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1474–1533

Canto XVIII.

Ludovico Ariosto

lE donne antique fer mirabil cose altre ne larme: altre in le sacre muse & di lor opre belle et gloriose gran lume in tutto il mondo si diffuse

Arpalice & Camilla son famose perche in battaglia erano experte & use Sapho & Corinna perche furon dotte splendono illustri et mai non veggon notte

Le donne son venute in excellenza di ciascun arte ove hanno posto cura & qualunque alle historie habbia avertenza ne sente anchor la fama non oscura

sel mondo n e gran tempo stato senza non perho sempre il mal influsso dura & forse ascosi han lor debiti onori o negligentia: o invidia de scrittori

Ben mi par di veder ch al secol nostro tanta virtu fra belle donne emerga che puo dar opra a charte & ad inchiostro perche in glianni futuri si disperga

& perche odiose lingue: il mal dir vostro con vostra eterna infamia si sommerga & le lor lode appariranno in guisa che di gran lunga avanzeran Marphisa

Hor pur tornando a lei: questa Donzella al cavallier che le uso cortesia del esser suo non niega dar novella quando esso a lei voglia contar chi sia

sbrigossi presto del suo debito ella tanto il nome di lui saper disia io son (disse) Marphisa: & fu assai questo che si sapea per tutto il mondo il resto

Laltro comincia: poi che tocca a lui con piu proemio a darle di se conto dicendo io credo che ciascun di vui habbia de la mia stirpe il nome in pronto

che non pur Francia: Spagna: e i vicin sui ma lIndia: lEthyopia e il freddo ponto han chiara cognition di Chiaramonte onde usci il Cavallier ch uccise Almonte

Et quel che a Chiariello e al Re Mambrino diede la morte: e il regno lor disfece di questo sangue: dove in lEuxino lIstro ne vien con otto corna o diece

al duca Amone: il qual gia peregrino vi capito: la madre mia mi fece & lanno e hormai ch io la lasciai dolente chir volli in Francia a ritrovar mia gente

Ma non potei finire il mio viaggio che qua mi spinse un tempestoso Noto son dieci mesi o piu: che stanza vi haggio (che tutti i giorni & tutte lhore noto

nominato son io Guidon silvaggio di poca pruova anchora: et poco noto uccise qui Argilon da Melibea con dieci cavallier che seco havea

Feci la pruova anchor de le donzelle cosi ne ho diece a miei piaceri allato & alla scelta mia son le piu belle et son le piu gentil di tutto il stato

& queste reggo & tutte laltre: ch elle di se mhanno il governo: e il scettro dato cosi daranno a qualunque altro arrida Fortuna si che la decina uccida

Li cavallier dimandano a Guidone come ha si pochi maschi il territoro et si alle moglie hanno suggettione come esse lhanno in glialtri lochi a loro

disse Guidon: piu volte la cagione udita n ho: da poi che qui dimoro & vi sera (secondo ch io lho udita) da me: poi che vi aggrada: referita

Al tempo che tornar dopo anni venti da Troia i Greci che duro lassedio dieci: & dieci altri da contrari venti furo agitati in mar con troppo tedio

trovar che le lor donne: alli tormenti di tanta absentia: havean preso rimedio tutte shavean gioveni amanti eletti per non si raffreddar sole ne letti

Le case lor trovaro i Greci piene de laltrui figli: & per parer commune perdonano alle moglie: che san bene che tanto non potean viver digiune:

ma ai figli de li adulteri conviene altrove procacciarsi altre fortune: che tolerar non vogliono i mariti che piu alle spese lor sieno notriti

Sono altri exposti: altri tenuti occulti da le lor matri: & sostenuti in vita: in varie squadre quei ch erano adulti feron chi qua chi la tutti partita

per altri larme son: per altri culti li studi & larti: altri la terra trita serve altri in corte: altri e guardian di gregge come piace a colei che qua giu regge

Parti fra gli altri un giovinetto figlio di Clitemnestra la crudel Regina di deciotto anni fresco come un giglio o rosa colta allhor di su la spina

& havendosi armato un buon naviglio si pose e a depredar per la marina in compagnia di cento giovinetti del tempo suo per tutta Grecia eletti

Li Cretesi in quel tempo che cacciato el crudo Idomeneo del regno haveano & per assicurarsi il nuovo stato d'huomini & d'arme adunation faceano

fero con gran stipendio lor soldato Phalanto (cosi al giovene diceano) & lui con tutti quei che seco havea Poser per guardia alla citta Dictea

Fra cento alme citta che erano in Creta Dictea piu ricca & piu piacevole era di belle donne: & amorose lieta lieta di giuochi da matino a sera

& come era ogni tempo consueta d accarezzar la gente forestiera fe a costor si: che molto non rimase a non farli Signor de le lor case

Eran gioveni tutti & belli affatto chel fior di Grecia havea Phalanto eletto si che alle belle donne: al primo tratto che vi apparir: trassero i cor del petto

poi che non men che belli: anchora in fatto si dimostrar buoni & gagliardi al letto si fero ad esse in pochi di si grati che sopra ognaltro ben nerano amati

Finita che daccordo e poi la guerra per cui stato Phalanto era condutto & chel stipendio militar si serra si che non vhanno i gioveni piu frutto

& per questo lasciar voglion la terra fan le donne di Creta maggior lutto & per cio versan piu dirotti pianti che se i lor padri havesson morti inanti

Da le lor donne i gioveni assai foro ciascun per se: di rimaner pregati ne restar volendo elli: esse con loro ne andar: lasciando: & padri: & figli: & frati

di ricche gemme & molto argento & oro havendo i lor dimestici spogliati che la pratica fu tanto secreta che non senti la fuga huomo di Creta

Si fu propitio il vento: si fu lhora commoda: che Phalanto a fuggir colse che dieci miglia erano usciti fuora: quando del danno suo Creta si dolse

poi questa spiaggia inhabitata allhora trascorsi per fortuna li raccolse qui si posaro & qui sicuri tutti meglio del furto lor videro i frutti

Questa lor fu per dieci giorni stanza di piaceri amorosi tutta piena ma come spesso avien: che labondanza seco in cor giovenil fastidio mena

tutti daccordo fur: di restar sanza femine: & liberarsi di tal pena che non e soma da portar si grave come haver donna quando a noia s have

Essi che di guadagno & di rapine eran bramosi: & di dispendio parchi vider che a pascer tante concubine bisognava altro lor che tirar archi

si che sole lasciar qui le meschine & se ne andar di lor ricchezze carchi la dove in Puglia in ripa il mar poi sento ch edificar la terra di Tarento

Le donne che si videro tradite da loro amanti in che piu fede haveano restar per alcun di si sbigotite che statue immote in lito al mar pareano

visto poi che da gridi: & da infinite lachryme: alcun profitto non traheano a pensar cominciaro & haver cura come aiutarsi in tanta lor sciagura

Et proponendo in mezo i lor pareri altre diceano in Creta e da tornarsi & piu presto al arbitrio de severi padri: & de offesi lor mariti: darsi

che ne deserti liti: & boschi fieri di disagio: & di fame: consumarsi: altre dicean: che si dovean piu presto affogar tutte in mar: che mai far questo

E che manco male era meretrici andar pel mondo: andar mendiche: o schiave che se stesse offerire alli supplici di ch eran degne le opere lor prave

questi & simil partiti: le infelici si proponean ciascun piu duro & grave tra loro al fine una Oronthea levosse ch origine trahea dal Re Minosse

La piu gioven de laltre et la piu bella & la piu accorta: & chavea manco errato amato havea Phalanto: e a lui pulcella datasi: & per lui il padre havea lasciato

costei mostrando in viso: & in favella el magnanimo cor: d ira infiammato redarguendo di tutte altreil detto suo parer disse: & fe seguirne effetto

Di questa terra a lei non parve torsi che connobbe feconda: & d aria sana & di limpidi fiumi haver discorsi di selve opaca: & la piu parte piana

con porti & foci: ove dal mar ricorsi per ria fortuna havea la gente extrana chor dAphrica portava hora dEgitto cose diverse: & necessarie al vitto

Qui parve a lei fermarse: & far vendetta del viril sesso che le havea si offese vuol che ogni nave che da venti astretta a pigliar venga porto in suo paese

a sacco: a sangue: a fuoco al fin si metta ne de la vita a un sol si sia cortese cosi fu detto et cosi fu concluso et fu fatta la legge et messa in uso

Come turbar laria sentiano: armate le femine correan su la marina da la implacabile Oronthea guidate che die lor legge & si fe lor Reina

& de le navi: a liti lor cacciate faceano incendi horribili: & rapina huom non lasciando vivo: che novella dar ne potesse: o in questa parte: o in quella

Cosi solinghe vissero qualche anno aspre nimiche del sesso virile ma connobbero poi: chel proprio danno procaccierian: se non mutavan stile

che se di lor propagine non fanno sera lor legge in breve irrita & vile et manchera con linfecondo regno dove di farla eterna era il disegno

Si che temprando il suo rigore un poco scelsero in spatio di quattro anni interi di quanti capitaro in questo loco dieci belli & gagliardi cavallieri

che per durare in lamoroso giuoco contra lor cento fusser buon guerrieri esse in tutto eran cento: & statuito ad ogni lor decina fu un marito

Prima ne fur decapitati molti che riusciro al paragon mal forti hor questi dieci a buona pruova tolti del letto et del governo hebbon cosorti

facendo lor giurar: che se piu colti altri huomini verriano in questi porti essi serian che spenta ogni pietade li ponrriano ugualmente a fil de spade

Ad ingrossar: et a figliar appresso le donne: indi a temere incominciaro che tanti nascerian del viril sesso che contra lor non potrian far riparo

e al fine in man de glihuomini rimesso seria il governo ch elle havean si caro si che ordinar mentre eran glianni imbelli far si: che mai non fusson lor ribelli

Lordine fu dei maschi allevar pochi uno ogni madre vuol la legge horrenda tutti glialtri (comanda) o gli suffochi o fuor del stato li permuti o venda:

ne mandano per questo in varii lochi e a chi gli porta dicono: che prenda femine: se abaratto haver ne puote se non: non torni al men con le man vote

Ne uno anchora allevarian: se senza potesson far: & mantenere il gregge questa e quanta pieta: qnanta clemenza a gli suoi: piu che a glialtri usa la legge

gli altri condannan con ugual sentenza & solamente in questo si corregge che non vuol: che secondo il primiero uso le femine li uccidano in confuso

Se dieci: o venti o piu persone a un tratto vi fusser giunte: in carcere eran messe et duna al giorno & non di piu era tratto il capo a sorte: che perir dovesse

nel tempio horrendo: che Oronthea havea fatto dove uno altare alla Vendetta eresse & dato a lun de dieci il crudo ufficio per sorte era: di farne sacrificio

Dopo moltanni alle ripe homicide a dar venne di capo un giovinetto la cui stirpe scendea dal buono Alcide di gran valor ne larme: Elbanio detto

qui preso fu che a pena se ne avide come quel che venia senza suspetto & con gran guardia in stretta parte chiuso con glialtri era serbato al crudel uso

Di viso era costui bello & giocondo & di maniere & di costumi ornato & di parlar si dolce: & si facondo ch un Aspe volentier lo havria ascoltato

si che come di cosa rara al mondo del esser suo: fu tosto raportato ad Alexandra figlia dOronthea ch anchor Regina in lisola vivea

Oronthea vivea anchora: & gia mancate tutte eran laltre che habitar qui prima & dieci tante: & piu n erano nate e in forza eran cresciute e in maggior stima

ne tra dieci fucine: che serrate stavon pur spesso: havean piu duna lima & dieci cavallieri ancho havean cura di dar a chi venia: fiera aventura

Alexandra bramosa di vedere el giovinetto chavea tante lode da la sua matre in singular piacere impetra si: ch Elbanio vede ed ode

& quando vuol partirne: rimanere si sente il core: ove e chil punge & rode: legar si sente: & non sa far contesa: e al fin dal suo pregion si truova presa

Elbanio disse a lei: se di pietade fusse madonna qui notitia anchora come se nha per tutte altre contrade dovunque il vago Sol scalda & colora

io vi osarei per vostra alma beltade ch ogni animo gentil di se inamora chiedervi in don la vita mia: che poi serei disposto ognhor spender per voi

Hor quando fuor dogni ragion: qui sono privi d humanitade i cori humani non vi domandero la vita in dono che i prieghi miei: so ben: che serian vani

ma che da cavalliero: o tristo: o buono ch io sia: possa morir con larme in mano et non come dannato per giudicio: o come animal bruto in sacrificio

Alexandra gentil: che humidi havea per la pieta del giovinetto i rai rispose: anchor che piu crudele & rea sia questa terra: ch altra fosse mai

non concedo perho: che qui Medea ogni femina sia: come tu fai & quando ognaltra cosi fusse anchora me sola trar vuo di tante altre fuora

Et se ben per a dietro io fussi stata empia & crudel: come qui sono tante dir posso che suggetto: ove mostrata per me fusse pieta: non hebbi inante

ma ben serei di Tigre piu arrabbiata & piu duro havre il cor che di diamante se non me havesse tolto ogni durezza tua belta: tuo valor: tua gentilezza

Cosi non fusse la legge piu forte che contra i peregrini e statuita come io non schiverei con la mia morte: di comperar latua piu degna vita

ma non e grado qui di si gran sorte che ti potesse dar libera aita & quel che chiedi anchor: ben che sia poco: difficile ottener fia in questo loco

Pur io vedro di far che tu lottenga chabbi nanzi il morir questo contento ma mi dubito ben: che te ne avenga tenendo il morir lungo: piu tormento

suggiunse Elbanio: quando incontra io venga a dieci armato: di tal cor mi sento che la vita ho speranza di salvarme e uccider lor: se tutti fussero arme

Alexandra a quel detto non rispose se non un gran sospiro: & dipartisse: & porto nel partir mille amorose punte: nel cor mai non sanabil: fisse

venne alla matre: & volunta le pose di non lasciar chel cavallier morisse quando si dimostrasse cosi forte che solo havesse posto i dieci a morte

La Reina Oronthea fece raccorre el suo consiglio: & disse: a noi conviene sempre il miglior che ritroviamo: porre a guardar nostri porti: & nostre arene

et per saper chi ben lasciar: chi torre prova e sempre da far: quando gli aviene per non patir con nostro danno: a torto che regni il vile: & chi ha valor sia morto

A me par: se a voi par: che statuito sia: ch ogni cavallier per lo avvenire che Fortuna habia tratto al nostro lito: prima che al tempio si faccia morire:

possa egli sol: se gli piace il partito contra gli dieci alla battaglia uscire et se di superar tutti e possente habbia il porto a guardar con nuova gente

Parlo cosi: perche haven qui un pregione che par che vincer dieci se offerisca quando sol vaglia tante altre persone dignissimo e: per dio: che se exaudisca

cosi in contrario: havra punitione quando vaneggi: & temerario ardisca: Oronthea fine al suo parlar qui pose: a cui de le piu antique una rispose

La principal cagion ch a far disegno sul comercio de gli huomini ne mosse non fu perche a difender questo regno del loro aiuto alcun bisogno fosse

che per fare questo havemo ardire e ingegno da noi medesme a sufficientia & posse cosi senza sapessimo far ancho che non venisse il propagarci a manco

Ma poi che senza lor questo non lece tolti haven: ma non tanti: in compagnia che mai ne sia piu d uno in contra diece si chaver di noi possa Signoria

per conciper di lor questo si fece non che di lor difesa uopo ne sia la lor prodezza sol ne vaglia in questo & sieno ignavie inutili nel resto

Tra noi tenere un huom che sia si forte contrario e in tutto al principal disegno se puo un solo a dieci huomini dar morte quante donne fara stare egli al segno?

se i dieci nostri fusser di tal sorte el primo di ne havrebbon tolto regno non e la via de dominar: se vuoi por larme in mano a chi puo piu di noi

Pon mente anchor: che quando cosi aiti Fortuna questo tuo: che dieci uccida di cento donne che di lor mariti rimarran prive: sentirai le grida

se vuol campar: propona altri partiti ch esser di dieci gioveni homicida pur se per far con cento donne e buono quel che dieci fariano: habbi perdono

Fu dArtemia crudel questo il parere (cosi havea nome) & non manco per lei di far nel tempio Elbanio rimanere scannato inanzi allor spietati dei

ma la madre Oronthea: che compiacere volse alla figlia: replico a colei altre & altre ragioni: & modo tenne che nel senato il suo parer si ottenne

Lhaver Elbanio di bellezza il vanto sopra ogni cavallier che fusse al mondo fu nei cor de le giovani: di tanto (ch erano in quel consiglio) & di tal pondo

chel parer de levecchie ando da canto che con Artemia volean far: secondo lordine antiquo: ne lontan fu molto ad esser per favore Elbanio assolto

Di perdonarli in somma fu concluso ma poi che la decina havesse spento. & fusse stato in laltro assalto: ad uso di diece donne buono: & non di cento

di carcer laltro giorno fu dischiuso: & hebbe arme & cavallo a suo talento contra dieci guerrier solo si mise & luno appresso all altro in piazza uccise

Fu la notte seguente a pruova messo contra diece donzelle ignudo et solo dove hebbe al ardir suo si buon successo che ad una ad una assaggio tutto il stuolo

& questo gli acquisto tal gratia appresso ad Oronthea: che lhebbe per figliuolo et gli diede Alexandra et laltre nove con che havea fatto le notturne pruove

E lo lascio con Alexandra bella (che poi die nome a questa terra) herede con patto: ch a servar egli habbia quell legge: & ogni altro che da lui succede

che ciascun: che gia mai sua fiera stella fara qui porre il sventurato piede elegger possa: o in sacrificio darsi o con dieci guerrier solo provarsi

E se gli avien chel di li huomini uccida la notte con le femine si pruovi et quando in questo anchor tanto gli arrida la sorte sua: che vincitor si truovi

sia del femineo stuol principe: & guida & la decina a scelta sua rinuovi con la qual regni: fin ch unaltro arrivi che sia piu forte: & lui di vita privi

Appresso a dua mila anni il costume empio si e mantenuto: & si mantiene anchora & sono pochi giorni: che nel tempio uno infelice peregrin non mora

se contra dieci alcun chiede ad exempio dElbanio armarsi: che ve n e talhora spesso la vita al primo assalto lassa ne di mille uno all altra pruova passa

Pur ci passano alcuni: ma si rari che su le dita numerar si ponno uno di questi fu Argilon: ma guari con la decina sua non fu qui donno

che spintoci io da venti et mar contrari gli occhi gli chiusi in sempiterno sonno cosi fussi io con lui morto quel giorno prima che in servitu visso con scorno

Che piaceri amorosi & riso & giuoco che suole amar ciascun de la mia etade le purpure: et le gemme: & lo haver loco inanzi a tutti gli altri in la cittade

potuto hanno per dio mai giovar poco all huom: che privo sia di libertade el non poter mai piu di qui levarmi servitu grave e intolerabil parmi

Vedermi consumar dei miglior anni el piu bel fior in si vil opra & molle tiemmi il cor sempre in stimulosi affanni et ogni gusto di piacer mi tolle

del padre et frati miei la gloria i vanni batte pel mondo: et sin al ciel si extolle che forse accaderia ch anchio ne havessi la parte mia: s esser conlor potessi

Parmi ch ingiuria il mio distin mi faccia havendomi a si vil servigio eletto come ch in le iumente il destrier caccia ch abbia d occhi o di piedi alcun difetto

o per altro accidente che dispiaccia sia fatto al arme e a miglior uso inetto ne sperando io: se non per morte: uscire di si vil servitu: bramo morire

Guidon qui fine alle parole pose et maledisse il suo distin per sdegno che de li cavallieri et de le spose gli die vittoria in acquistar quel regno

Astolfo stette a udire: et si nascose tanto che si fe certo a piu d un segno che come detto havea questo Guidone era figliuol del nobil duca Amone

Poi gli rispose: io sono il duca Inglese il tuo cugino Astolfo: et abbracciollo et con atto amorevole: & cortese quasi piangendo in la gota baciollo

caro parente mio non piu palese tua madre ti potea por segno al collo che a farne fede che tu sei de nostri basta il valor che con la spada mostri

Fatto in ogni altro luogo havria gran festa Guidon di haver trovato un suo parente quivi lo accolse con la faccia mesta perche fu di vedervilo dolente

se vive: sa che Astolfo schiavo resta: ne il termine e piu la chel di seguente se fia libero Astolfo: ne more esso si che il ben d uno e il mal de la ltro expresso

Gli duol che glialtri cavallieri anchora habbia: vincendo: a far sempre captivi ne tutto ch esso in la battaglia mora potra giovar: ch servitu lor schivi

che se dun fango ben gli porta fuora & poi sinciampi come all altro arrivi havra lui senza pro vinto Marphisa che essi pur ne fien schiavi: & ella uccisa

Da laltro canto: havea lacerba etade la cortesia: e il valor del Giovinetto damore intenerito: & di pietade tanto a Marphisa: et a compagni il petto:

che con morte di lui: lor libertade esser dovendo: havean quasi a dispetto: & se Marphisa non puo far con manco che uccider lui: vuol essa morir ancho

Ella disse a Guidon: vientene insieme con noi: che a viva forza usciren quinci deh (rispose Guidon) lascia ogni speme di mai piu uscirne: o perdi meco o vinci

ella suggiunse: il mio cor mai non teme di non dar fine a cosa che cominci ne ritrovar so la piu agevol strada di quella: ove mi sia guida la spada

Tal ne la piazza ho il tuo valor provato che s io son teco: ardisco ad ogni impresa quando la turba intorno fia al steccato al nuovo Sol: sopra il theatro ascesa

io vuo che la uccidian per ogni lato o vada in fuga: o cerchi far difesa & che a gli lupi & avoltoi del loco lasciamo i corpi: & la cittade al fuoco

Suggiunse a lei Guidon: tu me havrai pronto a seguitarti: & a morirti a canto ma vivi rimaner non faccian conto bastar ne puo di vendicarsi alquanto

che spesso dieci mila in piazza conto del popul feminile: et altre tanto resta a guardar: & porto: et rocca: & mura ne alcuna via d uscir trovo sicura

Disse Marphisa: et molto piu sieno elle de gli huomini che Xerse hebbe gia intorno et sieno piu de lanime ribelle ch uscir del ciel con lor perpetuo scorno

se tu sei meco: o al men non sie con quelle tutte le voglio uccidere in un giorno Guidon suggiunse: io non ci so via alcuna ch a valer n abbia: se non val questa una

Ne puo sola salvar se ne succede questuna: ch io diro: chor mi soviene fuor che alle donne uscir non si concede ne metter piede in su le salse arene

et per questo commettermi alla fede duna de le mie donne mi conviene del cui perfetto amor fatta ho sovente piu pruova anchor: chio non faro il presente

Non men di me tormi costei disia di servitu: pur che ne venga meco che cosi spera senza compagnia de le rivali sue ch io viva seco

ella nel porto: o Fuste: o Saettia fara ordinar: mentre e anchor laer cieco che i marinari vostri troveranno acconcia a navigar come vi vanno

Drieto a me tutti in un drapel ristretti cavallieri mercanti & galeotti che ad albergarvi sotto a questi tetti meco (vostra merce) sete ridotti

havrete a farvi amplo sentier coi petti se del nostro camin semo interrotti cosi spero (aiutandone le spade) ch io vi trarro de la crudel cittade

Tu fa come ti par (disse Marphisa) ch io son per me d uscir di qui sicura piu facil fia che di mia mano uccisa la gente sia: che e dentro a queste mura

che mi veggi fuggir: o in altra guisa alcun possa notar ch habbi paura: vuo uscir di giorno: & sol per forza darme che per ognaltro modo obbrobrio parme

Sio ci fussi per donna connosciuta so che havrei da le donne honor & pregio & volentieri ci serei tenuta & tra le prime forse del collegio

ma con costoro essendoci venuta non ci vuo dessi haver piu privilegio troppo error fora: ch io mi stessi o andassi libera: & loro in servitu lasciassi

Queste parole & altre seguitando mostro Marphisa: chel rispetto solo chavea al periglio de compagni (quando potria loro il suo ardir tornar in duolo)

la tenea: che con alto et memorando segno dardir: non assalia quel stuolo & per questo: a Guidon lascia la cura d usar la via che piu gli par sicura

Guidon la notte con Aleria parla (cosi havea nome la piu fida moglie) ne bisogno gli fu molto pregarla che la trovo disposta alle sue voglie

ella tolse una nave: & fece armarla & vi arreco le sue piu ricche spoglie fingendo di volere al nuovo albore con le compagne uscire in corso fuore

Ella havea fatto nel palazzo inanti spade & lancie arrecar corazze & scudi onde armar si potessero imercanti e i galeotti ch eran mezo nudi

altri dormiro: & altri ster vegghianti li otii avicenda compartendo e i studi: spesso guardando: & pur con larme in dosso se lOriente anchor si facea rosso

Dal duro volto de la terra: il Sole non tollea anchora il velo oscuro & atro: a pena havea la Lycaonia prole per li solchi del ciel volto laratro

quando il stuol feminil che veder vuole el fin de la battaglia: empi il theatro come Ape del suo claustro empie la soglia che mutar regno al nuovo tempo voglia

Di trombe & grida & strepito de corni el popul risuonar fa cielo & terra cosi citando il suo Signor che torni a terminar la cominciata guerra

Aquilante & Griphon stavano adorni de le lor arme: e il Duca dInghilterra Guidon: Marphisa: Sansonetto: & tutti glialtri: chi a piedi & chi a caval instrutti

Per scender dal palazzo al mare: e al porto la piazza traversar si convenia: ne v era altro camin lungo ne corto cosi Guidon disse alla compagnia:

et poi che di ben far molto conforto le diede: intro senza rumor in via et ne la piazza dove il popul era s appresento con piu di cento in schiera

Molto affrettando li suoi compagni andava Guidone allaltra porta per uscire: ma la gran moltitudine che stava intorno armata: et sempre atta a ferire

penso: come lo vide: che menava seco queglialtri: che volea fuggire et tutta a un tratto alli archi suoi ricorse et parte onde si uscia venne ad opporse

Guidone et li altri cavaller gagliardi & sopra tutti lor Marphisa forte al menar de le man non furon tardi & feron molto per sforzar le porte

ma tanta era la copia de li dardi che con ferite de compagni & morte pioveano lor di sopra: & dognintorno ch al fin temean d haverne danno & scorno

Dogni guerrier lusbergo era perfetto che se non era: havean piu da temere fu morto il caval sotto a Sansonetto quel di Marphisa vi hebbe a rimanere

Astolfo tra se disse: hora ch aspetto che mai mi possa il corno piu valere io vuo veder: poi che non giova spada sio so col corno assicurar la strada

Come aiutarsi in le fortune extreme sempre suolea: si pone il corno a bocca par che la terra: & tutto il mondo treme quando nel aria il suono horribil scocca

si nel cor de la gente il timor preme che per disio di fuga si trabbocca giu del theatro sbigotita & smorta non che lasci la guardia de la porta

Come talhor si getta & si periglia & da finestra & da sublime loco lexterrefatta subito famiglia che vede appresso: e dognintorno il fuoco

che mentre le tenea gravi le ciglia il pigro sonno crebbe apoco apoco cosi messa la vita in abandono ognun fuggia dal spaventoso suono

Di qua: di la: di su: di giu: smarrita surge la turba: & di fuggir procaccia son piu di mille a un tempo ad ogni uscita cascano a monti: et luna laltra impaccia

perde in la stretta calca altra la vita da palchi & da finestre altra si schiaccia piu d un braccio si rompe: & d una testa di ch altra morta: altra storpiata resta

El pianto: il grido: insino al ciel saliva dalta ruina misto: & di fraccasso affretta: ovunque il suon del corno arriva: la turba spaventata in fuga il passo

se udite dir che di ardimento priva la vil plebe si mostri: & di cor basso non vi maravigliate: che natura e de la lepre haver sempre paura

Ma che direte del gia tanto fiero cor di Marphisa: & di Guidon silvaggio? de i dua giovini figli dOliviero che gia tanto honoraro il lor lignaggio?

gia venti mila havean stimato un zero & in fuga hor ne van senza coraggio come conigli: o timidi colombi a cui vicino alto rumor ribombi

Cosi nocea alli suoi come alli extrani la forza che nel corno era incantata: Sansonetto: Guidone: e i dui germani fuggon drieto a Marphisa spaventata

ne fuggendo ponno ir tanto lontani che lor non sia lorecchia ancho intronata scorre Astolfo la terra in ogni lato dando via sempre al corno maggior fiato

Chi scese al mare: & chi poggio su al monte chi tra gli boschi ad occultar si venne alcuna senza mai volger la fronte fuggir per dieci di non si ritenne

usci in tal punto alcuna fuor del ponte ch in vita sua mai piu non vi rivenne sgombraro in modo & piazze: & tepli: & case che quasi vota la citta rimase

Sansonetto: Marphisa: e i duo fratelli Guidon: li marinari: & li mercanti fuggean (come vho detto) et fur di quelli ch al mar scendeano pallidi & tremanti

ove Aleria trovar: che fra i castelli loro havea un legno apparechiato inanti quindi poi ch in gran fretta li raccolse die i remi allacqua: & ogni vela sciolse

Dentro & dintorno il Duca: la cittade havea scorsa da i colli insino all onde fatto havea vote rimaner le strade ognun lo fugge: ognun se gli nasconde

molte trovate fur: che per viltade seran gittate in le latrine immonde & molte non sappiendo ove se andare messesi a nuoto & affogate in mare

Per trovare i compagni il Duca viene che si credea di riveder sul molo si volge intorno: & le deserte arene guarda per tutto: et non vi appare un solo

leva piu gliocchi: e in alto a vele piene da se lontani andar li vede a volo si che gli convien fare altro disegno al suo camin: poi che partito e il legno

Lasciamolo andar pur ne ve rincresca che tanta strada far debba soletto per terra d infedeli & barbaresca dove mai non si va senza suspetto

non e periglio alcuno: onde non esca con quel suo corno: & n ha mostrato effetto & de compagni suoi pigliamo cura ch al mar fuggir tremando di paura

A piena vela si cacciaron lunge da la crudele & sanguinosa spiaggia & poi che di gran spatio non gli giunge lhorribil suon che a spaventar piu gli haggia

insolita vergogna si gli punge che come un fuoco a tutti il viso raggia lun non ardisce a mirar laltro: & stassi tristo senza parlar con gliocchi bassi

Passa il Nocchiero al suo viaggio intento & Cypro: et Rhodi: et giu per londa Egea da se vede fuggire isole cento col periglioso capo di Malea

et con propitio et immutabil vento asconder vede la Greca Morea volta Sicilia et per il mar Tyrrheno costeggia de lItalia il lito ameno

E sopra Luna ultimamente sorse dove lasciato havea la sua famiglia Dio ringratiando chel pelago corse senza piu danno: il noto lito piglia

quindi a caso trovaro un legno torse per fare il suo camin verso Marsiglia le donne e i canallier su vi montaro et a Marsiglia in brieve si trovaro

Quivi non era Bradamante allhora che haver solea governo del paese che se vi fusse: a far seco dimora li sforzeria con un sforzar cortese:

sceser nel lito: et la medesima hora dai quattro cavallier congedo prese Marphisa: et da la donna del Silvaggio et piglio alla ventura il suo viaggio

Dicendo che lodevole non era ch andasser tanti cavallieri insieme che li Colombi e i Storni vanno in schiera li Danni e i Cervi e ogni animal che teme

ma laudace Falcon lAquila altiera ch in laiuto d altrui non metton speme Orsi: Tygri: Leon: soli ne vanno che di piu forza altrui tema non hanno

Nessun de glialtri fu di quel pensiero si che a lei sola tocco a far partita per mezo i boschi: et per un stran sentiero dunque ella se ne ando sola et romita:

Griphon il bianco: et Aquilante il nero pigliar con gli altri dui la via piu trita et giunsero a un castello il di seguente dove albergati fur cortesemente

Cortesemente dico in apparenza ma presto vi sentir contrario effetto chel Signor del castel: benivolenza fingendo & cortesia: lor die ricetto

& poi la notte che dormivan: senza timore alcun: tutti li prese in letto ne li lascio: fin che non fe giurarli una sua costuma dobservarli:

Ma vuo seguir la bellicosa donna prima Signor: che di costor piu dica passo Druenza il Rodano et la Sonna & venne a pie duna montagna aprica

quivi lungo un torrente: in negra gonna vide venire una femina antica che stanca & lassa era di lunga via ma via piu afflitta di malenconia

Questa e la vecchia che solea servire a i malandrin nel cavernoso monte la dove alta giustizia fe venire a dar lor morte il Paladino Conte

la vecchia che timore ha di morire per le cagion che poi vi seran conte gia molti di va per via oscura & fosca fuggendo ritrovar chi la connosca

Quivi di estrano cavallier sembianza lhebbe Marphisa: all habito e all arnese & per cio non fuggi come havea usanza fuggir da glialtri ch eran del paese

anzi con sicurezza & con baldanza si fermo al guado: & di lontan lattese al guado del torrente ove trovolla: la vecchia le usci incontra & salutolla

Poi la prego che seco oltra quell acque nel altra ripa in groppa la portasse Marphisa che gentil fu da che nacque di la dal fiumicel seco la trasse

& portarla oltra un pezzo ancho le piacque fin ch a miglior camin la ritornasse fuor dun spinoso & mal dritto sentiero tanto che si scontraro un cavalliero

Scontraro un cavallier che armato in sella di lucide arme & ricchi panni ornato verso il fiume venia da una donzella & da un solo scudiero accompagnato

la Donna chavea seco era assai bella ma daltiero sembiante: et poco grato tutta dorgoglio & di fastidio piena del cavallier ben degna che la mena

Pinabello un de conti Maganzesi era quel cavallier che lhavea seco quel medesmo che dianzi a pochi mesi Bradamante gitto nel cavo speco

quei sospir: quei singulti cosi accesi: quel pianto: che lo fe gia quasi cieco tutto fu per costei che hor seco havea chel negromante allhor gli ritenea

Ma poi che fu levato di sul colle lincantato castel del vecchio Athlante et che pote ciascuno ire ove volle per opra & per virtu di Bradamante

costei: ch alli disii facile et molle di Pinabel: sempre era stata inante si torno a lui & in sua compagnia da un castello ad un altro hor se ne gia

E si come vezzosa era et mal usa quando vide la vecchia di Marphisa non si pote tenere a bocca chiusa di motteggiarla: & farne beffe & risa:

Marphisa altiera appresso a cui non s usa sentirse oltraggio in qual si voglia guisa rispose d ira accesa alla Donzella che di lei quella vecchia era piu bella

Et che al suo cavallier volea provallo con patto di poi torre a lei la gonna e il palafren chavea: se da cavallo gittava el cavallier di che era donna

Pinabel che faria tacendo fallo di risponder con larme non assonna piglia il scudo: & la lancia: e il caval gira poi vien Marphisa a ritrovar con ira

Marphisa incontra una gran lancia afferra & ne la vista a Pinabel la arresta & si stordito lo riversa in terra che stette un hora a rilevar la testa

Marphisa vincitrice de la guerra fe trarre a quella giovane la vesta et ogni altro ornamento le fe porre et fenne il tutto alla sua vecchia torre

Et di quel giovenile habito volse che la sua vecchia se adornasse tutta et fe chel palafreno ancho si tolse che la giovane havea quivi condutta:

poi con la vecchia al suo camin si volse che quanto era piu ornata era piu brutta tre giorni andar per malagevol strada senza far cosa onde a parlarne accada

El quarto giorno un cavallier trovaro che venia in fretta galoppando solo se di saper chi sia forse vi e caro dicovi che e Zerbin di Re figliuolo

di virtu exempio & di bellezza raro che se stesso rodea di sdegno & duolo di non haver potuto far vendetta dun che gli havea gran cortesia interdetta

Zerbino indarno per la selva corse drieto a quel suo che glihavea fatto oltraggio ma si a tempo colui seppe via torse si seppe nel fuggir prender vantaggio

si il bosco & si una nebbia lo soccorse chavea offuscato il matutino raggio che di man di Zerbin si levo netto fin chel sdegno e il furor gli usci del petto

Non pote anchor che Zerbin fusse irato tener (vedendo quella vecchia) il riso che gli parea dal giovenil ornato troppo diverso il brutto antiquo viso

& a Marphisa che le venia a lato disse: guerrier tu sei pien d ogni aviso che Damigella di tal sorte guidi che non temi trovar chi te la invidi

Havea la Donna (se la crespa buccia puo darne indicio) piu de la Sibylla et parea cosi ornata una bertuccia quando per muover riso alcun vestilla

et hor piu brutta par: che si corruccia et che da gliocchi lira le sfavilla ch a donna non si fa maggior dispetto che quando o vecchia o brutta le vien detto

Mostro turbarse linclyta Donzella per prenderne piacer come si prese et rispose a Zerbin: mia donna e bella perdio via piu che tu non sei cortese

come ch io creda che la tua favella da quel che sente lanimo: non scese tu fingi non connoscer sua beltade per excusar la tua somma viltade

Et chi saria quel cavallier: che questa si giovane & si bella ritrovasse senza piu compagnia ne la foresta et che di farla sua non si provasse?

si ben (disse Zerbin) teco se assesta che seria mal che alcun ti la levasse & io per me non son cosi indiscreto che te ne privi mai: stanne pur lieto

Se in altro conto haver vuoi afar meco di quel chio vaglio son per farti mostra ma per costei non me tener si cieco che solamente far voglia una giostra

o brutta o bella sia: restisi teco non vuo partir tanta amicitia vostra ben vi sete accoppiati: io giurarei come ella e bella tu gagliardo sei

Suggiunse lui Marphisa: al tuo dispetto di levarmi costei provar convienti non vuo patir ch un si leggiadro aspetto habbi veduto: & guadagnar nol tenti

rispose a lei Zerbin: non so a che effetto lhuom si metta a periglio & si tormenti per riportarne una vittoria poi che molto piu: che haver perduto: annoi

Ecco un altro partito ch io ti pono disse Marphisa: & ricusar nol dei se con la lancia: o con la spada: sono vinto da te: mi rimarra costei

ma se io te vinco: a forza te la dono dunque provian chi de star senza lei se perdi converra che tu le faccia compagnia sempre: ovunque andar le piaccia

E cosi sia Zerbin rispose: et volse a pigliar campo subito il cavallo lun et laltro in la sella si raccolse et drizza lhasta: ove non giunga in fallo

Zerbin nel scudo alla Donzella colse ma parve urtasse un monte di metallo et ei si fiero scontro hebbe in lelmetto che (suo mal grado) usci di sella netto

Troppo spiacque a Zerbin lesser caduto ch in altro scontro mai piu non gli avenne et mille di sua man ne havea abbattuto et a perpetuo scorno se lo tenne

stette per lungo spatio in terra muto et piu gli dolse poi che gli sovenne chavea promesso et che gli convenia haver la brutta vecchia in compagnia

Tornando a lui la vincitrice in sella disse ridendo: questa ti appresento et quanto piu la veggio et grata et bella tanto che la sia tua: piu mi contento

hor tu in mio loco sei campion di quella ma la tua fe non se ne porti il vento che per sua guida et scorta tu non vada (come hai promesso) ovunque andar le aggrada

Senza aspettar risposta urta il destriero per la foresta: et subito se imbosca Zerbin che la stimava un cavalliero dice alla vecchia: fa ch io lo connosca

et ella non gli tiene ascoso il vero onde sa che lo incende et che lo attosca il colpo fu di man duna donzella disse: che tha fatto votar la sella

Pel suo valor Costei debitamente usurpa a cavallieri et scudo: et lancia et venuta e pur dianzi dOriente per assaggiare i paladin di Francia

Zerbin di questo tal vergogna sente che non pur tinge di rossor la guancia ma resto poco di non farsi rosso seco ogni pezzo darme chavea indosso

Monta a cavallo et se stesso rampogna che non seppe tener strette le coscie tra se la vecchia ne sorride: e agogna di stimularlo: & rinovarli angosce

gli racorda che andar seco bisogna et Zerbin che ubligato si connosce lorecchie abbassa come vinto et stanco destrier cha el fren in bocca e i sproni al fianco

Et suspirando: ohime fortuna fella (dicea) che cambio e questo che tu fai colei che fu sopra le belle bella ch esser meco dovea: levata mhai

ti par ch in luogo: & in ristor di quella si debba por costei chora mi dai? stare in danno del tutto era men male che fare un cambio tanto diseguale

Colei che di bellezze et di virtuti unqua non hebbe: et non havra: mai pare summersa et rotta in mezo ai scogli acuti cibo fatto hai de pesci e augei del mare

et costei che dovria gia haver pasciuti sotterra i vermi: hai tolta a perservare diece o venti anni piu che non devevi per giunger peso a gli mie affanni grevi

Zerbin cosi parlava: ne men tristo in parole e in sembianti esser parea di questo nuovo suo si odioso acquisto: che de la donna: che perduta havea.

la vecchia: anchor che non havesse visto mai piu Zerbin: per quel che hora dicea savide esser colui di che notitia le diede gia Issabella di Gallitia

Sel vi ricorda quel che havete udito costei da la spelonca ne veniva dove Issabella che damor ferito Zerbino havea: fu molti di captiva

piu volte ella le avea gia riferito come lasciasse la paterna riva & come rotta in mar da la procella si salvasse in la spiaggia di Rocella

Et si spesso dipinto di Zerbino lhavea il bel viso: & le fattezze conte chora udendol parlare: et piu vicino gliocchi alzandogli meglio ne la fronte

vide esser quel: per cui sempre meschino fu dIssabella il cor nel cavo monte che di non veder lui: piu si lagnava che desser fata a malandrini schiava

La vecchia: dando alle parole udienza che con sdegno & con duol Zerbino versa s avede ben: ch egli ha falsa credenza che sia Issabella in mar rotta et summersa

& ben ch ella del certo habbia scienza per non lo rallegrar: pur la perversa quel che far lieto lo potria gli tace & sol gli dice quel: che gli dispiace

Odi tu (gli disse ella) tu che sei cotanto altier che si mi scherni et sprezzi se sapessi che nuova ho di costei che morta piagni mi faresti vezzi

ma piu presto che dirtelo torrei che mi strozzassi o fessi in mille pezzi dove seri ver me piu mansueto forse aperto thavrei questo secreto

Come il mastin che con furor se aventa adosso al ladro: & poi se accheta presto che quello o pane o cacio gli appresenta o che fa incanto appropriato a questo

cosi tosto Zerbino humil diventa & vien bramoso di sapere il resto che la vecchia gli accenna che di quella che morta piange: gli sa dir novella

E volto a lei con piu piacevol faccia la supplica: la prega: la scongiura per lhuomini: per Dio: che non gli taccia quanto ne sappia o buona o rea aventura

cosa non udirai che pro ti faccia disse la vecchia pertinace & dura non e Issabella (come credi) morta ma viva si: che a morti invidia porta

E capitata in questi pochi giorni che non ne udisti: in man di piu di venti si che qualhora ancho in la man tua ritorni ve se sperar di corre il fior convienti.

ah vecchia maladetta: come adorni la tua menzogna: & tu sai pur se menti se ben in man di venti ella era stata non lhavea alcun perho mai violata

Dove lhavea veduta dimandolle Zerbino: & quando: ma nulla ne invola che la vecchia ostinata piu non volle a quel che detto havea giunger parola

prima le uso Zerbin un parlar molle poi minacciolle di tagliar la gola ma tutto e in van cio che minaccia o prega che non puo far parlar la brutta strega

Lascio la lingua al ultimo in riposo Zerbin: poi chel parlar gli giovo poco per quel ch udito havea: tanto geloso che non trovava il cor nel petto loco

d Issabella trovar si disioso che seria per vederla ito nel fuoco ma non poteva andar piu che volesse colei: poi ch a Marphisa lo promesse

Et quindi per solingo e strano calle dove a lei piacque fu Zerbin condotto ne per o poggiar monte o scender valle mai si guardaro in faccia: o si fer motto

ma poi ch al mezo di volse le spalle il vago Sol: fu il lor silentio rotto da un cavallier che nel cammin scontraro quel che segui: nel altro canto e chiaro

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