sTudisi ognun giovar altrui che rade volte esser suol che senza premio sia e se pur senza, almen non te ne accade morte ne danno ne ignominia ria
chi nuoce altrui, sia certo, o verno o stade ch a qualche tempo vendetta ne fia dice il proverbio ch a trovar si vanno li huomini spesso, e i monti immobil stanno
Hor vedi quel che a Pinabello aviene per essersi portato iniquamente è giunto finalmente a dar le pene de la sua trista e scelerata mente
e Dio che le piu volte non sostiene veder perire a torto uno innocente salvò la Donna, e salverà ciascuno che d ogni fellonia viva digiuno
Credette Pinabel questa Donzella già d haver morta, e colá giu sepolta ne la pensava mai veder, non ch ella gli havesse a tor de danni suoi la multa
ne per trovarsi in mezo le castella del padre, in alcun utile resulta quivi Altaripa era tra monti fieri vicina al territorio di Pontieri
Tenea quella Altaripa il vecchio conte Anselmo, di ch uscì questo malvagio che per fuggir la man di Chiaramonte d amici e di soccorso hebbe disagio
la Donna al traditore a piè d un monte tolse l indegna vita a suo grande agio che d altro aiuto quel non si provede che d alti gridi, e in van chieder mercede
Morto ch ella hebbe il falso cavalliero che lei voluto havea già porre a morte volse tornar dove lasciò Ruggiero ma non lo consentì sua dura sorte
che la fe traviar per un sentiero che la portò dove piu denso e forte era, e piu strano e solitario el bosco lasciando il sol già il mondo all aer fosco
Ne sapendo ella ove potersi altrove la notte riparar, si fermò quivi sotto le frasche in su l herbette nuove parte dormendo sin chel giorno arrivi
parte mirando hora Saturno hor Giove Venere e Marte, e li altri erranti divi ma sempre o vegghia o dorma, con la mente contemplando Ruggier come presente
Spesso di cor profondo ella suspira di pentimento e di dolor compunta chabbia in lei, piu che amor, possuto l ira l ira dicea m hà dal mio amor disgiunta
almen ci havessi io posta alcuna mira poi che havea pur la mala impresa assunta di saper ritornar donde veniva che ben fui d occhi e di memoria priva
Queste et altre parole ella non tacque e molto piu ne ragionò col core il vento in tanto di suspiri, e l acque di pianto, facean pioggia di dolore
dopo una lunga aspettation, pur nacque in oriente il disiato albore et ella prese il suo destrier, ch intorno iva pascendo, et andò contra il giorno
Ne molto andò che si trovò all uscita del bosco, appresso u dianzi era il palagio la dove molti dì l havea schernita con tanto error l incantator malvagio
ritrovò quivi Astolfo che fornita la briglia all Hippogrypho havea a grande agio e stava in gran pensier di Rabicano per non sapere a chi lasciarlo in mano
A caso si trovò, che fuor di testa l elmo allhor s havea tratto il paladino sì che tosto ch uscì de la foresta Bradamante connobbe el suo cugino
di lontan salutollo, e con gran festa gli corse et abbracciò poi piu vicino e nominossi, e alzando la visera chiaramente veder gli fece chi era
Non potea ritrovar meglio persona a proposito Astolfo, a chi lasciasse quel Rabican, perche devesse buona custodia haverne fin che egli tornasse
de la figlia del Duca di Dordona e parvegli che Dio gli la mandasse vederla volentier sempre solea ma pel bisogno hor piu, che egli n havea
Da poi che due e tre volte ritornati fraternamente ad abbracciarsi foro e si for l uno a l altro dimandati con molta affettion del esser loro
disse Astolfo, a cercar de li pennati la regione, homai troppo dimoro et aprendo alla donna il suo pensiero veder le fece il volator destriero
A lei non fú di molta maraviglia veder spiegar a quel destrier le penne ch altra volta reggendogli la briglia Atlante incantator contra le venne
e le fece doler gli occhi e le ciglia drieto al volo di lui sì fissi tenne quel giorno che da lui per camin strano fu portato Ruggier tanto lontano
Astolfo disse a lei, che le volea dar Rabican che sì nel corso affretta che s al scoccar del arco si movea si lasciava dirieto la saetta
e tutte l arme anchor quante n havea che vuol che a Monte alban gli le rimetta e gli riserbi sino al suo ritorno che non gli fanno hor di bisogno intorno
Volendosene andar per l aria a volo haveasi a far quanto potea piu leve tiense la spada e il corno, anchor che solo bastargli il corno ad ogni rischo deve
Bradamante, la lancia chel figliuolo portò di Galafrone, ancho riceve la lancia che di quanti ne percuote fa le selle restar subito vuote
Salito Astolfo sul destrier volante lo fa mover per l aer, mansueto indi lo caccia sì che Bradamante non gli puó piu venir con gli occhi drieto
così si parte col pilota inante di porto infido il marinar discreto che poi chel lito e i scogli a drieto lassa spiega ogni vela e inanzi al vento passa
La donna poi che fu partito il Duca rimase in gran travaglio de la mente che non sa come a Montalban conduca l armatura e il caval del suo parente
perhò chel cor le cuoce e le manuca l ingorda voglia e il desiderio ardente di riveder Ruggier che se non prima a Valspinosa ritrovar sel stima
Stando quivi suspesa di ventura si vide capitar nanzi un villano da cui fe rassettar quella armatura come si puote, e por su Rabicano
poi di menarse drieto gli diè cura li dui destrieri un carco e l altro a mano ella n havea dui prima, chavea quello sopra cui, tolse l altro a Pinabello
Di Valspinosa pensò far la strada che trovar quivi il suo Ruggier ha speme ma qual piu breve, o qual miglior vi vada poco discerne e d ire errando teme
el villan non havea de la contrada pratica molta, et erraranno insieme pur andare a ventura ella si messe dove pensò chel luoco esser devesse
Di qua e di la si volse, ne persona incontrò mai da dimandar la via si trovò uscir del bosco in su la nona dove non lungi un monticel scopria
di cui la cima un gran castel corona lo mira, e Montalban parle che sia et era certo Montalbano, e in quello havea la matre, et alcun suo fratello
Come la Donna connosciuto ha il luoco nel cor s attrista, e più che non sò dire che fia scoperta, se si ferma un poco ne piu le serà lecito a partire
se non si parte, l amoroso fuoco l arderà sì, che la farà morire non vedrà piu Ruggier, ne farà cosa di quel ch era ordinato a Valspinosa
Stette alquanto a pensar, poi si risciolse di voler dare a Montalban le spalle, e verso l Abbadia pur se rivolse, che quindi ben sapea qual era il calle,
la sua fortuna, o buona, o trista volse che prima ch ella uscisse de la valle scontrasse Alardo, un de fratelli sui e non hebbe agio ascondersi a lui
Veniva da partir li alloggiamenti per quel contado a cavallieri e fanti ch ad instantia di Carlo nuove genti fatto havea de le terre circonstanti
e saluti e fraterni abbracciamenti con le grate accoglienze andaro inanti e poi, di molte cose a paro a paro tra lor parlando, in Montalban tornaro
Entrò la bella donna in Montalbano dove lhavea con lachrymosa guancia Beatrice molto disiata in vano e fattone cercar per tutta Francia
quivi li baci, e il giunger mano a mano di matre e de fratelli, extimò ciancia verso li havuti con Ruggier complessi chavrá nel alma eternamente impressi
Non potendo ella andar, fece pensiero cha Valspinosa, altri in suo nome andasse immantinente ad avisar Ruggiero de la cagion ch andar lei non lasciasse
e lui pregar (s era pregar mistero) che quivi per suo amor si battizasse e poi venisse a far quanto era detto siche si desse al matrimonio effetto
Pel medesimo messo fe disegno di mandar a Ruggiero il suo cavallo che gli solea tanto esser caro, e degno d essergli caro era ben senza fallo
che non s havria trovato in tutto il regno de saracin, ne sotto il signor Gallo piu bel destrier di questo, o piu gagliardo excetti Brigliador soli e Baiardo
Ruggier quel dì che troppo audace ascese sul Hippogrypho, e verso il ciel levosse lasciò Frontino, e Bradamante il prese (Frontino ch el destrier così nomosse)
mandollo a Montalbano, e a buone spese tener lo fece, e mai non cavalcosse se non per breve spatio, e a piccol passo sich era piu che mai lucido e grasso
Ogni sua donna presto, ogni donzella pon seco in opra, e con suttil lavoro fa sopra seta candida e morella tesser riccamo di finissimo oro
e di quel copre et orna briglia e sella del buon destrier, poi sceglie una di loro figlia di Callitrephia sua nutrice d ogni secreto suo fida uditrice
Quanto Ruggier l era nel core impresso mille volte narrato havea a costei la beltà, la virtù, li modi d esso exaltato le havea sopra li dei
a se chiamolla, e disse, miglior messo a tal bisogno elegger non potrei di te, che di piu fido e di piu saggio veder, Hippalca mia di te non haggio
Hippalca la donzella era nomata và le dice (e l insegna ove debbe ire) e pienamente poi l hebbe informata di quanto havesse al suo signor a dire
in far la scusa se non era andata al monastier, che non fu per mentire ma colpa di fortuna che lhavea fatto in questo ogni ingiuria che potea
Dielle il destrier, e commandò che drieto se lo menasse vuoto, e se occorresse alcun tra via, che sì fusse indiscreto ch ad una donna il caval tor volesse
per farlo star a una parola cheto chi ne fusse il patron sol gli dicesse che non sapea sì ardito cavalliero che non tremasse al nome di Ruggiero
Di molte cose l ammonisce e molte che trattar con Ruggier habbia in sua vece qual poi che bene Hippalca hebbe raccolte si pose in via ne piu dimora fece
per strade, e campi, e selve oscure e folte cavalcò de le miglia piu di diece che non fu a darle noia chi venisse ne a dimandarla pur dove ne gisse
Nel mezo giorno nel calar d un monte in una stretta e malagevol via si venne ad incontrar con Rodomonte ch armato un piccol Nano, e a piè seguia
el Moro alzó ver lei l altiera fronte e biastemmiò l eterna hierarchia poi che sì bel caval, sì bene ornato non havea in man d un cavallier trovato
Havea giurato ch el primo cavallo torria per forza che tra via incontrassi hor questo è stato il primo, e trovato hallo piu bello, piu per lui, che mai trovassi
ma torlo a una donzella gli par fallo e pure agogna haverlo, e in dubbio stassi lo mira, lo contempla, e dice spesso deh perche il suo signor non è con esso
Deh ci fusse egli (gli rispose Hippalca) che ti faria cangiar forse pensiero assai piu di te val chi lo cavalca ne lo pareggia al mondo altro guerriero
chi è (le disse il Moro) che si calca lhonore altrui, rispose ella, Ruggiero e quel suggiunse adunque il destrier voglio poi ch a Ruggier si gran campion lo toglio
Che se piu val di me (come tu parli) e di quanti altri al mondo vestono arme serò sforzato il suo cavallo a darli qual volta parrà a lui non lo lasciarme,
che Rodomonte io sono hai da narrarli e se pur gli da il cor di seguitarme havrà di me di giorno in giorno spia che non si può occultar la luce mia
Dovunque io vò si gran vestigio resta che non lo lascia il fulmine maggiore così dicendo, havea tornate in testa le redine dorate al corridore
sopra gli salta, e lachrymosa e mesta rimane Hippalca, e spinta dal dolore minaccia Rodomonte, e gli dice onta non l ascolta esso, e su pel poggio monta
Per quella via dove lo guida il Nano per trovar Mandricardo e Doralice gli viene Hippalca drieto di lontano e lo biastemmia sempre e maledice
ciò che di questo avenne altrove è piano Turpin che tutta questa historia dice fa qui digresso, e torna in quel paese dove fu dianzi morto il Maganzese.
Dato havea a pena a quel luoco le spalle la figliuola d Amon ch in fretta gia che v arrivò Zerbin per altro calle con la fallace vecchia in compagnia
e giacer vide il corpo ne la valle del cavallier che non sa già chi sia ma come quel ch era cortese e pio hebbe pietà del caso acerbo e rio
Giaceva Pinabello in terra spento versando il sangue per tante ferite ch esser devean assai, se piu di cento spade, in sua morte si fussero unite
Zerbin ch a vendicar sempre fu intento l ingiurie e torti, perche sanza lite non vadan quei che l homicidio han fatto segue per l orme a tutta briglia ratto
Et a Gabrina dice che l aspette che senza indugio a lei farà ritorno ella presso il cadavero si mette e fisamente vi pon gliocchi intorno
perche se cosa v hà che le dilette non vuol ch un morto in van piu ne sia adorno come colei che fu tra l altre note quanto avara esser piu femina puote
Se di portarne il furto ascosamente havesse havuto modo o alcuna speme la sopravesta fatta riccamente gli havrebbe tolta, e le belle arme insieme,
ma quel che può celarsi agevolmente si piglia, il resto sin al cor le preme fra l altre spoglie un bel cinto levonne e se ne legò i fianchi in fra due gonne
Poco dopo arrivò Zerbin che havea seguito in van di Bradamante i passi perche trovò il sentier che si torcea in molti rami ch ivano alti e bassi
e poco homai del giorno rimanea ne volea al buio star fra quelli sassi e per trovar albergo diè le spalle con l empia vecchia alla funesta valle
Quindi presso a dua miglia ritrovaro un gran castel che fu detto Altariva dove per star la notte si fermaro che già a gran volo in verso il ciel saliva
non vi ster molto, ch un lamento amaro l orecchie d ogni parte lor feriva e vider lachrymar da tutti gli occhi come la cosa a tutto il popul tocchi
Zerbino dimandonne, e gli fu detto che venuto era al conte Anselmo aviso che fra dui monti in un sentier istretto giacea il suo figlio Pinabello ucciso
Zerbin per non ne dar di se suspetto di ciò si finge ammirativo in viso ma pensa ben che senza dubbio sia quel, ch egli trovò morto su la via
Dopo non molto la bara funebre giunse a splendor de torchi e di facelle la dove fece le strida piu crebre con un batter di man gir alle stelle
e con piu vena fuor de le palpebre le lachryme inundar per le mascelle ma piu di l altre nubilose, et atre era la faccia del misero patre
Mentre apparecchio si facea solenne de grandi exequie e funerali pompe secondo il modo et ordine che venne da nostri antiqui, et ogni età corrompe
per non lasciar chi fece il mal indenne un bando il popular strepito rompe che ricchi doni in nome del signore promette a chi gli accusa il mal fattore
Di voce in voce, e d una in altra orecchia el grido e il bando per la terra scorse sin che l udì la scelerata vecchia che di rabbia avanzò le tigri e l orse
e quindi alla ruina s apparecchia di Zerbino, o per l odio che gli ha forse o per vantarsi pur che sola priva d humanitade, in human corpo viva
O fusse per guadagnarsi il premio a ritrovar andò quel signor mesto e dopo un verisimil suo prohemio gli disse, che Zerbin fatto havea questo
e quel bel conto si trasse di gremio chel miser padre riconnobbe presto e gli fu, appresso il tristissimo ufficio de l empia vecchia, manifesto indicio
Il Maganzese al ciel levò le mani che sperò non lasciar il figlio inulto fe circundar l albergo a terrazzani che tutto il popul si levò a tumulto
Zerbin che li nemici haver lontani si credea molto, e non temea d insulto fu preso che dormia nel primo sonno da quei che apena al dì servar lo ponno
Fu quella notte in tenebrosa parte incatenato, e in gravi ceppi messo non havea il Sol anchor le luci sparte che l ingiusto supplicio era commesso
ch in la valle medesima si squarte dove fu il mal channo imputato ad esso altro examine in ció non si facea bastava ch el signor così credea
Poi che dinanzi a se la bella Aurora l aer seren fe bianco, e rosso, e giallo, tutto il popul gridando mora mora vien per punir Zerbin del non suo fallo
il sciocco volgo l accompagna fuora senza ordine chi a piede e chi a cavallo el cavallier di Scotia a capo chino ne vien legato in s un piccol ronzino
Ma Dio che spesso li innocenti aiuta ne lascia mai ch in sua bontà si fida tal difesa gli havea già proveduta che non v è dubbio piu choggi s uccida
era ad Orlando quella via accaduta il dì medesmo (come Dio lo guida) e da un monte nel pian vede la gente che a morir mena il cavallier dolente
Era con lui quella fanciulla, quella ch egli trovò ne la silvaggia grotta del Re Galego la figlia d Issabella ch in man de malandrin già fu condotta
poi che lasciato havea ne la procella del truculento mar la nave rotta quella che piu vicino al core havea questo Zerbin, che l alma onde vivea
Orlando se l havea fatta compagna poi che de la caverna la riscosse quando costei scoperse in la campagna la turba, al Conte dimandò che fosse
non sò dissegli, e poi su la montagna lasciolla, e verso il pian ratto si mosse guardò Zerbino, e giudicollo a prima vista, che fusse huom di gran pregio e stima
E fattosegli appresso dimandollo perche cagion, e dove il menin preso levò il dolente cavallier il collo e meglio havendo il Paladin inteso
rispose il vero, e cosí ben narrollo che meritó dal Conte esser difeso bene havea il Conte alle parole scorto ch era innocente, e che moriva a torto
E poi ch intese che commesso questo era dal conte Anselmo d Altariva fu certo ch era torto manifesto ch altro da quel fellon mai non deriva
et oltra ciò, lun era a l altro infesto per l antiquissimo odio che bolliva tra il sangue di Maganza e Chiaramonte e tra lor eran morti e danni et onte
Slegate il cavallier (grido) canaglia (el Conte a masnadieri) o ch io v uccido chi è costui che sì gran colpi taglia? (rispose un che parer volle il piu fido)
se di cera noi fossimo, o di paglia e di fuoco egli, assai fora quel grido e venne contra il Paladin di Francia Orlando contra lui chinò la lancia
La lucente armatura il Maganzese che levata la notte havea a Zerbino e postasela in dosso, non difese contra l aspro incontrar del Paladino
sopra la destra guancia il ferro prese l elmo non passò già, per ch era fino ma tanto fu de la percossa il crollo che la vita gli tolse e ruppe il collo
Tutto in un corso senza tor di resta la lancia, passò un altro in mezo il petto quivi lasciolla, e la mano hebbe presta a Durindana, e nel drapel piu stretto
a chi fece due partì de la testa a chi levò dal busto il capo netto forò la gola a molti, e in un momento uccise, e misse in rotta piu di cento
Piu del terzo nha morto, el resto caccia e taglia, e fende, e fere, e fora, e tronca chi lascia, il scudo, o l elmo che l impaccia ch il spiedo, e chi la lancia, e chi la ronca
chi al lungo chi al traverso il camin spaccia altri s appiatta in bosco, altri in spelonca Orlando di pietà questo dì privo a suo poter non vuol lasciarne un vivo
Di cento venti (che Turpin sottrasse el conto) ottanta ne periro al meno Orlando finalmente se ritrasse dove a Zerbin tremava il cor nel seno
s al ritornar d Orlando ei s allegrasse non si potria contar in versi a pieno se gli saria per honorar prostrato ma si trovò sopra il ronzin legato
Mentre ch Orlando, poi che lo disciolse l aiutava a ripor l arme sue intorno ch al capitan de masnadieri tolse che per suo mal se n era fatto adorno
Zerbino gliocchi ad Issabella volse che sopra il colle havea fatto soggiorno e poi che de la pugna vide il fine portò le sue bellezze piu vicine
Quando apparir Zerbin si vide appresso la donna, che da lui fu amata tanto la bella donna che per falso messo credea summersa, e n ha piu volte pianto
come un giaccio nel petto gli sia messo sente dentro aggelarsi, e trema alquanto ma presto il freddo manca, et in quel luoco tutto s avampa d amoroso fuoco
Di non tosto abbracciarla lo ritiene gran riverenza cha al signor d Anglante perche si pensa e sanza dubbio tiene ch Orlando sia de la donzella amante
così cadendo va di pene in pene e poco dura il gaudio chebbe inante vederla hora d altrui peggio supporta che non fe quando udì ch ella era morta
E molto piu gli duol che la posseda quello, alla cui virtù sua vita debbe a lui levarla (anchor che gli succeda) biasmato da ciascun, poi ne sarebbe
nessun altro che andasse con tal preda senza question lasciar partir vorrebbe ma al debito cha al Conte si richiede che se lo lasci por sul collo il piede
Giunsero taciturni ad una fonte dove smontaro e fer qualche dimora trassesi l elmo il travagliato Conte et a Zerbin lo fece trarre anchora
vede la Donna el suo amatore in fronte e di subito gaudio si scolora poi torna come fior humido suole dopo gran pioggia al apparir del sole
E senza indugia, e senza altro rispetto corre al suo caro amante, e al collo abbraccia e non può trar parola fuor del petto ma di lachryme il sen bagna e la faccia
Orlando attento al amoroso affetto senza che piu chiarezza se gli faccia vide a tutti l indicii manifesto ch altri esser che Zerbin non potea questo
Come la voce haver potè Issabella non bene asciutta l humida guancia sol de la molta cortesia favella che l havea usata il paladin di Francia
Zerbino che tenea questa donzella con la sua vita pare a una bilancia si getta a piè del Conte, e quello adora come chi reso gli ha due vite a un hora
Molti ringratiamenti e molte offerte erano per seguir tra i cavallieri se non udian suonar le vie coperte da li arbori fronzuti alti e proceri
presto alle teste lor ch eran scoperte posero li elmi, e presero e destrieri et ecco un cavallier e una donzella lor sopravien, ch a pena erano in sella
Era questo guerrier quel Mandricardo che drieto Orlando in fretta si condusse per vendicare Alcirdo e Manilardo ch el paladin con gran valor percusse
quantunque poi lo seguitó piu tardo che Doralice in suo poter ridusse lei tolto havea con un troncon di Cerro a ducento guerrier carchi di ferro
Non sapea il Saracin perhò, che questo ch egli seguia, fusse il signor d Anglante a prova connoscea ben manifesto ch esser devea gran cavallier errante
a lui mirò piu che a Zerbino, e presto gli andò con gli occhi dal capo alle piante e dati contrasegni ritrovando disse tu sei colui ch io vò cercando
Sono homai dieci giorni, gli soggiunse, che di cercar non lascio i tuoi vestigi tanto la fama stimulommi e punse che di te venne al campo di Parigi
quando a fatica un vivo sol vi giunse di mille che mandasti a i regni stygi e la strage contò che da te venne sopra quei di Noricia e Tremisenne
Non fui com io lo seppi a seguir lento e per vederti e per provar tua forza assai t hò connosciuto al guarnimento ma non guardo perhó solo alla scorza
che s ancho havessi altrarme e vestimento l altiera tua disposition mi sforza a giudicar per manifeste note che tu sei quello, e ch altri esser non pote
Rispose Orlando non si può mentire che cavallier non sii d alto valore perhò che si magnanimo desire non credo che albergassi in humil core
s el volermi veder ti fa venire perche mi veggi meglio, io trarrò fuore de l elmo tutto il capo, se ti pare a voglia tua, non mi poter mirare
Ma poi che ben m havrai veduto in faccia al altro desiderio anchor attendi resta che alla cagion tu satisfaccia che fa che drieto a me questa via prendi
che veggi s el valor mio si confaccia alla disposition che sì commendi hor su (disse il Pagan) al rimanente ch al primo hò satisfatto intieramente
El Conte tuttavia dal capo al piede va cercando il Pagan tutto con gliocchi mira ambi i fianchi, indi l arcion, ne vede pender ne qua ne la mazze ne stocchi
dimanda lui di che arme si provede se avien che con la lancia in fallo tocchi rispose quel, non ne pigliar tu cura così a molt altri hò anchor fatto paura
Hò sacramento non portar mai spada fin ch io non toglio Durindana al Conte e cercando lo vò per ogni strada acciò piu d una posta meco sconte
io lo giurai (se intenderlo t aggrada) quando mi posi questo elmo alla fronte il qual con tutte l altre arme ch io porto era di Hettor, che già mill anni è morto
La spada sola manca alle buone arme come rubata fu non ti sò dire hor che la porti il Paladino parme e di qui vien ch egli ha si grande ardire
ben penso se con lui posso accozzarme farli il mal tolto homai restituire cercolo anchor, che vendicar disio il famoso Agrican genitor mio
Orlando a tradimento gli diè morte ben sò che non potea farlo altrimente el Conte piu non tacque, e gridò forte e tu e qualunque il dice se ne mente
ma quel che cerchi t è venuto in sorte io sono Orlando e uccisil giustamente e questa è quella spada che tu cerchi che tua serà se con virtù la merchi
Quantunque sia debitamente mia per gentilezza vuò che si contenda ne perche habbi a temer vuò che mi stia al fianco, anzi ad uno arbore s appenda
levala tu liberamente via s avien che tu m uccida, o che mi prenda così dicendo Durindana prese e in mezo il campo a un arbuscello impese
Già l un da l altro è dipartito lunge quanto sarebbe un mezo tratto d arco già l uno contro l altro il destrier punge ne de le lente redine gli è parco
già l uno e l altro di gran colpo aggiunge dove per l elmo la veduta ha varco parveno l haste al rompersi di gelo e in mille scheggie iron volando al cielo
L una e l altra hasta è forza che si spezzi che non voglion piegarsi i cavallieri i cavallieri tornano coi pezzi che son restati appresso i calci intieri
quelli che sempre fur nel ferro avezzi hor come dui villan per sdegno feri in differentia d acque, boschi, e prati fan crudele ciuffa di dui pali armati
Non stanno l haste quattro colpi salde e mancan nel furor di quella pugna di qua e di la si fan l ire piu calde ne da ferir lor resta altro che pugna
schiodano piastre, e straccian maglie e falde pur che la man dove s aggraffi giugna non desideri alcun, perche piu vaglia, martel piu grave, o piu dura tenaglia
Come può il Saracin ritrovar sesto di finir con suo honore il fiero invito? pazzia sarebbe il perder tempo in questo che nuoce al feritor piu ch al ferito
dunque alle strette è forza venire presto così il Pagan Orlando hebbe ingremito lo stringe al petto e crede far le prove che sopra Anteo fece il figliuol di Giove
Lo piglia con molto impeto a traverso quando lo spinge, e quando a se lo tira et è ne la gran cholera sì immerso chove resti la briglia poco mira
sta in se raccolto Orlando, e ne va verso il suo vantaggio, e alla vittoria aspira gli pon la cauta man sopra le ciglia del cavallo, e cader ne fa la briglia
Il Saracino ogni poter vi mette che lo soffoghi, o de l arcion lo svella il Conte in li urti ha le ginocchia strette ne piega in questa parte e non in quella
per quel tirar che fa il Pagan, constrette sono le cingie abbandonar la sella Orlando è in terra è a pena lo connosce che i piedi ha in staffa e stringe anchor le cosce
Con quel rumor ch un sacco d arme cade risuona il Conte, come il campo tocca il caval cha la testa in libertade quello a chi Orlando ha tolto il fren di bocca
quando ode il suon, che da le ombrose strade e cavi sassi ribombando scocca correndo se ne va di timor cieco e Mandricardo se ne porta seco
Doralice che vede la sua guida uscir del campo e torlese d appresso e mal restarne senza si confida drieto correndo il suo ronzin gli ha messo
il Pagan per orgoglio al destrier grida e con mani e con sproni el batte spesso e come habbia intelletto lo minaccia perche si fermi e tuttavia piu il caccia
La bestia ch era spaventosa e poltra sanza guardarsi a i pié, corre a traverso già corso havea tre miglia, e seguiva oltra se un fosso a quel desir non era averso
che sanza haver nel fondo, o letto, o coltra ricevè l uno e l altro in se riverso diè Mandricardo in terra aspra percossa ne perhò si fiaccò, ne si ruppe ossa
Quivi si ferma il corridore al fine ma non si può guidar che non ha freno il Tartaro lo tien preso nel crine e tutto è di furor e d ira pieno
pensa e non sà quel che di far destine pongli la briglia del mio palafreno (la Donna gli dicea) che non è molto el mio feroce, o sia col freno, o sciolto
Al Saracin parea discortesia la proferta accettar di Doralice ma fren gli farà haver per altra via fortuna, a suoi disii molto fautrice
quivi Gabrina scelerata invia che poi che di Zerbin fu traditrice fuggia come la lupa, che lontani oda venir li cacciatori e i cani
Ella havea anchora indosso la gonnella e li medesmi giovenili ornati che furon alla vezzosa damigella di Pinabel, per lei vestir levati
et havea il palafren anchò di quella dei buon del mondo e de li avantaggiati la vecchia sopra il Tartaro trovosse ch anchor non s era accorta che vi fosse
L habito giovenil mosse la figlia di Stordilano e Mandricardo a riso vedendolo a colei che rassimiglia a un babuino, o bertuccione in viso
dissegna il Saracin torle la briglia pel suo destriero, e riuscì l aviso toltogli il morso il palafren minaccia gli grida, lo spaventa, e in fuga il caccia
Quel fugge per la selva e seco porta la quasi morta vecchia di paura per valli e monti, e per via dritta e torta per fossi e per pendici alla ventura
ma l parlar di costei non m importa ch io non debbia d Orlando haver piu cura ch alla sua selle ciò ch era di guasto tutto ben racconciò sanza contrasto
E risalito sul destrier gran pezzo stette a mirar ch el Saracin tornasse nol vedendo apparir volse da sezzo egli esser quel ch a ritrovar l andasse
da Zerbin chonorava, et havea in prezzo tolse licentia, e disse che restasse con la sua donna, e pregó Dio che amici li volesse tener, sempre e felici
Zerbin di quel partir molto si dolse di tenerezza ne piangea Issabella dir con lui pregaro ambi, ma non volse lor compagnia, ben ch era buona e bella
Orlando da lor prieghi se disciolse dicendo, non è infamia sopra quella del huom che cerchi il suo nemico, e prenda che gli faccia la scorta e lo difenda
Essi pregò che quando il Saracino prima ch in lui, si riscontrassi in loro gli dicesser ch Orlando havria vicino anchor tre giorni per quel territoro
ma dopo che sarebbe il suo camino verso l insegne de i bei gigli d oro per esser con lo exercito di Carlo acciò volendol sappia onde chiamarlo
Quelli promisser farlo volentieri e questa e ogni altra cosa al suo commando preser camin diverso i cavallieri di qua Zerbin, e di la il conte Orlando
prima che pigli il Conte altri sentieri al arbor tolse, et a se pose il brando e dove meglio col Pagan pensosse di potersi incontrar, il caval mosse
Il strano corso che tenne il cavallo del Saracin pel bosco sanza via fecero Orlando andar dui giorni in fallo ne lo trovò ne puote haverne spia
giunse ad un rivo che parea crystallo ne le cui sponde un bel pratel fioria di nativo color vago e dipinto e di molti e belli arbori distinto
Faceva il mezodì grato l orezo al duro armento, et al pastore ignudo siche ne Orlando sentia alcun ribrezo gravato d elmo, e di corazza e scudo
quivi egli entrò per riposare in mezo alle belle ombre, e travaglioso e crudo e piu che dir si possa empio soggiorno vi ritrovó quel infelice giorno
Volgendosi egli intorno, vide scritti molti arbuscelli in su l ombrosa riva e fu, tosto che v hebbe gliocchi fitti certo, ch era di man de la sua diva
questo era un de li luochi già descritti dove col vil garzon spesso veniva da casa del pastor quindi vicina la bella donna del Catai regina
Angelica e Medor con cento nodi legati insieme in cento luochi vede quante lettere son, tanti son chiodi de quali Amor il cor gli punge e fiede
va col pensier cercando in mille modi non creder quel ch al suo dispetto crede ch altra Angelica sia creder si sforza chabbia scritto il suo nome in quella scorza
Poi dice connosco io pur queste note ch io n hò di tal tante vedute e lette questo Medor finto ella haver si pote forse che a me questo cognome mette
con tali opinion dal ver remote usando fraude a se medesmo, stette in quella speme il sfortunato Orlando che si seppe a se stesso ir procacciando
Come uccellin che cerca ne la nuova stagion di ramo in ramo piu diletto tanto che ne la pania si ritruova o in qualche laccio aviluppato e stretto
così drieto al error che pur gli giova se ne va Orlando contra il ruscelletto tanto che vien dove si curva il monte a guisa d arco in su la chiara fonte
Haveva in su l entrata il luoco adorno coi piedi storti hedere e viti erranti quivi soleano al piu cocente giorno stare abbracciati i dui felici amanti
v havean li nomi lor dentro e d intorno piu ch in nessun de luochi circonstanti con carbone, con lapide, con gesso scritto, e con punte di coltelli impresso
El mesto Conte a piè quivi discese e vide in su l entrata de la grotta parole assai, che di sua man distese Medoro havea, che parean scritte allhotta
del gran piacer ch in la spelonca prese questa sententia in versi havea ridotta che fosse culta in la sua lingua penso et era ne la nostra tale il senso
Liete piante, verdi herbe, limpide acque spelonca opaca, e di fredde ombre grata dove la bella Angelica che nacque di Galafron, da molti in vano amata
si spesso in le mie braccia nuda giacque per la commodità che quí me è data io povero Medor non posso darvi altra mercé se non sempre lodarvi
E supplicar ogni signor amante e cavallieri, e damigelle, e ognuna persona, o paesana, o viandante, che meni qui sua voglia, o la fortuna,
che all herbe, al rivo, al speco, et alle piante dica benigne habbiate Sole, e Luna, e de le nymphe il choro, che proveggia che non conduca a voi pastor mai greggia
Era scritto in Arabico, chel Conte intendea così ben come latino fra molte lingue e molte, chavea pronte prontissima havea quella il Paladino
e gli schivò piu volte, e danni, et onte che si trovò tra l popul saracino ma non si vanti se già n hebbe frutto ch un danno hor n ha, che può scontarli il tutto
Piu e piu volte rilesse quel scritto quello infelice, ricercando in vano che non vi fusse quel che v era scritto e sempre lo vedea piu chiaro e piano
et ogni volta in mezo il petto afflitto stringersi il cor sentia con fredda mano rimase al fin con li occhi e con la mente fissi nel sasso, al sasso indifferente
Fu alhora per uscir di sentimento sì tutto in preda del dolor si lassa credete a chi n ha fatto experimento che questo è il duol che tutti li altri passa
caduto gli era sopra il petto il mento la fronte priva di baldanza e bassa ne puote haver, ch el duol l occupò tanto alle querele voce, o humore al pianto
L impetuosa doglia entro rimase che volea tutta uscir con troppa fretta così veggian restar l acqua nel vase chabbi gran ventre, e una via sola e stretta
che nel voltar che si fa in su la base tanto l humor che vuol uscir s affretta che nel stretto camin tutto se incocca ne spirar pote e resta ne la bocca
Poi ritorna in se alquanto, e pensa come possa esser che non sia la cosa vera che voglia alcun così infamar il nome de la sua donna, pur desira e spera
o gravar lui d insupportabil some tanto di gelosia che se ne pera e quel, qualunque sia, con studio puote ben finger d essa, et imitar le note
In così poca in così debil speme rivoca i spirti e li rinfranca un poco indi al suo Brigliadoro il dosso preme dando giá il sole alla sorella luoco
non molto va, che da le vie supreme de tetti, uscir vede il vapor del fuoco sente cani abbaiar muggiar armento viene alla villa e piglia alloggiamento
Languido smonta e lascia Brigliadoro a un discreto garzon che n habbia cura altri il disarma, altri li sproni d oro gli leva, altri a forbir va l armatura
era questa la casa, ove Medoro giacque ferito, e v hebbe alta aventura colcarsi Orlando e non cenar dimanda di dolor satio e non d altra vivanda
Quanto piu cerca ritrovar quiete tanto ritrova piu travaglio e pena che del odiato scritto ogni parete dovunque gli occhi torca, vede piena
chieder ne vuol, poi tien le labra chete che teme non si far troppo serena la cosa, chegli stesso (perche debbia nocergli men) cerca offuscar di nebbia
Poco gli giova usar fraude a se stesso che sanza dimandarne è chi ne parla il pastor che lo vede così oppresso di sua tristitia, e che vorria levarla,
l historia nota a se, che dicea spesso de li duo amanti a chi volea ascoltarla ch a molti dilettevole fu a udire incominciò, senza rispetto a dire
Come esso a prieghi d Angelica bella portato havea Medoro alla sua villa ch era ferito gravemente, e che ella curò la piaga, e in pochi dì guarilla
ma che nel cor d una maggior di quella lei ferì Amor, e di poca scintilla le accese tanto e si cocente fuoco che n ardea tutta e non trovava luoco
E sanza haver rispetto ch ella fusse figlia del maggior Re chabbi l Levante da troppo amor constretta, si condusse a farsi moglie d un povero fante
al ultimo l historia si ridusse ch el pastor fe portar la gemma inante ch alla sua dipartenza per mercede del buono albergo Angelica gli diede
Questa conclusion fu la secure ch el capo a un colpo gli levò dal collo poi che d innumerabil battiture si vide il manigoldo Amor satollo
celar, si sforza Orlando il duolo e pure quel gli fa forza, e male asconder puollo per lachryme e suspir da bocca e d occhi voglia o non voglia, è forza al fin che scocchi
Poi che allargare il freno al dolor puote che restò solo e sanza altrui rispetto giu da gliocchi irrigando per le gote sparse un fiume di lachryme sul petto
suspira e geme e va con spesse ruote di qua e di la tutto cercando il letto e lo ritrova piu duro che Selce pungente piu d un setoloso Felce
In tanto aspro travaglio gli soccorre che nel medesmo letto in che giaceva, l ingrata donna col suo drudo a porre venutase piu volte esser deveva
non altrimenti hor quella piuma abhorre ne con minor prestezza se ne lieva che de l herba il villan che s era messo per chiuder gliocchi, e veggia il serpe appresso
Quel letto, quella casa, quel pastore immantinente in tant odio gli casca che sanza aspettar Luna, o che l albore che va dinanzi al nuovo giorno, nasca
piglia l arme el destrier, et esce fuore per mezo il bosco in la piu oscura frasca e quando poi gli è aviso d esser solo con gridi et urli, apre le porte al duolo
Di pianger mai, mai di gridar non resta ne la notte nel dì si da mai pace fugge cittadi, e borghi, e in la foresta sul terren duro al discoperto giace
di se si maraviglia chabbia in testa una fontana d acqua si vivace e come sospirar possa mai tanto e spesso dice a se così nel pianto
Queste non son piu lachryme che fuore stillo da gliocchi con si larga vena non suppliron le lachryme al dolore finir, cha mezo era il dolore a pena
dal fuoco spinto hora il vitale humore fugge per quella via che a gli occhi mena et è quel che si versa, e trarrá insieme il dolore, e la vita alle hore estreme
Questi che indicio fan del mio tormento suspir non sono, ne i suspir son tali quelli han triegua talhora, io mai non sento ch el petto mio men la sua pena exhali
Amor che m arde il cor fa questo vento mentre dibbatte intorno al fuoco l ali Amor con che miracolo produci che tegni in fuoco un core, e non lo bruci
Non son, non son io quel, che paro in viso quel ch era Orlando è morto, et è sotterra la sua donna ingratissima lhà ucciso sí, mancando di fe, gli ha fatto guerra
io sono il spirto suo da lui diviso che in questo inferno tormentandosi erra acciò con l ombra sia che sola avanza exempio chi in Amor pone speranza
Pel bosco errò tutta la notte il Conte e nel spuntar de la diurna fiamma lo tornò il suo destin sopra la fonte dove Medoro insculse l epigramma
veder l ingiuria sua scritta nel monte l accese sì, che non rimase dramma di lui ch ira non fusse, odio e furore ne piu indugiò che trasse il brando fuore
Tagliò col scritto il sasso, e sino al cielo a volo alzar fe le minute schegge infelice quel antro, et ogni stelo in cui Medoro e Angelica si legge
così restar quel dì, ch ombra ne gelo a pastor mai non daran piu, ne a gregge e quella dianzi così chiara e pura fonte non fu da tanta ira sicura
E rami, e ceppi, e tronchi, e sassi, e zolle senza fin gettò Orlando in le belle onde che sì contaminò, che sì turbolle che non furon mai piu chiare ne monde
egli al fin stracco, travagliato e molle di sudor tutto, poi che non risponde la lena al sdegno ardente, al odio, al ira cade sul prato, e verso il ciel sospira
Afflitto e stanco al fin si stende in l herba e fige gli occhi al ciel sanza far motto sanza cibo o dormir così si serba ch el Sole esce tre volte, e torna sotto
di crescer non cessò la pena acerba che fuor del senno al fin l hebbe condotto il quarto dì da gran furor commosso e maglie, e piastre, si squarciò di dosso
In questa parte l elmo, in quella il scudo la restano li arnesi, e qua l usbergo tutte sue arme in summa vi concludo havean pel bosco differente albergo
poi si squarció li panni, e mostrò ignudo l hispido ventre, et tutto l petto e il tergo e cominciò la gran follia, sì horrenda che de la piu, non fia che mai s intenda
In ira, in odio, in rabbia, in furor venne e rimase offuscato in ogni senso di tor la spada in man non gli sovenne che fatte havria cose mirabil penso
ma ne quella, ne scure, ne bipenne era bisogno al suo vigore immenso quivi fe ben de le sue prove excelse ch un alto pino al primo crollo svelse
E svelse dopo il primo altri parecchi come fusser finocchi ebuli, o aneti el simil fe di querce, e d olmi vecchi d antiqui cerri, frassini, et abeti
come uno uccellator che s apparecchi il campo mondo, ove locar le reti fa de l herbe eminenti, o stoppia, o spini quivi Orlando facea de i maggiori pini
Alcun pastori il gran ribombo udiro che di quel danno havean qualche interesse e per vietarlo, infretta ne veniro ne molto loro in utile successe
ma qui la briglia al mio cantar ritiro che mi par che a quel termine s appresse il qual s io passo, so ben quanto annoi a me la voce, e l udienza a voi
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