser traditi Credeansi da la squadra Saracina,

Da l'altro i Mori in tal modo feriti L'altra schiera chiamavano assassina, E tra lor cominciar con fiera clade A tirare archi, e a menar lancie e spade.

Salta hora in questa squadra, & hora in quella Ruggiero e via ne toglie hor dieci hor venti, Altri tanti per man de la Donzella Di qua e di la ne son scemati e spenti,

Tanti si veggon gir morti di sella Quanti ne toccan le spade taglienti, A cui dan glielmi e le corazze loco. Come nel bosco i secchi legni al fuoco.

Se mai d'haver veduto vi raccorda O rapportato v'ha fama all'orecchie Come,allhor che'l collegio si discorda E vansi in aria a far guerra le pecchie:

Entri fra lor la Rondinella ingorda E mangi e uccida, e guastine parecchie, Dovete imaginar che similmente Ruggier fosse e Marphisa in quella gente

Non cosi Ricciardetto, e il suo Cugino Tra le due genti variavan danza, Perche lasciando il campo Saracino Sol tenean l'occhio all'altro di Maganza

Il fratel di Rinaldo Paladino Con molto animo havea molta possanza, E quivi raddoppiar glie la facea L'odio che contra a i Maganzesi havea.

Facea parer questa medesma causa Un leon fiero il bastardo di Buovo Che con la spada senza indugio e pausa Fende ogn'elmo, o lo schiaccia come un ovo

E qual persona non saria stata ausa? Non saria comparita un Hettor nuovo? Marphisa havendo in compagnia e Ruggiero Ch'eran la scelta, e'l fior d'ogni guerriero.

Marphisa tuttavolta combattendo Spesso a i compagni gliocchi rivoltava: E di lor forza paragon vedendo Con maraviglia tutti li lodava:

Ma di Ruggier pur il valor stupendo E senza pari al mondo le sembrava, E talhor si credea che fosse Marte Sceso dal quinto cielo in quella parte.

Mirava quelle horribili percosse Miravale non mai calare in fallo, Parea che contra Balisarda fosse Il ferro charta, e non duro metallo,

Glielmi tagliava e le corazze grosse E glihuomini fendea fin su'l cavallo: E li mandava in parte uguali al prato Tanto da l'un quanto da l'altro lato.

Continuando la medesma botta Uccidea col signore il cavallo anche: I capi dalle spalle alzava in frotta E spesso i busti dipartia da l'anche:

Cinque e piu a un colpo ne taglio talhotta E se non che pur dubito che manche Credenza alver: c'ha faccia di menzogna Di piu direi, ma di men dir bisogna.

Il buon Turpin che sa che dice il vero E lascia creder poi quel ch'al'huom piace: Narra mirabil cose di Ruggiero Ch'udendolo il direste voi mendace:

Cosi parea di ghiaccio ogni guerriero Contra Marphisa, et ella ardente face: E non men di Ruggier gliocchi a se trasse Ch'ella di lui l'alto valor mirasse.

E s'ella lui Marte stimato havea Stimato egli havria lei forse Bellona, Se per donna cosi la conoscea Come parea il contrario alla persona,

E forse emulation tra lor nascea Per quella gente misera: non buona, Ne la cui carne e sangue e nervi & ossa. Fan prova chi di loro habbia piu possa.

Basto di quattro l'animo e il valore A far ch'un campo e l'altro andasse rotto, Non restava arme a chi fuggia migliore Che quella che si porta piu di sotto,

Beato chi il cavallo ha corridore Ch'in prezzo non e quivi ambio ne trotto E chi non ha destrier quivi s'avede Quanto il mestier de l'arme e tristo apiede

Riman la preda e'l campo a i vincitori Che non e fante, o mulatier che resti La Maganzesi, e qua fuggono i Mori, Quei lasciano i prigion, le some questi,

Furon con lieti visi, e piu co i cori Malagigi e Viviano a scioglier presti: Non fur men diligenti a sciorre i paggi E por le some in terra e i carriaggi.

Oltre una buona quantita d'argento Ch'in diverse vasella era formato, Et alcun muliebre vestimento Di lavoro bellissimo fregiato,

E per stanze reali un paramento D'Oro e di Seta in Fiandra lavorato, Et altre cose ricche in copia grande Fiaschi di vin trovar pane e vivande.

Al trar de glielmi tutti vider come Havea lor dato aiuto una Donzella. Fu conosciuta all'auree crespe chiome Et alla faccia delicata e bella,

L'honoran molto: e pregano che'l nome Di gloria degno non asconda, & ella Che sempre tra gliamici era cortese A dar di se notitia non contese.

Non si ponno satiar di riguardarla Che tal vista l'havean ne la battaglia: Sol mira ella Ruggier, sol con lui parla Altri non prezza, altri non par che vaglia:

Vengono i servi intanto ad invitarla Co i compagni a goder la vettovaglia Ch'apparecchiata havean sopra una fonte Che difendea dal raggio estivo un monte.

Era una de le fonti di Merlino De le quattro di Francia da lui fatte D'intorno cinta di bel marmo fino Lucido e terso, e bianco piu che latte:

Quivi d'intaglio con lavor divino Havea Merlino imagini ritratte: Direste che spiravano, e se prive Non fossero di voce, ch'eran vive

Quivi una bestia uscir de la foresta Parea di crudel vista odiosa e brutta, C'havea l'orecchie d'asino e la testa, Di lupo e i denti, e per gran fame asciutta

Branche havea di leon, l'altro che resta Tutto era volpe, e parea scorrer tutta E Francia e Italia e Spagna, & Inghelterra L'Europa e l'Asia, e al fin tutta la terra.

Per tutto havea genti ferite e morte La bassa plebe e i piu superbi capi, Anzi nuocer parea molto piu forte A Re, a Signori, a Principi, a Satrapi

Peggio facea ne la Romana corte Che v'havea uccisi Cardinali e Papi Contaminato havea la bella sede Di Pietro, e messo scandol ne la Fede.

Par che dinanzi a questa bestia horrenda Cada ogni muro, ogni ripar che tocca, Non si vede citta che si difenda Se l'apre incontra ogni castello e rocca,

Par che agli honor divini ancho s'estenda E sia adorata da la gente sciocca, E che le chiavi s'arroghi d'havere Del Cielo e del Abysso in suo potere.

Poi si vedea d'imperiale alloro Cinto le chiome un cavallier venire Con tre giovini a par, che i gigli d'oro Tessuti havean nel lor real vestire,

E con insegna simile con loro Parea un Leon contra quel Mostro uscire Havean lor nomi chi sopra la testa E chi nel lembo scritto de la vesta.

L'un c'havea fin'a l'elsa ne la pancia La spada immersa alla maligna fera Francesco primo havea scritto di Francia: Massimigliano d'Austria apar seco era:

E Carlo quinto Imperator di lancia Havea passato il Mostro alla gorgiera: E l'altro che di stral gli fige il petto L'ottavo Enrigo d'Inghilterra e detto.

Decimo ha quel Leon scritto su'l dosso Ch'al brutto Mostro i denti ha ne l'orecchi E tanto l'ha gia travagliato e scosso Che vi sono arrivati altri parecchi:

Parea del mondo ogni timor rimosso Et in emenda de gli errori vecchi Nobil gente accorrea:non perho molta Onde alla Belva era la vita tolta.

I cavallieri stavano e Marphisa Con desiderio di conoscer questi, Per le cui mani era la Bestiauccisa Che fatti havea tanti luoghi atri e mesti:

Avenga che la pietra fosse incisa De i nomi lor, non eran manifesti, Si pregavan tra lor, che se sapesse L'historia alcuno, a glialtri la dicesse.

Volto Viviano a Malagigi gli occhi Che stava a udire, e non facea lor motto: A te (disse) narrar l'historia tocchi Ch'esser ne dei, per quel ch'io vegga dotto

Chi son costor che con saette e stocchi E lance, a morte han l'Animal condotto? Rispose Malagigi non e historia Di c'habbia author fin qui fatto memoria.

Sappiate che costor che qui scritto hanno Nel marmo i nomi, al mondo mai non furo: Ma fra settecento anni vi saranno Con grande honor del secolo futuro,

Merlino il savio incantator Britanno Fe far la fonte al tempo del Re Arturo: E di cose ch'al mondo hanno a venire La fe da buoni artefici scolpire.

Questa bestia crudele usci del fondo De lo'nferno, a quel tempo che fur fatti Alle campagne i termini, e fu il pondo Trovato, e la misura, e scritti i patti,

Ma non ando a principio in tutto'l mondo Di se lascio molti paesi intatti: Al tempo nostro in molti lochi sturba Ma i populari offende e la vil turba.

Dal suo principio infin'al secol nostro Sempre e cresciuto, e sempre andra crescendo: Sempre crescendo al lungo andar fia il mostro Il maggior che mai fosse e lo piu horrendo

Quel Phyton che per charte e per inchiostro S'ode che fu si horribile e stupendo Alla meta di questo non fu tutto: Ne tanto abominevol ne si brutto.

Fara strage crudel, ne sara loco Che non guasti contamini, & infetti, E quanto mostra la scultura e poco De suoi nefandi e abominosi effetti,

Al mondo di gridar merce gia roco Questi de iquali i nomi habbiamo letti Che chiari splenderan piu che Piropo Verranno a dare aiuto al maggior uopo.

Alla fera crudele il piu molesto Non sara di Francesco il Re de Franchi, E ben convien che molti ecceda in questo E nessun prima, e pochi n'habbia a fianchi

Quando in splendor real , quando nel resto Di virtu, fara molti parer manchi, Che gia parver compiuti, come cede Tosto ogn'altro splendor chel Sol sivede.

L'anno primier del fortunato regno Non ferma anchor ben la corona in fronte Passera l'alpe, e rompera il disegno Di chi all'incontro havra occupato il monte

Da giusto spinto e generoso sdegno Che vendicate anchor non sieno l'onte Che dal furor da paschi e mandre uscito L'esercito di Francia havra patito.

E quindi scendera nel ricco piano Di Lombardia, col fior di Francia intorno, E si l'Elvetio spezzera ch'in vano Fara mai piu pensier d'alzare il corno

Con grande e de la Chiesa e del'Hispano Campo, e del Fiorentin vergogna e scorno: Espugnera il castel che prima stato Sara non espugnabile stimato.

Sopra ogn'altr'arme ad espugnarlo: molto Piu gli varra quella honorata spada , Con laqual prima havra di vita tolto Il Monstro corruttor d'ogni contrada,

Convien ch'inanzi a quella sia rivolto In fuga ogni stendardo o a terra vada, Ne fossa, ne ripar, ne grosse mura Possan da lei tener citta sicura,

Questo principe havra quanta eccellenza Haver felice Imperator mai debbia, L'animo del gran Cesar, la prudenza Di chi mostrolla a Transimeno e a Trebbia

Con la Fortuna d'Alessandro, senza Cui,saria fumo ogni disegno e nebbia, Sara si liberal ch'io lo contemplo Qui non haver ne paragon ne esemplo.

Cosi diceva Malagigi, e messe Desire a cavalier d'haver contezza Del nome d'alcunaltro ch'uccidesse L'infernal bestia: uccider glialtri avezza

Quivi un Bernardo tra primi si lesse Che Merlin molto nel suo scritto apprezza Fia nota per costui, dicea Bibiena Quanto Fiorenza sua vicina: e Siena.

Non mette piede inanzi ivi persona A Sismondo, a Giovanni, a Ludovico Un Gonzaga, un Salviati, un d'Aragona Ciascuno al brutto Mostro aspro nimico,

V'e Francesco Gonzaga, ne abandona Le sue vestigie il figlio Federico, Et ha il cognato, e il genero vicino Quel di Ferrara, e quel Duca d'Urbino.

De l'un di questi il figlio Guidobaldo Non vuol che'l padre o ch'altri adietro il metta Con Othobon dal Flisco Sinibaldo Caccia la fera, e van di pari in fretta,

Luigi da Gazolo il ferro caldo Fatto nel collo le ha d'una saetta: Che con l'arco gli die Phebo: quando ancho Marte la spada sua gli messe al fianco.

Duo Herculi: duo Hippolyti da Este: Un'altro Hercule, un'altro Hippolyto ancho, Da Gonzaga, de Medici, le peste Seguon del Mostro e l'han cacciando stanco,

Ne Giuliano al figliuol: ne par che reste Ferrante al fratel dietro, ne che manco Andrea Doria sia pronto, ne che lassi Francesco Sforza ch'ivi huomo lo passi.

Del generoso illustre e chiaro sangue D'Avalo: vi son dui c'han per insegna Lo scoglio, che dal capo a ipiedi d'Angue Par che l'empio Tipheo sotto si tegna,

Non e di questi duo per fare esangue L'horribil Mostro, che piu inanzi vegna, L'uno Francesco di Pescara invitto, L'altro Alfonso delVasto a i piedi ha scritto

Ma consalvo Ferrante, ove ho lasciato L'Hispano honor ? ch'intanto pregio v'era Che fu da Malagigi si lodato Che pochi il pareggiar di quella schiera,

Guglielmo si vedea di Monferrato Fra quei che morto havean la brutta fera Et eran pochi verso gl'infiniti Ch'ella v'havea chi morti e chi feriti.

In giuochi honesti e parlamenti lieti Dopo mangiar spesero il caldo giorno, Corcati su finissimi tapeti Tra gli arbuscelli ond'era il rivo adorno

Malagigi e Vivian, perche quieti Piu fosser glialtri, tenean l'arme intorno Quando una donna senza compagnia Vider, che verso lor ratto venia.

Questa era quella Hippalca a cui fu tolto Frontino il bon destrier da Rodomonte L'havea il di inanzi ella seguito molto Pregandolo hora, hora dicendogli onte,

Ma non giovando, havea il camin rivolto Per ritrovarRuggiero, in Agrismonte Tra via le fu (non so gia come) detto Che quivi il troveria con Ricciardetto.

E perche il luogo ben sapea (che v'era Stata altre volte) sene venne al dritto Alla fontana, & in quella maniera Ve lo trovo: ch'io v'ho di sopra scritto,

Ma come buona e cauta messaggiera Che sa meglio esequir che non l'e ditto, Quando vide il fratel di Bradamante Non conoscer Ruggier fece sembiante.

A Ricciardetto tutta rivoltosse Si come drittamente a lui venisse: E quel che la conobbe, se le mosse Incontra, e domando dove ne gisse,

Ella ch'anchora havea le luci rosse Del pianger lungo, sospirando disse, (Ma disse forte, accio che fosse espresso A Ruggiero il suo dir che gliera presso )

Mi trahea dietro (disse) per la briglia Come imposto m'havea la tua sorella Un bel cavallo e buono a maraviglia Ch'ella molto ama, e che Frontino appella,

E l'havea tratto piu di trenta miglia Verso Marsilia, ove venir debbe ella Fra pochi giorni, e dove ella mi disse Ch'io l'aspettassi fin che vi venisse.

Era si baldanzoso il creder mio Ch'io non stimava alcun di cor si saldo Che me l'havesse a tor, dicendogli io Ch'era de la sorella di Rinaldo,

Ma vano il mio disegno hieri m'uscio Che me lo tolse un Saracin ribaldo Ne per udir di chi Frontino fusse A volermelo rendere s'indusse.

Tutto hieri & hoggi l'ho pregato, e quando Ho visto uscir prieghi e minaccie in vano Maledicendol molto e bestemmiando L'ho lasciato di qui poco lontano,

Dove il cavallo e se molto affannando S'aiuta quanto puo con l'arme in mano, Contra un guerrier ch'in tal travaglio il mette Che spero c'habbia a far le mievendette

Ruggiero a quel parlar salito in piede C'havea potuto a pena il tutto udire: Si volta a Ricciardetto, e per mercede E premio e guidardon del ben servire

(Prieghi aggiungendo senza fin) gli chiede Che con la donna solo il lasci gire Tanto che'l Saracin gli sia mostrato Ch'alei di mano ha il buon destrier levato

A Ricciardetto, anchor che discortese Il conciedere altrui troppo paresse Di terminar le a se debite imprese: Al voler di Ruggier pur si rimesse,

E quel licentia da i compagni prese E con Hippalca a ritornar si messe: Lasciando a quei che rimanean stupore Non maraviglia pur del suo valore.

Poi che da glialtri allontanato alquanto Hippalca l'hebbe, gli narro, ch'ad esso Era mandata da colei che tanto Havea nel core il suo valore impresso,

E senza finger piu, seguito quanto La sua Donna al partir le havea commesso E che se dianzi havea altrimente detto, Per la presentia fu di Ricciardetto.

Disse,che chi le havea tolto il destriero Anchor detto l'havea con molto orgoglio Perche so che'l cavallo e di Ruggiero Piu volontier per questo te lo toglio,

S'egli di racquistarlo havra pensiero Fagli saper (ch'asconder non gli voglio) Ch'io son quel Rodomonte il cui valore Mostra per tutto'l mondo il suo splendore.

Ascoltando Ruggier mostra nel volto Di quanto sdegno acceso il cor gli sia, Si perche caro havria Frontino molto: Si perche venia il dono onde venia,

Si perche in suo dispregio gli par tolto: Vede che biasmo e dishonor gli fia Se torlo a Rodomonte non s'affretta E sopra lui non fa degna vendetta.

La donna Ruggier guida, e non soggiorna Che por lo brama col Pagano a fronte, E giunge, ove la strada fa dua corna L'un va giu al piano, e l'altro va su al monte

E questo e quel ne la vallea ritorna Dov'ella havea lasciato Rodomonte, Aspra,ma breve, era la via del colle L'altra piu lunga assai, ma piana e molle.

Il desiderio che conduce Hippalca D'haver Frontino, e vendicar l'oltraggio: Fa che'l sentier de la montagna calca Onde molto piu corto era il viaggio,

Per l'altra in tanto il Re d'algier cavalca Col Tartaro e co glialtri che detto haggio E giu nel pian la via piu facil tiene , Ne con Ruggiero ad incontrar si viene.

Gia son le lor querele differite Fin che soccorso ad Agramante sia, (Questo sapete) & han d'ogni lor lite La cagion, Doralice in compagnia,

Hora il successo de l'historia udite Alla fontana e la lor dritta via, Ove Aldigier, Marphisa, Ricciardetto Malagigi e Vivian stanno a diletto.

Marphisa a prieghi de compagni havea Veste da donna & ornamenti presi: Di quelli ch'a Lanfusa si credea Mandare il traditor de Maganzesi:

E ben che veder raro si solea Senza l'osbergo, e glialtri buoni arnesi, Pur quel di se li trasse: e come donna A prieghi lor lascio vedersi in gonna.

Tosto che vede il Tartaro Marphisa Per la credenza c'ha di guadagnarla In ricompensa e in cambio ugual, s'avisa Di Doralice, a Rodomonte darla,

Si come Amor si regga a questa guisa Che vender la sua Donna, o permutarla Possa l'amante, ne a ragion s'attrista Se quando una ne perde una n'acquista.

Per dunque provedergli di donzella Accio per se quest'altra si ritegna Marphisa che gli par leggiadra e bella E d'ogni cavallier femina degna,

Come habbia ad haver questa, come quella Subito cara, a lui donar disegna, E tutti i cavallier che con lei vede A giostra seco & a battaglia chiede.

Malgigi e Vivian che l'arme haveano Come per guardia e sicurta del resto: Si mossero dal luogo ove sedeano L'un come l'altro alla battaglia presto:

Perche giostrar con amenduo credeano Ma l'African che non venia per questo Non ne fe segno o movimento alcuno: Si che la giostra resto lor contra uno.

Viviano e il primo, e con gran cor si muove E nel venire abbassa un'hasta grossa, E'l Re pagan da le famose pruove Da l'altra parte vien con maggior possa,

Dirizza l'uno e l'altro e segna dove Crede meglio fermar l'aspra percossa, Viviano in darno a l'elmo il Pagan fere Che non lo fa piegar non che cadere.

Il Re Pagan c'havea piu l'hasta dura Fe lo scudo a Vivian parer di ghiaccio, E fuor di sella in mezo alla verdura All'herbe, e a i fiori il fe cadere in braccio

Vien Malagigi, e ponsi in aventura Di vendicare il suo fratello avaccio, Ma poi d'andargli appresso hebbe tal fretta Che gli fe compagnia piu che vendetta.

L'altro fratel fu prima del cugino Coll'arme in dosso: e su'l destrier salito E disfidato contra il Saracino Venne a scontrarlo a tutta briglia ardito,

Risono il colpo in mezo a l'elmo fino Di quel Pagan sotto la vista un dito, Volo al ciel l'hasta in quattro tronchi rotta Ma non mosse il Pagan per quella botta.

Il Pagan feri lui dal lato manco: E perche il colpo fu con troppa forza Poco lo scudo, e la corazza manco Gli valse, che s'aprir come una scorza:

Passo il ferro crudel l'homero bianco PiegoAldigier ferito a poggia e ad orza Tra fiori & herbe al fin si vide avolto Rosso su l'arme, e pallido nel volto.

Con molto ardirvien Ricciardetto appresso: E nel venire arresta si gran lancia Che mostra ben come ha mostrato spesso Che degnamente e Paladin di Francia,

Et al Pagan ne facea segno espresso Se fosse stato pari alla bilancia: Ma sozopra n'ando, perche il cavallo Gli cadde adosso, e non gia per suo fallo.

Poi ch'altro cavallier non si dimostra Ch'al Pagan per giostrar volti la fronte: Pensa haver guadagnato de la giostra La Donna, e venne a lei presso alla fonte:

E disse, damigella sete nostra S'altri non e per voi ch'in sella monte: Nol potete negar, ne farne iscusa Che di ragion di guerra cosi s'usa.

Marphisa alzando con un viso altiero La faccia (disse) il tuo parer molto erra, Io ti concedo che diresti il vero Ch'io sarei tua per la ragion di guerra,

Quando mio Signor fosse o cavalliero Alcun di questi c'hai gittato in terra: Io sua non son, ne d'altri son che mia Dunque me tolga a me, chi mi desia.

So scudo e lancia adoperare anch'io E piu d'un cavalliero in terra ho posto: Datemi l'arme (disse) e il destrier mio A gli scudier, che l'ubbidiron tosto:

Trasse la gonna, & in farsetto uscio E le belle fattezze, e il ben disposto Corpo mostro, ch'in ciascuna sua parte Fuor che nel viso, assimigliava a Marte.

Poi che fu armata, la spada si cinse E su'l destrier monto d'un leggier salto: E qua e la tre volte e piu lo spinse E quinci & quindi fe girare in alto,

E poi sfidando il Saracino: strinse La grossa lancia, e comincio l'assalto Tal nel campo Troian Penthesilea Contra il Thessalo Achille esser dovea.

Le lance infin'al calce si fiaccaro A quel superbo scontro come vetro, Ne perho chi le corsero piegaro Che si notasse, un dito solo adietro,

Marphisa che volea conoscer chiaro S'a piu stretta battaglia simil metro Le serverebbe contra il fier Pagano: Se gli rivolse con la spada in mano.

Bestemmio il cielo e gli elementi il crudo Pagan, poi che restar la vide in sella: Ella che gli penso romper lo scudo Non men sdegnosa contra il ciel favella,

Gia l'uno e l'altro ha in mano il ferro nudo E su le fatal'arme si martella: L'arme fatali han parimente intorno Che mai non bisognar piu di quel giorno.

Si buona e quella piastra e quella maglia Che spada o lancia non le taglia o fora: Si che potea seguir l'aspra battaglia Tutto quel giorno, e l'altro appresso anchora,

Ma Rodomonte in mezo lor si scaglia E riprende il rival de la dimora: Dicendo se battaglia pur far vuoi, Finian la cominciata hoggi fra noi.

Facemmo (come sai) triegua con patto Di dar soccorso alla militia nostra, Non debbian prima che sia questo fatto Incominciare altra battaglia o giostra:

Indi a Marphisa riverente in atto Si volta , e quel messaggio le dimostra: E le racconta come era venuto A chieder lor per Agramante aiuto·

La priega poi che le piaccia, non solo Lasciar quella battaglia o differire, Ma che voglia in aiuto del figliuolo Del Re Troian: con essi lor venire,

Onde la fama sua con maggior volo Potra far meglio infin'al ciel salire Che per querela di poco momento Dando a tanto disegno impedimento.

Marphisa che fu sempre disiosa Di provar quei di Carlo a spada e a lancia Ne l'havea indotta a venire altra cosa Di si lontana regione in Francia,

Se non per esser certa: se famosa Lor nominanza era per vero o ciancia: Tosto d'andar con lor partito prese Che d'Agramante il gran bisogno intese.

Ruggiero in questo mezo havea seguito Indarno Hippalca per la via del monte, E trovo,giunto al loco, che partito Per altra via se n'era Rodomonte,

E pensando che lungi non era ito E che'l sentier tenea dritto alla fonte, Trottando in fretta dietro gli venia Per l'orme ch'eran fresche in su la via.

Volse che Hippalca a Montalban pigliasse La via, ch'una giornata era vicino, Perche s'alla fontana ritornasse Si torria troppo dal dritto camino,

E disse a lei, che gia non dubitasse Che non s'havesse a ricovrar Frontino, Ben le farebbe a Montalbano, o dove Ella si trovi, udir tosto le nuove.

E le diede la lettera che scrisse In Agrismonte, e che si porto in seno: E molte cose a bocca ancho le disse E la prego che l'escusasse a pieno,

Ne la memoria Hippalca il tutto fisse Prese licentia, e volto il palafreno E non cesso la buona messaggiera Ch'in Montalban si ritrovo la sera.

Seguia Ruggiero in fretta il Saracino Per l'orme ch'apparian ne la via piana, Ma non lo giunse prima che vicino Con Mandricardo il vide alla fontana,

Gia promesso s'havean che per camino L'un non farebbe all'altro cosa strana, Ne fin ch'al campo si fosse soccorso A cui Carlo era appresso a porre il morso.

Quivi giunto Ruggier Frontin conobbe E conobbe per lui chi adosso gli era: E su la lancia fe le spalle gobbe E sfido l'African con voce altiera,

Rodomonte quel di fe piu che Iobbe Poi che domo la sua superbia fiera: E ricuso la pugna c'havea usanza Di sempre egli cercar con ogni instanza.

Il primo giorno e l'ultimo, che pugna Mai ricusasse il Re d'Algier fu questo: Ma tanto il desiderio che si giugna In soccorso al suo Re, gli pare honesto,

Che se credesse haver Ruggier ne l'ugna Piu che mai Lepre il Pardo isnello e presto: Non se vorria fermartanto con lui, Che fesse un colpo de la spada o dui.

Aggiungi che sapea ch'era Ruggiero Che seco per Frontin facea battaglia: Tanto famoso ch'altro cavalliero Non e ch'a par di lui di gloria saglia,

L'huom che bramato ha di saper per vero Esperimento, quanto in arme vaglia E pur non vuol seco accettar l'impresa Tanto l'assedio del suo Re gli pesa.

Trecento miglia sarebbe ito e mille Se cio non fosse a comperar tal lite: Ma se l'havesse hoggi sfidato Achille Piu fatto non havria di quel ch'udite,

Tanto a quel punto sotto le faville Le fiamme havea del suo furor sopite, Narra a Ruggier perche pugna rifiuti Et ancho il priega che l'impresa aiuti.

Che facendol fara quel che far deve Al suo Signore un cavallier fedele, Sempre che questo assedio poi si leve Havran ben tempo da finir querele,

Ruggier rispose a lui mi sara lieve Differir questa pugna:fin che de le Forze di Carlo si traggia Agramante: Pur che mi rendi il mio Frontino inante.

Se di provarti c'hai fatto gran fallo: E fatto hai cosa indegna ad un huom forte D'haver tolto a una donna il mio cavallo Vuoi ch'io prolunghi fin che siamo in corte,

Lascia Frontino, e nel mio arbitrio dallo, Non pensar altrimente ch'io sopporte Che la battaglia qui tra noi non segua, O ch'io ti faccia sol d'un hora triegua.

Mentre Ruggiero all'African domanda O Frontino o battaglia allhora allhora, E quello in lungo e l'uno e l'altro manda Ne vuol dare il destrier ne far dimora,

Mandricardo ne vien da un'altra banda E mette in campo un'altra lite anchora: Poi che vede Ruggier che per insegna Porta l'augel che sopra glialtri regna.

Nel campo azur l'Aquila bianca havea Che de Troiani fu l'insegna bella: Perche Ruggier l'origine trahea Dal fortissimo Hettor, portava quella,

Ma questo Mandricardo non sapea Ne vuol patire, e grande ingiuria appella Che ne lo scudo un altro debba porre L'Aquila bianca del famoso Hettorre,

Portava Mandricardo similmente L'augel che rapi in Ida Ganimede, Come l'hebbe quel di che fu vincente Al castel periglioso per mercede

Credo vi sia con l'altre Historie a mente, E come quella Fata gli lo diede Con tutte le bell'arme che Vulcano Havea gia date al cavallier Troiano.

Altra volta a battaglia erano stati Mandricardo e Ruggier: solo per questo E perche caso fosser distornati Io nol diro, che gia v'e manifesto,

Dopo non seran mai piu raccozzati Se non quivi hora, e Mandricardo presto Visto lo scudo, alzo il superbo grido Minacciando, e a Ruggier disse io ti sfido.

Tu la mia insegna temerario porti Ne questo e il primo di ch'io te l'ho detto: E credi pazzo anchor ch'io tel comporti Per una volta ch'io t'hebbi rispetto?

Ma poi che ne minaccie ne conforti Ti pon questa follia levar del petto: Ti mostrero quanto miglior partito T'era d'havermi subito ubbidito.

Come ben riscaldato arrido legno A piccol soffio s'accende: Cosi s'avampa di Ruggier lo sdegno Al primo motto che di questo intende,

Ti pensi (disse) farmi stare al segno Perche quest'altro anchor meco contende? Ma mostrerotti ch'io son buon per torre Frontino a lui, lo scudo a te d'Hettorre.

Un'altra volta pur per questo venni Teco a battaglia, e non e gran tempo ancho: Ma d'ucciderti allhora mi contenni Perche tu non havevi spada al fianco,

Questi fatti saran, quelli fur cenni, E mal sara per te quell'augel bianco Ch'antiqua insegna e stata di mia gente Tu te l'usurpi: io'l porto giustamente.

Anzi t'usurpi tu l'insegna mia, Rispose Mandricardo, e trasse il brando, Quello, che poco inanzi per follia Havea gittato alla foresta Orlando,

Il buon Ruggier, che di sua cortesia Non puo non sempre ricordarsi, quando Vide il Pagan c'havea tratta la spada Lascio cader la lancia ne la strada.

E tutto a un tempo Balisarda stringe, La buona spada, e me lo scudo imbraccia: Ma l'Africano in mezo il destrier spinge E Marphisa con lui presta si caccia:

E l'uno questo, e l'altro quel respinge: E priegano amendui che non si faccia, Rodomonte si duol che rotto il patto Due volte ha Mandricardo che fu fatto.

Prima credendo d'acquistar Marphisa Fermato s'era a far piu d'una giostra: Hor per privar Ruggier d'una divisa Di curar poco il Re Agramante mostra:

Se pur (dicea) dei fare a questa guisa Finian prima tra noi la lite nostra. Conveniente e piu debita assai Ch'alcuna di quest'altre che prese hai.

Con tal condition fu stabilita La triegua, e questo accordo ch'e fra nui: Come la pugna teco havro finita Poi del destrier rispondero a costui,

Tu del tuo scudo rimanendo in vita La lite havrai da terminar con lui, Ma ti daro da far tanto, mi spero, Che non n'avanzara troppo a ruggiero.

La parte che ti pensi non n'havrai Rispose Mandricardo a Rodomonte. Io te ne daro piu che non vorrai E ti faro sudar dal pie alla fronte:

E me ne rimarra per darne assai, (Come non manca mai l'acqua del fonte) Et a Ruggiero, & a mill'altri seco E a tutto il mondo che la voglia meco.

Moltiplicavan l'ire e le parole Quando da questo, e quando da quel lato: Con Rodomonte e con Ruggier la vuole Tutto in un tempo Mandricardo irato,

Ruggier ch'oltraggio sopportar non suole Non vuol piu accordo anzi litigio e piato, Marphisa hor va da questo hor da quel canto Per riparar, ma non puo sola tanto,

Come il villan se fuor per l'alte sponde Trapela il fiume, e cerca nuova strada, Frettoloso a vietar che non affonde I verdi paschi, e la sperata biada:

Chiude una via & un'altra, e si confonde Che se ripara quinci che non cada: Quindi vede lassar gliargini molli E fuor l'acqua spicciar con piu rampolli.

Cosi mentre Ruggiero e Mandricardo E Rodomonte son tutti sozopra: Ch'ognun vuol dimostrarsi piu gagliardo Et a i compagni rimaner di sopra:

Marphisa, ad acchetarli have riguardo E s'affatica, e perde il tempo e l'opra, Che come ne spicca uno e lo ritira Glialtri duo risalir vede con ira.

Marphisa che volea porgli d'accordo Dicea, Signori udite il mio consiglio, Differire ogni lite e buon riccordo Fin ch'Agramante sia fuor di periglio,

S'ognun vuole al suo fatto essere ingordo Anch'io con Mandricardo mi ripiglio, E vo vedere al fin se guadagnarme Come egli ha detto, e buon per forza d'arme.

Ma se si de soccorrere Agramante Soccorrasi, e tra noi non si contenda, Per me non si stara d'andare inante Disse Ruggier, pur che'l destrier si renda

O che mi dia il cavallo, a far di tante Una parola, o che da me il difenda, O che qui morto ho da restare, o ch'io In campo ho da tornar su'l destrier mio.

Rispose Rodomonte, ottener questo Non sia cosi come quell'altro lieve: E seguito dicendo io ti protesto Che s'alcun danno il nostro Re riceve,

Fia per tua colpa, ch'io per me non resto Di fare a tempo quel che far si deve, Ruggiero a quel protesto poco bada Ma stretto dal furor stringe la spada.

Al Re d'Algier come Cingial si scaglia E l'urta con lo scudo e con la spalla: E in modo lo disordina e sbarraglia Che fa che d'una staffa il pie gli falla,

Mandricardo gli grida, o la battaglia Differisci Ruggiero, o meco falla E crudele e fellon piu che mai fosse Ruggier su l'elmo in questo dir percosse.

Fin su'l collo al destrier Ruggier s'inchina Ne quando vuolsi rilevar si puote, Perche gli sopragiunge la ruina Del figlio d'Ulien che lo percuote.

Se non era di tempra adamantina Fesso l'elmo gli havria fin tra le gote, Apre Ruggier le mani per l'ambascia E l'una il fren l'altra la spada lascia.

Se lo porta il destrier per la campagna Dietro gli resta in terra Balisarda, Marphisa che quel di fatta compagna Se gliera d'arme, par ch'avampi & arda,

Che solo fra que duo cosi rimagna: E come era magnanima e gagliarda Si driza a Mandricardo, e col potere C'havea maggior, sopra la testa il fiere.

Rodomonte a Ruggier dietro si spinge Vinto e Frontin s'un'altra gli n'appicca Ma Ricciardetto con Vivian si stringe E tra Ruggiero e'l Saracin si ficca,

L'uno urta Rodomonte e lo rispinge E da Ruggier per forza lo dispicca: L'altro la spada sua: che fu Viviano, Pone a Ruggier gia risentito: in mano.

Tosto che'l buon Ruggiero in se ritorna E che Vivian la spada gli appresenta: A vendicar l'ingiuria non soggiorna E verso il Re d'Algier ratto s'aventa,

Come il Leon che tolto su le corna Dal Bue sia stato, e che'l dolor non senta Si sdegno: & ira, & impeto l'affretta: Stimula: e sferza: a far la sua vendetta.

Ruggier su'l capo al Saracin tempesta E se la spada sua si ritrovasse Che, come ho detta, al comminciar di questa Pugna, di man gran fellonia gli trasse,

Mi credo ch'a difendere la testa Di Rodomonte l'elmo non bastasse: L'elmo che fece il Re far di Babelle Quando muover penso guerra alle stelle.

La Discordia credendo non potere Altro esser quivi che contese e rise: Ne vi dovesse mai piu luogo havere O pace o triegua, alla sorella disse

C'homai sicuramente a rivedere I monachetti suoi seco venisse: Lascianle andare, e stian noi dove in fronte Ruggiero havea ferito Rodomonte.

Fu il colpo di Ruggier di si gran forza Che fece in su la groppa di Frontino Percuoter l'elmo e quella dura scorza Di c'havea armato il dosso il Saracino,

E lui tre volte e quattro a poggia e ad orza Piegar, per gire in terra a capo chino, E la spada egli anchora havria perduta Se legata alla man non fosse suta.

Havea Marphisa a Mandricardo intanto Fatto sudar la fronte, il viso e, il petto, Et egli haveva a lei fatto altretanto, Ma si l'osbergo d'ambi era perfetto

Che mai poter falsarlo in nessun canto, E stati eran sin qui pari in effetto Ma in un voltar che fece il suo destriero Bisogno hebbe Marphisa di Ruggiero.

Il destrier di Marphisa in un voltarsi Che fece stretto, ov'era molle il prato: Sdrucciolo in guisa che non pote aitarsi Di non tutto cader su'l destro lato:

E nel volere in fretta rilevarsi Da Brigliadoro fu pel traverso urtato: Con che il Pagan poco cortese venne Si che cader di nuovo gli convenne.

Ruggier che la Donzella a mal partito Vide giacer, non differi il soccorso: Hor che l'agio n'havea, poi che stordito Da se lontan quell'altro era trascorso,

Feri su l'elmo il Tartaro, e partito Quel colpo gli havria il capo come un torso Se Ruggier Balisarda havesse havuta O Mandricardo in capo altra barbuta.

Il Re d'Algier che si risente in questo Si volge intorno, e Ricciardetto vede: E si ricorda che gli fu molesto Dianzi, quando soccorso a Ruggier diede,

A lui si drizza, e saria stato presto A darli del ben fare aspra mercede: Se con grande arte e nuovo incanto tosto Non se gli fosse Malagigi opposto.

Malagigi che sa d'ogni malia Quel che ne sappia alcun Mago eccellente Anchor che'l libro suo seco non sia Con che fermare il Sole era possente,

Pur la scongiuratione onde solia Commandare a i Demonii, haveva a mente: Tosto in corpo al ronzino un ne constringe Di Doralice: & in furor lo spinge.

Nel mansueto Ubino che su'l dosso Havea la figlia de'l Re Stordilano Fece entrar un de gli Angel di Minosso Sol con parole il frate di Viviano:

E quel che dianzi mai non s'era mosso Se non quanto ubidito havea alla mano Hor d'improviso spicco in aria un salto Che trenta pie fu lungo e sedeci alto.

Fu grande il salto non perho di sorte Che ne dovesse alcun perder la sella, Quando si vide in alto grido forte Che si tenne per morta la Donzella,

Quel ronzin come il Diavol se lo porte Dopo un gran salto, se ne va con quella Che pur grida soccorso, in tanta fretta Che non l'havrebbe giunto una saetta.

Da la battaglia il figlio d'Ulieno Si levo al primo suon di quella voce, E dove furiava il palafreno Per la Donna aiutar, n'ando veloce,

Mandricardo di lui non fece meno Ne piu a Ruggier ne piu a Marphisa noce Ma senza chieder loro o paci o tregue E Rodomonte, e Doralice segue.

Marphisa intanto si levo di terra, E tutta ardendo di disdegno e d'ira: Credesi far la sua vendetta, & erra Che troppo lungi il suo nimico mira,

Ruggier c'haver tal fin vede la guerra Rugge come un Leon, non che sospira, Ben fanno che Frontino e Brigliadoro Giunger non ponno co i cavalli loro.

Ruggier non vuol cessar fin che decisa Col Re d'Algier non l'habbia del cavallo, Non vuol quietar il Tartaro Marphisa Che provato a suo senno ancho non hallo,

Lasciar la sua querela a questa guisa Parrebbe all'uno e all'altro troppo fallo Di commune parer disegno fassi Di chi offesi gli havea seguire i passi.

Nel campo Saracin li troveranno Quando non possan ritrovarli prima Che per levar l'assedio iti seranno Prima che'l Re di Francia il tutto opprima,

Cosi dirittamente se ne vanno Dove haverli a man salva fanno stima: Gia non ando Ruggier cosi dibotto Che non facesse a i suoi compagni motto

Ruggier se ne ritorna ove in disparte Era il fratel de la sua Donna bella, Et se gli proferisce in ogni parte Amico, per Fortuna e buona e fella,

Indi lo priega, e lo fa con bella arte: Che saluti in suo nome la sorella, E questo cosi ben gli venne detto Che ne a lui die ne a glialtri alcun sospetto.

E da lui da Vivian, da Malagigi: Dal ferito Aldigier tolse commiato, Si proferiro anch'essi alli servigi Di lui, debitor sempre in ogni lato,

Marphisa havea si il core d'ire a Parigi Che'l salutar gli amici havea scordato Ma Malagigi ando tanto e Viviano Che pur la salutaron di lontano.

E cosi Ricciardetto, ma Aldigiero Giace, e convien che suo malgrado resti, Verso Parigi havean preso il sentiero Quelli duo prima, & hor lo piglian questi,

Dirvi Signor ne l'altro canto spero Miracolosi e sopra humani gesti Che con danno de gli huomini di Carlo Ambe le coppie fer di ch'io vi parlo.

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CANTO XXVI. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove