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1474–1533

Canto undicesimo

Ludovico Ariosto

bEn furon aventurosi i cavallieri di quella età, che in li horridi valloni, in le scure spelonche e boschi fieri, tane di Serpi, d Orsi, e di Leoni

trovavan quel, che ne i palazzi altieri a pena hor trovar puon giudici buoni donne, che in lor piu lieta e fresca etade sian degne d haver titol di beltade

Di sopra vi narrai, che ne la grotta havea trovato Orlando una donzella e che lè dimandó ch ivi condotta l havesse, hor seguitando dico, ch ella

poi che d alcun signiozzi fu interrotta con dolce e suavissima favella le sue fortune al Conte fece note con quella brevità che meglio puote

Ben che io sia certa (disse) cavalliero ch io portaró del mio parlar supplicio perche a colui che quì m ha chiusa, spero che costei ne darà subito indicio

io son disposta non celarti el vero poi me n avenga, qual si voglia exicio e che attender posso io da lui piu gioia? ch el si dispona un dí voler ch io muoia?

Issabella sono io, che figlia fui del Re mal fortunato di Gallitia ben dissi, fui, chor non son piu di lui, ma di dolor d affanno e di mestitia

colpa d Amor, ch io non saprei di cui dolermi piu, che de la sua nequitia che dolcemente ne i principii applaude e tesse di nascosto inganno e fraude

Già mi vivea di mia sorte, felice gentil giovane ricca honesta e bella vile e povera hor sono hor infelice e s altra è peggior sorte io son in quella

ma voglio sappi la prima radice che produsse quel mal che mi flaggella e ben che aiuto poi da te non esca, poco non mi parrà che te n incresca

Fece in Baiona il patre mio una giostra (esser denno hoggimai dodice mesi) trasse la fama ne la terra nostra a giostrar cavallier di piu paesi

fra li altri, o sia che Amor così mi mostra, o che virtù pur se stessa palesi, mi parve da lodar Zerbino solo che del gran Re di Scotia era figliuolo

Il qual poi che far prove in campo vidi miracolose di cavalleria, fui presa del suo amore, e non m avidi ch io mi connobbi piu non esser mia

e pur (ben chel suo amor così mi guidi) mi giova sempre havere in fantasia ch io non misi il mio core in luoco immondo ma nel piu degno e bel, choggi sia al mondo

Zerbino di bellezza, e di valore sopra tutti e signori era eminente mostrommi e credo, mi portasse amore e che di me non fusse meno ardente

non ci mancò chi del commune ardore interprete fra noi fosse sovente così poi che di vista fummo sgiunti ben che li animi ognhor stesser congiunti

Perhò che dato fine alla gran festa il mio Zerbino in Scotia fe ritorno se sai che cosa è Amor, ben sai che mesta restai di lui pensando notte e giorno

et ero certa, che non men molesta fiamma intorno il suo cor facea soggiorno egli non fece al suo disio piu schermi se non che cercó via di seco havermi

E perche vieta la diversa fede (essendo egli christiano, io saracina) ch al mio padre per moglie non mi chiede per furto indi levarmi si destina

fuor de la ricca mia patria, che siede tra verdi campi allato alla marina havevo un bel giardin sopra una riva che colli intorno e tutto il mar scopriva

Gli parve il luoco a fornir ció, disposto che la diversità de leggi vieta e mi fa saper l ordine, che posto havea di far la nostra vita lieta

appresso a santa Marta havea nascosto con gente armata una Galea secreta n havea guardia Odorico di Biscaglia in mare e in terra mastro di battaglia

Ne potendo in persona far l effetto, (perche egli allhora era dal padre Antico a dar soccorso al Re di Francia astretto) mandaria in vece sua questo Odorico

che tra tutti i fedeli amici eletto s havea pel piu fedele, e lo piu amico e bene esser devea, se i benefici sempre hanno forza d acquistar li amici

Verria costui sopra un naviglio armato al terminato tempo indi a levarmi e così venne il giorno disiato, che dentro il mio giardin lasciai trovarmi

Odorico la notte acompagnato di genti valorosa all acqua e all armi smontò ad un fiume alla città vicino e venne chetamente al mio giardino

Quindi fui tratta alla galea spalmata, prima che la città n havesse avisi de la famiglia ignuda, e disarmata, altri fuggiro, altri restaro uccisi

parte captiva meco fu menata così da la mia terra io mi divisi con quanto gaudio non ti potrei dire sperando in breve il mio Zerbin fruire

Voltati sopra Mongia eramo a pena quando n assalse alla sinistra sponda un vento che turbò l aria serena e turbò il mare, e al ciel gli levò l onda

salta un Maestro ch a traverso mena e cresce adhora adhora, e soprabonda e cresce e soprabonda con tal forza che val poco alternar poggia con orza

Non giova calar vele, e l arbor sopra corsia legar, ne ruinar castella che si veggian (mal grado) portar sopra acuti scogli, appresso alla Rocella

se non ne aiuta quel che sta di sopra ne spinge in terra la crudel procella el vento rio ne caccia in maggior fretta che d arco mai non s aventó saetta

Vide il periglio il Biscaglino, e a quello usò un remedio che fallir suol spesso hebbe ricorso subito al battello calossi, e me calar fece con esso

sceser dui altri, e ne scendea un drapello se i primi scesi, l havesser concesso ma con le spade li tener discosto tagliar la fune, e s allargaron tosto

Fummo gettati a salvamento al lito noi, che nel palaschermo eramo scesi periron li altri col legno sdruscito in preda al mare andar tutti li arnesi

all eterna bontade, all infinito Amor, con le man giunte gratie io resi che non m havessi dal furor marino lasciato tor d ancho veder Zerbino

Come ch io havessi sopra il legno, e vesti lasciato, e gioie, et altre cose care pur che la speme di Zerbin mi resti contenta son che s habbia il resto il mare

non sono ove scendemo i liti pesti d alcun sentier, ne intorno albergo appare ma solo il monte a cui mai sempre fiede l ombroso capo il vento, e il mare il piede

Quivi il crudel tyranno Amor, che sempre d ogni promessa sua, fu disleale e sempre guarda, come involva e stempre ogni nostro disegno rationale

mutò, con triste e dishoneste tempre mio conforto, in dolor, mio bene in male che quel amico in che Zerbin sì crede di disire arse, et aggiacciò di fede

O che m havesse in mar bramata anchora ne fusse stato a dimostrarlo ardito o comminciassi il desiderio allhora che l agio v hebbe dal solingo lito

disegnò quivi senza piu dimora condurre a fin l ingordo suo appetito ma prima da se torre un de li dui che nel battel campati eran con nui

Quell era homo di Scotia Almonio detto che mostrava a Zerbin portar gran fede e commendato per Guerrier perfetto da lui fu, quando ad Odorico il diede

disse a costui che biasmo era e difetto se mi traheano alla Rocella a piede e lo pregò ch in anti volesse ire a farmi contra alcun ronzin venire

Almonio che di ciò nulla temea in nanzi immantinente il camin piglia alla città, chel bosco n ascondea e non era lontana oltra sei miglia

Odorico scoprir sua voglia rea all altro finalmente si consiglia si perche tor non se lo sa dappresso parte che havea gran confidentia in esso

Era Corebo di Bilbao nomato quel di ch io parlo, che con noi rimase che da piccol fanciul s era allevato con Odorico, in le medesme case

poter con lui communicar l ingrato pensier, il Traditor si persuase sperando che devesse amar piu presto el piacer del amico, che l honesto

Corebo che gentile era, e cortese non lo puote ascoltar senza gran sdegno lo chiamò traditore, e gli contese con parole e con fatti il rio disegno

grande ira all uno e all altro il cor accese e con le spade nude ne fer segno al trar de ferri, i fui da la paura volta a fuggir per l alta selva oscura

Odorico che mastro era di guerra in pochi colpi a tal vantaggio venne che per morto lasciò Corebo in terra e per le mie vestigie il camin tenne

prestogli Amor (sel mio creder non erra) acciò potesse giungermi, le penne e l insegnò molte lusinghe, e prieghi con che ad amarlo e compiacer mi pieghi

Ma tutto è indarno, che fermata e certa piu presto ero a morir che a satisfarli poi ch ogni priego, ogni lusinga experta hebbè, e minaccia , e non potean giovarli

si ridusse alla forza a faccia aperta nulla mi val che supplicando parli de la fe chavea in lui Zerbino havuta, e ch io ne le sue man m ero creduta

Poi che gettar mi vidi i prieghi in vano ne mi sperar altronde altro soccorso e che piu sempre cupido e villano, a me venia come famelico Orso

io mi difesi co piedi e con mano et adopravi sin al ugna e il morso pelagli il mento, e gli graffiai, la pelle con stridi che n andavano alle stelle

Non so se fusse caso, o li miei gridi (che si deveano udir lungi una lega) o pur ch usati sien correre a i lidi come naviglio alcun si rompe o annega

sopra il monte una turba apparir vidi, che dove al mare eramo noi, si piega come li vide il Biscaglin venire lasciò l impresa, e comminciò a fuggire

Contra quel disleal mi fu autrice la turba, ma signore a quella image che sovente in proverbio il volgo dice cader de la padella ne le brage

e ver ch io non son stata s infelice ne le lor menti anchor tanto malvage, chabbiano violata mia persona non che sia in lor virtù ne cosa buona

Ma perche se mi serban come io sono vergine, speran vendermi piu molto finito è il mese ottavo, e viene il nono che fu il mio vivo corpo quì sepolto

del mio Zerbino ogni speme abbandono che già per quanto ho da lor detti accolto m han promessa e venduta a un mercadante che portare al Soldan me dè in Levante

Così parlava la gentil Donzella e spesso con signiozzi, e con sospiri, interrompea l angelica favella, da movere a pietade Aspidi e Tiri

mentre sua doglia cosí rinovella, o forse disacerba i suoi martiri, intraron piu di venti in la spelonca armati chi di spiedo e chi di ronca

El primo d essi, huom di spietato viso ha sol un occhio, e sguardo scuro e bieco l altro da un colpo che gli havea reciso el naso e la mascella, è fatto cieco

costui vedendo il cavalliero assiso con la vergine bella in mezo l speco volto a compagni disse, ecco augel nuovo a cui non tesi, e ne la rete il trovo

Poi disse al Conte, huomo non vidi mai piu commodo di te, ne piu opportuno non so se apposto pur così te l hai o pur se referito te l ha alcuno

che si bell arme desiavo assai et un si vago portamento bruno venuto a tempo veramente sei per riparar alli bisogni miei

Sorrise amaramante in piè salito Orlando, e fe risposta al maschalzone io ti venderò l arme ad un partito che non ha mercadante in sua ragione

del fuoco chavea appresso indi rapito havendo un grave e torrido tizzone trasse e percosse el malandrino a caso dove confina con le ciglia il naso

L una e l altra palpebra il stizzo colse ma fece maggior danno in la sinistra che quella parte misera gli tolse che de la luce sola era ministra

ne d acciecarlo contentar si volse il colpo fier, s anchor non lo registra tra i spirti rei, che ne i bollenti stagni guarda Chiron con li altri suoi compagni

Una gran mensa in la spelonca siede grossa dua palmi. e spatiosa in quadro che sopra un grosso e mal dolato piede cape con tutta la famiglia il ladro

con quell agevolezza che si vede gettar la canna alcun spagnol liggiadro Orlando il grave desco da se scaglia dove ristretta insieme è la canaglia

A chi giugne nel petto, a chi alla testa ne le gambe ne fianchi, e ne la faccia chi morto al tutto chi stroppiato resta chi meno è offeso di fuggir procaccia

come sel viandante alla foresta con grave sasso sbarrando le braccia fere una turba d implicate biscie che dopo il verno al sol si goda e liscie

Nascono casi ch io non so dir quanti more una, e l altra parte senza coda un altra non si può mover dinanti e il deretano indarno aggira e snoda

altra ch in ciel forse ha propicii i santi striscia fra l herbe e va serpendo a proda il colpo horribil fu ma non mirando poi che lo fece il valoroso Orlando

Quei che la mensa o nulla o poco offese (e Turpin scrive apunto che fur sette) a i piedi raccomandan sue difese ma ne l uscita il Paladin si mette

e poi che presi li ha senza contese le man lor lega con la fune istrette con una fune al suo bisogno destra che ritrovò ne la casa silvestra

Poi li strassina fuor de la spelonca dove facea grand ombra un vecchio sorbo Orlando con la spada i rami tronca e quelli attacca per vivanda al corbo

non bisognò catena in capo adonca che per purgar il mondo di quel morbo l arbor medesmo li uncini prestolli con che pel mento Orlando ivi attaccolli

La donna vecchia amica a malandrini poi che restar tutti li vide extinti fuggì piangendo e stracciandosi i crini per selve et boscarecci labyrinthi

dopo aspri et malagevoli camini a gravi passi e dal timor sospinti in ripa a un fiume un cavallier scontrosse ma differisco a ricontar chi fosse

E torno all altra che si raccomanda al Paladin, che non la lasci sola e dice di seguirlo in ogni banda cortesemente Orlando la consola

e quindi, poi ch uscí con la ghirlanda di rose adorna e di purpurea stola la bianca Aurora al solito camino partì con Issabella il Paladino

Senza trovar cosa che degna sia d historia, molti giorni insieme andaro e finalmente, un cavallier per via che prigione era tratto si scontraro

chi fusse dirò poi, chor me ne svia tal, di ch udir non vi serà men caro la figliuola d Amon io vi lasciai languida dianzi in amorosi guai

La bella donna disiando in vano ch a lei facesse il suo Ruggier ritorno stava a Marsiglia, et quindi era alle mano con la gente infedel quasi ogni giorno

che discorrean rubando in monte e in piano per Linguadoca, et per Provenza intorno e facea con gran laude ufficio vero di savio duca e d ottimo guerriero

Standosi quivi, e di gran spatio essendo passato l tempo, che tornar a lei il suo Ruggier devea, ne lo vedendo vivea in timor di mille casi rei

un dì fra gli altri, che di ciò piangendo stava solinga, le arrivò colei ch a Ruggier sanò l cor con medicina sol d un annello, ove ferillo Alcina

Come a se ritornar senza il suo amante dopo si lungo termine, la vede resta pallida e smorta, e si tremante che non ha forza sostenersi in piede

ma la Maga gentil se le fa inante ridendo (poi che del timor s avede) e con viso giocondo la conforta qual haver suol, chi buone nuove apporta

Non temer (disse) di Ruggier Donzella che è vivo, e sano, e t ama, et è qui presso ma non giá in libertà, che pur gli ha quella tolta colui, che gli la tol si spesso

a te convien, per lui slegar, che in sella ne monti, et che me siegui adesso adesso ch io ti darò (se m ubidisci) via che l tuo Ruggier per te libero sia

E seguitò narrandole di quello magico error, che gli havea ordito Atlante che simulando d essa il viso bello che captiva parea del rio Gigante

tratto l havea nel incantato hostello dove sparito poi gli era dinante e come tarda con simile inganno tutti li cavallier che di la vanno

A tutti par l incantator mirando mirar quel che per se brama ciascuno donna, scudier, compagno, amico, quando il desiderio human non è tutto uno

quindi l Palagio van tutti cercando con lungo affanno, e senza frutto alcuno e tanta è la speranza e il gran disire del ritrovar, che non ne san partire

Come tu giungi (disse) in quella parte che giace presso all incantata stanza verrà l incantatore a ritrovarte che terrà di Ruggier ogni sembianza

e ti farà parer con sua mal arte ch ivi lo vinca alcun di piu possanza acciò che tu per aiutarlo vada dove con li altri poi te tenga a bada

Per non cader dunque in l error de tanti ti convien esser cauta et avertita se ben del tuo Ruggier viso e sembianti ti parrà di veder che chieda aita

non gli creder perhò, ma come inanti ti vien, fagli lasciar l indegna vita ne dubitar per ciò, che Ruggier muoia ma ben colui che ti da tanta noia

Ti parrà assai (ch io lo connosco) uccider un che sembri il tuo Ruggiero pur non dar fede all occhio tuo, che losco farà l incanto, e celaragli l vero

fermati pria ch io te conduca al bosco si che poi non si cangi il tuo pensiero che sempre di Ruggier rimarai priva se lasci per viltà, chel Mago viva

La valorosa giovane, con questa intention, chel fraudolento uccida a pigliar l arma, et a seguir è presta Melissa, che sa ben quanto l è fida

quella hor per terren culto, hor per foresta a gran giornate e in gran fretta la guida cercando alleviarle tutta via con parlar grato, la noiosa via

E piu di tutti i bei ragionamenti spesso le repetea, ch uscir di lei e di Ruggier, deveano li excellenti Principi e gloriosi semidei

come a Melissa fossero presenti tutti i secreti de li eterni dei tutte le cose ella sapea predire chavean per molti seculi a venire

Deh come o prudentissima mia scorta (dicea alla Maga l inclyta Donzella) molti anni prima tu m hai fatto accorta di tanta mia viril progenie bella

così d alcuna donna mi conforta che di mia stirpe sia, s alcuna in quella poner si può tra belle e virtuose e la cortese Maga le rispose

Da te uscir veggio le pudiche donne matri de l alti Imperatori e Regi reparatrici et solide colonne de le gran case et de li stati egregi

e non seran men degne in le lor gonne ch in arme i cavallier di summi pregi di pietà di grand animo e prudenza splendore, et senza par di continenza

E s havrò da narrarti di ciascuna che ne la stirpe tua sia d honor degna troppo serà che non ne veggio alcuna che passar con silentio mi convegna

ma ti farò tra mille, eletta d una o di due coppie, acciò ch a fin ne vegna duolmi che in la spelonca nol dicesti che l imagini anchor veduto haresti

De la tua chiara stirpe, uscirà quella d opere illustri e de bei studii amica che non so ben, se piu leggiadra, o bella mi debba dir, o piu saggia o pudica

liberal e magnanima Issabella che del bel lume suo dì e notte, aprica farà la terra che sul Mincio siede accui la madre d Ocno il nome diede

Dove honorato e splendido certame havrà col suo dignissimo consorte che di lor piu, le virtù prezzi et ame ch apra di lor piu a cortesia le porte

s un narrerá ch al Tarro e nel Reame fu a liberar da Galli Italia forte, l altra dirà, sol perche casta visse Penelope, non fu minor d Ulysse

Gran cose e molte in brevi detti accolgo di questa donna, e piu drieto ne lasso ch in quelli dì ch io m absentai dal volgo mi fe chiare Merlin dal cavo sasso

e s in questo gran mar la vela sciolgo di lunga Tiphy in navigar trappasso conchiudo in summa, ch ella havrà per dono del cielo, e sua virtù, ciò ch è di buono

Seco havrà la sorella Beatrice accui se converrà tal nome a punto ch essa non sol del ben che qua giu lice per quel che viverà, toccherà il punto

ma havrà possanza far seco felice tra tutti i ricchi duci, il suo congiunto ilqual, com ella poi lascierà il mondo così del infelici, anderà al fondo

E Moro e Sforza e Vescontei colubri (lei viva) formidabili saranno da l Hyperboree nevi a i lidi Rubri dal Indo a monti ch al tuo mar via danno

(lei morta) andrá col regno de l Insubri e con grave di tutta Italia danno in servitude, et fia stimata, senza costei, ventura, la summa prudenza

Vi saranno altre chaveranno il nome medesmo, et nasceran molti anni prima di ch una s ornerà le sacre chiome de la corona di Pannonia opima

un altra poi che le terrene some lasciata havrà, fia nel Ausonio clima collocata nel numer de le Dive et havrá incensi e imagini votive

De l altre tacerò, che come ho detto lungo sarebbe a ragionar di tante ben che per se ciascuna habbia suggetto degno cheroica e chiara tuba cante

le Bianche le Lucretie io terrò in petto e Ginevre e Costanze, che di quante splendide case Italia reggeranno reparatrici e madri ad essere hanno

Piu ch altre fusser mai le tue famiglie saran ne le lor donne aventurose non dico in quella piu de le lor figlie quanto ne la honestà de le lor spose

e perche anchora tu notitia piglie di questa parte, che Merlin mi espose forse perch io il devesse a te ridire ho di parlarne non poco disire

E dirò prima di Ricciarda, degno exempio di fortezza, e di honestade vedova rimarrà giovane, asdegno di fortuna, il che spesso a buoni accade

i figli privi del paterno regno exuli andar vedrà in strane contrade fanciulli in man de li aversari loro ma infine havrà il suo male amplo ristoro

Del nobil sangue d Aragon non deggio tacer la pudicissima Regina di cui la piu magnanima non veggio historia celebrar greca o latina

ne la piu fortunata quando seggio scelto serà da la bontà divina il ventre suo d Hippolyto e Issabella d Alfonso e de la prole inclyta e bella

Costei sarà la saggia Leonora che nel tuo felice arbore se inesta che ti dirò de la seconda nora succeditrice prossima di questa

Lucretia borgia di cui d hora in hora la beltà la virtù, la fama honesta e la fortuna crescerà non meno che giovin pianta in morbido terreno

Qual il stagno al ariento, il rame al oro il campestre papavero a la rosa il scialbo salce, al sempre verde alloro dipinto vetro, a gemma pretiosa

tal a costei ch anchor non nata honoro sarà ciascuna insino a qui famosa di beltà di grande animo e prudentia e d ogni altra lodevole excellentia

Lungo serà che di Alda di Sansogna narri, o de la Contessa di Celano o di Bianca maria di Catalogna o de la figlia del Re Siciliano

o de la bella Lippa da Bologna e d altre che si vuò di mano in mano venirti predicando le gran l ode mi caccio in alto mar che non ha prode

Poi che le raccontò la maggior parte de la futura stirpe a suo grande agio piu volte e piu le replicò del arte chavea tratto Ruggier dentro al palagio

Melissa si fermò, poi che fu in parte vicina al luogo del vecchio malvagio e non le parve di venir piu inante acciò veduta non fusse d Atlante

E la Donzella di nuovo consiglia di quel, che mille volte hormai le ha detto sola la lascia e quella, oltra dua miglia non cavalcò, per un sentiero istretto

che vede quel chal suo Ruggier simiglia e dua Giganti di crudele aspetto intorno havea, che lo stringean si forte ch era vicino esser condutto a morte

Come la Donna in tal periglio vede colui, cha di Ruggier tutti li segni subito cangia insuspition la fede subito oblia tutti li bei disegni

che sia in odio a Melissa Ruggier crede per nuova ingiuria e non intesi sdegni e cerchi far con disusata trama che sia morto da lei che cosí l ama

Seco dicea non è Ruggier costui? che col cor sempre et hor con gliocchi veggio? e s hor non veggio e non connosco lui che mai veder o mai connoscer deggio

perche voglio io de la credenza altrui che la veduta mia giudichi peggio che dato che io nol veggia, per se stesso connoscerà il mio cor, che gli è qui appresso

Mentre che così pensa, ode la voce che le par di Ruggier, chieder soccorso e vede quello a un tempo, che veloce sprona il cavallo, e gli rallenta il morso

e l uno e l altro predator feroce che lo segue e lo caccia a tutto corso di lor seguir la Donna non rimase che fu condutta all incantate case

Di cui la soglia non intrò piu presto che fu sommersa nel commune errore cercando andò come faceva il resto invan, di su e di giu drento e di fuore

e stette molti e molti giorni in questo carcere, e tanto fa l incantatore che tutto l dì Ruggier vede e favella ne Ruggier lei ne lui riconnosce ella

Ma lascio Bradamante, e non v incresca udir che così resti in quello incanto che quando sarà l tempo ch ella n esca la farò uscire, e Ruggier altro tanto

come raccende il gusto il mutar esca così mi par, che la mia historia, quanto hor qua hor la piu variata sia meno a chi l udirá, noiosa fia

Di molte fila esser bisogno parme a condur la gran tela ch io lavoro e perhò non vi spiaccia d ascoltarme come fuor de le stanze il popul Moro

dinanzi al Re Agramante ha preso l arme che molto minacciando ai gigli d oro lo fa assembrar a d una mostra nuova per saper quanta gente se ritruova

Perche oltra i cavallieri oltra i pedoni che s avedeano esser mancati in copia mancavan capitani, e pur de buoni e di Spagna, e di Lybia, e di Ethiopia

e le diverse squadre e nationi givano errando senza guida propia per dare e capo et ordine a ciascuna tutto il campo alla mostra si raguna

In supplemento de le turbe uccise ne le battaglie e ne spessi conflitti Marsilio in Spagna, et Agramante mise in Africa, ove molti n havean scritti

e questi qua e la tutti divise tutti sotto i lor duci havea diritti differiró signor con gratia vostra l ordine, in l altro canto de la mostra

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