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1474–1533

Canto .XXI.

Ludovico Ariosto

sTudisi ognun giovar altrui che rade volte esser suol che senza premio sia et se pur senza: almen non te ne accade morte ne danno ne ignominia ria

chi nuoce altrui: sia certo: o verno o stade ch a qualche tempo vendetta ne fia dice il proverbio ch a trovar si vanno gli huomini spesso: e i moti immobil stanno

Hor vedi quel che a Pinabello aviene per essersi portato iniquamente e giunto in somma alle dovute pene dovute et giuste alla sua ingiusta mente

et Dio che le piu volte non sostiene veder patire a torto uno innocente salvo la Donna: et salvera ciascuno che dogni fellonia viva digiuno

Credette Pinabel questa donzella gia d haver morta & cola giu sepulta ne la pensava mai veder: non ch ella gli havesse a tor de li error suoi la multa

ne per trovarsi in mezo le castella del padre: in alcun utile risulta quivi Altaripa era tra monti fieri vicina al tenitorio di Pontieri

Tenea quella Altaripa il vecchio conte Anselmo: di ch usci questo malvagio che per fuggir la man di Chiaramonte di amici & di soccorso hebbe disagio

la Donna al traditore a pie dun monte tolse lindegna vita a suo grande agio che daltro aiuto quel non si provede che dalti gridi: e in van chieder mercede

Morto ch ella hebbe il falso cavalliero che lei voluto havea gia porre a morte volse tornar dove lascio Ruggiero ma non lo consenti sua dura sorte

che la fe traviar per un sentiero che la porto dove era spesso & forte dove piu strano & piu solitario il bosco lasciando il Sol gia il mondo all aer fosco

Ne sappiendo ella ove potersi altrove la notte riparar: si fermo quivi sotto le frasche in su lherbette nuove parte dormendo sin chel giorno arrivi

parte mirando hora Saturno hor Giove Venere & Marte: & gli altri erranti divi ma sempre o vegli o dorma: con la mente contemplando Ruggier come presente

Spesso di cor profondo ella suspira di pentimento & di dolor compunta chabbi in lei: piu che Amor: possuto lIra lIra dicea m ha dal mio Amor disgiunta

almen ci havessi io posta alcuna mira poi chavea pur la mala impresa assunta di saper ritornar donde io veniva che ben fui d occhi et di memoria priva

Queste & altre parole ella non tacque et molto piu ne ragiono col core il vento in tanto di suspiri: & le acque di pianto facean pioggia di dolore

dopo una lunga aspettation: pur nacque in oriente il disiato albore et ella prese il suo destrier: chintorno iva pascendo: et ando contra il giorno

Ne molto ando che si trovo alla uscita del bosco: ove pur dianzi era il palagio la dove molti di lhavea schernita con tanto error lo incantator malvagio

ritrovo quivi Astolfo che fornita la briglia all Hippogrypho havea a grande agio et stava in gran pensier di Rabicano per non sapere a chi lasciarlo in mano

A caso si trovo: che fuor di testa lelmo allhor shavea tratto il paladino si che tosto ch usci de la foresta Bradamante connobbe el suo cugino

di lontan salutollo: & con gran festa gli corse & le abbraccio poi piu vicino & nominossi: & alzo lavisera & chiaramente fe veder chella era

Non potea Astolfo ritrovar persona a chi il suo Rabican meglio lasciasse perche dovesse haverne guardia buona et renderglilo poi come tornasse

de la figlia del Duca di Dordona & parvegli che Dio gli la mandasse vederla volentier sempre solea ma pel bisogno hor piu: che egli ne havea.

Da poi che due & tre volte ritornati fraternamente ad abbracciarsi foro & si for luno a laltro dimandati con molta affettion del esser loro

disse Astolfo: a cercar de li pennati la ragione: homai troppo dimoro et aprendo alla donna il suo pensiero veder le fece il volator destriero

A lei non fu di molta maraviglia veder spiegar a quel destrier le penne ch altra volta reggendogli la briglia Athlante incantator: contra le venne

& le fece doler gli occhi & le ciglia drieto al volo di lui si fisse tenne quel giorno che da lei tanto lontano fu portato Ruggier per camin strano

Astolfo disse a lei: che le volea dar Rabican che si nel corso affretta che se al scoccar del arco si movea si lasciava dirieto la saetta

& tutte larme anchor quante ne havea che vuol che a Montalban gli le rimetta & gli le serbi sino al suo ritorno che non gli fano hor di bisogno intorno

Volendosene andar per laria a volo haveasi a far quanto potea piu leve tiense la spada e il corno: anchor che solo bastargli il corno ad ogni rischo deve

Bradamante: la lancia chel figliuolo porto di Galafrone: ancho riceve la lancia che di quanti ne percuote fa le selle restar subito vote

Salito Astolfo sul destrier volante lo fa mover per laria mansueto indi lo caccia si che Bradamante non gli puo piu venir con gliocchi drieto

come si parte col pilota inante di porto infido il marinar discreto che poi chel lito e i scogli a dietro lassa spiega ogni vela e inanzi al vento passa

La donna poi che fu partito il Duca rimase in gran travaglio de la mente che non sa come a Montalban conduca larmatura e il caval del suo parente

perho chel cuor le cuoce & le manuca lingorda voglia e il desiderio ardente di riveder Ruggier che se non prima a Valpinosa ritrovar sel stima

Stando quivi suspesa di aventura si vede capitar nanzi un villano dal qual fa rassetar quella armatura come si puote: & por su Rabicano

poi di menarse drieto gli de cura li dui destrieri un carco & laltro a mano ella nhavea dui prima: chavea quello sopra cui levo laltro a Pinabello

Di Valspinosa penso far la strada che trovar quivi il suo Ruggier ha speme ma qual piu breve: o qual miglior vi vada poco discerne: & d ire errando teme

el villan non havea de la contrada pratica molta: et errerano insieme pur andare a ventura ella si messe dove penso chel loco esser dovesse

Di qua di la si volse: ne persona incontro mai da dimandar la via si trovo uscir del bosco in su la nona dove non lungi un monticel scopria

di cui la cima un gran castel corona lo mira: & Montalban parle che sia & era certo Montalbano: e in quello havea la matre: & alcun suo fratello

Come la Donna connosciuto ha il loco nel cor se attrista: & piu che non so dire che sia scoperta: se si ferma un poco ne piu le sera lecito a partire

se non si parte: lamoroso foco lardera si: che la fara morire non vedra piu Ruggier: ne fara cosa di quel ch era ordinato a Valspinosa

Stette alquanto a pensar: poi si risciolse di voler dare a Montalban le spalle & verso labadia pur se rivolse: che quindi ben sapea qual era il calle

la sua fortuna: o buona o trista volse che prima ch ella uscisse de la valle scontrasse Alardo un de fratelli sui & non hebbe agio ascondersi da lui

Veniva da partir gli alloggiamenti per quel contado a cavallier & fanti ch ad istantia di Carlo nuove genti fatto havea de le terre circostanti

li saluti & fraterni abbracciamenti con le grate accoglienze andaro inante & poi: di molte cose a paro a paro tra lor parlando: in Montalban tornaro

Entro la bella donna in Montalbano dove lhavea con lachrymosa guancia Beatrice molto desiata in vano & fattone cercar per tutta Francia

quivi li baci: e il giunger mano a mano di matre & de fratelli: extimo ciancia verso gli havuti con Ruggier complessi chavra nel alma eternamente impressi

Non potendo ella andar: fece pensiero ch a Valspinosa: altri in suo nome andasse immantinente: ad avisar Ruggiero de la cagion ch andar lei non lasciasse

& lui pregar (s era pregar mistero) che quivi per suo amor si battezasse & poi venisse a far quanto era detto si che si desse al matrimonio effetto

Pel medesimo messo fe disegno di mandar a Ruggiero il suo cavallo che gli solea tanto esser caro: & degno d essergli caro era ben senza fallo

che non s havria trovato in tutto il regno de Saracin: ne sotto il Signor Gallo piu bel destrier di questo: o piu gagliardo excetti Brigliador soli & Baiardo

Ruggier quel di che troppo audace ascese sul Hippogrypho: & verso il ciel levosse lascio Frontino: & Bradamante il prese (Frontino ch el destrier cosi nomosse)

mandollo a Montalbano: e a buone spese tener lo fece: & mai non cavalcosse se non per breve spatio: e a picciol passo sich era piu che mai lucido & grasso

Ogni sua donna presto: ogni Donzella pon seco in opra: & con suttil lavoro fa sopra seta candida & morella tesser ricamo di finissimo oro

& di quel copre & orna briglia & sella del buon destrier: poi sceglie una di loro figlia di Callitrephia sua nutrice dogni secreto suo fida uditrice

Quanto Ruggier l era nel core impresso mille volte narrato havea a costei la belta: la virtu: li modi desso exaltato le havea sopra li dei

a se chiamolla: & disse: miglior messo a tal bisogno elegger non potrei che di te ne piu fido ne piu saggio ambasciatore Hippalca mia non haggio

Hippalca la donzella era nomata va le dice (& linsegna ove debbe ire) & pienamente poi lhebbe informata di quanto havesse al suo Signore a dire

& far la scusa se non era andata al monastier: che non fu per mentire ma colpa di Fortuna che lhavea fatto in questo ogni ingiuria che potea

Dielle il destriero & comando che drieto per la briglia pian pian se lo trahesse & se trovasse alcun pazzo indiscreto tanto villan che tor le lo volesse

per farlo star a una parola cheto chi ne fusse il patron sol gli dicesse che non sapea si ardito cavalliero che non tremasse al nome di Ruggiero

Di molte cose lammonisce & molte che trattar con Ruggier habbia in sua vece lequal poi chebbe Hippalca ben raccolte si pose in via ne piu dimora fece

perstrade: & campi: & selve oscure e folte cavalco de le miglia piu di diece che non fu a darle noia chi venisse ne a dimandarla pur dove ne gisse

A mezo il giorno nel calar dun monte in una stretta & malagevol via si venne ad incontrar con Rodomonte ch armato un piccol Nano: e a pie seguia

el Moro alzo ver lei laltiera fronte e biastemmio leterna hierarchia poi che si bel caval: si bene ornato non havea in man dun cavallier trovato

Havea giurato chel primo cavallo torria per forza che tra via incontrassi hor questo e stato il primo: & trovato hallo piu bello: et piu per lui: che mai trovassi

ma torlo a una donzella gli par fallo & pure agogna haverlo: e in dubbio stassi lo mira: lo contempla: & dice spesso deh perche il suo Signor non e con esso

Deh ci fusse egli (gli rispose Hippalca) che ti faria cangiar forse pensiero assai piu di te val chi lo cavalca ne lo pareggia al mondo altro guerriero

chi e (le disse il Moro) che si calca lhonore altrui? rispose ella Ruggiero & quel suggiunse adunque il destrier voglio poi ch a Ruggier si gran campion lo toglio

Il qual se sera ver come tu parli che sia si forte et piu dognaltro vaglia non che il caval: ma la vettura darli mi converra: e in suo albitrio fia la taglia

che Rodomonte sono hai da narrarli & che se pur vora meco battaglia mi trovera: ch ovunque io vada o stia mi fa sempre apparir la luce mia

Dovunque io vo si gran vestigio resta che non lo lascia il fulmine maggiore cosi dicendo: havea tornate in testa le redine dorate al corridore

sopra gli salta: & lacrimosa et mesta rimane Hippalca: & spinta dal dolore minaccia Rodomonte: & gli dice onta non lascolta esso: & su pel poggio monta

Per quella via dove lo guida il Nano Per trovar Mandricardo et Doralice gli viene Hippalca drieto di lontano et lo biastemmia sempre et maledice

cio che di questo avenne altrove e piano Turpin che tutta questa historia dice fa qui digresso: et torna in quel paese dove fu dianzi morto il Maganzese

Dato havea a pena a quel loco lespalle la figliuola dAmon ch in fretta gia che vi arrivo Zerbin per altro calle con la fallace vecchia in compagnia

& giacer vide il corpo ne la valle del cavallier che non sa gia chi sia ma come quel ch era cortese & pio hebbe pieta del caso acerbo & rio

Giaceva Pinabello in terra spento versando il sangue per tante ferite ch esser doveano assai: se piu di cento spade: in sua morte si fossero unite

il cavallier di Scotia non fu lento per lorme che di fresco eran stampite a porsi in aventura se potea saper chi lhomicidio fatto havea

Et a Gabrina dice che lo aspette che senza indugio a lei fara ritorno ella presso al cadavero si mette & fisamente vi pon gliocchi intorno

perche se cosa vha che le dilette non vuol ch un morto in van piu ne sia adorno come colei che fu tra laltre note quanto avara esser piu femina puote

Se di portarne il furto ascosamente havesse havuto modo o alcuna speme la sopravesta fatta riccamente gli havrebbe tolta: & le belle arme insieme

ma quel che puo celarsi agevolmente si piglia: e il resto fin al cor le prieme fra laltre spoglie un bel cinto levonne & se ne lego i fianchi in fra due gonne

Poco dopo arrivo Zerbin che havea seguito in van di Bradamante i passi perche trovo il sentier che si torcea in molti rami che ivano alti & bassi

& poco homai del giorno rimanea ne volea al buio star fra quelli sassi et per trovar albergo die le spalle con lempia vecchia alla funesta valle

Quindi presso a dua miglia ritrovaro un gran castel che fu detto Altariva dove per star la notte si fermaro che gia a gran volo in verso il ciel saliva

non vi ster molto: ch un lamento amaro lorecchie dogni parte lor feriva & veghon lachrymar da tutti gliocchi come la cosa a tutto il popul tocchi

Zerbino dimandonne: & gli fu detto che venuto era al conte Anselmo aviso che fra dui monti in un sentiero istretto giacea il suo figlio Pinabello ucciso

Zerbin per non ne dar di se suspetto di cio si finge novo e abbassa il viso ma pensa ben che senza dubbio sia quel: ch egli trovo morto su la via

Dopo non molto la bara funebre giunse a splendor di torchi & di facelle la dove fece le strida piu crebre con un batter di man gir alle stelle

& con piu vena fuor de le palpebre le lachryme inundar per le mascelle ma piu de laltre nubilose: & atre era la faccia del misero patre

Mentre apparecchio si facea solenne di grandi exequie: & funerali pompe secondo il modo & ordine che tenne lusanza antiqua & ogni eta corrumpe

da parte del Signor un bando venne che tosto il popular strepito rompe & promette gran premio a chi dia aviso chi stato sia che gli habbia il figlio ucciso

Di voce in voce: & duna in altra orecchia il grido e il bando per la terra scorse sin che ludi la scelerata vecchia che di rabbia avanzo le tigre & lorse

& quindi alla ruina se apparecchia di Zerbino: o per lodio che gli ha forse o per vantarsi pur che sola priva dhumanitade: in human corpo viva

O fusse pur per guadagnarsi il premio a ritrovar ando quel Signor mesto & dopo un verisimil suo prohemio gli disse: che Zerbin fatto havea questo

& quel bel cinto si trasse di gremio chel miser padre riconnobbe presto & gli fu appresso il tristissimo uffitio de lempia vecchia: manifesto inditio

Il Maganzese al ciel leva le mani chel figliuol non sera senza vendett fa circundar lalbergo a terrazzani che tutto il popul si e levato in fretta

Zerbin che li nimici haver lontani si crede & questa ingiuria non aspetta e preso che dormia nel primo sonno et quelli apena al di servar lo ponno

Glie quella notte in tenebrosa parte incatenato: e in gravi ceppi messo il Sol anchor non ha le luci sparte che lingiusto supplicio e gia commesso

ch in la valle medesima si squarte dove fu il mal channo imputato ad esso altra examina in cio non si facea bastava chel Signor cosi credea

Poi che laltro matin la bella Aurora laer seren fe bianco: & rosso: & giallo: tutto il popul gridando mora mora vien per punir Zerbin del non suo fallo

il sciocco vulgo lo accompagna fuora senza ordine chi a piede & chi a cavallo el cavallier di Scotia a capo chino ne vien legato in sun piccol ronzino

Ma Dio che spesso li innocenti aiuta ne lascia mai ch in sua bonta si fida tal difesa gli havea gia proveduta che non v e dubbio piu choggi si uccida

era ad Orlando quella via accaduta il di medesimo (come Dio lo guida) & da un monte nel pian vede la gente che a morir mena il cavallier dolente

Era con lui quella fanciulla: quella ch egli trovo ne la silvaggia grotta del Re Galego la figlia Issabella che in man de malandrin gia fu condotta

poi che lasciato havea ne la procella del truculento mar la nave rotta quella che piu vicino al core havea questo Zerbin: che lalma onde vivea

Orlando se lhavea fatta compagna poi che de la caverna la riscosse. quando costei scoperse in la campagna la turba: al Conte dimando chi fosse

non so disse egli: & poi su la montagna lasciolla: & verso il pian ratto si mosse guardo Zerbino: & alla vista prima lo giudico baron di pregio & stima

E fattosegli appresso dimandollo perche cagion: & dove il menin preso levo il dolente cavallier il collo & meglio havendo il Paladin inteso

rispose il vero: & cosi ben narrollo che merito dal Conte esser difeso: bene havea il conte alle parole scorto ch era innocente: & che moriva a torto

Et poi ch intese che commesso questo era dal conte Anselmo dAltariva fu certo ch era torto manifesto ch altro da quel fellon mai non deriva

et oltra cio: lun era a laltro infesto per lantiquissimo odio che bolliva tra il sangue di Maganza & Chiarmonte & tra lor eran morti & danni & onte

Slegate il cavallier (grido) canaglia (el Conte a masnadieri) o ch io vi uccido chi e costui che si gran colpi taglia? (rispose un che parer volle il piu fido

se di cera noi fussimo: o di paglia & di fuoco egli: assai fora quel grido) & venne contra il Paladin di Francia Orlando contra lui chino la lancia

La lucente armatura il Maganzese che levata la notte havea a Zerbino & postasela in dosso: non difese contro laspro incontrar del Paladino

sopra la destra guancia il ferro prese lelmo non passo gia: perch era fino ma tanto fu de la percossa il crollo che la vita gli tolse & ruppe il collo

Tutto in un corso senza tor di resta la lancia: passo un altro in mezo il petto quivi lasciolla: & la mano hebbe presta a Durindana: & nel drapel piu stretto

a chi fece due parti de la testa a chi levo dal busto il capo netto foro la gola a molti: e in un momento ne uccise: & messe in rotta piu di cento

Piu del terzo nha morto: el resto caccia & taglia: & fende: & fere: & fora: & tronca chi lascia il scudo: o lelmo che lo impaccia ch il spiedo: & chi la lancia: & chi la ronca

chi al lungo chi al traverso il camin spaccia altri sappiatta in bosco: altri in spelonca Orlando di pieta questo di privo a suo poter non vuol lasciarne un vivo

Di cento venti (che Turpin sottrasse el conto) ottanta ne periro al meno Orlando finalmente se ritrasse dove a Zerbin tremava il cor nel seno

se al ritornar dOrlando se allegrasse non si potria contar in versi a pieno se gli saria per honorar prostrato ma si trovo sopra il ronzin legato

Mentre ch Orlando: poi che lo disciolse laiutava a ripor larme sue intorno ch al capitan de la sbiraglia tolse che per suo mal se nera fatto adorno

Zerbino gliocchi ad Issabella volse che sopra il colle havea fatto soggiorno & poi che de la pugna vide il fine porto le sue bellezze piu vicine

Quando apparir Zerbin si vide appresso la donna: che da lui fu amata tanto la bella donna che per falso messo credea summersa: & nha piu volte pianto

com un giaccio nel petto gli sia messo sente dentro aggelarsi: & trema alquanto ma presto il freddo manca: & in quel loco tutto se avampa damoroso fuoco

Di non tosto abbracciarla lo ritiene la riverenza del signor dAnglante perche si pensa et sanza dubbio tiene ch Orlando sia de la donzella amante

cosi cadendo va di pene in pene & poco dura il gaudio chebbe inante vederla hora daltrui peggio sopporta che non fe quando udi ch ella era morta

E molto piu gli duol che la posseda quello: alla cui virtu sua vita debbe a lui levarla (anchor che gli succeda) biasmato da ciascun: poi ne sarebbe

nessun altro che andasse con tal preda senza question lasciar partir vorrebbe ma verso il Conte il suo debito chiede che se lo lasci por sul collo il piede

Giunsero taciturni ad una fonte dove smontaro & fer qualche dimora trassesi lelmo il travagliato Conte et a Zerbin lo fece trarre anchora

vede la Donna el suo amatore in fronte & di subito gaudio si scolora poi torna come fior humido suole dopo gran pioggia all apparir del Sole

E senza indugia: & senza altro rispetto corre al suo caro amante: e al collo abbraccia et non puo trar parola fuor del petto ma di lachryme il sen bagna & la faccia

Orlando attento all amoroso affetto senza che piu chiarezza se gli faccia vide a tutti linditii manifesto ch altri esser che Zerbin non potea questo

Come la voce haver pote Issabella non bene asciutta anchor lhumida guancia sol de la molta cortesia favella che le havea usata il paladin di Francia

Zerbino che tenea questa donzella con la sua vita pare a una bilancia si getta a pie del Conte: & quello adora come a chi gli ha due vite date a un hora

Molti ringratiamenti & molte offerte erano per seguir tra i cavallieri se non udian suonar le vie coperte da le piante fronzute & rami altieri

presto alle teste lor ch eran scoperte posero gli elmi: & presero i destrieri & ecco un cavalliero e una donzella lor sopravien: ch a pena erano in sella

Era questo guerrier quel Mandricardo che drieto Orlando in fretta si condusse per vendicar Alzirdo & Manilardo chel paladin con gran valor percusse

quantunque poi lo seguito piu tardo che Doralice in suo poter ridusse lei tolto havea con un Tronco di Cerro a ducento guerrier carchi di ferro

Non sapea il Saracin perho che questo ch egli seguia: fusse il signor dAnglante di lui bene havea inditio manifesto ch esser dovea gran cavallier errante

a lui miro piu che a Zerbino: & presto gli ando con gliocchi dal capo alle piante e i dati contrasegni ritrovando disse: tu se colui ch io vo cercando

Sono homai dieci giorni: gli soggiunse: che di cercar non lascio i tuoi vestigi tanto la fama stimulommi & punse che di te venne al campo di Parigi

quando a fatica un vivo sol vi giunse di mille che mandasti ai regni stygi & la strage conto che da te venne sopra quei di Noritia & Tremisenne:

Non fui come io lo seppi a seguir lento & per vederti & per provar tua forza assai tho connosciuto al guarnimento ma non guardo perho solo alla scorza

che s ancho havessi altrarme & vestimento laltiera tua disposition mi sforza a giudicar per manifeste note che tu sei quello: & ch altri esser non puote

Non si puo (gli rispose Orlando) dire che cavallier non sii dalto valore perho che si magnanimo desire non credo se albergassi in humil core

sel volermi veder ti fa venire vuo che mi veghi dentro come fuore mi levero questo elmo da le tempie accio che apunto il tuo desire adempie

Ma poi che ben me havrai veduto in faccia al altro desiderio anchor attendi resta che alla cagion tu satisfaccia che fa che drieto a me questa via ptendi

che veghi sel valor mio si confaccia alla disposition che si commendi hor su (disse il Pagano) al rimanente ch al primo ho satisfatto intieramente

El Conte tuttavia dal capo al piede va cercando il Pagan tutto con gliocchi mira ambi i fianchi: indi larcion: ne vede pender ne qua ne la mazze ne stocchi

dimanda lui di che arme si provede se avien che con la lancia in fallo tocchi rispose quel: non ne pigliar tu cura cosi a moltaltri ho anchor fatto paura

Ho sacramento non portar mai spada fin ch io non tolgo Durindana al Conte et cercando lo vo per ogni strada accio piu duna posta meco sconte

lo giurai (se dintenderlo ti aggrada) quando mi posi questo elmo alla fronte il qual con tutte laltre arme ch io porto era di Hettor: ch e gia mill anni e morto

La spada sola manca alle buone arme come rubata fu non ti so dire hor che la porti il Paladino parme & di qui vien ch egli ha si grande ardire

ben penso se con lui posso accozzarme farli il mal tolto homai restituire cercolo anchor: che vendicar disio il famoso Agrican genitor mio

Orlando a tradimento gli die morte ben so che non potea farlo altrimente el Conte piu non tacque: & grido forte & tu et qualunque il dice se ne mente

ma quel che cerchi ti e venuto in sorte io sono Orlando e uccisil giustamente & questa e quella spada che tu cerchi che tua sera se con virtu la merchi

Quantunque sia debitamente mia tra noi per gentilezza si contenda ne voglio in questa pugna chella sia piu mia che tua ma a un arbore s appenda

levala tu liberamente via s avien che tu me uccida: o che mi prenda cosi dicendo Durindana prese e in mezo il campo a un arbuscel la impese

Gia lun da laltro e dipartito lunge quanto sarebbe un mezo tratto darco gia luno contra laltro il destrier punge ne de le lente redine gli e parco

gia luno & laltro di gran colpo aggiunge dove per lelmo la veduta ha varco parveno lhaste al rompersi di gelo e in mille scheggie iron volando al cielo

Luna & laltra hasta e forza che si spezzi che non voglion piegarsi i cavallieri i cavallieri tornano coi pezzi che son restati appresso i calci intieri

quelli che sempre fur nel ferro avezzi hor come dui villan per sdegno fieri in differentia dacque: boschi: & prati fan crudel zuffa di dui pali armati

Non stanno lhaste a quattro colpi salde & mancan nel furor di quella pugna di qua & di la si fan lire piu calde ne da ferir lor resta altro che pugna

schiodano piastre: & straccian maglie e falde pur che la man dove se aggraffi giugna non desideri alcun: perche piu vaglia: martel piu grave: o piu dura tanaglia

Come puo il Saracin ritrovar sesto di finir con suo honore il fiero invito? pazzia sarebbe il perder tempo in questo che nuoce al feritor piu ch al ferito

dunque alle strette e forza venir presto cosi il Pagan Orlando hebbe ghermito lo strigne al petto & crede far le pruove che sopra Anteo fe gia il figliuol di Giove

Lo piglia con molto impeto a traverso quando lo spinge: & quando a se lo tira & e ne la gran cholera si immerso ch ove resti la briglia poco mira

sta in se raccolto Orlando: & ne va verso il suo vantaggio: e alla vittoria aspira gli pon la cauta man sopra le ciglia del cavallo: & cader ne fa la briglia

Il Saracino ogni poter vi mette che lo soffoghi: o de larcion lo svella il Conte in gli urti ha le ginocchia strette ne piega in questa parte & non in quella

per quel tirar che fa il Pagan: constrette sono le cingie abandonar la sella Orlando e in terra e a pena lo connosce che i piedi ha in staffa e stringe anchor le cosce

Con quel rumor ch un sacco darme cade risuona il Conte: come il campo tocca il caval cha la testa in libertade quello a chi tolto il freno era di bocca

non piu mirando i boschi che le strade con ruinoso corso si trabocca spinto di qua e di la dal timor cieco et Mandricardo se ne porta seco

Doralice che vede la sua guida uscir dal campo & torsele dappresso et mal restarne senza si confida drieto correndo il suo ronzin gli ha messo

il Pagan per orgoglio al destrier grida et con mani & con sproni il batte spesso & come non sia bestia lo minaccia perche si fermi & tuttavia piu il caccia

La bestia ch era spaventosa & poltra sanza guardarsi a i pie: corre a traverso gia corso havea tre miglia & seguiva oltra se un fosso a quel desir non era averso

che sanza haver nel fondo: o letto: o coltra riceve luno & laltro in se riverso die Mandricardo in terra aspra percossa ne perho si fiacco: ne si ruppe ossa

Quivi si ferma il corridore al fine ma non si puo guidar che non ha freno il Tartaro lo tien preso nel crine et tutto e di furor & d ira pieno

pensa & non sa quel che di far destine pongli la briglia del mio palafreno (la Donna gli dicea) che non e molto il mio feroce: o sia col freno: o sciolto

Al Saracin parea discortesia la proferta accettar di Doralice ma fren gli fara haver per altra via Fortuna: a suoi disii molto fautrice

quivi Gabrina scelerata invia che poi che di Zerbin fu traditrice fuggia come la lupa: che lontani oda venir li cacciatori e i cani

Ella havea anchora indosso la gonnella et li medesmi giovenili ornati che furon alla vezzosa damigella di Pinabel: per lei vestir levati

& havea il palafren ancho di quella dei buon del mondo: & de li avantaggiati la vecchia sopra il Tartaro trovosse ch anchor non si era accorta che vi fosse

Lhabito giovenil mosse la figlia di Stordilano & Mandricardo a riso vedendolo a colei che rassimiglia a un babuino: a un bertuccione in viso

disegna il Saracin torle la briglia pel suo destriero: & riusci laviso toltogli il morso il palafren minaccia gli grida: lo spaventa: e in fuga il caccia

Quel fugge per la selva & seco porta la quasi morta vecchia di paura per valli & monti: & per via dritta & torta per fossi & per pendici alla ventura

ma il parlar di costei si non me importa ch io non debbia dOrlando haver piu cura ch alla sua sella cio ch era di guasto tutto ben racconcio sanza contrasto

Rimonto sul destriero & ste gran pezzo a riguardar chel Saracin tornasse nol vedendo apparir volse da sezzo egli esser quel ch a ritrovar lo andasse

ma come costumato & ben avezzo non prima il paladin quindi si trasse che con dolce parlar grato & cortese buona licentia dagli amanti prese

Zerbin di quel partir molto si dolse di tenerezza ne piangea Issabella voleano ir seco ma il conte non volse lor compagnia ben ch era e buona et bella

& con questa ragion se ne disciolse ch a guerrier non e infamia sopra quella che quando cerchi un suo nimico prenda compagno che lo aiuti & lo difenda

Li prego poi che quando il Saracino prima che in lui: si riscontrassi in loro gli dicesser ch Orlando havria vicino anchor tre giorni per quel territoro

ma dopo che sarebbe il suo camino verso linsegne dei bei gigli doro per esser con lo exercito di Carlo: accio volendol sappia onde chiamarlo

Quelli promisser farlo volentieri & questa e ogni altra cosa al suo comando preser camin diverso i cavallieri di qua Zerbino: & di la il conte Orlando

prima che pigli il Conte altri sentieri al arbor tolse: et a se pose il brando & dove meglio col Pagan pensosse di potersi incontrar: il caval mosse

Il strano corso che tenne il cavallo del Saracin: pel bosco senza via fecero Orlando andar dui giorni in fallo ne lo trovo ne pote haverne spia

giunse ad un rivo che parea crystallo ne le cui sponde un bel pratel fioria di nativo color vago & dipinto & di molti & belli arbori distinto

Faceva il mezo di grato lorezo al duro armento: & al pastore ignudo siche ne Orlando sentia alcun ribrezo gravato delmo: & di corazza: & scudo

quivi egli entro per riposarvi in mezo et vhebbe travaglioso albergo & crudo & piu che dir si possa empio soggiorno quel infelice & sfortunato giorno

Volgendovisi intorno: vide scritti molti arbuscelli in sul ombrosa riva tosto che fermi vi hebbe gliocchi & fitti fu certo esser di man de la sua Diva

questo era un de li lochi gia descritti dove col vil garzon spesso veniva da casa del pastore indi vicina la bella donna del Catai regina

Angelica & Medor con cento nodi legati insieme: e in cento lochi vede quante lettere son: tanti son chiodi di quali Amor il cor gli punge & fiede

va col pensier cercando in mille modi non creder quel ch al suo dispetto crede ch altra Angelica sia creder si sforza chabbia scritto il suo nome in quella scorza

Poi dice connosco io pur queste note di tal io nho tante vedute & lette ella Medoro fingere si puote forse che a me questo cognome mette

con tali opinion dal ver remote usando fraude a se medesmo: stette stette in la speme il sfortunato Orlando che si seppe a se stesso ir procacciando

Come uccellin che cerca ne la nuova stagion di ramo in ramo piu diletto tanto che ne la pania si ritruova o in qualche laccio aviluppato & stretto

cosi drieto allo error che pur gli giova se ne va Orlando contra il ruscelletto tanto che vien dove se incurva il monte a guisa darco in su la chiara fonte

Haveva in su lentrata il luogo adorno coi piedi storti hedere & viti erranti quivi soleano al piu cocente giorno stare abbracciati i dui felici amanti

vi havean li nomi lor dentro & dintorno piu ch in nessun de luochi circostanti con carbone: con lapide: con gesso scritto: & con punte di coltelli impresso

El mesto Conte a pie quivi discese & vide in su la entrata de la grotta parole assai: che di sua man distese Medoro havea: che parean scritte allhotta

del gran piacer ch in la spelonca prese questa sententia in versi havea ridotta che fusse culta in la sua lingua io penso & era ne la nostra tale il senso

Liete piante: verdi herbe: limpide acque spelonca opaca: & di fredde ombre grata dove la bella Angelica che nacque di Galafron: da molti in vano amata

si spesso in le mie braccia nuda giacque per la commodita che qui mi e data io povero Medor non posso darvi altra merce se non sempre lodarvi

Et supplicar ogni Signor amante & cavallieri: & damigelle: e ognuna persona: o paesana: o viandante: che meni qui sua voglia: o la Fortuna

che all herbe: al rivo: al speco: & alle piante dica: benigno habbiate Sole: & Luna: & de le nymphe il choro: che proveggia che non conduca a voi pastor mai greggia

Era scritto in Arabico: chel Conte intendea cosi ben come latino fra molte lingue & molte: chavea pronte prontissima havea quella il Paladino

& gli schivo piu volte: & danni: & onte che si trovo tra il popul Saracino ma non si vanti se gia nhebbe frutto ch un danno hor nha: che puo scontarli il tutto

Piu volte & piu lesse & rilesse il scritto quello infelice: & pur cercando in vano che non vi fosse quel che vera scritto & sempre lo vedea piu chiaro et piano

et ogni volta in mezo il petto afflitto stringersi il cor sentia con fredda mano rimase al fin con gli occhi et con la mente fissi nel sasso: al sasso indifferente

Fu alhora per uscir del sentimento si tutto in preda del dolor si lassa credete a chi ne ha fatto experimento che questo e il duol che tutti glialtri passa

caduto gliera sopra il petto il mento la fronte priva di baldanza et bassa ne pote haver (ch el duol loccupo tanto) alle querele voce: o humore al pianto

La impetuosa doglia entro rimase che volea tutta uscir con troppa fretta cosi veggian restar lacqua nel vase chabbi gran ventre: e una via sola & stretta

che nel voltar che si fa in su la base tanto lhumor che vuol uscir se affretta et nel stretto camin tanto se intrica ch agoccia agoccia fuor esce a fatica

Poi ritorna in se alquanto: & pensa come possa esser che non sia la cosa vera che voglia alcun cosi infamar il nome de la sua donna crede: & brama: & spera

o gravar lui d insupportabil some tanto di gelosia che se ne pera & quel: qualunque sia: con studio valse far veraci parer le note false

In cosi poca in cosi debil speme rivoca i spiriti & gli rifranca un poco indi al suo Brigliadoro il dosso preme dando gia il Sole alla sorella loco

non molto va: che da le vie supreme de tetti: uscir vede il vapor del fuoco sente cani abbaiar muggiare armento viene alla villa & piglia alloggiamento

Languido smonta & lascia Brigliadoro a un discreto garzon che nhabbia cura altri il disarma: altri li sproni dOro gli leva: altri a forbir va larmatura

era questa la casa: ove Medoro giacque ferito: & vhebbe alta aventura corcarsi Orlando & non cenar dimanda di dolor satio & non d altra vivanda

Quanto piu cerca ritrovar quiete tanto ritruova piu travaglio & pena che del odiato scritto ogni parete dovunque gliocchi torca: vede piena

chieder ne vuol: poi tien le labra chete che teme non si far troppo serena troppo chiara la cosa che di nebbia cerca offuscarperche men nuocer debbia

Poco gli giova usar fraude a se stesso che senza dimandarne e chi ne parla il pastor che lo vede cosi oppresso di sua tristitia: & che voria levarla:

lhistoria nota a se: che dicea spesso di quei duo amanti a chi volea ascoltarla ch a molti dilettevole fu a udire incomincio senza rispetto a dire

Come esso a prieghi dAngelica bella portato havea Medoro alla sua villa ch era ferito gravemente: & che ella curo la piaga: e in pochi di guarilla

ma che nel cor duna maggior di quella lei feri Amor: & di poca scintilla le accese tanto & si cocente fuoco che n ardea tutta & non trovava loco

Et sanza haver rispetto ch ella fusse figlia del maggior Re chabbi il Levante da troppo amor constretta: si condusse a farsi moglie dun povero fante

al ultimo la historia si ridusse ch el pastor fe portar la gemma inante ch alla sua dipartenza per mercede del buono albergo Angelica gli diede

Questa conclusion fu la secure chel capo a un colpo gli levo dal collo poi che dinnumerabil battiture si vide il manigoldo Amor satollo

celar si studia Orlando il duolo & pure quel gli fa forza: & male asconder puollo per lachryme & suspir da bocca et d occhi convien voglia o non voglia al fin che scocchi

Poi che allargare il freno al dolor puote che resta solo & senza altrui rispetto giu da gliocchi rigando per le gote sparge un fiume di lachryme sul petto

suspira & gemme & va con spesse ruote di qua di la tutto cercando il letto & piu duro che un Sasso lo ritruova pungente piu chuna stamigna nuova

In tanto aspro travaglio gli soccorre che nel medesmo letto in che giaceva lingrata donna venutasi a porre col suo drudo piu volte esser doveva

non altrimenti hor quella piuma abborre ne con minor prestezza se ne lieva che de lherba il villan che s era messo per chiuder gliocchi: e vegha il serpe appresso

Quel letto: quella casa: quel pastore immantinente in tant odio gli casca che senza aspettar Luna: o che lalbore che va dinanzi al nuovo giorno: nasca

piglia larme e il destrier: & esce fuore per mezo il bosco in la piu oscura frasca & quando poi gli e aviso d esser solo con gridi & urli apre le porte al duolo

Di pianger mai: mai di gridar non resta ne la notte nel di si da mai pace fugge cittadi: & borghi: e in la foresta sul terren duro al discoperto giace

di se si maraviglia chabbia in testa una fontana dacqua si vivace & come sospirar possa mai tanto & spesso dice a se cosi nel pianto

Queste non son piu lachryme che fuore stillo da gliocchi con si larga vena non suppliron le lachryme al dolore finir: ch a mezo era il dolore a pena

dal fuoco spinto hora il vitale humore fugge per quella via che agliocchi mena & e quel che si versa: & trarra insieme il dolore: & la vita alle hore estreme

Questi che inditio fan del mio tormento suspir non sono: ne i suspir sono tali quelli han triegua talhora: io mai non sento ch el petto mio men la sua pena exhali

Amor che m arde il cor fa questo vento mentre dibbatte intorno al fuoco lali Amor con che miracolo produci che tengi in fuoco un core: & non lo bruci

Non son: non sono io quel: che paro in viso quel ch era Orlando e morto: & e sotterra la sua donna ingratissima lha ucciso si: mancando di fe: gli ha fatto guerra

io son il spirto suo da lui diviso che in questo inferno tormentandosi erra accio con lombra sia che sola avanza exempio a chi in Amor pone speranza

Pel bosco erro tutta la notte il Conte & nel spuntar de la diurna fiamma lo torno il suo destin sopra la fonte dove Medoro insculse lo epigramma

veder la ingiuria sua scritta nel monte laccese si: che in lui non resto dramma che non fusse odio: rabbia: ira: et furore ne piu indugio che trasse il brando fuore

Taglio col scritto il sasso: & sino al cielo a volo alzar fe le minute schegge infelice quel antro: et ogni stelo in cui Medoro e Angelica si legge

cosi restar quel di: ch ombra ne gelo a pastor mai non daran piu: ne a gregge & quella fonte cosi chiara & pura da cotanta ira fu poco sicura

Et rami: et ceppi: et tronchi: et sassi: & zolle senza fin gitto Orlando in le belle onde che si contamino: cosi turbolle che non furon mai piu chiare ne monde

egli al fin stanco: & di sudor gia molle poi che la lena al sdegno non risponde al sdegno: al crudel odio: allardente ira cade sul prato: et verso il ciel sospira

Afflitto & stanco al fin si stende in lherba et fige gliocchi al ciel senza far motto senza cibo o dormir cosi si serba ch el Sole esce tre volte: et torna sotto

di crescer non cesso la pena acerba che fuor del senno al fin lhebbe condotto il quarto di da gran furor commosso et maglie: et piastre si squarcio di dosso

In questa parte lelmo: in quella il scudo la restano gli arnesi & qua lusbergo larme sue tutte in somma vi concludo havean pel bosco differente albergo

poi si squarcio li panni: et mostro ignudo lhispido ventre: et tutto il petto e il tergo et comincio la gran follia: si horrenda che de la piu non fia mai s intenda

In tanta rabbia in tanto furor venne che rimase offuscato in ogni senso di tor la spada in man non gli sovenne che fatte havria mirabil cose penso

ma ne quella: ne scure: ne bip enne era bisogno al suo vigore immenso quivi fe ben de le sue prove excelse ch un alto pino al primo crollo svelse

Et svelse dopo il primo altri parecchi come fusser finocchi: ebuli: o aneti el simil fe di querce: & d olmi vecchi d antiqui Cerri: Frassini: & Abeti

quel che uno uccellator che se apparecchi il campo mondo: ove locar le reti fa de lherbe eminenti: o stoppia: o spini quivi Orlando facea de i maggior pini

Alcuni pastori il gran ribombo udiro che di quel danno havean qualche interesse & per vietarlo: in fretta ne veniro ne molto loro in utile successe

ma qui la briglia al mio cantar ritiro che mi par che a quel termine se appresse il qual s io passo: so ben quanto annoi a me la voce: et ludienza a voi

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Canto .XXI. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove