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1474–1533

Canto ventinovesimo

Ludovico Ariosto

cHe dolce piu che piu giocondo stato seria di quel d un amoroso core? che viver piu felice e piu beato che ritrovarsi in servitù d Amore

se non fusse l huom sempre stimulato da quel suspetto rio, da quel timore da quel martir, da quella frenesia da quella rabbia detta gelosia

Perhò ch ogni altro amaro che si pone tra questa suavissima dolcezza è un augumento una perfettione et è un condurre amore a piu finezza

l acque parer fa saporite e buone la sete, e il cibo pel digiun s apprezza non connosce la pace, e non l estima chi provato non hà la guerra prima

Se ben non veggion li occhi ciò che vede ognhor il cor, in pace si sopporta perche l absentia, poi quando si riede quanto piu lunga fu, piu riconforta

el stare in servitù senza mercede (pur che non resti la speranza morta) patir si può, che premio al ben servire pur viene al fin, se ben tarda venire

Li sdegni, le repulse, e finalmente tutti i martir d Amor, tutte le pene, fan per lor rimembranza che si sente con miglior gusto un piacer quando viene

ma se l infernal peste una egra mente avien che infetti, ammorbi, et avelene se ben festa e gioir poi le vien drieto non può uno amante mai piu viver lieto

Questa è la cruda e venenata piaga a cui non val liquor, non val impiastro, ne murmure, ne imagine di saga ne val lungo osservar di benigno astro

ne quanta experientia d arte maga fece mai l inventor suo Zoroastro piaga crudel che sopra ogni dolore conduce l huom che disperato more

O incurabil piaga che nel petto d un amator sí facile s imprime non men per falso che per ver suspetto piaga che l huom sí crudelmente opprime

che la ragion gli offusca et l intelletto et lo trà fuor de le sembianze prime o iniqua Gelosia, che così a torto levasti a Bradamante ogni conforto

Io non dico di questo ch el fratello le havea nel cor amaramente impresso ma d un annontio piu crudele e fello che le fu dato pochi giorni appresso

questo era nulla a paragon di quello ch io vi dirò, ma non dirollo adesso di Rinaldo hò da dir primeramente che ver Parigi vien con la sua gente

Scontraro il dí seguente in ver la sera un cavallier chavea una donna a fianco con scudo e sopravesta tutta nera se non che per traverso ha un fregio bianco

sfidò alla giostra Ricciardetto, ch era dinanzi, e vista havea di guerrier franco et quel che mai nessun recusar volse girò la briglia, et spatio a correr tolse

Senza dir altro o piu notitia darsi de l esser lor, si vengono all incontro Rinaldo et li altri cavallier fermarsi per veder come seguiria quel scontro

costui per terra presto ha da versarsi s in luoco fermo a mio modo lo ncontro dicea tra se medesmo Ricciardetto, ma contrario al pensier seguì l effetto

Perhó che lui sotto la vista offese di tanto colpo il cavalliero istrano che lo levò di sella, et lo distese piu di due lance al suo caval lontano

di vendicarlo incontinente prese l assunto Alardo, et ritrovossi al piano stordito et mal acconcio, sì fu crudo il scontro, che lo giunse a mezo l scudo

Pone Guicciardo incontinente in resta l hasta, che vede i dui germani in terra ben che Rinaldo gridi resta resta che mia convien che sia la terza guerra

ma l elmo anchor non ha allacciato in testa siche Guicciardo al corso se diserra ne piu de li altri si seppe tenere e ritrovossi subito a giacere

Vuol Ricciardo, Viviano, et Malagigi e l un prima del altro essere in giostra ma Rinaldo pon fin a lor litigi ch inanzi a tutti armato si dimostra

dicendo loro è tempo ir a Parigi et seria troppo la tardanza nostra s io volesse aspettar fin che ciascuno di voi, fosse abbattuto ad uno ad uno

Dissel tra se, ma non che fusse inteso che seria stato a gli altri ingiuria e scorno l un et l altro del campo havea già preso et si faceano contra aspro ritorno

non fu Rinaldo per terra disteso che valea tutti li altri chavea intorno le lance si fiaccar come di vetro ne li guerrier si piegar oncia adietro

L un et l altro caval si diede d urto et in terra amendue poser le groppe Baiardo immantinente fu risurto tanto ch a pena il correre interroppe

l altro rimase, e poi morì di curto perche sfilossi, et la spalla si roppe il cavallier ch el caval morto vede lascia le staffe, et è subito in piede

Et al figlio d Amon, che già rivolto tornava a lui con la man vuota, disse signor il buon destrier che tu m hai tolto perche caro mi fu mentre che visse

me faria uscir del mio debito molto se così invendicato si morisse siche vientene e fa ciò che tu puoi perche battaglia essere convien tra noi

Disse Rinaldo a lui, sel caval morto et non altro ne dè porre a battaglia un de miei ti darò, piglia conforto che men del tuo non crederó che vaglia

colui soggiunse, o cavallier mal scorto se crederai che d un destrier mi caglia ma poi che non comprendi ciò ch io voglio ti spiegherò piu chiaramente il foglio

Vuò dir, che mi parria commetter fallo se con la spada non ti provassi ancho et non sapessi s in quest altro ballo tu mi sia pare, o se piu vali o manco

come ti piace, o scendi, o sta a cavallo pur che le man tu non ti tegna a fianco io son contento ogni vantaggio darti tanto alla spada bramo di provarti

Rinaldo molto non lo tenne in lunga e disse la battaglia ti prometto e perche tu sia ardito, et non ti pugna di questi chò d intorno alcun suspetto

se n anderanno fin ch io li raggiunga ne meco resterà fuor ch un valletto che mi tenga il cavallo, et così disse alla sua compagnia che se ne gisse

La cortesia del Paladin gagliardo commendò molto il cavallier extrano smontó Rinaldo, et del destrier Baiardo diede al valletto le redine in mano

et poi che piu non vide il suo stendardo (che già di lungo spatio era lontano) imbracciò il scudo, et strinse il brando fiero et sfidò alla battaglia il cavalliero

Et quivi incominciossi aspra battaglia di ch altra mai non fu piu fiera in vista non crede l un che tanto l altro vaglia che troppo lungamente gli resista

ma poi ch el paragon ben li raguaglia e veggon che tra lor non troppo dista pongon l orgoglio et il furor da parte et al vantaggio lor usano ogn arte

S odon lor colpi dispietati e crudi intorno ribombar con suono horrendo levando hor li canton de grossi scudi schiodando hor piastre, et hor le maglie aprendo

ne qui bisogna tanto che si studi a ben ferir, quanto a parar, volendo star l uno a l altro par, ch eterno danno lor può causar il primo error che fanno

Durò l assalto un hora et piu ch el mezo d un altra, et era il sol già sotto l onde et era sparso il tenebroso rezo de l orizon fin all estreme sponde

ne riposato o fatto altro intermezo haveano alle percosse furibonde questi guerrier, che non ira o rancore ma tratto a larme havea disio d honore

Rivolve tuttavia tra se Rinaldo chi sia l extrano cavallier sì forte che non pur gli stá contra ardito et saldo ma spesso il mena a risco de la morte

et già tanto travaglio, et tanto caldo gli hà posto, che del fin dubita forte et volentier, se con suo honor potesse, vorria che quella pugna rimanesse

Da l altra parte il cavallier extrano che parimente havea poca notitia che fusse il paladin da Montalbano costui, che per sì poca inimicitia

sí crudelmente seco era alle mano dicea tra sé, che tutta la militia unaltro a quel guerrier non potria fare d ardir, di forza, et d accortezza pare

Vorrebbe del impresa esser digiuno chavea di vendicar il suo cavallo et se potesse senza biasmo alcuno si trarria fuor del periglioso ballo

il mondo era già tanto oscuro et bruno che tutti i colpi quasi ivano in fallo poco ferir, et men parar sapeano ch apena in mano i brandi si vedeano

Fu quel da Montalban il primo a dire che non volesson far battaglia al scuro ma quella indugiar tanto et differire chavesse dato volta il pigro Arcturo

può intanto al padiglion seco venire dove di se non men serà sicuro et vi sarà honorato et ben veduto quanto in luoco ove mai fosse venuto

Il cortese guerrier tenne l invito che non gli bisognó piu d una prece et seguitó Rinaldo dove era ito il suo stendardo, che gran via non fece

essendo sopra un buon caval salito che Francia non havea tal altri diece et Rinaldo di quel gli fece un dono tanto piu volentier perch era buono

Tra via connobbe il cavalliero extrano (come sovente ragionando accade) che questo era l signor di Montalbano sì famoso per tutte le contrade

e perche egli era a lui frate germano sentì che la pietà trovò le strade d entrar nel petto a intenerirgli il core et lachrymò per gaudio et per amore

Questo campion era Guidon silvaggio delqual io vi contai come disceso era a Marsiglia, et indi qual viaggio havea con li altri suoi compagni preso

venia per ritrovare il suo lignaggio che ripararsi a Montalbano hà inteso ma fu da Pinabel tra via impedito come havete signor disopra udito

Guidon che questo esser Rinaldo udio famoso sopra ogni famoso duce chavuto havea piu di veder disio che non hà l cieco la perduta luce

con molto gaudio disse, o signor mio qual fortuna a combatter mi conduce con voi, che lungamente hò amato et amo e sopra tutto l mondo honorar bramo

Io son Guidon, che ne le ripe estreme del freddo Euxino partorì Gostanza del medesmo onde usciste inclyto seme che per quanto il sol scopre hà nominanza

per voi veder e li altri nostri insieme io mi partì da la materna stanza et dove il mio desir fu d honorarvi mi veggio esser venuto a ingiuriarvi

Ma scusimi apo voi d un error tanto ch io non hò voi ne li altri connosciuto et se emendar si può ditemi quanto far debbio, ch in ciò far nulla rifiuto

poi che si fu da l un et l altro canto de complessi iterati al fin venuto rispose a lui Rinaldo, non vi caglia meco scusarvi piu de la battaglia

Che per certificarne che voi sete di nostra antiqua stirpe un vero ramo dar miglior testimonio non potete del gran valor ch in voi chiaro proviamo

se havesse piu pacifiche et quiete altre maniere, mal vi credevamo che la damma non genera il leone ne le colombe, l aquila, o l falcone

Non per andar di ragionar lasciando non di seguir per ragionar lor via vennero a i padiglioni, ove narrando il buon Rinaldo alla sua compagnia

che questo era Guidon, che disiando vedere, havea molt anni atteso pria molto gaudio apportò ne le sue squadre e parve a tutti assimigliarsi al padre

Non dirò l accoglienze che gli fero Alardo, Ricciardetto, e li altri dui figli d Amon, Viviano et Aldigiero et Malagigi, frati, e cugin sui

ogni signor in summa e cavalliero, ciò che egli disse a loro, eglino a lui, da parenti, d amici, e finalmente fu ben veduto da tutta la gente

Caro Guidone alli fratelli stato credo serebbe in ogni tempo assai ma lor fu a sí grande uopo hora piu grato pel suo valor, ch esser potesse mai

poscia che l altro sole incoronato del mar uscì di luminosi rai Guidon co i frati, et con parenti in schiera se ne tornò sotto la lor bandiera

Tanto un giorno, et unaltro se n andaro che alla famosa villa Parigina a men di diece miglia s accostaro la dove in ripa Senna una matina

Griphon et Aquilante ritrovaro li dui guerrier da l armatura fina Griphon il bianco, et Aquilante il nero che partorì Gismonda d Oliviero

Con essi ragionava una donzella non già di vil condition in vista che di samito bianco la gonnella fregiata intorno havea d aurata lista

molto liggiadra in apparenza, e bella fusse quantunque lachrymosa et trista e mostrava ne gesti, e nel sembiante di cosa ragionar molto importante

Connobbe i cavallier come essi lui Guidon, che fu con lor pochi dì inanzi et a Rinaldo disse, eccovi dui a cui van pochi di valor inanzi

e se per Carlo veniran con nui non ne staranno i saracini inanzi Rinaldo di Guidon conferma il detto che l uno e l altro era guerrier perfetto

Perche li riconnobbe egli non manco perhò che quelli sempre erano usati l un tutto nero e l altro tutto bianco vestir su l arme, e molto andare ornati

et essi il Paladin connobber ancho e si son quivi insieme accarezzati quelle ire havendo e quelli sdegni obliti che già tra lor poser discordie e liti

Tosto che la donzella piu vicino vide Rinaldo e connosciuto l hebbe che havea notitia d ogni paladino gli disse una novella che glincrebbe

e cominciò, signore il tuo cugino a cui la Chiesa e l alto Imperio debbe quel già sí saggio et sì honorato Orlando è fatto stolto, e và pel mondo errando

Onde causato così strano e rio accidente gli sia, non sò narrarte la sua spada et l altre arme hò vedute io che per li campi havea gettate e sparte

e vidi un cavallier cortese e pio che l andò raccogliendo d ogni parte e poi di tutte quelle uno arbuscello fe, a guisa di tropheo, pomposo e bello

Ma la spada ne fu presto levata dal superbo figliuol del Re Agricane ben poi considerar quanto sia stata grave e dannosa perdita, che in mane

a gli nemici nostri è ritornata e piu fia, se gran tempo vi rimane e così Brigliador, che errava sciolto intorno a l arme, dal pagan fu tolto

Ne sono molti giorni che lui vidi senza alcuna vergogna correr nudo con urli spaventevoli e con gridi ch Orlando è fatto pazzo io ti conchiudo

e non havrei fuor che a questi occhi fidi creduto mai sì acerbo caso e crudo e seguitò come lo vide al ponte che seco trasse in l acqua Rodomonte

A qualunque io non creda esser nemico d Orlando (suggiungea) di ciò favello ne per dargli dolor questo gli dico ma perche palesando il caso fello

molti per l orme di sì degno amico porransi, e cercheran di sanar quello sò ben che Brandimarte, come questa novella intenda, si porrà in l inchiesta

Era costei la bella Fiordiligi da Brandimarte unicamente amata che per lui ritrovar venia a Parigi suggiunse anchor, che Durindana stata

causa era di discordie e di litigi e sicome ella ben n era informata narrò, che poi che Mandricardo casso di vita fu, la spada hebbe Gradasso

Di così strano e misero accidente Rinaldo senza fin si lagna e duole ne il cor intenerir men se ne sente che soglia intenerirsi il giaccio al sole

e con disposta et immutabil mente ovunque sia cercando andar lo vuole con speme, poi che ritrovato l habbia di farlo risanar di quella rabbia

Ma vedendo chavea qui fatto unire sia volonta del ciel, o sia aventura quei cavallier, vuol prima far fuggire li saracini, e liberar le mura

e consiglia l assalto differire per suo vantaggio sino a notte scura in la seconda, o in la terza vigiglia l hora ch el sonno piu grava le ciglia

Tutta la gente alloggiar fece al bosco e quivi la posò per tutto il giorno ma poi ch el sol lasciando il mondo fosco alla nutrice sua fece ritorno

et orse, e capre, e serpe senza tosco e l altre fere onde è sì il ciel adorno si videro apparir con chiaro lampo mosse Rinaldo il taciturno campo

Et venne con Griphon con Aquilante con Vivian, con Alardo, e con Guidone a tutti li altri piu d un miglio inante a cheti passi, e senza alcun sermone

fin che trovò l ascolta d Agramante e la trovò dormir e fe prigione indi arrivò tra quella gente Mora con tutti i suoi, che non fu udito anchora

Del campo d infedeli a prima giunta la guardia che fu colta all improviso lasciò Rinaldo sí rotta e consunta ch un sol non fu che non restasse ucciso

spezzata che lor fu la prima punta li saracin non l havean piu da riso che sonnolenti, timidi, et inermi poteano a tal guerrier far pochi schermi

Fece Rinaldo per maggior spavento de saracini, al mover de lo assalto a trombe e corni dar subito vento et gridando il suo nome alzar in alto

spinse Baiardo, et quel non parve lento che dentro all alte sbarre entrò d un salto e versò cavallier, pestò pedoni et atterrò trabacche e padiglioni

Non fu sì ardito tra l popul pagano a cui non s arricciassero le chiome come sentì Rinaldo e Montalbano suonar per l aria il formidato nome

fugge col campo d Aphrica l Hispano ne perde tempo a caricar le some che quella furia attender piu non vuole chaver provata anchor si piagne e duole

Guidon lo segue e non fa men di lui ne fanno men li figli d Oliviero Alardo, et Ricciardetto e li altri dui col brando nudo s apreno il sentiero

fa l audace Vivian provar altrui quanto nel arme è vigoroso e fiero così ciascun che segue il bel stendardo di Montalban fa da guerrier gagliardo

Settecento con lui tenea Rinaldo in Montalbano e intorno a quelle ville usati a portar l arme al freddo e al caldo non già piu rei de i Myrmidon d Achille

ciascun d essi al bisogno era sì saldo che cento insieme non fuggian per mille e se ne potean sceglier fuori che d alcun piu famosi eran migliori

Et se Rinaldo ben non era molto ricco ne di cittá ne di thesoro facea sì con parole e con buon volto et ciò chavea partendo ognhor con loro

ch un di quel numer mai non gli fu tolto per offerir ch altri gli facesse oro questi da Montalban mai non rimuove se non lo stringe un gran bisogno altrove

Et hor perche habbia il magno Carlo aiuto lasciò con poca guardia il suo castello tra li Aphrican questo drapel venuto questo drapel del cui valor favello

ne fece quel che del gregge lanuto sul Phalanteo Galeso il lupo fello o quel che suol de lo barbuto appresso il barbaro Cinyphio il leon spesso

Carlo ch aviso da Rinaldo havuto havea, che presso era a Parigi giunto e che la notte il campo sproveduto volea assalir, stato era in arme e in punto

e quando bisognò venne in aiuto co i paladini, e a i paladini aggiunto havea il figliuol del ricco Monodante di Fiordiligi il fido e saggio amante

Ch ella piu giorni per sì lunga via cercato havea per tutta Francia in vano quivi all insegne che portar solia fu da lei connosciuto di lontano

come lei Brandimarte vide pria lasció la guerra, et tornò tutto humano e corse ad abbracciarla, et d amor pieno mille volte baciolla, o poco meno

Gran fede ch in lor donne e lor donzelle haveano i cavallier di quella etade lasciano andar senza sua scorta quelle per piani e monti, e per strane contrade

e come tornan l han per buone e belle ne mai tra lor suspitione accade Fiordiligi narrò quivi al suo amante che fatto stolto era il signor d Anglante

Non hebbe in vita sua peggior novella Brandimarte di questa, ne potuto l havrebbe ad altri credere, ch a quella in che fede hà, si come sempre há havuto

non pur d haverlo udito gli dice ella ma che con li occhi proprii l há veduto e quanto ogn altro ella connosce Orlando e gli disegna, et dove, et come, et quando

Et gli narrò del ponte periglioso che Rodomonte a cavallier difende ove un sepolchro adorna, et fa pomposo di sopraveste et arme di chi prende

narrò che vide Orlando furioso far quivi cose horribili e stupende ch in l acqua il Re d Algier mandò riverso con gran periglio di restar summerso

Brandimarte ch el Conte amava quanto si può compagno amar fratello o figlio si dispose cercarlo, et poi far tanto non recusando affanno ne periglio

che per opra di medico o d incanto gli ritrovassi al mal qualche consiglio così come trovossi armato in sella si misse in via con la sua donna bella

Verso la parte, ove la donna il Conte havea veduto, il lor camin drizzaro poi che fur molto andati errando, al ponte che guarda il Re d Algier, si ritrovaro

la guardia ne fe segno a Rodomonte e li scudier a un tempo gli recaro l arme e il cavallo, et quel si trovò in punto quando fu Brandimarte al passo giunto

Con voce qual conviene al suo furore il Saracino a Brandimarte grida qualunque tu ti sia, che per errore di via o di mente quì tua sorte guida

spogliati l arme e fanne a i marmi honore di quel sepolchro, inanzi ch io te uccida e che vittima all ombre tu sia offerto chio l farò poi, ne te n havrò alcun merto

Non volse Brandimarte a quel altiero altra risposta dar, che de la lancia sprona Batoldo el suo gentil destriero e verso lui con tanto ardir si lancia

che mostra che può star d animo fiero con qual si voglia al mondo alla bilancia el Saracin vien con la lancia in resta e il stretto ponte a tutta briglia pesta

El suo caval chavea continuo uso corrervi sopra, e far di quel sovente quando uno e quando unaltro cader giuso alla giostra venia sicuramente

l altro del corso insolito confuso venia dubbioso timido e tremente trema ancho il ponte, e par che cada in l onda oltra che stretto e privo sia di sponda

Li cavallieri ch ambi eran maestri di giostra, et havean lancie come travi tali qual furo in lor ceppi silvestri si dieron colpi non troppo soavi

a i lor cavalli esser possenti e destri poco giovò, che li aspri colpi e gravi fer che ugualmente si versar sul ponte e seco i signor lor tutti in un monte

Nel volersi levar con quella fretta ch el gran spronar de fianchi insta e richiede l asse del ponticel lor fu sì stretta che non trovaro ove fermar il piede

siche una sorte ugual ambi li getta ne l acqua, et gran ribombo al ciel ne riede simile a quel ch uscì del nostro fiume quando ci cadde il mal rettor del lume

Li dui cavalli andar con tutto il pondo de li signor, che steron fermi in sella a cercar la riviera sino al fondo se v era ascosa alcuna nympha bella

questo non era il primo ne il secondo salto, che giu del ponte havesse in quella onda, spiccato il Saracino audace perhò sa ben come quel fondo giace

Sa dove è saldo, e sa dove è piu molle sa dove è l acqua bassa, e dove è alta la spada e il scudo minacciando extolle et Brandimarte a gran vantaggio assalta

Brandimarte il corrente in giro tolle e il destrier nel sabbion ch el fondo smalta tutto si ficca, e non può rihaversi e sono a rischio ambi restar summersi

L onda si lieva e li fa andar sozopra e dove è piu profonda li trasporta va Brandimarte sotto e il caval sopra Fiordiligi dal ponte afflitta e smorta

le lachryme e li voti e i preghi adopra ah Rodomonte, per colei che morta tu riverisci, non esser sì fiero che affogar lasci un tanto cavalliero

Deh cortese signor s unque tu amasti di me ch amo costui, pietà ti vegna di farlo tuo prigion per dio ti basti che s orni il sasso tuo di quella insegna

di quante spoglie mai tu gli arrecasti questa fia la piu bella è la piu degna così piegar pregando il Pagan puote a cui d amore eran le fiamme note

E puote far ch el suo amator soccorse che sotto acqua il caval tenea sepolto e venuto era di sua vita inforse e senza sete havea bevuto molto

ma l Saracin non prima aiuto porse che gli hebbe il brando e dopo l elmo tolto de l acqua mezo morto il trasse, e porre lo fece con molti altri in la sua torre

Fu ne la donna ogni allegrezza spenta quando prigion vide il suo amante gire ma di questo pur meglio si contenta che di vederlo nel fiume perire

di se stessa e non d altri si lamenta ch essa gli diè cagion quivi venire quando narrogli haver sopra quel ponte riconnosciuto il furioso Conte

Quindi si parte e statuisce in petto di menarvi Rinaldo paladino o il selvaggio Guidone, o Sansonetto o d altri de la corte di Pipino

alcun che in arme sia tanto perfetto che possa contrastar col Saracino e col favor di quel, far ogni prova perche il suo amante di prigion rimuova

Và molti giorni prima che s abbatta in alcun cavallier chabbia sembiante d esser con ella el vuol, perche combatta col Saracino, e liberi il suo amante

dopo molto cercar di persona atta al suo bisogno, un le vien pur inante che sopravesta havea ricca et ornata a tronchi di cypressi riccamata

Chi costui fusse altrove hó da narrarvi che prima ritornar voglio a Parigi e la crudel sconfitta seguitarvi che a Mori diè Rinaldo e Malagigi

quei che fuggiro io non saprei contarvi ne quei che fur cacciati ai fiumi stygi tolse a Turpin la notturna aria oscura poter contarli, e pur vi messe cura

Nel primo sonno dentro al padiglione dormia Agramante, e un camarier lo desta dicendogli che fia fatto prigione se la fuga non è via piu che presta

guarda il Re intorno, e la confusione vede de suoi, che van senza far testa chi qua chi la fuggendo inermi e nudi che non han tempo di pur torre i scudi

Tutto confuso e privo di consiglio si facea porre indosso la corazza quando con Ferraù giunse Marsiglio Falsiron, Balugante, e quella razza

che tutti d un parer dissero al figlio di Troian, che lasciar devea la piazza e che può dir salvando la persona che fortuna gli sia propitia e buona

Così Re Stordilan, così Sobrino, e così dicon li altri ad una voce che a sua destruttion tanto è vicino quanto a Rinaldo, ilqual ne vien veloce

che se sprovisto attende il paladino con tanta gente, e un huom tanto feroce esser può certo ch egli e li suo amici rimarran morti o in man de li nemici

Ma dentro ad Arli, o sia dentro a Narbona si può ridur con questi che ha d intorno che l una el altra terra é forte e buona da mantener la guerra piu d un giorno

e quando salva sia la sua persona si potrà vendicar di questo scorno che rifarà l exercito in un tratto onde al fin Carlo ne será disfatto

Il Re Agramante allor parer s attenne ben ch el partito fusse acerbo e duro e notte e dì verso Acquamorta venne per quel camin che piu trovò sicuro

oltra le guide l aiutò e sovenne che sua partita fu per l aer scuro ventimila tra d Aphrica e di Spagna fur che a Rinaldo uscir fuor de la ragna

Quei ch egli uccise, e quei che li fratelli quelli che i figli del signor di Vienna quei che provaro empi nemici e felli li settecento, a cui Rinaldo accenna

quelli che spense il buon Guidon, e quelli che ne la fuga s affogaro in Senna chi potesse contar, conteria anchora ciò che sparge d April Favonio e Flora

Estima alcun che Malagigi parte havesse in la vittoria quella notte non che di sangue le campagne sparte fusser per lui, ne per lui teste rotte

ma che li dannati angeli per arte facesse uscir da le tartaree grotte e con tante bandiere e tante lancie ch insieme piu non ne porrian due Francie

E che facesse udir tanti metalli tanti tamburi, e tanti varii suoni tanti annitriri in voce de cavalli tanti gridi e tumulti di pedoni

che risonare, e piani, e monti, e valli devessen di longinque regioni e che a Mori con questo un timor diede che li fece voltare in fuga il piede

Non si scordò il Re d Aphrica Ruggiero ch era ferito e stava anchora grave e piu che puote acconcio s un destriero lo fece por, chavea l andar soave

e poi che l hebbe tratto ove il sentiero fu piu sicuro, il fe posar in nave e verso Arlí portar commodamente dove s havea a raccor tutta la gente

Quei che a Rinaldo e a Carlo dier le spalle fur credo centomila, o poco manco per campagne per boschi, e monte, e valle cercaro uscir di man del popul Franco

ma la piu parte trovò chiuso il calle e fece rosso ove era verde e bianco così non fece il Re di Sericana ch avea da lor la tenda piu lontana

Anzi come egli sente ch el signore di Montalbano è questo che li assalta gioisce di tal iubilo nel core che qua e la per allegrezza salta

loda e ringratia il suo sommo Fattore che quella notte gli occorrea tanta alta e si rara aventura, d acquistare Baiardo quel destrier che non ha pare

Havea quel Re gran tempo disiato (credo che altrove voi l habbiate letto) portar la buona Durindana a lato e cavalcar quel corridor perfetto

e già con piu di centomila armato era venuto in Francia a questo effetto e con Rinaldo già sfidato s era per quel cavallo alla battaglia fiera

E nel lito del mar s era condutto e vi devea la pugna diffinire ma Malagigi a turbar venne il tutto e fe il cugin (mal grado suo) partire

havendol sopra un legno in mar ridutto lungo seria tutta l historia dire da indi in qua stimato ignavo e vile Gradasso havea quel Paladin gentile

Hor che Gradasso esser Rinaldo intende costui che assale il campo, se n allegra vestesi l arme, e la sua alfana prende e cercando lo va per l aria negra

e quanti ne riscontra a terra stende et inconfuso lascia afflitta et egra la gente, o sia di Lybia, o sia di Francia tutti li mena a un par la buona lancia

Lo va di qua di la tanto cercando chiamandol spesso, et quanto puó piu forte e sempre a quella parte declinando dove piu spesse son le genti morte

ch al fin s incontra in lui brando per brando poi che le lancie loro ad una sorte eran salite in mille scheggie rotte sin al carro stellato de la notte

Come Gradasso il Paladin gagliardo connosce, e non perche ne veggia insegna ma per li horrendi colpi, e per Baiardo che par che sol tutto quel campo tegna

non é (gridando) a improverarli tardo la prova che di lui fece non degna ch al dato campo il giorno non comparse che tra lor la battaglia devea farse

Suggiunse poi, tu forse havevi speme se potevi nasconderti quel punto che non mai piu per raccozzarsi insieme fussimo al mondo, hor vedi ch io t ho giunto

sie certo, anchor che s in le fosse estreme vai del inferno, o sie nel cielo assunto ti seguirò, quando habbi il caval teco nel splendor summo, et giu nel aer cieco

Se d haver meco a far non ti da il core e vedi già non poter starmi a paro e piu stimi la vita che l honore senza periglio ci puoi far riparo

quando mi lasci in pace il corridore e viver puoi se sì t è il viver caro ma vivi a piè, che non merti cavallo s alla cavalleria fai sì gran fallo

A quel parlar si ritrovó presente con Ricciardetto il cavallier Selvaggio e le spade ambi trassero ugualmente per far parer il Serican mal saggio

ma Rinaldo si oppose immantinente e non patì che se gli fesse oltraggio dicendo. senza voi dunque non sono a chi mi oltraggia per risponder buono?

Poi se ne ritornò verso il Pagano e disse, odi Gradasso, io voglio farte se tu m ascolti manifesto e piano ch io venni alla marina a ritrovarte

poi te sostenerò con l arme in mano che t havrò detto il vero in ogni parte e che menti ogni volta che dirai ch alla cavalleria mancassi mai

Ma ben ti priego che prima che sia pugna tra noi, che pianamente intenda la giustissima et vera scusa mia acciò che a torto piu non mi riprenda

e poi Baiardo al termine di pria tra noi vorrò che a piedi si contenda da solo a solo in solitario lato si come a punto fu da te ordinato

Era cortese il Re di Sericana come ogni cor magnanimo esser suole et è contento udir la cosa piana che dir per scusa il paladin gli volve

con lui ne viene in ripa alla fiumana dove Rinaldo in semplici parole alla sua vera historia trasse il velo e chiamò in testimonio tutto il cielo

Fece chiamar poi lo figliuol di Bovo l huom che di questo era informato a pieno che a parte a parte replicò di nuovo l incanto suo, ne disse piu ne meno

suggiunse poi Rinaldo, ciò ch io provo col testimonio, io vuó che l arme sieno che adesso e in ogni tempo che ti piace te n habbiano a far prova piu verace

Il Re Gradasso che lasciar non volle per la seconda la querela prima le scuse di Rinaldo in pace tolle ma se son vere o false in dubbio stima

non tolgon campo piu sul lito molle di Barcelona, ove lo tolser prima ma s accordaro per l altra matina trovarsi a una fontana indi vicina

Dove Rinaldo seco habbia il cavallo che posto sia communamente in mezo se l Re uccide Rinaldo o fa vassallo se ne pigli il caval senza altro mezo

ma se Gradasso è quel che faccia fallo che sia condutto al ultimo ribrezo o per piu non poter che gli si renda da lui Rinaldo Durindana prenda

Con maraviglia molta, et piu dolore (come v hò detto) havea Rinaldo udito da Fiordiligi bella, ch era fuore del intelletto il suo cugino uscito

havea de l arme inteso ancho il tenore e del litigio che n era seguito e che in summa Gradasso havea quel brando ch ornò di mille, e mille palme Orlando

Poi che furon d accordo, ritornossi il Re Gradasso, a li sergenti sui ben che dal Paladin pregato fossi che ne venisse ad alloggiar con lui

come fu giorno il Re pagano armossi così Rinaldo, e giunsero ambedui ove devea non lungi alla fontana combattersi Baiardo e Durindana

De la battaglia che Rinaldo havere con Gradasso devea da solo a solo parean li amici suoi tutti temere e nanzi il caso ne faceano il duolo

molto ardir, molta forza, et piu sapere havea Gradasso, et hor che del figliuolo del gran Milone havea la spada al fianco di timor per Rinaldo era ognun bianco

E piu de li altri il frate di Viviano stava di questa pugna in dubbio e n tema e v havria posto volentieri mano per farla rimaner di effetto scema

ma non vorria che quel da Montalbano seco venisse a inimicitia estrema ch ancho havea di quell altra seco sdegno che gli turbó quando il levò sul legno

Ma stiano li altri in dubbio in tema in doglia Rinaldo và sicuro ardito e lieto sperando chor il biasmo se gli toglia ch al partir che fe giá gli venne drieto

siche quei da Pontier e d altafoglia et ogni Maganzese habbia a star cheto va con baldanza et sicurtà di core di riportarne il triomphal honore

Poi che l un quinci e l altro quindi giunto fu quasi a un tempo in su la chiara fonte si accarezzaro, et si fecero a punto così serena et amichevol fronte

come di sangue et amistà congiunto fusse Gradasso a quel di Chiaramonte ma come poi s andassero a ferire vi voglio a unaltra volta differire

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Canto ventinovesimo · Ludovico Ariosto · Poetry Cove