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1474–1533

CANTO XLIIII.

Ludovico Ariosto

S Pesso in pove/ ri alberghi e in picciol tetti Ne le calamita di e ne i disagi Meglio s'aggiun gon d'amicitia i petti Che fra ricchez ze invidiose& agi,

De le piene d'insidie e di sospetti Corti regali: e splendidi palagi, Ove la charitade e in tutto estinta: Ne si vede amicitia se non finta.

Quindi avvien che tra Principi e Signori Patti e convention sono si frali, Fan lega hoggi Re, Papi, e Imperatori Doman saran nimici capitali,

Perche qual l'apparenze esteriori Non hanno i cor, non han gli animi tali, Che non mirando al torto piu ch'al dritto Attendon solamente al lor profitto.

Questi quantunque d'amicitia poco Sieno capaci, perche non sta quella Ove per cose gravi: ove per giuoco Mai senza fintion non si favella,

Pur se talhor gli ha tratti in humil loco Insieme una fortuna acerba e fella In poco tempo vengono a notitia Quel che in molto non fer de l'amicitia,

Il santo Vecchiarel ne la sua stanza Giunger gli hospiti suoi con nodo forte Ad amor vero meglio hebbe possanza, Ch'altri non havria fatto in real corte,

Fu questo poi di tal perseveranza Che non si sciolse mai fin'alla morte: Il Vecchio li trovo tutti benigni Candidi piu nel cor che di fuor Cygni.

Trovolli tutti amabili e cortesi Non de la iniquita ch'io v'ho dipinta Di quei che mai non escono palesi: Ma sempre van con apparenza finta,

Di quanto s'eran per a dietro offesi Ogni memoria fu tra loro estinta, E se d'un ventre fossero e d'un seme Non si potriano amar piu tutti insieme.

Sopra glialtri il Signor di Montalbano Accarezzava, e riveria Ruggiero Si perche gia l'havea con l'arme in mano Provato quanto era animoso e fiero,

Si per trovarlo affabile & humano Piu che mai fosse al mondo cavalliero, Ma molto piu che da diverse bande Si conoscea d'havergli obligo grande.

Sapea che di gravissimo periglio Egli havea liberato Ricciardetto, Quando il Re Hispano gli fe dar dipiglio E con la figlia prendere nel letto:

E c'havea tratto l'uno e l'altro figlio Del duca Buovo (com'io v'ho gia detto) Di man de i Saracini, e de i malvagi Ch'eran col Maganzese Bertolagi.

Questo debito a lui parea di sorte Ch'ad amar lo stringeano e ad honorarlo, E gli ne dolse, e gli ne'ncrebbe forte Che prima non havea potuto farlo,

Quando era l'un ne l'Africana corte E l'altro a gli servigi era di Carlo, Hor che fatto christian quivi lo trova Quel che non fece prima hor far gli giova

Proferte senza fine: honore, e festa Fece a Ruggiero il Paladin cortese, Il prudente Eremita, come questa Benivolentia vide, adito prese,

Entro dicendo: a fare altro non resta (E lo spero ottener senza contese) Che come l'amicitia e tra voi fatta Tra voi sia anchora affinita contratta.

Accio che de le due progenie illustri Che non han par di nobiltade al mondo, Nasca un lignaggio che piu chiaro lustri Che'l chiaro Sol per quanto gira a tondo.

E come andran piu inanzi & anni e lustri Sara piu bello, e durera, secondo Che Dio m'inspira, accio ch'a voi nol celi Fin che terran l'usato corso i cieli.

E seguitando il suo parlar piu inante Fa il Santo Vecchio si: che persuade Che Rinaldo a Ruggier dia Bradamante, Benche pregar, ne l'un ne l'altro accade,

Loda Olivier col Pincipe d'Anglante Che far si debba questa affinitade, Il che speran ch'approvi Amone e Carlo E debba tutta Francia commendarlo.

Cosi dicean: ma non sapean ch'Amone Con volunta del figlio di Pipino: N'havea dato in quei giorni intentione All'Imperator Greco Costantino,

Che glie le domandava per Leone Suo figlio e successor nel gran dominio, Se n'era pel valor che n'havea inteso Senza vederla il giovinetto acceso.

Risposto gli havea Amon, che da se solo Non era per concludere altramente: Ne pria che ne parlasse col figliuolo Rinaldo da la corte allhora assente,

Il qual credea che vi verrebbe a volo E che di gratia havria si gran parente, Pur per molto rispetto che gli havea Risolver senza lui non si volea.

Hor Rinaldo lontan dal padre: quella Pratica Imperial tutta ignorando Quivi a Ruggier promette la Sorella Di suo parere, e di parer d'Orlando,

E de glialtri c'havea seco alla cella Ma sopra tutti l'Eremita instando E crede veramente che piacere Debba ad Amon quel parentado havere.

Quel di e la notte, e del seguente giorno Steron gran parte col Monaco saggio Quasi obliando al legno far ritorno Benche il vento spirasse allor viaggio,

Ma i lor nocchieri a cui tanto soggiorno Incresca homai, mandar piu d'un messaggio Che si li stimular de la partita Ch'aforza li spicar da l'Eremita.

Ruggier che stato era in esilio tanto Ne da lo scoglio havea mai mosso il piede Tolse licentia da quel Mastro Santo Ch'insegnata gli havea la vera fede,

La spada Orlando gli rimesse a canto L'arme d'Hettorre, e il buon Frontin gli diede Si per mostrar del suo amor segno espresso Si per saper che dianzi erano d'esso.

E quantunque miglior ne l'incantata Spada,ragione havesse il Paladino, Che con pena e travaglio gia levata L'havea dal formidabile giardino,

Che non havea Ruggiero, a cui donata Dal ladro fu che gli die anchor Frontino, Pur volentier, glie le dono col resto De l'arme tosto che ne fu richiesto.

Fur benedetti dal Vecchio devoto E su'l navilio al fin si ritornaro, I remi all'acqua e dier le vele al Noto, E fu lor si sereno il tempo e chiaro

Che non vi bisogno priego ne voto Fin che nel porto di Marsilia entraro, Ma quivi stiano tanto ch'io conduca Insieme Astolfo il glorioso Duca.

Poi che de la vittoria Astolfo intese Che sanguinosa e poco lieta s'hebbe: Vedendo che sicura da l'offese D'Affrica hoggimai Francia esser potrebbe

Penso che'l Re de Nubi in suo paese Con l'esercito suo rimanderebbe, Per la strada medesima che tenne Quando contra Biserta se ne venne.

L'armata che i Pagan roppe ne l'onde Gia rimandata havea il figliuol d'Ugerio: Di cui nuovo miracolo, le sponde Tosto che ne fu uscito il popul nero,

E le poppe e le prore muto in fronde, E ritornolle al suo stato primiero, Poi vene il vento, e come cosa lieve Levolle in aria: e fe sparire in breve.

Chi a piedi e chi in arcion tutte partita D'africa fer le nubiane schiere, Ma prima Astolfo si chiamo infinita Gratia al Senapo, & immortale havere,

Che gli venne in persona a dare aita Con ogni sforzo, & ogni suo potere, Astolfo lor ne l'uterino claustro A portar diede il fiero e turbido Austro.

Ne gliutri dico il vento die lor chiuso, Ch'uscir di mezo di suol con tal rabbia Che muove a guisa d'onde e leva in suso E ruota fin'in ciel l'arrida sabbia,

Accio se lo portassero a lor'uso Che per camino a far danno non habbia, E che poi giunti ne la lor regione Havessero a lassar fuor di prigione.

Scrive Turpino come furo a i passi De l'alto Athlante che i cavalli loro Tutti in un tempo diventaron sassi Si che come venir se ne tornoro,

Ma tempo e homai ch'Astolfo in Francia passi, E cosi poi che del paese Moro Hebbe provisto a i luoghi principali. All'Hippogripho suo fe spiegar l'ali.

Volo in Sardigna in un batter di penne E di Sardigna ando nel lito Corso, E quindi sopra il mar la strada tenne Torcendo alquanto a man sinistra il morso,

Ne le Maremme all'ultimo ritenne De la ricca Provenza il leggier corso, Dove segui de l'Hippogripho quanto Gli disse gia l'Evangelista santo.

Hagli commesso il Santo Evangelista Che piu giunto in Provenza non lo sproni: E ch'all'impeto fier piu non resista Con sella e fren: ma liberta gli doni,

Gia havea il piu basso ciel, che sempre acquista Del perder nostro: al corno tolti i suoni, Che muto era restato non che roco Tosto ch'entro Ruggier nel divin loco.

Venne Astolfo a Marsilia e venne a punto Il di che v'era Orlando & Oliviero E quel da Montalbano insieme giunto, Co'l buon Sobrino, e col meglior Ruggiero:

La memoria del Sotio lor defunto Vieto che i Paladini non potero Insieme cosi a punto rallegrarsi Come in tanta vittoria dovea farsi.

Carlo havea di Sicilia havuto avviso De i duo Re morti e di Sobrino preso, E ch'era stato Brandimarte ucciso, Poi di Ruggiero havea non meno inteso,

E ne stava col cor lieto e col viso D'haver gittato intolerabil peso, Che gli fu sopra gli homeri si greve Che stara un pezzo pria che si rileve.

Per honorar costor ch'eran sostegno Del santo Imperio e la maggior colonna Carlo mando la nobilta del Regno Ad incontrarli fin sopra la Sonna,

Egli usci poi col suo drappel piu degno Di Re e di Duci, e con la propria Donna Fuor de le mura: in compagnia di belle E ben ornate e nobili Donzelle.

L'Imperator, con chiara e lieta fronte, I Paladini, e gli amici, e i parenti, La nobilta, la plebe, fanno al Conte Et a glialtri d'amor segni evidenti,

Gridar s'ode Mongrana e Chiaramonte Si tosto non finir gli abbracciamenti, Rinaldo e Orlando insieme & Oliviero Al Signor loro appresentar Ruggiero,

E gli narrar, che di'Ruggier di Risa Era figliuol: di virtu uguale al padre, Se sia animoso e forte, & a che guisa Sappia ferir, san dir le nostre squadre

Con Bradamante in questo vien Marphisa Le due compagne nobili e leggiadre, Ad abbracciar Ruggier vien la sorella , Con piu rispetto sta l'altra Donzella.

L'Imperator Ruggier fa risalire Ch'era per riverentia sceso a piede, E lo fa a par'a par seco venire, E di cio ch'a honorarlo si richiede

Un punto sol non lassa preterire, Ben sapea che tornato era alla fede Che tosto che i guerrier furo all'asciutto Certificato havean Carlo del tutto.

Con pompa triomphal con festa grande Tornaro insieme dentro alla Cittade, Che di frondi verdeggia e di ghirlande Coperte a panni son tutte le strade,

Nembo d'herbe e di fior, d'alto si spande E sopra e intorno a i vincitori cade, Che da verroni e da finestre amene Donne e Donzelle gittano a man piene.

Al volgersi de i canti in varii lochi Trovano archi e trophei subito fatti, Che di Biserta le ruine e i fochi Mostran dipinti & altri degni fatti,

Altrove palchi con diversi giuochi E spettacoli e mimmi e scenici atti, Et e per tutti i canti il titol vero Scritto: a i liberatori de l'Impero.

Fra il suon d'argute trombe, e di canore Pifare, e d'ogni musica armonia, Fra riso, e plauso, iubilo, e favore Del populo ch'a pena vi capia,

Smonto al palazzo il Magno Imperatore Ove piu giorni quella compagnia Con torniamenti personaggi e farse Danze e conviti attese a dilettarse.

Rinaldo un giorno al padre fe sapere Che la sorella a Ruggier dar volea. Ch'in presentia d'Orlando per mogliere E d'Olivier promessa glie l'havea,

Liquali erano seco d'un parere Che parentado far non si potea Per nobilta di sangue e per valore Che fosse a questo par: non che migliore.

Ode Amone il figliuol con qualche sdegno Che senza conferirlo seco, gli osa La figlia maritar, ch'esso ha disegno Che del figliuol di Costantin sia sposa,

Non di Ruggier, ilqual non c'habbi regno Ma non puo al mondo dir questa e mia cosa, Ne sa che nobilta poco si prezza E men virtu: se non v'e anchor ricchezza.

Ma piu d'Amon la moglie Beatrice Biasma il figluolo: e chiamalo arrogante: E in segreto e in palese contradice Che di Ruggier sia moglie Bradamante,

A tutta sua possanza Imperatrice Ha disegnato farla di Levante, Sta Rinaldo ostinato: che non vuole Che manchi un'iota de le sue parole.

La madre c'haver crede alle sue voglie La magnanima figlia: la conforta Che dica che piu tosto ch'esser moglie D'un pover cavallier: vuole esser morta,

Ne mai piu per figliuola la raccoglie Se questa ingiuria dal fratel sopporta, Nieghi pur con audacia: e tenga saldo, Che per sforzar non la sara Rinaldo.

Sta Bradamante tacita, ne al detto De la madre s'arrisca a contradire, Che l'ha in tal riverentia, e in tal rispetto Che non potria pensar non l'ubbidire,

Da l'altra parte terria gran difetto Se quel che non vuol far volesse dire Non vuol perche non puo, che'l poco e'l molto Poter di se disporre, amor le ha tolto.

Ne negar ne mostrarsene contenta S'ardisce: e sol sospira, e non risponde, Poi quando e in luogo ch'altri non la senta Versan lachryme gliocchi a guisa d'onde

E parte del dolor che la tormenta Sentir fa al petto, & alle chiome bionde: Che l'un percuote, e l'altro straccia e frange E cosi parla e cosi seco piange.

Ahime vorro quel che non vuol chi deve Poter del voler mio piu che poss'io? Il voler di mia madre havro in si lieve Stima, ch'io lo posponga al voler mio?

Deh qual peccato puote esser si grieve A una Donzella? Qual biasmo si rio? Come questo sara se non volendo Chi sempre ho da ubbidir: marito prendo.

Havra misera me dunque possanza La materna pieta? ch'io t'abandoni O mio Ruggiero? e ch'a nuova speranza A desir nuovo: a nuovo amor mi doni?

O pur la riverentia e l'osservanza Ch'a i buoni padri denno i figli buoni Porro da parte? e solo havro rispetto Al mio bene al mio gaudio al mio diletto?

So quanto ahi lassa debbo far, so quanto Di buona figlia al debito conviensi, Io'l so ma che mi val? se non puo tanto La ragion: che non possino piu i sensi?

S'Amor la caccia e la fa star da canto, Ne lassa ch'io dispongha ne ch'io pensi Di me dispor, se non quanto a lui piaccia E sol quanto egli detti io dica e faccia.

Figlia d'Amone e di Beatrice sono E son misera me, serva d'Amore, Da i genitori miei trovar perdono Spero e pieta s'io cadero in errore,

Ma s'io offendero Amor, chi sara buono A schivarmi con prieghi il suo furore? Che sol voglia una di mie scuse udire E non mi faccia subito morire?

Ohime con lunga & ostinata prova Ho cercato Ruggier'trarre alla fede, Et hollo tratto al fin'ma che mi giova Se'l mio ben fare in util d'altri cede?

Cosi ma non per se l'Ape rinuova Il mele ognianno, e mai non lo possiede, Ma vo prima morir, che mai sia vero Ch'io pigli altro marito che Ruggiero .

S'io non saro al mio padre ubbidiente Ne alla mia madre, io saro almio fratello Che molto, e molto e piu di lor prudente Ne gliha la troppa eta tolto il cervello,

E a questo che Rinaldo vuol, consente Orlando anchora, e per me ho questo e quello, Li quali duo piu honora il mondo, e teme Che l'altra nostra gente tutta insieme.

Se questi il fior, se questi ogn'uno stima La gloria, e lo splendor di Chiaramonte, Se sopra glialtri ogn'un, glialza, e sublima Piu che non e del piede alta la fronte:

Perche debbo voler, che di me prima Amon disponga che Rinaldo e'l Conte? Voler nol debbo, tanto men che messa In dubbio al Greco, e a Ruggier, fui promessa

Se la Donna s'affligge e si tormenta Ne di Ruggier la mente e piu quieta, Ch'anchor, che di cio nuova non si senta Per la citta: pur non e a lui segreta:

Seco di sua fortuna si lamenta Laqual fruir tanto suo ben gli vieta, Poi che ricchezze non gli ha date, e regni Di che e stata si larga a mille indegni.

Di tutti glialtri beni o che concede Natura al mondo, o proprio studio acquista. Haver tanta e tal parte egli si vede Qual' e quanta altri haver mai s'habbia vista

Ch'a sua bellezza ogni bellezza cede Ch'a sua possanza e raro chi resista, Di magnanimita di splendor Regio A nessun piu ch'alui si debbe il pregio.

Ma il volgo nel cui arbitrio son gli honori: Che come pare a lui li leva, e dona, Ne dal nome del volgo voglio fuori Eccetto l'huom prudente trar persona:

Che ne Papi, ne Re, ne Imperatori Non ne tra scettro, mitra, ne corona, Ma la prudentia, ma il giuditio buono Gratie che da'l Ciel date a pochi sono.

Questo volgo, per dir quel ch'io vo dire Ch'altro non riverisce che ricchezza, Ne vede cosa al mondo che piu ammire, E senza: nulla cura, e nulla apprezza:

Sia quanto voglia la belta, l'ardire La possanza del corpo, la destrezza La virtu, il senno, la bonta, e piu in questo Di c'hora vi ragiono, che nel resto.

Dicea Ruggier, se pur'e Amon disposto Che la figliuola Imperatrice sia Con Leon non concluda cosi tosto Al men termine un'anno ancho mi dia,

Ch'io spero in tanto che da me deposto Leon col Padre de l'imperio fia, E poi che tolto havro lor le corone Genero indegno non saro d'Amone.

Ma se fa senza indugio, come ha detto, Suocero de la figlia Costantino: S'alla promessa non havra rispetto Di Rinaldo, e d'Orlando suo cugino,

Fattami inanzi al Vecchio benedetto Al Marchese Uliviero al Re Sobrino, Che faro? vo patir si grave torto? O prima che patirlo esser pur morto?

Deh che faro? faro dunque vendetta Contra il padre di lei di questo oltraggio? Non miro ch'io non son per farlo in fretta O s'in tentarlo io mi sia stolto o saggio,

Ma voglio presupor, ch'a morte io metta L'iniquovecchio, e tutto il suo lignaggio Questo non mi fara perhe contento Anzi in tutto sara contra al mio intento,

E fu sempre il mio intento & e: che m'ami La bella Donna, e non che misia odiosa, Ma quando Amone uccida o facci o trami Cosa al fratello, o a glialtri suoi dannosa:

Non le do iusta causa che mi chiami Nimico? e piu non voglia essermi sposa? Che debbo dunque far? debbol patire? Ah non per dio piu tosto io vo morire.

Anzi non vo morir, ma vo che muoia Con piu ragion questo Leone Augusto: Venuto a disturbar tanta mia gioia Io vo che muoia egli e'l suo padre ingiusto

Helena bella all'amator di Troia Non costo si, ne a tempo piu vetusto Proserpina a Pirithoo: come voglio Ch'al padre e al figlio costi il mio cordoglio

Puo esser, vita mia che non ti doglia Lasciare il tuo Ruggier per questo Greco? Potra tuo padre far che tu lo toglia Anchor c'havesse i tuoi fratelli seco?

Ma sto in timor, c'habbi piu tosto voglia D'esser d'accordo con Amon che meco, E che ti paia assai miglior partito Cesare haver, ch'un privato huom marito

Sara possibil mai che nome Regio Titolo Imperial: grandezza: e pompa, Di Bradamante mia l'animo egregio: Il gran valor: l'alta virtu corromp a?

Si c'habbia da tenere in minor pregio La data fede? e le promesse rompa? Ne piu tosto d'Amon farsi nimica Che quel che detto m'ha sempre non dica?

Diceva queste & altre cose molte Ragionando fra se Ruggiero, e spesso Le dicea in guisa ch'erano raccolte Da chi tal'hor se gli trovava appresso,

Si che il tormento suo piu di due volte Era a colei per cui pativa: espresso, A cui non dolea meno il sentir lui Cosi doler: che i proprii affanni sui.

Ma piu d'ognialtro duol che le sia detto Che tormenti Ruggier: di questo ha doglia Ch'intende che s'affligge per sospetto Ch'ella lui lasci, e che quel Greco voglia,

Onde accio si conforti: e che del petto Questa credenza e questo error si toglia Per una di sue fide cameriere Gli fe queste parole un di sapere.

Ruggier qual sempre fui tal'esser voglio Fin'alla morte: e piu: se piu si puote, O siami Amor benigno: o m'usi orgoglio, O me Fortuna in alto: o in basso ruote,

Immobil son di vera fede scoglio Che d'ogn'intorno ilvento, e il mar percuote, Ne giamai per bonaccia ne per verno Luogo mutai: ne mutero in eterno.

Scarpello si vedra di piombo o lima Formare in varie imagini Diamante, Prima che colpo di Fortuna: o prima Ch'ira d'Amor rompa il mio cor costante,

E si vedra tornar verso la cima De l'alpe il fiume turbido e sonante, Che per nuovi accidenti: o buoni o rei Faccino altro viaggio i pensier miei.

A voi Ruggier tutto il dominio ho dato Di me: che forse e piu ch'altri non crede, So ben ch'a nuovo principe giurato Non fu di questa mai la maggior fede,

So che ne al mondo il piu sicuro stato Di questo: Re ne Imperator possiede, Non vi bisogna far fossa ne torre Per dubbio ch'altri a voi lo venga a torre

Che senza ch'assoldiate altra persona Non verra assalto a cui non si resista: Non e ricchezza ad espugnarmi buona: Ne si vil prezzo un cor gentile acquista,

Ne nobilta ne altezza di corona Ch'al sciocco volgo abbagliar suol la vista Non belta ch'in lieve animo puo assai Vedro che piu di voi mi piaccia mai.

Non havete a temer, ch'in forma nuova Intagliare il mio cor mai piu si possa, Si l'imagine vostra si ritrova Sculpita in lui, ch'esser non puo rimossa,

Che'l cor non ho di cera e fatto prova, Che gli die cento non ch'una percossa Amor: prima che scalia ne levasse Quando all'imagin vostra lo ritrasse.

Avorio e gemma, & ogni pietra dura Che meglio da l'intaglio si difende Romper si puo, ma non ch'altra figura Prenda: che quella ch'una volta prende,

Non e il mio cor diverso alla natura Del marmo: o d'altro ch'al ferro contende: Prima esser puo che tutto Amor lo spezze, Che lo possa sculpir d'altre bellezze.

Suggiunse a queste altre parole molte Piene d'amor, di fede: e di conforto, Da ritornarlo in vita mille volte Se stato mille volte fosse morto,

Ma quando piu de la tempesta tolte Queste speranze esser credeano in porto, Da un nuovo turbo impetuoso e scuro Rispinte in mar, lungi dal lito furo.

Perho che Bradamante ch'eseguire Vorria molto piu anchor, che non ha detto: Rivocando nel cor l'usato ardire, E lasciando ir da parte ogni rispetto,

S'appresenta un di a Carlo, e dice Sire S'a vostra Maestade alcuno effetto Io feci mai che le paresse buono, Contenta sia di non negarmi un dono.

E prima che piu espresso io le lo chieggia Su la Real sua fede mi prometta Farmene gratia, e vorro poi che veggia Che sara iusta la domanda e retta,

Merta la tua virtu che dar ti deggia Cio che domandi o Giovane diletta (Rispose Carlo) e giuro se ben parte Chiedi del regno mio di contentarte.

Il don ch'io bramo da l'altezza vostra E che non lasci mai marito darme (Disse la Damigella) se non mostra Che piu di me sia valoroso in arme,

Con qualunche mi vuol, prima o con giostra O con la spada in mano ho da provarme, Il primo che mi vinca mi guadagni: Chi vinto sia con altra s'accompagni.

Disse l'Imperator con viso lieto Che la domanda era di lei ben degna, E che stesse con l'animo quieto Che fara apunto quanto ella disegna:

Non e questo parlar fatto in segreto Si ch'a notitia altrui tosto non vegna: e quel giorno medesimo allavecchia Beatrice, e al vecchio Amon corre all'orecchia

Liquali parimente arser di grande Sdegno contra alla figlia, e di grand'ira: Che vider ben, con queste sue domande Ch'ella a Ruggier, piu ch'a Leone aspira

E presti per vietar che non si mande Questo ad effetto a ch'ella intende e mira, La levaro con fraude de la corte E la menaron seco a Rocca forte.

Quest'era una fortezza ch'ad Amone Donato Carlo havea pochi di inante Tra Pirpignano assisa e Carcassone In loco a ripa il mar molto importante,

Quivi la ritenean come in prigione Con pensier di mandarla un di in Levante: Si ch'ogni modo, voglia ella o non voglia Lasci Ruggier da parte: e Leon toglia.

La valorosa Donna che non meno Era modesta ch'animosa e forte Anchor che posto guardia non l'havieno E potea entrare e uscir fuor dele porte,

Pur stava ubbidiente sotto il freno Del padre: ma patir prigione e morte Ogni martire e crudelta: piu tosto Che mai lasciar Ruggier, s'havea proposto

Rinaldo che si vide la sorella Per astutia d'Amon, tolta di mano, E che dispor non potra piu di quella, E ch'a Ruggier, l'havra promessa in vano,

Si duol del padre, e contra a lui favella Posto il rispetto filial lontano, Ma poco cura Amon, di tai parole E di sua figlia a modo suo far vuole.

Ruggier che questo sente, & ha timore Di rimaner de la sua donna privo, E che l'habbia o per forza o per amore, Leon, se resta lungamente vivo,

Senza parlarne altrui, si mette in core Di far che muoia, e sia d'Augusto Divo. E tor, se non l'inganna la sua speme, Al padre e a lui la vita, e'l regno insieme.

L'arme che fur, gia'del Troiano Hettorre E poi di Mandricardo si riveste, E fa la sella al buon Frontino porre, E cimier muta, scudo e sopraveste,

A questa impresa non gli piacque torre L'Aquila bianca nel color celeste, Ma un candidoLiocorno come giglio Vuol ne lo scudo, e'l campo habbia vermiglio

Sceglie de suoi scudieri il piu fedele: E quel vuole, e non altri in compagnia, E gli fa commission, che non rivele In alcun loco mai, che Rugger sia,

Passa la Mosa, e'l Reno, e passa dele Contrade d'Ostericche in Ungheria, E lungo l'Histro per la destra riva Tanto cavalca ch'a Belgrado arriva.

Ove la Sava nel Danubio scende E verso il mar maggior con lui da volta, Vede gran gente in padiglioni e tende Sotto l'insegne Imperial raccolta,

Che Costantino ricovrare intende Quella citta che i Bulgari glihan tolta, Costantin v'e in persona, e'l figliuol seco Con quanto puo tutto l'Imperio greco.

Dentro aBelgrado, e fuor per tutto il monte E giu fin dove il fiume il pie gli lava: L'esercito de i Bulgari gli e a fronte E l'uno e l'altro a ber viene alla Sava:

Su'l fiume il Greco per gittare il ponte, IlBulgar per vietarlo armato stava: Quando Ruggier vi giunse, e zuffa grande Attaccata trovo fra le due bande.

I greci son quattro contr'uno, & hanno Navi co i ponti da gittar ne l'onda: E di voler, fiero sembiante fanno Passar per forza alla sinistra sponda,

Leone intanto con occulto inganno Dal fiume discostandosi: circonda Molto paese, e poi vi torna: e getta Ne l'altra ripa i ponti, e passa in fretta.

E con gran gente, chi in arcion chi a piede Che non n'havea di ventimila un manco: Cavalco lungo la riviera: e diede Con fiero assalto a gl'inimici al fianco:

L'Imperator tosto che'l figliovede Su'l fiume comparirsi al lato manco, Ponte aggiungendo a ponte, e nave a nave Passa di la con quanto esercito have.

Il capo il Re de Bulgari Vatrano Animoso e prudente e pro guerriero, Di qua e di la s'affaticava in vano Per riparare a un'impeto si fiero,

Quando cingendol con robusta mano Leon,gli fe cader sotto il destriero, E poi che dar prigion mai non si volse Con mille spade la vita gli tolse.

I Bulgari sin qui fatto havean testa Ma quando il lor signor si vider tolto E crescer dogn'intorno la tempesta, Voltar le spalle, ove havean prima il volto

Ruggier che misto vien fra iGreci, e questa Sconfitta vede: senza pensar molto I Bulgari soccorrer si dispone Perch'odia Costantino, e piu Leone.

Sprona Frontin, che sembra al corso un vento E inanzi a tutti i corridori passa: E tra la gente vien che per spavento Al monte fugge, e la pianura lassa:

Molti ne ferma e fa voltare il mento Contra i nimici, e poi la lancia abassa: E con si fier sembiante il destrier muove: Che fin nel ciel, Marte ne teme e Giove.

Dinanzi a glialtri un Cavalliero adocchia Che riccamato nel vestir vermiglio Havea d'oro e di seta una pannocchia, Con tutto il gambo che parea di miglio,

Nipote a Costantin per la Sirocchia: Ma che non gli era men caro che figlio, Gli spezza scudo e osbergo come vetro E fa la lancia un palmo apparir dietro.

Lascia quel morto e Balisarda stringe Verso uno stuol che piu si vede appresso, E contra a questo: e contra a quel si spinge Et a chi tronco: & a chi il capo ha fesso

A chi nel petto a chi nel fianco tinge Il brando, e a chi l'ha ne la gola messo, Taglia busti anche braccia mani e spalle: E il sangue come un rio corre alla valle.

Non e (visti quei colpi) chi gli faccia Contrasto piu: cosi n'e ogniun smarrito, Si che si cangia subito la faccia De la battaglia, che tornando ardito

Il petto volge, e a i Greci da la caccia Il Bulgaro che dianzi era fuggito: In un momento ogni ordine disciolto Si vede, e ogni stendardo a fuggir volto.

Leone Augusto s'un poggio eminente Vedendo i suoi fuggir s'era ridutto: E sbigottito e mesto ponea mente (Perch'era in loco che scopriva il tutto)

Al cavallier ch'uccidea tanta gente Che per lui sol quel campo era distrutto: E non puo far se ben n'e offeso tanto, Che non lo lodi, e gli dia in arme il vanto.

Ben comprende all'insegne e sopravesti: All'arme luminose, e ricche d'oro, Che quantunque il guerrier dia aiuto a questi Nimici suoi, non sia perho di loro,

Stupido mira i sopr'humani gesti E tal'hor pensa che dal sommo choro Sia per punire i Greci un'Agnol sceso Che tante e tante volte hanno Dio offeso.

E come huom d'alto e di sublime core Ove l'avrian molt'altri in odio havuto, Egli s'innamoro del suo valore, Ne veder fargli oltraggio havria voluto

Gli sarebbe per un de suoi che muore Vederne morir sei manco spiaciuto. E perder'ancho parte del suo regno, Che veder morto un cavallier si degno·

Come bambin se ben la cara madre Iraconda lo batte e da se caccia Non ha ricorso alla sorella o al padre Ma a lei ritorna, e con dolcezza abbraccia

Cosi Leon, se ben le prime squadre Ruggier gli uccide e l'altre gli minaccia Non lo puo odiar: perch'all'amor piu tira L'alto valor: che quella offesa all'ira.

Ma fe Leon Ruggiero ammira & ama Mi par che duro cambio ne riporte, Che Ruggiero odia lui: ne cosa brama Piu che di dargli di sua man la morte,

Molto con gliocchi il cerca, & alcun chiama Che glie le mostri: ma la buona sorte E la prudentia de l'esperto Greco Non lascio mai che s'affrontasse seco,

Leone, accio che la sua gente affatto Non fosse uccisa, fe sonar raccolta, Et all'Imperatore un messo ratto A pregarlo mando che desse volta,

E ripassasse il fiume: e che buon patto N'havrebbe se la via non gliera tolta, Et esso con non molti che raccolse Al ponte ond'era entrato i passi volse,

Molti in poter de Bulgari restaro Per tutto il monte, e sin'al fiume uccisi, E vi restavan tutti: se'l riparo Non gli havesse del Rio tosto divisi,

Molti cader da i ponti e s'affogaro: E molti senza mai volgere i vili Quindi lontano iro a trovare il guado, E molti fur prigion tratti in Belgrado,

Finita la battaglia di quel giorno Ne laqual poi che il lor Signor fu estinto, Danno i Bulgari havriano havuto e scorno Se per lor non havesse il Guerrier vinto:

Il buon Guerrier che'l candido Liocorno Ne lo scudo vermiglio havea dipinto, A lui si trasson tutti da cui questa Vittoria conoscean: con gioia e festa.

Uno il saluta: un altro segl'inchina: Altri la mano, altri gli bacia il piede: Ogn'un quanto piu puo se gli avvicina E beato si tien chi appresso il vede,

E piu ch'il tocca, che toccar divina E sopra natural cosa si crede, Lo pregan tutti: e vanno al ciel le grida Che sia lor Re lor Capitan lor Guida.

Ruggier rispose lor che Capitano E Re sara quel che fia lor piu a grado: Ma ne a baston ne a scettro ha da por mano Ne per quel giorno entrar vuole in Belgrado,

Che prima che si faccia piu lontano Leon Augusto e che ripassi il guado, Lo vuol seguir, ne torsi da la traccia Fin che nol giunga, e che morir nol faccia.

Che mille miglia e piu, per questo solo Era venuto: e non per altro effetto, Cosi senza indugiar lascia lo stuolo E si volge al camin che gli vien detto

Che verso il ponte fa Leone a volo: Forse per dubbio che gli sia intercetto, Gli va dietro per l'orma in tanta fretta Che'l suo scudier non chiama e non aspetta

Leone ha nel fuggir tanto vantaggio, (Fuggir si puo ben dir piu che ritrarse) Che trova aperto e libero il passaggio: Poi rompe il ponte e lascia le navi arse,

Non v'arrivaRuggier ch'ascoso il raggio Era del Sol: ne sa dove alloggiarse, Cavalca inanzi che lucea la Luna Ne mai trova castel ne villa alcuna.

Perche non sa dove si por, camina Tutta la notte, ne d'arcion mai scende, Ne lo spuntar del nuovo Sol: vicina A man sinistra una citta comprende,

Ove di star tutto quel di destina Accio l'ingiuria al suo Frontino emende: A cui senza posarlo o trargli briglia La notte fatto havea far tante miglia,

Ungiardo era Signor di quella terra Suddito e caro a Costantino molto: Ove havea per cagion di quella guerra Da cavallo e da pie buon numer tolto,

Quivi ove altrui l'entrata non si serra Entra Ruggiero, e v'e si ben raccolto Che non gli accade di passar piu avante Per haver miglior loco e piu abondante.

Nel medesimo albergo in su la sera Un cavallier di Romania alloggiosse, Che si trovo ne la battaglia fiera Quando Ruggier pei Bulgari si mosse,

Et a pena di man fuggito gliera Ma spaventato piu ch'altri mai fosse, Si ch'anchor triema, e pargli anchora intorno Havere il Cavalliere dal Liocorno.

Conosce tosto che lo scudo vede Che'l Cavallier che quella insegna porta, E quel che la sconfitta a i Greci diede, Per le cui mani e tanta gente morta,

Corre al palazzo, & udientia chiede Per dire a quel Signor cosa ch'importa, E subito intromesso dice quanto Io mi riserbo a dir ne l'altro canto.

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CANTO XLIIII. · Ludovico Ariosto · Poetry Cove