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1474–1533

Canto .XV.

Ludovico Ariosto

eL giusto Dio quando i peccati nostri han di remission passato il segno accio che la giustitia sua dimostri ugual alla pieta: spesso da regno

a tyranni atrocissimi et a mostri et da lor forza: et di mal far ingegno per questo Mario et Sylla pose al mondo et duo Neroni: et Caio furibondo

Domitiano: e il figlio dAntonino et tolse da la immonda et bassa plebe et exalto in lImperio Maximino et nascere prima fe Creonte a Thebe

et die Mezentio al populo Agilino che fe di sangue human grasse le glebe et diede Italia a tempi men remoti in preda agli Hunni ai Longobardi ai Gothi

Che dAtila diro? che de liniquo Ezzelin da Roman? che d altri cento? che dopo un lungo andar sempre in obliquo ne manda Dio per pena: & per tormento:

di questo haven non pur al tempo antiquo ma anchora al nostro: chiaro experimento quando a noi greggi inutili & mal nati ha dato per guardian lupi arrabbiati

A cui non par chabbi a bastar lor fame: chabbia il lor ventre a capir tanta carne & chiaman lupi di piu ingorde brame da boschi oltramontani a divorarne

di Trasimeno lo insepulto ossame di Canne & Trebbia poco & d Allia parne verso quel che le ripe e i campi ingrassa dove Ada & Mella e il Ronco e l Tarro passa

Hor Dio consente che noi sian puniti da populi di noi forse peggiori de li multiplicati & infiniti nostri nefandi obbrobriosi errori

tempo verra: che a depredar lor liti anderen noi: se mai saren miglliori & li peccati lor giungano al segno che la eterna bonta muovano a sdegno

Doveano allhora haver li excessi loro di Dio turbata la serena fronte che scorse ogni lor luogo il Turco e il Moro con stupri: uccision: raine & onte

ma piu di tutti gli altri danni: foro gravati dal furor di Rodomonte dissi chebbe di lui la nuova Carlo et che in piazza venia per ritrovarlo

Vede tra via la gente sua troncata arsi i palazzi et ruinati i empli gran parte de la terra desolata mai non si veder si crudeli exempli

dove fuggite turba spaventata non e tra voi che il danno suo contempli? che citta: che refigio piu vi resta quando si perda si vilmente questa?

Dunque un huom solo in vostra terra preso cinto di mura onde non puo fuggire si partira che non lo havrete offeso quando tutti vi havra fatto morire?

cosi Carlo dicea che d ira acceso tanta vergogna non potea patire et giunse dove inanti alla gran corte vide il Pagan por la sua gente a morte

Quivi gran parte era del populazzo sperandovi trovar aiuto: ascesa perche forte di mura era il palazzo con munition da far lunga difesa

Rodamonte. di orgoglio et d ira pazzo solo se havea tuttala piazza presa et luna man che prezza il mondo poco ruota la spada: et laltra getta il fuoco

Et de la regal casa alta et sublime percuote et risuonar fa legran porte gettan le turbe da le excelse cime et merli et torri: et si meton per morte

guastar li tetti non e alcun che stime et legna: et petre: vanno ad una sorte lastre: et colonne: et li dorati travi che furo in prezzo a li lor padri et avi

Sta quel crudel & su la prima entrata di ferrigno splendor lucido appare come il serpe che dianzi la vernata pasciute ha ne la tana lesche amare

che poscia che la pelle ha rinovata esce del scuro albergo all aure chiare & le splendide scaglie & scorze nuove superbo liscia: e al Sol girando muove

Non sasso: merlo: trave: arco: o balestra ne cio che sopra il Saracin percuote ponno allentar la sanguinosa destra che la gran porta taglia spezza & scuote

& dentro fatto le ha tanta finestra che ben veder & veduto esser puote dai visi impressi di color di morte che tutta piena quivi hanno la corte

Risuonan dentro a spatiosi tetti feminil gridi gemiti et lamenti lafflitte donne percuotendo i petti corron per casa pallide et dolenti

et abbracciano e gli usci e i cari letti come habbino a lassarli a strane genti tratta la cosa era in periglio tanto quando il Re giunse: et suoi baroni a canto

Carlo si volse a quelle man robuste chebbe altre volte a gran bisogni pronte non sete quelli voi che meco fuste contra Agolante (disse) in Aspramonte?

sono le vostre forze hora si fruste che se uccideste Lui: Troiano: e Almonte che cento mila: hor ne temete un solo che pur e di quel sangue et di quel stuolo

Perche debbo veder minor fortezza adesso in voi: ch io la vedessi allhora? mostrate a questo Can vostra prodezza a questo Can che glihuomini divora

un magnanimo cor morte non prezza presta o tarda che sia: pur che ben mora ma dubitar non posso ove voi sete che fatto sempre vincitor m havete

Al fin de le parole urta il destriero con lhasta bassa al Saracino adosso mossesi a un tratto il Paladino Ugiero a un tempo Namo & Olivier si e mosso

Avino: Avolio: Othone: & Berlingerio ch un senza laltro mai veder non posso & tutti ferir sopra a Rodomonte et nel petto: & ne fianchi: et ne la fronte

Ma lasciamo per Dio Signor hormai di parlar d ira: et ragionar di morte & sia per questa volta detto assai del Saracin non men crudel che forte

che tempo e ritornar dove io lasciai Griphon: giunto a Damasco in su le porte con Horrigille perfida: et con quello che adultero era: et non di lei fratello

De le piu ricche terre di Levante de le piu populose: & meglio ornate si dice esser Damasco: che distante siede a Hierusalem sette giornate

in un piano fruttifero e abondante non men giocondo il verno che lestate a questa terra il primo raggio tolle da la nascente Aurora: un vicin colle

Per la citta duo fiumi crystallini vanno inaffiando per diversi rivi un numero infinito di giardini che mai non son de fiori o frondi privi

dicesi anchor: che macinar olini potrian far lacque lanfe che son quivi & chi va per le vie vi sente: fuore di tutte quelle case: uscir odore

Tutta coperta e la strada maestra di panni di diversi color lieti et di odorifera herba: & di silvestra fronda: la terra: et tutte le pareti

adorna era ogni porta ogni finestra di finissimi drappi: & di tapeti: ma piu di belle et ben ornate donne di ricche gemme: et di superbe gonne

Vedeasi celebrar dentro alle porte in molti lochi solazzevol balli il popul per le vie di miglior sorte movea li ben guarniti: & bei cavalli

facea piu bel veder la ricca corte de principi baroni et gran vasalli con cio ch India e dErithree maremme di perle haver si puo doro et di gemme

Venia Griphone et la sua compagnia mirando quinci et quindi il tutto adagio quando fermolli un cavalliero in via et gli fece smontare a un suo palagio

& per lusanza: et per sua cortesia di nulla lascio lor patir disagio gli fece in bagno entrar: poi con serena fronte raccolse a sontuosa cena

E narro lor: come il Re Norandino Re di Damasco & di tutta Soria fatto havea il paesano e il peregrino ch ordine havesse di cavalleria

alla giostra invita: ch al matutino del di seguente: in piazza si faria & che s havean valor pare al sembiante potrian mostrarlo senza andar piu inante

Anchor che quivi non venne Griphone a questo effetto: pur lo invito tenne che qual volta se n habbia occasione mostrar virtude mai non disconvenne

interrogollo poi de la cagione di quella festa: et s ella era solenne usata ogn anno: o pur impresa nuova del Re: che i suoi veder volesse in pruova

Rispose il Cavallier: la bella festa sha da far sempre ad ogni quarta Luna del altre che verran la prima e questa anchora non se ne fatta piu alcuna

sera in memoria che salvo la testa il Re in tal giorno da una gran fortuna dopo che quattro mesi in doglie e in pianti sempre era stato & con la morte inanti

Ma per dirvi la cosa pienamente: il nostro Re che Norandin se appella molti et molt anni ha havuto il cor ardente de la leggiadria: & sopra ognaltra bella

figlia del Re di Cipro: & finalmente havutala per moglie iva con quella con cavallieri et donne in compagnia et dritto havea il camin verso Soria

Ma poi che fummo tratti a piene vele lungi dal porto nel Carpathio iniquo la tempesta salto tanto crudele che sbigottiti sino al padrone antiquo

tre di et tre notti andammo errando: ne le minacciose onde: per camino obliquo uscimo al fin nel lito stanchi & molli tra freschi rivi ombrosi & verdi colli

Piantar li padiglioni & le cortine fra gli arbori tirar facemo lieti s apparecchiano i fuochi & le cucine le mense d altra parte in su tapeti

in tanto il Re cercando alle vicine valli: era andato a boschi piu secreti se ritrovasse capre: o danni: o cervi & larco gli portar drieto duo servi

Mentre aspettamo in gran piacer sedendo che da cacciar ritorni il Signor nostro vedemo lOrco a noi venir correndo lungo il lito del mar: terribil mostro

Dio vi guardi Signor chel viso horrendo del Orco. agliocchi mai vi sia dimostro meglio e per fama haver notitia d esso che andargli si che lo veggiate appresso

Non gli puo comparir quanto sia lungo si smisuratamente e tutto grosso in luogo docchi: di color di fungo sotto la fronte ha duo coccole d osso

verso noi vien (come vi dico) lungo el lito: & par ch un monticel sia mosso mostra le zanne fuor come fa il porco ha lungo il naso: il sen bavoso & sporco

Correndo vien: e il muso a guisa porta chel bracco suol quando entra in su la traccia tutti che lo veggiam con faccia smorta in fuga andamo: ove il timor ne caccia

poco: il veder lui cieco: ne conforta quando fiutando sol: par che piu faccia ch altri non fa chabbia odorato & lume et bisogno al fuggire eran le piume

Corron chi qua chi la: ma poco lece fuggir da lui veloce piu chel Noto di quaranta ch eramo: a pena diece sopra il naviglio si salvaro a nuoto

sotto il braccio un fastel di alcuni fece ne il grembo si lascio ne il seno voto un suo capace Zaino empissene ancho che gli pendea: come a pastor: dal fianco

Portonne alla sua tana il mostro cieco che stava in ripa al mar cava in un scoglio di marmo cosi bianco era quel speco come esser soglia anchor non scritto foglio

quivi habitava una matrona seco di dolor piena in vista et di cordoglio & havea in compagnia donne & donzelle dogni eta: d ogni sorte: & brutte & belle

Era presso alla grotta in ch egli stava quasi alla cima del giogo superno un altra non minor di quella cava dove del gregge suo faceva governo

tanto ne havea che non si numerava & n era egli il pastor la estade e il verno gli apriva alli suoi tempi: & tenea chiuso per ispasso che ne havea: piu che per uso

Lhumana carne meglio gli sapeva & prima il fa veder che all antro arrivi che tre de nostri giovini che haveva tutti li mangia: anzi trangugia vivi

viene alla stalla: e un gran sasso ne lieva ne caccia il gregge: et noi riserra quivi con quel sen va dove il suol far satollo suonando una zampogna chavea in collo

El Signor nostro in tanto ritornato alla marina: il suo danno comprende che truova gran silentio in ogni lato voti fraschati: padiglioni: & tende

ne sa pensar che si lhabbia rubato & pien di gran timor al lito scende onde i nocchieri suoi vede in disparte sarpar lor ferri e in opra por le sarte

Tosto ch essi lui veggono sul lito el palischermo mandano a levarlo ma non si presto ha Norandino udito de lOrco che venuto era a rubarlo:

che senza piu pensar piglia partito dovunque andato sia di seguitarlo vedersi tor Lucina si gli duole che a raquistarla o non piu viver vuole

Dove vede apparir lungo la sabbia la frescha orma ne va con quella fretta con che lo spinge lamorosa rabbia fin che giunge alla tana ch io vho detta

ove con tema la maggior che s habbia a patir mai: lOrco da noi si aspetta ad ogni suono di sentirlo parne che affamato ritorni a divorarne

Quivi Fortuna il Re da tempo guida che senza lOrco in casa era la moglie come ella il vede: fuggine gli grida misero te: se lOrco te ci coglie

coglia (disse) o non coglia: o salvi: o uccida che miserrimo i sia non mi si toglie: disir mi mena et non error di via cho di morir presso alla moglie mia

Poi segui dimandandole novella di quei che prese lOrco in su la riva prima de gli altri di Lucina bella se lhavea morta: o la tenea captiva

la donna humanamemte gli favella & lo conforta che Lucina e viva & che non e alcun dubbio ch ella mora che mai femina lOrco non divora

Esser di cio argumento ti posso io et tutte queste donne che son meco a noi non e mai lOrco stato rio pur che partir non si voglian dal speco

a chi cerca fuggir pon grave fio ne pace mai puon ritrovar piu seco o le sotterra vive: o le incatena o fa star nude al Sol sempre in larena

Quando hoggi egli porto qui la tua gente le femine da i maschi non divise ma si come li havea: confusamente dentro a quella spelonca tutti mise

sentira a naso il sesso differente le donne non temer che siano uccise glihuomini siene certo: et empieranne di quattro: il giorno: o sei lavide canne

Di levar lei qui non ho consiglio che dar ti possa: & contentar ti puoi che ne la vita sua non e periglio stara qui al ben e al mal chavremo noi

ma vettene (per dio) vattene figlio che lOrco non te senta & non te ingoi tosto che giunge dognintorno annasa & sente sin a che un topo che sia in casa

Rispose il Re: non si voler partire se non vedea la sua Lucina prima che senza dubio alcun con lei morire che un giorno senza lei viver piu stima

quando vede ella non potergli dire cosa chel muova da la voglia prima per aiutarlo fa nuovo disegno e ponvi ogni sua industria ogni suo ingegno

Morte havea in casa e in ogni tempo appese con lor mariti assai capre & agnelle onde a se & alle sue facea le spese & dal tetto pendea piu d una pelle

la donna fe chel Re del grasso prese chavea un gran becco intorno le udelle & che se n unse dal capo alle piante fin che lodor caccio ch egli hebbe inante

Et poi chel tristo puzzo haver li parve di che il fetido becco ognhora sape piglia lhirsuta pelle: & il Re intrarve non si sdegno che ben tutto vi cape

coperto sotto a cosi strane larve per le corna carpone ella lo rape la dove chiuso era da un sasso grave de la sua donna il bel viso soane

Norandino ubidisce: et alla buca de la spelonca: ad aspettar si mette accio col gregge dentro si conduca. & fin a sera disiando stette

ode la sera il suon de la sambuca con che invita a lasciar lhumide herbette & ritornar le pecore all albergo il fier pastor che segue lor da gergo

Pensate voi se gli tremava il core quando lOrco senti che ritornava et chel viso crudel pieno di horrore vide appressar all uscio dela cava

ma pote la pieta piu chel timore vedi se ardeva: o fintamente amava vien lOrco al speco: et lieva il sasso et apre Norandino entra fra pecore et capre

Intrato il gregge: lOrco a noi discende ma prima sopra se luscio si chiude tutti ne va fiutando: al fin dui prende che vuol cenar de le lor carni crude

al rimembrar di quelle zanne horrende non posso far che anchor non tremi et sude partito lOrco: il Re getta la gonna chavea di becco: e abbraccia la sua donna

Dove haverne piacer deve et conforto (vedendol quivi) ella nha affanno et noia lo vede giunto: ove ha da restar morto et non puo far perho che essa non muoia

con tutto il mal (diceagli) ch io supporto Signor sentia non mediocre gioia che ritrovato non t eri con nui quando da lOrco hoggi qui tratta fui

Che sel morir ben m era duro et forte come e a ciascun per natural instinto sol pianto havrei: chavesse la mia sorte dal mondo in sul fiorir mio viver spinto

hor piangero la tua con la mia morte o prima o dopo me che tu sia exinto et poi segui: mostrando che del danno havea di lui: piu che del proprio: affanno

La speme (disse il Re) mi fa venire cho di salvarte: & tutti questi teco & s io nol posso far: meglio e morire che senza te mio Sol viver poi cieco

come io ci venni mi potro partire & voi tutti altri ne verrete meco se non havrete: come io non ho havuto: schivo a pigliar odor d animal bruto

La fraude insegno noi: che contra il naso de lOrco: allui mostro la moglie d esso & le pelli vestir: per ogni caso ch egli ne palpi ne luscir del sesso

poi che di questo ognun fu persuaso per quanti sian de luno & laltro sesso tanti uccidemo de gli hirsuti becchi quelli che piu fetean ch eran piu vecchi

Se ungemo i corpi di quel grasso opimo che ritrovamo alle intestina intorno & de lhorride pelli se vestimo in tanto usci dal aureo albergo il giorno

alla spelonca come apparve il primo raggio del Sol: fece il pastor ritorno & dando spirto alle sonore canne chiamo il suo gregge fuor de le capanne

Tenea la mano al buco de la tana accio col gregge non uscisson noi noi prendea al varco: & quando pelo o lana sentia sul dosso: ne lasciava poi

huomini et donne uscimmo per si strana strada: coperti da li hirsuti cuoi & lOrco alcun di noi mai non ritenne fin che con gran timor Lucina venne

Lucina o fusse per ch ella non volle ungersi: come noi: che schivo nhebbe o chavesse landar piu lento et molle che la bestia imitata non havrebbe

o quando lOrco la groppa toccolle gridasse: per la tema che le accrebbe o che se le sciogliessero le chiome sentita fu: ne ben so dirvi come

Tutte eramo si intenti al caso nostro che non havemmo gliocchi alli altrui fatti io mi rivolsi al grido: & vide il Mostro che i spogli hirsuti havea a Lucina tratti

poi vide che la chiuse in stretto chiostro noi altri dentro a nostre gonne piatti col gregge andamo ove il pastor ne mena tra verdi colli in una piaggia amena

Quivi attendemo in fin che steso allombra dun bosco opaco il nasuto Orco dorma chi lungo il mar: chi verso il monte sgombra sol Norandin non vuol seguir nostra orma

lamor de la sua donna si lo ingombra ch alla grotta tornar vuol fra la torma ne partirsene mai sino alla morte se non racquista la fedel consorte

Che quando dianzi havea all uscir del chiuso vedutala restar captiva sola fu per gettarsi dal dolor confuso: spontaneamente al vorace Orco in gola

& si mosse & gli corse in sino al muso ne fu lontano andar sotto la mola ma pur lo tenne in mandra la speranza che havea di trarla anchor di quella stanza

La sera quando alla spelonca mena il gregge lOrco: & noi fuggiti sente & cha da rimaner privo di cena chiama Lucina d ogni mal nocente

& la condanna star sempre in catena sopra il suo tetto nel scoglio eminente vedela il Re per sua cagion patire & di duol spasma: & sol non puo morire

Matino & sera linfelice amante la puo veder come se affliga & agna che misto fra le capre le va inante torni alla stalla: o torni alla campagna

ella con viso mesto & supplicante gli accenna: che per dio qui non rimanga perche vi sta a gran rischio de la vita ne perho allei puo dare alcuna aita

Cosi la moglie anchor de lOrco priega il Re che se ne vada: ma non giova che di andar mai senza Lucina niega & sempre in cio piu fermo si ritruova

in questa servitude: in che lo lega Pietade e Amor: stette con lunga pruova tanto che a capitar venne a quel sasso il figlio dAgricane e il Re Gradasso

Dove con lor audacia tanto fenno che liberaron la bella Lucina ben che vi fu aventura piu che senno & la portar correndo alla marina

& al padre: che quivi era: la denno & questo fu ne lhora matutina che Norandin con laltro gregge stava a ruminar ne la montana cava

Ma poi ch el giorno aperta fu la sbarra & seppe il Re che la Donna esser partita: (che la moglie de lOrco gli lo narra: & come apunto era la cosa gita)

gratie a Dio rende: & con voto ne inarra ch essendo fuor di tal miseria uscita faccia che giunga: onde per arme possa per prieghi o per thesoro esser riscossa

Pien di letitia va con laltra schiera del simo gregge: et viene a i verdi paschi et quivi aspetta sin che all ombra nera vinto dal sonno il Mostro in lherba caschi

poi ne vien tutto il giorno et tutta sera: sicuro al fin che lOrco non lo intaschi sopra un naviglio monta il Satalia et son tre mesi che arrivo in Soria

In Rhodi: in Cypro: & per citta & castella & dAphrica: & dEgytto: & di Turchia il Re cercar fe di Lucina bella ne fin laltrihier haver ne pote spia

laltrihier nhebbe dal socero novella che seco lhavea salva in Nicosia dopo che molti di vento crudele era stato contrario alle sue vele

Per allegrezza de la buona nuova prepara il nostro Re la ricca festa & vuol che ad ogni quarta Luna nuova una se n habbia a far simile a questa

che la memoria rifrescar gli giova de i quattro mesi che in lhirsuta vesta fu tra il gregge de lOrco: e un giorno quale sera dimane usci di gtanto male

Questo ch io v ho narrato in parte vidi in parte udi da chi trovosse al tutto del Re vi dico: che Kalende & Idi vi stette sin che volse in riso il lutto

& se n udite mai far altri gridi direte a chi li fa ch e mal instrutto el gentilhuomo in tal modo a Griphone di lor festa narro lalta cagione

Un gran pezzo di notte si dispensa da cavallieri in tal ragionamento & conchiudon ch amore & pieta immensa mostro quel Re con grande experimento

andaron poi che si levar da mensa: dove hebbon grato & buono allogiamento nel seguente matin sereno & chiaro al suon de le allegrezze si destaro

Vanno scorrendo timpani & trombette & ragunando in piazza la cittade hor poi che de cavalli: & de carrette & ribombar de gridi odon le strade

Griphon le lucide arme si rimette che son di quelle che si truovan rade che le havea impenetrabili e incantate la Fata bianca di sua man temprate

Quel d Antiochia piu dognaltro vile armossi seco: & compagnia gli tenne preparate havea lor lhoste gentile nerbose lance salde & grosse antenne

& del suo parentado non humile compagnia tolta: & seco in piazza venne & scudieri a cavallo e alcuni a piede atal servigi attissimi lor diede.

Giunsero in piazza & trassonsi in disparte ne pel campo curar fra di se mostra per veder meglio il bel popol di Marte ch ad uno: o a dua: o a tre veniano in giostra

chi con colori accompagnati ad arte letitia o doglia alla sua donna mostra chi nel cimier: chi nel dipinto scudo disegna amor: se lha benigno o crudo

Soriani in quel tempo haveano usanza d armarsi a questa guisa di Ponente forse ve gli inducea la vicinanza che de Franceschi havean continuamente

che quivi allhor reggean la sacra stanza dove in carne habito Dio omnipotente chor li superbi et miseri christiani con biasmi lor: lasciano in man de Cani

Dove abbassar dovrebbeno la lancia in augumento de la santa fede tra lor si dan nel petto et ne la pancia a destruttion del poco che si crede

che fate qui gente di Spagna et Francia volgete altrove et voi Svizeri il piede et voi Thedeschi a far piu degno acquisto che quanto qui cercate e gia di Cristo

Se cristianissimi esser voi volete et voi altri chatholici nomati perche di Cristo gli huomini uccidete? perche de beni lor son dispogliati?

perche Hierusalem non rihavete? che tolto e stato a voi rinegati perche Constantinopoli: et del mondo la miglior parte occupa il Turco immondo

Non hai tu Spagna l Aphrica vicina che tha via piu di questa Italia offesa? et pur per dar travaglio alla meschina lasci la prima tua si bella impresa

o d ogni vitio fetida sentina dormi Italia imbriaca: et non ti pesa chora di questa gente: hora di quella che gia serva ti fu: sei fatta ncella?

Se il dubbio di morir ne le tue tane Svizer di fame: in Lombardia ti guida & tra noi cerchi: o chi ti dia del pane o per uscir d inopia chi te uccida

le richezze del Turcho hai non lontane caccial di Europa: o almen di Grecia il snida cosi potrai del digiuno trarti o cader con piu merto in quelle parti

Quel ch a te dico: io dico al tuo vicino Thedesco anchor: la le richezze sono che vi porto da Roma Constantino portonne il meglio: et fe del resto dono:

Pactolo et Hermo onde si tra lor fino Migdonia et Lydia et quel paese buono per tante laudi in tante historie noto non e s andar vi vuoi: troppo remoto

Tu gran Leone a cui premon le terga de le chiavi del ciel le gravi some. non lasciar che nel sonno si sumerga Italia: se la man le hai ne le chiome.

tu sei Pastore: & Dio tha quella verga data a portare: & scelto il fiero nome. perche tu ruggi: et che le braccia stenda si che da lupi il gregge tuo difenda

Ma d un parlare in altro ove sono io si lungi dal camin ch io facevo hora non lo credo perho si haver smarrito ch io non lo sappia ritrovare anchora

dicea ch in la Soria si tenea il rito d armar: che li Franceschi haveano allhora si che bella in Damascho era la piazza di gente armata d elmo & di corazza

Le vaghe donne gettano da palchi sopra i giostranti fior vermigli & gialli mentre essi fanno a suon de li oricalchi levare a salti & aggirar cavalli

ciascuno o bene o mal ch egli cavalchi vuol far quivi vedersi: & sprona & dalli: dich altri ne riporta pregio & lode muove altri a riso: & gridar drieto s ode

De la giostra era il prezzo una armatura che fu donata al Re pochi di inante che su la strada ritruovo a ventuna ritornando dArmenia un mercadante

el Re di Nobilissima testura le sopraveste all arme giunse: & tante perle vi pose intorno: & gemme & oro che la faca valer molto thesoro

Se connosciute il Re quell arme havesse care havute le havria sopra ogni arnese ne in premio de la giostra le havria messe come che liberal fusse & cortese

lungo seria chi raccontar volesse chi lhavea si sprezzate & vilipese ch in la publica strada le lasciasse preda a chiunque inanzi o indrieto andasse

Di questo ho da contarvi piu di sotto hor diro di Griphon ch alla sua giunta un paro & piu di lancie trovo rotto menato piu dun taglio & duna punta

de li piu cari a Norandin furo otto che quivi insieme havean liga congiunta gioveni in arme pratichi & industri tutti o Signori o di famiglie illustri

Rispondean questi in la sbarrata piazza per quel di ad uno ad uno: a tutto il mondo prima di lancia & poi di di spada o mazza sin che al Re di guardarli era giocondo

& si foravan spesso la corazza. per giuoco in summa qui facean: secondo fan li nimici capitali: excetto che potea il Re partirli a suo diletto

Quel dAntiochia un huom senza ragione che Martano il codardo nominosse: come se de la forza di Griphone esso consorte & participe fosse:

audace entro nel Martiale agone & poi da canto ad aspettar fermosse sin che finisce una battaglia fiera che tra duo cavallier comincita era

El Signor di Seleucia di quelli uno ch a sostener limpresa haveano tolto combattendo in quel tempo con Ombruno lo feri d una punta in mezo il volto

si che luccise: & pieta nhebbe ognuno perche buon cavallier lo tenean molto & oltra la bontade il piu cortese non era stato in tutto quel paese

Veduto cio Martano hebbe paura che parimente a se non avenisse & ritornando in la sua vil natura a pensar comincio come fugisse

pur Griphon ch era appresso e nhavea cura lo spinse al fin: poi assai fece & disse: contra un gentil guerrier: che s era mosso come si spinge il cane al lupo adosso

Che dieci passa gli va drieto o venti & poi si ferma: et abbaiando guarda come digrigni i minacciosi denti & come in gli occhi horribil fuoco gli arda

quivi ove erano & principi presenti & tanta gente nobile & gagliarda fuggi lincontro il timido Martano & torse il freno e il capo a destra ano

Pur la colpa potea dar al cavallo chi di scusarlo havesse tolto il peso. ma con la spada poi fe si gran fallo che non lhavria Demosthene difeso

di charta armato par: non di metallo si teme dogni colpo esser offeso ne fugge al fine: & gli ordini disturba ridendo intorno allui tutta la turba

El batter de le mani il grido il scorno se gli levo de populari drieto: torno al albergo: & gran spatio del giorno stette aspettando in camera secreto:

fin che la compagnia fesse ritorno: ma torniamo a Griphon: che poco lieto di costi vide le biasmevol pruove & stato volentier serebbe altrove

Arde nel core: & fuor del viso avampa come sia tutta sua quella vergogna. perche lopere sue di simil stampa vedere aspetta il populo et agogna.

si che refulga chiara piu che lampa sua virtu: questa volta gli bisogna. ch un oncia: un dito sol d error ch faccia per la mala impression parra sei braccia

Gia la lancia havea tolta su la coscia Gripon ch errare in arme era poco uso spinse il cavallo a tutta briglia: & poscia ch alquanto andato fu: la messe suso

& porto nel ferire estrema angoscia al baron di Sidonia ch ando giuso ognun maraviglando in pie si lieva chel contrario di cio tutto attendeva

Torno Griphon con la medesma antenna ch intera & ferma ricovrata havea et in tre pezzi la ruppe alla penna del scudo del Signor di Lodicea

quel per cader tre volte & quattro accenna che tutto steso in la groppa giacea pur rilevato al fin la spada strinse volto il cavallo: et ver Griphon si spinse

Griphon chelvede in sella: & che non basta si fiero incontro perche a terra vada dice fra se: quel che non pote lhasta in cinque colpi o sei fara la spada

& su la tempia subito lattasta dun dritto tal che par dal ciel cada e un altro gli accompagna e un altro appresso tanto che lha stordito: e in terra messo

Quivi erano dApamia duo germani soliti in giostra rimaner di sopra: Tirse & Corimbo: & ambo per le mani del figlio dOlivier cader sozopra.

lascio il primo gli arcion nel scontro vani con laltro messa fu la spada in opra gia per commun giudicio si tien certo che di costui fia de la giostra il merto

Entrato era in la lizza Salinterno gran Diodarro & Maliscalco regio costui di tutto il stato havea il governo & di sua man fu cavallier egregio

& disdegnoso ch un guerrier externo debbia portarne de la giostra il pregio piglia una lancia: & verso Griphon grida & minacciando alla battaglia il sfida

Ma quel con un lancion gli fa risposta chavea per lo miglior fra dieci eletto & per non fare error nel scudo apposta et quel via passa & la corazza e il petto

passa il ferro crudel tra costa & costa & fuor pel tergo un palmo esce di netto el colpo (excetto al Re) fu a tutti caro ch ognuno odiava Salinterno avaro

Griphone appresso a questi: in terra getta dui di Damasco: Ermophilo: e Carmondo la militia del Re dal primo e retta del mar grande Almiraglio & quel secondo

al scontro lun lascia la sella in fretta adosso a laltro si riversa il pondo del rio destrier: che sostener non putoe lalto valor con che Griphon percuote

El Signor di Seleucia anchor restava miglior guerrier di tutti gli altri sette & ben la sua possanza accompagnava con destrier buono: & con arme perfette

dove de lelmo la vista si chiava sua lancia al scontro luno & laltro mette pur Griphon maggior scontro al Pagan diede che lo fe staffeggiar dal manco piede

Gettaro i tronchi & si tornaro adosso pieni di molto ardir coi brandi nudi fu il Pagan prima da Griphon percosso dun colpo che spezzato havria glincudi

con quel fender si vide & ferro & osso dun ch eletto s havea tra mille scudi et se non era doppio & fin larnese feria la coscia: ove cadendo scese

Feri quel di Seleucia alla visera Griphone a un tempo: & fu quel colpo tanto che lhavria aperta & rotta: se non era fatta: come laltre arme: per incanto

gli e un perder tempo chel Pagan piu fera che non ha via dove entri in ignun canto e in piu parti Griphon gia fessa et rotta ha larmatura a lui: ne perde botta

Ognun potea veder quanto di sotto il Signor di Seleucia era a Griphone & se a partir non gli venian di botto quel che sta peggio la vita vi pone

si che il Re alla sua guardia fece motto ch intrasse a distaccar laspra tenzone quindi fu luno: & quindi laltro tratto & fu lodato il Re di si buon atto

Gli otto ch dianzi havean col mondo impresa & non potuto durar poi contra uno havendo mal la parte lor difesa usciti eran del campo ad uno ad uno

glaltri ch eran venuti allor contesa quivi restar senza contrasto alcuno havendo lor Griphon solo interrotto quel che tutti essi havean da far contra otto

Et duro quella festa cosi poco ch in men d un hora il tutto fatto si era ma Norandin per far piu lungo il giuoco et per continuarlo insino a sera

dal palco scende al spatioso loco & fa partir in due la grossa schiera indi secondo il sangue & la lor pruova gli huomini accoppia: & fa una giostra nuova

Griphon in tanto havea fatto ritorno alla sua stanza: pien d ira & di rabbia che del compagno piu gli preme il scorno che non giova lhonor chesso vinto habbia

quivi per tor lobbrobrio chavea intorno Martano adopra le mendaci labbia & lastuta & bugiarda meretrice come meglio sapea gli era adiutrice

O si o non ch el Giovin lor credesse mostro pur starsi a quella scusa cheto & pel suo meglio allhora allhora elesse quindi levarsi tacito & secreto

temendo che Martano si facesse se conparia: gridarsi il popul drieto cosi per una via nascosa & corta usciro al camin fuor de la porta

Griphone: o ch egli o il caval stanco fosse: o gli gravasse il sonno pur le cliglia: al primo albergo che trovar: fermosse che non erano andati oltra dua miglia

si trasse lelmo: & tutto disarmosse et trar fece a cavalli et sella et briglia et poi serrossi in camera soletto et nudo per dormir si pose in letto

Non hebbe cosi presto il capo basso che chiuse gli occhi: e fu dal sonno oppresso cosi profundamente: che mai Tasso ne Ghiro mai s addormento quanto esso

Martano intanto et Horrigille a spasso entraro in un giardin: ch era li presso & un inganno ordir: che fu il piu strano che mai cadesse in sentimento humano

Martano disegno torre il destriero et panni: et arme: che Griphon se ha tratte venire inanzi al Re pel cavalliero che tante pruove havea giostrando fatte.

leffetto ne segui fatto il pensiero tolse il caval piu candido che latte scudo: cimiero: et arme: et sopraveste et tute di Griphon linsegne veste

Et con la Donna & suoi scudieri: dove era il popolo anchora: in piazza venne & giunse a tempo che finian le pruove di girar spade & arrestar antenne

commanda il Re chel cavallier si truove che per cimier havea le bianche penne bianche le vesti: & bianco il corridore chel nome non sapea del vincitore

Colui che indosso il non suo cuoio haveva come lAsino gia quel del Leone chiamato: se ne ando come attendeva: a Norandino: in loco di Griphone

quel Re cortese incontro se gli leva lo abbraccia & bacia: e allato se lo pone ne gli basta honorarlo & dargli loda che vuol chel suo valor per tutto s oda

Et fa gridando a suon de gli oricalchi vincitor de la giostra di quel giorno lalta voce ne va per tutti i palchi chel nome indegno udir fa dognintorno

seco il Re vuol che apar apar cavalchi quando al palazzo suo poi fa ritorno & di sua gratia tanto gli comparte che basteria se fusse Hercole o Marte

Bello et ornato alloggiamento dielli in corte: & honorar fece con lui Horrigille ancho: & nobili donzelli mando con essa: & cavallieri sui

ma tempo e homai che di Grihpon favelli il qual ne dal compagno ne d altrui temendo inganni: addormentato s era ne mai se risveglio fino alla sera

Tosto che e desto & che de lhora tarda s accorge: esce di camera con fretta dove il falso cognato: & la bugiarda Horrigille: lascio con laltra setta

& come non gli truova: & che riguarda non vi esser larme & suoi panni: suspetta ma il veder poi piu suspettoso si fece quelli del suo compagno in quella vece

Sopravien lhoste: & di colui linforma che gia gran pezzo di bianche arme adorno con la donna & col resto de la torma havea ne la citta fatto ritorno.

truova Griphone a poco a poco lorma che ascosa gli havea amor fin a quel giorno et con suo gran dolor vede esser quello adulter di Horrigille: et non fratello

Di sua sciochezza in darno hora si duole chavendo il ver da peregrini udito lasciato mutar s habbia alle parole di chi lhavea piu volte gia tradito

vendicar si potea: ne seppe: hor vuole linimico punir che gli e fuggito et e costretto con troppo gran fallo a tor di quel vil huom larme e il cavallo

Eragli meglio andar senza arme et nudo che porsi indosso la corazza indegna o che imbracciar lo abominato scudo o por su lelmo la beffata insegna.

ma per seguir la meretrice e il drudo ragion in lui par al disio non regna. a tempo venne alla citta: che anchora il giorno havea quasi di vivo un hora

Presso alla porta ove Griphon venia siede a sinistra un splendido castello che piu che forte: & a guerre atto sia di ricche stanze: e accommodato & bello

con gran Signori & primi di Soria & alte donne in un gentil drapello quivi si celebrava in loggia amena la real sontuosa & lieta cena

La bella loggia sopra il muro usciva con lalta rocca fuor de la cittade & per gran tratto di lontan scopriva li larghi campi: et le diverse strade

hor che Grihpon verso la porta arriva con quel arme di obbrobrio & di viltade fu con non troppa aventurosa sorte dal Re veduto: & da tutta la corte

Et riputato quel di chi havea insegna mosse le donne e i cavallieri a riso el vil Martano: come quel che regna in gran favor: dopo il Re: e il primo assiso

& presso allui la Donna di se degna da quali Norandin con lieto viso volse saper chi fusse quel codardo chavea si del suo honor poco riguardo

Chavendo fatto il di la trista pruova con tanta fronte: hor torna loro inante dicea: questa mi par cosa assai nuova ch essendo voi guerrier degno & prestante

costui compagno habbiate: che non truova di vilta pare in terra di Levante forse il facete per mostrar maggiore per tal contrario il vostro alto valore

Ma ben vi giuro per li eterni dei che se non fusse ch io riguardo a vui la publica ignominia gli farei ch io soglio far a glialtri pari a lui

perpetua ricordanza gli darei come ognhor di vilta nimico fui ma sappia: se impunito se ne parte grado a voi: che menaste in questa parte

Colui che fu de vitii un pieno vaso rispose: alto Signor dir non sapria chi sia costui: chio lho trovato a caso venendo dAntiochia in su la via

il suo sembiante m havea pesuaso che fusse degno di mia compagnia che di lui pruova non ho intesa o vista se non quella che fece hoggi assai trista

La qual mi spiacque si: che resto poco: che per punir lestrema sua viltade: non gli facessi allhora allhora un giuoco che non toccasse mai lance ne spade

ma hebbi piu che allui rispetto al loco et riverentia a vostra maestade ne per me voglio che gli sia guadagno d essermi stato un giorno o dui compagno

Di che contaminato ancho esser parme & sopra il cor mi sera eterno peso se con vergogna del mestier delarme si tolle hoggi da noi che non sia offeso

et meglio che lasciarlo: satisfarme potrete: se sera da un merlo impeso et fia lodevol opra & signorile per chel sia exempio e specchio di ogni vile

Al detto suo Martano Horrigille have senza accennar confermatrice presta non son (rispose il Re) lopre si prave ch al mio parer vhabbia dandar la festa

voglio per pena del peccato grave che sol rinnovi al populo la festa et presto a un suo baron che fe venire impose quanto havesse da exequire

Quel baron molti armati seco tolse et alla porta de la terra scese et quivi con silentio gli raccolse et la venuta di Griphone attese

et nel entrar si dimproviso il colse che fra i duo ponti a salvamento il prese et lo ritenne con beffe e con scorno in una oscura stanza in sin al giorno

Il Sol a pena havea il dorato crine tolto di grembio alla nutrice antica et cominciava da le piagge alpine a cacciar lombre: et far la cima aprica

quando temendo il vil Martan: ch al fine Griphone ardito la sua causa dica et ritorni la colpa onde era uscita tolse licentia: et fece indi partita

Trovando idonia scusa al priego regio perche non stia al spettacolo ordinato. altri doni gli havea fatto: col pregio de la non sua vittoria: il Signor grato

et sopra tutto un amplo privilegio dove era dalti honori al summo ornato lascianlo andar: ch io vi prometto certo che la mercede havra secondo il merto

Fu Griphon tratto a gran vergogna in piazza quando piu si trovo piena di gente gli havean levato lelmo et la corazza: lasciatolo in farsetto assai vilmente

et come il conducessero alla mazza posto lhavean sopra un carro eminente che lento lento tiravan due vacche da lunga fame attenuate et fiacche

Venian dintorno alla ignobil quadriga vecchie sfacciate & dishoneste putte di che n era una & hor un altra auriga & con gran biasmo lo mordeano tutte

poneanlo li fanciulli in maggior briga che: oltra le parole infami & brutte: lhavrian con sassi insino a morte offeso se da i piu saggi non era difeso

Larme che del suo mal eran state cagion: che di lui fer non vero indicio da la coda del carro strascinate patian nel fango debito supplicio

le ruote inanzi a un tribunal fermate gli fero udir de laltrui maleficio la sua ignominia: ch en su gliocchi detta gli fu gridando un publico trombetta

Quindi il levaro: & lo mostrar per tutto dinanzi a templi ad officine & case dove alcun nome scelerato & brutto che non gli fusse detto: non rimase

fuor de le terra allultimo condutto fu da la turba: che si persuase bandirlo: & cacciar indi: a suon di busse: non connoscendo ben ch egli si fusse

Si presto a pena gli sferraro i piedi & liberaro luna & laltra mano che torre il scudo: & impugnar lo vedi la spada che rigo gran pezzo il piano

non hebbe contra se lance ne spiedi che senza arme venia il populo insano ma differisco in laltro canto il resto che tempo e homai Signor di finir questo

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Canto .XV. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove