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1474–1533

CANTO UNDECIMO.

Ludovico Ariosto

Q Uantunque de/ bil freno a me zo il corso Animoso destri er spesso rac / colga, Raro e perho che di ragione il morso Libidinosa fu / ria a dietro volga,

Quando il piacere ha in pronto, a guisa d'Orso Che dal mel non si tosto si distolga: Poi che gli ne venuto odore al naso O qualche stilla ne gusto su'l vaso.

Qual raggion fia ch'l buon Ruggier raffrene Si che non voglia hora pigliar diletto D'Angelica gentil, che nuda tiene Nel solitario e commodo boschetto?

Di Bradamante piu non gli soviene Che tanto haver solea fissa nel petto, E segli ne sovien, pur come prima Pazzo e se questa anchor non prezza e stima.

Con laqual non saria stato quel crudo Zenocrate di lui piu continente: Gittato havea Ruggier l'hasta e lo scudo E si trahea l'altre arme impatiente,

Quando abbassando pel bel corpo ignudo La donna gliocchi vergognosamente: Si vide in dito il pretioso annello Che gia le tolse ad Albraca Brunello.

Questo e l'annel ch'ella porto gia in Francia La prima volta che fe quel camino, Col fratel suo, che v'arreco la lancia Laqual fu poi d'Astolfo Paladino,

Con questo fe gl'incanti uscire in ciancia Di Malagigi al petro di Merlino, Con|questo Orlando, & altri una matina Tolse di servitu di Dragontina.

Con questo usci invisibil de la torre Dove l'havea richiusa un vecchio rio, A che voglio io tutte sue prove accorre: Se le sapete voi cosi come io?

Brunel sin nel giron le'l venne a torre, Ch'Agramante d'haverlo hebbe disio: Da indi in qua sempre Fortuna asdegno Hebbe costei fin che le tolse il regno.

Hor che se'lvede: come ho detto in mano Si di stupore, e d'allegrezza e piena Che quasi dubbia di sognarsi in vano: A gliocchi alla man sua da fede a pena,

Del dito se lo leva, e amano amano Se'l chiude in bocca, e in men che non balena Cosi da gliocchi di Ruggier si cela Come fa il Sol quando la nube il vela.

Ruggier pur d'ognintorno riguardava E s'aggirava a cerco, come un matto: Ma poi che de l'annel si ricordava Scornato vi rimase e stupefatto:

E la sua inadvertenza bestemiava E la donna accusava di quello atto Ingrato e discortese, che renduto In ricompensa gliera del suo aiuto.

Ingrata damigella, e questo quello Guiderdone (dicea) che tu mi rendi? Che piu tosto involar vogli l'annello C'haverlo in don,perche da me nol prendi?

Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello E me ti dono, e come vuoi mi spendi, Sol che'l bel viso tuo non mi nascondi, Io so crudel che m'odi e non rispondi,

Cosi dicendo intorno alla fontana Brancolando n'andava come cieco, O quante volte abbraccio l'aria vana Sperando la donzella abbracciar seco,

Quella che s'era gia fatta lontana Mai non cesso d'andar che giunse a un speco Che sotto un monte era capace e grande, Dove al bisogno suo trovo vivande,

Quivi un vecchio pastor, che di cavalle Un grande armento havea, facea soggiorno Le iumente pascean giu per la valle, Le tenere herbe, a i freschi rivi intorno.

Di qua di la da l'antro erano stalle: Dove fuggiano il Sol del mezo giorno, Angelica quel di: lunga dimora La dentro fece, e non fu vista anchora.

E circa il vespro poi che rifrescossi: E le fu aiuto esser posata assai: In certi drappi rozi aviluppossi, Dissimil troppo a i portamenti gai

Che verdi, gialli, persi, azurri, e rossi Hebbe, e di quante foggie furon mai, Non le puo tor perho tanto humil gonna: Che bella non rassembri, e nobil Donna.

Taccia chi loda Phyllide o Neera O Amarylli, o Galatea fugace, Che d'esse alcuna si bella non era Tityro e Melibeo con vostra pace,

La bella Donna tra fuor de la schiera De le iumente, una che piu le piace: Allhora allhora se le fece inante Un pensier di tornarsene in Levante.

Ruggiero in tanto, poi c'hebbe gran pezzo Indarno atteso s'ella si scopriva: E che s'avide del suo error da sezzo: Che non era vicina, e non l'udiva

Dove lasciato havea il cavallo avezzo In cielo e in terra, a rimontar veniva , E ritrovo che s'havea tratto il morso: E salia in aria a piu libero corso.

Fu grave e mala aggiunta all'altro danno Vedersi ancho restar senza l'augello, Questo non men che'l feminile inganno Gli preme al cor, ma piu che questo e quello

Gli preme e fa sentir noioso affanno L'haver perduto il pretioso annello, Per le virtu non tanto ch'in lui sono Quanto che fu de la sua Donna dono .

Oltre modo dolente si ripose: Indosso l'arme, e lo scudo alle spalle Dal mar slungossi e per le piagge herbose Prese il camin verso una larga valle,

Dove per mezo all'alte selve ombrose Vide il piu largo, e'l piu segnato calle: Non molto va, ch'a destra ove piu folta E quella selva, un gran strepito ascolta.

Strepito ascolta e spaventevol suono D'arme percosse insieme, onde s'affretta Tra pianta e pianta, e truova dui che sono A gran battaglia, in poca piazza e stretta,

Non s'hanno alcun riguardo, ne perdono Per far (non so di che) dura vendetta, L'uno e gigante alla sembianza fiero, Ardito l'altro e franco Cavalliero.

E questo con lo scudo e con la spada, Di qua di la saltando si difende, Perche la mazza sopra non gli cada, Con che il Gigante a due man sempre offende,

Giace morto il cavallo in su la strada: Ruggier si ferma e alla battaglia attende, E tosto inchina l'animo, e disia Che vincitore il cavallier ne sia.

Non che per questo gli dia alcuno aiuto, Ma si tira da parte, e sta a vedere: Ecco col baston grave il piu membruto Sopra l'elmo a due man del minor fere,

De la percossa e il cavallier caduto: L'altro che'l vide attonito giacere : Per dargli morte l'elmo gli dislaccia, E fa si che Ruggier lo vede in faccia.

Vede Ruggier de la sua dolce e bella E carissima donna Bradamante Scoperto il viso, e lei vede esser quella, A cui dar morte vuol l'empio Gigante,

Si che a battaglia ssubito l'appella: E con la spada nuda si fa inante: Ma quel che nuova pugna non attende La donna tramortita in braccio prende.

Et se l'arreca in spalla, e via la porta Come Lupo tal'hor piccolo agnello: O l'Aquila portar ne l'ugna torta Suole o Colombo, o simile altro augello:

Vede Ruggier quanto il suo aiuto importa E vien correndo a piu poter, ma quello Con tanta fretta i lunghi passi mena Che con gliocchi Ruggier lo segue apena.

Cosi correndo l'uno, e seguitando L'altro, per un sentiero ombroso e fosco, Che sempre si venia piu dilatando In un gran prato uscir fuor di quel bosco

Non piu di questo ch'io ritorno a Orlando: Che'l fulgur che porto gia il ReCimosco Havea gittato in mar nel maggior fondo Accio mai piu non si trovasse al mondo.

Ma poco ci giovo che'l nimico empio De l'humana natura: ilqual del telo Fu l'inventor, c'hebbe da quel l'esempio: Ch'apre le nubi, e in terra vien dal Cielo:

Con quasi non minor di quello scempio Che ci die, quando Eva inganno col melo: Lo fece ritrovar da un Negromante Al tempo de nostri Avi, o poco inante.

La machina infernal di piu di cento Passi d'acqua, ove ste ascosa molt'anni Al sommo tratta per incantamento, Prima portata fu tra gli Alamanni

Liquali uno, & un altro esperimento Facendone, e il Demonio a nostri danni Assutigliando lor via piu la mente, Ne ritrovaro l'uso finalmente.

Italia e Francia, e tutte l'altre bande Del mondo, han poi la crudele arte appresa: Alcuno il bronzo in cave forme spande Che liquefatto ha la fornace accesa:

Bugia altri il ferro, e chi picciol chi grande Il vaso forma: che piu e meno pesa E qual bombarda, e qual nomina scoppio Qual semplice cannon, qual cannon doppio.

Qual sagra, qual falcon,qual colubrina Sento nomar, come al suo author piu agrada Che'l ferro spezza, e i marmi apre e ruina E ovunque passa si fa dar la strada:

Rendi miser soldato alla fucina Pur tutte l'arme c'hai fin'alla spada: E in spalla un scoppio, o un'arcobugio prendi, Che senza io so, non toccherai stipendi.

Come trovasti o scelerata e brutta Invention, mai loco inhuman core? Per te la militar gloria e distrutta: Per te il mestier de l'arme e senza honore

Per te e il valore e la virtu ridutta, Che spesso par del buono il rio migliore: Non piu la gagliardia non piu l'ardire: Per te puo in campo al paragon venire.

Per te son giti & anderan sotterra Tanti Signori e Cavallieri tanti Prima che sia finita questa guerra Che'l mondo ma piu Italia, ha messo in pianti

Che s'io v'ho detto, il detto mio non erra Che ben fu il piu crudele, e il piu di quanti Mai furo al mondo ingegni empii e maligni, Ch'imagino si abominosi ordigni.

Et credero che Dio, perche vendetta Ne sia in eterno, nel profondo chiuda Del cieco Abisso, quella maladetta Anima appresso al maladetto Giuda:

Ma seguitiamo il cavallier ch'infretta Brama trovarsi all'Isola d'Hebuda: Dove le belle Donne e delicate Son per vivanda a un marin mostro date.

Ma quanto havea piu fretta il paladino Tanto parea che men l'havesse il vento: Spiri o dal lato destro, o dal mancino O ne le poppe, sempre e cosi lento

Che si puo far con lui poco camino, E rimanea tal volta in tutto spento. Soffia talhor si averso, che gli e forza O di tornare o d'ir girando all'orza

Fu volonta di Dio che non venisse Prima che'l re d'Hibernia in quella parte: Accio con piu facilita seguisse Quel ch'udir vi faro fra poche carte,

Sopra l'Isola sorti Orlando disse Al suo Nochiero, hor qui potrai fermarte El battel darmi, che portar mi voglio Senz'altra compagnia sopra lo scoglio.

E voglio la maggior Gomona meco E l'Anchora maggior c'habbi sul legno Io ti faro veder perche l'arreco, Se con quel mostro ad affrontar mi vegno

Gittar fe in mare il Palischermo seco Con tutto quel ch'era atto al suo disegno Tutte l'arme lascio fuor che la spada, E ver lo scoglio sol prese la strada.

Si tira i remi al petto, e tien le spalle Volte alla parte, ove discender vuole: A guisa che del mare, o de la valle Uscendo al lito il falso Granchio suole

Era nel'hora che le chiome gialle La bellaAurora havea spiegate al Sole Mezo scoperto anchora e mezo ascoso, Non senza sdegno di Tithon geloso.

Fattosi appresso al nudo scoglio quanto Potria gagliarda man gittare un sasso, Gli pare udire: e non udire un pianto Si all'orecchie gli vien debole e lasso,

Tutto si volta sul sinistro canto E posto gliocchi appresso all'onde al basso Vede una Donna nuda come nacque Legata a un tronco, e i pie le bagnan l'acque.

Perche glie anchor lontana, e perche china La faccia tien: non ben chi sia discerne Tira in fretta ambi i remi, e s'avicina Con gran disio, di piu notitia haverne,

Ma muggiar sente in questo la marina E rimbombar le selve e le caverne: Gonfiansi l'onde, & ecco il mostro appare, Che sotto il petto ha quasi ascoso il mare

Come d'oscura valle humida ascende Nube di pioggia, e di tempesta pregna, Che piu che cieca notte si distende Per tutto'l mondo, e par che'l giorno spegna

Cosi nuota la fera, e del mar prende Tanto, che si puo dir che tutto il tegna Fremono l'onde, Orlando in se raccolto La mira altier, ne cangia cor ne volto.

E come quel c'havea il pensier ben fermo Di quanto volea far, si mosse ratto E perche alla Donzella essere schermo E la fera assalir potesse a un tratto:

Entro fra l'Orca e lei col palischermo Nel fodero lasciando il brando piatto : L'Ancora con la Gomona in man prese, Poi con gran cor l'horribil mostro attese.

Tosto che l'Orca s'accosto e scoperse Nel schifo Orlando con poco intervallo: Per ingiottirlo tanta bocca aperse Ch'entratoun'huomo vi saria a cavallo,

Si spinseOrlando inanzi: e se gl'immerse Con quella Anchora in gola: e s'io non fallo Col battello ancho, e l'Anchora attaccolle E nel palato, e ne la lingua molle.

Si che ne piu si puon calar di sopra Ne alzar di sotto le mascelle horrende, Cosi chi ne le mine il ferro adopra La terra ovunque si fa via suspende,

Che subita ruina non lo cuopra Mentre mal cauto al suo lavoro intende Daun'hamo all'altro l'Anchora e tanto alta Che non v'arriva Orlando se non salta

Messo il puntello, e fattosi sicuro Che'l mostro piu serrar non puo la bocca Stringe la spada, e per quel antro oscuro Di qua e di la con tagli e punte tocca :

Come si puo, poi che son dentro al muro Giunti i nimici , ben difender rocca: Cosi difender l'Orca si potea Dal Paladin che ne la gola havea.

Dal dolor vinta hor sopra il mar si lancia E mostra i fianchi e le scagliose schene Hor dentro vi s'attufa, e con la pancia Muove dal fondo, e fa salir l'arene:

Sentendo l'acqua il Cavallier di Francia Che troppo abonda, a nuoto fuor neviene, Lascia l'Anchora fitta, e in mano prende La fune che da l'Anchora depende.

E con quella ne vien nuotando in fretta Verso lo scoglio: ove fermato il piede Tira l'Anchora a se, ch'in bocca stretta, Con le due punte il brutto Mostro fiede,

L'Orca a seguire il canape e constretta Da quella forza ch'ogni forza eccede, Da quella forza che piu in una scossa Tira, ch'in dieci un'Argano far possa.

Come Toro salvatico ch'al corno Gittar si senta un'improviso laccio, Salta di qua di la, s'aggira intorno, Si colca e lieva, e non puo uscir d'impaccio

Cosi fuor del suo antico almosoggiorno L'Orca tratta per forza di quel braccio, Con mille guizzi, e mille strane ruote: Segue la fune, e scior non se ne puote.

Di bocca il sangue in tanta copia fonde Che questo hoggi il mar Rosso si puo dire, Dove in tal guisa ella percuote l'onde Ch'infimo al fondo le vedreste aprire,

Et hor ne bagna il cielo, e il lume asconde Del chiaro Sol, tanto le fa salire, Rimbombano al rumor ch'intorno s'ode Le selve, i monti, e le lontane prode.

Fuor de la grotta il vecchio Proteo, quando Ode tanto rumor sopra il mare esce: E vistot entrare e uscir de l'Orca Orlando E al lito trar si smisurato pesce:

Fugge per l'alto oceano,obliando Lo sparso gregge, e si il tumulto cresce Che fatto al carro i suoi Delphini porre Quel di Nettunno in Etiopia corre.

Con Melicerta in collo Ino piangendo E le Nereide co|i capelli sparsi, Glauci e Tritoni e glialtri non sappiendo Dove, chi qua chi la van per salvarsi,

Orlando al lito trasse il pesce horrendo, Col qual non bisogno piu affaticarsi: Che pel travaglio, e per l'havuta pena Prima mori che fosse in su l'arena.

De l'Isola non pochi erano corsi A riguardar quella battaglia strana: I quai da vana religion rimorsi Cosi sant'opra riputar profana:

E dicean che sarebbe un nuovo torsi Proteo nimico, e attizar l'ira insana Da farli porre il marin gregge in terra E tutta rinovar l'antica guerra.

E che meglio sara di chieder pace Prima all'offeso Dio che peggio accada: E questo si fara quando l'audace Gittato in mare a placar Proteo vada

Come da fuoco l'una a l'altra face E tosto alluma tutta una contrada: Cosi d'un cor ne l'altro si difonde, L'ira ch'Orlando vuol gittar ne l'onde.

Chi d'una fromba, e chi d'un'arco armato, Chi d'hasta chi di spada al lito scende: E dinanzi e di dietro, e d'ogni lato Lontano e appresso, a piu poter l'offende,

Di si bestiale insulto e troppo ingrato Gran meraviglia il Paladin si prende, Pel mostro ucciso ingiuria far si vede Dove haver ne spero gloria e mercede.

Ma come l'Orso suol che per le fiere Menato sia da Rusci o da Lituani: Passando per la via poco temere L'importuno abbaiar di picciol cani:

Che pur non se li degna di vedere Cosi poco temea di quei Villani Il Paladin, che con un soffio solo Ne potra fracassar tutto lo stuolo.

E ben si fece far subito piazza Che lor si volse e Durindana prese: S'havea creduto quella gente pazza Che le dovesse far poche contese,

Quando ne indosso gli vedea corazza, Ne scudo in braccio, ne alcun'altro arnese Ma non sapea che dal capo alle piante Dura la pelle havea piu che Diamante.

Quel che d'Orlando a glialtri far non lece Di far de glialtri a lui gia non e tolto: Trenta n'uccise, e furo in tutto diece Botte, o se piu non le passo di molto:

Tosto intorno sgombrar l'arena fece: E per slegar la donna era gia volto Quando nuovo tumulto e nuovo grido Fe risuonar da un'altra parte il lido.

Mentre havea il Paladin da questa banda Cosi tenuto i Barbari impediti Eran senza contrasto quei d'Irlanda Da piu parte ne l'Isola saliti:

E spenta ogni pieta strage nefanda Di quel popul facean per tutti i liti: Fosse Iustitia o fosse crudeltade Ne sesso riguardavano ne etade.

Nessun ripar fan gl'Isolani o poco: Parte ch'accolti son troppo improviso, Parte che poca gente ha il picciol loco E quella poca e di nessuno aviso:

L'haver fu messo a sacco: messo fuoco Fu ne le case, il populo fu ucciso , Le mura fur tutte adeguate al suolo, Non fu lasciato vivoun capo solo,

Orlando come gli appartenga nulla: L'alto rumor, le stride, e la ruina Viene a colei che su la pietra brulla Havea da divorar l'Orca marina:

Guarda, e gli par conoscer la fanciulla: E piu le pare, e piu che s'avicina: Gli pare Olympia, & era Olympia certo Che di sua fede hebbe si iniquo merto.

Misera Olympia a cui dopo lo scorno Che gli fe Amore, ancho fortuna cruda Mando i corsari, e fu il medesmo giorno: Che la portaro all'Isola d'Hebuda:

Riconosce ella Orlando nel ritorno Che fa allo scoglio, ma perch'ella e nuda Tien basso il capo, e non che non gli parli, Ma gliocchi non ardisce al viso alzarli.

Orlando domando ch'iniqua sorte L'havesse fatta all'Isola venire: Di la dove lasciata col consorte Lieta l'havea quanto si puo piu dire:

Non so (disse ella) s'io v'ho: che la morte Voi mi schivaste, gratie a riferire: O da dolermi, che per voi non sia Hoggi finita la miseria mia.

Io v'ho da ringratiar ch'una maniera Di morir mi schivaste troppo enorme: Che troppo saria enorme: se la fera Nel brutto ventre havesse havuto a porme

Ma gia non vi ringratio ch'io non pera Che morte sol puo di miseria torme: Ben vi ringratiero se da voi darmi Quellavedro che d'ogni duol puo trarmi

Poi con gran pianto seguito dicendo Come lo sposo suo l'havea tradita, Che la lascio su l'Isola dormendo Donde ella poi fu da i corsar rapita:

E mentre ella parlava rivolgendo S'andava in quella guisa che scolpita O dipinta e Diana ne la fonte: Che getta l'acqua ad Atheone in fronte.

Che quanto puo nasconde il petto e'l ventre Piu liberal de i fianchi e de le rene BramaOrlando ch'in porto il suol legno entre Che lei che sciolta havea da le cathene

Vorria coprir d'alcuna veste: hor mentre Ch'a questo e intento, Oberto sopra viene Oberto il Re d'Hibernia c'havea inteso Che'l marin Mostro era sul lito steso.

E che nuotando un cavallier era ito A porgli in golaun'Anchora assai grave E che l'havea cosi tirato al lito Come si suol tirar contr'acqua nave:

Oberto per veder se riferito Colui da chi l'ha inteso il vero gli have Se ne vien quivi: e la sua gente intanto Arde e distrugge Hebuda in ogni canto.

Il Re d'Hibernia anchor che fosse Orlando Di sangue tinto e d'acqua molle e brutto Brutto del sangue che si trasse, quando Usci de l'Orca in ch'era entrato tutto,

Pel conte l'ando pur raffigurando: Tanto piu che ne l'animo havea indutto Tosto che del valor senti la nuova Ch'altri ch'Orlando non faria tal pruova.

Lo conoscea perch'era stato Infante D'honore in Francia, e se n'era partito Per pigliar la corona l'anno inante Del padre suo ch'era di vita uscito:

Tante volte veduto, e tante e tante Glihavea parlato ch'era in infinito: Lo corse ad abbraciare, e a fargli festa: Trattasi la celata c'havea in testa.

Non meno Orlando di veder contento Si mostro il Re, che'lRe di veder lui, Poi che furo a itera l'abbracciamento Una o due volte tornati amendui

Narro ad Oberto Orlando il tradimento Che fu fatto alla giovane, e da cui Fatto le fu dal perfido Bireno Che via d'ognaltro lo dovea far meno.

Le pruove gli narro che tante volte Ella d'amarlo dimostrato havea: Come i parenti e le sustantie tolte Le furo, e al fin per lui morir volea,

E ch'esso testimonio era di molte E renderne buon conto ne potea, Mentre parlava i begliocchi sereni De la Donna di lagrime eran pieni.

Era il bel viso suo quale esser suole Da prima vera alcunavolta il cielo: Quando la pioggia cade: e a un tempo il Sole Si sgombra intorno il nubiloso velo:

E come ilRosignuol dolci carole Mena ne i rami alhor del verde stelo: Cosi alle belle lagrime le piume Si bagnaAmore e gode al chiaro lume.

E ne la face de begliocchi accende L'aurato strale, e nel ruscello amorza Che tra vermigli e bianchi fiori scende, E temprato che l'ha tira di forza

Contra il garzon: che ne scudo difende Ne maglia doppia ne ferigna scorza: Che mentre sta a mirar gliocchi e le chiome Si sente il cor ferito e non sa come.

Le bellezze d'Olympia eran di quelle, Che son piu rare, e non la fronte sola Gliocchi, e le guancie, e le chiome havea belle La bocca, il naso, gli homeri, e la gola:

Ma discendendo giu da le mammelle Le parti che solea coprir la stola: Fur di tanta escellentia ch'anteporse A quante n'havea il mondo potean forse.

Vinceano di candor le nievi intatte, Et eran piu ch'avorio a toccar molli: Le poppe ritondette parean latte Che fuor de i giunchi allhora allhora tolli

Spatio fra lor tal discendea: qual fatte Esser veggian fra piccolini colli L'ombrosevalli: in sua stagione amene Che'lverno habbia di nieve allhora piene

I rilevati fianchi e le belle anche E netto piu che specchio il ventre piano Pareano fatti: e quelle coscie bianche Da Phidia atorno, o da piu dotta mano:

Di quelle parti debbovi dir anche Che pur celare ella bramava in vano? Diro in somma ch'in lei dal capo al piede Quant'esser puo belta tutta si vede.

Se fosse stata ne le valli Idee Vista dal pastor Phrigio: io non so quanto Vener se ben vincea quelle tre Dee Portato havesse di bellezza il vanto

Ne forse ito saria ne le Amyclee Contrade esso a violar l'hospitio santo: Ma detto havria con Menelao ti resta Helena pur ch'altra io non vo che questa.

E se fosse costei stata a Crotone Quando Zeusi l'imagine far volse Che por dovea nel tempio di Iunone: E tante belle nude insieme accolse:

E che per una farne in perfettione. Da chi una parte, e da chi un'altra tolse Non havea da torre altra che costei Che tutte le bellezze erano in lei.

Io non credo che mai Bireno nudo Vedesse quel bel corpo, ch'io son certo, Che stato non saria mai cosi crudo Che l'havesse lasciata in quel deserto

Ch'Oberto se n'accende io vi concludo Tanto che'l fuoco non puo star coperto Si studia consolarla e darle speme. Ch'uscira in bene il mal c'hora la preme.

E le promette andar seco in Olanda: Ne fin che ne lo stato la rimetta E c'habbia fatto iusta e memoranda Di quel periuro e traditor vendetta:

Non cessara con cio che possa Irlanda: E lo fara quanto potra piu in fretta, Cercare in tanto in quelle case e in queste, Facea di gonne e di feminee veste.

Bisogno non sara per trovar gonne Ch'acerca fuor de l'Isola si mande: Ch'ogni di se n'havea da quelle donne Che de l'avido Mostro era vivande :

Non fe molto cercar che ritrovonne Di varie foggie Oberto copia grande: E fe vestir Olympia: e ben gl'increbbe, Non la poter vestir come vorrebbe.

Ma ne si bella seta o si fin'oro Mai Fiorentini industri tesser fenno, Ne chi ricama fece mai lavoro Postovi tempo diligentia e senno,

Che potesse a costui parer decoro Se lo fesse Minerva o il Dio di Lenno E degno di coprir si belle membre Che forza e adhor adhor sene rimembre.

Per piu rispetti il Paladino molto Si dimostro di questo Amor contento: Ch'oltre che'lRe non lasciarebbe asciolto Bireno andar di tanto tradimento:

Sarebbe anch'esso per tal mezo tolto Di grave e di noioso impedimento: Quivi non per Olympia, ma venuto Per dar se v'era alla sua Donna aiuto.

Ch'ella non v'era si chiari di corto Ma gia non si chiari se v'era stata Perche ogn'huomo nel'Isola era morto, Ne un sol rimaso di si gran brigata:

Il di seguente si partir del porto E tutti insieme andaro in una armata Con loro ando in Irlanda il Paladino Che fu per gire in Francia il suo camino.

A pena un giorno si fermo in Irlanda Non valser preghi a far che piu vi stesse Amor che dietro alla sua Donna il manda Di fermarvisi piu non gli concesse:

Quindi si parte e prima raccomanda Olympia alRe che servi le promesse: Benche non bisognassi, che gli attenne Molto piu che di far non si convenne.

Cosi fra pochi di gente raccolse: E fatto lega col Re d'Inghilterra, E con l'altro di Scotia: gli ritolse Olanda: e in Frisa non gli lascio terra:

Et a ribellione ancho gli volse La sua Selandia, e non fini la guerra Che gli die morte, ne perho fu tale La pena, ch'al delitto andasse eguale.

Olympia Oberto si piglio per moglie, E di Contessa la fe gran Regina: Ma ritorniamo al Paladin che scioglie Nel mar le vele, e notte e di camina:

Poi nel medesmo porto le raccoglie Donde pria le spiego ne la marina: E su'l suo Brigliadoro armato salse E lascio dietro i venti e l'onde salse.

Credo che'l resto di quel verno cose Facesse degne di tenerne conto, Ma fur sin'a quel tempo si nascose Che non e colpa mia s'hor non le conto,

Perche Orlando a far l'opre virtuose Piu che a narrarle poi: sempre era pronto: Ne mai fu alcun de li suoi fatti espresso, Se non quando hebbe i testimonii appresso.

Passo il resto del verno cosi cheto Che di lui non si seppe e cosa vera: Ma poi che'l Sol nel'animal discreto, Che porto Phriso illumino la Sphera:

E Zephiro torno soave e lieto A rimenar la dolce primavera: D'Orlando usciron le mirabil pruove Co i vaghi fiori, e con l'herbette nuove.

Di piano in monte e di campagna in lido Pien di travaglio e di dolor ne gia: Quando all'entrar d'un bosco un lungo grido Un'alto duol l'orecchie gli feria:

Spinge il cavallo, e piglia il brando fido E dondeviene il suon ratto s'invia Ma diferisco un'altra volta a dire Quel che segui se mi vorrete udire.

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