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1474–1533

CANTO XXIX.

Ludovico Ariosto

O De glihuomini inferma e insta bil mente Come sian pre / sti a variar di/ segno Tutti i pensier mutamo facil/ mente Piu quei che na scon d'amoroso sdegno

Io vidi dianzi il Saracin si ardente Contra le donne,e passar tanto il segno Che non che spegner l'odio, ma pensai Che non dovesse intiepidirlo mai.

Donne gentil per quel ch'a biasmo vostro Parlo contra il dover, si offeso sono Che sin che col suo mal, non gli dimostro Quanto habbia fatto error, non gli perdono

Io faro si con penna e con inchiostro Ch'ognun vedra che gliera utile e buono Haver taciuto, e mordersi ancho poi Prima la lingua, che dir mal di voi.

Ma che parlo come ignorante e sciocco Ve lo dimostra chiara esperientia: Incontra tutte trasse fuor lo stocco De l'ira, senza farvi differentia,

Poi d'Issabella un sguardo, si l'ha tocco Che subito gli fa mutar sententia, Gia in cambio di quell'altra la disia L'ha vista a pena, e non sa anchor chi sia.

E come il nuovo amor lo punge e scalda Muove alcune ragion di poco frutto, Per romper quella mente intera e salda Ch'ella havea fissa al Creator del tutto,

Ma l'Eremita che l'e scudo e falda Perche il casto pensier non sia distrutto: Con argumenti piu validi e fermi Quanto piu puo le fa ripari e schermi.

Poi che l'empio Pagan molto ha sofferto Con lunga noia quel monacho audace, E che gli ha detto in van ch'al suo deserto Senza lei puo tornar quando gli piace,

E che nuocer si vede a viso aperto E che seco non vuol triegua ne pace: La mano al mento con furor gli stese E tanto ne pelo quanto ne prese.

E si crebbe la furia, che nel collo Con man lo stringe a guisa di tanaglia, E poi ch'una e due volte raggirollo, Da se per l'aria e verso il mar lo scaglia

Che n'avenisse ne dico ne sollo Varia fama e di lui, ne si raguaglia, Dice alcun che si rotto a un sasso resta Che'l pie non si discerne da la testa.

Et altri, ch'a cadere ando nel mare Ch'era piu di tre miglia indi lontano: E che mori per non saper notare Fatti assai prieghi e orationi in vano:

Altri, ch'un santo lo venne aiutare Lo trasse al lito con visibil mano: Di queste qual si vuol la vera sia Di lui non parla piu l'historia mia.

Rodomonte crudel poi che levato S'hebbe da canto il garrulo Eremita, Si ritorno con viso men turbato Verso la donna mesta e sbigottita

E col parlar ch'e fra gliamanti usato Dicea ch'era il suo core, e la sua vita: E'l suo conforto: e la sua cara speme: Etaltri nomi tai che vanno insieme.

E si mostro si costumato allhora Che non le fece alcun segno di forza, Il sembiante gentil che l'innamora L'usato orgoglio in lui spegne & ammorza

E ben che'l frutto trar ne possa fuora Passar non perho vuole oltre a la scorza, Che non gli par che potesse esser buono Quando da lei non lo accetasse in dono.

Et cosi di disporre a poco a poco A suoi piaceri Issabella credea Ella che in si solingo e strano loco Qual topo in piede al gatto si vedea,

Vorria trovarsi inanzi in mezo il fuoco E seco tutta volta rivolgea S'alcun partito alcuna via fosse atta A trarla quindi immaculata e intatta,

Fa nel animo suo proponimento Di darsi con sua man prima la morte Che'l barbaro crudel n'habbia il suointento. E che le sia cagion d'errar si forte

Contra quel cavallier ch'in braccio spento L'havea crudele e dispietata sorte, A cui fatto have col pensier devoto De la sua castita perpetuo voto.

Crescer piu sempre l'appetito cieco Vede del Re pagan ne sa che farsi: Ben sa che vuol venire all'atto bieco Ove i contrasti suoi tutti fien scarsi:

Pur discorrendo molte cose seco Il modo trovo al fin di ripararsi: E di salvar la castita sua, come Io vi diro con lungo e chiaro nome.

Al brutto Saracin che le venia Gia contra con parole e con effetti Privi di tutta quella cortesia Che mostrata le havea ne primi detti:

Se fate che con voi sicura io sia del mio honor, disse, e ch'io non nesospetti Cosa all'incontro vi daro, che molto Piu vi varra, c'havermi l'honor tolto.

Per un piacer di si poco momento Di che n'ha si abondanza tutto'l mondo Non disprezzate un perpetuo contento: Un vero gaudio a nullo altro secondo,

Potrete tuttavia ritrovar cento E mille donne di viso giocondo, Ma chi vi possa dar questo mio dono Nessuno al mondo o pochi altri ci sono.

Ho notitia d'un'herba, e l'ho veduta Venendo, e so dove trovarne appresso: Che bollita con helera e con ruta Ad un fuoco di legna di cypresso,

E fra mano innocenti indi premuta: Manda un liquor che chi si bagna d'esso Tre volte il corpo, in tal modo l'indura Che dal ferro e dal fuoco l'assicura.

Io dico se tre volte se n'immolla Un mese invulnerabile si trova, Oprar conviensi ogni mese l'ampolla Che sua virtu piu termine non giova:

Io so far l'acqua, & hoggi anchor farolla Et hoggi anchor voi ne vedrete prova: E vi puo (s'io non fallo) esser piu grata Che d'haver tutta Europa hoggi acquistata

Da voi domando in guiderdon di questo Che su la fede vostra mi giuriate: Che ne in detto ne in opera molesto Mai piu sarete alla mia castitate,

Cosi dicendo, Rodomonte honesto Fe ritornar, ch'in tanta voluntate Venne, ch'inviolabil si facesse Che piu ch'ella non disse, le promesse.

E servaralle fin che vegga fatto De la mirabil'acqua esperientia: E sforzerasse intanto a non fare atto A non far segno alcun di violentia,

Ma pensa poi di non tenere il patto: Perche non ha timor ne riverentia Di Dio, o di santi, e nel mancar di fede Tutta a lui la bugiarda Africa cede.

Ad Issabella il Re d'Algier, scongiuri Di non la molestar fe piu di mille: Pur ch'essa lavorar l'acqua procuri Che far lo puo qual fu gia Cigno e Achille

Ella per balze e per valloni oscuri Da le citta lontana e da le ville Ricoglie di molte herbe, e il Saracino Non l'abandona, e l'e sempre vicino.

Poi ch'in piu parti quant'era a bastanza Colson de l'herbe, e con radici e senza: Tardi si ritornaro alla lor stanza, Dove quel paragon di continenza

Tutta la notte spende che l'avanza A bollir herbe con molta avertenza, E a tutta l'opra e a tutti quei mysteri Si trova ogn'hor presente il Re d'Algieri.

Che producendo quella notte in giuoco Con quelli pochi servi ch'eran seco: Sentia per lo calor del vicin fuoco Ch'era rinchiuso in quello an gusto speco:

Tal sete, che bevendo hor molto hor poco: Duo barili votar pieni di greco, C'haveano tolto uno o duo giorni inanti I suoi scudieri a certi viandanti.

Non era Rodomonte usato al vino Perche la legge sua lo vieta e danna, E poi che lo gusto, liquor divino Gli par miglior che'l Nectare o la Manna

E riprendendo il rito saracino Gran tazze e pieni fiaschi ne tracanna, Fece il buon vino ch'ando spesso intorno Girare il capo a tutti come un torno.

La donna in questo mezo la caldaia Dal fuoco tolse, ove quell'herbe cosse: E disse a Rodomonte, accio che paia Che mie parole al vento non ho mosse,

Quella che'l ver da la bugia dispaia E che puo dotte far le genti grosse: Te ne faro l'esperientia anchora Non ne l'altrui, ma nelmio corpo hor'hora

Io voglio a far il saggio esser la prima Del felice liquor di virtu pieno, Accio tu forse non facessi stima Che ci fosse mortifero veneno,

Di questo bagnerommi da la cima Del capo giu pel collo e per lo seno: Tu poi tua forza in me prova e tua spada Se questo habbia vigor, se quella rada.

Bagnossi come disse, e lieta porse All'incauto Pagano il collo ignudo: Incauto, e vinto ancho dal vino forse Incontra a cui non vale elmo ne scudo:

Quel huom bestial le presto fede e scorse Si con la mano, e si col ferro crudo, Che del bel capo gia d'Amore albergo Fe tronco rimanere il petto e il tergo.

Quel fe tre balzi e funne udita chiara Voce, ch'uscendo nomino Zerbino, Per cui seguire ella trovo si rara Via di fuggir di man del Saracino:

Alma c'havesti piu la fede cara E'l nome quasi ignoto e peregrino Al tempo nostro de la castitade, Che la tua vita e la tua verde etade.

Vattene in pace alma beata e bella, Cosi i miei versi havesson forza, come Ben m'affaticherei con tutta quella Arte, che tanto il parlar orna, e come,

Perche mille e mill'anni e piu, novella Sentisse il mondo del tuo chiaro nome, Vattene in pace alla superna sede E lascia all'altre esempio di tua fede.

All'atto incomparabile e stupendo Dal cielo il Creator giu gliocchi volse, E disse, piu di quella ti commendo La cui morte a Tarquinio il regno tolse,

E per questo una legge fare intendo Tra quelle mie, che mai tempo non sciolse: Laqual per le inviolabil'acque giuro Che non mutera seculo futuro.

Per l'avvenir vo che ciascuna c'haggia Il nome tuo, sia di sublime ingegno, E sia bella, gentil, cortese, e saggia, E di vera honestade arrivi al segno,

Onde materia a gli scrittori caggia Di celebrare il nome inclyto e degno Tal che Parnasso, Pindo, & Helicone Sempre issabella, Issabella risuone.

Dio cosi disse, e fe serena intorno L'aria, e tranquillo il mar piu che mai fusse, Fe l'alma casta al terzo ciel ritorno E in braccio al suo Zerbin si ricondusse:

Rimase in terra con vergogna e scorno Quel fier senza pieta nuovo Breusse, Che poi che'l troppo vino hebbe digesto Biasmo il suo errore, e ne resto funesto.

Placare o in parte satisfar pensosse A l'anima beata d'issabella: Se poi ch'a morte il corpo le percosse Desse almen vita alla memoria d'ella:

Trovo per mezo, accio che cosi fosse, Di convertirle quella chiesa, quella Dove habitava, e dove ella fu uccisa In un sepolchro, e vi diro in che guisa.

Di tutti i lochi intorno, fa venire Mastri, chi per amore e chi per tema, E fatto ben sei mila huomini unire De gravi sassi i vicin monti scema,

E ne fa una gran massa stabilire Che da la cima era alla parte estrema Novanta braccia, e vi rinchiude dentro La chiesa, che i duo amanti have nel centro

Imita quasi la superba mole Che fe Adriano all'onda tyberina: Presso al sepolchro una torre alta vuole C'habitarvi alcun tempo si destina:

Un ponte stretto, e di due braccia sole Fece su l'acqua che correa vicina: Lungo il ponte, ma largo era si poco Che dava a pena a duo cavalli loco

A duo cavalli che venuti a paro O ch'insieme si fossero scontrati: E non havea ne sponda ne riparo E si potea cader da tutti i lati:

Il passar quindi, vuol che costi caro A guerrieri o pagani o battezati: Che de le spoglie lor mille trophei Promette al cimiterio di costei.

In dieci giorni e in manco: fu perfetta, L'opra del ponticel che passa il fiume, Ma non fu gia il sepolchro cosi in fretta Ne la torre condutta al suo cacume,

Pur fu levata si, ch'alla veletta Starvi in cima una guardia havea costume Che d'ogni cavallier che venia al ponte Col corno facea segno a Rodomonte.

E quel s'armava, e se gli venia a opporre Hora su l'una: hora su l'altra riva: Che se'l guerrier venia di ver la torre Su l'altra proda il Re d'Algier veniva:

Il ponticello eil campo ove si corre E se'l destrier poco del segno usciva Cadea nel fiume, ch'alto era e profondo Ugual periglio a quel, non havea ilmondo.

Haveasi imaginato il Saracino Che per gir spesso a rischio di cadere Dal ponticel nel fiume a capo chino: Dove gli converria molt'acqua bere:

Del fallo a che l'indusse il troppo vino Dovesse netto e mondo rimanere: Come l'acqua non men che'l vino: estingua L'error che fa pel vino o mano o lingua.

Molti fra pochi di vi capitaro: Alcuni la via dritta vi condusse, Ch'a quei che verso Italia o Spagna andaro Altra non era che piu trita fusse:

Altri, l'ardire, e piu che vita caro L'honore, a farvi di se prova indusse. E tutti, ove acquistar credean la palma, Lasciavan l'arme, e molti insieme l'alma.

Di quelli ch'abbattea , s'eran pagani Si contentava d'haver spoglie & armi: E di chi prima furo i nomi piani Vi facea sopra, e sospendeale a i marmi,

Ma ritenea in prigion tutti i Christiani E che in Algier poi li mandasse, parmi, Finita anchor non era l'opra, quando Vi venne a capitare il pazzo Orlando.

A caso venne il furioso Conte A capitar su questa gran riviera, Dove (come io vi dico) Rodomonte Fare infretta facea, ne finito era,

La torre ne il sepolchro, e a pena il ponte, E di tutte arme fuor che di visiera A quell'hora il Pagan si trovo in punto Ch'Orlando al fiume e al ponte e sopra giunto

Orlando (come il suo furor lo caccia) Salta la sbarra e sopra il ponte corre: Ma Rodomonte con turbata faccia A pie com'era inanzi a la gran torre

Gli grida di lontano, e gli minaccia, Ne se gli degna con la spada opporre: Indiscreto villan ferma le piante Temerario importuno & arrogante.

Sol per signori e cavallieri e fatto Il ponte, non per te bestia balorda, Orlando ch'era in gran pensier distratto Vien pur inanzi, e fu l'orecchia sorda,

Bisogna ch'io castighi questo matto (Disse il Pagano) e con la voglia ingorda Venia per traboccarlo giu ne l'onda: Non pendando trovar chi gli risponda.

In questo tempo una gentil donzella Per passar sovra il ponte, al fiume arriva, Leggiadramente ornata, e in viso bella E ne i sembianti accortamente schiva:

Era (se vi ricorda Signor) quella Che per ognialtra via cercando giva, Di Brandimarte il suo amator vestigi Fuor che dove era dentro da Parigi.

Nel'arrivar di Fiordiligi al ponte (Che cosi la donzella nomata era) Orlando s'attacco con Rodomonte Che lo volea gittar ne la riviera,

La donna c'havea pratica del Conte Subito n'hebbe conoscenza vera, E resto d'alta maraviglia piena De la follia che cosi nudo il mena.

Fermasi a riguardar che fine havere Debba il furor de i duo tanti possenti, Per far del ponte l'un l'altro cadere A por tutta lor forza sono intenti,

Come e ch'un pazzo debba si valere? Seco il fiero Pagan dice tra denti, E qua e la si volge e si raggira Pieno di sdegno e di superbia e d'ira.

Con l'una e l'altra man va ricercando Far nuova presa, ove il suo meglio vede, Hor tra le gambe, hor fuor gli pone, quando Con arte il destro, e quando il manco piede,

Simiglia Rodomonte intorno a Orlando Lo stolido Orso che sveller si crede L'arbor onde e caduto, e come n'habbia Quello ogni colpa, odio gli porta e rabbia

Orlando che l'ingegno havea sommerso Io non so dove, e sol la forza usava, L'estrema forza a cui per l'universo Nessuno o raro paragon si dava,

Cader del ponte si lascio riverso Col Pagano abbracciato come stava, Cadon nel fiume e vanno al fondo insieme Ne salta in aria l'onda, e il lito geme.

L'acqua gli fece distaccare in fretta Orlando e nudo e nuota com'un pesce: Di qua le braccia, e di la i piedi getta: E viene a proda, e come di fuor esce

Correndo va, ne per mirare aspetta Se in biasmo o in loda questo gli riesce, Ma il Pagan che da l'arme era impedito Torno piu tardo e con piu affanno al lito.

Sicuramente Fiordiligi intanto Havea passato il ponte e la riviera, E guardato il sepolchro in ogni canto Se del suo Brandimarte insegna v'era,

Poi che ne l'arme sue vede ne il manto: Di ritrovarlo in altra parte spera: Ma ritorniamo a ragionar del Conte Che lascia a dietro e torre e fiume e ponte,

Pazzia sara se le pazzie d'Orlando Prometto raccontarvi ad una ad una, Che tante e tante fur, ch'io non so quando Finir, ma ve n'andro scegliendo alcuna

Solenne, & atta da narrar cantando Et ch'all'historia mi parra oportuna, Ne quella tacero miraculosa Che fu ne i Pyrenei sopra Tolosa

Trascorso havea molto paese il Conte Come dal grave suo furor fu spinto, Et al fin capito sopra quel monte Per cui dal Franco e il Tarracon distinto,

Tenendo tuttavia volta la fronte Verso la dove il Sol ne viene estinto, E quivi giunse in uno angusto calle Che pendea sopra una profonda valle.

Si vennero a incontrar con esso al varco Duo boscherecci gioveni, ch'inante Havean di legna un loro asino carco, E perche ben s'accorsero al sembiante

C'havea di cervel sano il capo scarco, Gli gridano con voce minacciante, O ch'a dietro o da parte se ne vada E che si levi di mezo la strada.

Orlando non risponde altro a quel detto Se non che con furor tira d'un piede: E giunge a punto l'asino nel petto Con quella forza che tutte altre eccede:

Et alto il leva si, ch'uno augelletto Che voli in aria sembra a chi lo vede, Quel va a cadere alla cima d'un colle Ch'un miglio oltre la valle il giogo estolle

Indi verso i duo gioveni s'aventa De i quali un piu che senno hebbe aventura, Che da la balza che due volte trenta Braccia cadea, si gitto per paura,

A mezo il tratto trovo molle e lenta Una macchia di rubi e di verzura, A cui basto graffiargli un poco il volto Del resto lo mando libero e sciolto·

L'altro s'attacca ad un scheggion ch'usciva Fuor de la roccia, per salirvi sopra: Perche si spera s'alla cima arriva Di trovar via che dal pazzo lo cuopra,

Ma quel ne i piedi, che non vuol che viva Lo piglia, mentre di salir s'adopra: E quanto piu sbarrar puote le braccia Le sbarra si, ch'in duo pezzi lo straccia.

A quella guisa che veggian tal'hora Farsi d'uno aeron: farsi d'un pollo: Quando si vuol de le calde interiora Che Falcone o ch'Astor resti satollo:

Quanto e bene accaduto che non muora Quel che fu a risco di fiaccarsi il collo: Ch'ad altri poi questo miracol disse Si che l'udi Turpino, e a noi lo scrisse.

E queste & altre assai cose stupende Fece nel traversar de la montagna, Dopo molto cercare al fin discende Verso Meriggie alla terra di spagna:

E lungo la marina il camin prende Ch'intorno a Taracona il lito bagna, E come vuol la furia che lo mena Pensa farsi uno albergo in quella arena.

Dove dal Sole alquanto si ricuopra E nel sabbion si caccia arrido e trito, Stando cosi, gli venne a caso sopra Angelica la bella e il suo marito:

Ch'eran (si come io vi narrai di sopra) Scesi da i monti in su l'Hispano lito: A men d'un braccio ella gli giunse appresso Perche non s'era accorta anchora d'esso,

Che fosse Orlando nulla le soviene Troppo e diverso da quel ch'esser suole, Da indi in qua che quel furor lo tienne E sempre andato nudo all'ombra e al Sole,

Se fosse nato all'aprica Syene: O dove Ammone il Garamante cole O presso a i monti onde il gran Nilo spiccia Non dovrebbe la carne haver piu arsiccia

Quasi ascosi havea gliocchi ne la testa La faccia macra, e come un'osso asciutta: La chioma rabuffata horrida e mesta La barba folta spaventosa e brutta,

Non piu a vederlo Angelica fu presta Che fosse a ritornar tremando tutta: Tutta tremando e empiendo il ciel di grida Si volse per aiuto alla sua guida.

Come di lei s'accorse Orlando stolto Per ritenerla si levo di botto, Cosi gli piacque il delicato volto Cosi ne venne immantinente giotto,

D'haverla amata e riverita molto Ogni ricordo era in lui guasto e rotto, Gli corre dietro, e tien quella maniera Che terria il cane a seguitar la fera.

Il giovine che'l pazzo seguir vede La donna sua, gli urta il cavallo adosso, E tutto a un tempo lo percuote e fiede Come lo trova, che gli volta il dosso,

Spiccar dal busto il capo se gli crede Ma la pelle trovo dura come osso: Anzi via piu ch'acciar, ch'Orlando nato Impenetrabile era, & affatato.

Come Orlando senti battersi dietro Girossi, e nel girare il pugno strinse, E con la forza che passa ogni metro Feri il destrier che'l Saracino spinse:

Feril su'l capo, e come fosse vetro Lo spezzo si, che quel cavallo estinse, E rivoltosse in un medesmo instante Dietro a colei che gli fuggiva inante·

Caccia Angelica in fretta la giumenta E con sferza e con spron tocca e ritocca: Che le parrebbe a quel bisogno lenta Se ben volasse piu che stral da cocca,

De l'annel c'ha nel dito si ramenta Che puo salvarla, e se lo getta in bocca, E l'annel che non perde il suo costume La fa sparir come ad un soffio il lume.

O fosse la paura, o che pigliasse Tanto disconcio nel mutar l'annello O pur che la giumenta traboccasse: Che non posso affermar questo ne quello,

Nel medesmo momento che si trasse L'annello in bocca, e celo il viso bello Levo le gambe, & usci de l'arcione E si trovo riversa in su'l sabbione.

Piu corto che quel salto era dua dita Aviluppata rimanea col matto, Che con l'urto le havria tolta la vita: Ma gran ventura l'aiuto a quel tratto,

Cerchi pur ch'altro furto le dia aita D'un'altra bestia, come prima ha fatto, Che piu non e per rihaver mai questa Ch'inanzi al Paladin l'arena pesta.

Non dubitate gia, ch'ella non s'habbia A provedere, e seguitiamo Orlando, In cui non cessa l'impeto e la rabbia Perche si vada Angelica celando,

Segue la bestia per la nuda sabbia E se le vien piu sempre approssimando, Gia gia la tocca, & ecco l'ha nel crine Indi nel freno, e la ritiene al fine.

Con quella festa il Paladin la piglia Ch'un'altro havrebbe fatto una donzella Le rassetta le redine e la briglia E spicca un salto & entra ne la sella:

E correndo la caccia molte miglia Senza riposo in questa parte e in quella, Mai non le leva ne sella ne freno Ne le lascia gustare herba ne fieno.

Volendosi cacciare oltre una fossa Sozopra se ne va con la cavalla, Non nocque a lui ne senti la percossa: Ma nel fondo la misera si spalla,

Non vede Orlando come trar la possa E finalmente se l'arreca in spalla E su ritorna e va con tutto il carco Quanto in tre volte non trarrebbe un'arco.

Sentendo poi che gli gravava troppo La pose in terra: e volea trarla a mano: Ella il seguia con passo lento e zoppo Dicea Orlando camina, e dicea in vano:

Se l'havesse seguito di galoppo Assai non era al desiderio insano, Al fin dal capo le levo il capestro E dietro la lego sopra il pie destro.

E cosi la strascina e la conforta Che lo potra seguir con maggior agio, Qual leva il pelo, e quale il cuoio porta De i sassi ch'eran nel camin malvagio,

La mal condotta bestia resto morta Finalmente di stratio e di disagio: Orlando non le pensa e non la guarda E via correndo il suo camin non tarda.

Di trarla, ancho che morta, non rimase Continoando il corso ad occidente: E tutta via saccheggia ville e case Se bisogno di cibo haver si sente,

E frutte e carne e pan pur ch'egli in vase Rapisce & usa forza ad ogni gente: Qual lascia morto, e qual storpiato lassa Poco si ferma e sempre inanzi passa.

Havrebbe cosi fatto o poco manco Alla sua donna: se non s'ascondea Perche non discernea il nero dal bianco E di giovar nocendo si credea:

Deh maledetto sia l'annello, & ancho Il cavallier che dato le l'havea Che se non era, havrebbe Orlando fatto Di se vendetta, e di mill'altri, a un tratto.

Ne questa sola, ma fosser pur state In man d'Orlando quante hoggi ne sono: Ch'ad ogni modo tutte sono ingrate Ne si trova tra loro oncia di buono:

Ma prima che le chorde rallentate Al canto disugual rendano il suono, Fia meglio differirlo a un'altra volta: Accio men sia noioso a chi l'ascolta.

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