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1474–1533

Canto .XXII.

Ludovico Ariosto

cHi mette il pie su lamorosa pania cerchi ritrarlo: & non v inveschi lale che non e in somma Amor se non insania a giuditio de savi universale

& se ben come Orlando ognun non smania suo furor mostra a qualche altro segnale et quale e di pazzia segno piu expresso che per cercar altrui perder se stesso?

Varii gli effetti son: ma la pazzia e tutt una perho: che li fa uscire e come una gran selva: ove la via conviene a forza a chi vi va fallire

chi su: chi giu: chi qua: chi la travia per concludere in somma io vi vuo dire a chi in amor se invecchia oltra ogni pena ch il ceppo si conviene: & la catena

Ben mi si potria dir: frate tu vai laltrui mostrando: & non vedi il tuo fallo io vi rispondo: che comprendo assai hor che di mente ho lucido intervallo

et ho gran cura: & spero farlo hormai di riposarmi: & lasciar glialtri in ballo ma come vorrei presto far nol posso chel male e penetrato in sino all osso

Signori in laltro canto io vi dicea chel forsennato & furioso Orlando trattesi larme & sparse al campo havea squarciati i panni: & via gittato il brando

svelte le piante & risonar facea li cavi sassi & lalte selve: quando alcun pastori al suon trasse in quel lato lor stella: o qualche lor grave peccato

Come videro il stolto & le gran pruove ch erano inditio di sua forza estrema vorrebbono esser capitati altrove che del futuro male haveano tema

egli li vede & contra lor si muove uno ne piglia: & de la testa il scema con la facilita: che torria alcuno dal arbor pome o vago fior dal pruno

Per una gamba il grave tronco prese & quello uso per mazza adosso al resto in terra un paio addormentato stese ch al novissimo di forse fia desto

gli altri sgombraro subito il paese chebbono il piede: e il buono aviso presto non saria stato il pazzo al seguir lento se non ch era gia volto al loro armento

Li agricultori accorti a gli altrui exempli lascian nei campi aratri & marre & falci chi monta su le case: & chi su i templi poi che non son sicuri Olmi ne Salci

onde lhorrenda furia si contempli cha pugni: ad urti: a morsi: a graffi: e a calci cavalli & buoi rompe: fraccassa & strugge & ben e corridor chi da lui fugge

Gia potreste sentir come ribombe lalto rumor ne le propinque ville durli de corni: & rusticane trombe et piu che daltro il spesso suon di squille

et con spuntoni: et archi: & spiedi: et frombe veder dai monti sdrucciolarne mille & altritanti andar da basso ad alto per fare al pazzo un villanesco assalto

Qual venir suol nel salso lito londa mossa dal austro che a principio scherza che maggior de la prima: e la seconda et con piu forza poi segue la terza

et ogni volta piu lhumore abonda et piu nel steril pian stende la sferza tal contra Orlando lempia turba cresce che giu da balze scende: & di valli esce

Fece morir dieci persone & diece che senza ordine alcun gli andaro in mano et questo chiaro experimento fece ch era assai piu sicur starne lontano

trar sangue da quel corpo a nessun lece che lo fere & percuote il ferro in vano al Conte il Re del ciel tal gratia diede per porlo a guardia di sua santa fede

Era a periglio di morire Orlando se fusse di morir stato capace potea imparar ch era a lasciar il brando & poi voler senzarme essere audace

la turba gia se andava ritirando vedendo ogni suo colpo uscir fallace si trasse al fine Orlando sotto un tetto ch apena il fiato haver potea dal petto

Dentro non vi trovo piccol ne grande chel borgo ognun per tema havea lasciato vi erano in copia povere vivande convenienti a un pastorale stato

senza scernere il pane da le giande dal digiuno & dal impeto cacciato le mani e il dente lascio andar di botto in quel che trovo prima o crudo o cotto

Et quindi errando per tutto il paese dava la caccia a gli huomini e alle fere & scorrendo pei boschi talhor prese li capri snelli: & le damme leggiere

spesso con Orsi & con Cingial contese & con man nude li pose a giacere & di lor carne con tutta la spoglia piu volte il ventre empie con fiera voglia

Di qua: di la: di su: di giu discorre per tutta Francia: e un giorno a un ponte arriva sotto cui largo & pieno di acqua corre un fiume dala & spaventosa riva

edificato acanto havea una torre che dognintorno assai lontan scopriva quel che fe quivi havete altrove a udire che di Zerbin mi convien prima dire

Zerbino poi ch Orlando fu partito dimoro alquanto: & poi prese il sentiero chel Paladino inanzi gli havea trito et mosse a passo lento il suo destriero

non credo che duo miglia ancho fusse ito che trar vide legato un cavalliero sopra un ronzino: e in luno e in laltro lato la guardia haver dun cavallier armato

Zerbin questo prigion connobbe tosto che gli fu appresso: & cosi fe Issabella era Odorico il biscaglin: che posto fu come lupo a guardia de lagnella

lhavea a tutti gli amici suoi preposto Zerbino in confidargli la donzella sperando che la fede che nel resto sempre havea havuta: havesse anchora in questo

Come era apunto quella cosa stata venia Issabella raccontando allhotta come nel palischermo fu salvata prima chavesse il mar la nave rotta

la forza che le havea Odorico usata & come tratta poi fusse alla grotta ne giunto era ancho al fin questo sermone che trarre il malfattor vider prigione

Li dui ch in mezo havean preso Odorico dIssabella notitia hebbeno vera & si avisaro esser di lei lamico e il Signor lor: colui che appresso lera

ma piu perche nel scudo il segno antico vider dipinto de sua stirpe altiera & trovar poi: che affisar meglio al viso che s era al vero apposto il loro aviso

Saltaro a piedi & con le aperte braccia correndo se ne andar verso Zerbino & labbracciar dove il maggior se abbraccia col capo nudo: & col ginocchio chino

Zerbin guardando luno & laltro in faccia vide esser lun Corebo il biscaglino Almonio laltro: ch egli havea mandato con Odorico in sul naviglio armato

Almonio disse: poi che piace a Dio (la sua merce) che sia Issabella teco ben mi posso pensar che Signor mio nulla di nuovo alle tue orechie arreco

si vuo dir la cagion che questo rio cosi legato fa che vedi meco che da costei che piu senti loffesa apunto havrai tutta la historia intesa

Come dal traditor io fui schernito quando da se levommi: saper dei et come poi Corebo fu ferito ch a difender se havea tolto costei

ma quanto al mio ritorno sia seguito ne veduto ne inteso fu da lei si che lhabbia potuto riferire di questa parte dunque io ti vuo dire

Da la cittade al mar ratto io veniva con cavalli ch in fretta havea trovati sempre con gliocchi intenti se io scopriva venir costor cha drieto eran restati

io vengo inanzi: io vengo in su la riva del mare: alluogo ove io gli havea lasciati io guardo: ne di loro altro ritruovo che ne larena alcun vestigio nuovo

La pesta seguitai che mi condusse nel bosco fier: ne molto adentro fui che dove il suon lorecchie mi percusse giacere in terra ritrovai costui

gli dimandai che de la donna fusse che d Odorico: et chi havea offeso lui et molto andai: poi che la cosa seppi: cercando il traditor per quelli greppi

Molto aggirando vommi: & per quel giorno altro vestigio ritrovar non posso dove giacea Corebo al fin ritorno che fatto appresso havea il terren si rosso

che poco piu che vi facea soggiorno gli seria stato di bisogno il fosso & gli becchini: piu per sotterrarlo che li medici e il letto per sanarlo

Dal bosco alla citta feci portallo & posi in casa duno hostier mio amico che fatto sano in poco termine hallo per cura et arte dun chirurgo antico

poi darme proveduti: & di cavallo Corebo & io cercammo dOdorico che in corte del Re Alfonso di Biscaglia trovammo: et quivi fui seco a battaglia

La giustizia del Re: che il loco franco de la pugna mi diede et la ragione et oltra la ragion la Fortuna ancho che spesso la vittoria: ove vuol pone

mi giovar si: che di me pote manco il traditore: onde fu mio prigione il Re: udito il gran fallo: mi concesse poterlo trarre ovunque mi piacesse

Non lho voluto uccider: ne lasciarlo ma come vedi trarloti in catena perche vuo ch a te stia di giudicarlo se morir o tener si deve in pena

lhavere inteso ch eri appresso a Carlo e il desir di trovarti: qui mi mena ringratio Dio che mi fa in questa parte dove lo speravo meno: hor ritrovarte

Ringratiolo ancho che la tua Issabella io vegho (& non so come) che teco hai di cui (per opra del fellon) novella pensai che non havessi ad udir mai

Zerbino ascolta Almonio: & non favella fermando gliocchi in Odorico assai non si per odio come che glincresce ch a si mal fin tanta amicitia gli esce

Finito chebbe Almonio il suo sermone Zerbin riman gran pezzo sbigotito che chi dognaltro men ne havea cagione si expressamente il possa haver tradito

ma poi che duna lunga ammiratione fu sospirando finalmente uscito al prigion dimando se fusse vero quel: chavea di lui detto il cavalliero

Il disleal con le ginocchia in terra lascio cadersi: & disse Signor mio: ognun che vive al mondo pecca & erra ne differisce in altro il buono e il rio

se non che luno e vinto ad ogni guerra che gli vien mossa da un piccol disio laltro ricorre all arme: & se difende ma sel nimico e forte ancho ei si rende

Se tu m havessi posto alla difesa duna tua rocca: & ch al primiero assalto alzate havessi senza far contesa de gli nimici le bandiere in alto

di vilta o tradimento che piu pesa mi si potrebbe por su gli occhi un smalto ma s io cedessi a forza: son ben certo che biasmo non havrei: ma gloria & merto

Quanto ha havuto inimico piu possente tanto chi perde ha piu accettabil scusa mia fe guardar dovea non altrimente ch una fortezza dognintorno chiusa

cosi con quanto senno & quanta mente da la somma prudentia mi fu infusa io mi sforzai guardarla: ma al fin vinto da intolerando assalto ne fui spinto

Cosi disse Odorico: & poi soggiunse che fora lungo a ricontarvi il tutto mostrando che gran stimolo lo punse & non per lieve sferza s era indutto

se mai per prieghi ira di cor si emunse s humilta di parlar fece mai frutto quivi far la dovea: che cio che muova di cor durezza: hora Odorico truova

Pigliar di tanta ingiuria alta vendetta tra il si Zerbino e il no: si sta confuso il vedere il demerito: lo alletta a far che sia il fellon di vita excluso

il ricordarsi lamicitia stretta ch era stata tra lor per si lungo uso con lacqua di pieta laccesa rabbia nel cor gli spegne et vuol che merce ne habbia

Mentre stava cosi Zerbino in forse di liberare o di menar captivo o pur il disleal da gliocchi torse per morte: o pur tenerlo in pena vivo

quivi rignando il palafreno corse che Mandricardo havea di briglia privo & vi porto la vecchia: che vicino a morte dianzi havea tratto Zerbino

El caval che sentito di lontano havea questaltri era tra lor venuto & la vecchia portavi ch invano venia piangendo & dimandando aiuto

come Zerbin lei vide: alzo la mano al ciel: che si benigno gliera suto che datogli in arbitrio havea li dui che soli odiati esser dovean da lui

Zerbin fa ritener la mala vecchia tanto che pensi quel che farne deve tagliar le pensa luna & laltra orecchia col naso: & gli par poi la pena lieve

gli par meglio se un pasto ne apparecchia se li avoltori e i corvi ne riceve punition diversa tra se volve & cosi finalmente se rivolve

Si volse alli compagni: & disse io sono di lasciar vivo il disleal contento che se intutto non merita perdono non merita ancho si crudel tormento

che viva & che slegato sia gli dono perho che esser dAmor la colpa sento & per scusa accettabile se admette quando in Amor la colpa si reflette

Amor ha volto sottosopra spesso senno piu saldo che non ha costui et ha condotto a via maggiore excesso di questo ch oltraggiato ha tutti nui

ad Odorico debbe esser rimesso punito esser debbo io: che cieco fui cieco a dargline impresa: & non por mente chel fuoco arde la paglia facilmente

Poi mirando Odorico: io vuo che sia (gli disse) del tuo error la penitenza che la vecchia habbi un anno in compagnia ne di lasciarla mai ti sia licenza

ma notte & giorno: o tu ne vada o stia un hora mai non te ne truovi senza & sin a morte sia da te difesa contra ciascun che voglia farle offesa

Vuo: se da lei ti sera commandato: che pigli contra ognun contesa & guerra vuo in questo tempo che tu sia ubligato tutta Francia cercar di terra in terra

cosi dicea Zerbin: che pel peccato meritando Odorico andar sotterra: questo era porli inanzi unalta fossa che fia gran sorte: che schivar la possa

Haveva & donne & cavallier traditi la vecchia: e in mille modi offesi tanti che chi sera con lei: non senza liti potra passar de cavallieri erranti

cosi di par seranno ambo puniti ella de soi commessi errori tanti egli di torne la difesa a torto ne molto potra andar che non sia morto

Di dover servar questo: Zerbin diede ad Odorico un giuramento forte con patto che se mai rompe la fede & ch inanzi gli capiti per sorte

senza udir prieghi: e haverne piu mercede lo debbia far morir di cruda morte ad Almonio & Corebo poi rivolto fece Zerbin: che fu Odorico sciolto

Corebo consentendo Almonio sciolse il traditore al fin: ma non infretta ch all uno e allaltro esser turbato dolse da si desiderata sua vendetta

quindi partissi il disleale: & tolse in compagnia la vecchia maledetta non si legge in Turpin che ne avenisse ma vidi gia uno author: che piu ne scrisse

Scrive lauthore: il cui nome mi taccio: che non furo lontani una giornata che per torse Odorico quello impaccio contra li patti & ogni fede data

al collo di Gabrina gitto un laccio & che ad un olmo la lascio impiccata & chindi a un anno (ma non dice il loco) Almonio a lui fece il medesmo giuoco

Zerbin che drieto era venuto all orma del Paladin: ne perder la vorrebbe: manda a dar di se nuove alla sua torma che star senza gran dubbio non ne debbe

Almonio manda: & di piu cose informa che lungo il tutto a ricontar sarebbe Almonio manda: e a lui Corebo appresso: ne tien fuor che Issabella: altri con esso

Tant era lamor grande che Zerbino & non minor del suo: quel che Issabella portava al virtuoso Paladino: tanto il desir dintender la novella

ch egli havesse trovato il Saracino che da caval lo trasse con la sella che non voleano uscir di quei contorni se non dopo il successo di tre giorni

Il termine che Orlando aspettar disse il cavallier ch anchor non porta spada non e alcun luogo dove il Conte gisse che Zerbin pel medesimo non vada

giunse al fin tra quegli arbori che scrisse lingrata donna: un poco fuor di strada & con la fonte et col vicino sasso tutti li ritruovo messi in fracasso

Vede in lherba non sa che luminoso & truova la corazza esser del Conte & truova lelmo poi: non quel famoso ch armo gia il capo allAphricano Almonte

il caval ne la selva piu nascoso sente annitrire: & lieva al suon la fronte & vede Brigliador pascer per lherba che da larcion pendente il freno serba

Durindana cerco per la foresta & ritrovolla senza il fodro starse trovo: ma in pezzi: anchor la sopravesta ch in cento lochi il miser Conte sparse

Issabella et Zerbin con faccia mesta stanno mirando & non san che pensarse pensar potrian tutte le cose: excetto che fusse Orlando fuor del intelletto

Se di sangue vedessino una goccia creder potrian: che fusse stato morto intanto lungo la corrente doccia vider venire un pastorello smorto

costui pur dianzi havea di su la roccia lalto furor de linfelice scorto come larme gitto squarciossi i panni pastori uccise: & fe mill altri danni

Costui richiesto da Zerbin: gli diede vera information di tutto questo Zerbin si maraviglia: e a pena il crede et tuttavia ne ha inditio manifesto

sia come vuole egli discende a piede pien di pietade: & suspiroso et mesto & ricogliendo da diversa parte le reliquie ne va ch erano sparte

Del palafren discende ancho Issabella & va quell arme riducendo insieme ecco lor sopraviene una donzella dolente in vista: & di cor spesso geme

se mi dimanda alcun chi sia: perche ella cosi saffligge: et che dolor la preme: io gli rispondero: che e Fiordiligi ch in van del suo amator cerca vestigi

Da Brandimarte senza farle motto lasciata fu ne la citta di Carlo dov ella laspetto sei mesi o d otto & quando al fin non vide ritornarlo

da un mar all altro si mise: fin sotto Pyrene & lalpe: & per tutto a cercarlo lando cercando in ogni parte: fuore ch al palazzo dAthlante incantatore

Se fusse stata a quell hostel dAthlante veder lhavria potuto andar errando con Gradasso: Ruggiero: & Bradamante et con Ferau prima & con Orlando

ma poi che caccio Astolfo il Negromante col suono del corno horribile et mirando Brandimarte torno verso Parigi: ma non sapea gia questo fiordiligi

Come io vi dico sopraggiunta a caso alli duo amanti Fiordiligi bella connobbe larme: & Brigliador rimaso senza il patrone: & col freno alla sella

vide con gliocchi il miserabil caso et nhebbe per udita ancho novella che certamente il pastorel narrolle che veduto havea Orlando correr folle

Quivi Zerbin tutte raguna larme & ne fa come un bel tropheo sun pino & volendo vietar che non se ne arme cavallier del paese o peregrino

scrive nel verde ceppo in breve carme armatura dOrlando paladino come volesse dir: nessun la muova che star non possa con Orlando a pruova

Finito chebbe la lodevol opra tornava a rimontar il suo destriero & ecco Mandricardo arrivar sopra che visto ha il piu di quelle spoglie altiero

lo priegha che la cosa gli discopra & quel gli narra come ha inteso il vero allhora il Re pagan lieto non bada che viene al pino: & se ne tol la spada

Dicendo alcun non me ne puo riprendere non e pur hoggi ch io lho fatta mia & lo possesso giustamente prendere ne posso in ogni parte ovunque sia

Orlando che temea quella difendere s ha finto pazzo: & la gittata via ma quando sua vilta pur cosi excusi non fara chio le mie ragion non usi

Zerbino a lui gridava non la torre o pensa non la haver senza questione se togliesti cosi larme di Hettorre tu le hai di furto piu che di ragione

senza altro dir lun sopra laltro corre d animo & di virtu gran paragone di cento colpi gia ribomba il suono e a pena intrati in la battaglia sono

Di prestezza Zerbin pare una fiamma a torsi ovunque Durindana cada di qua di la saltar come una damma fa il suo destrier: dove e miglior la strada

& ben convien che non ne perda dramma ch un tratto che lo colga quella spada lo puo mandar fra li amorosi pirti ch empion la selva degli om rosi myrti

Come il veloce can che il porco assalta che fuor del gregge errar vegha ne campi lo va aggirando: & quinci &e quindi salta & quello attende ch una volta inciampi

cosi se vien la spada o bassa o d alta sta mirando Zerbin Come ne scampi come la vita: et lhonor salvi a un tempo tien sempre locchio: et fere: et fugge a tempo

Da l altra parte ovunque il Saracino la fiera spada vibra: o piena: o vota sembra fra due montagne un vento alpino ch una frondosa selva il marzo scuota

chora la caccia a terra a capo chino hora i spezzati rami in aria ruota ben che Zerbin piu colpi & fuggia et schivi non puo schivar al fin ch un non gli arrivi

Al fin schivar non puote un gran fendente che tra la spada e il scudo entra sul petto grosso lusbergo: et grossa parimente era la piastra: e il panziron perfetto

pur non gli steron contra: et ugualmente alla spada crudel dieron ricetto quella taglio calando cio che prese la corazza et larcion fin su larnese

E se non che fu scarso il colpo alquanto pel mezo lo fendea come una canna ma penetra nel vivo a pena tanto che poco piu che la pelle gli danna

la non profunda piaga: e lunga quanta non si misureria con una spanna le lucide arme il caldo sangue irriga per sino al pie di rubiconda riga

Cosi talhor da un bel purpureo nastro ho veduto partir tela dargento da quella bianca man piu ch alabastro da cui partir il cor spesso mi sento

quivi poco a Zerbin val esser mastro di guerra: & haver forza & piu ardimento che di finezza darme: & di possanza il Re di Tartaria troppo lo avanza

Fu questo colpo del Pagan maggiore in apparenza che fusse in effetto tal che Issabella se ne sente il core fender per mezo in lo aggiacciato petto

Zerbin pien d ardimento & di valore tutto se infiamma dira & di dispetto et quanto piu ferire a due man puote in mezo lelmo il Tartaro percuote

Quasi sul collo del caval piegosse per laspra botta il Saracin superbo & quando lelmo senza incanto fosse partito il capo gli havria il colpo acerbo

con poco differir ben vendicosse ne disse a unaltra volta io te la serbo et la spada gli alzo verso lelmetto sperandosi tagliarlo in sino al petto

Zerbin che tenea locchio ove la mente presto il caval alla man destra volse ma non pote fuggir cosi agilmente che Mandricardo in sul scudo lo colse

da sommo ad imo lo parti ugualmente et di sotto il braccial ruppe & disciolse et lo feri nel braccio: & poi larnese spezzolli: e ne la coscia gli discese

Zerbin di qua di la cerca ogni via ne mai di quel che vuol cosa gli aviene che larmatura sopra cui feria un piccol segno pur non ne ritiene

da laltra parte il Re di Tartaria sopra Zerbino a tal vantaggio viene che lha ferito in sette parti o in otto toltogli il scudo & mezo lelmo rotto

Quel tuttavia piu va perdendo il sangue manca la forza: e anchor par che nol senta el vigoroso cor che nulla langue val si: chel debol corpo ne sustenta

sua donna in tanto pallida & exangue piangendo a Doralice se appresenta & la priega: & le supplica per dio che partir voglia il fiero assalto & rio

Cortese come bella Doralice ne ben sicura come il fatto segua fa volentier quel che Issabella dice & dispone il suo amante a pace & triegua

cosi a prieghi de laltra lira ultrice di cor fugge a Zerbino: & si dilegua & egli ove a lei par piglia la strada senza finir la impresa de la spada

Fiordiligi che mal vede difesa la buona spada del misero Conte tacita duolsi: & tanto le ne pesa che d ira piange: & battesi la fronte

vorria haver Brandimarte a quella impresa & se mai lo ritruova & gli lo conte non crede poi che Mandricardo vada lunga stagion altier di quella spada

Fiordiligi cercando pure in vano va Brandimarte suo matino & sera & fa camin da lui molto lontano da lui che gia tornato a parigi era

ella tanto vago per monte & piano che giunse: ove al passar duna rivera vide & connobbe il stolto Paladino ma dician quel che avenne di Zerbino

Chel lasciar Durindana: si gran fallo gli par: che piu dogni altro mal glincresce quantunque a pena star possa a cavallo pel molto sangue che gli e uscito & esce

hor poi che dopo non troppo intervallo cessa con lira il caldo: il dolor cresce cresce il dolor si impetuosamente che mancarsi la vita se ne sente

Per debolezza piu non potea gire siche fermossi appresso una fontana non sa che fare: o che si debbia dire per aiutarlo la donzella humana

sol di disagio lo vede morire che quindi e troppo ogni citta lontana dove in quel punto al medico ricorra che per pietade: o premio gli soccorra

Ella non sa se non in van dolersi chiamar fortuna: e il ciel empio & crudele perche ahi lassa (dicea) non mi summersi quando levai nel ocean le vele

Zerbin che i languidi occhi ha in lei conversi sente piu doglia che ella si querele che de la passion tenace & forte che lha condutto hormai vicino a morte

Cosi cor mio vogliate le diceva dopo chio saro morto amarmi anchora come solo il lasciarvi e che mi aggreva qui senza guida: & non gia perche io mora

che se in sicura parte mi accadeva finir de la mia vita lultima hora lieto & contento & fortunato a pieno morto sarei: poi chio vi moro in seno

Ma poi chel mio destino iniquo & duro vol chio vi lasci: & non so in man di cui per questa bocca: e per questi occhi giuro per queste chiome onde allacciato fui

che disperato in lo profondo oscuro vo de lo inferno: ove il pensar di vui chabbia cosi lasciata: assai piu ria sera dognaltra pena che vi sia

A questo la mestissima Issabella declinando la faccia lachrymosa & congiungendo la sua bocca a quella di Zerbin languidetta come rosa

rosa non colta in sua stagion: si ch ella impallidisca in la siepe spinosa disse non vi pensate gia mia vita far senza me questa ultima partita

Di cio cor mio nessun timor vi tocchi chio vuo seguirvi o in cielo o ne lo inferno convien ch un spirto: & laltro insieme scocchi insieme vada: insieme stia in eterno

non si presto vedro chiudervi gliocchi o che me uccidera il dolor interno o se quel non puo tanto: io vi prometto con questa spada hoggi passarmi il petto

De corpi nostri ho anchor non poca speme che me morti che vivi habbian ventura quivi alcun forse venira: ch insieme mosso a pieta gli porra in sepoltura

cosi dicendo: le reliquie estreme del vital spirto che morte le fura ne va cogliendo con le labra meste fin che una minima aura ve ne reste

Zerbin la debol voce riforzando disse: io vi prego & supplicio mia Diva per quel amor che mi mostraste: quando per me lasciaste la paterna riva

& se commandar posso: io vel commando che fin che piaccia a Dio restiate viva ne mai per caso poniate in oblio che quanto amar si puo v habbia amato io

Dio vi provedera daiuto forse per liberarvi da ogni atto villano come fe quando alla spelonca torse per indi trarvi: il Senator Romano

cosi (la sua merce) gia vi soccorse nel mare: & contra il Biscaglin profano & se pur averra che poi si deggia morire allhora il minor mal si elleggia

Non credo che queste ultime parole potesse exprimer si: che fusse inteso & fini come il debol lume suole cui cera manchi: o daltro in che sia acceso

chi potra dir a pien come si duole poi che si vede pallido & disteso la giovanetta: & freddo come giaccio il suo caro Zerbin restare in braccio

Sopra il sanguigno corpo se abbandona & di copiose lachryme lo bagna & stride si: ch intorno ne risuona a molte miglia il bosco & la campagna

ne alle guancie ne al petto si perdona che luno & laltro non percuota & fragna & straccia a torto leauree crespe chiome chiamando sempre in van lo amato nome

In tanta rabbia: in tal furor summersa lhavea la doglia sua: che facilmente havria la spada in se stessa conversa poco al suo amante in questo ubidiente

se uno Eremita ch alla fresca & tersa fonte: havea usanza di tornar sovente da la sua quindi non lontana cella non se opponea (venendo) al voler della

Il venerabil hom ch alta bontade havea congiunta a natural prudentia & era tutto pien di chiaritade di buoni exempi ornato: & di eloquentia

alla dolente giovane suade con ragioni efficaci patientia & quivi pon di molte inanti il specchio volvendo il nuovo testamento e il vecchio

Poi le fece veder come non fusse alcun se non in Dio vero contento & ch eran laltre transitorie: et flusse speranze humane: et di poco momento

& tanto seppe dir: che la ridusse da quel crudel: et ostinato intento che sua vita sequente hebbe disio tutta dicar al servigio di Dio

Non che lasciar del suo Signor voglia unque ne il grande amor: ne le reliquie morte convien che lhabbia ovunque stia: et ovunque vada che seco & notte & di le porte

quindi aiutando lEremita adunque ch era de la sua eta valido & forte sul mesto caval suo Zerbin tornaro & molti di per quelle selve andaro

Non volse il cauto vecchio ridur seco sola con solo la giovane bella la dove ascosa in un selvaggio speco non lungi havea la solitaria cella

fra se dicendo: con periglio arreco in una man la paglia & la facella ne si fida in sua eta: ne in sua prudentia che di se faccia tanta experientia

Di condurla in Provenza hebbe pensiero non lontano a Marsilia in un castello dove di sante donne un monastiero ricchissimo era: & di edificii bello

& per portarne il morto cavalliero composto in una cassa haveano quello che in un castel ch era tra via: si fece lunga & capace: & ben chiusa di pece

Piu & piu giorni gran spatio di terra cercaro: & sempre per lochi piu inculti che pieno essendo ogni cosa di guerra voleano gir piu che poteano occulti

ma il fine un cavallier la via lor serra che lor fe oltraggi: & dishonesti insulti di cui diro quando il suo loco fia ch io ritorno hora al Re di Tartaria

Havuto chebbe la battaglia il fine che gia vho detto: il gioven si raccolse alle fresche ombre: e allonde crystalline & al destrier la sella e il freno tolse

& lo lascio per lherbe tenerine del prato andar pascendo ove egli volse ma non ste molto che vide lontano calar dal monte un cavallier al piano

Connobel come prima alzo la fronte Doralice: & mostrollo a Mandricardo dicendo ecco il superbo Rodomonte se non me inganna di lontano il sguardo

per far teco battaglia cala il monte hor ti potra giovar lesser gagliardo perduta havermi a grande ingiuria tiene che ero sua sposa: e a vendicar si viene

Qual buono astor che lanitra o la aceggia starna o colombo: o simil altro augello venirsi incontro di lontano veggia lieva la testa: & si fa lieto & bello

tal Mandricardo come certo deggia di Rodomonte far strage & macello con letitia & baldanza il destrier piglia le staffe a i piedi: & da alla man la briglia

Quando vicini fur: si che udir chiare tra lor poteansi le parole altiere con le mani & col capo a minacciare incomincio gridando il Re dAlgere

ch a penitenza gli faria tornare che per un temerario suo piacere non avesse rispetto provocarsi lui ch altamente era per vendicarsi

Rispose Mandricardo indarno tenta chi mi vuol impaurir per minacciarmi cosi fanciulli o femine spaventa o altri che non sappia che sieno armi

me non: cui la battaglia piu talenta dogni riposo: & son per adoprarmi a pie a cavallo: in squarda & nel steccato cosi senza armatura: come armato

Ecco sono alli oltraggi: al grido: all ire al trar de brandi: al crudel suon de ferri come vento che prima agevol spire poi cominci a crollar frassini & cerri

& indi oscura polve in cielo aggire indi gli arbori svella: & case atterri summerga in mar: et porti ria tempesta chel sparso armento uccida alla foresta

De dui pagani senza parte in terra gli audacissimi cori: & forze estreme parturiscono colpi: & una guerra conveniente a si feroce seme

del grande e horribil suon trema la terra quando le spade son percosse insieme gettano larme insino al ciel scintille anzi lampadi accese a mille a mille

enza mai riposarsi o pigliar fiato dura fra li dui Regi aspra battaglia tentando hora da questo: hor da quel lato aprir le piastre: & penetrar la maglia

ne perde un: ne laltro tol del prato ma come intorno sian fosse o muraglia o troppo costei ogni oncia di quel loco non si parton dun cerchio angusto et poco

Fra mille colpi il Tartaro una volta colse a duo mani in fronte il Re dAlgere che gli fece veder girar in volta quante mai furon fiacole & lumiere

come ogni forza al Aphrican sia tolta le groppe del destrier col capo fere perde la staffa: & e presente quella che cotanto ama a rischo uscir di sella

Ma come ben composto et valido arco di fino acciar in buona somma greve quanto se china piu: quanto e piu carco et piu lo sforzan martinelli et leve

con tanto piu furor: quanto e poi scarco ritorna: et fa piu mal che non riceve cosi quello Aphrican tosto risorge et doppio il colpo allo inimico porge

Rodomonte a quel segno ove fu colto colse a punto il figliuol del Re Agricane per questo non pote nocerli al volto ch in difesa trovo larme troiane

ma stordi in modo il Tartaro che molto non sapea s era vespero o dimane lo irato Rodomonte non se arresta che mena laltro: et pur segna alla testa

Il destriero del Tartaro che abborre la spada che fischiando cala dalto al suo Signore con suo gran mal soccorre perche se arretra per fuggir dun salto

il brando in mezo il capo gli trascorre ch al Signor non a lui movea lassalto el miser non havea lelmo di Troia come il patrone: onde convien che muoia

Quel cade: & Mandricardo in piedi guizza non piu stordito: & Durindana aggira vedere il caval morto entro gli attizza & fuor divampa un grave incendio d ira

lAphrican per urtarlo il caval drizza ma non piu Mandricardo si ritira che soglia far da londe il scoglio: e avenne chel destrier cadde: & egli in pie si tenne

LAphrican che mancarsi il caval sente lascia le staffe: & su li arcion si ponta & resta in piedi: & sciolto agevolmente cosi lun laltro poi di pare affronta

la pugna piu che mai ribolle ardente & lodio & lira: & la superbia monta & era per seguir: ma quivi giunse in fretta un messaggier che li disgiunse

Vi giunse un messaggier del popul Moro di molti che per Francia eran mandati a richiamare alli stendardi loro & capitani & cavallier privati

perche lImperator dai gigli doro gli havea li alloggiamenti gia assediati & non venendo chi lo aiuti: & presto connosceva il suo excidio manifesto

Riconnobbe il messaggio i cavallieri & non pur alle insegne & sopraveste ma al girar de le spade: e ai colpi fieri ch altre man non farebbeno che queste

tra lor perho non osa intrar: che speri che fra tanta ira: sicurta gli preste lesser messo del Re: ne si conforta per dir ch ambasciator pena non porta

Ma viene a Doralice: & a lei narra ch Agramante: Marsiglio: & Stordilano con pochi dentro a mal sicura sbarra sono assediati dal popul christiano

narrato il caso con prieghi ne inarra che fara il tutto a i dui guerrieri piano accorderalli insieme: et per lo scampo del exercito lor condurra in campo

Tra i cavallier la donna di gran core si messe: et disse loro: io vi comando per quanto so: che me portate amore che riserbiate a miglior uso il brando

et ne vegnate subito in favore del nostro campo saracino: quando si truova hora assediato ne le tende et presto: o aiuto: o gran ruina attende

Indi il messo soggiunse il gran periglio de saracini: et narro il fatto a pieno et pose di Agramante: et di Marsiglio lettere in mano al figlio dUlieno

si piglia finalmente per consiglio che i dui guerrier: deposto ogni veneno facciano insieme triegua sin al giorno che sia tolto lo assedio a Mori intorno

Et senza piu dimora: come pria liberato di assedio habbian lor gente non se intendano haver piu compagnia ma crudel guerra: e inimicitia ardente

fin che con larme difinito sia chi la donna haver dee meritamente et quella in le cui man giurato fue fece la sicurta per amendue

Quivi era la Discordia impaciente inimica di pace: & dogni tregua & cosi la Superbia: & non consente ne vuol patir che tale accordo segua

ma piu di lor puo Amor quivi presente di cui lalto valor nessun adegua & fe ch in drieto a colpi di saette & la Discordia: & la Superbia stette

Fu conclusa la tregua fra costoro si come piacque a chi di lor potea mancavali uno de cavalli loro che morto quel del Tartaro giacea

perho vi venne a tempo Brigliadoro che le fresche herbe lungo el rio pascea ma al fin del canto io mi truovo esser giunto si ch io faro con vostra gratia punto

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Canto .XXII. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove