O Gran contrasto in giovenil pensie ro Desir di laude, & impeto d'A/ more: Ne chi piu va / glia anchor si trova il vero Che resta hor que sto hor quel superiore:
Ne l'uno hebbe e ne l'altro cavalliero Quivi gran forza il debito e l'honore: Che l'amorosa lite s'intermesse, Fin che soccorso il campo lor s'havesse.
Ma piu ve l'hebbe Amor, che se non era Che cosi commando la donna loro, Non si sciogliea quella battaglia fiera Che l'un n'havrebbe il triumphale alloro:
Et Agramante in van con la sua schiera L'aiuto havria aspettato di costoro: Dunque Amor sempre rio non si ritrova Se spesso nuoce, ancho talvolta giova.
Hor l'uno e l'altro cavallier pagano Che tutti ha differiti i suoi litigi Va per salvar l'esercito Africano: con la Donna gentil verso Parigi:
E va con essi anchora il piccol Nano Che seguito del Tartaro i vestigi: Fin che con lui condotto a fronte a fronte Havea quivi il geloso Rodomonte.
Capitaro in un prato, ove a diletto Erano cavallier sopra un ruscello: Duo disarmati, e duo ch'avean l'elmetto E una donna con lor di viso bello,
Chi fosser quelli altrove vi fia detto Hor no, che di Ruggier prima favello: Del buon Ruggier, di cui vi fu narrato Che lo scudo nel pozzo havea gittato.
Non e dal pozzo anchor lontano un miglio Che venire un corrier vede in gran fretta Di quei che manda di Troiano il figlio Ai cavellieri onde soccorso aspetta:
Dalqual ode che Carlo in tal periglio La gente saracina tien ristretta: Che se non e chi tosto le dia aita Tosto l'honor vi lasciera o la vita.
Fu da molti pensier ridutto in forse Ruggier, che tutti l'assaliro a un tratto: Ma qual per lo miglior dovesse torse Ne luogo havea ne tempo a pensar atto,
Lascio andare il messaggio, e'l freno torse La dove fu da quella donna tratto, Ch'adhor adhor in modo egli affrettava Che nessun tempo d'indugiar le dava.
Quindi seguendo il camin preso, venne (Gia declinando il Sole) ad una terra, Che'l Re Marsilio in mezo Francia tenne Tolta di man di Carlo in quella guerra,
Ne al ponte ne alla porta si ritenne Che non gli niega alcuno il passo o serra: Ben ch'intorno al rastrello e in su le fosse Gran quantita d'huomini e d'arme fosse.
Per ch'era conosciuta da la gente Quella donzella ch'avea in compagnia: Fu lasciato passar liberamente Ne domandato pure onde venia:
Giunse alla piazza: e di fuoco lucente E piena la trovo di gente ria: E vide in mezo star con viso smorto Il giovine dannato ad esser morto.
Ruggier come gli alzo gliocchi nelviso Che chino a terra e lachrymoso stava, Di veder Bradamante gli fu aviso: Tanto il giovine a lei rassimigliava,
Piu dessa gli parea quanto piu fiso Al volto e alla persona il riguardava, E fra se disse, o questa e Bradamante O ch'io non son Ruggier com'era inante.
Per troppo ardir si sara forse messa Del garzon condennato alla difesa, E poi che mal la cosa l'e successa Ne sara stata (come io veggo) presa
Deh perche tanta fretta? che con essa Io non potei trovarmi a questa impresa? Ma Dio ringratio, che ci son venuto Ch'a tempo anchora, io potro darle aiuto.
E sanza piu indugiar la spada stringe (C'havea all'altro castel rotta la lancia) E adosso il vulgo inerme il destrier spinge Per lo petto, pei fianchi, e per la pancia,
Mena la spada a cerco, & a chi cinge La fronte, a chi la gola, a chi la guancia, Fugge il popul gridando, e la gran frotta Resta, o sciancata, o con la testa rotta.
Come stormo d'augei ch'in ripa a un stagno Vola sicuro, e a sua pastura attende, S'improviso dal ciel Falcon grifagno Gli da nel mezo, & un ne batte o prende:
Si sparge in fuga, ognun lascia il compagno E de lo scampo suo cura si prende Cosi veduto havreste far costoro Tosto che'l buon Ruggier diede fra loro
A quattro o sei da i colli i capi netti Levo Ruggier, ch'indi a fuggir fur lenti: Ne divise altretanti infin'a i petti Fin'a gliocchi infiniti e fin'a i denti,
Conciedero che non trovasse elmetti Ma ben di ferro assai cuffie lucenti, E s'elmi fini ancho vi fosser stati Cosi gli havrebbe o poco men tagliati.
La forza di Ruggier non era quale Hor si ritrovi in cavallier moderno, Ne in Orso, ne in Leon, ne in animale Altro piu fiero, o nostrale,od esterno
Forse il tremuoto le sarebbe uguale Forse il gran Diavol, non quel de lo'nferno Ma quel del mio Signor, che va col fuoco Ch'a cielo e a terra e a mar si fa dar loco.
D'ogni suo colpo mai non cadea manco D'un huomo in terra, e le piu volte un paio, E quattro a un colpo e cinque n'uccise ancho, Si che si venne tosto al centinaio,
Tagliava il brando che trasse dal fianco Come un tenero latte il duro acciaio, Falerina per dar morte ad Orlando Fe nel giardin d'Orgagna il crudel brando
Haverlo fatto poi ben le rincrebbe Che'l suo giardin disfar vide con esso, Che stratio dunque? che ruina debbe Far hor? ch'in man di tal guerriero e messo?
Se mai Ruggier furor, se mai forza hebbe Se mai fu l'alto suo valore espresso Qui l'hebbe, il pose qui, qui fu veduto Sperando dare alla sua Donna aiuto.
Qual fa la lepre contra i cani sciolti Facea la turba contra lui riparo, Quei che restaro uccisi furo molti Furo infiniti quei ch'in fuga andaro,
Havea la Donna intanto i lacci tolti Ch'ambe le mani al giovine legaro E come pote meglio presto armollo Gli die una spada in mano e un scudo al collo,
Egli che molto e offeso, piu che puote Si cerca vendicar di quella gente, E quivi son si le sue forze note Che riputar si fa prode e valente:
Gia havea attufato le dorate ruote Il Sol ne la marina d'Occidente Quando Ruggier vittorioso, e quello Giovine seco, uscir fuor del castello.
Quando il garzon sicuro de la vita Con Ruggier si trovo fuor de le porte Gli rende molta gratia & infinita Con gentil modi e con parole accorte,
Che non lo conoscendo a dargli aita Si fosse messo a rischio de la morte: E prego che'l suo nome gli dicesse Per sapere a chi tanto obligo havesse.
Veggo (dicea Ruggier) la faccia bella E le belle fattezze, e'l bel sembiante, Ma la suavita de la favella Non odo gia de la mia Bradamante,
Ne la relation di gratie, e quella Ch'ella usar debba al suo fedele amante Ma se pur questa e Bradamante, hor come Ha si tosto in oblio messo il mio nome?
Per ben saperne il certo, accortamente Ruggier le disse, iov'ho veduto altrove Et ho pensato, e penso, e finalmente Non so ne posso ricordarmi dove,
Ditemel voi, se vi ritorna a mente, E fate che'l nome ancho udir mi giove, Accio che saper possa a cui mia aita Dal fuoco habbia salvata hoggi la vita.
Che voi m'habbiate visto esser potria (Rispose quel) che non so dove o quando, Ben vo pel mondo anch'io la parte mia Strane aventure hor qua hor la cercando,
Forse una mia sorella stata fia Che veste l'arme, e porta al lato il brando Che nacque meco, e tanto mi somiglia Che non ne puo discerner la famiglia.
Ne primo ne secondo ne ben quarto Sete di quei ch'errore in cio preso hanno Ne'l padre, ne e fratelli, ne chi a un parto Ci produsse ambi, scernere ci sanno,
Glie ver che questo crin raccorcio e sparto Ch'io porto come glialtri huomini fanno Et il suo lungo, e intreccia al capo avvolta Ci solea far gia differentia molta.
Ma poi ch'un giorno ella ferita fu Nel capo (lungo saria a dirvi come) E per sanarla un servo di Iesu A meza orecchia le taglio le chiome:
Alcun segno tra lor non resto piu Di differentia, fuor che'l sesso e'l nome Ricciardetto son'io, Bradamante ella Io fratel di Rinaldo, essa sorella.
E se non v'increscesse l'ascoltarmi Cosa direi che vi faria stupire, Laqual m'occorse per assimigliarmi A lei:gioia al principio e al fin martire,
Ruggiero ilqual piu gratiosi carmi Piu dolce historia non potrebbe udire Che dove alcun ricordo intervenisse De la sua Donna, il prego si.che disse.
Accadde a questi di, che peivicini Boschi passando la sorella mia Ferita da uno stuol de Saracini Che senza l'elmo la trovar per via
Fu di scorciarsi astretta i lunghi crini Se sanar volse d'una piaga ria C'havea con gran periglio ne la testa: E cosi scorcia erro per la foresta.
Errando giunse ad una ombrosa fonte E perche afflitta e stanca ritrovosse Dal destrier scese, e disarmo la fronte E su le tenere herbe addormentosse,
Io non credo che fabula si conte Che piu di questa historia bella fosse, Fiordispina di Spagna soprarriva Che per cacciar nel bosco ne veniva.
E quando ritrovo la mia sirocchia Tutta coperta d'arme eccetto il viso: C'havea la spada in luogo di conocchia Le fu vedere un cavalliero aviso,
La faccia, e le viril fattezze adocchia Tanto che se ne sente il cor conquiso. La invita a caccia, e tra l'ombrose fronde Lunge da glialtri al fin seco s'asconde.
Poi che l'ha seco in solitario loco Dove non teme d'esser sopraggiunta Con atti e con parole a poco a poco Le scopre il fisso cuor di grave punta,
Con gliocchi ardenti e co i sospir di fuoco Le mostra l'alma di disio consunta Hor si scolora in viso, hor si raccende, Tanto s'arrischia ch'un bacio ne prende
La mia sorella havea ben conosciuto Che questa Donna in cambio l'havea tolta: Ne dar poteale a quel bisogno aiuto E si trovava in grande impaccio avvolta:
Glie meglio (dicea seco) s'io rifiuto Questa havuta di me credenza stolta: E s'io mi mostro femina gentile Che lasciar riputarmi un'huomovile.
E dicea il ver, ch'era viltade espressa Conveniente a un'huom fatto di stucco, Con cui si bella Donna fosse messa Piena di dolce e di nectareo succo
E tuttavia stesse a parlar con essa Tenendo basse l'ale come il cucco, Con modo accorto ella il parlar ridusse Che venne a dir come Donzella fusse.
Che gloria, qual gia Hippolyta e Camilla Cerca ne l'arme, e in Africa era nata In lito al mar ne la citta d'Arzilla: A scudo e a lancia da fanciulla usata,
Per questo non si smorza una scintilla Del fuoco de la Donna inamorata Questo rimedio all'alta piaga e tardo Tant'havea Amor cacciato inanzi il dardo
Per questo non le par men bello il viso Men bel lo sguardo e men belli i costumi Per cio non torna il cor che gia diviso Da lei, godea dentro gli amati lumi,
Vedendola in quell'habito l'e aviso Che puo far che'l desir non la consumi, E quando ch'ella e pur femina pensa Sospira e piange e mostra doglia immensa.
Chi havesse il suo ramarico e'l suo pianto Quel giorno udito havria pianto con lei, Quai tormenti (dicea) furon mai tanto Crudel? che piu non sian crudeli i miei?
D'ognaltro amore, o scelerato, o santo Il desiato fin sperar potrei Saprei partir la rosa da le spine: Solo il mio desiderio e senza fine.
Se pur volevi Amor darmi tormento Che t'increscesse il mio felice stato D'alcun martir dovevi star contento Che fosse anchor ne glialtri amanti usato,
Ne tra gli huomini mai ne tra l'armento Che femina ami femina ho trovato: Non par la donna all'altre donne bella Ne acervie cervia, ne all'agnelle agnella
In terra, in aria in mar, sola son'io Che patisco da te si duro scempio: E questo hai fatto accio che l'error mio Sia ne l'imperio tuo l'ultimo esempio,
La moglie del Re Nino hebbe disio Il figlio amando: scelerato & empio, E Myrrha il padre, e la Cretense il Toro Ma glie piu folle il mio ch'alcun de i loro.
La femina nel maschio fe disegno Speronne il fine, & hebbelo come odo Pasiphe ne la vacca entro del legno: Altre per altri mezi, e vario modo,
Ma se volasse a me con ogni ingegno Dedalo, non potria scioglier quel nodo Che fece il mastro troppo diligente Natura d'ogni cosa piu possente.
Cosi si duole e si consuma & ange La bella Donna, e non s'accheta in fretta: Talhor si batte il viso: e il capel frange E di se, contra se, cerca vendetta,
La mia sorella per pieta ne piange Et e a sentir di quel dolor constretta, Del folle e van disio si studia trarla Ma non fa alcun profitto, e in vano parla.
Ella ch'aiuto cerca, e non conforto Sempre piu si lamenta e piu si duole, Era del giorno il termine hormai corto Che rosseggiava in Occidente il Sole,
Hora oportuna da ritrarsi in porto A chi la notte al bosco star non vuole, Quando la Donna invito Bradamante A questa terra sua poco distante.
Non le seppe negar la mia sorella: E cosi insieme ne vennero al loco Dove la turba scelerata e fella Posto m'havria (se tu non v'eri) al fuoco,
Fece la dentro Fiordispina bella La mia sirocchia accarezzar non poco, E rivestita di feminil gonna Conoscer fe a ciascun ch'ella era Donna.
Perho che conoscendo che nessuno Util trahea da quel virile aspetto. Non le parve ancho di voler ch'alcuno Biasmo di se:per questo fosse detto,
Fello ancho accio che'l mal c'havea dal'uno Virile habito: errando gia concetto, Hora con l'altro discoprendo il vero Provassi di cacciar fuor del pensiero,
Commune il letto hebbon la notte insieme Ma molto differente hebbon riposo, Che l'una dorme, e l'altra piange e geme Che sempre il suo desir sia piu focoso,
E se'l sonno talhor gliocchi le preme Quel breve sonno e tutto imaginoso, Le par veder che'l ciel l'habbia concesso Bradamante cangiata in miglior sesso.
Come l'infermo acceso di gran sete S'in quella ingorda voglia s'addormenta Ne l'interrotta e turbida quiete D'ogn'acqua che mai vide si ramenta,
Cosi a costei di far sue voglie liete L'imagine del sonno rappresenta Si desta, e nel destar mette la mano E ritrova pur sempre il sogno vano.
Quanti prieghi la notte, quanti voti, Offerse al suo Machone, e a tutti i dei, Che con miracoli apparenti e noti Mutassero in miglior sesso costei,
Ma tutti vede andar d'effetto voti E forse anchora il ciel ridea di lei, Passa la notte, e Phebo il capo biondo Trahea del mare e dava luce al mondo.
Poi che'l di venne e che lasciaro il letto A Fiordispina s'augumenta doglia, Che Bradamante ha del partir gia detto Ch'uscir di questo impaccio havea gran voglia,
La gentil donna un'ottimo ginetto In don da lei vuol che partendo toglia, Guernito d'oro, & una sopravesta Che riccamente ha di sua man contesta.
Accompagnolla un pezzo Fiordispina Poi fe piangendo al suo castel ritorno: La mia sorella si ratto camina Che venne a Montalbano ancho quel giorno,
Noi suoi fratelli, e la madre meschina Tutti le siamo festeggiando intorno: Che di lei non sentendo, havuto forte Dubbio e tema havevan de la sua morte.
Mirammo al trar de l'elmo al mozzo crine Ch'intorno al capo prima s'avolgea: Cosi le sopraveste peregrine Ne fer maravigliar ch'indosso havea,
Et ella il tutto dal principio al fine Narronne (come dianzi io vi dicea) Come ferita fosse al bosco, e come Lasciasse per guarir le belle chiome.
E come poi dormendo in ripa all'acque La bella cacciatrice sopragiunse, A cui la falsa sua sembianza piacque E come da la schiera la disgiunse
Del lamento di lei poi nulla tacque Che di pietade l'anima ci punse E come alloggio seco e tutto quello Che fece fin che ritorno al castello,
Di Fiordispina gran notitia hebb'io Ch'in Siragozza, e gia la vidi in Francia: E piacquer molto all'appetito mio I suoi begliocchi, e la polita guancia,
Ma non lasciai fermarvisi il disio Che l'amar senza speme, e sogno e ciancia, Hor quando in tal'ampiezza mi si porge L'antiqua fiamma subito risorge.
Di questa speme Amore ordisce i nodi Che d'altre fila ordir non li potea, Onde mi piglia e mostra insieme i modi Che da la Donna havrei quel ch'io chiedea
A succeder saran facil le frodi Che come spesso altri ingannato havea La simiglianza c'ho di mia sorella Forse ancho ingannera questa Donzella.
Faccio o no'l faccio al fin mi par che buono/ Sempre cercar quel che diletti, sia Del mio pensier con altri non ragiono Ne vo ch'in cio consiglio altri mi dia
Io vo la notte ove quell'arme sono, Che s'havea tratte la sorella mia Tolgole, e col destrier suo via camino Ne sto aspettar che luca il matutino.
Io me ne vo la notte: Amore e duce, A ritrovar la bella Fiordispina, E v'arrivai che non era la luce Del Sole ascosa'anchor ne la marina,
Beato e chi correndo si conduce Prima de glialtri a dirlo alla Regina, Da lei sperando per l'annuntio buono Acquistar gratia, e riportarne dono.
Tutti m'haveano tolto cosi in fallo Com'hai tu fatto anchor per Bradamante, Tanto piu che le vesti hebbi e'l cavallo Con che partita era elle il giorno inante,
Vien Fiordispina di poco intervallo Con feste incontra, e con carezze tante E con si allegro viso e si giocondo Che piu gioia mostrar non potria al mondo.
Le belle braccia al collo indi mi getta E dolcemente stringe e bacia in bocca, Tu puoi pensar s'allhora la saetta DirizziAmor, s'in mezo il cor mi tocca,
Per man mi piglia, e in camera con fretta Mi mena, e non ad altri ch'a lei tocca Che da l'elmo allo spron l'arme mi flacci E nessun'altro vuol che se n'impacci.
Poi fattasi arrecare una sua veste Adorna e ricca, di sua man la spiega, E come io fossi femina mi veste E in reticella d'oro il crin mi lega,
Io muovo gliocchi con maniere honeste, Ne ch'io sia Donna alcun mio gesto niega: La voce ch'accusar mi potea forse Si ben'usai ch'alcun non se n'accorse.
Uscimmo poi la dove erano molte Persone in sala e cavallieri e donne, Da i quali fummo con l'honor raccolte Ch'alle Regine fassi e gran madonne,
Quivi d'alcuni mi risi io piu volte Che non sappiendo cio che sotto gonne Si nascondesse, valido egagliardo Mi vagheggiavan con lascivo sguardo
Poi che si fece la notte piu grande E gia un pezzo la mensa era levata, La mensa, che fu d'ottime vivande Secondo la stagione apparecchiata,
Non aspetta la Donna ch'io domande Quel che m'era cagion del venir stata, Ella m'invita per sua cortesia Che quella notte a giacer seco io stia.
Poi che donne e donzelle hormai levate Si furo e paggi e camerieri intorno, Essendo ambe nel letto dispogliate Co i torchi accesi che parea di giorno,
Io cominciai non vi maravigliate Madonna se si tosto a voi ritorno: Che forse v'andavate imaginando Di non mi riveder fin, Dio sa quando.
Diro prima la causa del partire Poi del ritorno l'udirete anchora: Se'l vostro ardor Madonna intiepidire Potuto havessi col mio far dimora
Vivere in vostro servitio e morire Voluto havrei, ne starne senza un'hora, Ma visto quanto il mio star vi nocessi Per non poter far meglio, andare elessi.
Fortuna mi tiro fuor del camino In mezo un bosco d'intrincati rami, Dove odo un grido risonar vicino Come di donna che soccorso chiami,
V'accorro, e sopra un lago crystallino Ritrovo un Fauno c'havea preso a glihami In mezo l'acqua una Donzella nuda E mangiarsi il crudel la volea cruda.
Cola mi trassi, e con la spada in mano (Perch'aiutar non la potea altrimente) Tolsi di vita il pescator villano, Ella salto ne l'acqua immantinente,
Non m'havrai (disse) dato aiuto in vano Ben ne sarai premiato e riccamente Quanto chieder saprai, perche son Nympha Che vivo dentro a questa chiara lympha
Et ho possanza far cose stupende E sforzar gli Elementi e la Natura Chiedi tu, quanto il mio valor s'estende: Poi lascia a me di satinsfarti cura.
Dal ciel la Luna al mio cantar discende: S'agghiaccia il fuoco: e l'aria si fa dura: Et ho talhor con semplici parole Mossa la terra, & ho fermato il Sole.
Non le domando a questa offerta unire Thesor, ne dominar populi e terre Ne in piu virtu ne in piu vigor salire Ne vincer con honor tutte le guerre,
Ma sol che qualche via donde il desire Vostro s'adempia, mi schiuda e disserre Ne piu le domando un ch'un altro effetto Ma tutta al suo giudicio mi rimetto.
Hebbile a pena mia domanda esposta Ch'unaltra volta la vidi attuffata, Ne fece al mio parlare altra risposta Che di spruzzar ver me l'acqua incantata:
Laqual non prima al viso mi s'accosta Ch'io (non so come) son tutta mutata : Io'l veggo, io'l sento, e a penavero parmi Sento in maschio di femina mutarmi.
E se non fosse che senza dimora Vi potete chiarir nol credereste: E qual nell'altro sesso in questo anchora Ho le mie voglie ad ubbidirvi preste:
Commandate lor pur, che fieno hor hora E sempre mai, per voi vigile e deste, Cosi le disse, e feci ch'ella istessa Trovo con man la veritade espressa.
Come interviene a chi gia fuor di speme Di cosa sia che nel pensier molt'habbia: Che mentre piu d'esserne privo geme Piu se n'afflige, e se ne strugge e arrabbia,
Se ben la trova poi: tanto gli preme L'haver gran tempo seminato in sabbia E la disperation l'ha si male uso Che non crede a se stesso, e sta confuso.
Cosi la Donna, poi che tocca e vede Quel di c'havuto havea tanto desire: A gliocchi, al tatto, a se stessa, non crede, E sta dubbiosa anchor di non dormire:
E buona prova bisogno a far fede Che sentia quel che le parea sentire, Fa Dio (disse ella) se son sogni questi Ch'io dorma sempre e mai piu non mi desti.
Non rumor di tamburi, o suon di trombe Furon principio all'amoroso assalto: Ma baci ch'imitavan le colombe Davan segno hor di gire: hor di fare alto,
Usammo altr'arme che saette o frombe Io senza scale in su la rocca salto: E lo stendardo piantovi di botto E la nimica mio mi caccio sotto.
Se fu quel letto la notte dinanti Pien di sospiri, e di querele gravi Non stette l'altra poi senza altretanti Risi, feste, gioir, giochi soavi,
Non con piu nodi i flessuosi acanthi Le colonne circondano e le travi Di quelli con che noi legammo stretti E colli, e fianchi, e braccia, e gambe, e petti.
La cosa stava tacita fra noi Si che duro il piacer per alcun mese, Pur si trovo chi se n'accorse poi Tanto che con mio danno il Re lo'ntese,
Voi che mi liberaste da quei suoi Che ne la piazza havean le fiamme accese: Comprendere hoggimai potete il resto: Ma Dio sa ben con che dolor ne resto.
Cosi a Ruggier narrava Ricciardetto E la notturna via facea men grave Salendo tuttavia verso un poggietto Cinto di ripe e di pendici cave
Un'erto calle, e pien di sassi e stretto Apria il camin con faticosa chiave, Sedea al sommo un castel detto Agrismonte C'havein guardiaAldigier di chiaramonte
Di Buovo era costui figliuol bastardo Fratel di Malagigi e di Viviano, Chi legitimo dice di Gherardo E testimonio temerario e vano,
Fosse come si voglia, era gagliardo Prudente, liberal, cortese, humano, E facea quivi le fraterne mura La notte e il di guardar con buona cura.
Raccolse il cavallier cortesemente Come dovea il cugin suo Ricciardetto, Ch'amo come fratello, e parimente Fu ben visto Ruggier per suo rispetto,
Ma non gli usci gia incontra allegramente Come era usato, anzi con tristo aspetto Perch'uno aviso il giorno havuto havea Che nel viso e nel cor mesto il facea.
A Ricciardetto in cambio di saluto Disse,fratello habbian nuova non buona Per certissimo messo hoggi ho saputo, Che Bertolagi iniquo di Baiona
Con Lanfusa crudel s'e convenuto Che pretiose spoglie esso a lei dona: Et essa a lui pon nostri frati in mano Il tuo bon Malagigi, e il tuo Viviano.
Ella dal di che Ferrau li prese Gliha ognor tenuti in loco oscuro e fello Fin che'l brutto contratto e discortese N'ha fatto con costui di ch'io favello,
Gli de mandar domane al Maganzese Ne i confin traBaiona e un suo castello, Verra in persona egli a pagar la mancia Che compra il miglior sangue che sia in Francia
Rinaldo nostro n'ho avisato hor hora: Et ho cacciato il messo di galoppo, Ma non mi par ch'arrivar possa ad hora Che non sia tarda, che'l camino e troppo,
Io non ho meco gente da uscir fuora, L'animo e pronto, ma il potere e zoppo: Se gli ha quel traditor li fa morire Si che non so che far non so che dire.
La dura nuova a Ricciardetto spiace E perche spiace a lui, spiace a Ruggiero, Che poi che questo e quel vede che tace Ne tra profitto alcun del suo pensiero,
Disse con grande ardir,datevi pace Sopra me quest'impresa tutta chero, E questa mia varra per mille spade A riporvi i fratelli in libertade.
Io non voglio altra gente altri sussidi Ch'io credo bastar solo a questo fatto: Io vi domando solo un che mi guidi Al luogo, ove si dee fare il baratto,
Io vi faro sin qui sentire i gridi Di chi sara presente al rio contratto, Cosi dicea,ne dicea cosa nuova All'un de dui che n'havea visto pruova.
L'altro non l'ascoltava, se non quanto S'ascolti un ch'assai parli, e sappia poco, Ma Ricciardetto gli narro da canto Come fu per costui tratto del fuoco,
E ch'era certo che maggior del vanto Faria veder l'effetto a tempo e a loco, Gli diede allhor'udienza piu che prima E riverillo, e fe di lui gran stima.
Et alla mensa, ove la Copia fuse Il corno, l'honoro come suo donno, Quivi senz'altro aiuto si concluse Che liberare i duo fratelli ponno:
In tanto sopravenne e gliocchi chiuse A i Signori e a i sergenti il pigro sonno Fuor ch'a Ruggier, che per tenerlo desto Gli punge il cor sempre un pensier molesto.
L'assedio d'Agramante c'havea il giorno Udito dal corrier, gli sta nel core, Ben vede ch'ogni minimo soggiorno Che faccia d'aiutarlo, e suo disnore,
Quanta gli sara infamia: quanto scorno Se co i nemici va del suo Signore, O come a gran viltade a gran delitto Battezandosi alhor gli sara asscritto.
Potria in ognaltro tempo esser creduto Che vera religion l'havesse mosso: Ma hora che bisogna col suo aiuto Agramante d'assedio esser riscosso,
Piu tosto da ciascun sara tenuto Che timore e vilta l'habbia percosso: Ch'alcuna opinion di miglior fede Questo il cor di Ruggier stimula e fiede
Che s'habbia da partire ancho lo punge Senza licentia de la suaRegina, Quando questo pensier: quando quel giunge Che'l dubio cor diversamente inchina,
Gli era l'aviso riuscito lunge Di trovarla al castel di Fiordispina, Dove insieme dovean, come ho gia detto, In soccorso venir di Ricciardetto.
Poi gli sovien, ch'egli le havea promesso Di seco a Vall'ombrosa ritrovarsi: Pensa ch'andar v'habbi ella, e quivi d'esso Che non vi trovi poi, maravigliarsi,
Potesse almen mandar lettera o messo Si ch'ella non havesse a lamentarsi: Che oltre ch'egli mal le havea ubbidito Senza far motto anchor fosse partito.
Poi che piu cose imaginate s'hebbe Pensa scriverle al fin quanto gli accada, E ben ch'egli non sappia come debbe La lettera inviar si che ben vada,
Non perho vuol restar, che ben potrebbe Alcun messo fedel trovar per strada, Piu non s'indugia, e salta de le piume Si fa dar charta, inchiostro, penna, e lume.
I camarier discreti & aveduti Arrecano a Ruggier cio che commanda, Egli comincia a scrivere, e i saluti (Come si suol) ne i primi versi manda,
Poi narra de gli avisi che venuti Son dal suo Re, ch'aiuto gli domanda E se l'andata sua non e ben presta O morto o in man de gli nimici resta.
Poi seguita ch'essendo a tal partito E ch'a lui per aiuto si volgea, Vedesse ella che'l biasmo era infinito S'a quel punto negar gli lo volea,
E ch'esso a lei dovendo esser marito Guardarsi da ogni macchia si dovea, Che non si convenia con lei, che tutta Era sincera, alcuna cosa brutta.
E se mai per adietro un nome chiaro Ben'oprando cerco di guadagnarsi, E guadagnato poi: se havuto caro: Se cercato l'havea di conservarsi,
Hor lo cercava, e n'era fatto avaro, Poi che dovea con lei participarsi, Laqual sua moglie, e totalmente in dui Corpi esser dovea un'anima con lui.
E si come gia a bocca le havea detto Le ridicea per questa charta anchora, Finito il tempo in che per fede astretto Era al suo Re, quando non prima muora,
Che si fara Christian cosi d'effetto Come di buon voler stato era ogni hora, E ch'al padre e a Rinaldo, e a glialtri suoi Per moglie domandar la fara poi.
Voglio (le soggiungea) quando vi piaccia L'assedio al mio Signor levar d'intorno: Accio che l'ignorante vulgo taccia Ilqual direbbe a mia vergogna e scorno,
Ruggier mentre Agramante hebbe bonaccia Mai non l'abandono notte ne giorno, Hor che Fortuna per Carlo si piega Egli col vincitor l'insegna spiega.
Voglio quindici di termine, o venti Tanto che comparir possa una volta: Si che de gli Africani alloggiamenti La grave ossedion per me sia tolta,
In tanto cerchero convenienti Cagioni, e che sian giuste, di dar volta, Io vi domando per mio honor sol questo, Tutto poi vostro e di mia vita il resto.
In simil parole si diffuse Ruggier, che tutte non so dirvi a pieno, E segui con molt'altre, e non concluse Fin che non vide tutto il foglio pieno,
E poi piego la lettera, e la chiuse: E suggellata se la pose in seno, Con speme che gli occorra il di seguente Chi alla donna la dia secretamente.
Chiusa c'hebbe la lettera, chiuse ancho Gli occhi su'l letto, e ritrovo quiete, Che'l sonno venne, e sparse il corpo stanco Col ramo intinto nel liquor di lethe,
E poso fin ch'un nembo rosso e bianco Di fiori, sparse le contrade liete Del lucido Oriente d'ogn'intorno, Et indi usci del aureo albergo il giorno.
E poi ch'a salutar la nuova luce Pei verdi rami incominciar gli augelli, Aldigier che voleva essere il duce Di Ruggiero e de l'altro, e guidar quelli
Ove faccin che dati in mano al truce Bertolagi, non siano i duo fratelli: Fu'l primo in piede, e quando sentir lui: Del letto usciro ancho queglialtri dui
Poi che vestiti furo e bene armati Co i duo cugin Ruggier si mette in via, Gia molto indarno havendoli pregati Che questa impresa a lui tutta si dia,
Ma essi pel desir c'han de lor frati E perche lor parea discortesia: Steron negando piu duri che sassi Ne consentiron mai che solo andassi.
Giunsero al loco il di, che si dovea Malagigi mutar ne i carriagi. Era un'ampla campagna che giacea Tutta scoperta agli Apollinei Raggi,
Quivi ne allor ne myrto si vedea Ne cypressi ne frassini ne faggi: Ma nuda ghiara, equalche humilvirgulto Non mai da marra, o mai da vomer culto.
I tre guerrieri arditi si fermaro Dove un sentier fendea quella pianura: E giunger quivi un cavallier miraro C'havea d'oro fregiata l'armatura,
E per insegna in campo verde, il raro E bello augel che piu d'un secol dura: Signor non piu, che giunto al fin mi veggio Di questo canto, e riposarmi chieggio.
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