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1474–1533

CANTO .XIX.

Ludovico Ariosto

nE fune intorto crederò che stringa soma cosí, ne così legno chiodo come la fe ch una bell alma cinga del suo tenace indisolubil nodo

ne da li antiqui par che si dipinga la santa Fe vestita in altro modo che d un vel bianco che la copra tutta ch un punto, un nevo, la potria far brutta

La fede unque non debbe esser corrotta o data a un solo, o data insieme a mille, e così in una selva, in una grotta, lontano da cittá, castella, e ville,

come dinanzi a tribunali, in frotta di testimoni, cedule, e postille, senza giurare, o segno altro piu expresso basti una volta che s habbi promesso

Quella servò come servar si debbe in ogni impresa il cavallier Zerbino e quivi dimostrò che conto n hebbe quando si tolse dal proprio camino

per far compagnia a tal che piu glincrebbe che saltro tanto o piu stato vicino li fusse il basilisco, ma premea quel che a Marphisa già promesso havea

Dissi di lui, che di vederla sotto la scorta sua, tanto nel cor gli preme che ne arrabbia di duol, ne le fa motto e muti e taciturni andaro insieme

dissi che poi fu il lor silentio rotto che volse al mezo dì le ruote estreme il vago sol, da un cavallier errante che in mezo del camin lor si fe inante

La vecchia che connobbe il cavalliero ch era nomato Hermonide d Olanda che per insegna havea nel scudo nero attraversata una vermiglia banda

posto l orgoglio e quel sembiante altiero humilmente a Zerbin si raccomanda e gli racorda quel ch esso promise quando Marphisa in man di lui la mise

Perche di lei nemico e di sua gente era el guerrier che contra lor venia ucciso ad essa havea il padre innocente et un fratel che solo al mondo havia

e tutta volta far del rimanente come de li altri il traditor disia fin che alla guardia tua donna mi senti (dicea Zerbin) non vuò che ti sgomenti

Come piu presso il cavallier si specchia in quella faccia che si in odio gli era o di combatter meco t apparecchia gridò con voce minacciosa e fiera

o lascia la difesa de la vecchia che di mia man secondo il merto pera se combatti per lei rimarrai morto che così aviene a chi s appiglia al torto

Zerbin cortesemente a lui risponde che gli é desir di bassa e mala sorte et a cavalleria non corrisponde che cerchi dare ad una donna morte

se pur combatter vuol non si nasconde ma che prima consideri, che importe ch un cavallier come era egli gentile voglia por mano in sangue feminile

Queste gli disse e piu parole in vano e fu bisogno al fin venire a fatti poi che preso a bastanza hebbon del piano tornarsi incontra a tutta briglia ratti

non van si presto i razi fuor di mano ch al tempo son de le allegrezze tratti come andaron veloci i dui destrieri ad incontrare insieme i cavallieri

Hermonide d Olanda segnò basso che per passare il destro fianco attese ma la sua debol lancia andò in fraccasso ne la corazza di Zerbin si rese

non ferì il colpo di Zerbino in casso ma ruppe il scudo e sì la spalla prese che la forò da l uno all altro lato e riversar fe Hermonide sul prato

Zerbin che si pensò d haverlo morto n hebbe pietade e scese in terra presto e l elmo gli levò del viso smorto di che il spirto ne fu subito desto

poi che a seder fu il cavallier risorto disse, signor el non mè già molesto che da te vinto sia, che alli sembianti mostri esser fior de cavallieri erranti

Dogliomi ben, che questo per cagione d una femina perfida m aviene a cui non sò come tu sia campione che troppo al tuo valor si disconviene

e quando tu sapessi la cagione che a vendicarmi di costei mi mene havresti ognhor che rimembrassi affanno d haver (per lei campar) fattomi danno

E se spirto a bastanza avrò nel petto ch io possa dir (di che il contrario, temo) io ti farò veder che in ogni effetto scelerata è costei piu che in estremo

io hebbi già un fratel, che giovinetto d Olanda si partì, donde noi semo e si lece d Eradio cavalliero che allhor tenea de Greci il summo impero

Quivi divenne intrinseco e fratello d un cortese baron di quella corte che nei confin di Servia havea un castello di sito ameno e di muraglia forte

nomossi Argeo colui di ch io favello di questa iniqua femina consorte laquale egli amò sì, che passò il segno che conveniasi a un huom come lui degno

Ma costei piu volubile che foglia quando in l autonno e piu priva d humore chel freddo vento li arbori ne spoglia e le soffia dinanzi al suo furore

verso il marito cangiò presto voglia che fisso qualche tempo hebbe nel core e volse ogni pensiero ogni disio d acquistar per amante il fratel mio

Ma ne sì saldo al impeto marino l Acrocerauno d infamato nome ne sta si duro contra Borea il pino che rinovato ha piu di cento chiome

che quanto appar di fuor del scoglio alpino tanto sotterra ha le radici come il mio fratello a prieghi di costei nido di tutti i vitii infandi e rei

Hor come aviene a un cavallier ardito che cerca briga e la ritruova spesso fu gravemente il mio fratel ferito in una impresa, che gli accade appresso

a quel castel, dove senza altro invito venia fusse o non fusse Argeo con esso e dentro a quel per riposar fermosse tanto che del suo mal libero fosse

Mentre che quivi si giacea, convenne ch a certo suo bisogno andasse Argeo presto questa sfacciata a tentar venne el mio fratel, et a sua usanza feo

ma a quel fedel non oltra piu sostenne haver ai fianchi un stimulo si reo elesse per servar sua fede a pieno di molti mal quel che gli parve meno

Trà molti mal gli parve elegger questo lasciar d Argeo la intrinsichezza antiqua lungi andar sì, che non sia manifesto mai piu el suo nome alla femina iniqua

ben che duro gli fusse, era piu honesto che satisfare a quella voglia obliqua, o accusar la moglie al suo signore, da cui fu amata a par del proprio core

Ne sano essendo anchor ne tutto infermo l arme sue piglia e del castel si parte e con animo và constante e fermo mai piu di ritornare in quella parte

ma che gli val? che ogni difesa e schermo gli fa debil fortuna, e la nuova arte di questa falsa, ecco il marito intanto vi sopraggiunge, e la ritruova in pianto

E scapigliata e con la faccia rossa e le dimanda perche sia turbata et ella al primo dir di nulla è mossa e fa pregarsi piu d una fiata

pensando tuttavia come si possa vendicar di colui che l hà lasciata e ben convenne al suo mobile ingegno senza mezo cangiar l amore in sdegno

Pur disse finalmente, a che nascondo a te l error commesso in la tua absentia? che quando anchora io il celi a tutto il mondo celar nol posso alla mia conscientia

l alma che sente il suo peccato immondo patisce dentro a se tal penitentia ch avanza ogni altro corporal martire che dar mi possa alcun del mio fallire

Quando fallir sia quel che si fa a forza ma sia quel che si vuol, tu sappil ancho poi con la spada da la immonda scorza libera il spirto immaculato e bianco

e ne la eterna cecitade ammorza le luci mie, che dopo il falso, almanco tenerle basse ognhor non mi bisogni e di ciascun ch io veggia io mi vergogni

El tuo compagno è quel che thà destrutto l honor, che questo corpo ha violato e perche teme ch io ti narri il tutto hor si parte il villan senza commiato

in odio con quel dir gli hebbe ridutto colui che piu d ognaltro gli fu grato Argeo lo crede, et altro non aspetta ma piglia l arme e và per far vendetta

E come quel chavea il paese noto lo giunse che non fu troppo lontano ch el mio fratello debile et egroto senza suspetto alcun n andava piano

e brevemente in un luoco remoto pose, per vendicarsene in lui mano non truova il mio fratel scusa ch vaglia ch in summa Argeo con lui vuol la battaglia

Era l un sano e pien di nuovo sdegno infermo l altro, et all usanza amico si chebbe il mio fratel poco ritegno contra il compagno fattoli nemico

dunque Philandro di tal sorte indegno (del sfortunato mio fratel ti dico) ferito, e piu non sostenendo il peso del armi, al fin fu dal compagno preso

Non piaccia a Dio, che me conduca a tale il mio giusto furore el mio demerto (gli disse Argeo) che mia sia homicidiale di te ch amavo, e tu m amavi certo

ben che nel fin me lhai mostrato male pur voglio a tutto il mondo far aperto che come fui nel tempo del amore così nel odio, son di te migliore

Per altro modo punirò il tuo fallo che le mie man piu nel tuo sangue porre così dicendo, fece sul cavallo di verdi rami una bara comporre

e quasi morto in quella riportallo dentro al castello in una chiusa torre dove in perpetuo per punitione condennò l innocente esser prigione

Non perhò ch altra cosa havesse manco che la libertà prima del partire perche nel resto come fusse franco commandava e potea farsi ubedire

ma non essendo anchor l animo stanco di questa fraudolente, ad exequire la libidine sua, spesso veniva alla prigion, che a suo piacere apriva

Movendo sempre al mio fratello assalti e con maggior audacia che di prima questa tua fedeltà (dicea) che valti poi che perfidia per tutto se stima

o che triomphi gloriosi et alti o che superbe spoglie, e preda opima o che merito al fin te ne risulta se come a traditore ognun t insulta

Quanto utilmente e con piu grande honore m havresti dato quel che da te volli di questo si ostinato tuo rigore la gran mercè che tu guadagni, hor tolli

in prigion sei ne crederne uscir fuore se la durezza tua prima non molli ma quando mi compiaci io farò trama di racquistarti e libertade e fama

Non non (dicea Philandro) haver mai spene che non sia come suol mia vera fede se ben contra ogni debito m aviene ch io ne riporti si dura mercede

e di me creda il mondo o male o bene basta che inanti a quel ch el tutto vede e puommi ristorar di gratia eterna chiara la mia innocentia se discerna

Se non basta ad Argeo tenermi preso togliami anchor questa noiosa vita forse che premio in ciel mi serà reso de la buona opra qui poco gradita

forse egli, che da me se chiama offeso quando serà questa anima partita s avederà d havermi fatto torto e piangerà il fedel compagno morto

Così piu volte la sfacciata donna tenta Philandro e torna senza frutto ma il cieco suo desir che non assonna del scelerato amor traher construtto

cercando va piu dentro che la gonna suoi vitii antiqui, e ne discorre il tutto mille pensier fa d uno in altro modo prima che fermi in alcun dessi il chiodo

Stette sei mesi che non messe piede (si come facea prima) in la prigione di che il miser Philandro e spera e crede che costei piu non gli habbia affettione

ecco fortuna al mal propitia diede a questa scelerata occasione di poner fin con memorabil male al suo cieco appetito irrationale

Antiqua nemicitia havea il marito con un baron detto Morando el bello ch en absentia d Argeo spesso era ardito correrli solo in sin dentro il castello

ma s Argeo v era non tenea l invito ne s accostava a diece miglia a quello e per poterlo indur che vi venisse d ire in Hierusalem per voto disse

Disse d andare, e se partì, che ognuno lo vide, e fe di ciò sparger le grida ne il suo pensier fuor che la moglie, alcuno puotè saper, che sol di lei se fida

poi ritornò quando fu il ciel piu bruno drento al castel, ne qui troppo s annida ma con mutate insegne al nuovo albore senza vederlo alcun, se n uscia fuore

Andava in questa e in quella parte errando e volteggiando al suo castello intorno pur per veder se credulo Morando del suo partir volesse far ritorno

stava il dì tutto alla foresta, e quando vedea nascoso in la marina el giorno venia al castel, e per nascose porte lo togliea dentro l infedel consorte

Crede ciascun, fuor che la iniqua moglie che molte miglia Argeo lontan si trove, dunque il tempo opportuno ella si coglie, e al frate mio va con malitie nuove

e simulato sdegno, e dice, dove (e con lachryme pronte alle sue voglie) ohime dove potrò trovare aiuto che in tutto lhonor mio non sia perduto

E col mio, quel del mio marito insieme che se fusse egli qui non temerei tu sai chi sia Morando, che non teme (absente Argeo) ne li huomini ne i dei

esso sempre mi stimula e mi preme con prieghi e doni, a quel che non farei ne per esso giá mai ne per altrui ben che per te d altro parer già fui

Hor chá inteso il partir del mio consorte e sa che ritornar non dè si presto hebbe hoggi audacia intrar ne la mia corte senza altra scusa, e senza altro pretesto

come colui che se connosce forte tra donne vili, e sò che di far questo sendovi Argeo, non seria sol sicuro ma non pur di lontan guardar il muro

E quel che già per messi ha ricercato hoggi me l ha richiesto a fronte a fronte con tanta audacia che gran dubbio è stato de lo avenirmi dishonore et onte

e se non che parlar dolce gli hò usato e finto le mie voglie alle sue pronte seria a forza di quel stato rapace che spera haver per mie parole in pace

Promesso gli hò, ma non per observarli che fatto per timor nullo è il contratto ma gli promessi sol, per divietarli quel, che per forza havrebbe allhora fatto

il caso è qui, tu sol puoi remediarli del mio honor altrimente serà tratto e di quel del mio Argeo, che già mhai detto havere o tanto o piu chel proprio a petto

E se questo mi nieghi, io ti dirò dunque che n te non sia la fe di che ti vanti ma che fu sol per crudeltà, qualunque volta, hai sprezzati i miei supplici pianti

non per rispetto alcun d Argeo, quantunque tal scudo mi opponesti ognhora inanti saria stato tra noi la cosa occulta ma quinci aperta infamia mi risulta

Non si convien (disse Philandro) tale prologo a me per il mio Argeo disposto dimmi pur che ho da far, che serò quale fui sempre, ne cangiar voglio proposto

e ben che a torto io ne riporti male a lui non hò questo peccato imposto per lui son pronto andar sino alla morte e siami contra il mondo e la mia sorte

Rispose l empia, io voglio che tu spenga colui chel nostro dishonor procura ne dubitar di peggio che n avenga ch io te ne mostrerò la via sicura

debbe egli a me tornar, come rivenga su lhora terza la notte piu scura e farmi un cenno di ch io lhò previsto et io drento il torrò che non fia visto

El non ti graverà prima aspettarme ne la camera mia, dove non luca tanto che dispogliar gli faccia l arme e come nudo in man te lo conduca

così la moglie conducesse parme il suo marito alla tremenda buca se per dritto costei moglie s appella piu che furia infernal crudele e fella

Poi che la notte scelerata venne fuor trasse il mio fratel col arme in mano e ne la oscura camera lo tenne fin che tornasse il miser Castellano

come ordine era dato il tutto avenne chel consiglio del mal và raro in vano così l amico il fratel mio percosse che si pensò ch Argeo Morando fosse

Partigli in un sol colpo il capo e il collo ch elmo non v era e non vi fu riparo pervenne Argeo senza pur dare un crollo de la misera vita al fin amaro

e tal l uccise che mai non pensollo ne mai lhavria creduto, o caso raro che cercando giovar, fece al amico quel, di che non si fa peggio al nemico

Poscia ch Argeo non connosciuto giacque rese a Gabrina il mio fratel la spada Gabrina è il nome di costei, che nacque sol per tradire ognun, che in man le cada

ella chel ver sino a quellhora tacque vuol che Philandro a riveder ne vada col lume in mano il morto onde egli è reo e gli dimostra il suo compagno Argeo

Et gli minaccia poi se non consente al amoroso suo lungo desire di palesare a tutta quella gente quel ch egli ha fatto e nol può contradire

e lo farà vituperosamente (si come suole un traditor) morire e gli ricorda che sprezzar la fama non dè, se ben la vita sì poco ama

Pien di paura e di dolor rimase Philandro, poi che del suo error s accorse e quasi ch el primo impeto suase d uccider questa, e stette un pezzo in forse

e se non ch era in le nemiche case che pur ne l ira la ragion soccorse non si trovando havere altre arme in mano co denti la stracciava a brano a brano

Come nel alto mar legno talhora che da duo venti sia percosso e vinto chora uno inanzi lhà mandato, et hora un altro al primo termine respinto

e l han girato di poppa e da prora dal piu possente al fin resta sospinto così Philandro, tra molte contese de dui pensieri, al manco rio s apprese

Ragion gli dimostrò l pericol grande (oltra il morir) del fin infame e sozzo se l homicidio nel castel si spande e del pensare il termine gli è mozzo

voglia o non voglia, al fin convien che mande l amarissimo calice nel gozzo piu finalmente nel afflitto core de l ostination puotè il timore

Il timor del supplicio infame e brutto prometter fece con mille scongiuri che faria di Gabrina il voler tutto se di quel luoco se partian sicuri

così per forza colse l empia il frutto del suo desir, e poi lasciar quei muri così Philandro a noi fece ritorno lasciando di se in Grecia infamia e scorno

E portò nel cor fisso il suo compagno che così scioccamente ucciso havea per far, con sua gran noia, empio guadagno d una Progne crudel d una Medea

e se la fede e il giuramento magno e duro freno non lo ritenea come al sicuro fu, morta l havrebbe ma quanto piu si poté, in odio l hebbe

Non fu da indi in qua rider mai visto tutte le sue parole erano meste, sempre suspir gli uscian del petto tristo et era divenuto un nuovo Horeste

poi che la madre uccise e il sacro Egisto e che l ultrici furie hebbe moleste e senza mai cessar tanto l afflisse questo dolor, che infermo al letto el fisse

Hor questa meretrice che si pensa quanto a questaltro suo poco sia grata muta la fiamma già d amore intensa in odio, in ira ardente, et arrabbiata

ne meno è contra al mio fratello accensa che fusse contra Argeo la scelerata e dispone tra sè levar dal mondo come el primo marito, ancho el secondo

Un medico trovò d inganni pieno sufficiente et atto a simil uopo che sapea meglio uccider di veneno che risanar l infermi di siropo

et gli promesse inanzi piu che meno di quel che dimandò, donarli, dopo chavesse con mortifero liquore levatole da gliocchi il suo signore

Già, me presente, e molte altre persone, venia col tosco in mano il vecchio ingiusto dicendone esser buona potione da ritornare il mio fratel robusto

ma Gabrina con nuova intentione pria che l infermo ne turbasse il gusto per torse il consapevole a presso o per non darli quel che havea promesso

La man gli prese quando apunto dava la tazza dove il tosco era celato dicendo, ingiustamente è, sel ti grava ch io tema per costui chó tanto amato

voglio esser certo che bevanda prava tu non gli dia, ne succo avenenato e per questo mi par, chel beveraggio non habbia a dar, se non ne fai tu il saggio

Come pensi signor, che rimanesse il miser veglio conturbato allhora la brevità del tempo si l oppresse che non puotè pensar che meglio fora

pur per non dar maggior suspetto, elesse il calice gustar senza dimora e l infermo seguendo una tal fede tutto il resto piglió che si gli diede

Come l astor che nel piede griphagno tenga la starna, e sia per trarne pasto, dal can, che si tenea fido compagno ingordamente è sopraggiunto e guasto

così il medico intento al rio guadagno donde sperò sussidio hebbe contrasto odi di summa audacia exempio raro e così avenga a ciascun altro avaro

Fornito questo, il vecchio erasi messo per ritornarsi alla sua stanza, in via et usar qualche medicina appresso che lo servasse da la peste ria

ma da Gabrina non gli fu concesso dicendo non voler ch andasse, pria che quel liquor nel stomacho digesto non facesse il valor suo manifesto

Nulla valse il pregarla o fare offerta che mai gli concedesse il dipartire il disperato, poi che vide certa la morte sua, ne la poter fuggire,

a circonstanti fe la cosa aperta ne la seppe costei troppo coprire e cosí quel che fece a li altri spesso il medico alla fin fece a se stesso

E seguitò coll alma, quella ch era già del mio frate, caminata inanzi noi circonstanti che la cosa vera dal vecchio udimmo che fe pochi avanzi

pigliammo questa abominevol fera dogn altra piu crudel chen selva stanzi e la serrammo in tenebroso luoco per condennarla al meritato fuoco

Questo Hermonide disse, e gli voleva seguir come ella di pregion levossi ma il dolor de la piaga si l aggreva che pallido ne l herba riversossi

in tanto dui scudier che seco havea dentro una bara che di rami grossi tesser fatto s havea, si fece porre ch indi altrimente non si potea torre

Zerbin con lui fece accettabil scusa che gli ncrescea d haverli fatto offesa ma come pur tra cavallieri s usa colei che venia seco havea difesa

ch altrimente sua fe seria delusa perche quando in sua guardia l havea presa promisse a tutto suo poter salvarla contra ognun che venisse a disturbarla

E s in altro potea gratificarli prontissimo offeriase alla sua voglia rispose il cavallier, che racordarli sol vuol, che da Gabrina se discioglia

prima ch ella habbia cosa a machinarli di che esso indarno poi si penta e doglia Gabrina tenne sempre gliocchi bassi perche risposta male al vero dassi

Con la vecchia Zerbin quindi partisse al già promesso debito viaggio e tra se tutto il dì la maledisse che far gli fece a quel baron oltraggio

et hor che per il mal che gli ne disse chi lo sapea, di lei fu instrutto e saggio se prima l havea a noia e dispiacere hor l odia sì, che non la può vedere

Ella che di Zerbin sa l odio apieno ne in mala volonta vuole esser vinta un oncia a lui non ne riporta meno la tien di quarta e la rifà di quinta

nel cor era gonfiata di veneno e nel viso altrimente era depinta dunque ne la concordia ch io vi dico tenean lor via per mezo il bosco antico

Ecco volgendo il sol verso la sera udiron gridi e strepito e percosse che facea segno di battaglia fiera che quanto era il rumor, vicina fosse

Zerbin per veder la cosa che era verso il rumore in gran fretta si mosse non fu Gabrina lenta andarli drieto ma questo canto è al fine et io m accheto

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