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1474–1533

Canto trentunesimo

Ludovico Ariosto

o Famelice inique e fiere Harpie ch alla acciecata Italia e d error piena per punir forse antique colpe rie in ogni mensa alto giudicio mena

innocenti fanciulli e madri pie cascan di fame, e veggion ch una cena di questi monstri rei tutto divora ciò che del viver lor sostegno fora

Troppo fallò chi le spelonche aperse che già molti anni erano state chiuse onde il fetore e l ingordigia emerse che ad amorbar Italia si diffuse

la Pace allhora e il buon viver si perse e la Quiete in tal modo se excluse ch in guerre in povertà sempre in affanni è dopo stata et è per star molti anni

Fin ch ella un giorno a i neghitosi figli scuota la chioma, e cacci fuor di Lethe gridando lor, non fia che rassimigli alla virtù di Calai e di Zete?

che le mense dal puzzo e da li artigli liberi, e torni a lor monditia liete? come essi già quelle di Phineo, e dopo fe il Paladin quelle del Re Ethiopo

El Paladin col suono horribil venne le brutte Harpie cacciando in fuga e in rotta tanto ch apie d un monte se ritenne dove esse erano intrate in una grotta

l orecchie attente a quel spiraglio tenne e l aria ne sentì percossa e rotta di pianto e strida e di lamento eterno segno evidente quivi esser l inferno

Astolfo si pensò d intrarvi dentro e veder quei channo perduto il giorno e penetrar la terra sino al centro e le bolgie infernal cercare intorno

di che debbo temer (dicea) s io v entro? che mi posso aiutar sempre col corno farò fuggir Plutone e Sathanasso e il Can trifauce leverò dal passo

De l alato destrier presto discese e lo lasciò legato a un arbuscello poi si calò ne l antro, e prima prese il corno, havendo ogni sua speme in quello

non andò molto inanzi, che gli offese el naso e li occhi un fumo oscuro e fello via piu noioso che di pece o solpho non stà per questo andare inanzi Astolfo

Ma quanto va piu inanzi, piu s ingrossa il fumo, e la caligine, e gli pare ch andare hoggimai piu troppo non possa che serà forza a dietro ritornare

ecco non sa che sia, vede far mossa da la volta di sopra, come fare il cadavero impeso al vento suole, che molti dì, sia stato al acqua e al sole

Sì poco e quasi nulla era di luce in quella affumicata e nera strada che non comprende, e non discerne il Duce che questo sia che sì per l aria vada

e per notitia haverne, si conduce a darli uno o dui colpi de la spada estima poi che un spirto esser quel debbia che gli par di ferir sopra la nebbia

Allhor sentì parlar con voce mesta, deh senza fare altrui danno, giu cala pur troppo il negro fumo mi molesta che dal fuoco infernal qui tutto exhala

il Duca stupefatto allhor se arresta e dice all ombra se Dio tronchi ogni ala al fumo sì ch a te piu non ascenda non te dispiaccia ch el tuo stato intenda

E se vuoi che di te porti novella nel mondo su, per satisfarti sono rispose il spirto, in la luce alma e bella tornar per fama anchor sì mi par buono

che le parole è forza che mi svella il gran disir chò d haver poi tal dono e ch el mio nome e l esser mio ti dica ben che mi sia il parlar noia e fatica

E cominciò, signor Lydia sono io del Re di Lydia in grande altezza nata qui dal giudicio altissimo di Dio al fumo eternamente condennata

per esser stata al fido amante mio mentre io vissi, spiacevole et ingrata d altre infinite è questa grotta piena poste per simil fallo in simil pena

Stà la cruda Anaxarete piu al basso dove è maggiore il fumo e piu martire restò converso al mondo il corpo in sasso e l anima qua giu venne a patire

poi che per lei veder l afflitto e lasso suo amante impeso puote sofferire qui presso è Daphne chor s avede quanto errasse a fare Apollo correr tanto

Lungo seria se l infelici spirti de le femine ingrate che qui stanno volesse ad uno ad uno riferirti che tanti son che che in infinito vanno

piu lungo anchor seria li huomini dirti a cui l essere ingrato hà fatto danno e che puniti sono in peggior luoco dove il fumo li accieca e cuoce il fuoco

Perche piu al creder son facil le donne ch inganna lor di piu supplicio è degno Theseo col figlio il sa, sallo Iasonne col grande occupator del Latin regno

e quel che contra se il frate Assalonne per Tamar trasse a sanguinoso sdegno et altri et altre che sono infiniti che lasciato han chi moglie e chi mariti

Ma per narrar di me piu che d altrui e palesar l error che qui mi trasse bella, ma altiera piu, sí in vita fui che non sò s altra mai mi s uguagliasse

ne ti saprei ben dir, qual de li dui l orgoglio, o la beltade, in me avanzasse quantunque il fasto e l alterezza nacque da la beltà, ch a tutti li occhi piacque

Era in quel tempo in Thracia un cavalliero estimato il miglior del mondo in arme il qual da piu d un testimonio vero di singular beltà, sentì lodarme

tal che spontaneamente fe pensiero di volere il suo amor tutto donarme stimando meritar per suo valore che caro haver di lui devessi il core

In Lydia venne, e d un laccio piu forte vinto restò, poi che veduta m hebbe con li altri cavallier se messe in corte del padre mio, dove in gran fama crebbe

l alto valor, e le piu d una sorte prodezze, che mostrò, lungo serebbe a raccontarti, e il suo merto infinito quando egli havesse a piu grato huom servito

Pamphylia e Carla, e il regno de Cilici per opra di costui mio padre vinse che l exercito suo contra i nemici se non quanto costui volea, mai spinse

costui poi che gli parve i benefici suoi meritarlo, un dì col Re si strinse a dimandarli in premio de le spoglie tanto arrecate, ch io fussi sua moglie

Fu repulso dal Re, ch in un gran stato maritar disegnava la figliuola non a costui, che cavallier privato altro non tien che la virtude sola

el padre mio troppo al guadagno dato e all avaritia d ogni vitio schola tanto apprezza costumi, o virtù ammira quanto l asino fa il suon de la lira

Alceste il cavallier di ch io ti parlo (che così nome havea) poi che si vede repulso, da chi piu gratificarlo era piu debitor, combiato chiede

e lo minaccia nel partir di farlo pentir, che la figliuola non gli diede se n andò al Re d Armenia emulo antico del Re di Lydia. e capital nemico

E tanto stimuló che lo dispose a pigliar l arme e far guerra a mio padre esso per l opre sue chiare e famose fu fatto capitan di quelle squadre

pel Re d Armenia tutte l altre cose disse, che acquisteria, sol le liggiadre e belle membra mie, volea per frutto de l opra sua, vinto che havesse il tutto

Io non ti potria exprimere il gran danno che Alceste al padre mio fa in quella guerra quattro exerciti roppe, e in men d un anno lo mena a tal, che non gli lascia terra

fuor ch un castel ch alte pendici fanno fortissimo, e la dentro il Re si serra con la famiglia, che piu gli era accetta e col thesor che trar vi puote in fretta

Quivi assedionne Alceste, et in non molto termine, a tal desperation ne trasse, che per buon patto havria mio padre tolto che moglie e serva anchor, me gli lasciasse

con la metà del regno s indi assolto restar d ogni altro danno si sperasse vedersi in breve de l avanzo privo era ben certo, e poi morir captivo

Tentar prima che accada, se dispone ogni rimedio che possibil sia e me che d ogni male ero cagione fuor de la rocca ove era Alceste invia

io vò ad Alceste con intentione di dargli in preda la persona mia e pregar che la parte che vuol tolga del Regno nostro, e l ira in pace volga

Come ode Alceste ch io vò a ritrovarlo mi venne incontra pallido e tremante di vinto e di prigione a riguardarlo piu che di vincitore havea sembiante

io che connosco ch arde, non gli parlo si come havea già designato inante vista l occasion fò pensier nuovo conveniente al grado in ch io lo truovo

A maledir comincio l amor d esso e di sua crudeltà troppo a dolermi ch iniquamente habbia mio padre oppresso e che per forza habbia cercato havermi

che con piu gratia gli seria successo indi a non molti dì, se tener fermi saputo havesse i modi cominciati ch al Re et a tutti noi sì furon grati

E se ben da principio il padre mio gli havea negata la dimanda honesta (perhò che di natura è un poco rio ne mai si piega alla prima richiesta)

farsi per ciò di ben servir restio non deveva egli, e haver l ira sì presta anzi, ognhor meglio oprando, tener certo venire in breve al dimandato merto

E quando anchora il padre mio ritroso stato gli fosse, io sì l havrei pregato ch ottenuto il mio amante havrei per sposo pur se veduto io l havessi ostinato

havrei così operato di nascoso che di me Alceste si saria lodato ma poi che a lui tentar parve altro modo io di mai non l amar fisso havea il chiodo

E se ben ero a lui venuta, mossa da la pietà ch al mio padre portava sia certo che non molto fruir possa il piacer, che al dispetto mio gli dava

ch ero per far di me la terra rossa tosto ch io havessi alla sua voglia prava con questa mia persona satisfatto di quel che tutto a forza seria fatto

Queste parole e simili altre usai poi ch el poter chavea sopra esso intesi e il piu pentito e piu gramo huom, che mai vivesse al mondo, subito lo resi

mi cadde a piedi e supplicommi assai che i portamenti suoi poco cortesi vendicassi, uccidendolo, e in man diemmi la spada, e offerta del suo petto femmi

Io designai, poi che così trovallo la gran vittoria sino al fin seguire ch anchor m havria per moglie confortallo e lungamente me potria fruire

se facesse in emenda del suo fallo el regno al padre mio restituire per l avenir cercando d acquistarme servendo, e amando, e non mai piu per arme

Così far mi promesse, e ne la rocca intatta mi mandò come a lui venni ne di baciarmi pur s ardì la bocca vedi s al collo il giogo ben gli tenni

vedi se ben Amor per me lo tocca se convien che per lui piu strali impenni al Re d Armenia andò, di cui devea esser per patto ció che si prendea

E con quel miglior modo ch usar puote lo supplicò che sue terre lasciasse al padre mio, giá depredate e vuote et a godersi Armenia si tornasse

quel Re d ira infiammò li occhi e le guote e disse al Cavallier, che si levasse di tal pensier, che non torria la guerra fin che mio padre havea spanna di terra

E s Alceste mutato alle parole d una femina s era, habbiasi il danno già a preghi esso di lui, perder non vuole quel, ch a fatica ha preso in tutto un anno

di nuovo Alceste il prega, e poi si duole che sieco effetto i preghi suoi non fanno all ultimo s adira e lo minaccia che vuol per forza o per amor lo faccia

L ira multiplicò sí, che li spinse da le male parole a peggior fatti Alceste contra il Re la spada strinse e fra mille guerrier che s eran tratti

per aiutar (mal grado lor) l extinse e quel dì anchor li Armeni hebbe disfatti havendo aiuto da Cilici e Thraci che pagava esso e d altri suoi seguaci

Seguitò la vittoria, e in men d un mese senza dispendio alcun del padre mio ciò che tolto gli havea, non pur gli rese ma piu che non gli fu dannoso e rio

essergli volse utile e buono, e prese in parte, e gravò in parte a grave fio Armenia e Capadocia che confina e scorse Hyrcania fin su la marina

In luoco di triompho al suo ritorno facemmo noi pensier dargli la morte restammo poi per non ricever scorno che lo veggian troppo d amici forte

fingo d amarlo e piu di giorno in giorno gli dò speranza d essergli consorte ma prima contra altri nemici nostri dico voler che sua virtù dimostri

E quando sol, quando con poca gente lo mandó a strane imprese e perigliose da farne morir mille agevolmente ma lui successer ben tutte le cose

che tornò con vittoria, e fu sovente con horribil persone e monstruose di giganti a battaglia e lestrigoni ch erano infesti a nostre regioni

Non fu da Euristeo e da Iunon mai tanto exercitato il travaglioso Alcide in Lerna, in Nemea, in Thracia, in Erimanto e in le valli d Etholia, e in le Numide

sul Tevre, su l Hybero, e altrove, quanto con preghi finti, e con voglie homicide exercitato fu da me il mio amante cercando io pur di torlomi dinante

Ne potendo venire al primo intento vengone ad un di non minore effetto ch io lo fo ingiuriar quelli ch io sento che per lui sono, e a tutti in odio il metto

egli che non sentia maggior contento che d ubedirmi, senza alcun rispetto havea le mani alli miei cenni pronte senza guardare un piu d un altro ifronte

Poi che mi fu, per questo mezo, aviso spento haver del mio padre ogni nemico e per lui stesso Alceste haver conquiso che non s havea per noi lasciato amico

quel ch io gli havea con simulato viso celato sino allhor, chiaro gli explico che grave e capitale odio gli porto e in pensier fui d oprar che fusse morto

Considerando poi, s io lo facessi che in publica ignominia ne verrei (sapeasi troppo quanto io gli devessi e crudel detta sempre ne sarei)

mi parve fare assai ch io gli togliessi di mai venir piu nanzi a gli occhi miei ne veder ne parlar mai piu gli volsi ne messo udì ne lettera ne tolsi

Questa mia ingratitudine gli diede tanto martir, ch al fin dal dolor vinto e dopo un lungo dimandar mercede infermo cadde, e ne rimase extinto

per pena ch al fallir mio si richiede hor li occhi ho lachrymosi, e il viso tinto del negro fumo, e così havrò in eterno che nulla redentione è ne l inferno

Poi che non parla piu Lydia infelice va il Duca per saper s altri vi stanzi ma la caligine alta, ch era ultrice de le opere ingrate, sí glingrossa inanzi

che gir un palmo sol piu non gli lice anzi a forza tornar gli conviene, anzi perche dal fumo non gli sia intercetta la vita, i passi a celerar con fretta

Il mutar spesso de le piante ha vista di corso, e non di chi passeggia o trotta tanto salendo in verso l erta acquista che vede dove aperta era la grotta

e l aria già caliginosa e trista dal lume cominciava ad esser rotta al fin con molto affanno e grave ambascia esce de l antro e dietro el fiume lascia

E perche del tornar la via sia tronca a quelle bestie chan sì ingorde lepe raguna sassi, e molti arbori tronca che quivi in copia eran d amomo e pepe

e come può, dinanzi alla spelonca fabrica di sua man quasi una siepe e gli succede così ben quell opra che piu l Harpie non ne verran di sopra

El negro fumo de la scura pece mentre fu Astolfo in la caverna tetra di brutta macchia per tutto l infece che sotto i panni e l arme gli penetra

siche per ritrovar acqua. gli fece errare un pezzo, e al fin fuor d una pietra vide una fonte uscir ne la foresta e in quella si lavò dal piè alla testa

Poi monta il volatore e in aria s alza per giunger di quel monte in su la cima che non lontan con la superna balza dal cerchio de la Luna esser si stima

tanto è il desir che del veder l incalza ch al cielo aspira, e la terra non stima de l aria piu, e piu sempre guadagna tanto ch al giogo fu de la montagna

Zaphir, robini, oro, topati, e perle e diamanti, e chrysoliti, e hiacynthi potriano i fiori assimigliar che per le liete piaggie v havea l aura depinti

sì verdi l herbe che possendo haverle a par, ne foran li smeraldi vinti ne men belle de li arbori le frondi che son di frutti e fior sempre fecondi

Cantan fra i rami li augelletti vaghi azurri, e bianchi, e verdi, e rossi, e gialli murmuranti ruscelli, e cheti laghi di limpidezza vincono i crystalli

una dolce aura che ti par che vaghi a un modo sempre, e dal suo stil non falli sí facea l aria tremolar d intorno che non potea noiar calor del giorno

E quella a i fiori a i pomi, e alla verdura li odor diversi depredando giva e di tutti faceva una mistura che di suavità l alma notriva

surgea nel mezo la bella pianura uno edificio, che di fiamma viva esser parea, tanto splendore e lume raggiava intorno fuor d ogni costume

Verso il splendor del mirabil palagio che piu di trenta miglia il spatio aggira Astolfo il suo caval move piu adagio e quinci e quindi il bel paese ammira

e giudica apò quel, brutto e malvagio e che sia al cielo et a natura in ira questo che habitiam noi fetido mondo, tanto è suave quel chiaro e giocondo

Come fu presso a i luminoso tetti attonito restò di maraviglia che d una gemma erano i muri schietti piu ch el piropo lucida e vermiglia

o stupenda opra, o dedali architetti qual fabrica tra noi le rassimiglia taccia qualunque le mirabile sette moli del mondo in tanta gloria mette

Nel splendido vestibulo di quella felice casa, un vecchio al Duca occorre che di purpura hà il manto, e la gonnella candida sì, che si puó al latte opporre

i crini hà bianchi e bianca la mascella di folta barba ch al petto discorre et è sì venerabile nel viso ch un de li eletti par del paradiso

Costui con lieta faccia al Paladino che riverente era d arcion disceso disse, o baron che per voler divino sei nel terrestre paradiso asceso

come che ne la causa del camino ne il fin del tuo desir da te sia inteso pur credi, che non senza alto mystero venuto sei da l Artico hemispero

Per imparar come soccorrer dei Carlo, e la santa fe tor di periglio, venuto meco a consigliar ti sei per così lunga via senza consiglio

ne a tuo saper, ne a tua virtù, vorrei che esser qui giunto attribuissi o figlio che ne il tuo corno, ne il cavallo alato ti valea, se da Dio non t era dato

Ragionarem piu adagio insieme poi di questa impresa, e come a regger t hai ma prima vienti a reficiar con noi ch el digiun lungo dè noiarti hormai

continuando il Vecchio i detti suoi fece maravigliar il Duca assai che del suo nome levò tutto il velo come era il gran scrittor del evangelo

Quel tanto al Redentor caro Giovanni per cui l sermon tra li fratelli uscio che per morte finir non devea li anni siche fu causa ch el figliuol di Dio

disse, che per costui Pietro t affanni? s io vuó che così aspetti el venir mio? benche non disse egli non dè morire si vede pur che così volse dire

Quivi fu assunto, e trovò compagnia che prima Enoch il patriarcha v era eravi insieme il gran propheta Helya che non han visto anchor l ultima sera

e fuor de l aria pestilente e ria si goderan l eterna primavera sin che dian segno l angeliche tube che torni Christo in la celeste nube

Fero grata accoglienza al Cavalliero li humanissimi santi, e in una stanza gli trasser l armi, e d esca al suo destriero feron provision che fu a bastanza

de frutta a lui del paradiso diero di tal sapor, che a suo giudicio, sanza scusa non sono li primi parenti se fur per quelli poco ubidienti

Poi ch a natura il Duca aventuroso satisfece di quel che se le debbe come col cibo così col riposo che tutti e tutti i commodi quivi hebbe

lasciando già l aurora il Vecchio sposo ch anchor per lunga età mai non le increbbe si vide incontra nel uscir del letto il discipul da Dio tanto diletto

Che lo prese per mano, e seco scorse di molte cose di silentio degne e poi disse, figliuol tu non sai forse ch in Francia accada, anchor che tu ne vegne

sappi chel vostro Orlando, perche torse dal camin dritto le commisse insegne è punito da Dio, che piu s accende contra chi egli ama piu, quando s offende

Il vostro Orlando a cui nascendo diede summa possanza Dio con summo ardire et fuor del human uso gli conciede che ferro alcun non lo può mai ferire

perche a difesa di sua santa fede così voluto l hà constituire come Sanson incontra a Philistei constituí a difesa de li Hebrei

Il vostro Orlando al suo signore ha reso de tanti benefici iniquo merto che quanto piu deveva esser difeso il popul suo da lui. piu l hà deserto

e tanto s è d una Pagana acceso che per amor di quella ha già sofferto due volte e piu venir empio e crudele per dar la morte al suo cugin fedele

E Dio per questo fa che egli va folle e mostra nudo il ventre e il petto e il fianco et l intelletto sí gli offusca e tolle che non può altrui connoscere, e se manco

a questa guisa se legge che volle Nabuccodonosor Dio punir ancho che sette anni il mandò di furor pieno siche, qual bue, pasceva l herba e il fieno

Ma perche assai minor del Paladino che di Nabucco è stato pur l excesso sol di tre mesi dal voler divino a purgar questo error termine è messo

ne ad altro effetto per tanto camino salir qua su t hà il Redentor concesso se non perche da noi modo tu apprenda come ad Orlando il suo senno si renda

É ver che ti bisogna altro viaggio far meco, e tutta abbandonar la terra nel cerchio de la Luna a menar t haggio che de i pianeti a noi piu prossima erra

perche la medicina che può saggio rendere Orlando, la dentro si serra come la Luna questa notte sia sopra noi giunta, si porremo in via

Di questo e d altre cose fu diffuso il parlar de l Apostolo quel giorno ma poi ch el Sol nel mar si fu rinchiuso e sopra lor levò la Luna el corno

un carro apparecchiossi che era ad uso di quei santi, e scorrean con quello intorno tutti li cieli, e quel giá in la Giudea da mortali occhi Helya levato havea

Quattro destrier viè piu che fiamma rossi al giogo il santo Evangelista aggiunse e poi che con Astolfo rassettossi e prese il freno, in verso il ciel li punse

ruotando il carro per l aria levossi e presto in mezo il fuoco eterno giunse ch el Vecchio fe miracolosamente che intanto che passò non gli fu ardente

Vargaron tutta la spera del fuoco poi furon presto al regno de la Luna per la piu parte tutto era quel luoco come uno acciar che non hà macchia alcuna

parea di vetro in altra parte, e poco era minor di ciò che se raguna dentro da l aria, e insieme con la terra vi metto il mar che la circonda e serra

Quivi hebbe Astolfo doppia maraviglia che quel paese appresso era sí grande che al spatio di tre palmi rassimiglia a noi che lo miriam da queste bande

e che aguzzar conviengli ambe le ciglia s indi la terra e il mar che intorno spande discerner vuol, che non havendo luce l imagin lor poco alta si conduce

Altri fiumi , altri laghi, altre campagne sono la su, che non son quì tra noi altri piani, altre valli, altre montagne chan le cittadi e li castelli suoi

con case che non vide le piu magne il Paladin ne prima ne da poi e vi sono ample e solitarie selve dove le nymphe ognhor cacciano belve

Ne stette il Duca a ricercare il tutto che là non era asceso a quello effetto dal Apostolo santo fu condutto in un vallon fra due montagne astretto

dove mirabilmente era ridutto ciò che si perde, o per nostro diffetto o per colpa di tempo o di fortuna ciò che si perde qui, la si raguna

Ne di ricchezze o regni sol vi parlo in che la ruota instabile lavora ma di quel, ch in poter di torre e darlo non hà fortuna, intender voglio anchora

molta fama è la su, che come tarlo el Tempo al lungo andar qua giu divora la su infiniti preghi e voti stanno che da li peccatori a Dio si fanno

Li suspiri e le lachryme de amanti l inutil tempo che si perde a giuoco e l otio lungo d huomini ignoranti vani disegni che non han mai luoco

li vani desideri sono tanti che la piu parte ingombrano quel luoco in summa, ciò che mai qua giu si perse si truova là, ma in forme altre e diverse

Passando il Paladin per quelle biche hor di questo hor di quel chiede a la guida vede un monte di tumide vesiche che dentro suona di tumulti e grida

e seppe ch eran le corone antiche d Assyri e Medi, e de la terra Lyda e de Persi e de Greci, che già furo inclyti al mondo, hor quasi il nome è oscuro

Hami d oro e d argento appresso vede in una massa che erano li doni che si fan con speranza di mercede alli Re, alli signori, e alli patroni

vede in ghirlande ascosi lacci, e chiede et ode, che son tutte adulationi di cicale scoppiate imagini hanno versi ch in laude altrui spesso si fanno

Di nodi d oro e di gemmati ceppi vede chan forma i mal seguiti amori v eran d aquile artigli, e che fur, seppi le authorità ch a suoi danno i signori

li mantici ch intorno han pieni i greppi d alcun principe son fumi e favori che da a creati e Ganymedi suoi che se ne va col fior de li anni poi

Ruine de cittadi e de castella stavà con gran thesor quivi sossopra dimanda, e sa che son trattati, e quella congiuration, che par che mal si copra

vide serpi con faccia di donzella che di latroni e monetieri era opra poi vide boccie rotte di piu sorti ch era il servir de le misere corti

Di versate minestre una gran massa vede, e dimanda al suo Dottor ch importe l elymosina è (disse) che si lassa alcun, che fatta sia dopo la morte

ad un monte di rose e gigli passa chebbe già buono odore, hor putia forte ch era corrotto, e da Giovanni intese che fu un gran don ch un gran signor mal spese

Vide gran copia di panie con visco che erano o donne le bellezze vostre lungo serà se tutte in versi ordisco le cose che gli fur quivi dimostre

che dopo mille e mille i non finisco e vi son tutte l accidentie nostre sol la Pazzia non v è poca ne assai che stà quà giu, ne se ne parte mai

Quivi assai giorni et assai fatti sui Astolfo riconnobbe che già perse che se non era interprete con lui non li scernea, chavean forme diverse

poi giunse a quel, che par sì haverlo a nui che mai per esso a Dio voti non ferse io dico il senno, e n era quivi un monte solo assai piu che l altre cose conte

Era come un liquor suttile e molle atto exhalar se non si tien ben chiuso e si vedea raccolto in varie ampolle qual piu qual men capaci, atte a quel uso

quella è maggior di tutte, in che del folle signor d Anglante era il gran senno infuso e fu da l altre connosciuta, quando di fuora scritto havea senno d Orlando

E cosí tutte l altre havean scritto ancho il nome di color di chi fu el senno del suo gran parte vide il Duca franco ma molto piu maravigliare il fenno

molti, ch egli credea che dramma manco non devessero haverne, e quivi denno chiara notitia, che ne tenean poco che molta quantità n era in quel luoco

Altri in amar lo perse, altri in honori altri in cercar scorrendo il mar ricchezze altri ne le speranze de signori altri drieto alle magiche sciocchezze

altri in gemme, altri in opre di pittori et altri in altro che piu d altro prezze de sophisti e d astrologhi, raccolto e di poeti anchor, ve n era molto

Astolfo tolse il suo, che gli l concesse il scrittor de l oscura Apocalysse l ampolla in che era, al naso sol si messe e par che quello al luoco suo ne gisse

e che Turpin da indi in qua confesse che Astolfo lungo tempo saggio visse ma che uno error che fece poi, fu quello che unaltra volta gli levò il cervello

La piu capace e piena ampolla ove era il senno che solea far savio il Conte Astolfo tolle, e non è sì liggiera come stimò, sendo con l altre a monte

prima ch el Paladin da quella spera piena di luce alle piu basse smonte menato fu da l Apostolo santo in un palagio ove era un fiume a canto

Ch ogni sua stanza havea piena di velli di cottone, di lin, di seta, e lana, tratti in varii colori e brutti e belli nel primo chiostro una femina cana

fila a un tempo trahea da tutti quelli ch erano quivi ad una naspe istrana come la seta da l humide spoglie de bachi, suttilmente si raccoglie

E come i velli si venian finendo v era ch in copia ne portava altronde unaltra de le filze iva scernendo il bel dal brutto che quella confonde

che lavor si fa quì ch io non l intendo? dice a Giovanni Astolfo, e quel risponde le vecchie son le Parche, che con tali stami, filano vite a voi mortali

Quanto dura un de velli, tanto dura l humana vita, e non di piu momento qui tien l occhio e la Morte e la Natura per saper l hora ch un debbia esser spento

sceglier le belle fila hà l altra cura perche si tesson poi per ornamento del paradiso, e de li brutti stami si fan per li dannati aspri legami

Di tutti i velli ch erano già messi in naspa, e scelti a farne altro lavoro in brevi piastre haveano i nomi impressi di rame, e ferro, e stagno, e argento, è d oro

e poi fatti ne son cumuli spessi de quali senza mai far lor ristoro portar via non si vedea mai stanco un vecchio, e ritornar sempre per ancho

Era quel vecchio sì expedito e snello che per correr parea che fusse nato e da quel monte il lembo del mantello portava pien del nome altrui segnato

dove n andava, e perche facea quello ne l altro canto vi serà narrato se d haverne piacer segno farete con quella grata udienza che solete

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