dOnne, e voi che le donne havete in pregio per dio non date a questa historia orecchia a questa che l hostier dire in dispregio e vostra infamia e biasmo s apparecchia
ben che ne macchia vi può dar ne fregio lingua sì vile, e sia l usanza vecchia ch el volgare ignorante ognun riprenda e parli piu di quel che meno intenda
Lasciate questo canto, che senza esso può star l historia, e non serà men chiara mettendolo Turpino anch io l hò messo non per malivolentia ne per gara
ch io v ami, oltra mia lingua che l hà expresso che mai non fu di celebrarvi avara n hò fatto mille prove, e v hò dimostro ch io son ne potrei esser se non vostro
Passi chi vuol tre charte o quattro, senza leggerne verso, e chi pur legger vuole lor dia quella medesima credenza che si suol dare a fittioni e fole
ma tornando al dir nostro, poi che udienza apparecchiata vide a sue parole e darsi luoco in contra al cavalliero così l historia incomminciò l hostiero
Aistulfo Re de Longobardi, quello che costui che regna hor tenne per padre fu ne la giovinezza sua sì bello di sì conte fattezze e sì liggiadre
ch un simil non s havria fatto a penello se li pittor vi fusser stati a squadre bello era, et a ciascun così parea ma di molto egli anchor piu si tenea
Non stimava egli tanto per l altezza del grado suo vedersi ognun minore ne tanto che di genti e di ricchezza di tutti i Re vicini, era il maggiore
quanto d aspetto e corporal bellezza haver per tutto l mondo il primo honore godea di questo, udendosi dar loda quanto di cosa volentier piu s oda
Tra li altri di sua corte havea assai grato Fausto latini un cavallier Romano con cui sovente essendosi lodato hor del bel viso, hor de la bella mano
et havendolo un giorno dimandato se mai veduto havea presso o lontano altro huom di forma così ben composto contra quel che credea gli fu risposto
Dico (rispose Fausto) che secondo chi veggio, e che parlarne odo a ciascuno ne la bellezza hai pochi pari al mondo e questi pochi io li restringo in uno
quest uno è un fratel mio detto Iocondo (excetto lui) ben crederò che ognuno di beltà molto a drieto tu ti lassi ma questo sol credo te adegui e passi
Al Re parve impossibil cosa udire che sua la palma insino allhora tenne e d haver connoscenza alto disire di sì lodato giovene gli venne
fe sì con Fausto, che di far venire quivi il fratel prometter gli convenne ben che a poterlo indur che ci venisse seria fatica, e la cagion gli disse
Ch el suo fratello era huom che mosso il piede mai non havea di Roma alla sua vita che del ben che fortuna gli concede tranquilla e senza affanni havea notrita
la roba, di ch el padre il lasciò herede, ne mai cresciuta havea ne minuita e che parrebbe a lui Pavia lontana piu che non parria a un altro ire alla Tana
E la difficoltà seria maggiore a poterlo spiccar da la mogliere con cui legato era di tanto amore che non volendo lei, non può volere
pur per ubidir lui che gli è signore, disse d andare, e fare oltra il potere giunse il Re a preghi tali offerte e doni che di negar non gli lasciò ragioni
Partissi, e in pochi giorni ritrovosse dentro da Roma in le paterne case quivi tanto pregò, ch el fratel mosse siche a venire al Re gli persuase
e fece anchor (ben che difficil fosse) che la cognata tacita rimase proponendole il ben che n usciria oltra ch esso lor sempre obligo havria
Fisse Iocondo alla partita il giorno trovò cavalli e servitori intanto vesti fe far per comparire adorno che talhor cresce una beltá un bel manto
la notte a lato, el dì la moglie intorno con gli occhi adhora adhor pregni di pianto gli dice, che non sa come patire potrà si lunga absentia e non morire
Che pensandovi sol, da la radice sveller si sente il cor nel lato manco deh vita mia, non piagnere (le dice Iocondo) e seco piagne egli non manco
così mi sia questo camin felice come tornar vuò fra dui mesi al manco ne mi faria passar d un giorno il segno se mi donasse il Re mezo l suo regno
Ne la donna per ciò si riconforta dice, che troppo termine si piglia e s al ritorno non la truova morta esser non puó se non gran maraviglia
sempre è in affanno, e piu quel dì ne porta che de la lor partenza era vigiglia tal che per la pietà Iocondo spesso si pente, ch al fratello habbia promesso
Dal collo un suo monile ella si sciolse ch una crocetta havea ricca di gemme e di sante reliquie, che raccolse da molti luoghi un peregrin Boemme
et il padre di lei ch in casa il tolse tornando infermo di Hierusalemme venendo a morte poi ne lasció herede questa levossi, et al marito diede
E che la porti per suo amore al collo lo prega, siche ognhor gli ne sovegna piacque il dono al marito, et accettollo non perche dar ricordo gli convegna
che ne tempo ne absentia mai dar crollo ne buona o ria fortuna che gli avegna potrá a quella memoria salda e forte chà di lei sempre e havrà dopo la morte
La notte ch andò inanzi a quella aurora che fu il termine estremo alla partenza al suo Iocondo par ch in braccio mora la moglie, che n ha presto da star senza
mai non si dorme, e nanzi il giorno unhora viene al marito all ultima licenza montò a cavalllo e si partì in effetto e la moglier si ricorcò nel letto
Iocondo anchor dua miglia ito non era che gli venne la croce raccordata chavea sotto il guancial messa la sera poi per oblivion l havea lasciata
lasso (dicea tra se) di che maniera troverò scusa che mi sia accettata che mia moglie non creda che gradito poco da me sia l amor suo infinito
Pensa l excusa, e poi gli cade in mente che non serà accettabile ne buona mandi famigli mandivi altra gente s egli medesmo non vi va in persona
si ferma, e al fratel dice, hor pianamente sin a Baccano al primo albergo sprona che dentro a Roma è forza ch io rivada e credo ancho di giugnerti per strada
Non potria fare altri il bisogno mio ne dubitar ch io serò presto teco voltò il caval di trotto, e disse a dio ne di famigli suoi volse alcun seco
giá cominciava quando passò il rio dinanzi al sole a fuggir l aer cieco smonta in casa, và al letto, e la consorte quivi ritrova addormentata forte
La cortina levò senza far motto e vide quel che men veder credea che la sua casta e fedel moglie, sotto la coltra in braccio a un giovene giacea
riconnobbe l adultero dibotto per la pratica lunga che n havea ch era de la famiglia sua un garzone allevato da lui d humil natione
S attonito restasse e mal contento meglio è pensarlo, e darne fede altrui ch esserne mai per far l experimento che con suo gran dolor ne fe costui
assalito dal sdegno hebbe talento di trar la spada, e ucciderli ambedui ma da l amor che porta al suo dispetto a l ingrata moglier, gli fu interdetto
Ne lo lasciò questo ribaldo Amore (vedi se si l havea fatto vassallo) destarla pur per non le dar dolore che fusse da lui colta in sí gran fallo
quanto puotè piu tacito uscí fuore scese la scale, e rimontò a cavallo e punto egli d amor sí il caval punse ch al albergo non fu ch el fratel giunse
Cambiato a tutti parve esser nel volto vider tutti ch el cor non havea lieto ma non v è chi s apponga già di molto e possa penetrar nel suo secreto
credeano che da lor si fusse tolto per ire a Roma, et ito era a Corneto ch Amor sia del mal causa ognun s avisa ma non è già chi dir sappia in che guisa
E stimasi il fratel che dolor habbia d haver la moglie sua sola lasciata e pel contrario duolsi egli et arrabbia che rimasa era troppo accompagnata
con fronte crespa e con gonfiate labbia stà l infelice, e sol la terra guata Fausto che a confortarlo usa ogni prova perche non sà la causa, poco giova
Di contrario liquor la piaga gli unge e dove tor devria, gli accresce doglie dove devria saldar, piu l apre e punge questo gli fa col ricordar la moglie
ne dì posa ne notte, il sonno lunge fugge col gusto, e mai non si raccoglie e la faccia che dianzi era sí bella si cangia sì, che piu non sembra quella
Par che li occhi s ascondin ne la testa et esca il naso piu del viso scarno de la beltà sì poca gli ne resta che ne potrá far paragone indarno
col duol venne una febre sí molesta che lo fe soggiornare al Arbia e al Arno e se di bello havea serbata cosa piu presto andò che da spin colta rosa
Oltra che a Fausto incresca del fratello che veggia a simil termine condutto via piu glincresce che bugiardo a quello Principe, a chi lodollo parrà in tutto
mostrar de tutti li huomini il piu bello gli havea promesso, e mostrarà il piu brutto ma pur continuando la sua via seco lo trasse alfin drento a Pavia
Giá non vuol che lo veggia il Re improviso per non mostrarsi di giudicio privo ma per lettere inanzi gli dà aviso ch el suo fratel ne viene a pena vivo
e ch era stato all aria del bel viso un affanno di cor tanto nocivo accompagnato da una febre ria che piu non parea quel ch esser solia
Grata hebbe la venuta di Iocondo quanto potesse il Re d amico havere che non havea desiderato al mondo cosa altro tanto, che di lui vedere
non gli spiace vederlosi secondo e di bellezza drieto rimanere ben che connosca, se non fusse il male che gli seria superiore o uguale
Giunto lo fa alloggiar nel suo palagio lo visita ogni giorno, ognhora n ode, fa gran provision che stia con agio e d honorarlo assai si studia e gode
langue Iocondo, ch el pensier malvagio de l ingrata moglier, sempre lo rode ne il veder giuochi ne musici udire dramma del suo dolor può minuire
Nanzi alle stanze sue, che presso l tetto eran l estreme, havea una sala antica quivi solingo (perche ogni diletto perche ogni compagnia gli era nemica)
si ritrahea, sempre aggiungendo al petto di piu gravi pensier nuova fatica e trova quivi (hor chi lo crederia?) chi lo sanò de la sua piaga ria
In capo de la sala, ove è piu scuro che mai non v usa le finestre aprire vede ch el palco mal si giunge al muro e fa d aria piu chiara un raggio uscire
pon l occhio quindi, e vede quel che duro a creder fora a chi l udisse dire egli d altrui non l ode, anzi sel vede et ancho agli occhi suoi propri non crede
Quindi scopria de la Reina tutta la piu secreta stanza e la piu bella dove persona non verria introdutta se per molto fedel non l havesse ella
quindi mirando vide in strana lutta ch un Nano avinticchiato era con quella et era quel piccin stato sì dotto che la Reina havea messa di sotto
Attonito Iocondo e stupefatto e credendo sognarsi, un pezzo stette e quando vide pur che egli era in fatto e non in sogno, a se stesso credette
dunque a un sgrignuto (disse) e contrafatto sí ricca e sì gran donna si sommette? ch el maggior Re del mondo ha per marito piu bello e piu cortese, o che appetito
E de la moglie sua, che così spesso piu d ognaltra biasmava, ricordosse perch el ragazzo s havea tolto appresso et hor gli parve che excusabil fosse
non era colpa sua piu che del sesso che d un solo huomo mai non contentosse e s han tutte una macchia d uno inchiostro almen la sua non s havea tolto un mostro
Fa il dí seguente alla medesima hora al spiraglio medesimo ritrono e la Reina e il Nano vede anchora ch al signor lor fanno il medesmo scorno
truova l altro dì pur che si lavora e l altro, e al fin non se ne festa un giorno e la Reina che gli par piu strano sempre si duol che poco l ami il Nano
Stette fra li altri un giorno a veder ch ella era turbata, e in gran manenconia che due volte chiamar per la donzella il Nano fatto havea, ne anchor venia
mandò la terza volta, et udì quella che, Madonna egli giuoca, riferia e per non star in perdita d un soldo a voi niega venire il manigoldo
A sì strano spettacolo Iocondo raserena la fronte, e gli occhi, e il viso e qual in nome, diventò giocondo d effetto anchora, e tornò il pianto in riso
allegro torna grasso e rubicondo che sembra un cherubin del paradiso ch el Re il fratello e tutta la famiglia di tal mutation si maraviglia
Se da Iocondo il Re bramava udire donde venisse il subito conforto non men Iocondo lo bramava dire e far il Re di tanta ingiuria accorto
ma non vorria che piu di se punire volesse il Re la moglie di quel torto siche per dirlo e non far danno a lei il Re fece giurar su l agnusdei
Giurar lo fe, che ne per cosa detta ne che gli sia mostrata che gli spiaccia anchora che connosca che diretta mente a sua maestà danno si faccia
tardi o per tempo mai farà vendetta, e di piu vuole anchor che se ne taccia siche ne il malfattor giamai comprenda in fatto o n detto, ch el Re il caso intenda
El Re che ognaltra cosa se non questa creder potria, gli giurò largamente Iocondo la cagion gli manifesta onde era molti dì stato dolente
perche trovata havea la dishonesta sua moglie, in braccio d un suo vil sergente e che tal pena al fin l havrebbe morto se tardato a venir fusse il conforto
Ma in casa di sua altezza havea veduto cosa, che molto gli scemava il duolo che se bene in obbrobrio era caduto era almen certo di non v esser solo
così dicendo, e al bucolin venuto gli dimostró il bruttissimo homicciuolo che la giumenta altrui sotto si tiene tocca di sprone e fa giuocar di schene
Se parve al Re vituperoso l atto lo crederete ben senza ch iol giuri ne fu per arrabbiar, per venir matto ne fu per dar del capo in tutti i muri
fu per gridar, fu per non stare al patto, ma forza è che la bocca al fin si turi e che l ira trangugi amara et acra poi che giurato havea su l hostia sacra
Che debbio far che mi consigli frate (disse a Iocondo) poi che tu mi tolli che con degna vendetta e crudeltate questa giustissima ira io non satolli
lascian (disse Iocondo) queste ingrate e proviamo se son l altre sí molli faccian de le lor femine ad altrui quel ch altri de le nostre han fatto a nui
Ambi gioveni semo e di bellezza che facilmente non troviamo pari qual femina serà che n usi asprezza se contra i brutti anchor non han ripari
se beltà non varrà ne giovinezza varranne almen l haver con noi denari non vuò che torni che non habbi prima di mille moglie altrui la spoglia opima
La lunga absentia, il veder vari luochi praticare altre femine di fuore par che sovente disacerbi e sfochi de l amorose passioni, il core
al Re piacque il consiglio, indi fra pochi non voglio giorni dir, ma fra poche hore con dui scudieri oltra la compagnia del cavallier Roman, si messe in via
Travestiti cercaro Italia e Francia le terre de Fiaminghi, e de l Inglesi e quante ne vedean di bella guancia trovavan tutte, a preghi lor cortesi
davano e dato loro era la mancia e rimettean sovente i denar spesi molte vi for che pregaro essi, e foro anch altre tante che pregaron loro
In questa terra un mese, in quella dui soggiornando, accertarsi a vera prova che come ne le lor, così in l altrui femine, castità mal se ritrova
dopo alcun tempo increbbe ad ambedui di sempre procacciar cosa nuova che mal poteano intrar ne l altrui porte senza ponersi a rischio de la morte
È meglio una trovarne che di faccia e di costumi ad ambi grata sia che lor communamente sodisfaccia e non habbiano haver mai gelosia
e perche (dicea il Re) vuò che mi spiaccia haver piu te che un altro in compagnia? sò ben ch in tutto il gran femineo stuolo una non è, che stia contento a un solo
Una senza sforzar nostro potere ma quando il natural bisogno inviti in festa goderemosi e in piacere che non n havremo mai contese o liti
ne credo che si debbia ella dolere che s ancho ognaltra havesse dui mariti piu ch a un huom solo a dui seria fedele ne forse s udirian tante querele
Di quel che disse il Re, molto contento rimaner parve il giovene Romano dunque fermati in tal proponimento cercar molte montagne e molto piano
trovaro al fin secondo il loro intento una figliuola d uno hostiero Hispano che tenea albergo al porto di Valenza bella de modi, e bella di presenza
Era anchor sul fiorir di primavera sua tenerella e quasi acerba etade di molti figli il padre aggravato era e nemico mortal di povertade
siche a disporlo su cosa liggiera che desse lor la figlia in potestade ch ove piacesse lor, potesson trarla poi che promesso havean di ben trattarla
Pigliano la fanciulla, e piacer ne hanno hor l uno hor l altro in charitade e in pace come a vicenda i mantici che danno hor l uno hor l altro fiato alla fornace
per veder tutta Spagna indi ne vanno e passar poi nel regno di Siphace el dì che da Valenza si partiro ad albergare a Ciattiva veniro
Li patroni a veder strade e palazzi andaro, e luochi publici e divini ch usanza havean pigliar simil solazzi in ogni terra ov eran peregrini
la fanciulla all albergo e li ragazzi restaro, ad acconciar letti e roncini e proveder che fusse alla tornata de signori, la cena apparecchiata
Ne lalbergo un garzon stava per fante ch in casa de la giovene già stette a servigi del padre, e d essa amante fu da primi anni, e del suo amor godette
ben s adocchiar, ma non ne fer sembiante ch esser notato ognun di lor temette ma quando li padroni, e la famiglia lor dieron luoco, alzar tra lor le ciglia
El fante dimandò dove ella gisse e qual de dui signor l havesse seco a punto la Fiammetta il fatto disse così havea nome, e quel garzone il Greco
quando sperai ch el tempo ohime venisse (el Greco le dicea) di viver teco Fiammetta anima mia, tu te ne vai e non sò piu di rivederti mai
Fannosi i dolci miei disegni amari, poi che sei d altri, e tanto mi ti scosti io disegnavo (havendo alcun denari con gran fatica e gran sudor reposti
ch avanzato m havea de miei salari e de le bene andate di molti hosti) di tornare a Valenza, e dimandarte al padre tuo per moglie, e di sposarte
La fanciulla ne li homeri si stringe e risponde che fu tardo a venire piange il Greco e suspira, e parte finge vommi (dice) lasciar così morire
vita mia un poco almen meco ti avinge lasciamo disfogar tanto disire che nanzi che tu parta ogni momento che teco stia mi fa morir contento
La pietosa fanciulla rispondendo credi (dicea) che men di te no l bramo ma ne luoco ne tempo ci comprendo qui dove in mezo di tanti occhi siamo
el Greco suggiungea, certo mi rendo che s un terzo ami me, di quel ch io t amo in questa notte almen troverai luoco che si potren godere insieme un puoco
Come potrò (diceagli la fanciulla) che sempre in mezo a dui la notte giaccio e meco hor l uno hor l altro si trastulla e sempre al un di dui mi truovo in braccio
mai (disse il Greco) fu impossibil nulla pur che del far ti vogli torre impaccio se fussi chiusa in un castel d acciaio e d occhi habbia ogni merlo un centinaio
Pensa ella alquanto, e poi dice che vegna quando creder potrà ch ognuno dorma e pianamente come far convegna e de l andare e del tornar l informa
el Greco (si come ella gli disegna) quando sente dormir tutta la torma viene al uscio e lo spinge, e quel gli cede entra pian piano, e va a tenton col piede
Fa lunghi i passi, e sempre in quel di retro tutto si ferma, e l altro par che muova a guisa che di dar tema nel vetro non ch el terreno habbia a calcar, ma l ova
tiene la mano inanzi simil metro va brancolando sin ch el letto truova e di la dove li altri havean le piante tacito si cacciò col capo inante
Fra l una e l altra gamba di Fiammetta che supina giacea, diritto venne e quando lè fu apar l abbracciò stretta e sopra lei sin presso al dì si tenne
cavalcó forte, e non andò a staffetta che mai bestia mutar non gli convenne che questa pare a lui che sí ben trotte che scender non ne vuol per tutta notte
Havea Iocondo et havea il Re sentito il calpistar che sempre il letto scosse e l uno e l altro d uno error schernito s havea creduto chel compagno fosse
poi chebbe il Greco il suo camin fornito si come era venuto ancho tornosse saettò il Sol dal Orizonte i raggi surge Fiammetta, e fece intrare i paggi
El Re disse al compagno motteggiando frate molto camin fatto haver dei e tempo è ben che ti riposi, quando stato a caval per tutta notte sei
Iocondo a lui rispose di rimando e disse, tu dì quel ch io a dire havrei a te tocca a posare, e prò ti faccia che tutta notte hai cavalcato a caccia
Anch io (suggiunse il Re) senza alcun fallo lasciato havria l mio can correr un tratto s havesse havuto in prestitò il cavallo tanto ch el mio bisogno havessi fatto
Iocondo replicò, son tuo vassallo e puoi far meco e rompere ogni patto siche non convenia tal cenni usare bastavamiti dir lasciala stare
Tanto replica l un, tanto soggiunge l altro, che sono a grave lite insieme vengon da motti ad un parlar che punge, ch ad amendue l esser beffato preme
chiaman Fiammetta che non era lunge e de la fraude esser scoperta teme per far l un l altro in viso il fatto dire che negando pareano ambi mentire
Dimmi (le disse il Re con fiero sguardo) e non temer di me ne di costui chi tutta notte fu quel sì gagliardo che ti godeo senza far parte altrui?
credendo l un provar l altro bugiardo la risposta aspettavan ambedui a piè lor si gettò Fiammetta, incerta di viver piu, vedendosi scoperta
Dimandò lor perdono, che d amore ch a un giovinetto havea portato, spinta e da pietà d un tormentato core che molto havea per lei patito, vinta
caduta era la notte in quello errore e seguitò senza dir cosa finta come tra lor con speme si condusse ch ambi credesson ch el compagno fusse
Il Re e Iocondo si guardaro in viso di maraviglia e di stupor confusi ne d haver ancho udito lor fu aviso ch altri dui fusson mai così delusi
poi scoppiaro ugualmente in tanto riso che con la bocca aperta e li occhi chiusi potendo a pena il fiato haver dal petto adrieto si lasciar cader sul letto
Poi chebbon tanto riso che dolere se ne sentiano il petto, e pianger li occhi disson tra lor, come potremo havere guardia che la moglier non ne l accocchi
se non giova tra dui questa tenere e stretta sì, che l uno e l altro tocchi se piu che crini havesse occhi l marito non potria far che non fusse tradito
Provate mille havemo e tutte belle e manco sempre ritrovate caste se provian l altre, ancho peggior fian quelle ma per ultima prova costei baste
dunque possemo creder che men felle le nostre sien ch a casa son rimaste e se men triste, o come l altre sono che tornamo a godersile fia buono
Conchiuso chebbon questo, chiamar fero per Fiammetta medesima il suo amante e n presentia di molti gli la diero per moglie, e dote che fu lor bastante
poi montaro a cavallo, e il lor sentiero ch era a Ponente volsero a Levante et alle mogli lor se ne tornaro di che affanno mai piu non si pigliaro
El Re il primo figliulo che poi gli nacque nomò a battesmo Stranodesiderio ma poi crescendo Strano se gli tacque che pel Nano alla madre era improprio
l historia è vera e per ciò piu mi piacque e dal dì ch io parlai con quel Valerio sempre hò detto, e convien che anchora io dica che non si truova femina pudica
L hostier qui fine alla sua historia pose che fu con molta attentione udita udilla il Saracin, ne gli rispose parola mai, fin che non fu finita
poi disse, io credo ben che de l ascose feminil frode sia copia infinita ne si potria de la millesma parte tener memoria con tutte le charte
Quivi era un huom d età, chavea piu retta opinion de li altri, e ingegno, e ardire ne potendo horamai che sì negletta ogni femina fusse, piu patire
si volse a quel chavea l historia detta e dissegli, assai cose udimo dire che veritade in se non hanno alcuna e ben di queste è la tua favola una
A chi te la narrò non dò credenza s evangelista ben fusse nel resto ch opinione piu ch experienza chabbia di donne, lo facea dir questo
l havere ad una o due malivolenza fa ch odia e biasma l altre oltra l honesto ma se gli passa l ira, io vuò tu l oda piu chora biasmo, ancho dar lor gran loda
E se vorrà lodarle, havrà maggiore el campo assai, ch a dirne mal non hebbe, di cento potrà dir degne d honore verso una trista che biasmar si debbe
non biasmar tutte, ma serbarne fuore la bontà d infinite si devrebbe e sel Valerio tuo disse altrimente disse per ira, e non per quel che sente
Ditemi un poco, é di voi forse alcuno chabbia servato alla sua moglie fede? che nieghi andar, quando gli sia opportuno all altrui donna, e darle anchor mercede?
credete in tutto l mondo trovarne uno ch il dice, mente, e folle è ben ch il crede trovatene vo alcuna che vi chiami? non parlo de le publiche et infami
Connoscete alcun voi, che non lasciasse la moglie sola, anchor che fusse bella per seguire altra donna, se sperasse in breve e facilmente ottener quella?
che farebbe egli? quando lo pregasse o desse premio a lui donna o donzella? credo per compiacere hor queste hor quelle che tutti lasciaremmovi la pelle
Quelle che lor mariti hanno lasciati le piu volte cagione havuta n hanno del suo di casa veggon lor svogliati e che fuor de l altrui bramosi vanno
devriano amar volendo essere amati o tor con la misura ch allor danno io farei (s a me stesse il darla e torre) tal legge, chuom non vi potrebbe opporre
Seria la legge ch ogni donna colta in adulterio, fusse messa a morte se provar non potesse ch una volta havesse adulterato il suo consorte
se provar lo potesse, anderia assolta ne temeria il marito ne la corte Christo lasciò ne li precetti suoi non far altrui quel che patir non vuoi
L incontinenza è quanto mal si pote imputar lor, ne perhò a tutto il stuolo ma in questo, cha di noi piu brutte note? che continente non si truova un solo
e molto piu n ha da arroscir le gote quando biastemmia, ladroneccio, dolo usura, et homicidio, e se v è peggio raro se non da li huomini far veggio
Appresso alle ragioni havea il sincero e giusto vecchio in pronto alcuno exempio di donne, che ne in fatto ne in pensiero mai di lor castità patiron scempio
ma l Saracin che fuggia udire il vero lo minacciò con viso crudo et empio siche lo fece per timor tacere ma già non lo mutò di suo parere
Posto chebbe alle liti e alle contese termine il Re Pagan, lasciò la mensa indi nel letto per dormir si stese fin al partir de l aria scura e densa
ma de la notte a suspirar l offese piu de la donna, ch a dormir dispensa quindi parte all uscir del nuovo raggio e far disegna in nave il suo viaggio
Perhó chavendo tutto quel rispetto chaver dè a buon caval buon cavalliero a quel suo bello e buono, ch a dispetto tenea di Sacripante e di Ruggiero
vedendo per dui giorni haverlo stretto piu che non si devria sì buon destriero lo pon per riposarlo e lo rassetta in un naviglio, e per andar piu infretta
Senza indugia al Nochier varar la barca e dar fa i remi all acqua da la sponda quella non molto grande e poco carca se ne va per la Sonna giu a seconda
non fugge il suo pensier non se ne scarca Rodomonte per terra ne per onda lo truova in su la proda e in su la poppa e se cavalca il porta drieto in groppa
Anzi nel capo o sia nel cor gli siede e di fuor caccia ogni conforto e serra di ripararsi il misero non vede da poi che li nemici ha ne la terra
non sa da chi sperar possa mercede se gli fanno i domestici suoi guerra la notte e il giorno e sempre é combattuto da quel crudel che devria dargli aiuto
Naviga il giorno e la notte seguente Rodomonte col cor d affanni grave e non si può l ingiuria tor di mente che da la donna e dal suo Re havuto have
e la pena e il dolor medesmo sente che sentiva a cavallo anchora in nave ne spegner può per star nel acqua il fuoco ne può stato mutar per mutar luoco
Come l infermo che dirotto e stanco di febre ardente và cangiando lato o sia su l uno o sia su l altro fianco spera haver, se si volge, miglior stato
ne sul destro riposa ne sul manco e per tutto ugualmente è travagliato così il Pagano al male onde era infermo mal truova in terra e mal in acqua schermo
Non puote in nave haver piu patienza e si fe porre in terra Rodomonte passò Lione e Vienna indi Valenza e vide in Avignone il ricco ponte
che queste terre et altre, ubidienza, che son tra il fiume e il Celtiberio monte rendean al Re Agramante, e al Re di Spagna dal dì che fur signor de la campagna
Verso Acquamorta a man ritta si tenne con animo in Algier passare infretta e sopra un fiume ad una villa venne da Baccho insieme e Pallade diletta
che restar per l ingiurie che sostenne da li soldati, vuota le convenne quinci il mar vede, quindi ne l apriche valli, ondeggiar le cereali spiche
Quivi ritrova una piccola chiesa di nuovo edificata su una mota che poi ch intorno fu la guerra accesa li sacerdoti havean lasciata vuota
per stanza fu da Rodomonte presa che per il sito, e perche ra remota dai campi, onde havea in odio udir novella gli piacque sì, che lasció Algier per quella
Mutò d andare in Aphrica pensiero sí commodo gli parve il luoco e bello famigli e carriaggi e il suo destriero seco alloggiar fe nel medesmo hostello
vicino a poche leghe a Mompoliero e ad alcun altro ricco e buon castello siede il villaggio allato alla riviera siche d havervi ogni agio il modo v era
Standovi un giorno il Saracin pensoso (come pur era il piu del tempo usato) vide venir per mezo un prato herboso che da un piccol sentiero era segnato
una donzella di viso amoroso in compagnia d un monacho barbato e si traheano drieto un gran destriero sotto una soma coperta di nero
Chi la donzella, ch il monacho sia, chi portin seco, vi debbe esser chiaro connoscere Issabella si devria ch el corpo del suo Zerbin caro
lasciai che ver Provenza ne venia sotto la scorta del vecchio preclaro che suaso le havea che tutto l resto votasse a Dio del suo vivere honesto
Come ch in viso pallida e smarrita sia la donzella, et habbia i crini inconti e facciano i suspir continua uscita del petto acceso, e li occhi sien due fonti
et altri testimoni d una vita misera e grave in lei si veggian pronti tanto perhò di bello ancho le avanza che con le gratie amor vi può haver stanza
Tosto ch el Saracin vide la bella donna apparir, messe il pensier al fondo chavea di biasmar sempre e d odiar quella schiera gentil che pur adorna il mondo
e ben gli par dignissima Issabella in cui locar debbia il suo amor secondo e spenger totalmente il primo, a modo che da l asse si trahe chiodo con chiodo
Incontra se le fece e col piu molle parlar che seppe, e col miglior sembiante di sua conditione dimandolle et ella ogni pensier gli spiegò inante
come era per lasciare il mondo folle e farsi amica a Dio con opre sante ride il Pagano altier, che in Dio non crede d ogni legge inimico e d ogni fede
E chiama intentione erronea e lieve e dice che per certo ella troppo erra ne men biasmar che l avaro si deve ch el suo ricco thesor mette sotterra
alcuno util per sé non ne riceve e da l uso de li altri huomini il serra diensi chiuder leoni, orsi, e serpenti, ma non le cose belle et innocenti
El Monacho che a questo havea l orecchia e per soccorrer la giovane incauta che ritratta non sia per la via vecchia sedea al governo qual pratico nauta
quivi di spirtual cibo apparecchia presto una mensa sontuosa e lauta ma l Saracin che con mal gusto nacque non pur la saporì che gli dispiacque
E poi che in vano il monacho interroppe e non puote mai far sì che tacesse e che di patienza il freno roppe le mano adosso con furor gli messe
ma le parole mie parervi troppe potriano homai se piu se ne dicesse siche finirò il canto, e mi fia specchio quel che per troppo dire accadde al vecchio
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