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1474–1533

CANTO XL.

Ludovico Ariosto

L Ungo sarebbe se i diversi casi Volessi dir di quel naval con flitto, E raccontarlo a voi mi parria quasi Magnanimo fi / gliuol d'Her/ cole invitto

Portar (come si dice) a Samo vasi Nottole Athene e crocodili a Egytto, Che quanto per udita io ve ne parlo Signor miraste e feste altrui mirarlo.

Hebbe lungo spettacolo il fedele Vostro popul la notte e'l di che stette Come in theatro, l'inimiche vele Mirando in Po tra ferro e fuoco astrette,

Che gridi udir si possano e querele Ch'onde veder di sangue humano infette: Per quanti modi in tal pugna si muora Vedeste, e a molti il dimostraste allhora.

Nol vide io gia, ch'era sei giorni inanti Mutando ogn'hora altre vetture, corso Con molta fretta e molta, a i piedi santi Del gran pastore, a domandar soccorso,

Poi ne cavalli bisognar ne fanti Ch'in tanto al Leon d'or l'artiglio e'l morso Fu da voi rotto si, che piu molesto Non l'ho sentito da quel giorno a questo.

Ma Alfonsin trotto ilqual si trovo in fatto Hannibal e Pier Moro e Afranio e Alberto E tre Ariosti, e il Bagno, e il Zerbinatto Tanto me ne contar ch'io ne fui certo,

Me ne chiarir poi le bandiere affatto Vistone al tempio il gran numero offerto: E quindice galee ch'a queste rive Con mille legni star vidi captive.

Chi vide quelli incendii e quei naufragi Le tante uccisioni e si diverse Che vendicando i nostri arsi palagi Fin che fu preso ogni navilio ferse:

Potra veder le morti ancho e i disagi Che'l miser popul d'Africa sofferse Col Re Agramante in mezo l'onde salse La scura notte che Dudon l'assalse

Era la notte e non si vedea lume Quando s'incominciar l'aspre contese, Ma'poi che'l zolpho, e la pece, e'l bitume Sparso in gran copia, ha prore, e sponde accese

E la vorace fiamma arde e consume Le navi e le galee poco difese, Si chiaramente ognun si vedea intorno Che la notte parea mutata in giorno,

Onde Agramante che per l'aer scuro Non havea l'inimico in si gran stima, Ne haver contrasto si credea si duro Che resistendo, al fin non lo reprima,

Poi che rimosse le tenebre furo E vide quel che non credeva in prima, Che le navi nimiche eran duo tante, Fece pensier diverso a quel d'avante.

Smonta con pochi, ove in piu lieve barca Ha Brigliadoro e l'altre cose care, Tra legno e legno taciturno varca Fin che si trova in piu sicuro mare,

Da suoi lontan che Dudon preme e carca E mena a conditioni acri & amare, Gli arde il foco: il mar sorbe il ferro strugge Egli che ne cagion via se ne fugge.

Fugge Agramante & ha con lui Sobrino Con cui si duol di non gli haver creduto: Quando previde con occhio divino E'l mal gli annuntio c'hor gli e avvenuto:

Ma torniamo ad Orlando paladino Che prima che Biserta habbia altro aiuto Consiglia Astolfo che la getti in terra: Si che a Francia mai piu non faccia guerra

E cosi fu publicamente detto Che'l campo in arme al terzo di sia instrutto: Molti navili Astolfo a questo effetto Tenuti havea, ne Dudon n'hebbe il tutto,

Di quai diede il governo a Sansonetto Si buon guerrier al mar come all'asciuto: E quel si pose, in su l'anchore sorto Contra a Biserta, un miglio appresso al porto

Come veri christiani Astolfo e Orlando Che senza Dio non vanno a rischio alcuno: Ne l'esercito fan publico bando Che sieno oration fatte & digiuno,

E che si trovi il terzo giorno: quando Si dara il segno: apparecchiato ogniuno Per espugnar Biserta: che data hanno Vinta che s'habbia, a fuoco e a saccomano

E cosi poi che le astinentie e i voti Devotamente celebrati foro, Parenti amici, e glialtri insieme noti Si cominciaro a convitar tra loro,

Dato restauro a corpi eshausti e voti Abbracciandosi insieme lachrymoro, Tra loro usando i modi e le parole Che tra i piu cari al dipartir si suole.

Dentro a biserta i sacerdoti santi Supplicando col populo dolente, Battonsi il petto, e con dirotti pianti Chiamano il lor Machon che nulla sente,

Quante vigilie: quante offerte, quanti Doni promessi son privatamente, Quanto in publico templi, statue, altari, Memoria eterna de lor casi amari.

E poi che dal Cadi fu benedetto Prese il populo l'arme, e torno al muro: Anchor giacea col suo Tithon nel letto La bella Aurora, & era il cielo oscuro,

Quando Astolfo da un canto, e Sansonetto Da un altro: armati a gli ordini lor furo, E poi che'l segno che die il conte: udiro Biserta con grande impeto assaliro.

Havea Biserta da duo canti il mare Sedea da glialtri duo nel lito asciutto, Con fabrica eccellente e singulare Fu antiquamente il suo muro construtto,

Poco altro ha che l'aiuti o la ripare: Che poi che'l re Branzardo fu ridutto Dentro da quella, pochi mastri, e poco Pote haver tempo a riparare il loco,

Astolfo da l'assunto al Re de Neri Che faccia a merli tanto nocumento Con falariche fonde e con arcieri Che levi d'affacciarsi ogni ardimento,

Si che passin pedoni e cavallieri Fin sotto la muraglia a salvamento, Che vengon chi di pietre e chi di travi Chi d'asce e chi d'altra materia gravi.

Chi questa cosa e chi quell'altra getta Dentro alla fossa, e vien di mano in mano, Di cui l'acqua il di inanzi fu intercetta Si che in piu parte si scopria il pantano:

Ella fu piena & atturata in fretta E fatto uguale infin'al muro il piano: Astolfo, Orlando, & Olivier procura Di far salir'i fanti in su le mura.

I Nubi d'ogni indugio impatienti Da la speranza del guadagno tratti: Non mirando a pericoli imminenti: Coperti da testuggini e da gatti

Con arieti e loro altri instrumenti A forar torri e porte rompere atti, Tosto si fero alla citta vicini Ne trovaro sprovisti i saracini.

Che ferro e fuoco e merli e tetti gravi Cader facendo a guisa di tempeste Per forza aprian le tavole e le travi De le machine in lor danno conteste,

Ne l'aria oscura e ne i principii pravi Molto patir le battezate teste: Ma poi che'l Sole usci del ricco albergo Volto Fortuna a i saracini il tergo.

Da tutti i canti risforzar l'assalto Fe il conte Orlando e da mare e da terra: Sansonetto c'havea l'armata in alto Entro nel porto: e s'accosto alla terra,

E con frombe e con archi facea d'alto E con varii tormenti estrema guerra: E facea insieme espedir lance e scale Ogni apparecchio e munition navale.

Facea Oliviero, Orlando, e Brandimarte E quel che fu si dianzi in aria ardito Aspra e fiera battaglia da la parte Che lungi al mare era piu dentro al lito,

Ciascun d'essi venia con una parte De l'hoste che s'havean quadripartito: Quale a mur, quale a porte, e quale altrove Tutti davan di se lucide prove.

Il valor di ciascun meglio si puote Veder cosi che se fosser confusi, Chi sia degno di premio e chi di note Appare inanzi a mill'occhi non chiusi,

Torri di legno trannosi con ruote E gli elephanti altre ne portano usi, Che fu lor dossi cosi in alto vanno Che i merli sotto a molto spatio stanno.

Vien Brandimarte, e pon la scala a muri E sale, e di salir altri conforta, Lo seguon molti intrepidi e sicuri Che non puo dubitar chi l'ha in sua scorta,

Non e chi miri o chi mirar si curi Se quella scala il gran peso comporta, Sol Brandimarte a gli nimici attende Pugnando sale: e al fine un merlo prende.

E con mano e con pie quivi s'attacca Salta su i merli, e mena il brando involta, Urta, riversa, e fende, e fora, e ammacca: E di se mostra esperientia molta:

Ma tutto a un tempo la scala si fiacca Che troppa soma e di soperchio ha tolta: E for che Brandimarte, giu nel fosso Vanno sozopra, e l'uno all'altro adosso

Per cio non perde il cavallier l'ardire Ne pensa riportare adietro il piede, Ben che de suoi non vede alcun seguire Ben che berzaglio alla citta si vede,

Pregavan molti (e non volse egli udire) Che ritornasse: ma dentro si diede: Dico che giu ne la citta d'un salto Dal muro entro, che trenta braccia era alto

Come trovato havesse o piume o paglia Presse il duro terren senza alcun danno, E quei c'ha intorno affrappa, e fora, e taglia Come s'affrappa, e taglia, e fora il panno,

Hor contra questi, hor contra quei si scaglia E quelli, e questi in fuga se ne vanno, Pensano quei di fuor che l'han veduto Dentro saltar: che tardo fia ogni aiuto.

Per tutto'l campo alto rumor si spande Divoce invoce e'l mormorio e'l bisbiglio La vaga Fama intorno si fa grande E narra: & accrescendo va il periglio:

Ove era Orlando (perche da piu bande Si dava assalto) ove d'Othone il figlio: Ove Olivier: quella volando venne Senza posar mai le veloci penne.

Questi guerrier, e piu di tutti Orlando Ch'amano Brandimarte e l'hanno in pregio: Udendo che se van troppo indugiando Perderanno un compagno cosi egregio,

Piglian le scale, e qua e la montando Mostrano a gara animo altiero e regio: Con si audace sembiante e si gagliardo Che i nimici tremar fan con lo sguardo.

Come nel mar che per tempesta freme Assaglion l'aque il temerario legno. C'hor da la prora hor da le parti estreme Cercano entrar con rabbia e con isdegno:

Il pallido nocchier sospira e geme Ch'aiutar deve, e non ha cor ne ingegno: Una onda viene al fin ch'occupa il tutto E dove quella entro segue ogni flutto.

Cosi di poi c'hebbono presi i muri Questi tre primi, fu si largo il passo Che glialtri hormai seguir ponno sicuri Che mille scale hanno fermate al basso:

Haveano in tanto gli arieti duri Rotto in piu lochi, e con si gran fraccasso, Che si poteva in piu che in una parte Soccorrer l'animoso Brandimarte.

Con quel furor che'l Re de fiumi altiero Quando rompe tal volta argini e sponde E che ne i campi Ocnei s'apre il sentiero E i grassi solchi, e le biade feconde

E con le sue capanne il gregge intero E co i cani i pastor porta ne l'onde: Guizzano i pesci a gliolmi in su la cima Ove solean volar gli augelli in prima.

Con quel furor l'impetuosa gente La dove havea in piu parti il muro rotto: Entro col ferro e con la face ardente A distrugere il popul mal condotto,

Homicidio rapina, e man violente Nel sangue e nel'haver, trasse di botto La ricca e triomphal citta a ruina Che fu di tutta l'Africa regina,

D'huomini morti pieno era per tutto: E de le innumerabili ferite Fatto era un stagno piu scuro e piu brutto Di quel che cinge la citta di Dite,

Di casa in casa un lungo incendio indutto Ardea palagi, portici, e meschite: Di pianti e d'urli, e di battuti petti Suonano i voti, e depredati tetti.

I vincitori uscir de le funeste Porte vedeansi di gran preda onusti, Chi con bei vasi, e chi con ricche veste, Chi con rapiti argenti a Dei vetusti:

Chi trahea i figli, e chi le madri meste: Fur fatti stupri, e mille altri atti ingiusti: De i quali Orlando una gran parte intese Ne lo pote vietar, ne'l Duca Inglese.

Fu Bucifar de l'Algazera morto Con esso un colpo da Olivier gagliardo: Perduta ogni speranza ogni conforto S'uccise di sua mano il Re Branzardo:

Con tre ferite onde mori di corto Fu preso Folvo dal Duca dal Pardo: Questi eran tre ch'al suo partir lasciato Havea Agramante a guardia de lo stato.

Agramante ch'in tanto havea deserta L'armata, e con Sobrin n'era fuggito, Pianse da lungi e sospiro Biserta, Veduto si gran fiamma arder su'l lito,

Poi piu d'appresso hebbe novella certa Come de la sua terra il caso era ito, E d'uccider se stesso in pensier venne E lo facea, ma il Re Sobrin lo tenne.

Dicea Sobrin che piu vittoria lieta Signor potrebbe il tuo inimico havere? Che la tua morte udire? onde quieta Si speraria poi l'Africa godere?

Questo contento il viver tuo gli vieta: Quindi havra cagion sempre di temere Sa ben che lungamente Africa sua Esser non puo se non per morte tua.

Tutti i sudditi tuoi, morendo privi De la speranza, un ben che sol ne resta, Spero che n'habbi a liberar se vivi E trar d'affanno e ritornarne in festa:

So che se muori, sian sempre captivi Africa sempre tributaria e mesta: Dunque s'in util tuo viver non vuoi Vivi Signor per non far danno a i tuoi.

Dal Soldano d'Egytto tuo vicino Certo esser puoi d'haver danari e gente, Mal volentieri il figlio di Pipino In Africa vedra tanto potente:

Verra con ogni sforzo Norandino Per ritornarti in regno il tuo parente: Armeni: Turchi, Persi, Arabi, e Medi, Tutti in soccorso havrai se tu li chiedi.

Con tali e simil detti il Vecchio accorto Studia tornare il suo Signore in speme Di racquistarsi l'Africa di corto: Ma nel suo cor forse il contrario teme,

Sa ben quanto e a mal termine e a mal porto E come spesso in van sospira e geme Chiunque il regno suo si lascia torre E per soccorso a Barbari ricorre.

Hannibal e Iugurta di cio foro Buon testimoni, & altri al tempo antico: Al tempo nostro Ludovico il Moro Dato in poter d'un'altro Ludovico,

Vostro fratello Alfonso: da costoro Ben hebbe esempio, a voi Signor mio dico Che sempre ha riputato pazzo espresso Chi piu si fida in altri ch'in se stesso.

E perho ne la guerra che gli mosse Del pontifice iratoun duro sdegno, Anchor che ne le deboli sue posse Non potessi egli far molto disegno,

E chi lo difendea, d'Italia fosse Spinto, e n'havesse il suo nimico il regno Ne per minaccie mai ne per promesse S'indusse che lo stato altrui cedesse.

Il Re Agramante all'Oriente havea Volta la prora, e s'era spinto in alto Quando da terra una tempesta rea Mosse da banda impetuoso assalto,

Il nocchier ch'al governo vi sedea Ioveggo (disse alzando gliocchi ad alto) Una procella apparecchiar si grave Che contrastar non le potra la nave.

S'attendete Signori al mio consiglio Qui da man manca ha un'isola vicina A cui mi par c'habbiamo a dar di piglio Fin che passi il furor de la marina,

Consenti il Re Agramante: e di periglio Usci,pigliando la spiaggia mancina, Che per salute de nocchieri giace Tra gli Afri e di Vulcan l'alta fornace.

D'habitationi e l'isoletta vota Piena d'humil mortelle e di ginepri Ioconda solitudine e remota A cervi a daini a capriuoli a lepri

E fuor ch'a piscatori e poca nota Ove sovente a rimondati vepri Sospendon per seccar l'humide reti: Dormeno in tanto i pesci in mar quieti.

Quivi trovar che s'era un'altro legno Cacciato da Fortuna gia ridutto, Il gran guerrier ch'in Sericana ha regno Levato d'Arli havea quivi condutto,

Con modo riverente e di se degno Lun Re con l'altro s'abbraccio all'asciutto Ch'erano amici, e poco inanzi furo Compagni d'arme al Parigino muro.

Con molto dispiacer Gradasso intese Del Re Agramante le fortune avverse: Poi confortollo, e come Re cortese Con la propria persona se gli offerse,

Ma che egli andasse all'infedel paese D'Egytto per aiuto non sofferse, Che vi sia (disse) periglioso gire Dovria Pompeio i profugi ammonire.

E perche detto m'hai che con l'aiuto De gli Ethiopi sudditi al Senapo, Astolfo a torti l'Africa e venuto E ch'arsa ha la citta che n'era capo:

E ch'Orlando e con lui, che diminuto Poco inanzi di senno haveva il capo, Mi pare al tutto un'ottimo rimedio Haver pensato a farti uscir di tedio,

Io pigliero per amor tuo l'impresa D'entrar col Conte a singular certame, Contra me so che non havra difesa Se tutto fosse di ferro o di rame,

Morto lui stimo la christiana Chiesa Quel che l'agnelle il lupo c'habbia fame, Ho poi pensato (e mi fia cose lieve) Di fare i Nubi uscir d'Africa in breve.

Faro che gli altri Nubi,che da loro Il Nilo parte, e la diversa legge, E gli Arabi, e i Macrobi,questi d'oro Ricchi e di gente, e quei d'equino gregge,

Persi e Caldei, perche tutti costoro Con altri molti il mio scettro corregge: Faro ch'in Nubia lor faran tal guerra Che non si fermeran ne la tua terra.

Al Re Agramante assai parve oportuna Del Re Gradasso la seconda offerta, E si chiamo obligato alla Fortuna Che l'havea tratto all'isola deserta,

Ma non vuol torre a conditione alcuna (Se racquistar credesse indi Biserta) Che battaglia per lui Gradasso prenda Che'n cio gli par che l'honor troppo offenda.

S'a disfidar s'ha Orlando, son quell'io (Rispose) a cui la pugna piu conviene, E pronto vi saro, poi faccia Dio Di me come gli pare o male o bene,

Faccian (disse Gradasso) al modo mio A un nuovo modo ch'in pensier mi viene: Questa battaglia pigliamo ambedui Incontra Orlando, e un altro sia con lui.

Pur ch'io non resti fuor non me ne lagno Disse Agramante, o sia primo o secondo: Ben so ch'in arme ritrovar compagno Di te miglior non si puo in tutto'l mondo,

Et io (disse Sobrin) dove rimagno? E se vecchio vi paio:vi rispondo Ch'io debbo esser piu esperto, e nel periglio Presso alla forza, e buono haver consiglio.

D'una vecchiezza valida e robusta Era Sobrino: e di famosa prova: E dice ch'in vigor l'eta vetusta Si sente pari alla gia verde e nuova:

Stimata fu la sua domanda giusta E senza indugio un messo si ritrova Ilqual si mandi a gli Africani lidi E da lor parte il conte Orlando sfidi.

Che s'habbia a ritrovar con numer pare Di cavallieri armati in Lipadusa, Una isoletta e questa, che dal mare Medesmo che li cinge e circonfusa,

Non cessa il messo a vela e a remi andare Come quel che prestezza al bisogno usa: Che fu a Biserta, e trovo Orlando quivi Ch'a suoi le spoglie dividea e i captivi.

Lo'nvito di Gradasso e d'Agramante E di Sobrino in publico fu espresso: Tanto giocondo al principe d'Anglante Che d'ampli doni honorar fece il messo,

Havea da i suoi compagni udito inante Che Durindana al fianco s'havea messo Il Re Gradasso, onde egli per desire Di racquistarla, in India volea gire.

Stimando non haver Gradasso altrove Poi ch'udi che di Francia era partito, Hor piu vicin gli e offerto luogo, dove Spera che'l suo gli fia restituito,

Il bel corno d'Almonte ancho lo muove Ad accettar si volentier lo'nvito, E Brigliador non men: che sapea in mano Esser venuti al figlio di Troiano.

Per compagno s'elegge alla battaglia Il fedel Brandimarte e'l suo Cognato, Provato ha quanto l'uno e l'altro vaglia Sa che da trambi e sommamente amato,

Buon destrier, buona piastra, e buona maglia E spade cerca, e lancie in ogni lato A se e a compagni, che sappiate parme Che nessun d'essi havea le solite arme.

Orlando (come io v'ho detto piu volte) De le sue sparse per furor la terra, A glialtri ha Rodomonte le lor tolte C'hor alta torre in ripa un fiume serra,

Non se ne puo per Africa haver molte: Si perche in Francia havea tratto alla guerra Il Re Agramante cio ch'era di buono: Si perche poche in Africa ne sono.

Cio che di ruginoso e di brunito Haver si puo, fa ragunare Orlando, E co i compagni in tanto va pel lito De la futura pugna ragionando,

Gli avvien, ch'essendo fuor del campo uscito Piu di tre miglia, e gliocchi al mare alzando Vide calar con le vele alte un legno Verso il lito african senza ritegno,

Senza nocchieri e senza naviganti Sol come il vento e sua fortuna il mena Venia con le vele alte il legno avanti: Tanto che se ritenne in su l'arena,

Ma prima che di questo piu vi canti L'amor ch'a Ruggier porto mi rimena Alla sua historia, e vuol ch'io vi racconte Di lui e del guerrier di Chiaramonte.

Di questi duo guerrier, dissi che tratti S'erano fuor del martiale Agone, Viste convention rompere e patti E turbarsi ogni squadra e legione,

Chi prima i giuramenti habbia disfatti E stato sia di tanto mal cagione, O l'Imperator Carlo o il Re Agramante Studian saper da chi lor passa avante.

Un servitor in tanto di Ruggiero Ch'era fedele e pratico & astuto Ne pel conflitto de i duo campi fiero Havea di vista il patron mai perduto,

Venne a trovarlo, e la spada e'l destriero Gli diede, perche a suoi fosse in aiuto: Monto Ruggiero e la sua spada tolse Ma ne la zuffa entrar non perho volse.

Quindi si parte, ma prima rinuova La convention che con Rinaldo havea: Che se pergiuro il suo Agramante trova Lo lasciera con la sua setta rea,

Per quel giornoRuggier fare altra prova D'arme non volse, ma solo attendea Affermar questo equello, e a domandarlo Chi prima roppe o'l ReAgramante o Carlo

Ode da tutto'l mondo che la parte Del Re Agramante fu che ropppe prima: Ruggiero ama Agramante, e se si parte Da lui per questo: error non lieve stima,

Fur le gente Africane e rotte e sparte (Questo ho gia detto inanzi) e da la cima De la volubil ruota tratte al fondo Come piacque a colei ch'aggira il mondo

Tra se volve Ruggiero e fa discorso Se restar deve: o il suo Signor seguire, Gli pon l'amor de la sua Donna un morso Per non lasciarlo in Africa piu gire,

Lo volta e gira & a contrario corso Lo sprona e lo minaccia di punire Se'l patto e'l giuramento non tien saldo Che fatto havea col paladin Rinaldo.

Non men da l'altra parte sferza e sprona La vigilante e stimulosa cura Che s'Agramante in quel caso abbandona A vilta gli sia ascritto & a paura,

Se del restar la causa parra buona A molti, a molti ad accettar fia dura, Molti diran che non si de osservare Quel ch'era ingiusto e illicito a giurare.

Tutto quel giorno e la notte seguente Stette solingo, e cosi l'altro giorno, Pur travagliando la dubbiosa mente Se partir deve: o far quivi soggiorno:

Pel Signor suo conclude finalmente Di fargli dietro in Africa ritorno: Potea in lui molto il coniugale amore Ma vi potea piu il debito e l'honore.

Torna verso Arli che trovarvi spera L'armata anchor, ch'in Africa il transporti: Ne legno in mar ne dentro alla rivera Ne saracini vede se non morti,

Seco al partire ogni legno che v'era Trasse Agramante, e'l resto arse ne i porti Fallitogli il pensier, prese il camino Verso Marsilia pel lito marino.

A qualche legno pensa dar di piglio Ch'a prieghi o forza il porti all'altra riva Gia v'era giunto del Danese il figlio Con l'armata de Barbari captiva,

Non si havrebbe potuto un gran di miglio Gittar ne l'acqua: tanto la copriva La spessa moltitudine de navi Di vincitori e di prigioni gravi.

Le navi de pagani, ch'avanzaro Dal fuoco, e dal naufragio quella notte, (Eccetto poche ch'in fuga n'andaro) Tutte a Marsilia havea Dudon condotte,

Sette di quei ch'in Africa regnaro, Che poi che le lor genti vider rotte Con sette legni lor s'eran renduti: Stavan dolenti lachrymosi e muti.

Era Dudon sopra la spiaggia uscito Ch'a trovar Carlo andar volea quel giorno, E de captivi e de lor spoglie, ordito Con lunga pompa havea un triompho adorno:

Eran tutti i prigion stesi nel lito E i Nubi vincitori allegri intorno: Che faceano del nome di Dudone Intorno risonar la regione.

Venne in speranza di lontan Ruggiero Che questa fosse armata d'Agramante, E per saperne il vero urto il destriero Ma riconobbe come fu piu inante,

Il Re de Nasamona prigioniero, Bambirago, Agricalte, e Farurante, Manilardo, e Balastro, e Rimedonte Che piangendo tenean bassa la fronte.

Ruggier che gli ama sofferir non puote Che stian ne la miseria in che li trova: Quivi sa ch'a venir con le man vote Senza usar forza il pregar poco giova,

La lancia abbassa, e chi li tien percuote E sa del suo valor l'usata prova: Stringe la spada e in un piccol momento Ne fa cadere intorno piu di cento.

Dudone ode il rumor, la strage vede Che fa Ruggier, ma chi sia non conosce, Vede i suoi c'hanno in fuga volto il piede Con gran timor con pianto e con angosce,

Presto il destrier lo scudo e l'elmo chiede Che gia havea armato e petto e braccia e cosce: Salta a cavallo e si fa dar la lancia E non oblia ch'e paladin di Francia.

Grida che si ritiri ognun da canto, Spinge il cavallo, e fa sentir gli sproni: Ruggier cent'altri n'havea uccisi in tanto E gran speranza dato a quei prigioni:

E come venir vide Dudon santo Solo a cavallo, e glialtri esser pedoni Stimo che capo e che Sgnor lor fosse E contra lui con gran desir si mosse.

Gia mosso prima era Dudon, ma quando Senza lancia Ruggier vide venire, Lunge da se la sua gitto, sdegnando Con tal vantaggio il cavallier ferire,

Ruggiero al cortese atto riguardando Disse fra se, costui non puo mentire Ch'uno non sia di quei guerrier perfetti Che Paladin di Francia sono detti,

S'impetrar lo potro, vo che'l suo nome Inanzi che segua altro, mi palese: E cosi domandollo, e seppe come Era Dudon figliuol d'Uggier Danese,

Dudon gravo Ruggier poi d'ugual some E parimentre lo trovo cortese: Poi che i nomi tra lor s'hebbono detti Si disfidaro e vennero a gli effetti.

Havea Dudon quella ferrata mazza Ch'in mille imprese gli die eterno honore, Con essa mostra ben, ch'egli di razza Di quel Danese pien d'alto valore,

La spada ch'apre ogni elmo ogni corazza Di che non era al mondo la migliore Trasse Ruggiero: e fece paragone Di sua virtude al paladin Dudone.

Ma perchein mente ognihora havea, di meno Offender la sua Donna che potea, Et era certo se spargea il terreno Del sangue di costui, che la offendea,

(De le case di Francia instrutto a pieno La madre di Dudone esser sapea Armelina sorella di Beatrice. Ch'era di Bradamante genitrice.)

Per questo mai di punta non gli trasse E di taglio rarissimo feria: Schermiasi ovunque la mazza calasse Hor ribattendo hor dandole la via:

Crede Turpin che per Ruggier restasse Che Dudon morto in pochi colpi havria, Ne mai qualunque volta si scoperse Ferir se non di piatto lo sofferse.

Di piatto usar potea come di taglio Ruggier la spada sua c'havea gran schena, E quivi a strano giuoco di sonaglio Sopra Dudon con tanta forza mena

Che spesso a gliocchi gli pon tal barbaglio Che si ritien di non cadere a pena, Ma per esser piu grato a chi m'ascolta Io differisco il canto a un'altra volta.

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