S Tudisi ognun giovare altrui che rade Volte il ben far senza il suo pre mio fia E se pur senza almen non te ne accade Morte ne danno ne ignominia ria
Chi nuoce altrui, tardi o per tempo cade Il debito a scontar che non s'oblia, Dice il proverbio ch'a trovar si vanno Glihuomini spesso, e i monti fermi stanno.
Hor vedi quel ch'a Pinabello avviene Per essersi portato iniquamente: E giunto in somma alle dovute pene Dovute e giuste alla sua ingiusta mente
E Dio che le piu volte non sostiene Veder patire a torto uno innocente Salvo la Donna e salvera ciascuno Che d'ogni fellonia viva digiuno.
Credette Pinabel questa Donzella Gia d'haver morta, e cola giu sepulta: Ne la pensava mai veder, non ch'ella Gli havesse a tor de gli error suoi la multa
Ne il ritrovarsi in mezo le castella Del padre, in alcun util gli risulta, Quivi Altaripa era tra monti fieri Vicina al tenitorio di Pontieri.
Tenea quell'Altaripa il vecchio conte Anselmo: di ch'usci questo malvagio Che per fuggir la man di Chiaramonte D'amici e di soccorso hebbe disagio,
La Donna al traditore a pie d'un monte Tolse l'indegna vita a suo grande agio, Che d'altro aiuto quel non si provede Che d'alti gridi, e di chiamar mercede.
Morto ch'ella hebbe il falso cavalliero Che lei voluto havea gia porre a morte, Volse tornare ove lascio Ruggiero Ma non lo consenti sua dura sorte,
Che la fe traviar per un sentiero Che la porto dov'era spesso e forte Dove piu strano e piu solingo il bosco Lasciando il Sol gia il mondo all'aer fosco.
Ne sappiendo ella ove potersi altrove La notte riparar, si fermo quivi, Sotto le frasche in su l'herbette nuove Parte dormendo fin che'l giorno arrivi
Parte mirando hora Saturno hor Giove Venere e Marte, e glialtri erranti Divi, Ma sempre o vegli o dorma, con la mente Contemplando Ruggier come presente.
Spesso di cor profondo ella sospira Di pentimento e di dolor compunta C'habbia in lei, piu ch'Amor, potuto li'ra L'ira dicea m'ha dal mio Amor disgiunta
Almen ci havessi io posta alcuna mira Poi c'havea pur la mala impresa assunta Di saper ritornar donde io veniva Che ben fui d'occhi e di memoria priva,
Queste & altre parole ella non tacque E molto piu ne ragiono col core: Il vento in tanto di sospiri, e l'acque Di pianto facean pioggia di dolore:
Dopo una lunga aspettation, pur nacque In oriente il disiato Albore, Et ella prese il suo destrier ch'intorno Giva pascendo, & ando contra il giorno.
Ne molto ando che si trovo all'uscita Del bosco, ove pur dianzi era il palagio, La dove molti di l'havea schernita Con tanto error l'incantator malvagio:
Ritrovo quivi Astolfo che fornita La briglia all'Hippogryfo havea agrande agio: E stava in gran pensier di Rabicano Per non sapere a chi lasciarlo in mano.
A caso si trovo, che fuor di testa L'elmo allhor s'havea tratto il Paladino. Si che tosto ch'usci de la foresta Bradamante conobbe il suo cugino,
Di lontan salutollo, e con gran festa Gli corse, e l'abbraccio poi piu vicino, E nominossi, & alzo la visiera E chiaramente fe veder chell'era.
Non potea Astolfo ritrovar persona A chi il suo Rabican meglio lasciasse, Perche dovesse haverne guardia buona E renderglielo poi come tornasse,
De la figlia del Duca di Dordona, E parvegli che Dio gli la mandasse, Vederla volentier sempre solea Ma pel bisogno hor piu, ch'egli n'havea
Dapoi che due e tre volte ritornati Fraternamente ad abbracciar si foro E si for l'uno a l'altro domandati Con molta affettion de l'esser loro,
Astolfo disse hormai, se de i Pennati Vo'l paese cercar ,troppo dimoro, Et aprendo alla Donna il suo pensiero Veder le fece il volator destriero.
A lei non fu di molta maraviglia Veder spiegare a quel destrier le penne: Ch'altra volta reggendogli la briglia Atlante incantator, contra le venne,
E le fece doler gli occhi e le ciglia Si fisse dietro a quel volar le tenne Quel giorno che da lei Ruggier lontano Portato fu per camin lungo e strano.
Astolfo disse a lei, che le volea, Dar Rabican, che si nel corso affretta Che se scoccando l'arco si movea Si solea lasciar dietro la saetta,
E tutte l'arme anchor quante n'havea Che vuol che a Mont'alban gli le rimetta E gli le serbi fin'al suo ritorno Che non gli fanno hor di bisogno intorno.
Volendosene andar per l'aria a volo Haveasi a far quanto potea piu lieve, Tiensi la spada e'l corno, anchor che solo Bastargli il corno ad ogni rischo deve,
Bradamante, la lancia che'l figliuolo Porto di Galafrone, ancho riceve La lancia che di quanti ne percuote Fa le selle restar subito vote.
Salito Astolfo Su'l destrier volante Lo fa mover per laria lento lento: Indi lo caccia si che Bradamante Ogni vista ne perde in un momento:
Cosi si parte col pilota inante Il Nochier che gli scogli teme e'l vento: E poi che'l porto e i liti a dietro lassa Spiega ogni vela e inanzi a i venti passa.
La Donna poi che fu partito il Duca Rimase in gran travaglio de la mente: Che non sa come a Mont'alban conduca L'armatura e il destrier del suo parente:
Perho che'l cuor le cuoce e le manuca L'ingorda voglia e il desiderio ardente Di riveder Ruggier, che se non prima A Vall'ombrosa ritrovar lo stima.
Stando quivi suspesa per ventura Si vede inanzi giungere un villano Dal qual fa rassettar quella armatura Come si puote, e por su Rabicano:
Poi di menarsi dietro gli die cura I duo cavalli, un carco e l'altro amano Ella n'havea duo prima, c'havea quello Sopra ilqual levo l'altro a Pinabello.
Di Vall'ombrosa penso far la strada Che trovar quivi il suo Ruggier'ha speme Ma quel piu breve o qual miglior vi vada Poco discerne: e d'ire errando teme:
Il villan non havea de la contrada Pratica molta, & erreranno insieme Pur andare a ventura ella si messe Dove penso che'l loco esser dovesse.
Di qua, di la, si volse ne persona Incontro mai da domandar la via: Si trovo uscir del bosco in su la nona Dove un castel poco lontan scopria:
Ilqual la cima a un monticel corona Lo mira, e Mont'alban le par che sia Et era certo Mont'albano, e in quello Havea la matre. & alcun suo fratello.
Come la Donna conosciuto ha il loco Nel cor s'attrista, e piu chi non so dire: Sara scoperta, se si ferma un poco Ne piu le sara lecito a partire:
Se non si parte, l'amoroso foco L'ardera si, che la fara morire: Non vedra piu Ruggier, ne fara cosa Di quel ch'era ordinato a Vall'ombrosa.
Stette alquanto a pensar poi si risolse Di voler dar a Mont'alban le spalle E verso la badia pur si rivolse, Che quindi ben sapea qual'era il calle
Ma sua Fortuna, o buona o trista volse Che prima ch'ella uscisse de la valle Scontrasse Alardo un de fratelli sui Ne tempo di celarsi hebbe da lui.
Veniva da partir gli alloggiamenti Per quel contado a cavallieri e a fanti Ch'ad instantia di Carlo nuove genti Fatto havea de le terre circonstanti,
I saluti e i fraterni abbracciamenti Con le grate accoglienze andaro inante, E poi, di molte cose a paro a paro Tra lor parlando, in Mont'alban tornaro.
Entro la bella donna in Mont'albano Dove l'havea con lachrymosa guancia Beatrice molto desiata in vano E fattone cercar per tutta Francia:
Hor quivi i baci, e il giunger mano a mano Di matre e di Fratelli estimo ciancia Verso gli havuti con Ruggier complessi C'havra nel'alma eternamente impressi.
Non potendo ella andar fece pensiero Ch'a Vall'ombrosa altri in suo nome andasse Immantinente, ad avisar Ruggiero De la cagion ch'andar lei non lasciasse:
E lui pregar (s'era pregar mistero) Che quivi per suo amor si battezzasse E poi venisse a far quanto era detto Si che si desse al matrimonio effetto.
Pel medesimo messo fe disegno Di mandar a Ruggiero il suo cavallo Che gli solea tanto esser caro, e degno D'essergli caro era ben senza fallo:
Che non sh'avria trovato in tutto'l regno De i Saracin, ne sotto il Signor Gallo Piu bel destrier di questo o piu gagliardo, Eccetti Brigliador soli e Baiardo.
Ruggier quel di che troppo audace ascese Su l'Hippogrypho, everso il ciel levosse Lascio Frontino, e Bradamante il prese (Frontino che'l destrier cosi nomosse)
Mandollo a Mont'albano, e a buone spese Tener lo fece, e mai non cavalcosse Se non per breve spatio, e a picciol passo Si ch'era piu che mai lucido e grasso.
Ogni sua donna tosto, ogni Donzella Pon seco in opra, e con sutil lavoro Fa sopra seta candida e morella Tesser ricamo di finissimo oro:
E di quel cuopre & orna briglia e sella Del buon destrier, poi sceglie una di loro Figlia di Callitrephia sua nutrice D'ogni secreto suo fida uditrice.
Quanto Ruggier l'era nel core impresso Mille volte narrato havea a costei: La belta, la virtude, i modi d'esso Esaltato l'havea fin sopra i dei
A se chiamolla, e disse, miglior messo A tal bisogno elegger non potrei: Che di te ne piu fido ne piu saggio Imbasciator Hippalca mia non haggio.
Hippalca la Donzella era nomata Va, le dice (e l'insegna ove de gire) E pienamente poi l'hebbe informata Di quanto havesse al suo Signore a dire,
E far la scusa se non era andata Al monaster, che non fu per mentire Ma che Fortuna che di noi potea Piu che noi stessi, da imputar s'havea.
Montar la fece s'un Ronzino, e in mano La ricca briglia di Frontin le messe: E se si pazzo alcuno o si villano Trovasse, che levar le lo volesse:
Per fargli a una parola il cervel sano Di chi fosse il destrier sol gli dicesse: Che non sapea si ardito cavalliero Che non tremasse al nome di Ruggiero.
Di molte cose l'ammonisce e molte Che trattar con Ruggier'habbia in sua vece Lequal poi c'hebbe Hippalca ben raccolte Si pose in via ne piu dimora fece,
Per strade, e campi, e selve oscure e folte Cavalco de le miglia piu di diece Che non fu a darle noia chi venisse Ne a domandarla pur dove ne gisse.
A mezo il giorno nel calar d'un monte In una stretta e malagevol via Si venne ad incontrar con Rodomonte Ch'armato un piccol Nano, e a pie seguia
Il Moro alzo ver lei l'altiera fronte E bestemmio l'eterna Hierarchia Poi che si bel destrier, si bene ornato Non havea in man d'un cavallier trovato.
Havea giurato che'l primo cavallo Torria per forza che tra via incontrasse: Hor questo e stato il primo, e trovato hallo Piu bello, e piu per lui, che mai trovasse
Ma torlo a una donzella gli par fallo E pur agogna haverlo, e in dubbio stasse, Lo mira, lo contempla, e dice spesso Deh perche il suo Signor non e con esso.
Deh ci fosse egli (gli rispose Hippalca) Che ti faria cangiar forse pensiero, Assai piu di te val chi lo cavalca Ne lo pareggia al mondo altro guerriero
Chi e (le disse il Moro) che si calca L'honore altrui? rispose ella Ruggiero E quel suggiunse adunque il destrier voglio Poi ch'a Ruggier si gran campion lo toglio.
Ilqual se sara ver come tu parli Che sia si forte e piu d'ogn'altro vaglia Non che il destrier, ma la vettura darli Converrammi, e in suo albitrio fia la taglia:
Che Rodomonte io sono hai da narrarli E che se pur vorra meco battaglia Mi trovera, ch'ovunque io vada o stia Mi fa sempre apparir la luce mia.
Dovunque io vo si gran vestigio resta Che non lo lascia il fulmine maggiore, Cosi dicendo, havea tornate in testa Le redine dorate al corridore:
Sopra gli salta, e lachrymosa e mesta Rimane Hippalca, e spinta dal dolore Minaccia Rodomonte, e gli dice onta Non l'ascolta egli, e su pel poggio monta.
Per quella via dove lo guida il Nano Per trovar Mandricardo e Doralice Gli viene Hippalca dietro di lontano: E lo bestemmia sempre e maledice:
Cio che di questo avvenne altrove e piano Turpin che tutta questa historia dice Fa qui digresso, e torna in quel paese Dove fu dianzi morto il Maganzese.
Dato havea a pena a quel loco le spalle La figliuola d'Amon ch'in fretta gia: Che v'arrivo Zerbin per altro calle Con la fallace vecchia in compagnia,
E giacer vide il corpo ne la valle Del cavallier che non sa gia chi sia: Ma come quel ch'era cortese e pio Hebbe pieta del caso acerbo e rio.
Giaceva Pinabello in terra spento Versando il sangue per tante ferite Ch'esser doveano assai, se piu di cento Spade, in sua morte si fossero unite,
Il cavalier di Scotia non fu lento Per l'orme che di fresco eran scolpite A porsi in avventura: se potea Saper chi l'homicidio fatto havea.
Et a Gabrina dice che l'aspette Che senza indugio a lei fara ritorno, Ella presso al cadavero si mette E fissamente vi pon gliocchi intorno,
Perche se cosa v'ha che le dilette Non vuol ch'un morto in van piu ne sia adorno Come colei che fu tra l'altre note Quanto avara esser piu femina puote.
Se di portarne il furto ascosamente Havesse havuto modo, o alcuna speme, La sopravesta fatta riccamente Gli havrebbe tolta, e le bell'arme insieme,
Ma quel che puo celarsi agevolmente Si piglia, e'l resto fin'al cor le preme, Fra l'altre spoglie un bel cinto levonne E se ne lego i fianchi infra due gonne.
Poco dopo arrivo Zerbin c'havea Seguito in van di Bradamante i passi, Perche trovo il sentier che si torcea In molti rami ch'ivano alti e bassi:
E poco homai del giorno rimanea Ne volea al buio star fra quelli lassi: E per trovare albergo die le spalle Con l'empia vecchia alla funesta valle.
Quindi presso a dua miglia ritrovaro Un gran castel che fu detto Altariva: Dove per star la notte si fermaro Che gia a gran volo inverso il ciel saliva:
Non vi ster molto, ch'un lamento amaro L'orecchie d'ogni parte lor feriva: E veggon lachrymar da tutti gliocchi Come la cosa a tutto il popul tocchi.
Zerbino dimandonne, e gli fu detto Che venut'era al cont'Anselmo aviso, Che fra duo monti in un sentiero istretto Giacea il suo figlio Pinabello ucciso,
Zerbin per non ne dar di se sospetto Di cio si finge nuovo, e abbassa il viso, Ma pensa ben che senza dubbio sia Quel, ch'egli trovo morto in su la via.
Dopo non molto la bara funebre Giunse a splendor di torchi e di facelle, La dove fece le strida piu crebre Con un batter di man gire alle stelle,
E con piu vena fuor de le palpebre Le lachryme inundar per le mascelle, Ma piu de l'altre nubilose, & atre Era la faccia del misero patre.
Mentre apparecchio si facea solenne Di grandi essequie, e di funebri pompe: Secondo il modo & ordine che tenne L'usanza antiqua: e ch'ogni eta corrompe,
Da parte del Signore un bando venne Che tosto il popular strepito rompe, E promette gran premio a chi dia aviso Chi stato sia che glihabbia il figlioucciso
Di voce in voce, e d'una in altra orecchia Il grido e'l bando per la terra scorse, Fin che l'udi la scelerata vecchia Che di rabbia avanzo le Tigri e l'Orse
E quindi alla ruina s'apparecchia Di Zerbino, o per l'odio che gli ha forse O per vantarsi pur: che sola priva D'humanitade, in human corpo viva.
O fosse pur per guadagnarsi il premio. A ritrovar n'ando quel Signor mesto, E dopo un verisimil suo prohemio Gli disse, che Zerbin fatto havea questo:
E quel bel cinto si levo di gremio Che'l miser padre a riconoscer presto Appresso il testimonio e tristo uffitio De l'empia vecchia hebbe per chiaro inditio
E lachrymando al ciel leva le mani Che'l figliuol non sara senza vendetta, Fa circundar l'albergo a i terrazzani, Che tutto'l popul s'e levato in fretta,
Zerbin che gli nimici haver lontani Si crede, e questa ingiuria non aspetta, Dal conte Anselmo che si chiama offeso Tanto da lui, nel primo sonno e preso.
E quella notte in tenebrosa parte Incatenato, e in gravi ceppi messo, Il Sole anchor non ha le luci sparte Che l'ingiusto supplicio e gia commesso,
Che nel loco medesimo si squarte Dove fu il mal c'hanno imputato ad esso: Altra esamina in cio non si facea Bastava che'l Signor cosi credea.
Poi che l'altro matin la bella Aurora L'aer seren fe bianco, e rosso, e giallo, Tutto'l popul gridando mora mora Vien per punir Zerbin del non suo fallo,
Lo sciocco vulgo l'accompagna fuora Senz'ordine chi a piede e chi a cavallo E'l cavallier di Scotia a capo chino Ne vien legato in su'n piccol ronzino.
Ma Dio che spesso gl'Innocenti aiuta Ne lascia mai ch'in sua bonta si fida: Tal difesa gli havea gia proveduta Che non v'e dubbio piu c'hoggi s'uccida
Quivi Orlando arrivo, la cui venuta Alla via del suo scampo gli fu guida Orlando giu nel pian vide la gente Che trahea a morte il cavallier dolente.
Era con lui quella fanciulla, quella Che ritrovo ne la selvaggia grotta Del Re Galego la figlia Issabella In poter gia de malandrin condotta,
Poi che lasciato havea ne la procella Del truculento mar la nave rotta, Quella che piu vicino al core havea Questo Zerbin, che l'alma onde vivea.
Orlando se l'havea fatta compagna Poi che de la caverna la riscosse, Quando costei li vide alla campagna Domando Orlando chi la turba fosse,
Non so diss'egli, e poi su la montagna Lasciolla, e verso il pian ratto si mosse Guardo Zerbino, & alla vista prima Lo giudico Baron di molta stima.
E fattosegli appresso domandollo Perche cagione, e dove il menin preso: Levo il dolente cavalliero il collo E meglio havendo il Paladino inteso,
Rispose ilvero, e cosi ben narrollo Che merito dal Conte esser difeso: Bene havea il conte alle parole scorto Ch'era innocente, e che moriva a torto.
E poi che'ntese che commesso questo Era dal conte Anselmo d'Altariva Fu certo ch'era torto manifesto Ch'altro da quel fellon mai non deriva,
Et oltre accio, l'uno era all'altro infesto Per l'antiquissimo odio che bolliva Tra il sangue di Maganza e di Chiarmonte/ E tra lor eran morti e danni & onte.
Slegate il cavallier (grido) canaglia, (Il Conte a masnadieri) o ch'io v'uccido Chi e costui che si gran colpi taglia? Rispose un che parer volle il piu fido,
Se di cera noi fussimo, o di paglia, E di fuoco egli, assai fora quel grido: E venne contra il Paladin di Francia Orlando contra lui chino la lancia.
La lucente armatura il Maganzese Che levata la notte havea a Zerbino E postasela in dosso, non difese Contro l'aspro incontrar del Paladino,
Sopra la destra guancia il ferro prese L'elmo non passo gia, per ch'era fino Ma tanto fu de la percossa il crollo Che la vita gli tolse e roppe il collo.
Tutto in un corso senza tor di resta La lancia, passo un'altro in mezo'l petto Quivi lasciolla, e la mano hebbe presta A Durindana, e nel drappel piu stretto
A chi fece due parti de la testa A chi levo dal busto il capo netto, Foro la gola a molti, e in un momento, N'uccise, e messe in rotta piu di cento.
Piu del terzo n'ha morto, e'l resto caccia E taglia, e fende, e fiere, e fora, e tronca, Chi lo scudo, e chi l'elmo che lo'mpaccia E chi lascia lo spiedo, e chi la ronca
Chi al lungo chi al traverso il camin spaccia Altri sappiatta in bosco, altri in spelonca, Orlando di pieta questo di privo A suo poter non vuol lasciarne un vivo.
Di cento venti (che Turpin sottrasse Il conto) ottanta ne periro al meno, Orlando finalmente si ritrasse Dove a Zerbin tremava il cor nel seno,
S'al ritornar d'Orlando s'allegrasse Non si potria contare in versi a pieno, Se gli saria per honorar prostato Ma si trovo sopra il ronzin legato.
Mentre ch'Orlando, poi che lo disciolse L'aiutava a ripor l'arme sue intorno, Ch'al capitan de la sbirraglia tolse Che per suo mal se n'era fatto adorno,
Zerbino gliocchi ad Issabella volse Che sopra il colle havea fatto soggiorno, E poi che de la pugna vide il fine Porto le sue bellezze piu vicine.
Quando apparir Zerbin si vide appresso La donna, che da lui fu amata tanto La bella donna che per falso messo Credea sommersa, e n'ha piu volte pianto
Com'un ghiaccio nel petto gli sia messo Sente dentro aggelarsi, e triema alquanto Ma tosto il freddo manca, & in quel loco Tutto s'avampa d'amoroso fuoco.
Di non tosto abbracciarla lo ritiene La riverenza del Signor d'Anglante Perche si pensa e senza dubbio tiene Ch'Orlando sia de la Donzella amante,
Cosi cadendo va di pene in pene E poco dura il gaudio c'hebbe inante Il vederla d'altrui peggio sopporta Che non fe quando udi ch'ella era morta.
E molto piu gli duol che sia in podesta Del cavalliero a cui cotanto debbe Perche volerla a lui levar ne honesta Ne forse impresa facile sarebbe
Nessun altro da se lassar con questa Preda partir senza romor vorrebbe Ma verso il Conte il suo debito chiede Che se lo lasci por su'l collo il piede.
Giunsero taciturni ad una fonte Dove smontaro e fer qualche dimora Trassesi l'elmo il travagliato Conte, Et a Zerbin lo fece trarre anchora,
Vede la Donna il suo amatore in fronte E di subito gaudio si scolora Poi torna come fiore humido suole Dopo gran pioggia all'apparir del Sole.
E senza indugio, e senza altro rispetto Corre alsuo caro amante, e il collo abbraccia E non puo trar parola fuor del petto Ma di lachryme il sen bagna e la faccia,
Orlando attento all'amoroso affetto Senza che piu chiarezza se gli faccia Vide a tutti gl'inditii manifesto Ch'altri esser che Zerbin non potea questo.
Come la voce haver pote Issabella Non bene asciutta anchor l'humida guancia Sol de la molta cortesia favella Che l'havea usata il Paladin di Francia,
Zerbino che tenea questa Donzella Con la sua vita pare a una bilancia Si getta a pie del Conte, e quello adora Come a chi gli ha due vite date a un'hora.
Molti ringratiamenti e molte offerte Erano per seguir tra i cavallieri: Se non udian sonar le vie coperte Da gli arbori di frondi oscuri e neri:
Presti alle teste lor ch'eran scoperte Posero gli elmi, e presero i destrieri: Et ecco un cavalliero e una donzella Lor sopravien, ch'a pena erano in sella.
Era questo guerrier quel Mandricardo Che dietro Orlando in fretta si condusse Per vendicar Alzirdo e Manilardo Che'l Paladin con gran valor percusse,
Quantunque poi lo seguito piu tardo Che Doralice in suo poter ridusse, Laquale havea con un troncon di Cerro Tolta a cento guerrier carchi di ferro
Non sapea il Saracin perho che questo Ch'egli seguia, fosse ilSignor d'Anglante Ben n'havea inditio e segno manifesto Ch'esser dovea gran cavalliero errante,
A lui miro piu ch'a Zerbino, e presto Gliando con gliocchi dal capo alle piante, E i dati contrasegni ritrovando Disse tu se colui ch'io vo cercando.
Sono homai dieci giorni, gli soggiunse, Che di cercar non lascio i tuoi vestigi: Tanto la fama stimolommi e punse Che di te venne al campo di Parigi,
Quando a fatica un vivo sol vi giunse Di mille che mandasti a i regni stygi: E la strage conto che da te venne Sopra i Noritii e quei di Tremisene.
Non fui come lo seppi a seguir lento E per vederti e per provarti appresso: E perche m'informai del guernimento C'hai sopra l'arme, io so che tu sei desso
E se non l'havessi ancho, e che fra cento Per celarti da me ti fossi messo Il tuo fiero sembiante mi faria Chiaramente veder che tu quel sia.
Non si puo (gli rispose Orlando) dire Che cavallier non sii d'alto valore Perho che si magnanimo desire Non mi credo albergasse in humil core,
Se'l volermi veder ti fa venire Vo che mi veggi dentro come fuore, Mi levero questo elmo da le tempie Accio ch'apunto il tuo desire adempie.
Ma poi che ben m'havrai veduto in faccia All'altro desiderio anchora attendi, Resta ch'alla cagion tu satisfaccia Che fa che dietro questa via mi prendi,
Che veggi se'l valor mio si confaccia A quel sembiante fier che si commendi, Hor su (disse il Pagano) al rimanente Ch'al primo ho satisfatto interamente.
Il Conte tuttavia dal capo al piede Va cercando il Pagan tutto con gliocchi, Mira ambi i fianchi: indi l'arcion, ne vede Pender ne qua, ne la, mazze ne stocchi,
Gli domanda di ch'arme si provede S'avvien che con la lancia in fallo tocchi, Rispose quel non ne pigliar tu cura Cosi a molt'altri ho anchor fatto paura.
Ho sacramento di non cinger spada Fin ch'io non tolgo Durindana al Conte: E cercando lo vo per ogni strada Accio piu d'una posta meco sconte,
Lo giurai (se d'intenderlo t'aggrada) Quando mi posi quest'elmo alla fronte Ilqual con tutte l'altr'arme ch'io porto Era d'Hettor, che gia mill'anni e morto.
La spada sola manca alle buone arme Come rubata fu non ti so dire, Hor che la porti il Paladino parme E di qui vien ch'egli ha si grande ardire:
Ben penso se con lui posso accozzarme Fargli il mal tolto hormai ristituire, Cercolo anchor,che vendicar disio Il famoso Agrican genitor mio.
Orlando a tradimento gli die morte Ben so che non potea farlo altrimente: Il Conte piu non tacque, e grido forte E tu e qualunque il dice se ne mente,
Ma quel che cerchi t'e venuto in sorte Io sono Orlando, e uccisil giustamente, E questa e quella spada che tu cerchi Che tua sara se con virtu la merchi.
Quantunque sia debitamente mia Tra noi per gentilezza si contenda: Ne voglio in questa pugna ch'ella sia Piu tua che mia, ma a un'arbore s'appenda,
Levala tu liberamente via S'avvien che tu m'uccida, o che mi prenda: Cosi dicendo Durindana prese, E'n mezo il campo a un'arbuscel l'appese.
Gia l'un da l'altro e dipartito lunge Quanto sarebbe un mezo tratto d'arco: Gia l'uno contra l'altro il destrier punge Ne de le lente redine gli e parco,
Gia l'uno e l'altro di gran colpo aggiunge Dove per l'elmo la veduta ha varco Parveno l'haste al rompersi di gielo E in mille scheggie andarvolando al cielo.
L'una e l'altra hasta e forza che si spezzi Che non voglion piegarsi i cavallieri I cavallier che tornano coi pezzi Che son restati appresso i calci interi,
Quelli che sempre fur nel ferro avezzi Hor come duo villan per sdegno fieri Nel partir acque o termini de prati Fan crudel zuffa di duo pali armati.
Non stanno l'haste a quattro colpi salde E mancan nel furor di quella pugna, Di qua, e di la, si fan l'ire piu calde Ne da ferir lor resta altro che pugna,
Schiodano piastre, e straccian maglie e falde Pur che la man dove s'aggraffi giugna, Non desideri alcun, perche piu vaglia, Martel piu grave, o piu dura tanaglia.
Come puo il Saracin ritrovar sesto Di finir con suo honore il fiero invito? Pazzia sarebbe il perder tempo in questo Che nuoce al feritor piu ch'al ferito,
Ando alle strette l'uno e l'altro, e presto Il Re Pagano Orlando hebbe ghermito Lo stringe al petto, e crede far le prove Che sopra Anteo fe gia il figliol di Giove
Lo piglia con molto impeto a traverso Quando lo spinge, e quando a se lo tira: Et e ne la gran cholera si immerso Ch'ove resti la briglia poco mira,
Sta in se raccolto Orlando, e ne va verso Il suo vantaggio, e alla vittoria aspira, Gli pon la cauta man sopra le ciglia Del cavallo, e cader ne fa la briglia.
Il Saracino ogni poter vi mette Che lo soffoghi, o de l'arcion lo svella Ne gliurti ilConte ha le ginocchia strette Ne i questa parte vuol piegar ne in quella
Per quel tirar che fa il Pagan, constrette Le cingie son d'abandonar la sella, Orlando e in terra e a pena se'l conosce Ch'i piedi ha in staffa e stringe anchor le cosce
Con quel rumor ch'un sacco d'arme cade Risuona il Conte, come il campo tocca , Il destrier c'ha la testa in libertade Quello a chi tolto il freno era di bocca:
Non piu mirando i boschi che le strade Con ruinoso corso si trabocca, Spinto di qua e di la dal timor cieco E Mandricardo se ne porta seco.
Doralice che vede la sua guida Uscir del campo e torlesi d'appresso E mal restarne senza si confida Dietro correndo il suo ronzin gli ha messo
Il Pagan per orgoglio al destrier grida E con mani e con piedi il batte spesso: E come non sia bestia lo minaccia Perche si fermi e tuttavia piu il caccia.
La bestia ch'era spaventosa e poltra Sanza guardarsi a i pie, corre a traverso Gia corso havea tre miglia e seguiva oltra S'un fosso a quel desir non avverso.
Che sanza haver nel fondo, o letto, o coltra Riceve l'uno e l'altro in se riverso: Die Mandricardo in terra aspra percossa Ne perho si fiacco, ne si roppe ossa,
Quivi si ferma il corridore al fine Ma non si puo guidar che non ha freno, Il Tartaro lo tien preso nel crine E tutto e di furore e d'ira pieno
Pensa e non sa quel che di far destine, Pongli la briglia del mio palafreno (La Donna gli dicea) che non e molto Il mio feroce, o sia col freno, o sciolto.
Al Saracin parea discortesia La proferta accettar di Doralice, Ma fren gli fara haver per altra via Fortuna, a suoi disii molto fautrice,
Quivi Gabrina scelerata invia, Che poi che di Zerbin fu traditrice Fuggia come la Lupa, che lontani Oda venire i cacciatori e i cani,
Ella havea anchora indosso la gonnella E quei medesmi giovenil ornati Che furo alla vezzosa damigella Di Pinabel, per lei vestir levati,
Et havea il palafreno ancho di quella De i buon del mondo, e de gliavantaggiati La vecchia sopra il Tartaro trovosse Ch'anchor non s'era accorta che vi fosse.
L'habito giovenil mosse la figlia Di Stordilano e Mandricardo a riso, Vedendolo a colei che rassimiglia A un babuino, a un bertuccione in viso,
Disegna il Saracin torle la briglia Pel suo destriero, e riusci l'aviso Toltogli il morso il palafren minaccia Gli grida, lo spaventa, e in fuga il caccia.
Quel fugge per la selva e seco porta La quasi morta vecchia di paura, Per valli e monti, e per via dritta e torta Per fossi e per pendici alla ventura,
Ma il parlar di costei si non m'importa Ch'io non debba d'Orlando haver piu cura/ Ch'alla sua sella cio ch'era di guasto Tutto ben racconcio sanza contrasto.
Rimonto su'l destriero e ste gran pezzo A riguardar che'l Saracin tormasse Nol vedendo apparir volse da sezzo Egli esser quel ch'a ritrovarlo andasse
Ma come costumato e bene avezzo Non prima il Paladin quindi si trasse, Che con dolce parlar grato e cortese Buona licentia da gli amanti prese.
Zerbin di quel partir molto si dolse Di tenerezza ne piangea Issabella, Voleano ir seco ma il Conte non volse Lor compagni ben ch'era e buona e bella
E con questa ragion se ne disciolse Ch'a guerrier non e infamia sopra quella Che quando cerchi un suo nimic: prenda Compagno che l'aiuti e che'l difenda.
Li prego poi che quando il Saracino Prima ch'in lui, si riscontrasse in loro, Gli dicesser ch'Orlando havria vicino Anchor tre giorni per quel tenitoro,
Ma dopo che sarebbe il suo camino Verso le'nsegne de i bei gigli d'oro Per esser con l'esercito di Carlo, Accio volendol sappia onde chiamarlo.
Quelli promiser farlo volentieri E questa e ogn'altra cosa al suo comando, Feron camin diverso i cavallieri Di qua Zerbino, e di la il conte Orlando:
Prima che pigli il Conte altri sentieri All'arbor tolse, e a se ripose il brando, E dove meglio col Pagan pensosse Di potersi incontrare, il destrier mosse.
Lo strano corso che tenne il cavallo Del Saracin, pel bosco senza via Fece ch'Orlando ando duo giorni in fallo Ne lo trovo ne pote haverne spia,
Giunse ad un rivo che parea crystallo Ne le cui sponde un bel pratel fioria Di nativo color vago e dipinto E di molti e belli arbori distinto.
Il Merigge facea grato l'orezo Al duro armento, & al Pastore ignudo Si che ne Orlando sentia alcun ribrezo Che la corazza havea l'elmo e lo scudo
Quivi egli entro per riposarvi in mezo E v'hebbe travaglioso albergo e crudo E piu che dir si possa empio soggiorno Quell'infelice e sfortunato giorno.
Volgendosi ivi intorno,vide scritti Molti arbuscelli in su l'ombrosa riva, Tosto che fermi v'hebbe gliocchi e fitti Fu certo esser di man de la sua Diva,
Questo era un di quei lochi gia descrtti Ove sovente con Medor veniva Da casa del pastore indi vicina La bella donna del Catai Regina.
Angelica e Medor con cento nodi Legati insieme, e in cento lochi vede, Quante lettere son, tanti son chiodi Co i quali Amore il cor gli punge e fiede
Va col pensier cercando in mille modi Non creder quel ch'al suo dispetto crede, Ch'altra Angelica sia creder si sforza C'habbia scritto il suo nome in quella scorza
Poi dice conosco io pur queste note, Di tal io n'ho tante vedute e lette: Finger questo Medoro ella si puote Forse ch'a me questo cognome mette:
Con tali opinion dal ver remote Usando fraude a se medesmo, stette Ne la speranza il mal contento Orlando Che si seppe a se stesso ir procacciando.
Ma sempre piu raccende e piu rinuova Quanto spenger piu cerca il rio sospetto Come l'incauto augel che si ritrova In ragna o in visco haver dato di petto
Quanto piu batte l'ale e piu si prova Di disbrigar piu vi si lega stretto Orlando viene ove s'incurva il monte A guisa d'arco in su la chiara fonte.
Haveano in su l'entrata il luogo adorno Coi piedi storti hedere e viti erranti: Quivi soleano al piu cocente giorno Stare abbracciati i duo felici amanti
V'haveano i nomi lor dentro e d'intorno Piu che in altro de i luoghi circonstanti Scritti qual con carbone e qual con gesso E qual con punte di coltelli impresso.
Il mesto Conte a pie quivi discese E vide in su l'entrata de la grotta Parole assai, che di sua man distese Medoro havea, che parean scritte allhotta,
Del gran piacer che ne la grotta prese Questa sententia in versi havea ridotta Che fosse culta in suo linguaggio io penso Et era ne la nostra tale il senso,
Liete piante, verdi herbe, limpide acque Spelunca opaca, e di fredde ombre grata: Dove la bella Angelica che nacque Di Galafron, da molti in vano amata,
Spesso ne le mie braccia nuda giacque: De la commodita che qui m'e data, Io povero Medor ricompensarvi D'altro non posso che d'ognihor lodarvi.
E di pregare ogni Signore Amante E Cavalieri, e Damigelle, e ognuna Persona, o paesana, o viandante, Che qui sua volonta meni o Fortuna:
Ch'all'herbe all'ombreall'antro al rio alle piante Dica, benigno habbiate, e sole, e luna, Et de le nymphe il choro, che proveggia Che non conduca a voi pastor mai greggia.
Era scritto in Arabico, che'l Conte Intendea cosi ben come latino, Fra molte lingue e molte, c'havea pronte Prontissima havea quella il Paladino,
E gli schivo piu volte,e danni,& onte Che si trovo tra il popul Saracino, Ma non si vanti se gia n'hebbe frutto Ch'un danno hor n'ha, che puo scontargli iltutto
Tre volte, e quattro, e sei, lesse lo scritto Quello infelice, e pur cercando in vano Che non vi fosse quel che v'era scritto E sempre lo vedea piu chiaro e piano,
Et ogni volta in mezo il petto afflitto Stringersi il cor sentia con fredda mano, Rimase al fin con gliocchi e con la mente Fissi nel sasso, al sasso indifferente.
Fu allhora per uscir del sentimento Si tutto in preda del dolor si lassa: Credete a chi n'ha fatto esperimento Che questo e'l duol che tutti glialtra passa,
Caduto gliera sopra il petto il mento, La fronte priva di baldanza e bassa, Ne pote haver (che'l duol l'occupo tanto) Alle querele voce, o humore al pianto.
L'impetuosa doglia entro rimase Che volea tutta uscir con troppa fretta: Cosi veggian restar l'acqua nel vase Che largo il ventre e la bocca habbia stretta
Che nel voltar che si fa in su la base L'humor che vorria uscir tanto s'affretta E ne l'angusta via tanto s'intrica Ch'agoccia a goccia fuore esce a fatica.
Poi ritorna in se alquanto, e pensa come Possa esser che non sia la cosa vera, Che voglia alcun cosi infamare il nome De la sua Donna, e crede, e brama, e spera
O gravar lui d'insoportabil some Tanto di gelosia che se ne pera, Et habbia quel, sia chi si voglia stato, Molto la man di lei bene imitato.
In cosi poca in cosi debol speme Sveglia gli spirti e gli rifranca un poco, Indi al suo Brigliadoro il dosso preme, Dando gia il Sole alla Sorella loco:
Non molto va, che da le vie supreme De'i tetti, uscir vede il vapor del fuoco, Sente cani abbaiar, muggiare armento Viene alla villa, e piglia alloggiamento.
Languido smonta e lascia Brigliadoro A un discreto garzon che n'habbia cura Altri il disarma,altri gli sproni d'oro Gli leva, altri a forbir va l'armatura,
Era questa la casa, ove Medoro Giacque ferito, e v'hebbe alta avventura: Corcarsi Orlando e non cenar domanda Di dolor satio e non d'altra vivanda.
Quanto piu cerca ritrovar quiete Tanto ritrova piu travaglio e pena, Che del'odiato scritto ogni parete Ogni uscio ogni finestra, vede piena
Chieder ne vuol, poi tien le labra chete Che teme non si far troppo serena Troppo chiara la cosa, che di nebbia Cerca offuscar perche men nuocer debbia.
Poco gli giova usar fraude a se stesso Che senza domandarne e chi ne parla: Il pastor che lo vede cosi oppresso Da sua tristitia, e che voria levarla,
L'historia nota a se, che dicea spesso Di quei duo amanti a chi volea ascoltarla, Ch'a molti dilettevole fu a udire Glincomincio senza rispetto a dire.
Come esso a prieghi d'Angelica bella Portato havea Medoro alla sua villa, Ch'era ferito gravemente, e ch'ella Curo la piaga, e in pochi di guarilla,
Ma che nel cor d'una maggior di quella Lei feri Amor, e di poca scintilla L'accese tanto e si cocente fuoco Che n'ardea tutta: e non trovava loco,
E sanza haver rispetto ch'ella fusse Figlia del maggiorRe c'habbia il Levante Da troppo amor constretta si condusse A farsi moglie d'un povero fante,
All'ultimo l'historia si ridusse Che'l pastor fe portar la gemma inante, Ch'alla sua dipartenza per mercede Del buono albergo Angelica gli diede.
Questa conclusion fu la secure Che'l capo aun colpo gli levo dal collo, Poi che d'innumerabil battiture Si vide il manigoldo Amor satollo,
Celar si studia Orlando il duolo, e pure Quel gli fa forza, e male asconder pollo, per lachryme e suspir da bocca e d'occhi convien voglia o non voglia al fin che scocchi
Poi ch'allargare il freno al dolor puote Che resta solo e senza altrui rispetto, Giu da gliocchi rigando per le gote Sparge un fiume di lachryme su'l petto,
Sospira e geme, e va con spesse ruote Di qua di la tutto cercando il letto, E piu duro ch'un Sasso, e piu pungente Che se fosse d'urtica, se lo sente.
In tanto aspro travaglio gli soccorre Che nel medesmo letto in che giaceva, L'ingrata donna venutasi a porre Col suo drudo piu volte esser doveva,
Non altrimenti hor quella piuma abbhorre Ne con minor prestezza se ne leva Che de l'herba il villan, che s'era messo Per chiuder gliocchi: e vegga il serpe appresso
Quel letto, quella casa, quel pastore Immantinente in tant'odio gli casca, Che senza aspettar Luna, o che l'Albore Che va dinanzi al nuovo giorno, nasca,
Piglia l'arme e il destriero, & esce fuore Per mezo il bosco alla piu oscura frasca E quando poi gli e aviso d'esser solo Con gridi & urli apre le porte al duolo.
Di pianger mai, mai di gridar non resta Ne la notte nel di si da mai pace, Fugge cittadi, e borghi, e alla foresta Su'l terren duro al discoperto giace,
Di se si maraviglia c'habbia in testa Una fontana d'acqua si vivace, E come sospirar possa mai tanto, E spesso dice a se cosi nel pianto.
Queste non son piu lachryme che fuore Stillo da gliocchi con si larga vena, Non suppliron le lachryme al dolore Finir, ch'a mezo era il dolore a pena,
Dal fuoco spinto hora il vitale humore Fugge per quella via ch'a gliocchi mena Et e quel che si versa, e trarra insieme E'l dolore, e la vita all'hore estreme.
Questi ch'inditio fan del mio tormento Sospir non sono, ne i sospir son tali, Quelli han triegua talhora, io mai non sento Che'l petto mio men la sua pena eshali,
Amor che m'arde il cor fa questo vento Mentre dibatte intorno al fuoco l'ali , Amor con che miracolo lo fai? Che'n fuoco il tenghi e nol consumi mai?
Non son,non sono io quel, che paio in viso Quel ch'era Orlando emorto, & e sotterra La sua Donna ingratissima l'ha ucciso Si,mancando di fe, gli ha fatto guerra,
Io son lo spirto suo da lui diviso Ch'in questo inferno tormentandosi erra Accio con l'ombra sia, che sola avanza, Esempio a chi in Amor pone speranza.
Pel bosco erro tutta la notte il Conte E allo spuntar della diurna fiamma Lo torno il suo destin sopra la fonte Dove Medoro insculse l'epigramma,
Veder l'ingiuria sua scritta nel monte L'accese si, ch'in lui non resto dramma Che non fosse odio, rabbia, ira, e furore Ne piu indugio che trasse il brando fuore
Taglio lo scritto e'l sasso, e sin'al cielo A volo alzar fe le minute schegge: Infelice quell'antro, & ogni stelo In cui Medoro e Angelica si legge,
Cosi restar quel di, ch'ombra ne gielo A pastor mai non daran piu, ne a gregge E quella fonte gia si chiara e pura Da cotanta ira tu poco sicura.
Che rami, e ceppi, e tronchi, e sassi, e zolle Non cesso di gittar ne le bell'onde Fin che da sommo ad imo si turbolle Che non furo mai piu chiare ne monde:
E stanco al fin', e al fin di sudor molle Poi che la lena vinta non risponde Allo sdegno, al grave odio, all'ardente ira Cade su'l prato e verso il ciel sospira.
Afflitto e stanco al fin cade ne l'herba E ficca gliocchi al cielo e non fa motto: Senza cibo e dormir cosi si serba Che'l Sole esce tre volte, e torna sotto,
Di crescer non cesso la pena acerba Che fuor del senno al fin l'hebbe condotto, Il quarto di da gran furor commosso E maglie, e piastre si straccio di dosso.
Qui riman l'elmo, e la riman lo scudo Lontan gli arnesi, e piu lontan l'usbergo: L'arme sue tutte in somma vi concludo Havean pel bosco differente albergo,
E poi si squarcio i panni, e mostro ignudo L'hispido ventre, e tutto'l petto e'l tergo, E comincio la gran follia, si horrenda Che de la piu non sara mai ch'intenda.
In tanta rabbia in tanto furor venne Che rimase offuscato in ogni senso, Di tor la spada in man non gli sovenne Che fatte havria mirabil cose penso,
Ma ne quella, ne scure, ne bipenne Era bisogno al suo vigore immenso, Quivi fe ben de le sue prove eccelse Ch'un alto pino al primo crollo svelse.
E svelse dopo il primo altri parecchi Come fosser finocchi, ebuli, o aneti E fe il simil di querce e d'olmi vecchi Di faggi e d'orni, e d'illici, e d'abeti:
Quel ch'un'ucellator che s'apparecchi Il campo mondo fa per por le reti De i giunchi e de le stoppie e de l'urtiche Facea de cerri, e d'altre piante antiche.
I pastor che sentito hanno il fracasso Lasciando il gregge sparso alla foresta Chi di qua, chi di la, tutti a gran passo Vi vengono a veder che cosa e questa:
Ma son giunto a quel segno ilqual s'io passo Vi potria la mia historia esser molesta Et io la vo piu tosto diferire Che v'habbia per lunghezza a fastidire.
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